Lettore medio

C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo (Efraim Medina Reyes)

9788807881862_0_0_477_75Il tizio che canta si chiama Sid Vicious, un fuori di testa della peggior specie. La donna che amava si chiamava Nancy Spungen […] Sono vissuti come angeli dell’inferno e sono caduti come cani di strada. Gary Oldman ha interpretato Sid in un film di Alex Cox ma non era all’altezza, era solo un mollusco, sei mai stato un mollusco? Io sì, quando ero innamorato di una certa ragazza, ma lei non era come Nancy, lei era moscia come un budino e ha finito per sposarsi con un altro budino e hanno avuto tanti piccoli budini.

Rep, diminutivo di Reptile, vive a Cartagena, città che lui stesso definisce Immobile. Con il suo gruppo di amici sbandati e artisti falliti cerca di sbarcare il lunario, alternando tentativi vani di dare forma al proprio presunto estro artistico a sbronze colossali. Tra infelici rappresentazioni teatrali e film amatoriali mal riusciti, Rep soffre per la ragazza che ama. Un amore tormentato, di cui prende consapevolezza solo adesso che è finito per sempre. E a cui non resta che dare degna sepoltura.

Attraverso la narrazione in prima persona, “C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo” di Erfaim Medina Reyes (Feltrinelli Editore) è un pugno nello stomaco travestito da flusso di coscienza. La realtà ci viene presentata dalla viva voce del protagonista come un mondo insostenibile, una tanto perenne quanto inutile ricerca della felicità che passa attraverso i più disperati tentativi di dare senso all’inutilità della vita. Fatta di rapporti promiscui e tradimenti, talenti artistici sprecati, mancanza di concretezza in qualsivoglia cosa si tenti di fare, l’esistenza di Rep è una discesa negli Inferi che procede di pari passo con quelle di Sid Vicious e Kurt Cobain. In particolar modo con quest’ultimo i parallelismi sono evidenti: l’amore che il protagonista vuole ammazzare è quello di Kurt per una vita che gli andava stretta, quella vita fatta di ipocrisie, perbenismo, mancanza di poesia e sentimenti nella gente, uno star system ormai diventato solo una macchina sfornasoldi. La vera arte era quella che Kurt creava con la sua chitarra invisibile, così come l’amore di Rep è invisibile, impalpabile ed etereo; e come l’arte invisibile di Kurt, nessuno riesce a percepirlo.
Il contesto pulp è costellato di situazioni paradossali e grottesche, condito da un continuo ricorso alle figure retoriche: la “certa ragazza” che Rep ama non viene mai chiamata per nome, così come il suo nuovo fidanzato è “il pidocchio” e Cartagena “Città Immobile”. Stilisticamente, Reyes alterna il linguaggio crudo tipico del genere a frasi molto poetiche, come quando, a proposito del suo rapporto con l’amata, si definisce il giardiniere che ha colto quel fiore […] l’hai colta con dolcezza, non c’è stato dolore, è stato lento e piacevole come succhiare una caramella di menta per poi subito dopo apostrofare la sua condizione come meno di uno stronzo spiaccicato in mezzo alla strada.
Un romanzo con l’anima rock, in cui – del resto l’autore stesso ce lo suggerisce all’inizio di ogni capitolo – anche quando non si parla di Sid e Nancy o di Kurt tutto appare perfuso di sottofondi musicali che hanno fatto la storia della musica.

Titolo: C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo
Autore: Efraim Medina Reyes
Genere: Pulp
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine: 173
Anno: 1994
Musica consigliata: Nirvana e Sex Pistols
Bevanda consigliata: Peroni da 66 cl ghiacciata
Tempo medio di lettura: 2 giorni

L’autore
Efraim Medina Reyes (Cartagena, 1964) è uno dei massimi scrittori pulp. Ha esordito con Seis informes (1988) e nel 1995 ha vinto il Premio nazionale per il racconto con la raccolta Cinema àrbol y otros cuentos. Ha diretto un film e scrive per il teatro.
Tra i suoi romanzi più famosi ricordiamo Tecniche di masturbazione tra Batman e Robin, La sessualità della Pantera Rosa, Quello che ancora non sai del Pesce Ghiaccio.

Giano

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