Lettore medio

Sofia dell’Oceano (Marco Nucci)

9788867902743_0_0_423_75Mi chiamo Sofia ho sette anni e sono ammalata.

Una favola commovente. Credo sia questo il modo migliore per recensire “Sofia dell’Oceano”, graphic novel – edito da Tunué – realizzato da Marco Nucci con i disegni di Kalina Muhova.
Una storia che strizza l’occhio a “Le avventure di Alice nel Paese delle meraviglie” ma pure ai classici dell’avventura di Jules Verne, in particolare “Ventimila leghe sotto i mari”.
Sofia ha sette anni ed è affetta da una malattia – l’Ombra Rossa – che lentamente la sta consumando. La sua sola speranza è riposta nei cristalli di Fenimore, artefatti nascosti nelle profondità dell’oceano. In suo soccorso giunge, un giorno, il capitano Occhioblu deciso a salvare la ragazzina combattendo il suo storico rivale, il capitano Cristopher Pain. Riusciranno i protagonisti a portare a termine l’impresa?
Tecnicamente parlando, Kalina Muhova ha lavorato molto sulle suggestioni. I personaggi riescono a trasmettere i propri stati d’animo in modo impeccabile, mentre gli scenari regalano quel senso d’avventura alla base della storia. Storia della quale parlo con Marco Nucci, sceneggiatore di questo appassionante graphic novel…

