Lettore medio

Il diavolo in corpo (Raymond Radiguet)

Il diavolo in corpo“A forza di pensare a Marthe, ci pensavo sempre meno. Nella mia mente succedeva quanto capita allo sguardo che vaga sulla tappezzeria di carta della camera. A forza di guardarla, gli occhi non la distinguono più.”

Durante gli anni della Grande Guerra, in una cittadina anonima sulle rive della Marna abita il protagonista e narratore de “Il diavolo in corpo” (edito da Feltrinelli), un quindicenne – anch’egli senza nome – dall’animo ribelle e con una forte passione per la letteratura e per l’arte.
Un giorno incontra Marthe, figlia di certi amici di famiglia, che lo affascina con la sua natura irruenta e un po’ civettuola. La bella diciannovenne, però, è già promessa a un altro uomo, un bigotto di nome Jacques di stanza al fronte. I due ragazzi instaurano un bel rapporto di amicizia, che all’inizio non sembra portare ad altro; ma quando poco dopo il matrimonio il marito di Marthe parte nuovamente per il fronte, non ci vuole molto perché entrambi si confessino i reciproci sentimenti, dando inizio alla loro storia d’amore illecita, tormentata e ricca di ostacoli.

Nonostante i due amanti si atteggino a persone adulte e indipendenti, non sono altro che ragazzini capricciosi e un po’ volubili. Gelosia, ripicche e tradimenti sono viste dai due come simboli della loro passione bruciante, che si alimenta del sospetto e della noia che li attanagliano.
Il nostro protagonista pare stufarsi presto di Marthe, eppure allo stesso tempo non riesce a starle lontano, tormentato dal pensiero che un altro possa averla, specialmente quel marito lontano, che ogni tanto fa ritorno a casa. Dal canto suo, Marthe sembra nutrire una vera e propria ossessione per il suo giovane amante; in ogni suo silenzio vede la fine del suo amore, in ogni sua assenza il tradimento, diventando presto schiava del sospetto.
Lo stile di Radiguet, semplice, lineare e scarno di dialoghi, rispecchia la giovane età dell’autore. Altrettanto semplice è la trama, che non presenta momenti di notevole azione né colpi di scena eclatanti. Tuttavia, il narratore trascina il lettore con sé, con la sua voce cinica e lontana, un “senno di poi” che racconta le sue passioni di gioventù con più crudezza di quanto richiederebbe una storia d’amore tra due adolescenti. Il narratore pare consapevole dei tratti infantili e ossessivi della tresca con Marthe e non tenta in alcun modo di giustificarli, pur chiamando spesso in causa la volubilità e i desideri carnali legati all’età.
L’immersione del lettore nella relazione è totale e ciò causa, in alcuni punti della narrazione, un rallentamento della lettura dovuto soprattutto alla ripetitività dei temi affrontati: l’infedeltà, il sospetto e il tentennamento amoroso vengono portati all’attenzione del lettore troppe volte, pur contribuendo a trasmettere quel senso di ossessione e pedanteria che fanno parte di entrambi i personaggi coinvolti.
Leggere “Il diavolo in corpo” resta un’esperienza piacevolissima e consigliata. Il giovane Radiguet possedeva un innegabile talento, che, se fosse vissuto più a lungo, avrebbe certamente portato alla stesura di innumerevoli capolavori.

Titolo: Il diavolo in corpo
Autore: Raymond Radiguet
Genere: letteratura erotica
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine: 160
Anno edizione: 2018
Prezzo: € 7,50
Tempo medio di lettura: 2 giorni

L’autore
Raymond Radiguet fu uno scrittore francese di grande sensibilità e talento, vissuto nei primi vent’anni del Novecento. Figlio di un disegnatore satirico, amico di Jean Cocteau, lettore onnivoro e personalità intensa e riservata, a soli 17 anni scrisse quello che divenne il suo capolavoro, “Il diavolo in corpo”, che in tempi brevissimi divenne un classico della letteratura contemporanea. Morì di febbre tifoidea, pochi giorni dopo aver consegnato all’editore il suo secondo e ultimo romanzo, “Il ballo del conte d’Orgel”, pubblicato postumo.

Claudia

Annunci
Lettore medio

La contessa nera (Rebecca Johns)

La contessa nera“Non ho fatto nulla che non mi spettasse per diritto di sangue edi titolo, né al conte palatino né a nessun altro. Erzsébet Bàthory, vedova di Ferenc Nádasdy, figlia della più antica e nobile casata di Ungheria, non è una strega, una pazza, un’assassina o una criminale. E non ha nessuna intenzione di accettare supinamente il suo destino.”

“La contessa Dracula” o “Contessa sanguinaria”, è così che la storia ricorda Erzsébet Bàthory, leggendaria serial killer ungherese, vissuta tra il Sedicesimo e Diciassettesimo secolo e protagonista de “La contessa nera” (edito da Garzanti). Le sue vittime, all’incirca trecento, erano giovani donne di bell’aspetto e in età da marito, ragazze che lavoravano in casa sua e che la contessa, con l’aiuto dei suoi servi più fedeli, adorava torturare fino alla morte.
Il libro di Rebecca Johns segue l’intera vita di Erzsébet, partendo dalla fine. Dalla prima pagina sappiamo già che è stata rinchiusa in una torre, condannata ad essere murata viva, con l’accusa di omicidio e stregoneria. Nella penombra della sua prigione, Erzsébet decide di scrivere al figlio Pàl, per raccontargli la sua versione dei fatti; la contessa, infatti, si dichiara innocente. O, per meglio dire, ritiene di aver agito sempre per ottime ragioni.
Tornando con la mente alla sua infanzia, Erzsébet descrive le sue giornate nella tenuta di Ecsed. Pur circondata dall’affetto dei familiari, è testimone di episodi di estrema violenza e viene mandata, ancora ragazzina, a Sàrvàr, nella casa del suo futuro sposo, dove una suocera oppressiva e un istitutore fin troppo severo le fanno avvertire un profondo senso di solitudine e abbandono.

