Lettore medio

Come le storie che cominciano (Christian Capriello e Armando Grassitelli)

9788894393101_0_0_454_75Mi sono sempre chiesto: cosa accadrà il giorno che dovessi diventare padre?
Bene, ancora non lo so a dire il vero. So però cosa accade nel momento in cui tua moglie ti dice: sono incinta.
Sudorazione, speranza, gioia, terrore, affetto, amore, paura, e una serie interminabile di emozioni che trovano una magistrale sintesi nella parola: Marò.
Marò, da oggi sono un nascituro padre di un nascituro figlio.
Marò, da oggi devo mettere da parte i soldi per la culla.
Marò, un anno di matrimonio e già la luna di miele è finita.
Marò, sto mangiando il quarto panino, in questo momento ho un fiato capace di fermare la metro a Piazza Dante (non è che ci voglia poi molto, la metro è già piuttosto capace di suo), e non ho ancora ritelefonato ad Alessia. Questo è un problema.

Alessia è sposata con Andrea, Francesca è sposata con Marco. Giovani coppie di Napoli, ignote l’una all’altra. Nello stesso giorno, le due donne scoprono di essere in dolce attesa. Da questo momento, inizieranno una serie di situazioni spassose e ai limiti del grottesco. Nel corso della gravidanza si uniranno ai protagonisti tanti bizzarri personaggi che, intorno a un evento piuttosto ordinario come la nascita di un bambino, andranno a creare situazioni sempre più straordinarie, che muteranno giorno dopo giorno gli equilibri delle due coppie.
Un romanzo sulla vita? Non esattamente. “Come le storie che cominciano” di Christian Capriello e Armando Grassitelli (edito da La Bottega delle parole) è molto di più. Perché la vita in tutte le sue molteplici sfaccettature, quello che sembra il nucleo centrale di tutto il romanzo, è in realtà un espediente letterario per fare satira di costume e denuncia sociale. La vera domanda che gli autori si pongono è: che mondo stiamo lasciando nelle mani dei nostri figli? E lo fanno con una leggerezza e un umorismo che strizzano l’occhio al Ben Stiller de “I sogni segreti di Walter Mitty”, spaziando tra realtà e immaginazione con tuffi nel surreale e nel grottesco.
Raccontato in prima persona da più punti di vista, balzano subito all’occhio due stili di scrittura molto diversi tra loro: più fresco e comico Grassitelli, più riflessivo e sognatore Capriello. A rendere interessante la narrazione sono le innumerevoli citazioni cinematografiche e musicali (il titolo del romanzo è un verso di una canzone di Gianni Togni), oltre che una serie di metafore e paragoni esilaranti, come la scelta di accostare il momento del parto all’atterraggio su pista di un aereo.
Per gli amici del Lettore Medio li ho intervistati in questa simpatica intervista doppia.

