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Oltre il bosco (Melissa Albert)

Oltre il boscoCominciai a ripetermi frasi nel cervello, per mantenere i miei pensieri entro i limiti sicuri della ragione. L’indice delle canzoni dei miei album preferiti. I titoli di tutti i libri di Harry Potter nel loro ordine. I posti in cui ero vissuta, uno per uno. […] Manteneva la mia mente aggrappata a un filo sottile di sanità e scetticismo. Ma stava scivolando.

Alice e sua madre, Ella, non hanno mai avuto una casa. Fin da quando Alice ne ha memoria, si sono spostate di città in città, perennemente in cerca di qualcuno che le ospitasse, senza mai fermarsi per più di qualche mese nello stesso posto. È la sfortuna nera che le perseguita, così le ha detto sua madre. Eppure Alice non si spiega perché proprio a loro capitano brutte cose, perché gli sconosciuti le si avvicinano per portarla via lontano, perché Ella non vuole mai parlare di Althea Proserpine, sua nonna, scrittrice di fama mondiale che vive a Hazel Wood, una villetta in mezzo a un bosco ignoto, nascosta ai fan e anche alla nipote. Ma quando sua madre viene rapita, ad Alice non resta che mettersi sulle tracce del misterioso cottage ereditato dalla nonna, perché è lì – ne è sicura – che i suoi rapitori la stanno portando.

Intrigante e oscuro, “Oltre il bosco” (edito da Rizzoli) è un romanzo che affascina e tiene incollati alle sue pagine dall’inizio alla fine. Ricca di suspense e di mistero, l’intricata storia di Alice si dispiega davanti agli occhi del lettore in maniera inaspettata e assai godibile, a metà strada tra un horror e un fantasy, con una spruzzatina di fiaba e noir che non fa mai male.
Lontana dalle classiche eroine fiabesche, Alice è cinica, fredda, dominata spesso da una rabbia che fatica a controllare e che lei stessa non si spiega. Soltanto Finch, il ragazzo per cui ha una cotta, riesce a volte a sedare il suo livore, ma mai completamente e, soprattutto, non dopo che sua madre viene portata via con la forza e Alice ha bisogno di trovarla al più presto.
I due partono insieme per una missione di salvataggio, senza sapere che li attendono pericoli inimmaginabili e forze oscure che non sono preparati ad affrontare. Non mancano, durante il viaggio, i colpi di scena, che agitano il cuore di chi legge e lo appesantiscono del dolore della perdita e del tradimento.
La scrittura, abile, densa, a tratti onirica, avvolge il lettore in una spirale di eventi e parole che lascia senza fiato. Sogno e realtà si sovrappongono fino a fondersi, creando un effetto fin troppo disturbante che inquieta e sconvolge. Da Hazel Wood e dalla penna di Melissa Albert non si sfugge e già dalla prima pagina, chi legge, ne resta stregato.

Titolo: Oltre il bosco
Autore: Melissa Albert
Casa editrice: Rizzoli
Genere: Fantastico, Horror
Pagine: 329
Anno edizione: 2019
Prezzo: € 17,00
Tempo medio di lettura: 6 giorni

L’autrice
Melissa Albert, web editor, ha scritto per riviste prestigiose tra cui “McSweeney’s” e “Time out Chicago”. “Oltre il bosco” è il suo romanzo d’esordio, i cui diritti cinematografici sono stati acquisiti dalla Columbia Pictures, che ne ha affidato l’adattamento ai produttori di “Divergent”.

Claudia

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La persona giusta (Sandra Petrignani)

La persona giusta«Che caldo, vero?» dice, e non è per niente sicura che faccia caldo. Ma lui dice sì. Semplicemente “sì”, come fosse normale parlarsi in quel modo, loro due che nessuno ha presentato l’uno all’altra, loro due che si conoscono solo di vista. Cioè, lei lo conosce di vista, quanto a Michel chi lo sa se l’ha mai notata.

India e Michel frequentano lo stesso liceo classico. Lei ha 16 anni, una madre hippie, una sorella cinica e l’ossessione per i social; lui ha 18 anni, due genitori adottivi borghesi, un fratello maggiore che è più simile a un amico e una grande passione per la letteratura. Non si conoscono, se non di vista, e poi un giorno, così, con naturalezza, si parlano. Non hanno mai amato prima, eppure ora gli pare facilissimo innamorarsi. Comincia in questo modo la loro storia, fatta di momenti dolci e inaspettati, ma anche di incomprensioni, paure e incertezze che mettono a dura prova i loro sentimenti d’amore.

Con una scrittura semplice, ma efficace, Sandra Petrignani rievoca le emozioni del primo grande amore, affidando a Michel e a India, i protagonisti di “La persona giusta” (edito da Giunti), il compito di coinvolgere il lettore, di ricordargli come si è sentito negli anni dell’adolescenza, quando tutto sembrava eterno e fragile allo stesso tempo.
La successione d’eventi pare, in un primo momento, priva di problematiche e pathos, rendendo forse l’inizio un po’ lento. Ma la serenità lascia presto il posto ai turbamenti amorosi, ai segreti e ai litigi, coinvolgendo gli amici e i parenti di entrambi i ragazzi, senza però cadere nell’abusatissimo cliché alla Romeo e Giulietta dei familiari che si odiano, ma, anzi, dimostrando quanto sia importante, in un rapporto tra giovani, la collaborazione e il supporto dei genitori di entrambe le parti.
India e Michel non sanno ancora bene chi sono e cosa vogliono dalla vita: lei non è sicura di voler continuare gli studi, lui non crede di voler scoprire chi sia il suo vero padre. Capiscono insieme che crescere vuol dire affrontare le proprie paure e l’ignoto, che il futuro, a volte, ha in serbo delle sorprese a cui non si può essere pronti. E, soprattutto, imparano che per diventare adulti bisogna portare avanti le proprie idee con convinzione, senza farsi influenzare dai pareri degli altri.
“La persona giusta” è un romanzo per ragazzi che affronta temi importantissimi, quali l’amore, l’amicizia e la famiglia, ma anche il razzismo, la droga e l’adozione, senza però scendere in profondità in questi ultimi. Tale mancanza può essere avvertita, forse, da un lettore adulto, desideroso di calarsi nell’oscurità dell’animo umano e della società in cui vive, mentre un lettore giovane apprezzerà di certo la freschezza dei dialoghi, i momenti dolci e spontanei che fanno sognare e regalano qualche ora di leggerezza.

Titolo: La persona giusta
Autore: Sandra Petrignani
Casa editrice: Giunti
Genere: Young Adult
Pagine: 168
Anno edizione: 2019
Prezzo: € 14,00
Tempo medio di lettura:  3 giorni

L’autrice
Sandra Petrignani è nata a Piacenza, vive preferibilmente in campagna, in Umbria, con tre cani e quattro gatti, e un po’ a Roma, dove i cani e i gatti preferiscono non seguirla. Ha scritto molti racconti, qualche romanzo, alcuni libri di viaggio e ricostruzioni delle vite di scrittori e artisti del Novecento, tra cui ricordiamo “Addio a Roma”, “Marguerite” (dedicato alla Duras), “La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg”, finalista al Premio Strega 2018, Premi Dessì, Globo e The Bridge.

Claudia

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Invidia (Muriel Spark)

Invidia“No, no, non è possibile; questa è roba buona, scritta da mano esperta. Non può essere opera di Chris; non è plausibile che abbia creato un’ambientazione così perfetta. Qualcosa deve andare storto. Va troncato sul nascere. «Dio mio», pensò «che cosa mi viene in mente?».”

Svizzera, metà degli anni ’80. Rowland Mahler, giovane inglese di bella presenza, gestisce una scuola di buone maniere, il College Sunrise, insieme a sua moglie Nina, donna paziente e schietta.
Il loro rapporto, personale e lavorativo, viene messo a dura prova dall’arrivo di Chris, fascinoso diciassettenne dai capelli rossi, brillante e capriccioso, che sta scrivendo un romanzo su Maria Stuarda e non dubita minimamente del suo successo futuro.
Il talento e la sicurezza di Chris suscitano subito l’ammirazione di tutti gli studenti del College Sunrise, ma anche di Rowland, che si sente nel contempo minacciato dal grande potenziale del ragazzo. In lui, che ha velleità di scrittore ma non riesce a portare a termine un suo romanzo, si agitano l’astio, la smania e l’invidia, che crescono fino a diventare la sua ossessione.

