Lettore medio

La condanna del sangue. Le stagioni del commissario Ricciardi (Sergio Brancato)

9788869612619_0_0_0_75“Una volta, la notte ospitava le tenebre e gli incubi della città… Ma quel tempo è ormai stato sconfitto dal signor Edison e dall’illuminazione metropolitana… Per tutti… tranne che per me… Nessuna lampadina elettrica potrà spazzar via le mie tenebre e i miei incubi…”.

Questo fumetto merita di essere letto. Credo basterebbe questo per recensire “La condanna del sangue. Le stagioni del commissario Ricciardi” (Sergio Bonelli Editore), secondo capitolo della fortunata serie di romanzi di Maurizio de Giovanni riproposta sotto forma di graphic novel. Questa volta tocca a Sergio Brancato sceneggiare la storia – disegnata da Lucilla Stellato – che vede il commissario dagli occhi perennemente velati di malinconia indagare sulla tragica morte di Carmela Calise, una vecchia cartomante che grazie al suo dono – o presunto tale – condiziona il destino di numerosi personaggi. Quelli che, irrimediabilmente, finiranno nella lista degli indiziati. Tra credenze popolari, aspettative sentimentali e la perenne lotta contro la fame, il commissario col dono di vedere i morti proverà a dare un volto all’assassino della donna che ripete, per lui soltanto, la frase «’O pataterno nunn è mercante ca pava ‘o sabbato!».
Non aggiungo altro e lascio la parola allo sceneggiatore Sergio Brancato.