L’autrice dipinge un personaggio estremamente umano e vulnerabile. Ogni azione di Erzsébet è dettata dall’insicurezza e dal desiderio di essere amata. Unica depositaria della sua fiducia e amicizia è la serva Darvulia, che con il suo aspetto sgradevole e dimesso conquista subito il cuore della contessa; la donna non può essere una minaccia alla sua vanità e diviene, col tempo, complice dei suoi misfatti. Ad accrescere ulteriormente il disagio di Erzsébet, la totale indifferenza di Ferenc, il suo fidanzato, che sembra non apprezzare i suoi gesti gentili né la sua decantata bellezza.
La contessa si sente umiliata dalla sua noncuranza e furiosa con le cameriere, che si vantano tra loro di essere andate a letto con il padrone e sembrano ridere di lei in ogni momento. E sono proprio quelle ragazze a scatenare il lato mostruoso della giovane signora.
Il romanzo mostra come la solitudine, i tradimenti e gli inganni possano scatenare la più grande ferocia anche negli animi più sensibili. Ma con abilità, le azioni del “mostro” vengono raccontate come del tutto ragionevoli. Il lettore si immedesima in lei, prova lo stesso vuoto e la stessa vergogna nel sentirsi traditi e rifiutati. Alla fine del romanzo, si prova quasi pena per questa fragile donna murata viva e non si può fare a meno di provare tristezza per lei.
Complici anche i dialoghi affascinanti e le descrizioni, crude e dettagliate ma senza mai annoiare, il coinvolgimento nelle vicende è totale e, anche se il finale è rivelato fin dall’inizio, sono tanti i segreti che la contessa svela e che lasciano a bocca aperta.

Titolo: La contessa nera
Autrice: Rebecca Johns
Genere: romanzo storico
Casa editrice: Garzanti
Pagine: 360
Anno edizione: 2011
Prezzo: € 18,60
Tempo medio di lettura: 4 giorni

L’autrice
Rebecca Johns insegna al dipartimento di inglese della DePaul University, a Chicago, e scrive su giornali e riviste tra cui l’Harvard Review, il Chicago Tribune e Cosmopolitan. Il suo primo romanzo, “Icebergs”, è stato finalista dell’Hemingway Foundation/PEN Award per romanzi d’esordio e ha ricevuto il Michener-Copernicus Award.

Claudia

Lettore medio

Lisario o il piacere infinito delle donne (Antonella Cilento)

Lisario o il piacere infinito delle donne“Odiava la moglie perché poteva procurarsi piacere senza di lui e perché lo sbeffeggiava anche in questa pratica. E poi: a chi pensava questa moglie tanto istruita dei fatti della carne mentre si gingillava in sua assenza? A un soldato? A un principe? A un passante? Tutti li odiava, tutti.”

Protagonista di “Lisario o il piacere infinito delle donne” (edito da Mondadori), in una Napoli di metà Seicento, è Lisario Morales, ragazza muta a causa di un intervento chirurgico finito male, che legge di nascosto Cervantes e scrive lettere alla Madonna per trovare conforto e dare voce ai suoi pensieri più profondi. Privata della parola, non può opporsi alla decisione del padre di maritarla a un uomo molto più vecchio. In collera, decide di dormire, come aveva fatto nei mesi dopo l’intervento, per sfuggire a quell’orribile destino. Un anno dopo, mentre la ragazza ancora dorme, giunge a Napoli Avicente Iguelmano, un medico spagnolo senza alcun talento, ma alla ricerca di gloria e fama.
Avicente riesce, con uno stratagemma inaspettato, a risvegliare Lisario, ottenendo il successo sperato e la mano della ragazza. L’uomo si accorge presto che il suo carattere debole e la sua mediocrità non sono compatibili con l’animo indomito della moglie, donna per nulla remissiva, che osa procurarsi piacere fisico da sola quando lui non è in grado di soddisfarla. L’ossessione per Lisario, ma soprattutto per il corpo femminile, conturbante e misterioso, porterà Avicente sull’orlo della follia.

Pur essendo Lisario la protagonista dichiarata della vicenda, la voce narrante segue in terza persona anche le azioni di altri personaggi, picari disonesti, che, insieme alla tematica della ricerca del piacere, dell’amore e della follia, dominano lo scenario narrativo. Il romanzo accoglie in sé diversi elementi letterari che catapultano il lettore in un universo caotico, fatto di luci e ombre, quale è la Napoli del Seicento.
Risuona forte e chiara l’eco della famosissima raccolta di favole napoletana, “Lo cunto de li cunti”, che in Lisario, bella addormentata nel castello di Baia, vede la reincarnazione di Talia, la principessa dormiente di Giovanbattista Basile. L’elemento favolistico sfuma al cospetto dei furfanti del romanzo: lontani dai personaggi fiabeschi, essi non compiono azioni malvagie in funzione di una cattiveria innata e fine a se stessa, ma in base alle circostanze in cui la vita stessa li ha posti, facendo ciò che possono per ottenere un minimo di felicità terrena.
L’interesse dell’autrice è dunque per gli aspetti più degradati della realtà e per i personaggi più miseri, creando un’immagine che rimanda ai dipinti seicenteschi, con il mondo terreno in basso, cupo e disordinato e ricco di sofferenza e umanità, e quello divino in alto, sempre presente, ma fermo nel suo punto d’osservazione.
Anche i toni usati rimandano allo stile picaresco: episodi comici si alternano ad altri tragici o eroici, con un linguaggio spesso crudo e con un ritmo veloce, incalzante, che avvolge il lettore stretto, lasciandolo precipitare nella spirale di eventi insieme ai protagonisti e facendolo riemergere, alla fine, completamente soddisfatto.

