Lettore medio

Blue (Alessandra Farro)

9788867764822_0_0_1428_75Comunque, io nei miei periodi di depressione alterno giorni in cui non posso vivere senza cioccolato, ad altri in cui non ne soffro nemmeno la presenza. Mi sono detta che magari, alcune volte, sono solamente in grado affrontare l’assenza di felicità in modo più sincero. Il risultato finale è che pure nella depressione sono lunatica, che vita miserevole.

Una scrittura accogliente per un libro nel quale sarà piuttosto semplice identificarsi. Non sarò prolisso per recensire “Blue” di Alessandra Farro (edito da Ultra), limitandomi a dire che è un romanzo leggero che parla d’amore, d’amicizia e di aspirazioni future.
A far da sfondo alla storia di Eleonora e dei suoi amici (per lo più donne, ma occhio ad Andrea capace di tener testa alle altre protagoniste) una Napoli che non si limita a far da spettatrice ma infonde coraggio, regala spensieratezza e concede quel pizzico di malinconia che non guasta affatto in una storia nella quale, senz’alcun dubbio, è la musica la vera protagonista.
Come promesso, lascio la parola all’autrice, felice di raccontarsi ai lettori medi…

Blue. Come, dove e quando è nato questo romanzo? “Blue” è nato a Napoli, ha emesso il suo primo vagito in modo del tutto spontaneo, nella mia testa nell’inverno 2013, lì dove ha mosso anche i suoi primi passi durante l’anno. Ha cominciato a parlare su carta nella primavera del 2014.
Poi, quando sembrava terminato, è arrivata la teoria sull’universo, mentre studiavo diritto penale nella biblioteca universitaria a Mezzocannone, quella nel cortile delle statue. È stato un romanzo terapeutico per me, ero in un momento in cui volevo staccarmi un po’ dalla mia vita e allora mi sono rifugiata in quelle immaginate. Tutta la parte della teoria è arrivata successivamente, mentre mi chiedevo quale potesse essere il filo conduttore a legare quelle vite.
Scontato parlare della musica, parte integrante dell’intera narrazione. Scontato chiederti che tipo di rapporto hai con la musica, pertanto ti chiedo: quanto è importante per te ascoltare musica mentre scrivi? E soprattutto possiedi tutti i vinili elencati nel romanzo? Per me è quasi inscindibile il binomio scrittura – musica, molto spesso le canzoni che cito sono quelle che sto realmente ascoltando mentre scrivo e mi rendo conto che la piega delle mie storie si lascia assecondare dalla musica, delle volte. Infatti devo stare attenta a mandare avanti se capitano i Cannibal Corpse, rischio di far morire qualcuno senza volerlo.
I vinili citati sono assolutamente tutti in mio possesso, tranne “Kiss me, kiss me, kiss me” dei Cure, che in quel momento non avevo, ma adesso è nella mia scatola porta-vinili assieme agli altri.
In questo romanzo Napoli non è soltanto il set lungo il quale si muovono i personaggi. È un cuore pulsante, è un pozzo dal quale attingere storie che s’incrociano e destini che si sfiorano appena. Quanto è difficile tenere a bada questa città ciarliera e affascinante lasciando che siano i suoi abitanti a parlare? Ma secondo me non puoi tenerla a bada, anzi non va tenuta a bada. Ha un’anima molto più forte dei suoi abitanti e inscindibile da essi, deriva da secoli e secoli di battaglie anche solo per respirare ed è giusto che sia così. È questo che la rende tanto affascinante agli occhi di chi la scopre per la prima volta e anche a quelli di chi la abita da anni, se non da tutta la vita. Napoli ha un’anima forte e immortale che si nutre dei suoi abitanti, secondo me.
Senza spoilerare nulla, un’altra città che viene citata è Parigi. Che impressione t’ha fatto quando l’hai visitata e perché (stando alla nota biografica in quarta di copertina) avresti voluto nascere lì? Io ho amato Parigi ancora prima di metterci piede, poi, quando l’ho fatto, ho capito che era amore vero e non solo frivolo desiderio. È una città che restituisce le sue storie, asseconda i sogni e regala delle nuvole che sembrano tutte dipinte dagli impressionisti che l’hanno abitata. Poi, sarà che a me piace il francese, mi piacciono i croissant, ho una passione sfegatata per gli impressionisti, soprattutto per Toulouse Lautrec, provavo gusto nel svegliarmi la mattina presto e ordinare una baguette da portare in boulangerie. Boh.
