Lettore medio

Addio Fantasmi (Nadia Terranova)

Addio Fantasmi“Ma tutto arriva, prima o poi, a distruggere le persone che siamo state o crediamo di essere”.

Una mattina di metà settembre, Ida, la protagonista di “Addio Fantasmi” (edito da Einaudi), ritorna nella sua città natale, Messina, per aiutare la madre durante la ristrutturazione dell’appartamento in cui è nata e cresciuta e che sta per essere messo in vendita.
Circondata dagli oggetti che per tanti anni le sono appartenuti, bloccata tra le mura che sono state testimoni di un’indicibile infelicità, Ida ritorna con la mente alla sua infanzia, al giorno in cui suo padre è uscito di casa e non è più tornato, e ai momenti successivi, segnati da quella terribile assenza in un modo che soltanto ora, a distanza di vent’anni, riesce a vedere con chiarezza.

“Addio Fantasmi” è una traversata nel dolore, un viaggio a ritroso nella scomparsa e nel lutto. Ogni pagina, ogni parola porta con sé la sofferenza e il senso di smarrimento che seguono la perdita di una figura tanto importante quanto è quella di un genitore. I fantasmi del passato perseguitano Ida, poiché ancora non è riuscita a fare pace con la mancanza d’amore del padre né con i feroci silenzi di sua madre. Dopo ventitré anni trascorsi a evitare di parlarne, giunge per la figlia abbandonata, ormai divenuta donna, il momento di affrontare l’inevitabile. Non si può guarire fuggendo via dal dolore, ci si deve passare attraverso, sentirlo tutto, prima di riuscire a lasciarlo andare. Una lezione che Ida impara a caro prezzo, un oggetto, un ricordo e una conversazione alla volta.
Lascio ora la parola all’autrice, Nadia Terranova, che ha gentilmente concesso a Il Lettore Medio un’intervista.

Com’è nata l’idea di “Addio Fantasmi”? Ho cominciato a scrivere di notte: c’erano una casa, le sue pareti umidicce, un’assenza martellante, una figlia, una madre, un lessico che si ritraeva. Per un po’ di tempo non ho capito che stavo scrivendo un romanzo. Mi dicevo: ma cos’è questa cosa? È più lungo di un racconto, forse sta bene dentro l’etichetta del monologo teatrale. Era un romanzo, ma l’ho capito qualche mese dopo, quando non la finivo più di scrivere.
Questo romanzo è dedicato ai sopravvissuti. Cosa speri trovino i lettori tra le sue pagine? Ciascuno la propria guerra e, forse, una schiarita.
Qual è il tuo personale modo di affrontare il dolore e la perdita? Possiamo supporre che la scrittura ricopra un ruolo fondamentale in questo processo? Le perdite e i dolori non sono tutti uguali, neppure nella medesima vita. Soffrire non ti mette al riparo dal non soffrire più. «Ma la grande, tremenda verità è questa: soffrire non serve a niente», scriveva Pavese, ed è vero. Non c’è un’utilità nella sofferenza, a meno che non vogliamo mettercela noi. Io non la trovo, questa utilità, ho solo trovato il modo di abitarla, perché non si può fare diversamente, finché altre realtà, altre strade non si aprono.
Il rapporto di Ida con Messina appare complesso, vicino alla classica dicotomia amore/odio. Che relazione hai tu con la tua città natale? Sono messinese fino alle ossa. Ho una casa, come Ida, e torno ogni volta che posso. Sono fatta in ogni atomo dell’aria dello Stretto e non me lo scordo mai, neppure quando sto dall’altra parte del mondo. Non sono d’accordo che ci sia odio, Ida non odia mai Messina, è in continuo dialogo con lei, e il dialogo a volte è conflitto. Io invece l’ho odiata, quando mi sembrava strettissima e volevo scappare, da adolescente. Poi è arrivata la scrittura e se l’è ripresa con violenza.
Cosa ti ha portato alla scrittura? La sensazione di riuscire a capire le cose solo raccontandole e il piacere che provo nel farlo, anche quando è complicato. La volontà di immaginare, di trasfigurare, di giocare con il come se. Di esplorare vite, parole, storie, vere o finte, poco importa. La volontà di reiterare il mito all’infinito.
Se dovessi prediligere uno o più autori che hanno influenzato il tuo stile narrativo, chi sceglieresti? Ne lascerò fuori tantissimi! Vado di getto: Bruno Schulz, Annie Ernaux, Leonardo Sciascia, Natalia Ginzburg, Giorgio Bassani, Elsa Morante, Cesare Pavese, Omero, Alessandro Manzoni, Jane Austen, Domenico Starnone, Amelia Rosselli, Giorgio Caproni, Gesualdo Bufalino, Bianca Pitzorno, Alba de Cespedes. Ecco, non so come non mischiare la poesia e la narrativa, una travasa nell’altra.
Infine, vuoi lasciare un augurio o un consiglio ai Lettori Medi? Leggete con passione e anarchia tutto ciò che vi pare (ma lo sapete già).

Titolo: Addio Fantasmi
Autore: Nadia Terranova
Casa editrice: Einaudi
Genere: Narrativa psicologica
Pagine: 196
Anno edizione: 2018
Prezzo: € 17,00
Tempo medio di lettura: 5 giorni

L’autrice
N
adia Terranova è nata a Messina nel 1978, ora vive a Roma. Collabora con «La Repubblica» e altre testate giornalistiche. È tradotta un francese, spagnolo, polacco e lituano. Tra i suoi romanzi: “Bruno il bambino che imparò a volare” (Orecchio Acerbo 2012), “Gli anni del contrario” (Einaudi 2015, vincitore di numerosi premi tra cui il Bagutta Opera Prima e l’americano The Bridge Book Award), “Casca il mondo” (Mondadori 2016).

Claudia

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