“Invidia” (edito da Adelphi) è un romanzo che parla di follia, che esplora il desiderio umano e le ragioni nascoste al suo interno. Con grande abilità l’autrice coinvolge il lettore nella vicenda, seminando piccoli indizi sulle motivazioni che realmente spingono i personaggi ad agire come fanno, ma senza dire troppo, affidando a chi legge il compito di ordinare i tasselli del puzzle, una volta giunto fino alla fine. Ed è proprio la psicologia dei personaggi ad affascinare di più, così cruda e senza fronzoli, così vera e priva di ipocrisie.
Perché Rowland è ossessionato dal romanzo di Chris? E perché il ragazzo gode tanto nel provocarlo? Sono queste alcune delle domande che il lettore si pone leggendo, a cui l’autrice dà una risposta per nulla scontata. Spiace un po’ che, a differenza di altri romanzi della Sparks – in cui tutti i personaggi, anche quelli secondari, hanno il loro peso nell’intreccio della trama – qui si abbia la sensazione di stare incontrando persone di contorno, una mera ambientazione o un pretesto per ridere, poiché tutta l’attenzione è focalizzata su Rowland, Chris e il loro rapporto ossessivo.
Ma con il suo ritmo cadenzato e l’uso minuzioso dei dettagli narrativi, Muriel Sparks dà comunque prova di grande abilità stilistica, dimostrando che anche una trama semplice può accattivare il lettore, se si posseggono gli strumenti giusti per narrarla.

Titolo: Invidia
Autore: Muriel Spark
Genere: Satira
Casa editrice: Adelphi
Pagine: 126
Anno edizione: 2004
Prezzo: € 13,50
Tempo medio di lettura: 3 giorni

L’autrice
Muriel Spark è stata una scrittrice scozzese. Nata da padre ebreo e madre cristiana, insegnò brevemente inglese e successivamente lavorò come segretaria in un grande magazzino. Durante la Seconda Guerra Mondiale lavorò per i servizi segreti britannici. La sua carriera letteraria ebbe inizio dopo la guerra, quando iniziò a scrivere poesie e pezzi di critica letteraria. Dopo aver vissuto a New York per alcuni anni, si trasferì in Italia, prima a Roma, poi in Toscana.
Vinse il premio US Ingersoll Foundation TS Eliot Award nel 1992 e il British Literature Prize nel 1997. Fu fatta Dama Comandante dell’Impero Britannico nel 1993, in riconoscimento dei servigi resi al paese con la sua produzione letteraria.

Claudia

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Non leggerai (Antonella Cilento)

Non leggerai«Ripetete il decalogo!», ordinò.
La classe, balbettando, ripeté: «NON LEGGERAI…».
Cernecchia ora aveva le lacrime agli occhi:  «Sono cresciuta senza la mia mamma a causa dei libri e del suo errore. Perché lei credeva che lottare per un’idea fosse importante. E invece le idee sono il male! Non ve lo dirò mai abbastanza: voi NON dovete avere idee!».

In un futuro non troppo remoto, nei Mondi Occidentali la lettura è assolutamente vietata. Editori e giornali non esistono più e gli studenti frequentano le Scuole Riassunto, dove le lezioni si tengono in video e i compiti vanno svolti con l’uso del cellulare. In una di queste scuole, a Napoli, Help Sommella, sedicenne ribelle e spericolata, fa amicizia con una nuova allieva, Farenàit Lopez, ragazza timida e con uno strano interesse per i morti.
Le due adolescenti, protagoniste di “Non leggerai” (edito da Giunti), rubano un giorno una bara di strada al cimitero, credendo di trovarci dentro un morto da ammirare e scoprendo al suo interno, invece, un centinaio di quei libri di cui hanno sentito parlare, ma non hanno mai visto.
Inizia così la loro passione per i romanzi, segreta e crescente, un vizio che viene presto scoperto da Mariano Sparano, detto Cazzimma, figlio di un potente boss della camorra, adolescente come loro insoddisfatto della vita e alla ricerca di qualcosa, senza sapere bene cosa.

“Non leggerai” è un romanzo che fa riflettere, amareggia ma allo stesso tempo dona speranza; la realtà descritta dall’autrice risulta talvolta difficile da digerire perché vicina alla nostra quotidianità. La diffusa noncuranza verso la cultura, l’istruzione intesa come mero strumento per trovare lavoro, la totale assenza di privacy causata dai social network: sono tutti aspetti di un’esistenza che ci appare familiare e per nulla impossibile. Eppure le sue protagoniste, giovani affamate di vita e di sogni, sanno fungere da faro in un mondo distopico dominato dall’ignoranza e dalla ricerca di mondanità, nutrendosi dei grandi classici, delle loro parole e delle idee, pericolose e accattivanti.
Antonella Cilento riesce, con lo stile ricco che la contraddistingue, a far rivivere al lettore quel momento in cui si è avvicinato alla lettura per la prima volta e se n’è innamorato. Tra le pagine è forte e chiara l’eco dei grandi classici della letteratura, assumendo quasi la forma di una personale lettera d’amore ai libri, che scuotono le coscienze, fanno sognare, pensare e, a volte, persino redimono. Chi legge si lascia volentieri trasportare in un turbine di eventi, di caos e misteri, guidato dall’elettrizzante stimolo che solo un’ottima lettura, come questa, sa dare.
Lascio ora la parola all’autrice.

