Lettore medio

Con tanto affetto ti ammazzerò (Pino Imperatore)

9788851169350_0_0_502_75Elena De Flavis ne restò colpita: «Ispettore, mi erano giunte notizie del suo charme e io ne avevo preso atto con riserva. Non mi fido delle opinioni e dei giudizi altrui; preferisco verificare in prima persona. Ora posso confermarlo: lei è un uomo incantevole».

Missione compiuta. Pure stavolta Pino Imperatore riesce a conquistare il lettore con una commedia nella quale trovano spazio: sentimenti, risate, scorci meravigliosi ma pure un delitto. Anzi, una serie di delitti. “Con tanto affetto ti ammazzerò”, il nuovo romanzo dello scrittore napoletano (edito da DeA Planeta), vede il ritorno dell’ispettore Gianni Scapece costretto, questa volta, a indagare sulla scomparsa della baronessa de Flavis, un’attempata nobildonna, sparita nel nulla durante la sua festa di compleanno.
Ad aiutarlo il clan (con l’accezione più positiva che si può dare al termine) dei Vitiello, la famiglia che gestisce la trattoria Parthenope e che si prende cura del palato dell’affascinante poliziotto costretto, in questo nuovo episodio della serie, a fare i conti con una grana extraprofessionale: l’amore.
Un amore che permea tutte le pagine di questo romanzo e che viene rappresentato, fin dai titoli di testa del romanzo, dalla città di Napoli, sfondo di questa storia che mescola elementi comici e suspence, regalando al lettore un viaggio tra gli scorci più belli del territorio campano.
Non aggiungo altro per evitare spoiler e mi affido alle parole dell’autore.

