Lettore medio

Giovanissimi (Alessio Forgione)

9788894938562_0_0_422_75Gli amici smisero perché sentirono le sirene della polizia e provarono a sollevare l’altro ma non si mosse. Dal collo gli usciva un fiume di sangue che finiva giusto in mezzo alla strada che, colorata da quel liquido, era diventata viola.
Scapparono. Gioiello rimase steso, per terra, vivo, e vicino a lui stava steso quello che aveva ammazzato. Il coltello di Gioiello gli aveva preso la carotide e la vita gli era straripata via, come un fiume quando piove molto.

Soccavo, quartiere di Napoli. Marocco è figlio unico, vive da solo col padre dopo l’abbandono della madre avvenuto molti anni prima, e con l’amico Lunnovivele esperienze tipiche dell’adolescenza: le partite di calcio giovanile, il liceo frequentato con svogliatezza, i primi amori e il sesso, le serate con gli amici a sballarsi. Marocco tenta di sbarcare il lunario insieme all’amico in maniera poco pulita, ma il rischio, per un ragazzo della sua età, è molto alto.
Una scommessa coraggiosa e vincente quella di Alessio Forgione e del suo “I giovanissimi”(edito da NN Edizioni), romanzo di formazione con venature pulp, perché trattare un tema delicato come l’adolescenza non è mica facile. In troppi l’hanno fatto, attraverso i generi letterari più disparati e tentando di coglierne l’ampia gamma di sfumature. Il rischio di cadere nel retorico o, peggio ancora, nel banale, nel “trito e ritrito”, era elevato. Invece il romanzo funziona, riuscendo a catalizzare l’interesse  del lettore sin dall’incipit.
La narrazione in prima persona aiuta a calarsi perfettamente nei panni del protagonista, facendo vivere al lettore le emozioni, le sensazioni, ma soprattutto le bravate di Marocco. Viverle, appunto, ma senza giudicare né essere giudicati, perché in fondo, in quella delicatissima fase dello sviluppo psicofisico, tutti abbiamo fatto le nostre esperienze di scoperta progressiva del mondo adulto, positive o negative che siano.
«Ho iniziato a fumare a dodici anni, ho perso la verginità a tredici e a quattordici avevo già provato ogni tipo di droga. Non dico di essere stato un cattivo ragazzo, ero soltanto curioso» disse Johnny Depp in un’intervista. Nessun’altra citazione può meglio descrivere il cosmo adolescenziale di Forgione, che da un lato omaggia Bukowski – non tanto nella crudezza di linguaggio, quanto nelle vette di autentica poesia raggiunte da alcuni passaggi – e dall’altro ci sbatte in faccia uno spaccato sociale che è una vera e propria lezione di psicologia dello sviluppo.
E ora spazio all’autore.

Leggendo il romanzo ho intravisto uno stile molto vicino a Efraim Medina Reyes. È a lui che ti sei ispirato? In caso contrario, quali sono i tuoi modelli di riferimento?Non ho mai letto Reyes– a dire il vero, non l’avevo mai nemmeno sentito nominare. E di certo ci sono delle influenze in quel che scrivo, ma non saprei dire quali. “Pinocchio”, sicuramente, e Carlo Cassola, ma sono cose che ho letto o riletto solo dopo aver incominciato a scrivere “Giovanissimi” e quindi non mi sento molto influenzato nel particolare.
Il calcio fa da espediente narrativo alle vicende raccontate, anche se non ne è l’argomento principale. Che rapporto hai con questo sport, sia a livello professionistico che dilettantistico?Il mio interesse per il calcio comincia e finisce con il Napoli. Oltre, se ci penso, non mi fa troppo piacere lo stare a guardare degli uomini piuttosto ignoranti che corrono in pantaloncini e non si vergognano di sudare in pubblico.Ho giocato a calcio quando avevo l’età di Marocco, ovvero del protagonista del mio romanzo, ma anche io preferivo altre cose, come i libri e la musica.
Frequenti sono i riferimenti cinematografici. Che rapporto s’instaura tra cinema e letteratura nelle tue storie?Non saprei. Più passano gli anni e meno m’interessano i film. Oggi, per esempio, guardo con molto più piacere i documentari, oppure quelle opere che hanno una parte organizzata e un’altra lasciata al caso o agli incontrollabili eventi del momento – tipo Herzog. Forse quello che mi affascina dei film è che li si può guardare assieme, senza compromettere di una virgola la loro fruizione.
All’inizio il romanzo sembra permeato da un’aura di pessimismo, ma si percepisce man mano una sempre crescente visione ottimistica (senza spoilerare nulla). È un’interpretazione plausibile?Credo di sì, sono d’accordo. L’inizio di “Giovanissimi” è molto legato alle azioni che accadono intorno al protagonista, mentre la seconda parte si concentra sulle cose che gli accadono dentro, sui suoi pensieri e i suoi sentimenti. Mi sembrava anche un modo per dire che se stiamo bene stiamo bene ovunque, perché lo stare bene ci rende ignifughi e idrorepellenti.
Il protagonista è alle prese con le principali esperienze adolescenziali (calcio giovanile, droghe leggere, sessualità, fumo e alcol). Cosa ti senti di dire o consigliare ai giovani che si avvicinano al mondo degli adulti? Di non credere agli adulti, che nemmeno loro sanno nulla: hanno solo seppellito la testa sotto la sabbia.
Cosa ti aspetti da questo libro?Ovviamente, spero che lo leggano il maggior numero di persone possibili, ma non mi creo troppe aspettative, ché così tutto quel che succede è bello e sorprendente.

Titolo: Giovanissimi
Autore: Alessio Forgione
Genere: Romanzo di formazione
Casa editrice: NN Editore
Pagine: 220
Anno: 2020
Musica consigliata: “Napoli Centrale” di Antonio Onorato
Film consigliato: “I Vesuviani” (1997); “Polvere di Napoli” (1998); “Kids” (1995)
Bevanda consigliata: Peroni da 66 cl
Tempo medio di lettura: 4 giorni

L’autore
Alessio Forgione (Napoli, 1986) scrive perché ama leggere e ama leggere perché crede che una sola vita non sia abbastanza. Il suo romanzo d’esordio, Napoli monamour, ha vinto il Premio Berto 2019 e il Premio Intersezioni Italia-Russia; in corso di traduzione in Francia e Russia, verrà portato in scena al Teatro Mercadantedi Napoli con la regia di Rosario Sparno. Giovanissimi è il suo secondo romanzo, grazie al quale l’autore è tra i finalisti del Premio Strega 2020.

Giano

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