Titolo: Lisario o il piacere infinito delle donne
Autrice: Antonella Cilento
Genere: romanzo storico
Casa editrice: Mondadori
Pagine: 297
Anno edizione: 2014
Prezzo: € 17,50
Tempo medio di lettura: 6 giorni

L’autrice
Antonella Cilento scrive e insegna scrittura creativa presso l’associazione culturale Lalineascritta, che ha ideato e fondato nel 1993. Collabora con «Il Mattino», «L’Indice dei libri del mese» e «Grazia», ha scritto numerosi testi per il teatro e cortometraggi per Mario Martone e Sandro Dionisio. Tra le sue pubblicazioni: “Il cielo capovolto (Avagliano, 2000), “Una lunga notte” (Guanda, 2002), “Neronapoletano” (Guanda, 2004), “Isole senza mare” (Guanda, 2009), “La paura della lince” (Rogiosi, 2012), “Morfisa o l’acqua che dorme” (Mondadori 2018). Il suo romanzo “Lisario o il piacere infinito delle donne” (Mondadori, 2014) è stato finalista al Premio Strega 2014 e vincitore del Premio Boccaccio.”

Claudia

Lettore medio

Occhio di gatto (Margaret Atwood)

9788833310046_0_0_492_75“Se mi capitasse di incontrare di nuovo Cordelia, che cosa le direi di me? La verità, oppure qualcosa per far bella figura? Probabilmente quello di far bella figura è un bisogno che sento ancora.”

Elaine Risley, nota pittrice canadese e protagonista di “Occhio di gatto” (edito da Ponte alle Grazie), ritorna nella città dov’è cresciuta in occasione di un’importante mostra dei suoi quadri e si prepara ad affrontare i fantasmi del suo passato, che per anni ha cercato di relegare negli angoli più remoti della sua memoria. Camminando per le vie di Toronto, Elaine rievoca gli episodi più traumatici della sua infanzia e della sua adolescenza, tornando spesso con il pensiero a Cordelia, figura onnipresente e ambigua, talvolta amica, quasi sempre aguzzina.
Combattuta tra il desiderio di rivedere la sua più vecchia amica e la paura di essere nuovamente al centro della sua attenzione, Elaine riflette sul modo in cui il rapporto con Cordelia ha segnato per sempre la sua vita e la sua personalità, giungendo a una verità inaspettata, che smuoverà la sua coscienza e, forse, porterà via con sé il rimorso.

“Occhio di gatto” è un romanzo che emoziona come poche letture sanno fare. Margaret Atwood, impeccabile nel trasmettere sensazioni potenti attraverso una narrazione lenta e dettagliata, guida il lettore in un viaggio nel tempo della memoria, ma anche nella coscienza umana.
Dando voce a una protagonista che si dimostra fin da subito dolorosamente ancorata al passato, l’autrice mette in scena il dramma delle amicizie sbagliate, del rifiuto e della vendetta, mostrando come sia facile passare da vittima a carnefice, quando si permette alla rabbia di prendere il sopravvento sulla sofferenza e quando il vuoto dato da un trauma non viene colmato con l’amore. Chi legge la storia di Elaine non può fare a meno di sentirsi vicino a lei, di comprendere alcune sue scelte, seppure sbagliate, e di compatirla. Meno esplicita, invece, risulta la figura di Cordelia, volutamente misteriosa, poiché mai del tutto compresa dalla protagonista e voce narrante, eppure magnetica; il lettore arriva alla fine del romanzo con un gravoso senso di irrisolutezza, che trova riscontro nella realtà quotidiana e disperde il dolore nel tempo passato, facendo venire voglia di ricominciare tutto da capo.

Titolo: Occhio di gatto
Autore: Margaret Atwood
Casa editrice: Ponte alle Grazie
Genere: romanzo biografico
Pagine: 463
Anno edizione: 2018
Prezzo: € 18,00
Tempo medio di lettura: 6 giorni

L’autrice
Margaret Atwood
è una delle voci più note della narrativa contemporanea. Laureata ad Harvard, ha esordito a diciannove anni. Ha pubblicato oltre venticinque libri tra romanzi, racconti, raccolte e saggi. Più volte candidata al Premio Nobel per la letteratura, ha vinto il Booker Prize nel 2000 per “L’assassino cieco” e nel 2008 il premio Principe delle Asturie. Tra i suoi titoli più importanti, ricordiamo “L’altra Grace” e “Il racconto dell’ancella”.

Claudia

Lettore medio

Mr. Sbatticuore (Alice Clayton)

9788804643524_0_0_1542_75“Buona parte delle notti dormivamo insieme. Lui, dalla sua parte, metteva un disco di Duke Ellington o Glenn Miller, mentre io, dalla mia, lo ascoltavo senza pudore. (…) Eppure quella calma e quel silenzio erano davvero troppo belli per durare e, infatti, qualche notte dopo, tornò a scatenarsi l’inferno.”

Caroline Reynolds ha ventisei anni, è una designer d’interni di successo e ha appena traslocato insieme al suo gatto Clive in un bellissimo appartamento nel centro di San Francisco.
Nonostante la sua vita vada a gonfie vele, due cose la tengono sveglia di notte: la frustrazione causata dalla mancanza di sesso e i fastidiosi rumori provenienti dall’alloggio del suo vicino, che fa tremare i muri della sua stanza da letto, intrattenendosi con una partner diversa ogni sera, senza prendersi neanche la briga di farlo a bassa voce.
Dopo alcune nottate insonni, Caroline decide di affrontare a muso duro il misterioso Simon, ignara che quello che immagina come un uomo rozzo, insensibile e dongiovanni abbia tutte le carte in regola per diventare uno dei suoi più cari amici e, forse, anche qualcosa di più.