Armando e Christian. Come e quando vi è venuta l’idea di scrivere un romanzo a quattro mani?
A: È nata a settembre del 2016, quando ci siamo rincontrati dopo alcuni anni, Christian ha apprezzato il mio esordio, e fu lui a lanciare l’idea. Io l’ho preso in parola, e dopo avere scambiato qualche chiacchiera a novembre venne la folgorazione.
C: Galeotto fu un incontro in un bar. Apparentemente innocuo, sulle prime. Deflagrante, in realtà. Caratteri diversi, modi di pensare talvolta diametralmente opposti. Due penne diverse, ma, come potrà notare chiunque ci farà l’onore di leggere il libro, un aspetto in comune. Ebbene sì, lo ammettiamo. Qualche rotella di normalità ci manca.
Perché il titolo ispirato proprio a Gianni Togni?
A: Il titolo è stata l’ultima cosa del libro, non perché la meno importante, ma perché eravamo partiti con tutt’altra idea: dare voce solo ai 6 protagonisti, le due coppie e i due bimbi; ma man mano il libro ha acquistato colori e personaggi nuovi, per cui abbiamo virato. La discussione sul titolo è durata tanto, e ancora dura. Gianni Togni è il cantante preferito di uno dei protagonisti, ma in realtà la frase ci è sembrata adattissima a narrare una serie di piccole storie che si incastrano l’una nell’altra.
C: Beh, nello sperare che Gianni Togni non si rivoltasse nella villa, alla fine del percorso di scrittura abbiamo concordato che dare quel titolo fornisse tono e connotazione appropriata a uno dei personaggi del racconto in particolare, e all’intero romanzo in generale. Anche la musica è una componente importante nel romanzo, e il sogno, la spensieratezza, l’umiltà che trasuda dai versi di alcune sue canzoni calzavano a pennello con il nostro narrato. Ah, a proposito: Gianni Togni ha il nostro libro! E dopo averlo letto ha gradito non poco.
Quali sono i vostri generi letterari preferiti e quali sono state le fonti d’ispirazione per questo libro?
A: Questa è facile. Scherzo. A me piace la letteratura umoristica, un poco british ma soprattutto spiazzante; per intenderci, tra i classici il mio modello è “Tre uomini in barca” di Jerome K. Jerome, tra i contemporanei adoro “La versione di Barney” di Mordecai Richler (che ho anche spudoratamente copiato in un capitolo del mio primo libro, anche se nessuno se ne è accorto).
C: Io leggo di tutto. Ho un amore per il fantasy, a patto che non sia di carattere bellico. Ma non mi fermo mica qui. Vado dai grandi classici alla letteratura contemporanea, dai quotidiani ai cruciverba, per finire dal manuale di istruzioni della pista delle Hot Wheels alla distribuzione degli ingredienti dei Pan di Stelle. Noi siamo quello che mangiamo, ma appariamo al prossimo soprattutto per quello che leggiamo.
Chi dei due è più:
Comico.
A: Io, ci sono dubbi?
C: Diamo a lui lo scettro, ci tiene assai. Sì, Armando fa ridere. E sa far ridere.
Bello.
A: Io, ci sono dubbi?
C: Propongo di lasciare libera scelta allo spettatore, come nei contest televisivi: Codice 01: Christian Capriello; Codice 02: NON Armando Grassitelli. Che dici? Che già stanno scoppiando i centralini?
Intelligente.
A: Qui ce la giochiamo; secondo me lui, ma io simulo bene, so poco di tante cose: sono il giocatore ideale di Trivial Pursuit.
C: Ahia, qui entri in un campo minato. Me la cavo dicendo che esistono diversi tipi di intelligenza. Ma ne esiste un tipo particolare che ho sperimentato in questo lasso di tempo in cui abbiamo scritto il libro insieme, ed è quello della sopportazione. Da questo punto di vista, direi che è più intelligente lui.
Acculturato.
A: Lui, senza dubbi.
C: Tu proprio vuoi creare la disturbata, eh? (Ride). Diciamo che ragioniamo su livelli socio-culturali diversi: lui proviene dall’associazionismo e ha una laurea di carattere legale. Io sono ingegnere e quindi superiore per definizione, ma la mia umiltà non mi consente di offenderlo oltremodo. Ah, a proposito, pure questa storia dell’ingegnere con la capa quadrata è una sciocchezza. Guarda me: se avessi solo quattro spigoli fra orecchie e capelli credi che ce la farei a essere così folle come sono?
Cosa invidi all’altro autore?
A: Il metodo e la costanza; io per tirare fuori tre pagine devo essere veramente ispirato, lui caschi il mondo ogni sera produce e sforna idee e spunti a getto continuo.
