Lettore medio

Il nemico. Una favola contro la guerra (Davide Calì)

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Il manuale dice tutto del nemico: dice che dobbiamo ucciderlo prima che lui uccida noi, perché è crudele e spietato.
Se ci ucciderà, poi sterminerà le nostre famiglie e ancora non sarà soddisfatto: ucciderà i cani e tutti gli animali, brucerà i boschi, avvelenerà l’acqua.
Il nemico non è un essere umano.

«Vieni qui che ti racconto una favola». Immagino possa essere questa la frase che direi a un bambino – nipotino, figlio di amici o allievo di scuola – prima di leggergli “Il nemico. Una favola contro la guerra”, racconto illustrato di Davide Calì e Serge Bloch edito da Terre di mezzo.
Due soldati in trincea si scrutano da lontano attraverso gli angusti spazi di una trincea.  Restano immobili per giorni in attesa che l’altro – il nemico – faccia la prima mossa.   Intanto il tempo scorre e i due – così diversi eppure così inconsapevolmente simili – si ritrovano a pensare agli affetti, alla vita quotidiana fatta di piccoli piaceri ai quali bisogna rinunciare in nome di un ideale: uccidere il nemico. Proprio quel nemico senza scrupoli e senza cuore. Ma si è poi così sicuri della natura malvagia di chi sta dall’altra parte della trincea?
Rivolgo questa e altre domande a Davide Calì, autore di questa favola teneramente drammatica…

Il nemico.Come è nato questo progetto? Il libro è nato dalle mie riflessioni sulla manipolazione mediatica, che ci propone a intervalli regolari un nemico da combattere. Di tanti conflitti ai quali assistiamo quotidianamente, uno in particolare mi diede la spinta a fare qualcosa. La finale di Coppa del mondo di calcio tra Francia e Italia del 2006. Tieni conto che a me il calcio non piace, ma quella finale mi sembrava bella, perché si disputava tra i due paesi in cui sono i casa. Fu una partita pessima, giocata malissimo e vita anche peggio. Il peggio però venne in seguito. Dopo la testata di Zidane ricordo che per una settimana i giornali italiani infamarono i francesi in ogni modo. Certi scrissero di non andare in vacanza in Francia, perché i francesi sono violenti e odiano gli italiani. Non ricordo una singola voce che si sia sollevata per ricordare che si trattava solo di sport, di uno sport specifico, di una partita specifica e soprattutto di qualcosa che era accaduto tra due sole persone. Sarebbe stata una questione di buon senso. Ma nessuno ne ha avuto. Ho pensato: se non ne abbiamo per inquadrare lucidamente una partita di calcio, difficilmente ne avremo quando scenderanno i carri armati per strada.
Parlare di guerra, specialmente ai bambini, non è affatto facile. Hai scelto una strada coraggiosa, tuttavia spensierata. Pensi che si possa affrontare col sorriso anche un argomento così delicato? Sì, penso di sì. Penso che ai bambini si possa raccontare tutto. Il nemico è un libro molto duro, molto riflessivo, dove non c’è spazio per il sorriso. Ma c’è per la speranza, che penso sia fondamentale quando si tratta questo genere di tema con i bambini. Ho sempre pensato che se è possibile parlare con loro di cose gravi, sia comunque sbagliato trasmettergli il senso di rassegnazione e sconfitta che proviamo noi adulti.
I protagonisti della storia hanno un compito: annientare il nemico. Tuttavia la guerra che combattono è anche interiore, lontano dagli affetti e contornati dal silenzio. Ci ho preso? Sì, penso che la guerra sia sempre un conflitto interiore. Ne Il nemico c’è soprattutto il conflitto con l’ignoto, il non sapere nulla, l’abbandono da parte di quelli che dovrebbero dirti se la guerra è finita oppure no.
Prendo spunto dal tuo libro per una domanda, la cui risposta, potrebbe diventare generazionale: alla luce di tutto quel che accade ogni giorno, chi è il vero nemico? Come ti dicevo all’inizio di questa intervista, Il nemico è un libro sulla guerra, ma soprattutto sulla manipolazione mediatica. Penso che oggi più che mai sia quello il nemico, perché crea nemici.
Quali sono stati i primi feedback da parte dei lettori? Non ricordo. Il libro è uscito in Francia, dove lavoro prevalentemente, nel 2007. In Italia è stato tradotto molto dopo. Il libro ha vinto molti premi ed è stato tradotto in una quindicina di paesi. In Francia ci sono 6 o 7 compagnie di teatro che lo hanno messo in scena. Ce n’è una anche in Giappone e una in Italia. A distanza di anni in Francia si vende ancora come una novità. Ai bambini piace, perché sentono parlare della guerra e sanno benissimo cos’è. La guerra per loro è anche un gioco, ne sono al tempo stesso affascinati e spaventati. Ma il libro non parla solo di cose lontane. I bambini sono quelli più capaci di percepirne il messaggio a pieno. In Francia gli adulti ci hanno visto tutti, senza eccezioni, un riferimento alla Grande Guerra, la 14-18, che per i francesi una guerra ancora molto viva. A distanza di un secolo escono regolarmente libri che ne parlano, anche per bambini. La guerra delle trincee è per loro qualcosa di ancora attuale. I bambini invece vanno oltre. Mi ricordo che in una classe di piccoli, forse 6 anni, un bambino mi disse: “Io lo so, chi è il nemico. Sono i bambini della classe accanto.”
Aveva capito tutto.
Quanto è difficile realizzare storie (tanto dal punto di vista dei testi che delle illustrazioni) per bambini? E quanto è gratificante rapportarsi con loro durante fiere, eventi e presentazioni? Non so se è difficile. Io, soprattutto trattando certi temi, trovo più facile parlare con i bambini che con gli adulti.
L’ultimo libro che hai letto. E quello che rileggi con piacere. Io leggo sempre più cose insieme in realtà. Ho appena finito una biografia di Barnum e Comportati bene e resterai solo di Mark Twain. Per ragazzi sto leggendo La sfolgorante luce di due stelle rosse di Davide Morosinotto. Come fumetti ho appena letto Sognando Elvis di Veronica “Veci” Carratello e Joe Shuster, la storia dell’inventore di Superman, di Julian Voloj e Thomas Campi.
Sto rileggendo i racconti di Roald Dahl, e mi piace rileggere i volumi di Hellboy oppure di Batman. Di quest’ultimo ho appena riletto Notte oscura, Death by design e sto rileggendo Europa.
Saluta nuovamente i lettori medi: Ciao lettori medi!