Com’è nato “Non leggerai”? “Non leggerai” è nato al tavolino di un bar accanto alla stazione di Santa Maria Novella a Firenze. Manuela La Ferla, editor di lunghissima esperienza, e Beatrice Fini, che ha la più profonda e antica cultura editoriale sul mondo dei ragazzi in Italia, mi hanno coinvolto nell’avventura di una nuova collana. Volevano un libro che parlasse ai ragazzi da un punto di vista non distante, che ritraesse la realtà in cui vivono, che avesse Napoli per sfondo, ma ritraesse il mondo, che includesse alcuni fenomeni di delinquenza minorile. Napoli più baby gang rischiava di diventare il solito libro della città delinquenziale, ma io avevo in quelle settimane risposto a un’intervista dove dicevo che l’unico modo per far leggere sarebbe vietare per legge la lettura. E così ho proposto questa storia. In pratica il plot è nato al bar e la scrittura è durata pochi mesi (per me un’eresia, impiego anni a rifinire i romanzi), ma l’argomento che è al centro di “Non leggerai” è pratica quotidiana, poiché da ventisei anni insegno a scrivere e, dunque, a leggere letteratura e conosco da vicino diverse generazioni di bambini e ragazzi, oltre che di adulti. E ho sempre detto (e l’ho scritto in “Asino chi legge”, pubblicato da Guanda alcuni anni orsono) che l’unico modo di diffondere la lettura è la trasgressione, è l’epidemia: se una cosa è vietata tutti la vogliono fare. Chiunque di noi abbia studiato greco sa che in mezzo al vocabolario Rocci erano nascosti Mallarmé, Balzac, Bulgakov, Stevenson. Stai studiando?, chiedevano dall’altra stanza, Certo!
Lo scenario distopico che descrivi nel tuo romanzo appare vicino al nostro presente in modo allarmante. Credi si possa evitare una realtà in cui nessuno legge più? Se sì, come? L’unico modo è smettere di giocare al ribasso: più andiamo incontro ai gusti (presunti) dei lettori meno si riesce a conquistare nuovi lettori: Kafka è difficile? Ma come: non hai mai sognato di svegliarti ridotto a uno schifoso insetto nel tuo letto? Non hai mai sognato che la tua famiglia ti schifa, che lo studio e il lavoro ti angosciano? Non hai mai sognato di restare settimane nel tuo letto? Mi pare che il rap più depressivo e Kafka dicano la stessa cosa, solo che Kafka la dice milioni di volte meglio e dunque fa molta più paura. Ai bambini piace aver paura, la letteratura fa paura, bisogna aver paura per crescere. In un mondo dove nessuno legge nessuno fa più esperienza, nessuno vive, nessuno cerca risposte alle proprie domande: è un mondo morto. E’ inevitabile che avvenga una rivoluzione, a qualsiasi costo. Help e Farenàit non sono dei geni ma sono disponibili a rischiare: a stare fermi si rischia quanto e più che a muoversi. Un messaggio da inculcare a genitori e figli oggi. Rischiate di più.
Help e Farenàit, le due protagoniste, hanno il loro primo approccio alla lettura per puro caso. Cosa ha avvicinato te, invece, alla lettura? Lunghe ore di solitudine e noia intervallate da una madre che appariva solo la sera per leggere libri ad alta voce: fino ai cinque anni, quando ho imparato a leggere e scrivere da sola, il libro era l’amore che arrivava la sera. Dopo, è stato il mondo di immaginazione che veniva dai fumetti, dai romanzi, dalle fiabe. Ammalarsi da bambini aiuta: la febbre e il mal di pancia esigono distrazioni e la letteratura è lì. Poi la vera malattia diventa leggere: tutto, dai bugiardini dei medicinali alle insegne per strada. Come si può vivere senza raccontarsi storie?
In una scena del romanzo, una professoressa mette in guardia l’intera classe dall’avere idee. Cosa credi sia più pericoloso: inculcare le proprie idee negli allievi, come alcuni insegnanti fanno, o educarli a non pensare affatto? Educare al non pensiero è un reato che per me andrebbe punito con severità assoluta: se qualcuno ti inculca un’idea sbagliata potrai ribellarti e se sei curioso prima o poi accadrà; ma se ti convincono che non pensare ti facilita la vita questa è una dose letale. Avere un pensiero proprio e metterlo continuamente in discussione con letture e confronti è la base della felicità o almeno di una infelicità variata e avventurosa. A non pensare si vegeta: bisogna fuggire da chi ci insegna a vegetare. L’insegnante del romanzo è sotto shock, pensa che la sua esperienza debba valere per tutti. Nessuna esperienza è mai valida per tutti e tutte le esperienze insegnano: leggere è fare esperienza.
Se dovessi promuovere la lettura a qualcuno che davvero non ha idea di cosa sia un libro, cosa gli diresti? Comincerei a leggergli una storia a voce alta, con una bella voce accattivante, ricordando esattamente tutte le volte in cui da bambini si ascoltavano le voci dei personaggi per superare la paura del buio, del viaggio, della malattia, della solitudine. La lettura (fatta bene) è droga: una seduzione assoluta.
C’è un monologo molto bello, alla fine del romanzo, in cui un personaggio rievoca la perdita del valore della scrittura in quanto moda accessibile a tutti. Cosa, a tuo giudizio, rende uno scrittore tale? La ferita che ci portiamo dentro e l’ossessione quotidiana per affinare i mezzi che rendono produttiva (e non distruttiva) quella ferita ci rendono scrittori. Una venerazione assoluta per l’arte che si pratica. La responsabilità morale ed estetica di quel che si scrive. Il bisogno di far sempre meglio piuttosto che il bisogno di apparire e far soldi. Un talento autentico. Se ci sono queste cose c’è uno scrittore.
Quali diresti che sono gli autori che hanno fatto di te la persona – e la scrittrice – che sei oggi? Nel romanzo un ruolo importante lo gioca Il Maestro e Margherita di Bulgakov. Bulgakov, Hoffmann, Stevenson hanno avuto molta influenza sulla mia immaginazione ma scrivo a causa di Anna Maria Ortese, letta con Ignazio Silone e Cesare Pavese in prima media. Poi, gli scrittori fondamentali sono tanti, da Cervantes a Kafka, da Balzac a Flaubert, da Cechov a Borges. E una consistente mole di scrittrici: Elsa Morante, fra le tante, e Marguerite Yourcenar.
Infine, ti va di lasciare un consiglio o un augurio ai Lettori? Ai Lettori auguro di sprofondare in letture così appassionanti da dimenticarsi la vita ordinaria: perdere la fermata dell’autobus, dimenticarsi un appuntamento, ignorare ogni savio consiglio pur di finire un libro è indice di malattia grave. Ammalatevi. E godete.

Titolo: Non leggerai
Autore: Antonella Cilento
Casa editrice: Giunti
Genere: Distopico
Pagine: 197
Anno edizione: 2019
Prezzo: € 14,00
Tempo medio di lettura: 2 giorni

L’autrice
Antonella Cilento scrive e insegna scrittura creativa presso l’associazione culturale Lalineascritta, che ha ideato e fondato nel 1993. Ha collaborato con «Il Mattino», «L’Indice dei libri del mese» e «Grazia», ha scritto numerosi testi per il teatro e cortometraggi per Mario Martone e Sandro Dionisio. Tra le sue pubblicazioni: “Il cielo capovolto” (Avagliano, 2000), “Una lunga notte” (Guanda, 2002), “Neronapoletano” (Guanda, 2004), “Isole senza mare” (Guanda, 2009), “La paura della lince” (Rogiosi, 2012), “Morfisa o l’acqua che dorme” (Mondadori 2018). Il suo romanzo “Lisario o il piacere infinito delle donne” (Mondadori, 2014) è stato finalista al Premio Strega 2014 e vincitore del Premio Boccaccio.

Claudia

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Cosa può salvarmi oggi (Monica Gentile)

Cosa può salvarmi oggi“Oscillare. Da giorni Cristina non fa altro. (…) Che razza di vita, quella senza risposta alla domanda numero uno: tu, con questi occhi e queste mani, cosa desideri veramente?”

Cristina, ha quarantacinque anni, un marito che ormai le appare estraneo e il sogno di un figlio, che, purtroppo, non arriva. Un aborto diviene la goccia che fa traboccare il vaso, l’occasione, per lei, di rispolverare i suoi desideri accantonati e di mettere al primo posto se stessa, una buona volta.
“Cosa può salvarmi oggi” (edito da L’Iguana) è un romanzo vicino alla quotidianità. In uno stile fluido, semplice ma mai banale, mette in scena vite insoddisfatte, la paura dell’ignoto, l’ossessione del tempo e la sensazione di stare perdendo qualcosa con l’avanzare dell’età.
C’è Gaetano, il marito di Cristina, uomo pavido, che si accontenta di un’esistenza prevedibile, spesa a lavorare in un hotel sull’orlo del fallimento, senza mai permettersi di rischiare; c’è Aurora, la madre di Cristina, una vedova testarda e molto devota, così timorosa di restare sola da arrivare a manipolare la figlia e a prendere per lei decisioni importanti; e c’è Floriana, la migliore amica, madre a tempo pieno, divorata dal rimorso e dal rimpianto per certi amori passati.
Da queste figure si distingue totalmente Carlos, un assistente universitario spagnolo che Cristina conosce per caso. Uomo avventuroso, esotico, libero da molte costrizioni mentali ed emotive, pare incarnare tutte le fantasie della protagonista, rispondere a ogni suo bisogno. Più passa il tempo con lui, più Cristina riesce a mettere a fuoco cosa vuole veramente dalla vita e, soprattutto, impara a vivere un giorno alla volta, godendosi il presente senza torturarsi per gli errori del passato e le occasioni mancate.

