Lettore medio

Genesi 3.0 (Angelo Calvisi)

9788896176641_0_0_300_75Per le varie specie di invertebrati sono il boia. Per i grilli e le formiche sono l’oscuro deterrente. Io mi considero il sovrano dei pidocchi delle foglie.

Dirompente. Ritengo sia questo l’aggettivo giusto per recensire “Genesi 3.0”, il nuovo romanzo di Angelo Calvisi edito da Neo edizioni, il più apocalittico dei romanzi di formazione che abbia mai letto.
Simon è un ragazzo che vive a Peppenhoven, in Germania, minuscola realtà ai margini del bosco e del mondo civilizzato. Le sue sole compagnie sono il Polacco, un ex militare col quale il giovane vive un rapporto di odio e amore, la gallina Mitropa e il sesso. Già, perché Simon è ossessionato dalle donne, dall’autoerotismo e dalla ricerca costante del piacere. Cosa accadrà al giovane quando raggiungerà la Capitale?

La risposta è contenuta nelle pagine di un libro che ho adorato. Una scrittura spigolosa e diretta, fatta di dialoghi senza filtri e scene forti (tanto quelle di sesso quanto quelle legate alla violenza) che non vengono offerte gratuitamente al lettore ma che fanno parte di un processo evolutivo che ingloba l’intera comunità descritta nella storia. Inoltre, la cura maniacale che l’autore dedica ai personaggi rende questi facilmente riconoscibili attraverso pochi, ma preziosi dettagli.
Non aggiungo altro e lascio la parola all’autore…

