Lettore medio

Violeta (Virginia Tonfoni & Alessio Spataro)

9788865438466_0_0_422_75… L’arte popolare, la musica sono autentiche solo se interpretate da chi ha vissuto davvero quel luogo! Io voglio vivere il Cile e raccontarlo con la musica cilena!

Comincio con un’ammissione: non conoscevo affatto Violeta Parra prima di aver letto questo graphic novel. E non potevo scegliere modo migliore per accostarmi alla sua musica. “Violeta. Corazón Maldito” (edito da Bao) è una straordinaria biografia a fumetti realizzata da Virginia Tonfoni, autrice della sceneggiatura, e Alessio Spataro, che ha curato i disegni.
Circa 150 pagine per raccontare i momenti salienti della vita di un’artista il cui talento esplode precocemente e altrettanto in fretta l’artista matura le proprie convinzioni politiche affermando contemporaneamente la propria condizione di donna emancipata.
Tuttavia, nonostante il talento, Violeta si mostra anche una donna estremamente fragile, combattuta sempre tra l’amore per la musica e quello per gli uomini che si alternano al suo fianco. Il tutto al ritmo di musica. Quella che scandisce il tempo della storia e sembra dettare i tempi pure delle illustrazioni di Alessio Spataro, che utilizza forme morbide e arrotondate per avvolgere il lettore in una narrazione che incanta il lettore fino all’epilogo.
Non aggiungo altro, lasciando la parola alla sceneggiatrice Virginia Tonfoni.