Colpita da questo romanzo, dalla sua scrittura così naturale, ho chiesto all’autrice, Monica Gentile, di rispondere ad alcune domande. Dunque, lascio a lei la parola.
Da cosa nasce “Cosa può salvarmi oggi?” Volevo scrivere una storia che parlasse di relazioni, di uomini e donne messi alla prova da eventi che tirano loro fuori il meglio e il peggio. La protagonista Cristina è una donna giovane, insoddisfatta del proprio lavoro e anestetizzata da una vita abitudinaria. Quando perde il proprio bambino a causa di un aborto, Cristina cerca di ritrovare se stessa. La storia, in origine, era totalmente diversa. Poi, durante le libere scritture nate all’interno dei corsi in web conference, tenuti dalla bravissima Antonella Cilento, veniva continuamente fuori questo personaggio. Mi sono messa in ascolto, mi sono lasciata condurre. Giorno dopo giorno, Cristina ha preso sempre più spazio. Così ho deciso di non rinunciarvi.
C’è un personaggio, nella tua storia, a cui sei particolarmente affezionata? Tutti i personaggi di “Cosa può salvarmi oggi” hanno luci e ombre. Non riesco ad avere una preferenza netta. Ci sono ragioni per cui schiaffeggerei e abbraccerei ognuno di loro: Cristina, Gaetano, Aurora, Carlos. Lascerei al lettore la libertà assoluta di giudizio.
La tua protagonista, Cristina, ha il desiderio di viaggiare, ma le manca il coraggio di osare. Tu, invece, hai vissuto all’estero per qualche anno e poi sei tornata in Italia. Cosa più ti è rimasto dei tuoi anni lontani dal patrio suolo? A undici anni ho letto il “Milione” di Marco Polo e ho capito che viaggiare era farsi domande e cercare di trovare risposte. Io ero un bambina curiosissima, di domande ne facevo sempre tante. Così è nata la passione. Non sapevo, per esempio, cosa avrei fatto da grande, ma sapevo che avrei viaggiato. Dei miei soggiorni all’estero mi sono rimasti il senso della sfida, la capacità di adattamento, la tolleranza. Non puoi ambientarti in una città straniera e vivere un’altra cultura, se non sei disposta a metterti in gioco, a capire, accettare. Vivere all’estero è qualcosa che ti mette alla prova continuamente anche per via della lingua che, soprattutto all’inizio, è un continuo inciampo, una barriera. Ma anche il ritorno in Sicilia è stata una sfida. Dovevo fare pace con me stessa per viverci bene. Per fare chiarezza, ho preso carta e penna. E ho cominciato a scrivere.
Cosa speri trovino i lettori tra le pagine del tuo romanzo? Autenticità. Da lettrice, amo i libri che declinano sentimenti che provo o ho provato, mi immedesimo nei personaggi in cui riconosco aspetti del mio carattere. Sarebbe bello che i lettori pensassero che la persona che ha scritto questa storia ha cercato di parlare dei rapporti umani senza trucchi, con parole semplici, vere.
Volendo dare una risposta generica, cosa può salvarci? Avere progetti. Provare a concretizzare qualcosa che ci stia davvero a cuore e concentrare le nostre forze verso quell’obiettivo. Quando siamo impegnati a realizzare un’idea, non c’è spazio per la depressione, per lo scoramento. Ci sentiamo forti, tutto può accadere. Conta però comprendere che qualsiasi risorsa va cercata dentro di noi, gli altri non possono essere un appiglio né un salvagente.
Se dovessi preferire uno o più autori che hanno avuto maggiore influenza su di te, chi suggeriresti? Credo che i libri che amiamo lascino tracce così profonde e inconsapevoli che spesso non le distinguiamo. Potrei suggerire tantissimi nomi di scrittrici e scrittori che sono stati un riferimento indispensabile nella mia vita. Poi ci sono gli autori che mi fanno da bussola ogni volta che scrivo. Durante la stesura di “Cosa può salvarmi oggi” l’ago si è orientato soprattutto verso Richard Yates e Alice Munro.
Infine, lasceresti un augurio o un consiglio ai Lettori Medi? L’augurio è quello che faccio a me stessa: continuare a leggere per restare liberi, sottomettersi soltanto alla propria immaginazione.

Titolo: Cosa può salvarmi oggi
Autore: Monica Gentile
Casa editrice: L’Iguana
Genere: Narrativa
Pagine: 175
Anno edizione: 2019
Prezzo: € 15,00
Tempo medio di lettura:  4 giorni

L’autrice
Monica Gentile è nata ad Agrigento. Dopo aver trascorso alcuni anni in Francia e nel Regno Unito, è rientrata in Sicilia, dove vive e lavora. Il suo romanzo d’esordio, “Tira scirocco” ha vinto il premio letterario Edizione Straordinaria 2014 e ottenuto una menzione al Premio Calvino.

Claudia

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Nato fuori legge (Trevor Noah)

Nato fuori leggeL’idea geniale dell’apartheid consisteva nel convincere la maggioranza schiacciante della popolazione a prendersela gli uni con gli altri. Odio a parte, si riduceva a questo: suddividere le persone in gruppi e fare in modo che queste si odiassero, rendendo possibile controllarle tutte.

In Sudafrica, dal 1948 fino al 1994 una feroce politica di segregazione razziale, l’apartheid, ha diviso la popolazione in razze – bianca, nera e coloured – vietando loro qualsiasi mescolanza o relazione che non fosse di tipo servo-padrone. Trevor Noah, oggi conduttore televisivo di uno dei più importanti show statunitensi, è nato proprio in quegli anni di segregazione da madre nera e padre bianco e, dunque, prova vivente di un vero e proprio crimine.
Tenuto nascosto al mondo per i primi anni della sua esistenza, registrato all’anagrafe come coloured per evitare l’allontanamento dai suoi genitori biologici, che sarebbero finiti in carcere, il ragazzo ha vissuto l’infanzia come emarginato, non essendo riconosciuto da alcuna razza come membro effettivo del gruppo. Anche con la fine dell’apartheid, abolito quando Trevor aveva compiuto i dieci anni, è stato difficile trovare amici sinceri, farsi accettare dalle tribù nere che ancora diffidavano dei bianchi a cui lui somigliava tanto. Ma Trevor è nato forte, intraprendente e ribelle, come sua madre Patricia, una donna che non ha mai amato farsi dire come vivere la sua vita e che ha sempre sfidato le autorità.
È a Patricia che Trevor ha dedicato quest’autobiografia, ringraziandola per aver fatto di lui un uomo. E benché il protagonista di questo memoriale sia proprio Trevor, narratore e autore, è Patricia la vera eroina delle storie raccontate dal figlio. Devota, testarda, a tratti severa, ma sempre guidata dall’amore e dalla fede, Patricia ha addestrato il ragazzo sui modi di sopravvivere al mondo, ma anche sul come conquistarlo, insegnandogli l’importanza delle lingue, che mettono in comunione persone diverse, e della letteratura, che sa regalare orizzonti nuovi e idee tutte da scoprire. È grazie alla madre se Trevor prova grande rispetto per le donne, se non ha mai osato maltrattarle come era invece costume dei maschi neri delle tribù; è grazie a lei se è riuscito a diplomarsi in ottime scuole, se non ha mai cercato di farsi strada con la violenza, perché l’amore di lei è stato sufficiente.
“Nato fuori legge” (edito da Ponte alle Grazie) non è soltanto un interessante resoconto della vita straordinaria di quest’uomo, che ha saputo emergere a testa alta da condizioni di estrema povertà e violenza, ma anche un tributo a sua madre, ai sani principi e all’amore incondizionato che lei ha saputo trasmettergli con efficace perizia. Le ultime pagine di questo libro commuovono, in un modo in cui pochi libri sanno fare, e sprigionano un grande senso di speranza e forza in chi è arrivato alla fine.

Titolo: Nato fuori legge
Autore: Trevor Noah
Casa editrice: Ponte alle Grazie
Genere: Autobiografia
Pagine: 336
Anno edizione: 2019
Prezzo: € 18,00
Tempo medio di lettura:  giorni 5

L’autore
Trevor Noah è nato il 20 febbraio 1984 in Sudafrica, da Patricia Nombuyiselo, nera di etnia xhosa, e da padre svizzero tedesco. La sua carriera di dj, comico e attore lo ha portato sugli schermi americani, dove conduce dal 2015 il Daily Show, seguito da milioni di telespettatori in tutto il mondo. Dal suo libro “Nato fuori legge” verrà tratto un film, in uscita nel 2019, con Lupita Nyong’o nella parte di sua madre Patricia.

Claudia

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Addio Fantasmi (Nadia Terranova)

Addio Fantasmi“Ma tutto arriva, prima o poi, a distruggere le persone che siamo state o crediamo di essere”.

Una mattina di metà settembre, Ida, la protagonista di “Addio Fantasmi” (edito da Einaudi), ritorna nella sua città natale, Messina, per aiutare la madre durante la ristrutturazione dell’appartamento in cui è nata e cresciuta e che sta per essere messo in vendita.
Circondata dagli oggetti che per tanti anni le sono appartenuti, bloccata tra le mura che sono state testimoni di un’indicibile infelicità, Ida ritorna con la mente alla sua infanzia, al giorno in cui suo padre è uscito di casa e non è più tornato, e ai momenti successivi, segnati da quella terribile assenza in un modo che soltanto ora, a distanza di vent’anni, riesce a vedere con chiarezza.

