Lettore medio

Gli occhi di Firenze (Paolo Ciampi)

9788899368425_0_0_503_75È vero: non c’è niente come il cielo di Firenze in primavera. Se non forse il cielo di Firenze in autunno.

Partiamo da un assunto: “Gli occhi di Firenze”, il nuovo libro di Paolo Ciampi (edito da Bottega Errante Edizioni) non è una guida turistica né un diario di viaggio. È un gioco letterario tra un editore e uno scrittore. Il primo affida al secondo il compito di realizzare un libro dedicato al capoluogo toscano; il secondo prova a raccontare la città attraverso quei luoghi che, solitamente, non finiscono sulle guide turistiche né vengono immortalati sulle cartoline.
Nasce così un libro fatto di aneddoti, nel quale trovano spazio testimonial d’eccezione – Dante Alighieri su tutti – ma pure nomi meno blasonati, come Zoroastro da Peretola, semisconosciuto nobile fiorentino che testò la macchina volante realizzata da Leonardo da Vinci.
Non di sola arte vive la città, ed ecco che Ciampi propone dei piatti tipici – il lampredotto su tutti – attraverso i quali gustare una Firenze tanto rinascimentale quanto contemporanea.

Quel che ho più apprezzato di questo libro è il desiderio, da parte dell’autore, di raccontare una città vissuta con l’occhio del turista in casa propria: Ciampi ne sottolinea, talvolta, anche i difetti. Non cicatrici, ma graffi sul volto di una città che, col passare del tempo, vede il proprio volto solcato da rughe che non ne intaccano la bellezza. Non aggiungo altro e lascio la parola all’autore…

Gli occhi di Firenze. Da cosa nasce l’esigenza di scrivere questo libro? L’idea, devo dire, non è farina del mio sacco, mi è stato suggerita dall’editore, a conclusione di una bella cena al Pisa Book Fest. All’inizio ero titubante, avevo l’impressione che su Firenze fosse già stato detto e scritto tutto. L’unico modo era provare a modo mio, facendo quello che mi piace fare: camminare, magari senza una meta, andare dietro alle mie curiosità. E sì, usando occhi diversi per una città che non smette di reinventarsi. Firenze, il posto dove ho sempre abitato, è diventato il mio viaggio più lontano.
Giornalista, scrittore, turista, semplice passeggiatore: quante anime convivono in te e quale spirito ti ha animato durante la stesura di questo volume? Anche se forse dirlo è una forma di presunzione, non mi piace definirmi turista, il turista è colui che si muove senza accettare l’esperienza di cambiamento. Preferisco dirmi viaggiatore, perché il viaggiatore si mette in gioco e riesce a essere tale anche sotto casa. E poi mi piace considerarmi una persona che si mette in ascolto delle storie che un luogo è sempre in grado di consegnarti.
Firenze non è solo monumenti e storia, è pure cibo. Suggerisci un piatto che – in maniera quasi “proustiana” – ci riporti alla mente questa città ogni volta che l’assaggeremo. Troppo facile dire la bistecca alla fiorentina, ma la bistecca è un piatto troppo importante, eccessivo, oserei dire divisivo, a prescindere da come la si pensi sulla carne. Preferirei dire l’umile lampredotto, lo street-food di Firenze da sempre, da prima ancora che la parola street-food circolasse: cibo da chiosco, da consumare in piedi, con un bicchiere di vino e una chiacchiera gomito a gomito. E per chi non gradisce, ecco, raccomando la schiacciata all’uva, che in autunno ci riporta alle nostre radici, nella terra che ci circonda: la mia madeleine.
Quali sono stati i primi feedback da parte dei lettori? Anche gli amici per ora non hanno avuto niente da ridire e questo è sorprendente: noi siamo quella città, scrivo nel libro, che nel calcio aspetta a gloria il terzo scudetto, ma una volta conquistato farebbe spallucce: era meglio il secondo. Scherzi a parte, la cosa più bella è che in diversi mi stanno chiamando da fuori Firenze e mi dicono: si verrebbe da te a camminare.
Numerose sono le citazioni all’interno del libro, non soltanto tratte dai classici e dalle pietre miliari della letteratura, ma pure da capolavori del secolo appena trascorso. Quale aforisma (presente nel libro o uno che ti sovviene adesso), a tuo parere, racchiude l’essenza di questa città? In fondo ci starebbe bene l’Italo Calvino con le sue “Città invisibili”, quando dice che le città sono fatte di desideri e paure. Mi piace poter pensare che Firenze sia ancora fatta più di desideri che di paure.
Non solo i “luoghi da cartolina”, ma anche e soprattutto posti nei quali apprezzare la bellezza delle piccole cose. È questa la Firenze che preferisci? Assolutamente sì. Mi piace la Firenze che non si deve vedere per forza, la Firenze fuori dal terribile imbuto che ingoia comitive su comitive. La Firenze dove i ritmi si allentano e la folla si rarefa, dove a volte c’è perfino silenzio. E poi ci sono tanti scorci di bellezza, tante storie da raccontare, persino in periferia. Mi piacerebbe che questo libro fosse inteso come un suggerimento anche per chi non è fiorentino e persino per chi non ha affatto intenzione di venire a Firenze. Che possa essere usato per passi e parole su altre città, ispirando cammini che arrivano alla meta perché non hanno una meta.
Saluta i lettori medi. Che dirvi, se non che è meravigliosa questa rete che unisce lettori e letture? Anche questo è un modo per tenere a galla ciò che di migliore c’è nel nostro Paese. E allora buone parole, buoni passi a tutti.

Titolo: Gli occhi di Firenze
Autore: Paolo Ciampi
Illustrazioni: Elisabetta Damiani
Casa editrice: Bottega Errante Edizioni
Genere: saggistica
Pagine: 240
Anno: 2019
Prezzo: € 14,00
Tempo medio di lettura: 5 giorni
Dopo aver letto questo romanzo: Prendere il primo treno (ma pure l’auto o l’aereo) e concedersi una vacanza a Firenze.

L’autore
Giornalista e scrittore fiorentino, Paolo Ciampi ha lavorato per diversi quotidiani e oggi è direttore dell’Agenzia di informazione e comunicazione “Toscana Notizie”. Si divide tra la passione per i viaggi e la curiosità per i personaggi dimenticati nelle pieghe della storia. Ha all’attivo oltre venti libri, tra i quali: “L’uomo che ci regalò i numeri” (Mursia),dedicato al matematico Fibonacci; “Tre uomini a piedi” (Ediciclo) e “Per le Foreste sacre” (Edizioni dei Cammini). Con Tito Barbini è uscito per Clichy con “I sogni vogliono migrare”. Ha due blog, ilibrisonoviaggi.blogspot.ite passieparole.blog

Paquito

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