Lettore medio

Napoli mon amour (Alessio Forgione)

9788899253882_0_0_0_75Pensai che a molte persone le città di mare davano l’idea d’infinito, perché gli offrivano, in una maniera piuttosto semplice ed elementare, la possibilità della fuga. A me no, non avevo questa sensazione. Pensai che avevo camminato e che la città era finita e che non c’era la possibilità d’andare oltre e poi mi ricordai che in nave mi piaceva guardare il mare, perché mi piaceva immaginare che oltre l’orizzonte, ovunque fossi, ci fosse Napoli.

Amoresano vive a Napoli, ha trent’anni e non ha ancora trovato il suo posto nel mondo. Le sue giornate passano lente, tra la vita con i genitori, le partite del Napoli, le serate con l’amico Russo e la ricerca di un lavoro. Dopo l’ennesimo e grottesco colloquio, decide di dare fondo ai suoi risparmi e di farla finita. Un giorno però incontra una bellissima ragazza e se ne innamora. Questo incontro riaccende i suoi desideri e le sue speranze: vivere, essere felice, scrivere ed incontrare Raffaele La Capria. Ma l’amore disperde ancora più velocemente energie e risorse, facendo scivolare via, moneta dopo moneta, i desideri ritrovati e le speranze di una vita diversa.

Ogni volta che termino la lettura di un libro che racconta Napoli, madre d’arte e amarezza, e si addentra nella vita degli stessi napoletani mi è sempre difficile spiegare cosa ho provato in maniera chiara, poiché quando riesco a trovare un romanzo simile senza peli sulla lingua (o meglio, sulle pagine) è un po’ come ricevere un colpo al cuore. In questo caso, Forgione ha mirato alla vulnerabilità del sentimento d’odio e amore che nutro nei confronti di questa città, annoverando luoghi in cui passeggio quasi quotidianamente e rendendomi ombra del protagonista in ogni sua vicenda con disinvoltura e leggerezza. Una leggerezza che, però, non diviene superficialità o tantomeno la sfiora poiché l’autore, con le sue parole, scuote gli animi più del megafono del verdummaio (verduraio) nei vicoli di Napoli la domenica mattina, quando si ha ancora sonno ed il mal di testa da post-sbornia è solo peggiorato. Senza aggiungere altro, lascio che sia Alessio Forgione a raccontarci le sue ispirazioni ed il suo romanzo.