Nella quarta non dico solo che avrei voluto viverci, ma che avrei voluto farlo negli anni Settanta, così mi prendevo tutta la rivoluzione politica e musicale del tempo. Pas mal.
Betta, Valentina, Nora, Nina, Andre. Questi personaggi: Esistono sul serio? Sono frutto della tua fantasia? Oppure hai attinto dalla realtà per creare delle maschere (con l’accezione più positiva che si può dare al termine) funzionali alla narrazione? Se esistessero sul serio, chiederei a Nina di sposarmi, dopo essermi fatta una lunga tresca con Andre. No, non esistono, chiaramente sono personaggi influenzati dai miei amici, senza i quali la mia vita sarebbe certamente più grigia, anche perché non saprei a chi chiedere consiglio per gli innumerevoli dubbi esistenziali che costellano le mie giornate: da “Secondo te mi vesto così o così?” a “La macchina la lascio a piazza Bellini e prendo la metro oppure guido oppure vado a piedi, in bici, sui trampoli, via mare?” (E, purtroppo, è tutto vero). Non nascono per essere funzionali alla storia, è la storia che si è adattata ai loro caratteri.
Domanda marzulliana: Se siamo quello che leggiamo e se un autore riflette se stesso in quel che scrive, quanto è autobiografico il personaggio di Nora? Nora c’ha della roba mia e della roba che vorrei avere e altra ancora che spero di perdere presto. Rappresenta un mix tra quello che sono e quello che non sono, ma non l’ho pensata come una “me” letteraria, è successo che in alcune cose ci somigliassimo e in altre per niente al mondo, però per me è una persona diversa, slegata da me. Come hai detto tu, è inevitabile che scrivendo ci ficchi un pezzetto di te, di tanto in tanto, e, spesso, nemmeno te ne accorgi.
Ci spieghi bene il concetto di amour e quello di frisson? Allora, l’amour ha delle note lievemente più serie del frisson. Il frisson è quel brivido che ti colpisce prevalentemente in adolescenza e che ti fa sentire inevitabilmente cretino ogni volta che ti relazioni con la “brividopersona”, che è illusorio. Promette amore, ma poi non ne dà molto spesso, anzi appena compare una prospettiva concreta con la persona, può scomparire. Nell’amour, invece, si è proprio convinti di provare amore, soltanto alla fine della relazione ci si rende conto che era finto, che non era vero amore nei confronti dell’“amourpersona”, ma solamente puro e semplice bisogno di amare e di essere amati e nel mezzo c’è capitato il destinatario del nostro amour ed è andata così e basta.
Domanda personale adesso: Come vivi il rapporto con i tuoi lettori? Non ci penso, mi fa strano sempre pensare che veramente esista qualcuno al mondo che legge quello che scrivo. Se ci penso, rischio di non scrivere più, mi sento scema.
E quello con i social network? Oddio, non li so usare, sto scrivendo un’antologia che uscirà in inverno sull’argomento. So belli, eh, per carità, mi scasso di storie su instagram, coi miei coinquilini abbiamo fatto pure il profilo solo di casa, ma non sono molto nella questione, li uso a caso e basta. Ho una pagina pubblica da scrittrice, ogni tanto piange di solitudine.
Infine domanda estremamente difficile: Ti trovi davanti a un bivio. Da un lato c’è il cartello con su scritto giornalista, dall’altro quello con su scritto narratrice. Sei costretta a scegliere una direzione. Quale prendi? Narratrice. Amo scrivere per i giornali, ma sono più felice quando scrivo storie.
Saluta i lettori medi. Perché quelli grandi e quelli piccoli no?

Titolo: Blue
Autrice: Alessandra Farro
Genere: Commedia
Casa editrice: Ultra
Pagine: 267
Anno edizione: 2016
Prezzo: 16,50 €
Tempo medio di lettura: 3 giorni
Soundtrack consigliata: Tutti, ma proprio tutti, i brani segnalati all’interno del romanzo.
Dopo averlo letto: Concedetevi una passeggiata, gita o viaggio di piacere a Napoli, creando un itinerario che vi consenta di visitare i luoghi raccontati nella storia.

L’autrice:
Alessandra Farro avrebbe voluto vivere intorno agli anni Settanta, preferibilmente a Parigi, ma non è mai andata d’accordo con la vita, quindi non se n’è fatto niente. Ha una rubrica di recensioni di fumetti e una di interviste video a musicisti sul magazine online fuoriposto.com, scrive su Il Mattino, occasionalmente disegna. Ha pubblicato “Il bianco, il nero e il jazz” con Tullio Pironti editore (2012) e “Blue” con Ultra (2016).

Paquito

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