Titolo: Il nemico. Una favola contro la guerra
Testi: Davide Calì
Illustrazioni: Serge Bloch
Genere: Narrativa per ragazzi
Casa editrice: Terre di mezzo
Pagine: 64
Anno: 2015
Prezzo: € 10,00
Tempo medio di lettura: 1 ora
Perché leggerlo? Perché è il modo più intelligente per spiegare la guerra ai ragazzi.

L’autore
Davide Calì è uno scrittore di letteratura per ragazzi e fumettista italiano, conosciuto anche con gli pseudonimi di Taro Miyazawa e Daikon. Originario della Svizzera, è cresciuto in Italia, dove ha intrapreso la carriera di fumettista. Dal 1982 al 2008 ha collaborato con la rivista mensile “Linus” come disegnatore e dal 1998 ha cominciato a pubblicare libri per ragazzi, ottenendo un buon successo in Francia. I suoi lavori sono stati tradotti in più di 30 lingue e da alcuni sono stati tratti degli adattamenti per il teatro. Curatore di mostre web ed esibizioni, nel 2016 è stato nominato art director di “Book on a Tree”, un’agenzia letteraria londinese. Tra i suoi titoli di maggior successo si ricordano “L’orso con la spada” (Zoolibri, 2008, con Gianluca Folì), “Signor Alce” (Emme Edizioni, 2012, con Sara Welponer), “Io, Qinuq” (Kite, 2013), “La rapina del secolo” (Biancoenero, 2016) e “Tre in tutto” (Orecchio Acerbo, 2018).

Paquito

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