Lettore medio

I disinnamorati (Frank Iodice)

9788833440972_0_0_471_75Antonino Bellofiore è un giovane nizzardo che sta per essere nominato commissario. Si vergogna del suo nome di battesimo perché è troppo dolce, preferisce farsi chiamare per cognome.

L’amore. Questo sconosciuto.
Si potrebbe riassumere in questo modo “I disinnamorati”, il nuovo romanzo di Frank Iodice edito da Eretica. Un romanzo sentimentale dalle forti tinte noir. Sentimentale perché Antonino Bellofiore – il protagonista del romanzo – vive una relazione con Anisetta, una ragazza apparentemente remissiva e piena di dubbi sul destino della propria storia sentimentale, ma soprattutto impegnata a costruire, giorno per giorno, le sue certezze a cominciare dal dottorato che sta completando; noir perché Bellofiore – lo sbirro che indossa i calzini spaiati, fuma sigarette di contrabbando e si frega gli accendini – porta avanti un’indagine che prende il via grazie ad alcune cartoline inviategli nel lontano 1952.

Il taglio cinematografico che Iodice ha dato alla storia è il punto di forza di un romanzo che si muove su più piani narrativi. Iodice offre al lettore un poliziesco classico (le atmosfere richiamano molto i romanzi di Simenon) ma, contemporaneamente, approfondisce le dinamiche di una coppia apparentemente felice.
Una doppia indagine che gratifica il lettore e lo porta a chiedersi, dopo l’ultima pagina: E adesso?
Non aggiungo altro e lascio la parola all’autore.