“Addio Fantasmi” è una traversata nel dolore, un viaggio a ritroso nella scomparsa e nel lutto. Ogni pagina, ogni parola porta con sé la sofferenza e il senso di smarrimento che seguono la perdita di una figura tanto importante quanto è quella di un genitore. I fantasmi del passato perseguitano Ida, poiché ancora non è riuscita a fare pace con la mancanza d’amore del padre né con i feroci silenzi di sua madre. Dopo ventitré anni trascorsi a evitare di parlarne, giunge per la figlia abbandonata, ormai divenuta donna, il momento di affrontare l’inevitabile. Non si può guarire fuggendo via dal dolore, ci si deve passare attraverso, sentirlo tutto, prima di riuscire a lasciarlo andare. Una lezione che Ida impara a caro prezzo, un oggetto, un ricordo e una conversazione alla volta.
Lascio ora la parola all’autrice, Nadia Terranova, che ha gentilmente concesso a Il Lettore Medio un’intervista.

Com’è nata l’idea di “Addio Fantasmi”? Ho cominciato a scrivere di notte: c’erano una casa, le sue pareti umidicce, un’assenza martellante, una figlia, una madre, un lessico che si ritraeva. Per un po’ di tempo non ho capito che stavo scrivendo un romanzo. Mi dicevo: ma cos’è questa cosa? È più lungo di un racconto, forse sta bene dentro l’etichetta del monologo teatrale. Era un romanzo, ma l’ho capito qualche mese dopo, quando non la finivo più di scrivere.
Questo romanzo è dedicato ai sopravvissuti. Cosa speri trovino i lettori tra le sue pagine? Ciascuno la propria guerra e, forse, una schiarita.
Qual è il tuo personale modo di affrontare il dolore e la perdita? Possiamo supporre che la scrittura ricopra un ruolo fondamentale in questo processo? Le perdite e i dolori non sono tutti uguali, neppure nella medesima vita. Soffrire non ti mette al riparo dal non soffrire più. «Ma la grande, tremenda verità è questa: soffrire non serve a niente», scriveva Pavese, ed è vero. Non c’è un’utilità nella sofferenza, a meno che non vogliamo mettercela noi. Io non la trovo, questa utilità, ho solo trovato il modo di abitarla, perché non si può fare diversamente, finché altre realtà, altre strade non si aprono.
Il rapporto di Ida con Messina appare complesso, vicino alla classica dicotomia amore/odio. Che relazione hai tu con la tua città natale? Sono messinese fino alle ossa. Ho una casa, come Ida, e torno ogni volta che posso. Sono fatta in ogni atomo dell’aria dello Stretto e non me lo scordo mai, neppure quando sto dall’altra parte del mondo. Non sono d’accordo che ci sia odio, Ida non odia mai Messina, è in continuo dialogo con lei, e il dialogo a volte è conflitto. Io invece l’ho odiata, quando mi sembrava strettissima e volevo scappare, da adolescente. Poi è arrivata la scrittura e se l’è ripresa con violenza.
Cosa ti ha portato alla scrittura? La sensazione di riuscire a capire le cose solo raccontandole e il piacere che provo nel farlo, anche quando è complicato. La volontà di immaginare, di trasfigurare, di giocare con il come se. Di esplorare vite, parole, storie, vere o finte, poco importa. La volontà di reiterare il mito all’infinito.
Se dovessi prediligere uno o più autori che hanno influenzato il tuo stile narrativo, chi sceglieresti? Ne lascerò fuori tantissimi! Vado di getto: Bruno Schulz, Annie Ernaux, Leonardo Sciascia, Natalia Ginzburg, Giorgio Bassani, Elsa Morante, Cesare Pavese, Omero, Alessandro Manzoni, Jane Austen, Domenico Starnone, Amelia Rosselli, Giorgio Caproni, Gesualdo Bufalino, Bianca Pitzorno, Alba de Cespedes. Ecco, non so come non mischiare la poesia e la narrativa, una travasa nell’altra.
Infine, vuoi lasciare un augurio o un consiglio ai Lettori Medi? Leggete con passione e anarchia tutto ciò che vi pare (ma lo sapete già).

Titolo: Addio Fantasmi
Autore: Nadia Terranova
Casa editrice: Einaudi
Genere: Narrativa psicologica
Pagine: 196
Anno edizione: 2018
Prezzo: € 17,00
Tempo medio di lettura: 5 giorni

L’autrice
N
adia Terranova è nata a Messina nel 1978, ora vive a Roma. Collabora con «La Repubblica» e altre testate giornalistiche. È tradotta un francese, spagnolo, polacco e lituano. Tra i suoi romanzi: “Bruno il bambino che imparò a volare” (Orecchio Acerbo 2012), “Gli anni del contrario” (Einaudi 2015, vincitore di numerosi premi tra cui il Bagutta Opera Prima e l’americano The Bridge Book Award), “Casca il mondo” (Mondadori 2016).

Claudia

Lettore medio

L’emporio dei piccoli miracoli (Keigo Higashino)

L'emporio dei piccoli miracoli“Che sia per scherzo o per dispetto, le persone che mandano quelle lettere all’Emporio Namiya non sono poi tanto diverse da chi chiede un consiglio. Gli si è aperta una crepa nel cuore e da quella crepa fluisce fuori qualcosa di importante”.

Tre ladri alle prime armi, Shōta, Kōhei e Atsuya, hanno appena svaligiato una casa nella campagna giapponese e cercano un rifugio per la notte, dato che l’auto rubata per la fuga li ha lasciati a piedi. Si nascondono allora in un vecchio negozio abbandonato, l’Emporio Namiya, teatro delle storie raccontate in “L’emporio dei piccoli miracoli” (edito da Sperling&Kupfer).
Poco dopo il loro arrivo, accade qualcosa di inspiegabile: delle lettere, tutte indirizzate al vecchio proprietario dell’emporio e palesemente scritte molti anni prima, vengono infilate sotto la serranda abbassata del negozio. I tre ragazzi, timorosi di essere scoperti, fanno le veci del proprietario, noto per i suoi saggi consigli, e rispondono alle domande di quei mittenti anonimi, senza sapere che le parole possono cambiare la vita di una persona per sempre, compresa la loro.

L’autore, Keigo Higashino ha creato con abilità una cornice narrativa di grande effetto, intessendo al suo interno una tela di eventi all’apparenza indipendenti, ma in realtà collegati tra loro dal fato e, forse, anche dalla magia. Ogni lettera giunta all’Emporio Namiya porta con sé una storia e un dilemma: quello dell’atleta, divisa tra gli allenamenti per le Olimpiadi e la cura del suo fidanzato, malato terminale; quello del cantautore fallito, che non sa se abbandonare la carriera per dedicarsi all’attività di famiglia oppure continuare a sperare nel successo; quello del ragazzo ricco, i cui genitori sono andati in bancarotta e vogliono costringerlo a una vita in fuga dai creditori.
Il vero protagonista di questo libro, dunque, è l’Emporio stesso, una bottega abbandonata, ferma nel tempo per un motivo che, inizialmente, non si riesce a capire ma che, alla fine, si palesa al lettore in tutta la sua logica e dolcezza. Non mancano, tra le pagine, momenti di grande commozione che si alternano ad attimi comici di notevole efficacia, soprattutto quando entrano in scena i tre ladri pasticcioni, tanto inadeguati nel dare consigli quanto lo sono nel furto con scasso.
“L’Emporio dei piccoli miracoli” è un capolavoro in miniatura, un mosaico di racconti che, visti alla giusta distanza, creano un meraviglioso disegno dalle tinte tenui e nostalgiche che arrivano dritte al cuore.

Titolo:
L’emporio dei piccoli miracoli
Autore: Keigo Higashino
Casa editrice: Sperling&Kupfer
Genere: Fantastico
Pagine: 341
Anno edizione: 2018
Prezzo: € 18,50
Tempo medio di lettura:  3 giorni

L’autore
Keigo Higashino è uno dei più noti scrittori giapponesi, pubblicato in 14 Paesi. È autore bestseller di romanzi. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali e internazionali, e da molte delle sue opere sono stati tratti film e serie TV di grande successo.

Claudia

Lettore medio

Il diavolo in corpo (Raymond Radiguet)

Il diavolo in corpo“A forza di pensare a Marthe, ci pensavo sempre meno. Nella mia mente succedeva quanto capita allo sguardo che vaga sulla tappezzeria di carta della camera. A forza di guardarla, gli occhi non la distinguono più.”

