Lettore medio

Il sogno della macchina da cucire (Bianca Pitzorno)

9788845299032_0_0_503_75

“Ascoltami,” disse gravemente miss Lily Rose. “Sei giovane, e ti può capitare di innamorarti. Ma non permettere mai che un uomo ti manchi di rispetto, che ti impedisca di fare quello che ti sembra giusto e necessario, quello che ti piace. La vita è tua, tua, ricordalo. Non hai alcun dovere se non verso te stessa.”

In una piccola città della provincia italiana, una giovane donna conduce una vita semplice, fatta di mille sacrifici. Rispetto a tante sue coetanee, però, è fortunata: grazie alla lungimiranza di sua nonna ha imparato un mestiere, quello di sartina, che le consente di essere autonoma e di vivere dignitosamente, seppur in maniera modesta. È lei stessa, la sartina – di cui non conosciamo nemmeno il nome – a raccontarci la sua storia, che si intreccia con quella di altri personaggi, come la marchesina Ester, miss Lily Rose e il giovane Guido. Ognuno di loro avrà un ruolo fondamentale nella vita della sartina, accompagnandola nel suo processo di crescita o supportandola nei momenti di difficoltà. Riuscireste mai a immaginare che tutte queste storie di vita ruotino intorno ad una macchina da cucire?
Bianca Pitzorno, autrice de “Il sogno della macchina da cucire” (edito da Bompiani), ha costruito, partendo da questo oggetto semplice e familiare, una storia altrettanto semplice, che avrebbe potuto essere quella delle nostre nonne o bisnonne, per le quali, invece, una macchina da cucire avrebbe potuto significare un’importante fonte di guadagno e quindi di sopravvivenza.
Il racconto in prima persona della protagonista procede pacato, con un tono lieve che mi ha riportato più volte alla mente l’immagine di una nonna accanto al focolare, intenta a passare la sua esperienza a una generazione più giovane. E quella sfumatura di malinconia, tipica di chi si accinge a rimestare il calderone dei propri ricordi, ci porta a conoscere un mondo un po’ diverso dal nostro, ma soltanto perché lontano nel tempo. Infatti, proprio attraverso la voce dell’anonima protagonista (non è un caso che la sua identità resti celata per tutto il romanzo), l’autrice ci permette di scoprire che i sogni delle donne, in fondo, sono rimasti sempre gli stessi: l’indipendenza, la libertà, la felicità.
Ho letto diversi romanzi di Bianca Pitzorno e non sono mai rimasta delusa, come non rimarrete delusi voi, Lettori Medi, leggendo l’intervista che l’autrice mi ha così gentilmente concesso…

