Lettore medio

Un’assoluta mancanza (Francesca Bussi)

9788817101721_0_0_0_75Per molto tempo sono stata convinta di essere figlia unica. L’unica, amatissima figlia di J. e A. Stent, impiegati all’ambasciata americana di Roma. Per molto tempo non mi sono curata di quella foto sbiadita, appesa al frigorifero in cucina insieme a tante altre. Non sapevo che quella fosse la foto di una ragazzina morta, la foto di mia sorella Jill che ero sicura di non avere mai conosciuto. Ripensandoci ora, sembra assurdo.

Mi piace cominciare questa recensione dal giudizio: Un’assoluta mancanza di Francesca Bussi (edito da Rizzoli) è un libro che lascia il segno. Un thriller psicologico nel quale la protagonista Mia, una ragazza americana da anni divenuta cittadina romana, regala al lettore un viaggio attraverso i propri ricordi e i propri traumi. Già, perché perdere una sorella (Jill) è un dolore profondo, tuttavia quando hai 10 anni impari a conviverci e, col tempo, l’immagine di quella ragazzina dai capelli biondi diventa sempre più sbiadita.
La riapertura di un cold case (un omicidio insoluto a distanza di anni) riporta alla mente della protagonista il ricordo di una sorella il cui unico scopo nella vita sembrava essere quello di primeggiare, nei confronti di una sorella più piccola e ancora troppo acerba per comprendere certe cose: il desiderio di non passare inosservata, di sentirsi già donna, il desiderio di un uomo che le faccia provare i primi piaceri. Ma cosa succede a Mia quando, tra i ricordi legati a Jill, cominciano a far capolino anche i propri turbamenti?

Quel che ho apprezzato maggiormente di questo romanzo è la tecnica: Francesca Bussi dosa l’utilizzo del flashback, regalando al lettore delle istantanee che riescono, in pochi righi, a scandagliare l’animo dei personaggi, facendone emergere desideri, paure e un senso di rivalsa verso il mondo e verso sé stessi.
Inoltre, l’autrice ha dato alla storia un taglio molto cinematografico: una semisoggettiva che permette al lettore di vivere in prima persona quel che succede, attraverso odori, immagini e dialoghi serrati ed efficaci. Non aggiungo altro, sperando di aver incuriosito i lettori. Gli stessi ai quali presento Francesca Bussi, protagonista di questa chiacchierata…

Nome: Francesca
Cognome: Bussi
Un’assoluta mancanza. Come è nato questo romanzo?Il libro è nato in sogno. Ho sognato un romanzo con tre ragazzine uccise, l’ambientazione in Louisiana e un titolo, “I dottori”, che per un po’ è stato il titolo di lavorazione, provvisorio. Nel sogno questo romanzo aveva persino un’autrice, Susan Sontag: la omaggio aprendo il romanzo con una sua citazione.Una volta sveglia, mi sono detta che questa storia non poteva rimanere solo un sogno: dovevo portarla alla luce.
Quasi tutti i personaggi vengono indicati soltanto con l’iniziale. Tratto distintivo della tua scrittura oppure un modo per dare la possibilità al lettore di lavorare di fantasia e dare il proprio nome ai comprimari della storia?La storia è volutamente asciugata fino all’essenziale: la perdita di qualcuno che amiamo, il rapporto conflittuale con una sorella, l’amore, l’odio, l’infanzia, i ricordi. Per questo, volevo che solo i tre protagonisti avessero una vera identità, un nome completo: le due sorelle, Mia e Jill, e il dottor Taylor, il primo amore. È questo triangolo, quello che conta.
Mia è un personaggio particolarmente complesso: ha un rapporto conflittuale con la sorella e, contemporaneamente, è perennemente alla ricerca di rassicurazioni sulla propria salute. Quale è stata la tua fonte di ispirazione per questo personaggio?Difficile dirlo: Mia è unica, lo dice anche il suo nome. È nata poco a poco, è venuta a me per immagini. Sa essere sgradevole, ma suscita anche istinto di protezione, è vittima e carnefice. Le emozioni sono per lei un terreno sconosciuto, si potrebbe dire che sia una sociopatica. Non è ispirata a nessuno di mia conoscenza, e direi forse per fortuna, anche se sarei molto curiosa di conoscere una Mia in carne e ossa.
Le atmosfere, specie quelle americane, del tuo romanzo sono molto cinematografiche.C’è stato qualche film, romanzo o altro che ti ha ispirato?Direi True Detective, che mostra una Louisiana dark e sublimata, polverosa e cattiva.
Quanto è difficile tenere sullo sfondo una città come Roma – un vero e proprio genere letterario – limitandosi a descrivere la scena di un crimine e poco altro?Tanto. Ma mi piaceva non mettere davvero radici in un luogo, andare controcorrente rispetto ai romanzi che descrivono ogni cosa nel minimo dettaglio. Volevo una storia universale, di pancia, di carne, di sangue. Volevo che il lettore non potesse orientarsi troppo, che invece di riconoscere il bar dove fa l’aperitivo il sabato sera o l’app che ha scaricato il mese scorso riconoscesse il dolore, le lacrime.
Le tematiche che affronti in questo romanzo sono molto delicate. Senza voler far retorica, possibile che nel 2018 si debba ancora parlare di femminicidio e di ragazzine fatte a pezzi da maniaci?Il libro non è un manifesto. Avevo bisogno di parlare di dolore e di perdita, e purtroppo ancora oggi non c’è nulla che li scateni in maniera tanto violenta ed evidente quanto strappare una ragazzina al suo futuro.
Nei titoli di coda del romanzo ringrazi i tuoi genitori. Che tipo di rapporto hai con loro come figlia e che tipo di rapporto hanno loro con te come lettori? (domanda un po’ marzulliana, pardon).I miei genitori non assomigliano per nulla a quelli della protagonista del mio romanzo, voglio rassicurare tutti. Sono lettori forti, è stata dura per loro aspettare che il libro fosse finito, prima di leggerlo. Ma volevo che incontrassero il romanzo solo nella sua forma definitiva. Sono un po’ perfezionista.
Voltando pagina… L’ultimo romanzo letto e quello che rileggeresti mille altre volte senza mai annoiarti.L’ultimo letto è stato Divorare il cielo di Paolo Giordano, uscito tra l’altro lo stesso giorno del mio. Mille altre volte rileggerei tre libri: Bestie di Joyce Carol Oates, Swamplandia! di Karen Russell e La storia di Lisey di Stephen King.
Domanda difficile: meglio scrivere storie o riportare fatti?I fatti possono diventare storie bellissime, e non perdere nulla in verità.
Infine, saluta i lettori medi. Non fatevi mancare nulla.

Titolo: Un’assoluta mancanza
Autore: Francesca Bussi
Genere: Thriller psicologico
Casa editrice: Rizzoli
Pagine: 300
Anno: 2018
Prezzo: € 19,00
Tempo medio di lettura:4 giorni
Serie tv consigliate: Cold case, I segreti di Twin Peaks

L’autrice
Francesca Bussi lavora come giornalista per la rivista “Gioia!”. Nel 2001 è stata finalista al Premio Campiello Giovani con il racconto Eleneide. Nel 2018 ha pubblicato per Rizzoli il romanzo Un’assoluta mancanza.

Paquito

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...