Ciao Marco. Cominciamo questa chiacchierata con la più classica delle domande: Sofia dell’Oceano. Come è nato questo progetto? Avevo incontrato Kalina a una mostra dell’autoproduzione BRACE, a Bologna, rimanendo ammaliato dalla struggente poesia delle sue illustrazioni. E così le chiesi se voleva fare un fumetto insieme a me. All’inizio mi parve titubante. Credo pensasse che ero scemo, cosa che in effetti sono, a dirla tutta. Malgrado la scemenza (mia), dopo qualche tempo finimmo per lavorare insieme: ma questo non sarebbe mai accaduto, se nel frattempo Sofia non fosse affiorata nella mia mente. Era una rospetta alta come un portaombrelli, e mi chiedeva di raccontare la sua storia. Ma non solo a me. Anche a Kali. E così dovemmo cedere alla richiesta, come si fa coi bambini per farli star zitti.E così è nato il libro.
Veniamo ai personaggi. Sofia sembra ispirata alla Alice, protagonista del romanzo di Lewis Carroll, mentre per il Capitan Occhioblu il rimando è al Capitano Nemo. Quali altri romanzi – classici e non – ti hanno influenzato per la creazione dei due protagonisti e degli altri personaggi che popolano questo universo? Le influenze sono innumerevoli, ma non sono state calcolate. Abbiamo messo tutti i classici che avevamo in testa in lavatrice, poi abbiamo avviato la centrifuga. Alla fine erano pulitissimi! Ah! Ah! A dirla tutta, in realtà Sofia è tracciata sulla protagonista del “GGG” di Dahl, che per l’appunto si chiama Sofia. Un personaggio assai diverso da Alice, che non deve risolvere un vero e proprio problema, ma si abbandona alla sua wonderland quasi per noia. Sofia e Sofia, invece, soffrono, e il loro viaggio ha un motivo preciso, quanto avventuroso. Capitan Occhioblu è un misto tra Willy Wonka, Steve Zissou e, beh, il capitano Nemo e compagnia bella.
Ma se comincio a fare un elenco finirai per dover ampliare il sito, e pagare dei quattrini sonanti. Non volendo farti finire sul lastrico, mi fermo qui. Ricordati la storia della centrifuga, e spazia con la fantasia.
Cristopher Pain, il Cattivo (con tanto di maiuscola!), contende la scena ai due protagonisti. L’odio, il rancore, la disperazione danno un senso alla sua vita, tuttavia anche lui sembra avere dei punti deboli. È così? Eccome! Cristopher Pain è un cattivo da operetta, perfido quanto inefficace. Mi fa abbastanza pena, a conti fatti: in fondo, è così crudele solo perché non ha altra scelta. Se mi ritrovassi addosso tutte le malattie di questo mondo, compresa la schizofrenia, la lebbra e il gomito del tennista, abbraccerei il male subito.
Il vero “villain” della storia è Nerofumo. Se il piano dei due non si fosse scontrato con l’arrivo di Sofia, sono convinto che il perfido nano avrebbe finito per uccidere Pain, e diventare LUI il principe oscuro degli abissi.
Tanto Sofia quanto il Capitan Occhioblu sono alla ricerca dei cristalli di Fenimore. Si nascondono nelle Profondità profondissime, un luogo che sembra accogliere non solo tesori ma pure speranze e rimpianti. Immaginando di poter arrivare fin laggiù, di quale cristallo andresti alla ricerca? Bella domanda. Non so se rispondere in modo umoristico o serio. Facciamo serio, tanto sembrerà umoristico. A mio parere, chi lavora nell’editoria vive in una sorta di eterna psicosi nevrotica, affastellato da episodici attacchi compulsivi con scivolate nella depressione e nell’iperattività patologica. Nonché, naturalmente, nel mal di schiena. Quello dei libri è un mondo bellissimo, ma anche pieno di orrori, per citare il Capitano. Quindi, cercherei il “Cristallo di Gutenberg”, che serve a curare le magagne psico-fisiche del mondo della carta stampata. Poi lo fotograferei, e lo userei per una copertina variant “da stampare subito in mille copie numerate oddio arrivano le ciano controllare subito morte ai refusi dio salvi la regina!”
Leggendo i ringraziamenti ci rendiamo conto che le fonti d’ispirazione sono state molteplici. C’è qualcuno – più o meno noto – che devi ringraziare per averti dato, volontariamente o meno, l’input per creare questa storia? Il libro è uno spassionato omaggio alle storie di RoaldDahl. Non penso di averlo scimmiottato, che chi scimmiotta Dahl perde e perde male. Semplicemente, lo ringrazio per avermi regalato, con la sua scrittura chirurgica, la forza e la voglia di scrivere una storia per i più piccoli, che nella vita vera odio sopra ogni altra cosa. Non è vero. Sopra ogni altra cosa odio la fila in autostrada. Una volta, sei mesi fa, per saltare una fila di venti minuti, uscii dalle parti di Cremona, per poi perdermi in delle campagne nebbiose senza fine, e infine fermarmi in uno spiazzo alle quattro del mattino, e addormentarmi lì. Ti sto scrivendo dallo spiazzo.
Tornando ai ringraziamenti, ringrazio Kalina. In fondo, la maggior ispirazione me l’ha data lei.
Veniamo alla parte tecnica: come è stato il rapporto con Kalina Muhova. Confronto, con conseguente battibecco, su ogni singola tavola o ti sei affidato al suo talento e alle sue trovate? Abbiamo battibeccato, l’ho lasciata fare, mi ha lasciato fare, ci siamo divertiti, commossi, incazzati, sorpresi, dispiaciuti, rammaricati. Abbiamo usato tutti gli approcci possibili, e lavorato molto, con un accanimento per certi versi preoccupante. Il risultato è esattamente come lo immaginavano, sia esso giusto o sbagliato. E questo grazie anche a Tunué, e soprattutto a quella bestia di Diego Fiocco, che ha sopportato con pazienza ogni nostra richiesta. Grazie, Diego! Sei membro onorario del Palla 6: al Cartoomics ti porto la benda.
Quali sono stati i primi feedback dei lettori? Ai lettori pare sia piaciuto. Detesto pensare che sia una storia ruffiana, come, che ne so, “La vita è bella”. C’è una bambina, c’è un gatto, c’è il mare, e tutti contenti. Quando mi viene il sospetto che il libro sia stato gradito perché “furbo” un po’ mi dispiaccio, e mi dico che in fondo è stata una fortuna quella di ritrovarmi a vivere nello spiazzo vicino a Cremona, lontano dalla civiltà. L’augurio è che “Sofia dell’Oceano” piaccia come screwball comedy. E comunque la morale di fondo è in parte beffarda. Ovvero: uscire di casa per risolvere i propri problemi e crescere è una cosa bellissima, ma immancabilmente, quando torni, scopri che ti sono entrati i ladri in casa.
Insomma, mi sembra sia piaciuto, ma se è piaciuto in un modo che a me non piace, allora… Vabbè, passiamo alla prossima domanda.
Riesci a goderti un fumetto da lettore oppure, irrimediabilmente, inizi a guardare le tavole e a leggere i dialoghi con l’occhio dell’addetto ai lavori? Se il fumetto mi piace, me lo godo. Se è brutto, parte le perquisa (perquisizione, ndr). Poi, oh, il secondo approccio è sempre sbagliato, a meno che non si sia degli editor, o dei redattori a caccia di refusi. Non ha senso, come quei tizi che passano la cena a parlare di ciò che stanno mangiando. Ci sono, eh! Non qui nello spiazzo, naturalmente. Qui abbiamo solo cervi e tassi.
L’ultimo fumetto letto e quello che rileggeresti mille altre volte.L’ultimo: il Tex in edicola, di Boselli e Dotti. Quello che rileggerei mille volte: “Topolino e il mistero di Macchia nera” di Floyd Gottfredson.
Domanda Marzulliana: se un autore si riflette in quel che scrive, quanto e cosa c’è di tuo in Sofia, Capitan Occhioblu e Cristopher Pain? In Sofia secondo me niente. Lei è meno preoccupata di me, è proprio diversissima. Credo abbia più punti in comune con Kalina, se proprio vogliamo marzullare. Io e il Capitano ci assomigliano nel sense of humor, e un po’ nella scemenza di cui parlavo. E non è entusiasta quanto sembra: diciamo semmai che si è rifugiato in una specie di follia ombelicale che lo mette al riparo dalla tristezza. Ma è un pazzo, non dimentichiamolo mai! Con Pain? La passione per il macabro, l’odio per i bambini e le file in autostrada.
E ora il domandone: Sofia tornerà prima o poi? Perché? Dove è andata? Ha preso l’ombrello? Così mi fai preoccupare!
Saluta i lettori medi. Il lettore medio viene dopo il lettore indice, e prima del lettore anulare. Sofia dell’Oceano l’indice neanche ce l’ha, e nella storia non si sposa nessuno. Non mi resta che salutare voi medi. Sappiate che un lettore mignolo vi mostra il pollice, augurandovi il meglio.