Durante gli anni della Grande Guerra, in una cittadina anonima sulle rive della Marna abita il protagonista e narratore de “Il diavolo in corpo” (edito da Feltrinelli), un quindicenne – anch’egli senza nome – dall’animo ribelle e con una forte passione per la letteratura e per l’arte.
Un giorno incontra Marthe, figlia di certi amici di famiglia, che lo affascina con la sua natura irruenta e un po’ civettuola. La bella diciannovenne, però, è già promessa a un altro uomo, un bigotto di nome Jacques di stanza al fronte. I due ragazzi instaurano un bel rapporto di amicizia, che all’inizio non sembra portare ad altro; ma quando poco dopo il matrimonio il marito di Marthe parte nuovamente per il fronte, non ci vuole molto perché entrambi si confessino i reciproci sentimenti, dando inizio alla loro storia d’amore illecita, tormentata e ricca di ostacoli.

Nonostante i due amanti si atteggino a persone adulte e indipendenti, non sono altro che ragazzini capricciosi e un po’ volubili. Gelosia, ripicche e tradimenti sono viste dai due come simboli della loro passione bruciante, che si alimenta del sospetto e della noia che li attanagliano.
Il nostro protagonista pare stufarsi presto di Marthe, eppure allo stesso tempo non riesce a starle lontano, tormentato dal pensiero che un altro possa averla, specialmente quel marito lontano, che ogni tanto fa ritorno a casa. Dal canto suo, Marthe sembra nutrire una vera e propria ossessione per il suo giovane amante; in ogni suo silenzio vede la fine del suo amore, in ogni sua assenza il tradimento, diventando presto schiava del sospetto.
Lo stile di Radiguet, semplice, lineare e scarno di dialoghi, rispecchia la giovane età dell’autore. Altrettanto semplice è la trama, che non presenta momenti di notevole azione né colpi di scena eclatanti. Tuttavia, il narratore trascina il lettore con sé, con la sua voce cinica e lontana, un “senno di poi” che racconta le sue passioni di gioventù con più crudezza di quanto richiederebbe una storia d’amore tra due adolescenti. Il narratore pare consapevole dei tratti infantili e ossessivi della tresca con Marthe e non tenta in alcun modo di giustificarli, pur chiamando spesso in causa la volubilità e i desideri carnali legati all’età.
L’immersione del lettore nella relazione è totale e ciò causa, in alcuni punti della narrazione, un rallentamento della lettura dovuto soprattutto alla ripetitività dei temi affrontati: l’infedeltà, il sospetto e il tentennamento amoroso vengono portati all’attenzione del lettore troppe volte, pur contribuendo a trasmettere quel senso di ossessione e pedanteria che fanno parte di entrambi i personaggi coinvolti.
Leggere “Il diavolo in corpo” resta un’esperienza piacevolissima e consigliata. Il giovane Radiguet possedeva un innegabile talento, che, se fosse vissuto più a lungo, avrebbe certamente portato alla stesura di innumerevoli capolavori.

Titolo: Il diavolo in corpo
Autore: Raymond Radiguet
Genere: letteratura erotica
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine: 160
Anno edizione: 2018
Prezzo: € 7,50
Tempo medio di lettura: 2 giorni

L’autore
Raymond Radiguet fu uno scrittore francese di grande sensibilità e talento, vissuto nei primi vent’anni del Novecento. Figlio di un disegnatore satirico, amico di Jean Cocteau, lettore onnivoro e personalità intensa e riservata, a soli 17 anni scrisse quello che divenne il suo capolavoro, “Il diavolo in corpo”, che in tempi brevissimi divenne un classico della letteratura contemporanea. Morì di febbre tifoidea, pochi giorni dopo aver consegnato all’editore il suo secondo e ultimo romanzo, “Il ballo del conte d’Orgel”, pubblicato postumo.

Claudia

Lettore medio

La contessa nera (Rebecca Johns)

La contessa nera“Non ho fatto nulla che non mi spettasse per diritto di sangue edi titolo, né al conte palatino né a nessun altro. Erzsébet Bàthory, vedova di Ferenc Nádasdy, figlia della più antica e nobile casata di Ungheria, non è una strega, una pazza, un’assassina o una criminale. E non ha nessuna intenzione di accettare supinamente il suo destino.”

“La contessa Dracula” o “Contessa sanguinaria”, è così che la storia ricorda Erzsébet Bàthory, leggendaria serial killer ungherese, vissuta tra il Sedicesimo e Diciassettesimo secolo e protagonista de “La contessa nera” (edito da Garzanti). Le sue vittime, all’incirca trecento, erano giovani donne di bell’aspetto e in età da marito, ragazze che lavoravano in casa sua e che la contessa, con l’aiuto dei suoi servi più fedeli, adorava torturare fino alla morte.
Il libro di Rebecca Johns segue l’intera vita di Erzsébet, partendo dalla fine. Dalla prima pagina sappiamo già che è stata rinchiusa in una torre, condannata ad essere murata viva, con l’accusa di omicidio e stregoneria. Nella penombra della sua prigione, Erzsébet decide di scrivere al figlio Pàl, per raccontargli la sua versione dei fatti; la contessa, infatti, si dichiara innocente. O, per meglio dire, ritiene di aver agito sempre per ottime ragioni.
Tornando con la mente alla sua infanzia, Erzsébet descrive le sue giornate nella tenuta di Ecsed. Pur circondata dall’affetto dei familiari, è testimone di episodi di estrema violenza e viene mandata, ancora ragazzina, a Sàrvàr, nella casa del suo futuro sposo, dove una suocera oppressiva e un istitutore fin troppo severo le fanno avvertire un profondo senso di solitudine e abbandono.

L’autrice dipinge un personaggio estremamente umano e vulnerabile. Ogni azione di Erzsébet è dettata dall’insicurezza e dal desiderio di essere amata. Unica depositaria della sua fiducia e amicizia è la serva Darvulia, che con il suo aspetto sgradevole e dimesso conquista subito il cuore della contessa; la donna non può essere una minaccia alla sua vanità e diviene, col tempo, complice dei suoi misfatti. Ad accrescere ulteriormente il disagio di Erzsébet, la totale indifferenza di Ferenc, il suo fidanzato, che sembra non apprezzare i suoi gesti gentili né la sua decantata bellezza.
La contessa si sente umiliata dalla sua noncuranza e furiosa con le cameriere, che si vantano tra loro di essere andate a letto con il padrone e sembrano ridere di lei in ogni momento. E sono proprio quelle ragazze a scatenare il lato mostruoso della giovane signora.
Il romanzo mostra come la solitudine, i tradimenti e gli inganni possano scatenare la più grande ferocia anche negli animi più sensibili. Ma con abilità, le azioni del “mostro” vengono raccontate come del tutto ragionevoli. Il lettore si immedesima in lei, prova lo stesso vuoto e la stessa vergogna nel sentirsi traditi e rifiutati. Alla fine del romanzo, si prova quasi pena per questa fragile donna murata viva e non si può fare a meno di provare tristezza per lei.
Complici anche i dialoghi affascinanti e le descrizioni, crude e dettagliate ma senza mai annoiare, il coinvolgimento nelle vicende è totale e, anche se il finale è rivelato fin dall’inizio, sono tanti i segreti che la contessa svela e che lasciano a bocca aperta.

Titolo: La contessa nera
Autrice: Rebecca Johns
Genere: romanzo storico
Casa editrice: Garzanti
Pagine: 360
Anno edizione: 2011
Prezzo: € 18,60
Tempo medio di lettura: 4 giorni

L’autrice
Rebecca Johns insegna al dipartimento di inglese della DePaul University, a Chicago, e scrive su giornali e riviste tra cui l’Harvard Review, il Chicago Tribune e Cosmopolitan. Il suo primo romanzo, “Icebergs”, è stato finalista dell’Hemingway Foundation/PEN Award per romanzi d’esordio e ha ricevuto il Michener-Copernicus Award.

Claudia

Lettore medio

Lisario o il piacere infinito delle donne (Antonella Cilento)

Lisario o il piacere infinito delle donne“Odiava la moglie perché poteva procurarsi piacere senza di lui e perché lo sbeffeggiava anche in questa pratica. E poi: a chi pensava questa moglie tanto istruita dei fatti della carne mentre si gingillava in sua assenza? A un soldato? A un principe? A un passante? Tutti li odiava, tutti.”