“Mr. Sbatticuore” (edito da Mondadori) è un romanzo erotico che non si prende troppo sul serio. Dotato di una scrittura leggera e divertente, fluisce senza problemi, intrattenendo il lettore con gradevoli siparietti comici che bene si alternano alle scene più piccanti.
I personaggi, credibili e coerenti, sono il vero punto di forza di questo libro: Caroline, la protagonista, è una donna forte e intelligente che, pur desiderando un compagno, non ha bisogno di un uomo al proprio fianco per sentirsi realizzata e soddisfatta di se stessa; Simon, alias Mr. Sbatticuore, è un fotografo dotato di una profonda sensibilità artistica e un amico leale, che sa conquistare l’ammirazione e la simpatia di chi gli sta intorno con estrema facilità.
Molto interessanti risultano anche gli amici di Caroline e Simon, che non ricoprono soltanto un ruolo strumentale nella vicenda, ma sono parte attiva della storia, bloccati in un bizzarro e inconsapevole “quadrato amoroso” su cui non mancheranno episodi divertenti. E infine il gatto Clive, inaspettata spalla comica della protagonista, si dimostra anche lui fonte di ilarità e simpatia.
“Mr. Sbatticuore” è il romanzo ideale per chi cerca una lettura sbarazzina. Non adatto a un target molto giovane dati i suoi contenuti espliciti, è perfetto per un pubblico adulto e consapevole, che desidera passare qualche ora in allegria, pensando di meno e sognando di più.

Titolo: Mr. Sbatticuore
Autore: Alice Clayton
Casa editrice: Mondadori
Genere: commedia erotica
Pagine: 331
Anno edizione: 2015
Prezzo: € 12,00
Tempo medio di lettura: 2 giorni

L’autrice
Dopo aver lavorato per molto tempo nel settore dei cosmetici, a trentatré anni Alice Clayton ha deciso di dedicarsi a una nuova carriera, quella di scrittrice. Nel 2010 è stata candidata ai Goodreads Awards come miglior autrice con i suoi romanzi d’esordio, i primi due libri della serie “Redhead”. La sua popolarità è letteralmente esplosa nel web dopo l’edizione self-publishing di “Mr. Sbatticuore”, i cui diritti sono poi stati acquisiti da Gallery Books, un’etichetta appartenente a Simon & Schuster, una delle più grandi case editrici statunitensi.

Claudia

Lettore medio

Lucky (Alice Sebold)

9788866329244_0_0_541_75“Nella galleria in cui fui violentata, ex ingresso sotterraneo di un anfiteatro da cui gli attori irrompevano sulla scena passando sotto le gradinate del pubblico, una ragazza era stata uccisa e smembrata. Me lo disse la polizia. Al confronto, dissero, io ero stata fortunata.”

In una calda sera primaverile del 1981, mentre camminava nel suo campus universitario, Alice Sebold, autrice di “Lucky” (edito da Edizioni e/o) è stata violentata e picchiata da uno sconosciuto. Provata dal dolore e dall’ingiustizia dell’evento, ci ha messo quasi vent’anni prima di riuscire a mettere per iscritto la sua terribile esperienza, sperando che potesse aiutare chi, come lei, ha subito una violenza fisica e chi, invece, vorrebbe comprendere e alleviare la sofferenza di coloro che ci sono passati.

“Lucky” è un’autobiografia molto difficile da leggere, non importa se si è donna o uomo, se si ha avuto un’esperienza simile oppure no. Alice Sebold sa come usare le parole per suscitare emozioni forti nei suoi lettori. Adoperando toni talvolta cruenti, talvolta delicati e semplici, tesse sulla carta una trama dolorosa nella schiettezza con cui ogni momento della sua esperienza viene raccontato.
Al centro della storia c’è il suo stupro e la ricerca dell’uomo che le ha fatto violenza, ma il tema portante del libro è il dolore. Come reagiscono le vittime di un simile trauma? E come cambia il modo in cui le persone interagiscono con loro una volta saputo dell’orribile esperienza vissuta?
Nei mesi successivi allo stupro, Alice ha dovuto fare i conti con diversi cambiamenti avvenuti in lei, ma anche nella sfera dei suoi affetti più cari: nei genitori, che non capivano come lei non avesse potuto difendersi in qualche modo dal suo aggressore; in sua sorella, che portava con sé il senso di colpa dato dall’essere “immacolata”; negli amici, che ne evitavano la compagnia, temendo quasi di essere contagiati dal suo stato di vittima.
Potenti sono le domande che Alice si pone nel rievocare non soltanto i dettagli dello stupro, ma anche quelli del lungo processo che ha seguito la cattura del suo aggressore: perché è capitato proprio a lei? E perché le persone tendono a dare la colpa alla vittima per la violenza subita?
“Lucky” è un libro che viene letto con un groppo in gola e lascia molta amarezza, nonostante il fascino della sua scrittura. È un testo che mette a nudo il dolore e che incoraggia il dialogo. Questo libro è la prova che bisogna parlare delle violenze subite, poiché il silenzio alimenta la vergogna e il senso di colpa, e non avere paura di coinvolgere le autorità. Anche nelle situazioni più traumatiche si può essere fortunati, se ancora si è vivi e desiderosi di riemergere dall’oscurità.