Titolo: Sofia dell’Oceano
Sceneggiatura: Marco Nucci
Disegni: KalinaMuhova
Genere: graphic novel
Casa editrice: Tunué
Pagine: 186
Anno: 2018
Prezzo: € 27,00
Tempo medio di lettura: 3 giorni
Dopo aver letto questo graphic novel: affidare un messaggio al mare e augurarsi che il capitano Occhioblu e il suo equipaggio corrano in nostro aiuto.

Gli autori
Marco Nucci:
nato nel 1986, collabora dal 2015 con la Sergio Bonelli Editore, come sceneggiatore, curatore e community manager. Dal 2013 è direttore artistico di “Crime City Comics: Dylan Dog”, festival nazionale dedicato all’Indagatore dell’Incubo. Tunué ha pubblicato tre graphic novel da lui sceneggiati: “La tana di Zodor”, disegnato da Isaak Friedel; “Sofia dell’Oceano”, disegnato dalla talentuosa KalinaMhuova, vincitore del Premio Bartoli 2018 in occasione dell’ARF! Festival e candidato al Treviso Comic Book Festival e “Skull”, disegnato da Giovanni Nardone.

Kalina Muhova:
nata a Sofia nel 1993, ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Collabora ed è fondatrice dell’autoproduzione a fumetti Brace. Nel 2017 pubblica, con Tunué, “Sofia dell’Oceano”, graphic novel che vede alla sceneggiatura Marco Nucci.

Paquito

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