Lettore medio

Una scrittura femminile azzurro pallido (Franz Werfel)

9788845912702_0_0_313_75Avere un figlio non è cosa da poco. Soltanto quando ha un figlio l’essere umano è irrimediabilmente gettato nel mondo, spietatamente inserito nella catena delle cause e degli effetti. Tutti noi siamo chiamati a rispondere di quello che facciamo. Non si dà soltanto la vita, ma la morte, la menzogna, il dolore, la colpa. Soprattutto la colpa!

Leonida, un alto funzionario ministeriale, sposato con una bella e ricchissima viennese, apre, la mattina del suo cinquantesimo compleanno, una lettera. Sulla busta riconosce una scrittura femminile azzurro pallido. Quella lettera si insinua repentinamente nella sua vita eccessivamente levigata, sviscerandola. Apparentemente, in poche righe formali, la scrivente chiede l’aiuto del potente funzionario per trasferire in una scuola viennese un giovane tedesco di diciotto anni. Ma, per il destinatario, quelle righe cifrate significano il riaffiorare di un amore, cancellato con estrema cura, risalente a molti anni prima. Si tratterà forse di un figlio ignorato? Quella storia era stata l’unico vero, grande amore della sua vita. Ma al tempo stesso era qualcosa che il suo cuore guasto aveva dovuto eliminare. La capacità di adeguare la propria vita alle esigenze della società ha distaccato l’uomo da qualsiasi altro elemento della sua esistenza, dalle sue origini incerte e povere come anche da quella passione inaccettabile.

Una scrittura femminile azzurro pallido (edito da Adelphi) mi è stato regalato da Stefania, mia carissima amica, in un periodo un po’ particolare e proprio per questo motivo penso tutt’ora che sia stato il libro a leggere me e non viceversa. Il fiore all’occhiello è senza ombra di dubbio lo stile di Werfel che fluisce rapidamente ed è talmente misurato da far risultare il testo una chitarra perfettamente accordata, rendendo il lettore preda degli sconvolgimenti e delle forti afflizioni di Leonida, la cui figura si materializza vividamente tra le pagine. Molto interessante è anche l’analisi della società che lo scrittore attua durante la stesura delle scene e delle descrizioni mai fini a sé stesse: il tempo della storia (romanzata) viaggia di pari passo, ed a tratti si mescola, con riflessioni filosofico esistenziali e, più profondamente, con la paura soffocante nei confronti dell’Olocausto.  Nonostante i contenuti così grevi e spinosi, Werfel è riuscito ugualmente a trasmetterci una storia in cui ci si immerge facilmente, pur articolandosi in intrecci accurati e riflessioni notevoli, che riescono a trasportare il lettore in una dimensione labirintica in cui, sia presente che passato, si contrappongono al lirismo quasi feroce del protagonista, ed allo stesso tempo narratore, dell’intera vicenda. Come ho già accennato prima, questo libro mi ha lasciato molto più del profumo della carta stampata e di qualche bella citazione da appuntare: mi ha presa totalmente alla sprovvista. Non pensavo che, a tratti, le riflessioni di Leonida potessero essere così simili alle mie; eppure lui si è presentato a me stranito e con un tema che, per motivi personali, considero molto caro: l’eterno ritorno dell’uguale. Quindi, cari lettori medi, vi auguro davvero di leggere questo romanzo che è ormai diventato un piccolo pezzo del mio cuore, ma soprattutto spero che possiate circondarvi di amici e persone care che vi aiutino a trovare risposte alle domande che non avete ancora espresso apertamente, così come Stefania ha fatto con me.

Titolo: Una scrittura femminile azzurro pallido
Autore: Franz Werfel
Genere: Romanzo
Pagine: 131
Anno edizione: 2017
Prezzo: €10
Tempo medio di lettura: 1 giorno
Brano consigliato: The same deep water as you – The Cure

L’autore
Franz Werfel, nato a Praga nel 1890, è uno scrittore austriaco considerato uno dei più rilevanti della sua generazione. Fu amico di Franz Kafka e Max Brod. Visse soprattutto a Berlino e Vienna ma, nel 1938, emigrò dapprima in Francia e quindi negli Stati Uniti. Esordì nel clima dell’astratto umanitarismo espressionista con liriche ispirate all’amore e alla fratellanza universale: L’amico del mondo (1911). Seguirono: Noi siamo (1913), Il giorno del giudizio (1919), Sonno e risveglio (1935), Poesie degli anni 1908-45 (1908-45, postumo, 1946). Muore a Beverly Hills nel 1945.

Federica

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