“I disinnamorati”. Come è nato questo libro? È nato mentre fissavo il soffitto della mia camera da letto, che aveva una forma pentagonale molto strana, e non riuscivo ad abbracciare la donna che era distesa accanto a me. A partire da questa sensazione di distanza, fisica, corposa, al centro del letto, ho iniziato a investigare il disamore.
Cominciamo con Antonino: poliziotto rude e molto spigoloso, si rivela anche fragile, specie quando si parla d’amore. Come hai fatto a trovare un equilibrio all’interno di questo personaggio? Gli accendini. Ero nel commissariato di polizia di Debouchage per fare una denuncia contro ignoti dopo aver ritrovato la mia auto distrutta, e il brigadiere ha aperto un cassetto pieno di accendini. E mi sono detto: nel collezionare accendini rubati, Bellofiore sembrerà buffo e più umano nel suo tormento, cercherà di collezionare lo stupore delle persone a cui ruberà questi accendini e non gli accendini stessi. È così che ho incominciato a costruire le due metà. Un uomo combattuto costantemente tra il rimorso per il passato, a cui guarda con sfiducia, e lo stupore per il presente, che sembra osservare con gli occhi di un bambino di sei anni.
Riguardo all’amore, anche Antonino, come tutti noi, è vittima del malinteso, come si legge a pagina 77: Il malinteso. Questo, il peggior tranello in cui possiamo cadere quando amiamo qualcuno.
Antonino è particolarmente legato alle proprie origini, tuttavia sembra vivere un conflitto interiore quando si parla del padre Antonio, figura estremamente importante per la sua formazione. Vive una sorta di complesso di inferiorità o, semplicemente, ha un debito di riconoscenza mai estinto nei confronti del padre? Non c’è il suo nome di battesimo sulla cassettina, gli dice il postino in uno dei primi dialoghi del romanzo. Sono l’unico Bellofiore nel palazzo, risponde lui, non occorreva scrivere anche il nome. La psicologia di Antonino Bellofiore è tutta nel suo nome, che è il diminutivo di Antonio, suo padre. Il padre ha abbandonato lui e sua madre quando Antonino era solo un bambino. Rifiutandosi, oggi, di accettare il proprio nome, Antonino non fa altro che rifiutarsi di elaborare l’abbandono. Ne ha ancora paura, e ne ha paura quando si tratta di amare e farsi amare. C’è una frase che Antonino dice a un certo punto: se ci sentiamo completi soltanto quando siamo con un’altra persona, vuol dire che con le nostre stesse mani ci siamo resi inadatti a rimanere da soli… Ne risulta che fa soffrire la sua compagna e non riesce a salvare lei e se stesso dal male che lo attira.
Anisetta. Una donna che nasconde dietro il suo sguardo un mondo fatto di determinazione (con cui porta avanti i propri studi) e incertezze (il suo rapporto con Antonino). Quale figura femminile ti ha ispirato? La figura femminile che mi ha ispirato questo personaggio è in parte la persona con cui ho condiviso molti anni di viaggio, come definivamo la nostra relazione. Finché anche lei si è stancata – e ha fatto bene – di aspettarmi di notte o di svegliarsi con il mal di testa, perché invece di usare un laptop moderno e silenzioso, mi ostino a scrivere con una di quelle vecchie tastiere che ormai si trovano solo negli uffici pubblici o nei call center. A lei, ho attribuito alcuni elementi di altre donne che ho incontrato dopo, donne di cui il narratore dà molte definizioni, come questa: Anisetta è una donna giovane ma conoscitrice di auree immaginarie. Nella seconda parte della notte, confortata dalla penombra che ha ottenuto chiudendo le imposte, sognerà.
Alcune cartoline datate 1952 sono il perno della storia. Quale rapporto hai con gli oggetti del passato e, aprendo un cassetto, quale di questi ti racconterebbe meglio? Un professore di Creative Writing della Florida State University mi ha insegnato (non a lezione, perché dopo aver provato a seguire un corso di scrittura creativa sono scappato, ma nella caffetteria dell’università) che da un qualsiasi oggetto si può tirare fuori una storia. Infatti, lui frequentava i mercatini dell’antiquariato e collezionava vecchie cartoline. Un po’ come quelle che ho usato anch’io quando ho pensato a un elemento scatenante per la ricerca di Bellofiore. Credo che il contatto fisico con gli oggetti sia uno degli aspetti della vita, prima dell’avvento del web, che riesce a sopravvivere nei romanzi. Se non attribuissimo loro significati e significanti forti e ci riducessimo a sostituire qualsiasi azione con una app, allora i romanzi non avrebbero più un senso, sostituiremmo anche questi con dei click. Un oggetto porta con sé lentezza, distanza, silenzio, mistero, fascino, tutto ciò che si cerca di riportare in vita quando si scrive. La scrittura è – e non potrebbe essere altrimenti – un qualcosa di fisico. E in questo universo, che difficilmente la tecnologia riuscirà a sostituire, noialtri ci aggrappiamo a piccoli feticci, reliquie che ci ricordano la nostra attaccatura alla vita. Riguardo a me, ho attribuito alla mia biblioteca questo ruolo salvifico, riuscendo a portare con me 2.000 volumi durante almeno dieci traslochi. La mia unica eredità fatta di carta.
La decisione di ambientare la storia all’inizio degli anni ’80 è dettata solo da esigenze narrative oppure c’è qualche evento, accaduto in quegli anni, che volevi rievocare attraverso la tua storia? Sì, è un’esigenza dovuta alla presenza del dottore, un personaggio del quale non menziono il nome, ma sembrerebbe il dottor Fontaine, protagonista di altri miei romanzi. Nel 1982, Fontaine doveva essere un giovane medico appena laureato, affascinante e colto, quando gli è stato assegnato il corso di Psicologia durante il quale incontra Anisetta.
Quali sono stati, finora, i feedback dei lettori? Non ne ho idea perché non ho avuto modo di andare in Italia da almeno un paio d’anni e non ho ancora tenuto alcuna presentazione dell’edizione italiana, uscita a settembre del 2019. Quando questo periodo apocalittico dovuto all’emergenza sanitaria sarà passato, chiederò alla Feltrinelli di Salerno, la città in cui sono cresciuto, che si era mostrata interessata. Via e-mail, ho ricevuto molti messaggi, tutti positivi e alcuni persino molto minuziosi. C’è stato per esempio un gruppo di lettura di Roma che mi ha fatto notare che la scelta di sostituire Edith Piaf con Loreena McKennitt (una sostituzione decisa nel passare dalla versione pubblicata in francese a quella italiana) è stata un errore perché nel 1982 Loreena McKennitt pare non avesse ancora inciso alcun disco. Infatti, alla prossima ristampa il buon Giordano Criscuolo, direttore di Eretica, mi ha promesso di apportare questa piccola correzione. Altri commenti, molto più profondi e disinteressati, mi hanno invece commosso e ne conservo un bellissimo ricordo. Talvolta li rileggo quando non ho voglia di scrivere e mi chiedo se oggi ne valga ancora la pena.
Cosa ti aspetti da questo romanzo? Emozionare. Si scrive una storia per emozionare. Tutto il resto è pura vanità.

Titolo: I disinnamorati
Autore: Frank Iodice
Casa editrice: Eretica Edizioni
Genere: Poliziesco, sentimentale
Pagine: 200
Anno di pubblicazione: 2019
Prezzo: € 15,00
Tempo medio di lettura: 3 giorni
Letture consigliate: Un qualsiasi romanzo di Andrea Camilleri che abbia come protagonista il Commissario Montalbano.

L’autore
Scrittore di origini napoletane, Frank Iodice vive tra la Francia e gli Stati Uniti dedicandosi con passione e costanza ai suoi romanzi. Tra le opere: “Un perfetto idiota” (Ass. Culturale Il Foglio, 2017), “Matroneum” (Ass. Culturale Il Foglio, 2018), “La meccanica dei sentimenti” (Eretica, 2018), “I disinnamorati” (Eretica, 2019).

Paquito

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