Lettore medio

Io non mi chiamo Miriam (Majgull Axelsson)

Miriam

Ma quel giorno Miriam non aveva intenzione di sorridere. Lo sapeva senza bisogno di parole. Quella vigilia di mezz’estate sarebbe solo stata se stessa. Era il giorno in cui si sarebbe finalmente concessa di ammettere quanto era faticoso essere tutto il tempo un’estranea, un’esclusa, una che in realtà non c’entrava.

Miriam è una dignitosa signora di buona famiglia, di origine ebraica, sopravvissuta a due campi di concentramento che vive a Nässjö, in Svezia, dalla fine della guerra. Il giorno del suo 85° compleanno la sua famiglia si riunisce per festeggiarla. É una matrona, un punto fermo per il figlio e la nipote, e sopporta la convivenza con la nuora, con la classe e l’eleganza che la contraddistinguono da sempre. Perché è questo che è Miriam: una donna posata e gentile, mai una risposta sgarbata, mai che abbia perso il controllo… Fino al mattino del compleanno quando, aprendo il suo regalo, un bracciale d’argento, un pezzo di artigianato zingaro con su inciso il suo nome, pronuncia la frase che cambierà tutto: “Io non mi chiamo Miriam”. Perché la distinta signora che veste sempre di blu, non è chi dice di essere. Il suo vero nome è Malika, di origine rom, una zingara, deportata anche lei nel campo di concentramento di Auschwitz. Quando verrà poi trasferita nel campo di Ravensbrück, assumerà per caso l’identità di Miriam Goldber, una ragazza ebrea deceduta durante il viaggio. E da qui, per i successivi 60 anni la vita di Miriam sarà un continuo intessersi di bugie e strategie per sopravvivere. Perché se è vero che la guerra è finita, i pregiudizi nei confronti del popoli rom non hanno mai cessato di esistere e Malika sa che la stessa pietà destinata ai sopravvissuti ebrei e polacchi non sarebbe destinata a lei, una zingara. Così Miriam sceglie di rinunciare a se stessa, alle sue origini per diventare un’altra, per vivere un esistenza che altrimenti le sarebbe stata preclusa, con la consapevolezza che un piccolo sbaglio le avrebbe portato via tutti quelli che ama. Fino al giorno in cui la memoria riemerge prepotente e pretende di essere assecondata. Dopotutto, il passato non si può cancellare ma solo accettarlo.
Io non mi chiamo Miriam è un libro molto accurato nella ricostruzione storica e nel tratteggiare la personalità della protagonista, il suo eterno conflitto tra il desiderio di sopravvivere e conservare la vita che si è costruita e il senso di colpa per aver rinnegato le proprie origini. Inoltre nel romanzo si mette a nudo quanto alcuni pregiudizi siano ancora radicati nell’animo umano: questo lo rende un libro molto forte per la storia che tratta ma anche necessario.

Titolo: Io non mi chiamo Miriam
Autore: Majgull Axelsson
Genere: storico
Casa editrice: Iperborea
Pagine: 332
Anno: 2016
Prezzo: € 19,50
Tempo medio di lettura: 5-6 giorni
Consiglio di lettura: Da leggere con molta calma, prendersi il tempo necessario per apprezzarlo al meglio, magari accompagnando la lettura con un po’ di musica classica.

L’autrice: Majgull Axelsson è una giornalista e scrittrice svedese. É conosciuta per aver svolto inchieste che si focalizzano su tematiche di ingiustizia sociale come la prostituzione infantile nel Terzo mondo e la povertà in Svezia. É stata premiata in patria con l’ambito premio “Augustpriset”.

Giovanna

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