Da dove hai tratto l’ispirazione per questo libro? Leggevo un saggio sulle prime case di tolleranza pubbliche (aperte da Cavour nel 1860 per proteggere la salute dei soldati). Bastava pochissimo perché una donna (povera ovviamente) ci venisse rinchiusa senza avere la possibilità di uscirne. I mestieri esercitati dalle tollerate prima cadere in quell’inferno erano in primo luogo quello della servetta, in secondo quello della cucitrice. (D’altra parte Eugene Sue nel suo “L’ebreo errante”, aveva dimostrato con i numeri che una sartina a Parigi, anche lavorando 18 ore al giorno per sette giorni alla settimana, non sarebbe mai riuscita a guadagnarsi da vivere, neppure al livello più basilare, e che se quindi cedeva alle lusinghe di una occupazione peccaminosa non era da biasimare perché non aveva scelta.) Per uscirne, dopo un iter burocratico complicatissimo, bisognava dimostrare di essere in grado di mantenersi onestamente. Ovviamente le cucitrici non potevano dimostrarlo. Però una noticina a piè pagina del mio saggio raccontava di una tollerata che era riuscita a liberarsi dimostrando di possedere una macchina da cucire. Questo è stato il punto di partenza.
Nel corso della lettura non conosciamo mai né i luoghi in cui si svolgono le vicende narrate, né il nome della protagonista. Ci puoi spiegare il motivo di questa scelta? Volevo che la mia protagonista fosse l’emblema di tutte le sartine italiane che all’inizio del Novecento si guadagnavano duramente la vita, con la minaccia di essere chiuse in un bordello sospesa perennemente sulla testa. E volevo che la città fosse l’emblema di tutte e qualsiasi piccole città di provincia italiane dove tutti si conoscono e l’opinione pubblica, le critiche della gente, possono distruggere un’esistenza. Potrebbe essere per esempio la Donora del mio romanzo precedente, “La Vita sessuale dei nostri antenati”, ovviamente mezzo secolo prima.
Man mano che si va avanti con la lettura si scoprono, invece, molti aspetti e dettagli della quotidianità di un passato ormai lontano. La loro descrizione sono frutto di una ricerca? Se sì, quanto tempo vi hai dedicato? Nessuna ricerca. Queste cose, anche nei dettagli, le sapevo già. Per me quel passato non è poi così lontano. La sartina è coetanea di mia nonna. Quando io avevo sette anni lei, la sartina che mi ha ispirato, ne aveva circa cinquantacinque, e veniva ancora a cucire a casa mia. Io la guardavo, e ho imparato da lei a cucire (non per vantarmi, sono bravissima e se non fossi diventata presbite potrei guadagnarmi la vita come sarta. Descrivo tanti dettagli del come si cuce perché sono azioni per me familiari, che so fare e che mi piace fare). La ascoltavo anche; tante storie della sua giovinezza me le ha raccontate lei. Altre storie di quegli anni me le hanno raccontate mia nonna, mia madre, le mie zie. Qualcuna delle storie è in parte vera, e ne erano protagonisti miei parenti vicini o lontani. Mia nonna aveva poi conservato moltissimi numeri del quotidiano cittadino di inizio Novecento, pieno non solo di notizie, ma di pubblicità, barzellette, annunci economici ecc… che mi restituivano l’aria del tempo. Ma non li ho consultati per il libro, li avevo già letti per divertimento.
Un modo di dire recita che Certe cose cambiano, altre, invece, non cambieranno mai. Cosa pensi che sia cambiato e cosa invece sia rimasto uguale rispetto all’epoca in cui sono ambientate le vicende della protagonista? Parliamo dell’Italia. Nel resto del mondo i cambiamenti sono stati tanti e così vari che non ci sarebbe lo spazio per descriverli. Da noi per fortuna è crollata la barriera invalicabile che separava le classi sociali. Molti figli di poveri sono riusciti a studiare. Anche le donne hanno conquistato maggiore libertà. Ciò che sembrava superato e che invece sta ritornando è la forbice tra ricchi e poveri; la libertà non è più una questione di cosa dice la gente ma di quanto denaro possiedi.
Qual è il messaggio più importante che la storia della protagonista vuole farci arrivare? Nessun messaggio. Detesto le storie che vogliono insegnare qualcosa, che vogliono fare la morale al lettore. L’unica cosa che deve fare lo scrittore, che deve rappresentare, mettere in scena, è la complessità della vita. Un romanzo non deve dare risposte, ma spingere il lettore a farsi domande.
I protagonisti dei tuoi libri sono sempre personaggi forti, intraprendenti e coraggiosi. C’è un filo conduttore che li lega tra loro? Questo mi sembra un giudizio un po’ superficiale. Alcune delle mie protagoniste sono timidissime, come Làlalage o Diana, che senza l’aiuto e la spinta delle amiche sarebbero dei pulcini nella stoppa. Qualcuna è una stronzetta snob come Polissena. Le tre amiche di “Speciale Violante” sono diversissime tra di loro. D’altronde io stessa ho cercato di differenziare i loro caratteri. Ripetere sempre lo stesso cliché mi sembrerebbe un fallimento nella mia ricerca espressiva. Ma tra i critici si è creato questo stereotipo delle bambine in gamba della Pitzorno che io però non condivido.
Nell’ultimo periodo sei stata oggetto di critiche a causa di presunti messaggi veicolati da alcuni tuoi famosissimi libri adottati nelle scuole come, per esempio, “Ascolta il mio cuore” o “Extraterrestre alla pari”. Qual è la tua opinione in merito? Che chi vede il male, il vizio, dove non c’è, ce lo ha dentro lui stesso. I fanatici che si sentono minacciati dal cattivo esempio, non sono sicuri dei propri valori e quei presunti peccati di cui accusano gli altri hanno una gran voglia di compierli loro.
Domanda irriverente: nella tua carriera di scrittrice hai dato vita a moltissime storie che sono state anche tradotte in tutto il mondo. Ce n’è una alla quale sei particolarmente affezionata? Forse “La bambinaia francese”.
Curiosità: progetti per il futuro? A questo riguardo sono superstiziosa. Non parlo mai di un mio lavoro finché non l’ho terminato e non ne sono soddisfatta.
Come descriveresti il rapporto con i tuoi lettori? Scrivere e pubblicare è come scagliare una freccia nel buio. Non sappiamo se colpirà qualcuno e chi. Perciò quando scriviamo, io perlomeno, non possiamo pensare e adattarci a chi ci leggerà. Poi, se incontro qualche donna adulta in gamba che mi dice “Sono cresciuta con i suoi libri. E’ grazie a loro se sono quella che sono” – mi sento molto orgogliosa e commossa, ma so che non ne ho alcun merito.
Un saluto e un augurio a tutti i Lettori Medi. Il più ovvio. Buona lettura! E buona fortuna, che possiate incontrare un buon libro. Ormai ce n’è in giro tanti, troppi, che valgono poco, e fare buoni incontri è sempre più difficile. Ma non bisogna lasciarsi scoraggiare. La perla nascosta adatta a noi c’è sempre. Bisogna avere la pazienza e/o la fortuna di trovarla.

Titolo: Il sogno della macchina da cucire
Autore: Bianca Pitzorno
Genere: Romanzo biografico
Casa editrice: Bompiani
Pagine: 229
Anno: 2018
Prezzo: € 17,00
Tempo medio di lettura: 7 giorni

L’autrice
Bianca Pitzorno
è nata a Sassari nel 1942. Ha pubblicato dal 1970 a oggi circa cinquanta tra saggi e romanzi, per bambini e per adulti, che in Italia hanno superato i due milioni di copi vendute e sono stati tradotti in moltissimi Paesi. Tra i suoi titoli più noti: Extraterrestre alla pari, 1979; La bambina col falcone, 1982; Vita di Eleonora d’Arborea, 1984 e 2010; L’incredibile storia di Lavinia, 1985; Ascolta il mio cuore, 1991; La bambinaia francese, 2004; Le bambine dell’Avana non hanno paura di niente, 2006; Giuni Russo, da Un’Estate al Mare al Carmelo, 2009; La vita sessuale dei nostri antenati (spiegata a mia cugina Lauretta che vuol credersi nata per partenogenesi), 2015.

Vera

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...