Lettore medio

La parola mala (AA.VV.)

9788899381110_0_0_1535_75“La figlia di Elisabetta ha sette anni. È una bimba piuttosto intelligente: oltre a parlare un ottimo italiano mastica lo spagnolo e già capisce il napoletano. Curiosa, positiva, ironica. Ne siamo molto orgogliosi. Quando le ho comunicato che stavo preparando un libro sulle maleparole si è dimostrata, ovviamente, interessatissima”.

Non sarà affatto facile scrivere questa recensione. Già. Provare a raccontare un libro intitolato “La parola mala” (edito da Ad est dell’equatore) senza ricorrere al turpiloquio è un tarparsi le ali da solo. Eppure, tenterò di arrivare all’ultima riga senza utilizzare alcuna parolaccia. Promesso.
Ritengo, questo, un libro romantico. Sì, perché bisogna avere un animo assai nobile e altrettanto puro per redigere un saggio che elogia la parolaccia e non la denigra, attribuendole il valore di veicolo semantico e non di esternazione della propria bassezza.
La letteratura è piena zeppa di imprecazioni: da Dante Alighieri ai narratori contemporanei, senza dubbio più sboccati del Sommo Poeta, ma meno raffinati del padre della lingua italiana il quale ricorre al turpiloquio durante il suo viaggio infernale. Inoltre, grande spazio alla letteratura latina e a quella greca, dove numerosi sono i ricorsi alle parolacce.
Non è da meno la musica: dal rap, nato nei ghetti tra le comunità afroamericane, con l’intento di lanciare messaggi provocatori; alla musica leggera italiana, con gli Squallor in veste di antesignani di una generazione di artisti dediti al turpiloquio, da Elio e le storie tese a Federico Salvatore, passando per Mozart, il quale scriveva alla sua adorata cugina missive cariche di affetto e riferimenti ai propri peti.
Parlando di sport, uno degli autori si chiede cosa possa aver sussurrato di così spinto il calciatore Marco Materazzi a Zidenine Zidane, durante la finale dei mondiali di calcio 2006 in Germania.
Un riferimento, pare, ai facili costumi della sorella del calciatore francese, ed ecco che il difensore della nazionale italiana cade al suolo a seguito di una celebre testata.
E ancora: il cinema, con la famosa risposta che Totò, nella pellicola “I due colonnelli”, dà all’ufficiale della Wehrmacht a seguito del teutonico “Colonnello, io ho carta bianca” (unico momento della carriera in cui il principe della risata abbia fatto ricorso al turpiloquio); la televisione, affidata al racconto del cabarettista Mirko Setaro, componente del trio i Tretré; il teatro e pure il web.
Già, prima che si affermassero youtube e i suoi prosaici fenomeni, Mario Magnotta fu eletto idolo delle folle, dopo aver subito una serie di scherzi telefonici.

Ho apprezzato non poco questo libro, trovandolo interessante, ben scritto (il linguaggio di ogni testo è molto ricercato) ed estremamente divertente. Non ci si ritrova a leggere una raccolta di parolacce, ma un saggio sul modo di esprimersi e su quanto sia importante, talvolta, trascendere infischiandosene dell’altrui pensiero.

Titolo: La parola mala
Autori: Autori Vari (curatore del volume: Giovanni Chianelli)
Genere: Saggistica
Casa editrice: Ad est dell’equatore
Pagine: 182
Anno: 2016
Prezzo: € 12,00
Tempo medio di lettura: 2 giorni.
Consigliata la lettura: con uno smartphone a portata di mano, così da poter recuperare filmati, canzoni e sketch assolutamente imperdibili.

Il curatore del volumeGiovanni Chianelli è un giornalista napoletano. Lavora come consulente editoriale e collabora con “La Repubblica”, “L’Espresso”.

Paquito

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