Lettore medio

Il fratello minore (Vincenzo Esposito)

9788832780505_0_0_502_75“Cazzo” pensò “morire è come vivere. È tutto uguale”.
Poi sentì qualcuno che l’afferrava per gli scarponi e lo trascinava via. Lentamente, in maniera quasi impercettibile. Dalla pancia arrivava un dolore lancinante. No, era ancora vivo.
Svenne e poi più nulla.

Sta diventando una piacevole abitudine quella di recensire i romanzi che leggo cominciando dal giudizio. Ergo: “Il fratello minore” di Vincenzo Esposito è un romanzo davvero interessante che mi ha conquistato fin dalle prime pagine. A cominciare dall’ambientazione: la Napoli del secondo dopoguerra. Una città sulla quale aleggia lo spettro del fascismo e in cui si muove Marcello Narducci, giornalista dotato di fiuto per la notizia e scaltro abbastanza da sapere che le fonti più attendibili si nascondono nei posti più impensabili (bar, bordelli, saloni di barbiere). Ed è lì che cerca informazioni in merito alla morte di un professore, della sua consorte e della loro figlia autistica. Omicidio-suicidio? Oppure un delitto perfetto: senza tracce e con l’arma nascosta chissà dove? La polizia indaga e lo fa anche Marcello tra un pasto in tavola calda e i risvegli a due passi dal mare.
Un mare che, come non mai, permea di nostalgia le pagine di questo romanzo: quella per una vita passata in trincea (tanto per Marcello quanto per il fratello, deceduto durante la prima guerra mondiale e divenuto presenza costante dei suoi sogni) e quella per i sogni ancora da realizzare.
Non aggiungo altro, lasciando al lettore il gusto di perdersi tra le pagine di questo libro e all’autore il compito di presentarcelo…
Il fratello minore. Come è nato questo romanzo?Un po’ come il protagonista sogno spesso, e quasi sempre sono spezzoni di storie. Ho deciso di ricucirle insieme su invito di chi le ha ascoltate e ha pensato che potesse essere interessante farne un libro. Così un po’ alla volta ho iniziato a metterle nero su bianco. Il romanzo è uscito così, in maniera naturale.
Descrivi Marcello Narducci come un giornalista “con le suole consumate”. Uno che va alla ricerca della notizia tra i vicoli di Napoli, infilandosi in ogni anfratto della città ma soprattutto della società. Secondo te quali requisiti deve avere un giornalista?Beh, posso parlare della mia esperienza. Il mestiere di giornalista è cambiato moltissimo con l’avvento della tecnologia, del web, di internet. Si vive in un mondo informativo globale dove spesso conta più la velocità della verità. Insomma se ti arriva una notizia, per novanta siti su cento, non c’è il tempo di verificarla e va messa subito in rete. Più click si fanno e meglio è. “È il mondo della rete, bellezza” si potrebbe dire parafrasando un vecchio film. Ma io credo che non ci si possa arrendere a questa logica. La verità deve essere il bene primario di un giornalista e sono convinto che dopo la tempesta confusionale di questi anni, vincerà.
Eleonora Pennisi, la moglie del professor Infante, le numerose amanti di Carlo: donne dotate di grandissimo fascino, tuttavia fragili. Quanto è difficile descrivere l’animo femminile?Moltissimo. Sono stati per me i personaggi più difficili da raccontare. La battaglia quotidiana, l’entusiasmo di credere nella parità dei diritti, la scoperta di cosa significhi riscoprirsi donna in un mondo del lavoro, come era quello degli anni Sessanta, e in parte anche oggi, del tutto maschilista. E la vendetta arriva, paradossalmente, proprio dalle amanti di Carlo Infante che utilizzano l’uomo come oggetto. Invertono l’ottica di quegli anni. Ma la fragilità, per le donne, è sempre nell’amore a cui non pongono mai limiti.