Protagonista di “Lisario o il piacere infinito delle donne” (edito da Mondadori), in una Napoli di metà Seicento, è Lisario Morales, ragazza muta a causa di un intervento chirurgico finito male, che legge di nascosto Cervantes e scrive lettere alla Madonna per trovare conforto e dare voce ai suoi pensieri più profondi. Privata della parola, non può opporsi alla decisione del padre di maritarla a un uomo molto più vecchio. In collera, decide di dormire, come aveva fatto nei mesi dopo l’intervento, per sfuggire a quell’orribile destino. Un anno dopo, mentre la ragazza ancora dorme, giunge a Napoli Avicente Iguelmano, un medico spagnolo senza alcun talento, ma alla ricerca di gloria e fama.
Avicente riesce, con uno stratagemma inaspettato, a risvegliare Lisario, ottenendo il successo sperato e la mano della ragazza. L’uomo si accorge presto che il suo carattere debole e la sua mediocrità non sono compatibili con l’animo indomito della moglie, donna per nulla remissiva, che osa procurarsi piacere fisico da sola quando lui non è in grado di soddisfarla. L’ossessione per Lisario, ma soprattutto per il corpo femminile, conturbante e misterioso, porterà Avicente sull’orlo della follia.

Pur essendo Lisario la protagonista dichiarata della vicenda, la voce narrante segue in terza persona anche le azioni di altri personaggi, picari disonesti, che, insieme alla tematica della ricerca del piacere, dell’amore e della follia, dominano lo scenario narrativo. Il romanzo accoglie in sé diversi elementi letterari che catapultano il lettore in un universo caotico, fatto di luci e ombre, quale è la Napoli del Seicento.
Risuona forte e chiara l’eco della famosissima raccolta di favole napoletana, “Lo cunto de li cunti”, che in Lisario, bella addormentata nel castello di Baia, vede la reincarnazione di Talia, la principessa dormiente di Giovanbattista Basile. L’elemento favolistico sfuma al cospetto dei furfanti del romanzo: lontani dai personaggi fiabeschi, essi non compiono azioni malvagie in funzione di una cattiveria innata e fine a se stessa, ma in base alle circostanze in cui la vita stessa li ha posti, facendo ciò che possono per ottenere un minimo di felicità terrena.
L’interesse dell’autrice è dunque per gli aspetti più degradati della realtà e per i personaggi più miseri, creando un’immagine che rimanda ai dipinti seicenteschi, con il mondo terreno in basso, cupo e disordinato e ricco di sofferenza e umanità, e quello divino in alto, sempre presente, ma fermo nel suo punto d’osservazione.
Anche i toni usati rimandano allo stile picaresco: episodi comici si alternano ad altri tragici o eroici, con un linguaggio spesso crudo e con un ritmo veloce, incalzante, che avvolge il lettore stretto, lasciandolo precipitare nella spirale di eventi insieme ai protagonisti e facendolo riemergere, alla fine, completamente soddisfatto.

Titolo: Lisario o il piacere infinito delle donne
Autrice: Antonella Cilento
Genere: romanzo storico
Casa editrice: Mondadori
Pagine: 297
Anno edizione: 2014
Prezzo: € 17,50
Tempo medio di lettura: 6 giorni

L’autrice
Antonella Cilento scrive e insegna scrittura creativa presso l’associazione culturale Lalineascritta, che ha ideato e fondato nel 1993. Collabora con «Il Mattino», «L’Indice dei libri del mese» e «Grazia», ha scritto numerosi testi per il teatro e cortometraggi per Mario Martone e Sandro Dionisio. Tra le sue pubblicazioni: “Il cielo capovolto (Avagliano, 2000), “Una lunga notte” (Guanda, 2002), “Neronapoletano” (Guanda, 2004), “Isole senza mare” (Guanda, 2009), “La paura della lince” (Rogiosi, 2012), “Morfisa o l’acqua che dorme” (Mondadori 2018). Il suo romanzo “Lisario o il piacere infinito delle donne” (Mondadori, 2014) è stato finalista al Premio Strega 2014 e vincitore del Premio Boccaccio.”

Claudia

Lettore medio

Occhio di gatto (Margaret Atwood)

9788833310046_0_0_492_75“Se mi capitasse di incontrare di nuovo Cordelia, che cosa le direi di me? La verità, oppure qualcosa per far bella figura? Probabilmente quello di far bella figura è un bisogno che sento ancora.”

Elaine Risley, nota pittrice canadese e protagonista di “Occhio di gatto” (edito da Ponte alle Grazie), ritorna nella città dov’è cresciuta in occasione di un’importante mostra dei suoi quadri e si prepara ad affrontare i fantasmi del suo passato, che per anni ha cercato di relegare negli angoli più remoti della sua memoria. Camminando per le vie di Toronto, Elaine rievoca gli episodi più traumatici della sua infanzia e della sua adolescenza, tornando spesso con il pensiero a Cordelia, figura onnipresente e ambigua, talvolta amica, quasi sempre aguzzina.
Combattuta tra il desiderio di rivedere la sua più vecchia amica e la paura di essere nuovamente al centro della sua attenzione, Elaine riflette sul modo in cui il rapporto con Cordelia ha segnato per sempre la sua vita e la sua personalità, giungendo a una verità inaspettata, che smuoverà la sua coscienza e, forse, porterà via con sé il rimorso.

“Occhio di gatto” è un romanzo che emoziona come poche letture sanno fare. Margaret Atwood, impeccabile nel trasmettere sensazioni potenti attraverso una narrazione lenta e dettagliata, guida il lettore in un viaggio nel tempo della memoria, ma anche nella coscienza umana.
Dando voce a una protagonista che si dimostra fin da subito dolorosamente ancorata al passato, l’autrice mette in scena il dramma delle amicizie sbagliate, del rifiuto e della vendetta, mostrando come sia facile passare da vittima a carnefice, quando si permette alla rabbia di prendere il sopravvento sulla sofferenza e quando il vuoto dato da un trauma non viene colmato con l’amore. Chi legge la storia di Elaine non può fare a meno di sentirsi vicino a lei, di comprendere alcune sue scelte, seppure sbagliate, e di compatirla. Meno esplicita, invece, risulta la figura di Cordelia, volutamente misteriosa, poiché mai del tutto compresa dalla protagonista e voce narrante, eppure magnetica; il lettore arriva alla fine del romanzo con un gravoso senso di irrisolutezza, che trova riscontro nella realtà quotidiana e disperde il dolore nel tempo passato, facendo venire voglia di ricominciare tutto da capo.

Titolo: Occhio di gatto
Autore: Margaret Atwood
Casa editrice: Ponte alle Grazie
Genere: romanzo biografico
Pagine: 463
Anno edizione: 2018
Prezzo: € 18,00
Tempo medio di lettura: 6 giorni

L’autrice
Margaret Atwood
è una delle voci più note della narrativa contemporanea. Laureata ad Harvard, ha esordito a diciannove anni. Ha pubblicato oltre venticinque libri tra romanzi, racconti, raccolte e saggi. Più volte candidata al Premio Nobel per la letteratura, ha vinto il Booker Prize nel 2000 per “L’assassino cieco” e nel 2008 il premio Principe delle Asturie. Tra i suoi titoli più importanti, ricordiamo “L’altra Grace” e “Il racconto dell’ancella”.

Claudia

Lettore medio

Mr. Sbatticuore (Alice Clayton)

9788804643524_0_0_1542_75“Buona parte delle notti dormivamo insieme. Lui, dalla sua parte, metteva un disco di Duke Ellington o Glenn Miller, mentre io, dalla mia, lo ascoltavo senza pudore. (…) Eppure quella calma e quel silenzio erano davvero troppo belli per durare e, infatti, qualche notte dopo, tornò a scatenarsi l’inferno.”

Caroline Reynolds ha ventisei anni, è una designer d’interni di successo e ha appena traslocato insieme al suo gatto Clive in un bellissimo appartamento nel centro di San Francisco.
Nonostante la sua vita vada a gonfie vele, due cose la tengono sveglia di notte: la frustrazione causata dalla mancanza di sesso e i fastidiosi rumori provenienti dall’alloggio del suo vicino, che fa tremare i muri della sua stanza da letto, intrattenendosi con una partner diversa ogni sera, senza prendersi neanche la briga di farlo a bassa voce.
Dopo alcune nottate insonni, Caroline decide di affrontare a muso duro il misterioso Simon, ignara che quello che immagina come un uomo rozzo, insensibile e dongiovanni abbia tutte le carte in regola per diventare uno dei suoi più cari amici e, forse, anche qualcosa di più.

