Lettore medio

Città sommersa (Marta Barone)

9788845299421_0_0_551_75Non avrei saputo dire di preciso che cosa fosse successo, ma nei giorni seguenti continuai a sentire il cambiamento che mi accompagnava, impercettibile ma decisivo; era nel modo in cui guardavo la città, in cui alcune cose mi tornavano alla memoria; brandelli di conversazioni, espressioni dimenticate, un tono di voce.

Un viaggio nella memoria e nella Storia, così si può riassumere “Città sommersa” (edito da Bompiani), romanzo autobiografico di Marta Barone, finalista al Premio Strega 2020. Fin dalle prime pagine non si può resistere al fascino della narrazione dell’autrice, che dal presente ripercorre a ritroso i suoi passi, tornando al giorno in cui decise di indagare sui movimenti politici operai che videro il padre coinvolto negli anni ’70 – quando giovanissimo si avvicinò ai Brigatisti di Prima Linea – e lo portarono a scontare una breve pena in carcere per partecipazione a banda armata. Un percorso difficile, poiché padre e figlia non sono mai stati molto in sintonia e non si sono mai presi la briga di conoscersi e capirsi. I ricordi che coinvolgono entrambi sono descritti abilmente con tinte amare e nostalgiche, lo spettro del rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato aleggia sul lettore come un’ombra, accompagnandolo nella scoperta dell’uomo che Leonardo Barone era stato molto prima di divenire padre.
Alla densa narrazione dei flashback si alternano le indagini di Marta, dai toni più freddi e distaccati, ricostruzioni di un passato mai toccato con mano, che è giunto a lei disvelato dalla bocca di persone che in gioventù avevano conosciuto l’altro Leonardo, quello che fu poi processato: L.B.
“Città sommersa” è un bellissimo romanzo sull’assenza, sul desiderio di colmare un vuoto, di conoscere un padre sfuggente, il cui passato avvolto nel mistero può, finalmente, disvelarsi alla figlia e al lettore.
Lascio ora la parola all’autrice.

Qual è stata la sfida più grande nel raccontare una storia così personale? Sicuramente cercare di gestire le emozioni più forti (la rabbia, il dolore, il rimpianto) quando dovevo raccontare qualche episodio in particolare della vita con mio padre. Ho lavorato molto su quelle parti per asciugarle da qualsiasi sentimentalismo e anche dal rancore, per restituire una dimensione intima, il calore, la sofferenza e la tenerezza, senza trasformarla in una giaculatoria melensa. Ho tagliato molte scene, sfrangiato gli aggettivi, scelto le parole con più attenzione possibile.
In “Città sommersa” racconti una fase politica italiana assai delicata. Secondo te, è meno deleteria l’indifferenza di cui l’attuale popolo italiano viene accusato o il cieco fervore del passato che hai descritto? Non sono una sociologa e non ho scritto questo libro pensando di poter dare chissà quali risposte né sugli anni settanta né sull’oggi. Tutto è troppo cambiato per poter fare paragoni o dare giudizi così netti. Gli indifferenti ci sono sempre stati e sono sempre stati la stragrande maggioranza. E il mondo sta cambiando ancora verso qualcosa che facciamo fatica a capire. Sicuramente sarà meno deleterio cercare una via nuova in una dimensione che gli anni settanta nemmeno potevano contemplare.
Nel libro accenni al senso di colpa dei confronti di una storia lasciata a metà per cominciarne un’altra. Credi sia sempre un bene abbandonare una storia per un’altra più sentita o dipende dal caso? Non ho lasciato quella storia a metà, non l’ho neanche cominciata! Era solo un insieme di idee sparse, la storia non esisteva. Certo che è un bene abbandonare qualcosa che non ha nessun tipo di struttura e che non diventerà mai nulla. Se poi metà di una storia abbandonata è già scritta, se interesserà ancora all’autore, che so, dieci anni dopo, ci potrà rimettere mano. Non c’è niente di più libero della scrittura, in questo senso.
C’è una frase, nel romanzo, che mi ha colpito molto, una frase in cui affermi che le amicizie sono il materiale più trascurato dalla narrativa. Quale amicizia letteraria avresti voluto fosse approfondita dalla penna del suo autore? Il fatto che ci pensi da dieci minuti e non mi venga in mente niente forse è già una risposta. Per fortuna che i russi sono stati abbastanza prodighi in ricordi di amici trasformati in poesie e letteratura e almeno quel dono ci è rimasto.
Cosa vorresti che trovassero i lettori tra le tue pagine? Una grande, variegata, molteplice storia d’amore. E una storia di fantasmi, anche.
Ci troviamo in un periodo particolare, per alcuni demotivante sia per le letture che per la scrittura. Tu come stai vivendo la quarantena? Hai qualche consiglio per gli aspiranti scrittori colpiti dal blocco? Io sono la più grande esperta di blocchi dell’Europa occidentale, quindi non ho grandi consigli. È un momento molto duro, ottundente, e si fa fatica a scrivere e a pensare. Non conosciamo il finale, non sappiamo quando sarà, ed è questo secondo me che paralizza. Leggo poco, lavoro male. Speriamo che tutto passi in fretta e senza distruggere troppo dietro di sé.
Infine, hai menzionato nel romanzo l’amore di tuo padre per le citazioni. Provi a salutare i lettori con la citazione che senti più vicina a te? “E piace richiamare alla mente che la differenza tra il lato comico delle cose e il loro lato cosmico passa da una sibilante” (Nabokov, nel suo libro su Gogol’).

Titolo: Città sommersa
Autore: Marta Barone
Casa editrice: Bompiani
Genere: Autobiografico
Pagine: 304
Anno edizione: 2020
Prezzo: € 18,00
Tempo medio di lettura: 6 giorni

L’autrice
Marta Barone è nata a Torino nel 1987 e ha studiato Letterature Comparate. È traduttrice e consulente editoriale e ha pubblicato tre libri per ragazzi con Rizzoli e Mondadori.

Claudia

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