Parallelamente all’indagine sulla morte della famiglia Infante, racconti due conflitti bellici. Le “grandi guerre”che lasciano ferite più o meno visibili su ognuno dei protagonisti del romanzo. Quali sono stati le fonti a cui hai attinto e, soprattutto, perché la necessità di raccontare questi avvenimenti (oltre che per fini narrativi)?Sulla prima guerra mondiale ho fatto una tesi di laurea andando a spulciare negli archivi di Stato. Documenti, lettere, giornali. E in quel momento mi sono reso conto di come quell’evento avesse segnato la vita di ogni singola famiglia. Di gente, io mi sono occupato dei contadini di Terra di lavoro, che non capiva perché dovesse lasciare mamme, figli, bestiame, raccolto per andare a sparare su una brulla montagna carsica. Quella terra non era neppure buona. E poi con persone che, per loro, parlavano un’altra lingua. Morte al fronte e fame e disperazione a casa. Molte cose le ho lette, altre, forse la maggior parte, mi sono state raccontate da chi le aveva ascoltate a sua volta dai testimoni, da chi aveva fatto la Grande guerra. Stesso discorso per le Quattro giornate e per Cefalonia. Racconti di persone che hanno vissuto quei momenti. Come la storia dei cannoni sull’Albergo dei poveri. Me la narrò un anziano quando avevo 17 anni. Proprio nella piazza davanti al grande palazzo.
Domanda marzulliana adesso: partendo dall’assunto che un autore si riflette irrimediabilmente in quel che scrive, guardandoti allo specchio quali sono i tratti in comune tra Vincenzo Esposito e Marcello Narducci?Molti, soprattutto nel modo di essere giornalista. Dopo tanti anni di lavoro ti accorgi che le notizie si ripetono, cambiano nomi, personaggi, modalità. Ma alla fine sono sempre le stesse. Questo può far pensare che magari voglia di cambiare e di far cambiare una città non ce n’è poi tanta in giro. Dalla politica alle amministrazioni. A volte può esserci scoramento, però la passione per la verità c’è sempre ed è sempre giovane. Come per Marcello.
Qual è stato il riscontro dei lettori?Questo bisogna chiederlo al mio editore. Non abbiamo mai parlato di numeri. Però quando gliel’ho chiesto mi ha sempre risposto: va benissimo.
Hai 300 battute per convincerci a leggere “Il fratello minore”: È lo spaccato di un’epoca e di un mondo poco raccontato per quanto riguarda Napoli. Nel secondo Dopoguerra la città avrebbe potuto cambiare radicalmente. Un taglio netto con il passato e invece tutto è rimasto uguale. Perché? I personaggi sono figli di quella città con i loro pregi e difetti. E poi c’è il sogno, l’amore, la follia.
L’ultimo libro che hai letto e quello che rileggeresti con piacere:“Triste, solitario y final” di Osvaldo Soriano. Con piacere rileggerei, e di tanto in tanto lo faccio, “Notre dame de Paris” di Victor Hugo, “Il naso” di Gogol, “Per chi suona la Campana” di Hemingway. Tra gli italiani “Il nome della rosa” di Eco e gran parte dei Montalbano di Camilleri.
Saluta i lettori medi:Non esistono lettori medi ma solo grandi lettori. Uno degli incipit che più mi piace è quello del Don Chisciotte quando nel prologo parla di “disoccupato lettore”: perché se fosse occupato non avrebbe il tempo di leggere e se legge significa che è la cosa che più desidera fare quando non lavora. Grande Cervantes.

Titolo: Il fratello minore
Autore: Vincenzo Esposito
Casa editrice: Homo Scrivens
Genere: giallo
Pagine: 166
Anno: 2018
Prezzo: € 15,00
Tempo medio di lettura: 3 giorni
Perché leggerlo? Per osservare la Napoli del secondo dopoguerra con l’occhio attento, critico e curioso di un giornalista con le scarpe consumate.

L’autore
Vincenzo Esposito è nato a Napoli dove vive. Giornalista professionista dal 1989, è vice redattore capo del Corriere del Mezzogiorno.

Paquito

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