Lettore medio

Non è triste Venezia (Francesco Erbani)

9788862668859_0_0_472_75Luccica per davvero o è uno scherzo dell’immaginazione,una memoria che riaffiora? Di scherzi come questo Venezia è maestra, abile nel trasferire il presente nel passato e viceversa.

Non un semplice reportage. Quel che Francesco Erbani realizza con “Non è triste Venezia” (edito da Manni Editori) è un’attentissima analisi dello stato di una città che, nonostante la storia millenaria, sembra vivere ormai di ricordi sbiaditi e rimpianti per le occasioni mancate. Una città sempre più a misura di turista (con un potenziale comunque sfruttato poco e male) e con cittadini sempre meno affezionati alla terra di Marco Polo.

Il punto di forza di questo volume sta, senza dubbio, nello straordinario lavoro di documentazione effettuato dall’autore. Erbani non si limita a riportare dati statistici, preferendo invece affidarsi al racconto di imprenditori, politici, artigiani e semplici residenti. Testimonianze alle quali si aggiunge l’esperienza vissuta, durante i suoi soggiorni, in un luogo in grado di conservare, nonostante tutto, il proprio fascino.
Con lo spirito critico del giornalista, Erbani riporta pure dati preoccupanti per istituzioni e imprenditori poco lungimiranti o, forse, troppo disinteressati alle sorti di una città che attrae turisti ma allontana i residenti.
Non aggiungo altro e lascio la parola all’autore…

Non è triste Venezia. Come è nata l’idea di questo volume? Dal desiderio di smontare un luogo comune: Venezia è una città che non ha più storia e non ha futuro. Non è solo la città romantica del Ponte dei sospiri – giusto per citare uno scorcio romantico – ma non è neppure una città al collasso come si vuole far credere.
Cosa concretamente si potrebbe (e si dovrebbe fare) per far sì che Venezia diventi, innanzitutto, una città da vivere e poi da visitare? Venezia offre tantissimi spazi. Si potrebbero intercettare ricercatori, studiosi, artigiani. Ma vanno individuati tra le nuove leve. Basti pensare alla laguna e al suo fragile equilibrio che potrebbe divenire oggetto di studio, di manutenzione e di tutela. L’Arsenale – che occupa un sesto del territorio – potrebbe trasformarsi in uno spazio per cantieri navali, per l’artigianato e la cultura, rispolverando la sua natura originaria. Venezia, insomma, potrebbe regalare tantissime opportunità semplicemente studiando sé stessa.
MO.S.E.: potenziale risorsa (mal sfruttata) o semplice fallimento dal punto di vista imprenditoriale e politico? Senz’altro la seconda. Mettendo da parte le indagini in corso e le valutazioni della magistratura – secondo cui era il Consorzio Venezia Nuova il controllore di sé stesso – parliamo di un’opera rimasta tutt’ora incompleta che è costata oltre cinque miliardi e mezzo di euro realizzata in un sistema completamente monopolistico e senza alcun tipo di confronto con altri progetti. E che non si ha la certezza che possa funzionare. Inoltre ci si trova di fronte a un progetto ormai obsoleto e alla necessità di una manutenzione di tutta l’opera i cui costi sfiorano i cento milioni l’anno.
Assai spesso citi Marco Polo, tuttavia a me è venuto in mente un altro celebre viaggiatore: Corto Maltese. Ha mai pensato all’eroe di Hugo Pratt, mentre scriveva questo libro? Confesso di non averlo fatto. Tuttavia non mi meraviglio che Pratt – intensamente veneziano – abbia ambientato qui una delle storie di Corto Maltese. Un personaggio che sembra incarnare perfettamente lo spirito di una città che non può e non deve morire.

Titolo: Non è triste Venezia. Pietre, acque, persone. Reportage narrativo da una città che deve ricominciare
Autore: Francesco Erbani
Casa editrice: Manni Editori
Genere: reportage
Pagine: 232
Anno: 2018
Prezzo: € 15,00
Tempo medio di lettura: 3 giorni
Dopo aver letto questo romanzo: Concedersi una passeggiata tra le calli veneziane, immaginandosi Marco Polo, poi Corto Maltese, poi un turista che vuol lasciarsi travolgere dalla magia di questa città. Infine un cittadino che vuol riappropriarsi di questi spazi.

L’autore
Francesco Erbani è nato a Napoli nel 1957, vive a Roma, trascorre molto tempo a Venezia. È giornalista di “Repubblica”, dove lavora nelle pagine culturali.Si occupa di inchieste sul degrado urbanistico e ambientale del territorio italiano. Nel 2003 ha vinto il premio di Giornalismo civile e nel 2006 il premio Antonio Cederna. È stato il curatore del Città territorio festival di Ferrara e di Leggere la città di Pistoia. Ha pubblicato “L’Italia maltrattata” (Laterza 2003), il libro-intervista con Tullio De Mauro “La cultura degli italiani” (Laterza 2004), “Il disastro. L’Aquila dopo il terremoto: le scelte e le colpe” (Laterza 2010), il libro-intervista con Leonardo Benevolo “La fine della città” (Laterza 2011), “Roma. Il tramonto della città pubblica” (Laterza 2013), “Pompei, Italia” (Feltrinelli 2015), “Roma disfatta” (con Vezio De Lucia, Castelvecchi 2016).

Paquito

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