Nome: Sergio
Cognome: Brancato
La condanna del sangue. Quanto è stato difficile trasformare in sceneggiatura questo romanzo e quanto è stato importante il confronto con Maurizio de Giovanni, autore del romanzo? È un romanzo che presenta alcune difficoltà, legate al numero elevato di personaggi e dunque delle linee narrative che si intrecciano nel plot. Per fare un esempio, adesso sto lavorando alla sceneggiatura di Vipera (previsto in uscita per la primavera 2019) che ha un intreccio leggermente meno complesso, sebbene sempre molto appassionante. Se vogliamo entrare di più negli aspetti tecnici dell’operazione, va considerato che la sceneggiatura è soprattutto un lavoro di razionalizzazione della sostanza narrativa: dunque abbiamo letteralmente “smontato” i romanzi per poterli ridisporre nell’organizzazione rigorosa che il fumetto – più di ogni altro medium audiovisivo – richiede per poter funzionare. Stiamo parlando di una riscrittura complessiva del testo originale, sia pure nel tentativo di rispettarne sempre la forma e i contenuti. Il confronto con Maurizio è stato perciò determinante, anche se c’è stato soprattutto all’inizio, diciamo per accordarci sulle modalità della traduzione dal linguaggio letterario a quello audiovisivo dei comics. A parte questo, Maurizio ha lasciato a tutti noi sceneggiatori della serie – Claudio Falco, Paolo Terracciano e me – una sostanziale libertà. Questo perché ci conosciamo da tanto, tra tutti noi c’è un rapporto di amicizia e fiducia reciproca.
Per questo secondo romanzo a fumetti ti ha affiancato Lucilla Stellato, autrice dei disegni. Ti sei affidato al suo talento e alle sue intuizioni, oppure è stato necessario confrontarvi tavola dopo tavola? Con Lucilla, che disegnerà anche Vipera, è bellissimo lavorare. Non solo perché è dotata – come tutti possono verificare coi loro occhi – di un grande talento, ma anche perché è una professionista di grande serietà e rigore. Lei ha davvero letto tutti i romanzi di Ricciardi, se ne è impossessata e, come me,ha fatto molte ricerche per ricostruire una documentata dimensione visiva della Napoli anni ’30. Noi due abbiamo sempre dialogato per ovviare a discrepanze, errori o soluzioni poco convincenti che in una sceneggiatura lunga 160 pagine possono sempre capitare. Il confronto c’è stato, anche molto serrato, ma almeno per me è diventato da subito la parte piacevole del lavoro, quella in cui progressivamente ci rendevamo conto di seguire la strada giusta. A volte interveniva lei a suggerire modifiche, di solito molto indovinate, altre ero io a spingere per trovare delle idee che rilanciassero il racconto. Ma non abbiamo mai avuto un diverbio, tutto è filato liscio come seta ed il risultato finale – compreso il successo di pubblico e critica – è il premio migliore per entrambi.
Docente universitario ma pure di sceneggiatura presso la Scuola Italiana di Comix (a Napoli). Quanto è importante la formazione per approcciarsi al rutilante, ma difficile, mondo del fumetto? Se non si studia non si arriva da nessuna parte, in nessun campo. Purtroppo l’Italia è il paese industrializzato che investe in assoluto la quota minore del proprio PIL sulla formazione delle nuove generazioni.. Se vuoi scrivere fumetti devi partire dalla considerazione che si tratta di un linguaggio molto più sofisticato di quanto in genere si pensi. Lo sceneggiatore del fumetto è un po’ anche il regista dell’opera, deve mettere il disegnatore in condizione di lavorare al meglio. Dunque occorre essere creativi ma anche organizzati, immaginativi ma anche molto documentati: nulla si lascia al caso. E come dicevo prima, mentre lo sceneggiatore di altri media – il cinema, la televisione – dispone di una maggiore flessibilità rispetto a eventuali errori di scrittura, l’autore del fumetto deve fare i conti con un linguaggio dalla struttura formale estremamente rigorosa, dagli equilibri delicati, che non tollera pressapochismi. Amo ripetere ai miei studenti che quando hai imparato a scrivere bene per i comics, andare a lavorare per il cinema o la tv diventa una passeggiata di salute. Lo dico con cognizione di causa, poiché prima di intraprendere la carriera universitaria ho vissuto per alcuni anni scrivendo soap opera come Un posto al sole e Vivere.
Quali sono stati i feedback che ha ricevuto questo fumetto e quanto è importante il confronto con i lettori? L’altro giorno ho incontrato casualmente per strada una mia collega sociologa che aveva appena acquistato due copie del Ricciardi Magazine, una per sé e una per la figlia. Mi ha fatto i complimenti, confermando che anche i lettori dei romanzi di Maurizio de Giovanni apprezzano molto il lavoro fatto per dare immagine all’universo di Ricciardi. È molto importante avere risposte di questo tipo, ti fa capire che la direzione presa funziona, viene condivisa dal pubblico – un pubblico che è composto da altri lettori come te. In generale, sia negli incontri nelle varie manifestazioni dedicate a comics cui ho partecipato di recente, sia nelle relazioni interpersonali nei social network, la sensazione è che l’incontro tra l’immaginario di Maurizio e quella straordinaria fabbrica dei sogni che è la Sergio Bonelli Editore abbia avuto un esito davvero assai felice.
Quali suggerimenti daresti a chi vuol intraprendere la carriera di sceneggiatore o di storyteller? Di non smettere mai di essere, innanzi tutto, un fruitore di storie. Di qualsiasi tipo di storie. Bisogna amare le storie per poterle abitare, per saperle ascoltare nel profondo e dunque viverle. Solo così puoi pensare di diventare anche tu un narratore. E a quel punto puoi misurare il tuo talento con la disciplina, molti impegnativa, che richiede l’esercizio della scrittura. È come andare in palestra, non ha senso farlo quando capita. Non esistono scrittori o sceneggiatori che seguono l’estro e scrivono quando si sentono ispirati, questa è una grande sciocchezza: Georges Simenon diceva di seguire un metodo da impiegato, si sedeva la mattina alla macchina da scrivere e sudava fino all’ora di pranzo picchiando sui tasti. Certo, lui era un genio capace di scrivere un romanzo di Maigret a settimana, ma è l’esempio migliore per capire quanto la scrittura sia un lavoro che richiede metodo, applicazione e – appunto – disciplina. Se vuoi, perfino sudore.
Hai 300 battute per convincerci a leggere questo graphic novel: Anche meno: La condanna del sangue è disegnato benissimo da Lucilla Stellato, che riesce a far vivere davanti ai nostri occhi le emozioni dei personaggi di de Giovanni. Meglio di un film. E poi l’edizione da libreria è bellissima, rilegata hardcover in grande formato e costa quanto i romanzi. Insomma, un vero affare!
Quanto tempo, mediamente, impieghi per leggere un fumetto? Dipende dal fumetto. Non tanto se sia voluminoso o meno. Molto dipende dalla sua capacità di afferrarti e tirarti dentro il mondo solo in apparenza statico delle tavole disegnate. Ma ci sono autori – che so? Pratt, Micheluzzi, Eisner, Taniguchi, Pazienza, Igort, Breccia, Moebius, Miller, Giardino – da cui non vorresti staccarti mai, per cui continui a intrattenerti nelle stanze della loro immaginazione anche se hai finito di leggerne le trame.
Riesci a goderti un fumetto da semplice fruitore, oppure leggi le storie con l’occhio critico dell’addetto ai lavori? Umberto Eco amava ripetere una frase quando facevano a lui questa domanda: “anche i ginecologi s’innamorano”. Leggo fumetti da tutta una vita e ne sono diventato sia uno studioso che uno scrittore. Direi che ormai le due identità convivono, anche se devo dire che sono uno studioso molto appassionato dell’oggetto di ricerca.
Quale fumetto consiglieresti a un lettore medio? Mai dare consigli non richiesti. E poi, se proprio non riesci a tener fede a questo principio, almeno devi capire chi hai davanti per potergli suggerire la possibilità di un’emozione. Diciamo che, personalmente, in questo periodo sono molto preso da Igort (i suoi Quaderni giapponesi sono meravigliosi!) e da Angel de la Calle, un comic-maker spagnolo amico di Ignacio Paco Taibo II che realizza straordinari graphic novel in cui coglie malinconicamente l’eredità del Novecento tra arte e rivoluzione.
Saluta i lettori medi: Salve, o lettori medi.