C: Per definizione, io non sono capace di invidiare. È un sentimento triste, negativo. Quanto ad Armando, parlerei assai più che altro di ammirazione. È uno che, a fronte di una apparente e solida scorza di perentorietà, ha gran cuore. Oltre a possedere, visibilmente, un gran talento narrativo. Gran capacità di associare eventi reali alle cose della vita, l’abilità di saper ricondurre le conseguenze dei medesimi a spunti di riflessione. Poi ha buona memoria. Ricorda un fiume di apparenti facezie, le mette insieme e ci tira fuori un racconto avvincente. Non si vince il Premio Massimo Troisi per caso. E lui se l’è meritato.
Cosa credi che lui invidi a te?
A: L’immediatezza della battuta, specie dal vivo, o comunque la voglia di ridere di me e degli altri senza remore.
C: Credo che lui riconosca e apprezzi in me la gran capa tosta. Sa che, quando mi cimento in una cosa, non la mollo se non le ho provate proprio tutte. La perseveranza, la pazienza, l’ottimismo. E poi, a prescindere, c’è stima reciproca: non si scrive un libro con qualcuno che non stimi. Certo, sono proprio curioso di conoscere la sua risposta alla stessa domanda. A proposito: nel dubbio, hai un battipanni da prestarmi?
Dal romanzo traspare un amore sconfinato per Napoli, ma soprattutto per la sua squadra di calcio. E se tuo figlio/a dovesse tifare per un’altra squadra?
A: Ne dubito. L’imprinting arriva dalla culla: a parte mamma e papà, la prima parola che ha imparato mia figlia Giorgia è stata marekhamsik!
C: Nessun problema, credo che lo sport debba accomunare e non dividere. Gli vorrò sempre bene, e ogni sera continuerò a rimboccargli amorevolmente le coperte, scendendo le scale, candela in una mano e catenaccio da tre chili e mezzo nell’altra, per portargli tutto il mio affetto nell’ambiente volutamente poco illuminato che, con tanto amore, gli avrò riservato nella parte più umida della nostra cantina. Scherzi a parte, per chiunque si ritroverà a tifare, l’importante è che lo faccia in modo oculato. Il calcio è passione, ma non mi piace la piega che sta prendendo.
Il romanzo avrà un seguito? Se sì, come si intitolerà e a quale cantante sarà ispirato stavolta il titolo?
A: Sinceramente, a me non piace la ciclicità, credo che i personaggi abbiano detto quello che dovevano dire, comunque mai dire mai.
Se ci dovesse essere una ispirazione musicale, avrei l’imbarazzo della scelta; la mia cultura è dichiaratamente pop, per cui, se fosse autobiografico, me la caverei con “I know this much is true” dei miei amati Spandau Ballet; in ambito italiano, amo quei cantanti in grado di costruire canzoni sulle quali ci si possa vestire, per cui saccheggerei tra i miei idoli Fossati, Vecchioni o De Gregori. Per dire, uno dei titoli in ballo era “Le storie siamo noi”, ma abbiamo scoperto che c’era già un libro con questo nome.
C: Se il libro avrà un seguito? Io spero di sì. C’è ancora tanto da dire, e non ti nascondo che in tanti ce l’hanno chiesto, o, per certi versi, addirittura commissionato. Io porrò in campo l’idea. Armando, lo so, già trema al solo pensiero di doversi impelagare in un altro anno e mezzo (previsione ottimistica!) di litigate con me. Ma – e promettimi di non dirglielo – io lo so che non vedrebbe l’ora di ricominciare. Del resto, “Come le storie che cominciano”, come dice il maestro Pino Imperatore «è un libro che non ha un inizio e non ha una fine». Un diario lasciato volutamente aperto. E, proprio per questo, possiamo ancora aggiungere a piacere.
A quale cantante sarà ispirato il titolo? Mmm… Gigi D’Alessio? No, “Non dirgli mai come le storie che continuano” non mi convince molto.

Titolo: Come le storie che cominciano
Autori: Christian Capriello e Armando Grassitelli
Genere: umoristico
Casa editrice: La Bottega delle parole
Pagine: 265
Anno: 2018
Colonna sonora: John Lennon e Fabio Concato
Film consigliato: “I sogni segreti di Walter Mitty” – Ben Stiller.
Tempo medio di lettura: 3 giorni.

Gli autori
Christian Capriello (Napoli, 1976) è ingegnere civile e scrittore. Sposato con Lorenza e padre di Giuseppe, ha pubblicato con Tullio Pironti Editore “Derek Dolphyn e il varco incantato” (2015) e “Derek Dolphyn e l’Emig-Mago” (2018), primi due capitoli di una saga fantasy.

Armando Grassitelli (Napoli, 1973) si occupa di amministrazioni condominiali e ha fondato l’associazione GuapaNapoli. Ex avvocato, è sposato con Marta ed è il papà di Giorgia e Silvia. Ha pubblicato “La forma imperfetta” (2016), “Dagli undici metri” (2017) e “La bambina dai capelli neri” (2018, LFA Publisher).

Giano

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