“Con tanto affetto ti ammazzerò”. Come è nato questo romanzo? Dalla necessità di raccontare la vicenda di una donna che è metafora della vita sociale contemporanea; sarebbe meglio dire vita asociale, visto che oggi sembrano valere più i sentimenti di odio che i sentimenti di amore.
Dopo essere stata la più imprevedibile del pianeta, questa volta Napoli diventa la città più romantica al mondo. Sicuri che questo posto – bello e dannato – sappia tener testa a Venezia, Parigi e chissà a quante altre città? Ne sono sicurissimo. Senza nulla togliere alle città considerate “romantiche”, Napoli le supera tutte, perché coinvolge ed emoziona non solo per la sua oggettiva bellezza, ma anche per il cuore immenso degli abitanti.
Elemento fondamentale di questa storia sono i rapporti familiari. Da un lato i Vitiello, un vero e proprio clan (con l’accezione più nobile che si può dare a questo termine), dall’altro la famiglia della baronessa Elena De Flavis, nella quale non sembrano esservi vincoli se non quelli anagrafici. Quanto è difficile raccontare un contesto familiare come quest’ultimo? È stata una faticaccia, poiché ho dovuto muovermi in un microcosmo ben lontano dal mio modo di essere e di pensare. I figli della De Flavis sono quanto di peggio possa capitare a un genitore, e non fanno nulla per nascondere la loro malvagità e i loro rancori. Per fortuna ci sono i Vitiello, la cui scoppiettante umanità e intelligenza rappresenta un baluardo contro ogni tipo di odio.
Restando in tema, questo è il più sentimentale tra i tuoi romanzi. Gianni Scapece e gli altri (Zorro – il cane – compreso!) faranno i conti con sé stessi e comprenderanno quanto sia dura la vita senza una persona con cui condividere i momenti belli, ma pure quelli più delicati. Quanto è difficile parlare d’amore ma soprattutto di pene d’amore? Può essere molto facile se l’amore viene rappresentato in modo melenso, come se fosse un sentimento idilliaco, perfetto, esente da difetti. La faccenda si complica quando dev’essere raccontato, come è giusto che sia, con oggettività e realismo, tenendo conto dei suoi alti e bassi, dei suoi cedimenti e delle sue resurrezioni, della fragilità che esprime quando non se ne ha cura e lo si abbandona al suo destino. L’amore non è un’astrazione, ma qualcosa di molto concreto e complesso; per conservarlo in vita e proteggerlo da ogni disfacimento, gli esseri umani devono lavorare sodo; se lo fanno, ricevono ricompense straordinarie.
Pure stavolta, col tuo solito garbo e la tua ironia, affronti un tema delicato come la discriminazione razziale: Kiribaba, il maggiordomo della baronessa, è il primo a essere accusato della scomparsa della nobildonna, per mere ragioni di razza. Quanta rabbia ti fanno pregiudizi del genere? Mi irritano più che mai. Alcuni individui sono impregnati di una tale sottocultura, stupidità e ignoranza da poter essere catalogati in una specie a parte: quella degli Homo Insapiens. Con loro la storia ha fallito. Se non li fermiamo in tempo, la loro violenza ci farà precipitare in un abisso senza fondo.
Pino Imperatore e le scuole: quelle nelle quali, romanzo dopo romanzo, entri per lanciare messaggi positivi e per avvicinare i ragazzi alla lettura. Quanto è complicato fare l’operatore culturale, specie con le nuove generazioni? Per me è un’esperienza entusiasmante. I ragazzi vanno seguiti, incitati, incoraggiati. Spetta a noi adulti mostrare loro le strade giuste da seguire. Una di queste è rappresentata proprio dalla lettura, fonte inesauribile di scoperte e conoscenze. Negli ultimi anni ho incontrato migliaia di bambini e di giovani che spesso mi ringraziano per le emozioni e gli stimoli ricevuti dai miei libri. Ma sono io ad essere grato a loro per l’allegria e la creatività che mostrano in ogni occasione.
Pure stavolta regali al lettore degli scorci meravigliosi non soltanto di Napoli, ma pure dei territori limitrofi. Durante la realizzazione di “Con tanto affetto ti ammazzerò” quale location ti ha colpito maggiormente? La spettacolare Villa Lysis a Capri. Un posto magico, fuori dal mondo, che consiglio a tutti di visitare. È un luogo un po’ difficile da raggiungere, ma una volta arrivati alla meta, si ha la sensazione di stare in un paradiso.
Hai sempre ribadito che, per creare i tuoi personaggi, prendi spunto da persone reali. Ergo, esistono davvero due cuoche straordinarie come le sorelle Giaquinto? Se sì, potresti indicarci dove sono? Bettina e Cristina Giaquinto sono presenti in tutte le cucine delle trattorie tipiche partenopee e in tutte le famiglie napoletane che coltivano l’amore per i piatti genuini della tradizione. Cercatele, sono lì ad attendervi per deliziarvi. Quando le avrete trovate, non le mollerete più.
In questo romanzo c’è spazio pure per una divertente parentesi calcistica (non aggiungiamo altro). Ti chiedo di schierare l’undici ideale di “Con tanto affetto ti ammazzerò” con tanto di ruoli in campo. In porta Diego Vitiello. Difesa a tre con Angelina, Bettina e Cristina. Sulle fasce Scapece e Cafiero. Mediano Peppe Braciola. A centrocampo Isabella e Bigodina. Centravanti di sfondamento Rodolfo Wurzburger. In cabina di regia Zorro. Commissari tecnici Nonno Ciccio e Improta. Una squadra imbattibile.
Per quest’ultima domanda, manteniamo un tono più serio: cosa ti aspetti da questo romanzo? Quello che già sta avvenendo: le manifestazioni d’entusiasmo e le riflessioni di tantissimi lettori. Per un autore non c’è gioia più bella.
Noi lettori medi ci siamo meritati, pure stavolta, un saluto? Vi auguro un’infinita felicità. Con tanto, tantissimo affetto.

Titolo: Con tanto affetto ti ammazzerò
Autore: Pino Imperatore
Casa editrice: DeA Planeta
Genere: Umoristico
Pagine: 343
Anno: 2019
Prezzo: € 15,00
Tempo medio di lettura: 4 giorni
Visita guidata consigliata: Villa Lysis a Capri

L’autore
Pino Imperatore, nato a Milano nel 1961 da genitori emigranti napoletani, vive ad Aversa e lavora a Napoli. È la mente dietro il laboratorio di scrittura comica “Achille Campanille” nel quale si sono formati scrittori del calibro di Maurizio De Giovanni.
Tra i suoi successi editoriali: “Benvenuti in casa Esposito”, divenuto un fortunatissimo spettacolo teatrale, e “Bentornati in casa Esposito”, nei quali affronta con ironia e leggerezza il tema della camorra.

Paquito

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