“Mr. Sbatticuore” (edito da Mondadori) è un romanzo erotico che non si prende troppo sul serio. Dotato di una scrittura leggera e divertente, fluisce senza problemi, intrattenendo il lettore con gradevoli siparietti comici che bene si alternano alle scene più piccanti.
I personaggi, credibili e coerenti, sono il vero punto di forza di questo libro: Caroline, la protagonista, è una donna forte e intelligente che, pur desiderando un compagno, non ha bisogno di un uomo al proprio fianco per sentirsi realizzata e soddisfatta di se stessa; Simon, alias Mr. Sbatticuore, è un fotografo dotato di una profonda sensibilità artistica e un amico leale, che sa conquistare l’ammirazione e la simpatia di chi gli sta intorno con estrema facilità.
Molto interessanti risultano anche gli amici di Caroline e Simon, che non ricoprono soltanto un ruolo strumentale nella vicenda, ma sono parte attiva della storia, bloccati in un bizzarro e inconsapevole “quadrato amoroso” su cui non mancheranno episodi divertenti. E infine il gatto Clive, inaspettata spalla comica della protagonista, si dimostra anche lui fonte di ilarità e simpatia.
“Mr. Sbatticuore” è il romanzo ideale per chi cerca una lettura sbarazzina. Non adatto a un target molto giovane dati i suoi contenuti espliciti, è perfetto per un pubblico adulto e consapevole, che desidera passare qualche ora in allegria, pensando di meno e sognando di più.

Titolo: Mr. Sbatticuore
Autore: Alice Clayton
Casa editrice: Mondadori
Genere: commedia erotica
Pagine: 331
Anno edizione: 2015
Prezzo: € 12,00
Tempo medio di lettura: 2 giorni

L’autrice
Dopo aver lavorato per molto tempo nel settore dei cosmetici, a trentatré anni Alice Clayton ha deciso di dedicarsi a una nuova carriera, quella di scrittrice. Nel 2010 è stata candidata ai Goodreads Awards come miglior autrice con i suoi romanzi d’esordio, i primi due libri della serie “Redhead”. La sua popolarità è letteralmente esplosa nel web dopo l’edizione self-publishing di “Mr. Sbatticuore”, i cui diritti sono poi stati acquisiti da Gallery Books, un’etichetta appartenente a Simon & Schuster, una delle più grandi case editrici statunitensi.

Claudia

Lettore medio

Lucky (Alice Sebold)

9788866329244_0_0_541_75“Nella galleria in cui fui violentata, ex ingresso sotterraneo di un anfiteatro da cui gli attori irrompevano sulla scena passando sotto le gradinate del pubblico, una ragazza era stata uccisa e smembrata. Me lo disse la polizia. Al confronto, dissero, io ero stata fortunata.”

In una calda sera primaverile del 1981, mentre camminava nel suo campus universitario, Alice Sebold, autrice di “Lucky” (edito da Edizioni e/o) è stata violentata e picchiata da uno sconosciuto. Provata dal dolore e dall’ingiustizia dell’evento, ci ha messo quasi vent’anni prima di riuscire a mettere per iscritto la sua terribile esperienza, sperando che potesse aiutare chi, come lei, ha subito una violenza fisica e chi, invece, vorrebbe comprendere e alleviare la sofferenza di coloro che ci sono passati.

“Lucky” è un’autobiografia molto difficile da leggere, non importa se si è donna o uomo, se si ha avuto un’esperienza simile oppure no. Alice Sebold sa come usare le parole per suscitare emozioni forti nei suoi lettori. Adoperando toni talvolta cruenti, talvolta delicati e semplici, tesse sulla carta una trama dolorosa nella schiettezza con cui ogni momento della sua esperienza viene raccontato.
Al centro della storia c’è il suo stupro e la ricerca dell’uomo che le ha fatto violenza, ma il tema portante del libro è il dolore. Come reagiscono le vittime di un simile trauma? E come cambia il modo in cui le persone interagiscono con loro una volta saputo dell’orribile esperienza vissuta?
Nei mesi successivi allo stupro, Alice ha dovuto fare i conti con diversi cambiamenti avvenuti in lei, ma anche nella sfera dei suoi affetti più cari: nei genitori, che non capivano come lei non avesse potuto difendersi in qualche modo dal suo aggressore; in sua sorella, che portava con sé il senso di colpa dato dall’essere “immacolata”; negli amici, che ne evitavano la compagnia, temendo quasi di essere contagiati dal suo stato di vittima.
Potenti sono le domande che Alice si pone nel rievocare non soltanto i dettagli dello stupro, ma anche quelli del lungo processo che ha seguito la cattura del suo aggressore: perché è capitato proprio a lei? E perché le persone tendono a dare la colpa alla vittima per la violenza subita?
“Lucky” è un libro che viene letto con un groppo in gola e lascia molta amarezza, nonostante il fascino della sua scrittura. È un testo che mette a nudo il dolore e che incoraggia il dialogo. Questo libro è la prova che bisogna parlare delle violenze subite, poiché il silenzio alimenta la vergogna e il senso di colpa, e non avere paura di coinvolgere le autorità. Anche nelle situazioni più traumatiche si può essere fortunati, se ancora si è vivi e desiderosi di riemergere dall’oscurità.

Titolo: Lucky
Autore: Alice Sebold
Genere: autobiografia
Casa editrice: Edizioni e/o
Pagine: 333
Anno edizione: 2018
Prezzo: 9,90 euro
Tempo medio di lettura: 4 giorni

L’autrice
Alice Sebold è una scrittrice statunitense. Nel 2002, pochi anni dopo l’uscita del suo primo libro “Lucky”, ha pubblicato “Amabili resti”, un successo editoriale senza precedenti, che ha portato poi alla realizzazione di un film omonimo, candidato a diversi premi. Il suo terzo romanzo è “La quasi luna”, pubblicato nel 2007. Alice vive attualmente in California con il marito, lo scrittore Glen David Gold.

Claudia

Lettore medio

Il cielo comincia dal basso (Sonia Serazzi)

9788849854077_0_0_300_75Antonia Cristallo, mia nonna, dice che noi fummo sempre poveri e mai tamarri: il tamarro è uno che la terra gli basta, il povero invece alza gli occhi in cerca d’azzurro.

Comincia così il racconto di Rosa Sirace, la protagonista di “Il cielo comincia dal basso” (edito da Rubbettino), che terminati gli studi a Perugia è tornata nella sua casa natia, in Calabria, per dedicarsi all’insegnamento, pur senza averne una vera e propria vocazione.
Rosa, infatti, vuole scrivere. Ogni giorno, sul suo taccuino, annota tutto quello che le viene in mente sulla sua vita, passata e presente, e sulle meravigliose persone che ne fanno parte. Scavando tra la polvere e i ricordi, la donna rievoca episodi dolorosi, relazioni finite male, amori mai cominciati e amicizie lunghe una vita, che ancora l’accompagnano nelle avversità di tutti i giorni.
C’è molta amarezza nel racconto di Rosa, ma anche speranza, perché – come la sua stessa nonna le ha insegnato – i fiori sbocciano pure lungo i sentieri battuti dal bestiame, nonostante i colpi degli zoccoli e il letame. Ed è tra le parole della protagonista – dense, accorte, vere – che le emozioni del lettore germogliano.

“Il cielo comincia dal basso” è un romanzo incantevole. Si presenta come una scrittura libera della protagonista, ma è ovvio che c’è un grande lavoro dietro, lavoro che l’autrice, Sonia Serazzi, ha svolto in maniera impeccabile, riuscendo a tenere viva la spontaneità delle emozioni, pur avendo senza dubbio progettato e riscritto.
Di particolare intensità il legame della protagonista con il suo luogo natio e con la nonna, un affetto che si trasmette dalla pagina al lettore con peculiare immediatezza e che non manca di commuovere.

Titolo: Il cielo comincia dal basso
Autore: Sonia Serazzi
Casa editrice: Rubbettino
Genere: Diario
Pagine: 164
Anno edizione: 2018
Prezzo: €12,00
Tempo medio di lettura: 3 giorni
Canzone consigliata: “L’assenza” di Fiorella Mannoia

L’autrice
Sonia Serazzi
è nata a Napoli nel 1971 e vive in un piccolo paese della Calabria. Ha pubblicato “Non c’è niente a Simbari Crichi” nel 2004 e il romanzo breve “E le ortiche c’hanno ragione” nel 2006.

Claudia