Titolo: Lucky
Autore: Alice Sebold
Genere: autobiografia
Casa editrice: Edizioni e/o
Pagine: 333
Anno edizione: 2018
Prezzo: 9,90 euro
Tempo medio di lettura: 4 giorni

L’autrice
Alice Sebold è una scrittrice statunitense. Nel 2002, pochi anni dopo l’uscita del suo primo libro “Lucky”, ha pubblicato “Amabili resti”, un successo editoriale senza precedenti, che ha portato poi alla realizzazione di un film omonimo, candidato a diversi premi. Il suo terzo romanzo è “La quasi luna”, pubblicato nel 2007. Alice vive attualmente in California con il marito, lo scrittore Glen David Gold.

Claudia

Lettore medio

Il cielo comincia dal basso (Sonia Serazzi)

9788849854077_0_0_300_75Antonia Cristallo, mia nonna, dice che noi fummo sempre poveri e mai tamarri: il tamarro è uno che la terra gli basta, il povero invece alza gli occhi in cerca d’azzurro.

Comincia così il racconto di Rosa Sirace, la protagonista di “Il cielo comincia dal basso” (edito da Rubbettino), che terminati gli studi a Perugia è tornata nella sua casa natia, in Calabria, per dedicarsi all’insegnamento, pur senza averne una vera e propria vocazione.
Rosa, infatti, vuole scrivere. Ogni giorno, sul suo taccuino, annota tutto quello che le viene in mente sulla sua vita, passata e presente, e sulle meravigliose persone che ne fanno parte. Scavando tra la polvere e i ricordi, la donna rievoca episodi dolorosi, relazioni finite male, amori mai cominciati e amicizie lunghe una vita, che ancora l’accompagnano nelle avversità di tutti i giorni.
C’è molta amarezza nel racconto di Rosa, ma anche speranza, perché – come la sua stessa nonna le ha insegnato – i fiori sbocciano pure lungo i sentieri battuti dal bestiame, nonostante i colpi degli zoccoli e il letame. Ed è tra le parole della protagonista – dense, accorte, vere – che le emozioni del lettore germogliano.

“Il cielo comincia dal basso” è un romanzo incantevole. Si presenta come una scrittura libera della protagonista, ma è ovvio che c’è un grande lavoro dietro, lavoro che l’autrice, Sonia Serazzi, ha svolto in maniera impeccabile, riuscendo a tenere viva la spontaneità delle emozioni, pur avendo senza dubbio progettato e riscritto.
Di particolare intensità il legame della protagonista con il suo luogo natio e con la nonna, un affetto che si trasmette dalla pagina al lettore con peculiare immediatezza e che non manca di commuovere.

Titolo: Il cielo comincia dal basso
Autore: Sonia Serazzi
Casa editrice: Rubbettino
Genere: Diario
Pagine: 164
Anno edizione: 2018
Prezzo: €12,00
Tempo medio di lettura: 3 giorni
Canzone consigliata: “L’assenza” di Fiorella Mannoia

L’autrice
Sonia Serazzi
è nata a Napoli nel 1971 e vive in un piccolo paese della Calabria. Ha pubblicato “Non c’è niente a Simbari Crichi” nel 2004 e il romanzo breve “E le ortiche c’hanno ragione” nel 2006.

Claudia

Lettore medio

Un weekend da sogno (Jojo Moyes)

9788804662396_0_0_502_75«Quindi dove andiamo?».
«Dove ci porta la notte. Sei o non sei la ragazza impulsiva che decide di fare un salto a Parigi nel weekend?». Le fa un cenno di saluto e un attimo dopo avvia il motorino con un calcio al pedale e si allontana rombando.

Nell è una ragazza inglese di ventisei anni, timorosa e con scarso spirito avventuriero. Ma, quando trova un’offerta low cost per un fine settimana a Parigi, non riesce a resistere: vuole trascorrere un romantico weekend con il suo ragazzo, Pete, intraprendente ed estroverso, che al contrario di lei ha viaggiato per mezzo mondo.
Purtroppo, però, Pete le dà buca proprio la mattina della partenza e Nell, ritrovatasi in stazione da sola, decide di impulso di partire senza di lui, troppo scossa e ferita per ritornare a casa con la coda tra le gambe. Nell non sospetta minimamente che quel fine settimana, incominciato in maniera tanto disastrosa, si rivelerà essere il più divertente della sua vita.

“Un weekend da sogno” (edito da Mondadori) è un romanzo breve e molto carino, adatto a quelle giornate un po’ malinconiche in cui si vorrebbe restare a letto a sognare di essere altrove.
Jojo Moyes, autrice di talento di cui ho letto molti romanzi, mette in scena con grande abilità due persone dal cuore spezzato: Nell, la cui madre apprensiva le ha insegnato a vivere sempre con cautela, e Fabien, ragazzo francese con aspirazioni letterarie, il cui manoscritto è appena stato spazzato via dal vento. Entrambi soli e incapaci di inseguire i propri desideri, nella reciproca compagnia sapranno trovare il coraggio di osare e ricominciare a sognare.
Pur non essendo, questo, il libro migliore dell’autrice, è senza dubbio ben scritto e molto dolce. Il suo stile, lineare e senza fronzoli, permette una lettura scorrevole e per nulla gravosa. Il lettore si ritrova a Parigi – seppure per troppo poco tempo – e il suo cuore, come quello della protagonista, verrà risollevato da tutti gli affanni.

Titolo: Un weekend da sogno
Autrice: Jojo Moyes
Casa editrice: Mondadori
Genere: chick-Lit
Pagine: 121
Anno edizione: 2016
Prezzo: € 11,00
Tempo medio di lettura: 1 giorno

L’autrice
Jojo Moyes, nata a Londra nel 1969, ha lavorato come giornalista per dieci anni presso il giornale londinese The Indipendent e come Assistant News Editor presso il Sunday Morning Post ad Hong Kong. Dal 2002 si dedica alla scrittura a tempo pieno ed è diventata una delle più affermate scrittrici internazionali grazie al romanzo “Io prima di te”, di cui è stato realizzato un film nel 2016. Attualmente, vive in una fattoria a Saffron Walden, nell’Essex, con il marito, il giornalista Charles Arthur, e i loro tre figli.

