Lettore medio

L’ultimo caffè della sera (Diego Galdino)

9788820065195_0_0_0_75«Amore è come l’intera acqua del mondo, ed è sempre molto difficile trovare un cuore grande come il mondo capace di contenerla tutta».

Roma. Ore cinque di un giorno qualsiasi (ma non la domenica). Un ragazzo solleva la serranda del proprio bar, apre la porta e accoglie i lettori nella sua storia.
Si potrebbe raccontare così “L’ultimo caffè della sera”, il nuovo romanzo di Diego Galdino edito da Sperling & Kupfer per la collana Pandora. Un libro il cui protagonista è Massimo, un barista che, in barba alle delusioni sentimentali – nel precedente romanzo “Il primo caffè del mattino” viene lasciato da quella che credeva la donna della sua vita, Geneviève – continua a credere nell’amore e nel valore delle piccole cose. Un sorriso, un gesto cortese, un ricordo, un’immagine oppure le attenzioni da dedicare a una cliente dal sorriso luminoso, Mina. Set di questa commedia sentimentale è il bar “Tiberi”, popolato ogni giorno da personaggi bizzarri che incarnano vizi e virtù della società interrazziale che popola la città eterna.

Quel che ho più apprezzato di questo romanzo è stata la capacità dell’autore di descrivere una Roma a misura di lettore: dettagli, sapientemente disseminati lungo la storia, che incuriosiscono e fanno venir voglia di visitare i luoghi che fanno da sfondo ai momenti romantici vissuti da Massimo e Mina. Inoltre, mi è piaciuto il tono scanzonato dato alla storia. Una storia d’amore che, presto o tardi, abbiamo visto, letto o, perché no, vissuto in prima persona. A questo punto, spazio all’autore pronto a confrontarsi con noi lettori medi…

