Lettore medio

Un ragazzo normale (Lorenzo Marone)

9788807032783_0_0_0_75“A dodici anni sono diventato amico di un supereroe. Non uno di quelli classici, della Marvel per intenderci, che indossano mantello, maschera e tuta lucente, saltano da un luogo all’altro della città e volano fra i palazzi. No, il mio supereroe non aveva tuta e mantello, non volava, e non era di Gotham City, ma di Napoli, che per certi versi era anche più pericolosa di Gotham, perché da noi di benefattori se ne contavano davvero pochi”.

L’orologio mi segnala che da poco è passata mezzanotte, mentre nelle casse si diffondono le note di “Trouble”, un pezzo dei Coldplay che trovo perfetto per recensire “Un ragazzo normale”, l’ultimo romanzo di Lorenzo Marone edito da Feltrinelli.
Lo scrittore napoletano fa del capoluogo campano lo scenario perfetto per raccontare la storia di Mimì, un adolescente del Vomero che parla forbito, si rifugia nei libri e ha un desiderio neanche troppo nascosto: diventare un supereroe. Uno come Spiderman, il Professor X oppure Giancarlo Siani, il giovane giornalista che abita nel suo stesso stabile e che, a bordo di una Renault Mehari di colore verde, ogni giorno si sposta in provincia per raccontare fatti di cronaca e camorra.

Leggo e apprezzo da anni Lorenzo Marone, pertanto non posso che recensire positivamente questo suo ultimo romanzo. La vena malinconica dei personaggi è senza dubbio un punto di forza della storia. Nulla di stucchevole, anzi. Un modo per ritrovarsi dentro situazioni vissute (un lutto, la fine di un’amicizia oppure il perenne desiderio di riscatto). Inoltre, l’autore si affida a una scrittura asciutta, che bada al sodo, e dispensa citazioni che motivano alla lettura dei classici. Dulcis in fundo, una tracklist di tutto rispetto affidata alle canzoni di Vasco Rossi. Ho detto tutto, forse no. Tuttavia, lascio a Lorenzo Marone l’onere e l’onore di raccontarsi e raccontare il suo romanzo…

Nome: Lorenzo
Cognome: Marone
Un ragazzo normale. Come è nato questo progetto? Volevo parlare di adolescenza, vestirmi di uno sguardo ingenuo, omaggiare quegli anni, l’amicizia, l’amore, e parlare del concetto di normalità ai nostri giorni. Parlare di Giancarlo Siani, omaggiarlo, è venuto da sé.
Mimì è un adolescente atipico: parla forbito, non è in grado di raccontare bugie, preferisce la lettura di un classico a un tuffo in mare. Quanto c’è di autobiografico e quanto di vissuto in questo giovane protagonista? Non ero così nerd, però ho amato i libri che ama lui, i fumetti, quel suo modo di vivere era il mio, il nostro, se vogliamo, noi figli degli anni ottanta che trascorrevamo i pomeriggi sotto casa tutti insieme.
La musica, quella di Vasco Rossi in particolare, è molto presente in questo romanzo. Che rapporto hai con la musica? E che rapporto ha la musica con la tua letteratura? È quasi sempre presente, perché è molto presente nella mia vita. Come gli animali, del resto. La mia scrittura, come ovvio, risente del mio vissuto.
Tra i protagonisti di questo romanzo vi è Giancarlo Siani. Un supereroe atipico: senza gadget avveniristici né super poteri, ma con un fortissimo senso della giustizia. Possibile che si debba morire per diventare eroi? Lui non era un eroe, era un ragazzo normale che aveva una marcia in più, viveva con passione, curiosità, coraggio, ed era pervaso da un forte senso del dovere, da una grande moralità. Come Mimì, a pensarci. Giancarlo era un ragazzo che grazie alla sua grandezza interiore ha compiuto scelte e gesti da eroe.
Esula dalla letteratura, o forse no. La camorra fa davvero così paura? La camorra fa paura perché allontana l’essere umano da se stesso, dal suo compito terreno, che dovrebbe essere quello, come dice Mimì, di migliorarsi, di migliorare il proprio piccolo pezzettino di mondo, di fiorire, come fa l’agave, che impiega cinquant’anni per fiorire e subito dopo, per il grande sforzo, muore. Quello che dovremmo fare noi, migliorarci, anche se c’è il rischio di pagarne le conseguenze. La camorra ci mette davanti alle brutture della vita e dell’essere umano, alle sue imperfezioni, alla stupidità anche, perché, come diceva Alda Merini, la cattiveria è degli sciocchi, di quelli che non hanno ancora capito che non vivremo in eterno.
Tornando al romanzo, Mimì è un lettore vorace. Quali sono i romanzi che rileggeresti senza mai annoiarti? Bukowski, I pilastri della Terra, L’isola di Arturo della Morante, Stagioni diverse di Stephen King, Pastorale Americana, Il resto di niente di Striano, ma ce ne sono tanti altri.
Mi piace pensare che Napoli sia una bella donna che, pur invecchiando, non perde mai il suo fascino. Come descrivi il set della tua storia? Sono due strade, solo due strade. Potrebbe essere una qualunque città italiana di quegli anni, se non fosse per i suoi abitanti, per i personaggi, per quel nonno che parla per proverbi napoletani, per la contrabbandiera all’angolo, per Giancarlo ovviamente.
Raccontaci il tuo romanzo in 300 battute. La storia di un’amicizia fra due ragazzi normali, Mimì e Giancarlo, uniti dalla passione per la vita, per le parole, per la scrittura. Un omaggio all’adolescenza, all’amicizia, agli amori, ai tanti ragazzi normali che vivono con curiosità e passione e compiono gesti da eroe.
Quali sono i tuoi riferimenti letterari? (contemporanei e classici) Amo la letteratura americana, oltre a King e Roth, Franzen, Cameron. Devo molto a Diego De Silva, che mi ha fatto innamorare di un certo tipo di scrittura.
Dulcis in fundo, saluta i lettori medi. In che senso medi? Scherzo. Un abbraccio grande a tutti, medi, piccoli, giganti!

Titolo: Un ragazzo normale
Autore: Lorenzo Marone
Genere: Romanzo di formazione
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine: 281
Anno: 2018
Prezzo:€ 16,50
Tempo medio di lettura: 3 giorni
Colonna sonora: Qualsiasi canzone di Vasco Rossi.
Dopo aver letto questo romanzo, leggere pure: “Il libro della giungla” di Rudyard Kipling, “La storia infinita” di Michael Ende, “L’isola del tesoro” di Robert Louis Stevenson.

L’autore
Lorenzo Marone nasce a Napoli, dove tutt’ora vive con la moglie Flavia, un figlio e un bassotto di nome Greta. Laureato in Giurisprudenza, esercita l’avvocatura per quasi dieci anni, mantenendo parallelamente un’intima attività di scrittore. Un giorno smette di fare l’avvocato, si trova un lavoro come impiegato in un’azienda privata e comincia a spedire i suoi racconti. Suoi sono i libri: “Daria”; “Novanta. Napoli in 90 storie vere ispirate alla Smorfia”; “La tentazione di essere felici”, dal quale è stato tratto il film “La tenerezza”; “Magari domani resto”.

Paquito

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