Claudia

Lettore medio

Il racconto dell’ancella (Margaret Atwood)

9788868337421_0_0_472_75Vivevamo di abitudini. Come tutti, la più parte del tempo. Qualsiasi cosa accade rientra sempre nelle abitudini. Anche questo, ora, è vivere di abitudini. Vivevamo, come al solito, ignorando. Ignorare non è come non sapere, ti ci devi mettere di buona volontà.

In un tempo vicino a noi, ma non meglio specificato, gli Stati Uniti hanno instaurato un regime totalitario – la Repubblica di Galaad – che si basa sul controllo del corpo femminile e sulle nascite. Dopo una lunga serie di guerre atomiche che hanno devastato il pianeta, la maggior parte delle donne è divenuta incapace di procreare, perciò le famiglie più ricche e potenti di Galaad devono usufruire di Ancelle, domestiche ancora fertili, per assicurarsi un erede e il rispetto dell’intera comunità.
Difred, ovverosia la donna che appartiene a Fred, è la protagonista di “Il racconto dell’Ancella” (edito da Ponte alle Grazie); passionale eppure timorosa, vive la dittatura e il suo ruolo di schiava sessuale in maniera passiva. Pur correndo spesso con il pensiero alla sua vecchia vita, a sua figlia e al suo compagno, che le sono stati portati via durante un tentativo di fuga finito male, Difred è alla costante ricerca di modi per restare viva, di essere accettata dai suoi padroni, il Capitano Fred e sua moglie Serena Joy.
Così, quando scopre l’esistenza di una organizzazione segreta, volta al perseguimento della rivoluzione e della libertà, Difred non sa se rischiare la vita per una causa che le pare irrealizzabile oppure se accettare le inaspettate attenzioni che il Capitano le riserva in segreto.

“Il racconto dell’ancella” è un romanzo che fa riflettere e amareggia non poco; i suoi contenuti risultano difficili da digerire perché vicini alla nostra realtà più di quanto si possa credere. E la sua protagonista, lontana dalle figure eroiche a cui la letteratura distopica degli ultimi decenni ci ha abituato, incarna perfettamente ogni aspetto della natura umana, il desiderio di sopravvivere nonostante tutto e la reticenza ad agire per il bene della comunità.
L’autrice riesce, seppure con estrema lentezza, a trascinare il lettore in un mondo alternativo, in cui secoli di femminismo e lotte per la parità sono valsi a nulla, in una società fortemente patriarcale, che, sebbene alcuni estremismi, risulta troppo vicina alla nostra. Chi legge non può fare a meno di sentirsi spiazzato dalla familiarità di alcune scene e inquieto per l’immediatezza con cui le emozioni gli vengono trasmesse dalla prima all’ultima pagina.

Titolo: Il racconto dell’ancella
Autore: Margaret Atwood
Casa editrice: Ponte alle Grazie
Genere: Distopico
Pagine: 398
Anno edizione: 2017
Prezzo: € 16,80
Tempo medio di lettura: 8 giorni
Serie Tv consigliata: “The Handmaid’s Tale”

L’autrice
Margaret Atwood è una delle voci più note della narrativa contemporanea. Laureata ad Harvard, ha esordito a diciannove anni. Ha pubblicato oltre venticinque libri tra romanzi, racconti, raccolte e saggi. Più volte candidata al Premio Nobel per la letteratura, ha vinto il Booker Prize nel 2000 per “L’assassino cieco” e nel 2008 il premio Principe delle Asturie. Tra i suoi titoli più importanti, ricordiamo “L’altra Grace” e “L’altro inizio”.

Claudia

 

Lettore medio

Chiamate la levatrice (Jennifer Worth)

9788838931444_0_0_477_75“Eppure il mestiere della levatrice è il materiale stesso del dramma e del melodramma. I bambini vengono concepiti nell’amore o nella lussuria, nascono nel dolore e nella sofferenza, sono causa di immensa gioia o atroci tormenti. Una levatrice assiste a tutte le nascite, si trova nel cuore della storia, vede e sente tutto. Perché allora continua a rimanere una figura in ombra, nascosta dietro la porta della sala parto?”

Londra, fine anni ’50 del Novecento. La giovane infermiera Jenny Lee si trasferisce nell’East End, la zona più povera della capitale, per lavorare come levatrice presso il convento di St. Raymund Nonnatus, il cui ordine di suore si occupa da secoli di far venire al mondo i nascituri dei nove quartieri limitrofi. Inizialmente restia a lavorare a stretto contatto con i membri di un ordine religioso e anche disgustata dalle condizioni igieniche delle famiglie più povere di Londra, l’infermiera Jenny impara ad amare la sua nuova vita e a rispettare quelle persone tanto diverse da lei un parto alla volta, maturando e apprendendo nuovi metodi di ostetricia con il passare dei mesi.
“Chiamate la levatrice” (edito da Sellerio) è più simile a un diario che a un romanzo, essendo ispirato a fatti realmente accaduti alla sua autrice, l’infermiera Jennifer Worth.