Da cosa o da quale esigenza è nata la storia di Napoli mon Amour? In realtà ho sempre avuto il desiderio e la necessità di scrivere. Per molto tempo ho smesso, perché non mi sembravo ancora giunto al punto, e poi ho ricominciato, con una certa testardaggine. Ho ricominciato dallo scrivere racconti ma non mi venivano granché bene e aspettavo la storia per un romanzo. Avevo il tempo per farlo ed ho pensato di parlare di quello che mi accadeva intorno e di tutto il tempo vuoto che avevo per scrivere e leggere ed ecco la storia per il romanzo. Direi che c’è stata la mia voglia di scrivere, a prescindere, e poi le contingenze. Quindi forse è stato un po’ anche uno sfogo.
Quali autori ti hanno ispirato lungo il tuo percorso, oltre Raffaele La Capria? Tantissimi. Credo che le persone vengano ispirate dalle cose che apprezzano ma soprattutto dalle cose che non apprezzano ed io, come loro, non faccio differenza. Però che apprezzo, oltre La Capria, ci sono tutti quelli citati nel libro, per un motivo o per un altro. Quindi Peppe Lanzetta, Faulkner, Fitzgerald, Hemingway, Céline, Pavese, Nabokov e qualcun altro che sicuramente mi sta sfuggendo. Proprio perché è una domanda complicata ti rispondo con quelli che sono i miei ultimi amori letterari, avuti dopo la prima stesura di Napoli mon amour e quindi, forse, ininfluenti alla chiusura del mio romanzo: Dino Buzzati, Ermanno Rea, John Cheever, i primi due romanzi di Bret Easton Ellis e Jasmine Ward.
Nel libro vengono fatti continui riferimenti a canzoni ed album. Qual è il tuo rapporto con la musica? La musica occupa una grande fetta della mia fantasia. Ci sono parole che non hanno importanza, che sono un po’ dozzinali e sceme ma che arrivano in quel punto della canzone, in quel punto giusto, e quindi diventano giuste, potentissime, delle bombe. Da persona che prova a scrivere, non credo che esistano delle parole migliori di altre ma solo parole da usare coscienziosamente. Scrivo ma è un po’ come se suonassi ancora.
Per quanto riguarda il titolo, la scelta di affiancare il nome della tua città all’espressione “mon amour” può essere interpretato come sinonimo di un rapporto conflittuale o nostalgico? Voleva essere una genuina dichiarazione d’amore, nonostante tutto.
In alcune pagine viene denotata una forte passione per il calcio. Quanto esulti a Londra ogni volta che il Napoli vince e come mai hai voluto parlare di questo sport nel tuo romanzo? Nel mio romanzo parlo di quello che non mi piace e di quello che mi piace: non mi piace, forse, il calcio ma mi piace il Napoli. Per me era impossibile non metterlo. Napoli, il Napoli, i libri, la musica, le notti un po’ così sono tutte cose che costituiscono il mio orizzonte. Riguardo l’esultare a Londra lo faccio esattamente come lo facevo a casa: in dialetto e offendendo il mio prossimo tutto, pugni sul tavolo e poi bocca chiusa a sfidare la scaramanzia.
Qual è il personaggio che consideri più vicino a te? E per quali motivi? Martin Eden di Jack London. Lo so che non intendevi questo, scusa.
Cosa ti ha portato a definire così bene una personalità come quella di “Lola” riuscendo a renderla allo stesso tempo molto misteriosa? Forse perché l’ho amata molto.
Carlo Levi scriveva che ci sono cose, oggetti, luoghi che, per la loro natura, il loro aspetto, la vita che vi è raccolta e condensata, i ricordi e, talvolta, anche soltanto il suono di un nome, diventano immagini obbiettive di una situazione o di una vicenda, finendo per identificarsi con quelli come se fossero le loro forme reali e la loro completa immagine poetica. Quali sono quei luoghi di Napoli che riesci a “vivere” come situazioni e che sono presenti nel libro? Sogno spesso di tornare a Napoli e di venire sciolto dal vento caldo e poi di venire trasportato in giro, sparso sui balconi dei palazzi e sulle macchine parcheggiate, sui cani che dormono e sugli ambulanti, e quindi di diventare Napoli.
Da autore esordiente come ti sei trovato nel nuovo ambiente dell’editoria? Non saprei. La mia è la visione periferica di uno assolutamente ignorante: vivo a Londra e faccio le birre. Poi vado in Italia e parlo con le persone, che sono o pubblico o orchestrali di questo ambiente. Per il momento mi stupisco ogni giorno con qualcosa di nuovo e questa cosa mi piace molto. E poi tutti mi trattano con molta dolcezza.
Cosa consiglieresti a tutti gli scrittori in erba che coltivano il sogno di veder pubblicato un proprio libri? Leggere leggere leggere. Scrivere cinquecento parole ed eliminarne trecento. Non scrivere troppo. Non innamorarsi troppo di quello che scrivono. Leggere leggere leggere. Rileggere le proprie cose ed eliminare altre cinquanta parole.
Saluteresti i lettori medi? Mia nonna diceva che il saluto è dell’angelo e quindi saluterei proprio tutti.

Titolo: Napoli mon amour
Autore: Alessio Forgione
Casa editrice: NN Editore
Pagine: 223
Anno: 2018
Prezzo: € 16,00
Tempo medio di lettura: 2 giorni
Brani consigliati: “Blue skied an’ clear” – Slowdive, “Water’s edge” – Nick Cave & The Bad Seeds

L’autore
Alessio Forgione è nato a Napoli nel 1986, ora vive a Londra e lavora in un pub. Scrive perché ama leggere e ama leggere perché crede che la sola vita non sia abbastanza.

Federica

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