Nome: Diego
Cognome: Galdino
L’ultimo caffè della sera. Come è nata questa idea? In questi ultimi due anni sono successe delle cose che hanno completamente stravolto la mia vita. Ho perso un amico che per me era un secondo padre, un po’ come il Dario dei miei due romanzi lo era per Massimo, il protagonista della storia. Questa perdita è stata difficile da metabolizzare per tutti gli amici/clienti/famigliari del mio Bar. Forse chi ne ha sofferto più di tutti è stato proprio mio padre, che infatti qualche mese dopo ha avuto un grave problema di salute. Io e mio padre abbiamo sempre lavorato insieme dietro al bancone gomito a gomito, da quando ho iniziato che avevo quindici anni. A quel punto sono rimasto solo dietro al bancone, e anche davanti, vivendo uno dei periodi più brutti della mia vita. A parte quando nel mio Bar sono capitati per caso due innamorati, sono loro che mi hanno convinto a scrivere il seguito de “Il primo caffè del mattino”. “L’ultimo caffè della sera” nasce per celebrare la storia di un Bar leggendario, fatto di uomini leggendari, in cui è nato un amore leggendario, L’ultimo caffè della sera nasce per rendere leggendario l’ordinario.
Roma è il set della tua storia. Una città millenaria e sconfinata che diviene, grazie a un sapiente lavoro di scrittura, a misura di lettore. Come hai reso possibile tutto ciò? Io sono un grande appassionato di cinema e spesso mi piace usare riferimenti cinematografici, scrivere questo romanzo è stato un po’ come quando il protagonista del film La casa sul lago del tempo passeggia per la sua città insieme alla protagonista, ma in un tempo diverso. Lui le da tutti i riferimenti per farle apprezzare i posti come se lui in quel momento le fosse accanto, fino alla scritta su un muro che annulla tra loro questo spazio temporale diverso. Ecco io cerco con la scrittura di annullare lo spazio temporale diverso che hanno lo scrittore e il lettore.
Che rapporto hai con la musica? Mi spiego meglio: Quanto è importante la musica mentre lavori e quanto lo è all’interno delle tue storie? Io credo che la musica, come i profumi, ti aiuti a non dimenticare, cose, momenti e persone importanti che hanno in qualche modo segnato, in maniera positiva o negativa la nostra vita. Mentre lavoro al Bar la musica non deve mai mancare, è come se facesse da colonna sonora alle scene che si dipanano intorno a me nell’arco delle mie giornate. Mentre scrivo, invece, preferisco il silenzio assoluto, se no, non sento cosa mi dicono i miei personaggi. Ma ogni mio romanzo ha la sua musica di accompagnamento, come ne L’ultimo caffè del mattino, dove l’indice è una vera e propria play list di canzoni romanesche, che creano la giusta atmosfera per una storia alla volemose bene.
Quanto di vissuto c’è in questa storia e quanto di autobiografico? Tutto, o almeno quasi tutto, in questo romanzo ho messo molto di me, di una vita passata all’interno del Bar di famiglia, dove sono nato, nel vero senso della parola, dove ho imparato a camminare, dove sono cresciuto come uomo e dove mi sono innamorato.
Racconta il tuo romanzo in 300 battute. Una semplice, stupida storia d’amore. Un lui, una lei, un posto, noantri e l’altra. Solo che il lui è er meglio barista der Colosseo, la lei ha un destino nel nome… Mina. Insomma per farla breve questo è un romanzo che se non lo leggi non ti cambia niente, ma per me fai ‘na cazzata.
Un libro (non tuo, altrimenti è troppo facile) che suggeriresti a un lettore medio? “I pilastri della Terra” di Ken Follet, per me uno dei più bei romanzi che siano mai stati scritti.
Quanto è importante il contatto col pubblico? Fondamentale. Io considero i miei lettori come degli amici, anche perché danno fiducia ai miei romanzi senza nemmeno conoscermi. Mi piace che alle presentazioni dei miei romanzi io conosca e riconosca la maggior parte delle persone presenti. Con le lettrici di Napoli il 23 Dicembre c’incontriamo alla Stazione Centrale non per vendere libri, o ascoltare un autore che parla delle sue opere, ma semplicemente per scambiarci gli auguri di Natale, e darci uno di quegli abbracci che valgono una vita.
Hai dato alla storia un taglio molto televisivo. Proviamo a immaginare tre attori per i ruoli di Massimo, Mina e Geneviève. Quando iniziai a scrivere “Il primo caffè del mattino” avevo nella testa un attore ben preciso: Riccardo Scamarcio. Alla prima riunione con il produttore cinematografico, a cui avevo ceduto i diritti del libro, mi disse: Sì. Si può fare. Ahimè, malgrado la sceneggiatura di Vittorio Moroni, il regista Paolo Marchione e uno degli attori principali, Giorgio Colangeli, dopo cinque anni le riprese per vari motivi non sono ancora iniziate. Tuttavia, la speranza è l’ultima a morire e io continuo a tenere le dita incrociate. Per le protagoniste femminili, invece, Geneviéve potrebbe essere interpretata, nonostante i cinquant’anni, da Sophie Marceau mentre per il ruolo di Mina forse sarebbe perfetta Matilde Gioli.
Dacci qualche dritta per preparare un caffè non convenzionale. Massimo allora si fece serio, prese una bustina di polvere di ginseng solubile amaro, versò il contenuto in una tazza un po’ più grande del normale, una via di mezzo tra quella da caffè e quella da cappuccino, poi la riempì metà di acqua bollente e mescolò con un cucchiaino fino a sciogliere la polvere completamente, dopodiché prese il bricco con il latte di soia e lo scaldò, con movimenti lenti, lasciando che si formasse in superficie un’abbondante schiuma che poi versò nella tazzina con il ginseng quasi fino a superare il bordo, vi spolverò sopra una quantità generosa di polvere di cacao e concluse con l’aggiunta di una bustina intera di zucchero di canna, stando bene attento a non rovesciare nemmeno una goccia di quell’opera d’arte liquida. (citazione dal romanzo, ndr).
Saluta i lettori medi. Siete lettori. Andate bene così.

Titolo: L’ultimo caffè della sera
Autore: Diego Galdino
Genere: Sentimentale
Casa editrice: Sperling & Kupfer
Pagine: 268
Anno: 2018
Prezzo:€ 16,90
Tempo medio di lettura: 4 giorni
Canzoni suggerite: Tutte quelle inserite nell’indice del romanzo.
Dopo aver letto il romanzo: Concedetevi un weekend romantico a Roma.

L’autore
Diego Galdino vive a Roma. Ogni mattina si alza alle cinque per aprire il suo bar in centro, dove tutti i giorni saluta i clienti con i caffè più fantasiosi della città. Dopo shakerare, scrivere è la sua grande passione. Il suo esordio letterario è avvenuto con “Il primo caffè del mattino”.

Paquito

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