Lettore medio

Animal Factory (Edward Bunker)

9788806230739_0_0_1534_75“- La solita stronzata, – disse qualcuno. – Far entrare i negri mentre noi stiamo qui a congelarci il culo.
– 
Vuoi scommettere che quei bifolchi di sbirri li stanno pestando a sangue? – chiese Paul.
– Gli sbirri hanno paura di loro, – disse Bad Eye
– È da lì che viene l’odio, mio caro: dalla paura.”

Penitenziario di San Quentin, California. È la prima volta che Ron Decker entra in un carcere, e capisce subito di essere un pesce fuor d’acqua lì: figlio della Hollywood bene, uno yuppie di buon famiglia che si è messo nei guai vendendo droga.
La vita tra quelle mura si dimostra subito non facile tra faide razziali, condizioni igieniche pessime e detenuti che aspirano a violare la verginità del giovane. Finché non trova un’ancora di salvezza che risponde al nome di Earl Copen. Uno della vecchia guardia, che da quelle parti ci è arrivato ragazzino e adesso gode del rispetto e dei favori di tutti, secondini compresi. Earl spiega a Ron le regole per sopravvivere in quella “fabbrica di animali”: farsi rispettare senza mancare di rispetto, guardarsi le spalle da tutti, farsi i fatti propri e non accettare favori da nessuno.
Gli insegna, in poche parole, ad essere uomo; o, meglio, bestia.
La Animal Factory del titolo del romanzo di Edward Bunker (edizione Einaudi) parte come metafora per poi arrivare al cuore del lettore come realtà crudele e spietata. La ridondanza di riferimenti al mondo animale, quali “branco di lupi”, “bestie in gabbia”, “un puzzo tremendo”, “radunati come bestiame”, “cani randagi”, “leoni in gabbia”, diventa un faro accecante sparato negli occhi del lettore, testimoni di un mondo che solo chi l’ha vissuto (in primis l’autore stesso) può comprendere appieno.
Sottolineando spesso come la scena che si sta descrivendo apparirebbe, agli occhi dello “spettatore casuale” o “improvvisato”, diversa da come invece viene percepita da chi  quel contesto lo respira, lo osserva, lo vive, l’autore tende a rimarcare il concetto che soltanto chi dietro quelle sbarre c’è davvero stato può comprendere la realtà dei fatti.

Il punto di forza di tutto il romanzo è il realismo nudo e crudo con cui sono raccontati tutti gli avvenimenti. Bunker mette da parte ogni buonismo, a cominciare dal linguaggio che non risparmia volgarità e bestemmie, fino alla cronaca fredda e distaccata degli avvenimenti; è così che la rivolta dei detenuti, i continui episodi di violenza razziale, la sodomia, l’organizzazione in gang perdono quel sensazionalismo capace di colpire nello stomaco il lettore inesperto, entrando piuttosto a far parte di una routine che, nell’animo del detenuto comune, non suscita clamore.
La caratteristica che tuttavia spicca di più, e che probabilmente rappresenta il perno sul quale si regge tutta la narrazione, è il tema dell’odio. Gli avvenimenti si susseguono in un contesto storico-sociale in cui formalmente le leggi sulla segregazione razziale sono state abolite, ma dove in sostanza l’odio tra bianchi e neri non è mai del tutto scomparso. Anzi, andando avanti nella lettura, lo si sente crescere, alimentarsi dei continui pretesti che i membri della Fratellanza Ariana usano per scatenare violente risse, fino a diventare il vero leitmotiv della storia.
Ci ho messo qualche giorno a leggerlo tutto, ma con un sottofondo ora ispirato al rock anni ‘70, ora all’R&B, me lo sono goduto ancora di più.

Titolo: Animal Factory
Autore: Edward Bunker
Genere: Pulp/noir
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 219
Anno: 2016 (originale 1977)
Prezzo: € 12,00
Tempo medio di lettura: 3 giorni.
Musica consigliata: “The house of the rising sun” The Animal; “Starway to heaven” Led Zeppelin”; “Gangsta’s Paradise” Coolio.

L’autore:
Edward Bunker (1933 – 2005) è uno dei più grandi esponenti del genere pulp. È entrato nel penitenziario di San Quentin per la prima volta a diciassette anni; lì ha cominciato a frequentare corsi di scrittura creativa, scegliendo così di cambiare vita e di raccontare la violenza e il degrado degli ambienti carcerari nelle sue opere.
A San Quentin è diventato molto amico di Danny Trejo, attore feticcio di Robert Rodriguez, che lo ha introdotto nel mondo di Hollywood permettendogli di recitare in diversi film (tra i ruoli più famosi ricordiamo il Mr. Blue de Le Iene e il capitano Holmes in Tango & Cash, nonché diversi cammei nelle trasposizioni cinematgrafiche dei suoi romanzi come Animal Factory e Vigilato speciale (tratto da Come una bestia feroce).

Giano

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