Lettore medio

E Baboucar guidava la fila (Giovanni Dozzini)

9788875219642_0_0_300_75Baboucar guidava la fila. Subito dopo di lui veniva Yaya, qualche metro più indietro gli altri quattro: Robert, Ousman e i due Mohamed.

Quattro ragazzi di africani e il più comune tra i desideri: trascorrere una giornata al mare. Si potrebbe riassumere in un rigo appena il soggetto di “E Baboucar guidava la fila”, il nuovo romanzo di Giovanni Dozzini edito da Minimum fax.
Baboucar, Yaya e i due Mohamed, un giorno, lasciano Perugia – città che li ha accolti e ha accolto la loro richiesta di asilo politico – per recarsi, in treno, sulla costa adriatica. Un viaggio – tra stazioni che rapiscono lo sguardo alla stregua di un’ opera d’arte; stratagemmi per viaggiare senza pagare il biglietto e il discutibile tentativo di integrarsi con la comunità locale grazie al più popolare tra gli argomenti: il calcio – che diviene per i protagonisti metafora della propria condizione di migranti. Migranti ai quali, nonostante tutto, il mare non evoca solo ricordi spiacevoli.

Quel che ho apprezzato maggiormente di questo romanzo è lo stile. Asciutto e diretto: Dozzini offre al lettore una storia quanto mai attuale, ma senza la necessità di ricorrere a stereotipi o, peggio ancora, senza dover affidarsi alla cronaca nera o a inutili moralismi. Baboucar e gli altri protagonisti sono ragazzi come tanti. Desiderosi di integrarsi in una realtà completamente differente dalla loro, ma pure soggetti alla diffidenza e ai pregiudizi degli altri. Taccio e lascio all’autore la parola…

E Baboucar guidava la fila. Cosa o chi ha ispirato questa storia? La storia è, né più né meno, la risposta a una domanda che mi sono fatto una mattina di luglio affacciandomi alla finestra del posto in cui lavoro: ho visto alcuni ragazzi africani camminare in fila indiana lungo la strada nel mezzo di una zona industriale alla periferia di Perugia e mi sono chiesto dove stessero andando. Ho cominciato a scrivere, e hanno preso forma Baboucar e gli altri. Alcuni dei protagonisti, peraltro, somigliano molto a ragazzi che ho conosciuto e con cui ho stretto legami in certi casi piuttosto profondi.
Un romanzo quanto mai attuale, tuttavia hai scelto di dare un tono molto disteso alla storia. Quattro ragazzi provenienti dall’Africa con un desiderio: andare al mare. Stanco di tutto quel che si legge sui giornali in materia di migranti? Stanco no. Ma, appunto, quella roba esiste già. Quel tipo di racconto lo hanno fatto e lo fanno in tanti, sulla stampa ma anche in narrativa, chi meglio chi peggio. Mi sembrava che una storia così, fatta di puro presente, senza toni drammatici o retorici o moraleggianti, potesse rappresentare qualcosa di nuovo. Un tassello in più, secondo me importante, nell’immaginario collettivo sul fenomeno delle migrazioni contemporanee in Europa.
Senza spoilerare nulla (i lettori – medi e non – non ce lo perdonerebbero mai) in alcune scene i quattro ragazzi si trovano a dover fare i conti con una realtà non sempre favorevole a chi ha un colore di pelle differente o ha opinioni diverse dalla collettività. A quale riflessione vuoi spingere i lettori? A tante riflessioni. Se in “Baboucar”c’è un intento ulteriore all’intento proprio di ogni romanzo di voler raccontare nel migliore dei modi possibili una storia, è quello di scardinare i luoghi comuni sui migranti, o ancor meglio le categorie di pensiero adoperate dalla gente comune al momento di guardare ai migranti. È qualcosa che viene ancor prima dell’ostilità. Nel romanzo probabilmente, non ci sono personaggi davvero ostili nei confronti di Baboucar, Yaya e gli altri. Ma il pregiudizio, per usare un termine chiaro, c’è anche in chi tutto sommato ha un approccio benevolo. E io lo capisco, questo pregiudizio, perché fa parte della natura umana. Ecco, la letteratura ha il privilegio di poter indagare a fondo nelle sfumature della natura umana, e di interrogarne i meccanismi e i lati meno limpidi.
Parliamo di musica adesso. L’ideale colonna sonora non è affidata alle percussioni tipiche della musica afro o a qualche hit internazionale, ma al repertorio di un gruppo musicale, i Lory’s Stars. Come mai questa scelta? La colonna sonora è una mazurca di periferia. Perché è lì che nasce il romanzo, nella provincia italiana profonda, in un clima di festa, col caldo che morde e le zanzare che frullano in aria. E perché la cantante di quest’orchestrina è un po’ l’incarnazione del miraggio sentimentale e sociale in cui incappano molti di questi ragazzi, e sicuramente, nel caso del romanzo, Ousman.
Cosa ti aspetti da questo romanzo? Che venga letto da più gente possibile, come sempre, e che complichi un po’ la visione delle cose in chi lo leggerà. In “Baboucar”non ci sono risposte ma domande, come credo dovrebbe sempre fare la letteratura, al massimo qualche elemento per farsi un’idea più compiuta del modo in cui funzionano certe cose.
Dulcis in fundo, traendo ispirazione dalle pagine della tua storia: Francia vs Portogallo (finale degli Europei di calcio del 2016), per quale squadra hai tifato? Portogallo, naturalmente. Come chiunque non abbia sangue francese nelle vene.
Saluta i lettori del nostro blog:continuate così. Continuate a leggere. Ma soprattutto parlate di ciò che leggete con chi non legge.

Titolo: E Baboucar guidava la fila
Autore: Giovanni Dozzini
Casa editrice: Minimum fax
Genere: romanzo sociale
Pagine: 142
Anno: 2018
Prezzo: € 15,00
Tempo medio di lettura: 2 giorni
Dopo aver letto questo romanzo: concedersi la lettura di qualche tavola del settimanale umoristico “Charlie Hebdo” per comprendere quanto l’ironia, talvolta, possa trasformarsi in una vera e propria arma temuta da tutti.

L’autore
Giovanni Dozziniè nato a Perugia. Giornalista e traduttore, alcuni suoi articoli sono stati pubblicati su “Europa”, “Huffington Post Italia”, “Pagina99”, “OndaRock”. Ha scritto “Il cinese della piazza del pino” (Midgard 2005), “L’uomo che manca” (Lantana 2011) e “La scelta” (Nutrimenti 2016). È tra gli organizzatori del festival di letteratura in lingua spagnola “Encuentro”.

Paquito

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