Genesi 3.0. Come è nato questo romanzo? Sul “come” non saprei cosa dire. La dimensione onirica è nel testo così marcata che per rispondere a questa domanda e sciogliere tutti i nodi logici e motivazionali ci vorrebbe un analista! So però che è nato in un paesino della valle del Reno, Peppenhoven, dove ho vissuto fino a qualche tempo fa in una condizione di grande isolamento emotivo e sociale. Nonostante non sia per nulla un racconto realistico, a me sembra che “Genesi 3.0”sia il libro più autobiografico che abbia mai scritto, perché, pur essendo inverosimile, grottesco e a tratti molto comico, riflette lo stato d’animo che mi attraversava in quel periodo e l’insopportabile solitudine di cui sopra.
Nel futuro distopico che hai immaginato, qualunque città potrebbe diventare il set di questa storia. Tuttavia c’è un posto in particolare al quale hai pensato per ispirarti? Ogni villaggio, ogni città o metropoli della Germania. L’interpretazione che do io di quel Paese (dopo averci vissuto, come accennavo, per qualche anno) è che sia un posto di pazzi, disperati e asociali che non aspettano altro che un altro invasato con i baffetti per annettersi di nuovo l’Österreich. La landa della desolazione, dove c’è una regola per tutto (anche per rispondere al telefono, e non scherzo: nei libri di grammatica per stranieri ti insegnano che quando rispondi al cellulare è buona norma aspettare il terzo squillo, perché se rispondessi immediatamente il tuo interlocutore, dall’altro capo del “filo”, potrebbe spaventarsi!), dove l’ordine è maniacale, dove i guanti non si chiamano guanti, ma “scarpe per le mani” e dove, infine, il cielo è azzurro non più di venti giorni all’anno. Tutto questo non poteva che riflettersi nel mio scritto.
Simon e il Polacco: una straordinaria complementarietà, ma pure un rapporto molto controverso. Da un lato un allievo desideroso di apprendere tanto dal suo mentore, dall’altro una potenziale vittima che vuol ribellarsi al suo probabile carnefice. Che tipo di rapporto c’è tra i due? Il Polacco, come tutti i militari, è un sadico, un prevaricatore e un violento. Simon, come tutte le vittime, anela all’emancipazione, come dici tu, ma è anche un masochista. Insieme formano una famiglia: sui generis, certo, ma pur sempre tale. Anche questo aspetto (l’idea della famiglia come istituzione infernale) è abbastanza autobiografico, nel senso che è una mia idea fissa. Benedetto XVI (tedesco, non a caso) ha detto che la famiglia è il primo mattone della società. E se la società è quella che è significa che anche la famiglia tradizionalmente intesa (di cui la coppia Simon-Polacco è una parodia) qualche problemino lo veicola.
E ora parliamo di sesso. Numerose sono le occasioni in cui Simon si masturba e altrettante le occasioni in cui pensa al sesso. Necessità fisiologica, ossessione o altro? Psicanaliticamente la compulsione masturbatoria è un elemento che ci riporta non solo alla noia, ma anche alla necessità di Essere, di riuscire a “sentire” il rumore distante della propria vita. Insomma: Simon si masturba per provare a sé stesso di esistere.
Quale messaggio hai voluto comunicare con questa storia? Non ragionerei in termini di messaggio, ma in termini di visione della realtà (seppure in forma allegorica). E allora ecco qui: a me pare che il mondo sia in mano ai pazzi. Mi pare che, a livello globale, l’alternanza politica preveda il fronteggiarsi di due schieramenti: i prepotenti da una parte e gli incapaci (con sfumature di idiozia) dall’altra. A volte, pensa: in certi Paesi dei Balocchi capita che con un incredibile gioco di prestigio questi schieramenti si alleino, non è strano? In sostanza: mettendo in scena tale meccanismo di conflitto/alleanza – meccanismo visto dagli occhi di un alienato, isolato, disadattato (Simon, appunto) – Genesi 3.0 è fondamentalmente una satira irriverente, claustrofobica, divertita (e mi auguro divertente) sul Potere.
Quali sono stati i primi feedback da parte dei lettori? Negativi, perché non sono stato ancora chiamato dall’Accademia svedese per la candidatura al Nobel. Scherzi a parte, in realtà non lo so. Il papà di un mio carissimo amico ha detto che è il libro migliore da lui letto negli ultimi tempi. Spero che non sia uno di quei lettori da un libro ogni decennio.
Prima di salutarci domanda marzulliana: se l’autore si rispecchia in quel che scrive, quali sono i punti in comune con: Simon, il Polacco e la Madre? A tratti, come Simon, presento caratteri tipici di quei soggetti che gli psicanalisti definiscono passivi-aggressivi. Come il Polacco, invece, tendo ad avere spropositati attacchi d’ira, soprattutto guardando le partite della mia squadra del cuore, il Genoa Cricket and Football Club 1893 (scrivilo per esteso, gentilmente). Come la Madre manipolo, in modo più o meno consapevole, chi mi sta intorno e riesco facilmente a portarlo dalla mia parte. O forse sono solo un poveretto che è convinto, come certi malati di mente, di poterlo fare.
Saluta i lettori medi:lettore medio, uno, nessuno, centomila: ti abbraccio e ti invito alla lettura: forse non sembra, ma ti garantisco che questo libro parla anche di te.

Titolo: Genesi 3.0
Autore: Angelo Calvisi
Casa editrice: Neo edizioni
Genere: distopico
Pagine: 155
Anno: 2019
Prezzo: € 15,00
Tempo medio di lettura: 3 giorni
Suggerimenti di lettura: Qualsiasi romanzo di Philip K. Dick.

L’autore
Angelo Calvisi genovese, nella vita ha svolto mestieri disparati: il giornalista, l’attore, il responsabile di un negozio di dischi e, tra il 2007 e il 2015, il cooperatore sociale. Dal 2015 al 2017 ha vissuto a Bonn, dove ha insegnato Italiano. Ha pubblicato saggi, graphic novel e diversi romanzi. Per “Il geometra sbagliato”(secondo episodio della sua “Trilogia dei Matti”) è stato paragonato ad autori come Volponi, Villaggio e Gogol. Nel 2018 è uscito al cinema “Lazzaro”, film che lo ha visto impegnato come attore e, assieme al regista Paolo Pisoni, come sceneggiatore. Con “Adieu moncœur” (CasaSirio, 2016) ha vinto il premio “Quel libro nel cassetto”. Genesi 3.0 è il suo ultimo romanzo.

Paquito

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