Lettore medio

John Henry Festival (Colson Whitehead)

9788869981050_0_0_0_75John Henry disse alla sua donna:
«Non vestirti di nero, vestiti di blu».
Lei disse: «Amore mio, non guardarti indietro mai più
Ché male non te ne ho fatto mai, Signore, Signore
Ché male non te ne ho fatto mai».

È necessario fare una premessa: quella che state per leggere è una recensione estremamente positiva. Già perché il romanzo di Colson Whitehead “John Henry Festival”, edito da Sur, è bello sotto ogni punto di vista.
Cominciamo con la storia. È il 1996 quando, nella cittadina statunitense di Talcott, viene organizzato un evento per celebrare un’icona del folklore afroamericano: John Henry, il manovale capace di battere una trivella a vapore in una sfida tra uomo e macchina dall’esito tutt’altro che scontato.
Tra le migliaia di persone che prendono parte alle celebrazioni vi sono i tre protagonisti: J. Sutter, un giornalista freelance che fa parte della categoria degli “sbafisti” – professionisti del settore dell’editoria capaci di sfruttare qualsiasi vantaggio o gratuità che questo lavoro permetta – pronto a vivere quest’evento col solo scopo di battere un record di presenzialismo detenuto da un collega; Pamela Street, figlia del più grande collezionista di materiale dedicato a John Henry, combattuta sulla necessità o meno di disfarsi di tutta quella collezione; Aplhonse Miggs, un filatelico che vive un controverso rapporto con sua moglie. Le loro vite s’incrociano, durante una cena di benvenuto, e arricchiscono un romanzo nel quale l’autore, Colson Whitehead, usa sapientemente il flashback.
Numerosi, infatti, sono gli aneddoti legati al passato di ogni personaggio – tanto i principali quanto i comprimari o lo stesso John Henry – che regalano al lettore piacevoli momenti di digressione utili a comprendere meglio la natura di ogni protagonista e il loro modo di reagire alle continue sollecitazioni cui l’autore li sottopone.
Inoltre, il ritmo. Da manuale di scrittura, con passaggi molto rapidi che s’alternano a periodi lunghi nei quali chi legge può distendersi e notare minuscoli particolari che arricchiscono una trama mai banale e decisamente avvincente.

Quel che ho maggiormente apprezzato di questo libro è il taglio: cinematografico. Colson Whitehead porta in spalla una metaforica telecamera con la quale segue il movimento dei suoi attori. Primi piani attraverso i quali cogliere pensieri o espressioni del viso capaci di sintetizzare interi periodi. Inoltre, azione. Quella che permette al lettore di affrontare senza remore un libro dalla mole notevole – sono pur sempre 571 pagine – ma assolutamente convincente.
Non aggiungo altro se non che un libro del genere va letto e spinge a leggere gli altri romanzi di un autore che, non ha caso, ha vinto il premio Pulitzer per la letteratura.

Titolo: John Henry Festival
Autore: Colson Whitehead
Genere: Narrativa straniera
Casa editrice: Sur
Pagine: 571
Anno: 2018
Prezzo:€ 20,00
Tempo medio di lettura: 10 giorni
Per favorire la lettura: Documentarsi – attraverso articoli di giornale, film e soprattutto le canzoni – sull’icona del folklore afroamericano John Henry.

L’autore
Colson Whitehead, scrittore newyorkese, è autore di altri sette libri, fra opere di narrativa e saggistica. Nel 2002 ha scritto il romanzo “John Henry Festival”, recentemente ripubblicato nella collana BIG SUR. È autore, inoltre, di: “Apex nasconde il dolore”, “L’intuizionista”, “Il colosso di New York”, “Sag Harbor” “Zona Uno” e “La nobile arte del bluff”.

Paquito

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