Con uno stile semplice e privo di affettazioni, ella catapulta il lettore in un altro tempo, vicino a noi eppure molto lontano dalla realtà di oggi, se si considerano le condizioni igieniche post belliche e le vedute ristrette della società inglese di settant’anni fa.
Neonati podalici o prematuri, bambini di razza mista o affetti da malattie veneree: ogni capitolo racconta il modo in cui venivano affrontati gli imprevisti del parto in un’epoca in cui la medicina non era ancora così all’avanguardia e tutte le donne preferivano partorire nel comfort della loro casa. Pagina dopo pagina, traspaiono quel tipo di audacia e forza di volontà di cui soltanto le madri sono capaci, ma anche il valore delle levatrici, sempre dedite al benessere delle loro pazienti e fiduciose nel volere di Dio. Ci sono anche tristezza e compassione verso le donne che il destino ha privato della maternità e della salute e che, tuttavia, hanno dovuto continuare a vivere.
Insomma, “Chiamate la levatrice” è un inno alle donne, a quelle che sanno amare senza riserve, che non si arrendono mai e che sono pronte a rischiare tutto in nome dell’amore, ma anche a quelle che ne sono state private con la forza, riuscendo a sopravvivere nonostante tutto. Ed è anche un inno all’umiltà e alla fede, di qualsiasi tipo, poiché è quella che rafforza i cuori e li conduce più facilmente alla felicità.

Titolo: Chiamate la levatrice
Autrice: Jennifer Worth
Genere: medico – sentimentale
Casa editrice: Sellerio editore
Pagine: 493
Anno edizione: 2018
Prezzo: 15,00 euro
Tempo medio di lettura: 5 giorni
Serie TV consigliata: “Call the Midwife – L’amore e la vita”, BBC, 2011–in corso.

L’autrice:
Jennifer Worth (1935-2011) infermiera fino agli anni Settanta, e dopo musicista, ha scritto una trilogia dedicata alla sua esperienza come levatrice nell’antica zona proletaria di Londra: “Chiamate la levatrice” (Sellerio, 2014), “Tra le vite di Londra” (2015) e “Le ultime levatrici dell’East End”(2017). La trilogia ha venduto oltre un milione di copie in Gran Bretagna e la BBC ne ha tratto una serie per la televisione, trasmessa in Italia da Rete 4 con il titolo «L’amore e la vita».

Claudia

Lettore medio

Amabili resti (Alice Sebold)

9788866325734_0_0_428_75“Mi chiamavo Salmon, come il pesce. Nome di battesimo: Susie. Avevo quattordici anni quando fui uccisa, il 6 dicembre del 1973. (…) Questo era prima che le foto di bambini e adolescenti di ogni razza, maschi e femmine, apparissero stampate sui cartoni del latte o infilate nelle cassette della posta. Era quando ancora la gente non pensava che cose simili potessero accadere.”

Una fredda sera d’inverno, mentre sta tornando a casa da scuola, Susie Salmon viene violentata, uccisa e fatta a pezzi da un vicino di casa, senza che nessuno lo sappia. Terribilmente provata dal dolore e dall’ingiustizia, l’anima di Susie raggiunge il suo Cielo, un luogo a metà strada tra il Paradiso e la Terra, da cui le è possibile tenere d’occhio i suoi cari ancora vivi e occasionalmente interagire con loro, per sincerarsi che stiano bene dopo la sua triste dipartita.

“Amabili resti” (edito da Edizioni e/o) non è un romanzo semplice da leggere, non soltanto per chi è donna, ma per tutti coloro che abbiano una sorella, una figlia, una nipote o un’amica che gli stia a cuore. È un romanzo che sa essere delicato nei toni, eppure cruento e doloroso nella schiettezza con cui ogni scena viene rappresentata e ogni personaggio scandagliato.
Al centro della storia c’è un omicidio, ma il tema cardine del romanzo è il dolore. Come reagiscono le persone al dolore di una perdita di natura violenta? E cosa accade a una famiglia unita quando la primogenita le viene barbaramente portata via?
Negli anni che seguono la sua morte, Susie ha modo di seguire i cambiamenti che avvengono in ognuno dei suoi affetti: in suo padre, ossessionato dalla ricerca del colpevole e dal perseguimento della giustizia; in sua madre, totalmente annientata dal dolore; nei suoi fratelli e nei suoi amici, che nonostante tutto vanno avanti perché sono giovani e vivi. Susie sperimenta la vita – quella che lei non potrà mai avere – tramite loro e tuttavia si sente frustrata. Perché è capitato a lei? A cosa serve nascere, se poi alla fine si muore? E perché il signor Harvey, il suo stupratore e assassino, la sta facendo franca?
“Amabili resti” è un romanzo che viene letto con un groppo in gola e alla fine lascia comunque un po’ di amarezza, nonostante il fascino della sua scrittura. È un inno alla vita, ai legami d’amore e di amicizia, e un invito a non restare bloccati nel passato, per quanto meraviglioso esso sia, ma ad andare avanti, a trovare la pace.

Titolo: Amabili resti
Autrice: Alice Sebold
Genere: thriller fantastico
Casa editrice: Edizioni e/o
Pagine: 347
Anno edizione: 2017
Prezzo: 9,90 euro
Tempo medio di lettura: 5 giorni
Film consigliato: “Amabili resti” (2009), regia di Peter Jackson

L’autrice:
Alice Sebold è una scrittrice statunitense. Nel 1999 ha pubblicato “Lucky” (edito in Italia da e/o nel 2003), un libro di ricordi sullo stupro subito nel 1981, quando studiava all’Università di Syracuse, nello stato di New York. Nel 2002 ha pubblicato “Amabili resti”, un successo editoriale senza precedenti, che ha portato poi alla realizzazione di un film omonimo, candidato a diversi premi. Suo terzo romanzo è “La quasi luna”, pubblicato nel 2007. Alice vive attualmente in California con il marito, lo scrittore Glen David Gold.

