Lettore medio

Corpi estranei (Oiza Queens Day Obasuyi)

Tuttavia, finora, nel contesto italiano, di razzismo ha parlato sempre e solo chi, non subendolo, non potrà mai immedesimarsi nella persona che ne è vittima, per quanto si sforzi di capire e di provare empatia.

Ho atteso un po’ di tempo prima di scrivere la recensione di “Corpi estranei”, il libro d’esordio di Oiza Queens Day Obasuyi edito da People. Ho aspettato la chiacchierata in diretta (se ve la siete persa potete recuperarla sulla IGTV de Il Lettore Medio) con l’autrice. Un confronto durato circa 30 minuti e che mi ha lasciato addosso sensazioni molto piacevoli. L’obiettivo di questa ragazza dalle idee molto chiare era quello di raccontare la condizione degli stranieri in Italia e non solo: spostare l’attenzione sugli italiani di seconda generazione che, purtroppo, vengono considerati cittadini di serie B.

No, non sono frasi fatte, né stereotipi: al monumentale lavoro di ricerca, Oiza Oibasuyi aggiunge esperienze personali, a cominciare dalla domanda “Da dove vieni?” cui risponde con naturalezza “Ancona” – città nella quale è nata venticinque anni fa – lasciando spiazzato più di un interlocutore.

Luoghi comuni, realtà distorte, pregiudizi che, rotolando attraverso i social, assumono le dimensioni di una valanga che travolge tutti, a cominciare dalla classe politica poco attenta ai cittadini provenienti da altri paesi e considerati, di fatto, corpi estranei. Non aggiungo altro e lascio spazio all’autrice.

“Corpi estranei”. Come è nato questo libro?

Il libro è nato dalla necessità di raggruppare tutti quegli articoli e quelle riflessioni che ero solita scrivere sull’attualità, dalle migrazioni al razzismo culturale, strutturale, sociale e sistemico di questo Paese. Fino a due anni fa non avrei mai pensato di riuscirci poi mi si è presentata questa occasione con People e ho pensato di cogliere l’opportunità di snocciolare tutto quello che non va, almeno dal punto di vista di una donna nera in Italia.

Un reportage narrativo nel quale non traspare rabbia ma la disillusione di chi vorrebbe integrarsi in una comunità e trova difficoltà legate a burocrazia, legislazione vecchia spesso fuorviante e storie di ordinario razzismo. Riflessione condivisibile?

Disillusione ma probabilmente anche una rabbia giustificata proprio dal fatto che chi si interfaccia con il contesto italiano, dalla legislazione alla burocrazia, ed è di origini straniere o una persona migrante trova di fatto un muro. E nonostante le continue proteste questo muro non crolla proprio perché non vedo alcuna volontà politica di distruggere un sistema fatto di ingiustizie basate sulle disuguaglianze sociali e sulla razzializzazione degli individui.

Uno degli spunti di riflessione è legato alla sindrome di Superman, ovvero la presunzione occidentale di salvare il mondo e in particolare il continente africano. Credi che raggiungeremo, prima o poi, una collettiva evoluzione collaborativa?

Il punto a mio parere è sia decostruire la cultura tipicamente colonialista della percezione distorta che si ha dei cittadini degli stati del continente africano – spesso visti come privi di iniziativa e inermi, quando, ad esempio, le proteste in Nigeria contro la violenza della polizia sono un esempio di riscatto sociale – sia rivoluzionare anche l’ambiente della cooperazione internazionale. Anche dagli spot pubblicitari di Ong importanti sembra quasi che senza il white saviour nulla può cambiare quando la realtà è spesso costituita da volontari locali che si organizzano da soli per sostenere le persone che vivono nelle zone estremamente povere o in cui vi è instabilità. Bisogna cambiare narrazione e punto di vista.

A quanto pare nascere in Italia non sembra una condizione sufficiente per sentirsi italiani. Indipendentemente da qualsiasi schieramento, possibile che la politica sia così disattenta su tematiche del genere?

Sì, è possibile perché semplicemente, a mio parere, questo aspetto non viene visto come prioritario. Le minoranze etniche non esistono, quindi non esistono neanche i diritti che devono essere loro garantiti. Questa è la realtà italiana attuale. Se da un lato poi hai uno schieramento politico che parla di sostituzioni etniche e identità italiana annacquata, dall’altro hai uno schieramento politico che ha paura di rompere con il passato ed emanare riforme per l’eventuale perdita del consenso elettorale. E si continua così, in un Paese in cui i diritti dipendono dai seggi.

Schierarsi contro il razzismo sui social non risolverà i problemi, ma non si può negare che piattaforme come Instagram e Facebook potrebbero diventare veicolo per una cultura del rispetto degli altri. Quale messaggio vorresti venisse diffuso attraverso la rete?

Sicuramente vorrei che questo recinto virtuale si tramutasse in coscienza collettiva per cambiare le cose nella vita reale. Tuttavia iniziare a veicolare messaggi come l’ascolto delle minoranze, senza mettersi sulla difensiva e realizzare che si può essere razzisti anche senza essere dei neofascisti, è un primo passo importante. Bisogna rendersi conto che il razzismo è più subdolo e spesso meno evidente alla maggioranza rispetto agli episodi eclatanti come il pestaggio nei confronti di un richiedente asilo solo perché straniero. Quello è il culmine di una piramide la cui base è formata da tantissimi aspetti da decostruire.

Riusciremo mai a superare il preconcetto dello straniero=nemico o saremo sempre costretti a identificare l’altro da noi come un potenziale criminale?

Solo tramite una decostruzione di bias cognitivi e preconcetti razzisti nei confronti dell’altro riusciremo a fare questo passo avanti. Purtroppo non sono così ottimista perché le condizioni attuali sono terribili, spesso influenzate da una propaganda martellante che vede le persone di origine straniera come il nemico e la causa di tutto quello che non va in questo Paese. Un cambiamento è possibile ma se continuiamo a trattare le minoranze come se non esistessero, la vedo difficile.

L’Italia è un paese razzista?

Sì, lo è. E so che questa risposta suscita rabbia e sorpresa in chi non fa parte di una minoranza etnica ma il razzismo sistemico e strutturale di questo Paese è evidente, dalle leggi in materia di immigrazione alla cittadinanza.

Cosa ti aspetti da questo libro?

Di suscitare molti dubbi in chi si è sempre definito non razzista,  di far riflettere nel contesto in cui si vive. Non ho molte ambizioni ma se riuscissi a spostare almeno di una briciola il pensiero di qualcuno, sarebbe già tanto.

Titolo: Corpi estranei

Autore: Oiza Queens Day Obasuyi

Casa editrice: People

Genere: Reportage narrativo

Pagine: 156

Anno edizione: 2020

Prezzo: € 15,00

Tempo medio di lettura: 2 giorni

Consigli di lettura: “Il buio oltre la siepe” di Harper Lee; “La ferrovia sotterranea” di Colson Whitehead; “Americanah” di Chimamanda Ngozi Adichie

L’autrice

Oiza Queens Day Obasuyi ha 25 anni ed è nata e cresciuta ad Ancona. Si è laureata in Lingue, Culture e Letterature Straniere all’Università degli Studi di Macerata, dove frequenta il corso di laurea magistrale in Global Politics and International Relations. È una studiosa di diritti umani, migrazioni e relazioni internazionali. Collabora con The Vision e Internazionale.

Paquito

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...