Titolo: La condanna del sangue. Le stagioni del commissario Ricciardi
Soggetto: Maurizio de Giovanni
Sceneggiatura: Sergio Brancato
Disegni: Lucilla Stellato
Genere: Romanzo a fumetti
Casa editrice: Sergio Bonelli editore
Pagine: 176
Anno: 2018
Prezzo: € 19,00
Tempo medio di lettura: 3 ore
Da abbinare a: Al caffè e alla sfogliatella da consumare al tavolino del bar Gambrinus.

L’autore
Sociologo, scrittore e sceneggiatore, con trascorsi professionali di giornalista e regista radiotelevisivo, Sergio Brancato oggi insegna Sociologia dei Processi Culturali presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università di Napoli “Federico II”. Allievo di Alberto Abruzzese, studia i rapporti tra società e immaginario concentrandosi su cinema, letteratura di genere, fumetto, linguaggi digitali. Ha scritto numerosi volumi, tra cui “Fumetti. Guida ai comics nel sistema dei media” (1994-2000), “Sociologie dell’immaginario” (2000), “Post-serialità. Per una sociologia delle tv-series” (2011), “L’imperio dei segni. Igort tra Walter Benjamin e Walt Disney” (2017). Accanto all’attività scientifica ha continuato a coltivare la passione per le storie: nel 2005 ha pubblicato la raccolta di racconti “Città del sole e della luna. Sei noir napoletani”; alla fine degli anni ’90 è stato sceneggiatore per i serial televisivi “Un posto al sole” e “Vivere”, scrivendone circa cento puntate; nel 2010 ha creato e coordinato il graphic novel “Nero Napoletano”, a cura della Scuola Italiana di Comix di Napoli per i tipi del “Corriere del Mezzogiorno”, un progetto che ha coinvolto in contemporanea circa sessanta sceneggiatori e disegnatori, tutti di origine campana. Nel 2018 diventa un autore della Sergio Bonelli scrivendo, con Claudio Falco e Paolo Terracciano, le sceneggiature del Commissario Ricciardi.

Paquito

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