Lettore medio

Istanbul Istanbul (Burhan Sönmez)

9788874526222_0_0_1434_75“In realtà è una storia lunga, ma sarò breve. Non si era mai vista una nevicata così a Istanbul. Quando, nel cuore della notte, due suore lasciarono l’Ospedale Saint George di Karaköy, sotto le grondaie era pieno di uccelli morti. Nel mese di aprile, il gelo aveva flagellato i fiori dell’albero di Giuda e il vento, tagliente come una lama, sferzava i cani randagi. Dottore, tu hai mai visto la neve ad aprile? In realtà è una storia lunga, ma sarò breve.”

In una prigione sotterranea di Istanbul, quattro uomini si ritrovano insieme a condividere una cella formato 2×1 in cui le coordinate di tempo e spazio sono praticamente annullate. Da quell’anfratto non è possibile capire se sia giorno o notte, ora di pranzo oppure di cena. Ai quattro prigionieri: lo Studente, il Barbiere, il Dottore e il Vecchio, non resta altro che affidarsi alla parola e, per dieci giorni, proprio come ne “Il Decamerone” di Boccaccio, narrano a turno delle storie.
“Istanbul Istanbul” di Burhan Sönmez (edito da nottetempo) è, pertanto, un romanzo corale nel quale ognuno dei personaggi, attraverso le storie via via raccontate, non solo ci parla di sé, ma tenta anche di affrontare il dolore derivante dalla prigionia e dalle torture inflitte. Queste storie sono il pretesto per riflettere sulla natura umana e su quella di Istanbul, la loro città, indiscussa protagonista del romanzo. Per i quattro uomini ogni città è Istanbul, ogni storia ha a che fare con Istanbul. Istanbul è tutto: è donna, è paradiso, è inferno, è la città che si personifica in continuazione. “Istanbul non è una parte di qualcosa, è il tutto in cui i vari pezzi si mettono insieme”, così afferma il vecchio Küheylan citando il proprio padre.

“Istanbul Istanbul” è uno di quei romanzi che ti entrano dentro, si aggrappano al cuore e restano lì per sempre. È uno di quei romanzi in cui è possibile trovare sempre qualcosa di nuovo e in cui i protagonisti riescono a farsi strada nel lettore, a costruire dentro di lui una nicchia di silenziosa riflessione, nella quale isolarsi quando ci si trova in mezzo al frastuono del traffico dell’ora di punta o delle chiacchiere in una metropolitana affollata. La potenza emanata dalla narrazione, infatti, è straordinaria, trascende le mura di freddo cemento di quella fetida cella in cui è ambientata e crea una dimensione quasi onirica, capace di lenire l’anima dal dolore del corpo.
Aprendo la mia copia del romanzo vedo appunti, passi sottolineati, riflessioni e maldestri tentativi di rispondere alle domande che i quattro protagonisti a volte si pongono, quasi come se avessi cercato di entrare anche io sotto quel cono di luce che si acceso sui protagonisti all’inizio della mia lettura. Dalla prima all’ultima pagina ho amato questo romanzo in modo intenso e partecipato, cercando di carpirne tutti i segreti e le sfumature, ma senza successo. Credo proprio che mi toccherà rileggerlo!

Titolo: Istanbul Istanbul
Autore:  Burhan Sönmez
Genere: Narrativa
Casa editrice: nottetempo
Pagine: 299
Anno: 2016
Prezzo: € 17,00
Tempo medio di lettura: 7 giorni
Da leggere: Matita alla mano. Impossibile non appuntarsi o commentare alcuni passi del libro.

L’autore
Burhan Sönmez è nato ad Ankara nel 1965, dov’è cresciuto parlando turco e curdo. Avvocato specializzato in diritti umani, vive tra Cambridge e Istanbul e insegna Letteratura all’Università ODTÜ di Ankara. Ferito durante uno scontro con la polizia turca nel 1996, è stato curato in Gran Bretagna col sostegno della Fondazione “Freedom for Torture”. Ha cominciato a scrivere nei lunghi mesi della riabilitazione e oggi i suoi romanzi sono tradotti in più di venti paesi. In Italia è uscito nel 2014 Gli innocenti, per il quale ha ricevuto il Premio Sedat Simavi.

Vera

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