Lettore medio

Sogni e Altiforni (Gordiano Lupi e Cristina De Vita)

9788864902111_0_0_300_75Vivere con i ricordi ti riempie il cuore di una struggente felicità. Vivere di ricordi no. Vivere di ricordi fa morire in fretta.

Può, il calcio, diventare il pretesto per parlare di sentimenti? Sì, soprattutto nel caso del romanzo “Sogni e Altiforni”, di Gordiano Lupi e Cristina De Vita (edito da A.CAR.), sequel del romanzo “Calcio e acciaio” (scritto da Lupi e già recensito dal nostro blog).
Una storia di sport e sentimenti nella quale ritroviamo Giovanni, l’ex bomber dell’Inter, divenuto ormai un uomo maturo che guarda la vita con un pizzico di disincanto e con l’occhio critico di chi rimpiange il passato. La sua Piombino è completamente cambiata e lo stesso è accaduto a quel calcio cui non riesce a rinunciare (ogni domenica è allo stadio a sostenere il Piombino). Ma la riflessione più profonda Giovanni la fa in merito ai sentimenti: non hai mai costruito una famiglia e si è accorto adesso di sentire un vuoto al suo fianco. Vuoto che si riapre nel momento in cui il destino gli riserva un incontro speciale: Debora, la sua storica fidanzata ai tempi di Trani. Cosa accadrà dopo questo incontro?

Non aggiungo altro lasciando ai lettori la possibilità di scoprirlo. Mi limito a promuovere questo romanzo come il precedente, tanto dal punto di vista stilistico (Gordiano Lupi e Cristina De Vita hanno una scrittura accogliente che permette al lettore di emozionarsi quando si parla di sentimenti, ma pure quando l’argomento principale è il calcio), quanto dal punto di vista della trama: lineare e avvincente. Ottima, infine, la gestione dell’introspezione dei personaggi, presentati soprattutto attraverso quelle debolezze che li rendono “umani”. Ed ora la parola agli autori…

Una vena malinconica permea le pagine di questo romanzo. Cosa spinge Giovanni a sentirsi così nostalgico? Amore, età, rimpianti?
GL: Giovanni ha fatto una scelta inseguendo un sogno (diventare un calciatore famoso) ma adesso che gli anni dei successi sono lontani rimpiange il fatto che per realizzare un sogno ha dovuto rinunciare al solo amore della sua vita. In ogni caso, la nostalgia di Giovanni non è solo per una donna ma anche per una terra cambiata, per un mondo diverso da quello dove è nato e cresciuto. E non è mai nostalgia fine a se stessa, lui è uno che vive con i ricordi, non di ricordi. La differenza è sensibile.
Spesso Giovanni si confronta con la realtà che lo circonda. È cambiato il calcio, la politica, ma pure i rapporti interpersonali non sono più gli stessi. Si sente inadeguato?
GL: In realtà no, perché vive secondo le sue idee e fa le scelte che gli detta la sua personalità. Certo, sente la diversità tra il suo modo di pensare e il mondo circostante, questa cosa lo fa soffrire, ma si è ritirato in un cantuccio d’ombra romita, in mezzo a tante sicurezze, come il calcio e l’amore per la sua terra.
Un calcio come quello vissuto, e ancora amato, da Giovanni esiste ancora o è pure utopia per gli amanti del passato?
GL: Io direi che esiste ancora nei campi di periferia, dove le partite cominciano sempre alle 14 e 30, gli ultras sono simpatici ragazzi che cantano, puoi persino sederti accanto a loro e bere una birra insieme. Ti invito allo Stadio Magona per la prossima partita dell’Atletico Piombino, campionato di Eccellenza, puoi toccare con mano…
Che cosa ti aspetti da questo romanzo?
GL: In realtà niente, ho smesso da tempo di covare aspettative irrealizzabili. Avevo bisogno di scrivere questa storia e di mettere a punto alcuni temi appena abbozzati nel precedente (“Calcio e acciaio”). Credo che sia venuto fuori un romanzo più maturo e interessante, spero che qualcuno lo legga e ci rifletta sopra, mi piacerebbe che un eventuale lettore ci trovasse un po’ della sua vita.
Parlare d’amore è sempre estremamente difficile, tuttavia permette all’autrice (o all’autore) di mettersi a nudo. Ergo, cos’è per te l’amore e quanto è difficile parlarne in un romanzo?
CDV: Nell’ultimo verso del Paradiso di Dante Alighieri, il sommo poeta scrive: “L’amor che move il sole e l’altre stelle”, bene per me l’amore è il motore che ci spinge ogni mattina ad aprire gli occhi sul mondo e a dire “Abbracciamo questa giornata con un sorriso”.
Debora (per ragioni note a chi leggerà o ha letto il romanzo) segue il calcio con grande interesse. Una passione funzionale alla trama o c’è qualcosa di “autobiografico”?
CDV: L’Inter da sempre è stata ed è la mia squadra del cuore, ho seguito il calcio fin da bambina, soprattutto tra gli anni ’80 e i ’90, quando il calcio giocato era davvero un’altra cosa rispetto a oggi.
Infine, una domanda marzulliana: guardandoti allo specchio, in cosa e quanto siete simili tu e Debora?
CDV: Debora mi somiglia perché è una donna forte che riesce a trovare la forza dentro di sé per guardare avanti, e per essere sempre propositiva, il tutto condito da ottimismo e da ragionevolezza. Debora è una femminista ante litteram in una cittadina di provincia, si rimbocca le maniche ma non ha perso il gusto per gli uomini che regalano rose e cioccolatini.Nel romanzo ci sono diversi spunti autobiografici che – chi mi conosce e ha letto il libro – ha individuato subito, come il legame – indissolubile – con il mare.

Titolo: Sogni e Altiforni. Piombino-Trani senza ritorno
Autori: Gordiano Lupi e Cristina De Vita
Casa editrice: A.CAR. edizioni
Genere: sportivo/sentimentale
Pagine: 311
Anno: 2018
Prezzo: € 15,50
Tempo medio di lettura: 5 giorni
Suggerimenti di lettura:“Dell’amore e di altri demoni” di Gabriel García Márquez; “Febbre a 90°” di Nick Hornby.

Gli autori
Gordiano Lupi si occupa di cinema e letteratura cubana. Traduce autori ispanici. I suoi ultimi romanzi “Calcio e acciaio” (2014) e “Miracolo a Piombino” (2016), entrambi editi da A.car edizioni, sono stati presentati al Premio Strega.

Cristina De Vita vive a Bari con la figlia Annalaura. Collabora con testate giornalistiche e associazioni del territorio. È l’ideatrice di incontri su Fernando Pessoa.

Paquito

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