“Violeta”. Come è nato questo graphic novel? Il fumetto biografico su Violeta Parra nasce come una folgorazione. Stavo per iniziare a tradurre “El Libro Mayor” de Violeta Parra – sul quale ci soffermeremo più avanti – per una collana letteraria per le edizioni de Il Manifesto Libri. La collana avrebbe raccolto voci femminili del ‘900, non solo donne di lettere, ma anche musiciste e artiste. Violeta Parra era la summa cilena del profilo richiesto, ma la collana non è mai partita. Occupandomi di graphic novel sulle pagine di Alias, l’inserto del sabato del Manifesto, un giorno ho capito che la sua storia sarebbe stata bella anche disegnata.
Oltre alla carriera musicale, hai dato ampio risalto alla vita privata di quest’artista. Quali sono state le fonti per documentarsi e, soprattutto, quanto è stato gratificante questo lavoro biografico? Io e Alessio abbiamo voluto raccontare la dimensione umana di un’artista a tutto tondo, famosa principalmente per il suo apporto alla musica cilena e per la riscoperta del patrimonio etnomusicologico del proprio paese. Violeta è stata una donna indipendente e insubordinata, passionale e curiosa e questo suo modo di essere l’ha resa poetessa, musicista, pittrice, tessitrice. Era impensabile trattare la dimensione creativa senza considerare quella umana e personale, e infatti nella sua vita, come nella sua opera, si alternano successi e incomprensioni, importanti riconoscimenti internazionali accompagnati da fasi di totale indifferenza, se non diffidenza, per il suo lavoro.  Ho lavorato molto sul Libro Mayor, il testo che menzionavo in apertura, che è curato dalla figlia Isabel Parra e che raccoglie le testimonianze di Violeta, e delle figure familiari e professionali a lei più vicine, foto bellissime, le lettere struggenti che dalla Svizzera o dalla Francia inviava in Cile, o quelle a Gilbert Favre, il suo ultimo grande amore. Anche la “Autobiografía en Décimas”, l’autobiografia in versi mai tradotta in italiano, è stata fonte di grande ispirazione, perché oltre a raccontare la propria vicenda, qui Violeta dà mostra della musicalità del suo pensiero, delle sue virtù di poetessa. Alcuni di questi versi sono stati utilizzati in chiusura ai capitoli, a mò di colophon. In vista del centenario della nascita di Violeta Parra, sono stati pubblicati anche molti altri testi mentre scrivevamo, per questo abbiamo annotato gli imprescindibili in una piccola bibliografia, insieme a materiali video facilmente reperibili e di grande valore. Per arrivare alla mia gratificazione personale, direi che sarebbe difficile da quantificare: mi piace dire che se la vita a Violeta ha dato il camminare dei suoi piedi stanchi (dal verso di “Gracias a la vida”), lei a me ha dato cammini, molti, diversi e distanti, da percorrere.
Possiamo parlare di graphic novel sensoriale: l’udito viene stimolato continuamente dagli accordi di Violeta; lo sguardo è rapito dall’utilizzo di un solo colore (che contrasta il bianco e nero di fondo). Ma è soprattutto una storia tattile. Fatta di dita che sfiorano una chitarra e di corpi che si cercano continuamente. Concordi? Concordo pienamente – ti ringrazio per averlo notato – sul fatto che “Violeta Corazón Maldito” sia un libro di sensi: a parte la sollecitazione di vista e udito, la tattilità alla quale ti riferisci è probabilmente suggerita subito dal movimento frenetico delle dita sulla chitarra, disegnato magistralmente da Alessio in copertina. Ma c’è anche un’ispirazione materica, legata al senso del legame con la terra, che ha determinato per esempio la scelta del colore. Se noi ci siamo immaginati un Cile assolato e polveroso è stato anche perché Violeta parlava della sua missione di desenterrar (alla lettera dissotterrare) la tradizione musicale cilena; perché tesseva, scolpiva, cucinava, dando espressione molteplice a sapienze che passano attraverso la manualità. Ricorderei anche che Pablo Neruda, nella sua “Elegía para cantar”, la poesia che le dedica nel 1970, la chiama Santa de greda Pura, una santa di pura creta.
Racconti, attraverso questa storia, anche un momento storico particolarmente delicato. Pretesto narrativo o desiderio di raccontare anche qualcosa che andasse al di là della musica? La storia di Violeta attraversa diverse tappe complicate di quella cilena, sicuramente: un primo dittatore Ibañez, al potere la prima volta dal 1927 al 1932, operò forti tagli all’istruzione lasciando molti insegnanti per strada. Tra questi c’era il padre di Violeta, che, già abbastanza incline all’alcool e allo sperpero di denaro, finì per ammalarsi di tubercolosi, e morì lasciando la moglie con 10 figli. Violeta aveva 12 anni, e da allora non smise mai di confrontarsi con il potere. Il suo primo marito, padre di Isabel Parra e di Ángel Parra (morto nei primi mesi del 2017), era un ferroviere che militava nelle file del Partito Comunista. Violeta stessa appoggiò con forza la candidatura di Arturo Alessandri e del Frente Popular; ma nemmeno 10 anni dopo, nel 1948, il nuovo presidente González Videla proclamò quella che è passata alla legge come la Ley maldita, una legge che dichiarava l’illegalità del comunismo, in accordo con gli equilibri internazionali della Guerra Fredda. Un provvedimento che favorì l’istaurarsi della seconda dittatura di Ibañez…Era chiaro che in un paese del genere il lavoro di una donna umile e autodidatta, che cercava di riscattare la storia e le origini del proprio popolo attraverso la musica venisse ignorato, se non direttamente ostacolato. Violeta Parra ha cantato la condizione dei minatori e le rivolte studentesche, tra il 1960 e il 1965, quando viveva in Europa… quasi come se la condizione di lontananza dal Cile le rendesse più facile un’analisi critica delle vicende sociali e politiche della sua terra.
Tecnicamente parlando: come è andato il lavoro con Alessio Spataro? Vi siete fidati l’uno dell’altra? Avete litigato? Oppure avete creato un sano confronto tavola dopo tavola? Litigare? Ci mancherebbe. Ogni volta che Alessio mi inviava un capitolo finito era una festa! Abbiamo lavorato benissimo, sin dal momento in cui gli ho proposto di fare questo libro insieme e lui ha incredibilmente accettato! Io preparavo documenti con storie, aneddoti, dialoghi tratti dalle testimonianze, e anche profili dei vari personaggi e Alessio rispondeva con studi, sequenze e episodi ben costruiti e soprattutto disegnati meravigliosamente. Volevo un tratto morbido e cartoonesco perché la storia di Violeta è molto intensa e a tratti decisamente drammatica, eppure lei conservava un amore alla vita e una positività travolgenti; mi piaceva l’idea che non andasse persa l’ironia e la solarità che per molto tempo ha guidato l’artista nella sua ricerca.
Quali sono stati, finora, i feedback dei lettori? Direi positivi; molti lettori non sapevano chi fosse Violeta Parra, ma conoscevano la sua canzone indimenticata, “Gracias a la vida”, cantata dagli Inti Illimani, che con il golpe del 1973 si stabilirono nel nostro paese. Molta gente si è incuriosita, e in generale le restituzioni sono state positive. Lo scorso anno “Violeta Corazón Maldito” è uscito in Francia per Editions Cambourakis, questo è un buon segnale.
Questo graphic novel ha rappresentato il tuo esordio come narratrice. Visti i presupposti, a quando il prossimo lavoro? Ottima domanda. Insegno spagnolo nella scuola media e mi occupo di graphic novel su Alias, l’inserto del sabato de Il Manifesto, quindi si tratta anche di trovare il tempo materiale per scrivere una storia. Ma realtà ce n’è una già da un po’ nel cassetto che attende proprio il momento per essere raccolta e raccontata. Sarà di nuovo una biografia e di nuovo, un’altra grande donna.

Titolo: Violeta. Corazón maldito
Sceneggiatrice: Virginia Tonfoni
Illustrazioni: Alessio Spataro
Casa editrice: Bao Publishing
Genere: Graphic novel
Pagine: 234
Anno: 2017
Prezzo: € 16,00
Tempo medio di lettura: 4 giorni
Colonna sonora ideale: Un qualsiasi brano di Violeta Parra.

L’autrice
Virginia Tonfoni è una giornalista e fumettista, nata a Livorno nel 1978. Si laurea in Lingue e Letterature Straniere a Pisa e si trasferisce a Barcellona per seguire un Master in Comunicazione, per poi iniziare a lavorare nel campo dell’editoria e del cinema per sette anni. Nel 2012 decide di tornare a Livorno, dove ora vive e scrive per diverse testate giornalistiche. Ha firmato articoli per Il Manifesto, Il Fatto Quotidiano e Fumettologica. Il suo esordio nel mondo del fumetto è Violeta, che viene pubblicato da BAO Publishing nel 2017.

Paquito

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