Claudia

Lettore medio

Notturno di cuori (Jojo Moyes)

39521994_589907558077974_4836897421776650240_n“Con il passare del tempo, ho capito che una casa poteva essere molto di più: (…) l’apice di un desiderio, un riflesso di come la gente vedeva se stessa, di come voleva vedere se stessa; poteva indurre le persone a fare cose che procuravano loro disgrazia o disonore. Ho capito che una casa – nient’altro che mattoni, malta, legno, tutt’al più un pezzetto di terra – poteva diventare un’ossessione. Quando lascerò casa mia, andrò in affitto.”

Quando il marito muore, lasciandola piena di debiti e con due figli da allevare da sola, Isabel Delancey si ritrova distrutta. Costretta a lasciare il suo prestigioso lavoro di violinista presso una famosa orchestra londinese e a trasferirsi in campagna, Isabel non sa come rimettere insieme la sua vita né come aiutare i suoi figli, fortemente traumatizzati dalla scomparsa del padre. Ma soprattutto, non sa che la villetta che ha appena ereditato da un lontano parente è oggetto delle mire di alcuni vicini, avidi e senza scrupoli, che progettano di ingannarla per ottenere la casa.

“Notturni di cuore” (edito da Mondadori) è una storia di disfacimento e di rinascita, pregna di quella malinconia che nasce dalla perdita, ma anche della forza che viene dalle amicizie e dall’amore appena sbocciato.
Jojo Moyes, autrice di talento di cui ho letto molti romanzi, sa usare le parole con grande abilità, infondendo in chi legge un forte sentimento di dolcezza ed empatia per le tribolazioni dei personaggi presentati. Il narratore esterno descrive, in maniera fluida, i pensieri, le preoccupazioni e le ossessioni di tutte le persone coinvolte nella vicenda: non soltanto di Isabel e dei suoi figli, così disperati di rimettere insieme i cocci della loro esistenza, ma anche dei vicini di casa e di alcuni abitanti del paesino nel Norfolk, le cui vite finiscono con l’intrecciarsi irrimediabilmente con quelle dei nuovi arrivati, sconvolgendo l’ordinario equilibrio cittadino.
Pur non essendo, questo, il romanzo migliore dell’autrice, è senza dubbio ben scritto e coinvolgente. Il lettore si ritrova spettatore della demolizione di una casa e di più di una famiglia, ma anche della ricostruzione di una felicità che sembrava perduta per sempre.

Titolo: Notturno di cuori
Autore: Jojo Moyes
Genere: romantico – sentimentale
Casa editrice: Mondadori
Pagine: 371
Anno edizione: 2017
Prezzo: 12,50 euro
Tempo medio di lettura: 4 giorni
Soundtrack consigliata: “Sinfonia n° 5” di G. Mahler; “Musica sull’acqua” di G.F. Händel; “Concerto in Si minore” di E. Elgar

L’autrice:
Jojo Moyes, nata a Londra nel 1969, ha lavorato come giornalista per dieci anni presso il giornale londinese The Indipendent e come Assistant News Editor presso il Sunday Morning Post ad Hong Kong. Dal 2002 si dedica alla scrittura di romanzi a tempo pieno ed è diventata una delle più affermate scrittrici internazionali grazie al romanzo “Io prima di te”, di cui è stato realizzato un film nel 2016. Attualmente, vive in una fattoria a Saffron Walden, nell’Essex, con il marito, il giornalista Charles Arthur, e i loro tre figli.

Claudia

Lettore medio

La casa delle onde (Jojo Moyes)

39535793_211699146363376_6530803652548886528_n“E poi c’era quel luogo, bianco, luminoso, alieno. Con la sua forma singolare e spigolosa, le vetrate opache, lunghe e basse, gli oblò affacciati sul mare e la sua variegata collezione di tesori esotici disposti a casaccio. Un posto dove ogni oggetto raccontava una storia, vantava una ricca provenienza da terre lontane.”

A Merham, tranquilla cittadina inglese situata sul mare, la bellissima Villa Arcadia suscita la diffidenza degli abitanti del luogo, troppo legati alle tradizioni per apprezzare un edificio tanto affascinante e architettonicamente bizzarro. Ma Lottie e Celia, due diciottenni piene di sogni e di passioni irrefrenabili, adorano trascorrere il loro tempo nella villa, soprattutto perché è stata acquistata da un gruppo di bohémien che predicano la libertà, l’arte e l’amore privo di quelle costrizioni tanto care all’Inghilterra degli anni ’50.
E anche Daisy, neo mamma che è stata appena lasciata dal suo compagno, adora Villa Arcadia e non vede l’ora di ristrutturarla per conto del suo capo, lo scorbutico signor Jones, tutto lavoro, stress e nient’altro. La adora così tanto che, quando viene scoperto un misterioso murales, ritraente persone sconosciute che avevano abitato la casa quarant’anni prima, fa di tutto per conoscerne le identità, carpirne i segreti e scoprire cos’è successo quando Lottie e Celia erano ospiti fisse di quella splendida dimora.

“La casa delle onde” (edito da Mondadori) è una storia che racconta due epoche molto diverse, eppure collegate tra loro. Negli anni ’50 come nei primi anni Duemila, la casa è testimone di amori, sofferenza, amicizie e segreti, che alla fine non possono fare a meno di riemergere in superficie. Jojo Moyes, bravissima autrice di cui ho letto molti romanzi, fa uso delle parole con grande capacità, riuscendo a trasmettere a chi legge una forte emozione.
Una nostalgica attesa permea tutte le pagine e una struggente malinconia porta il lettore a sentirsi vicino ai personaggi coinvolti: a Lottie e a Celia, innamorate dello stesso uomo; a Daisy, che ha perso l’amore della sua vita e ora deve ricominciare da capo; a tutti gli altri che hanno vissuto, anche solo per un po’, a Villa Arcadia e sono stati segnati dalla sua genuina bellezza.
“La casa delle onde” è un invito a vivere la vita, a cogliere al volo quelle occasioni che non tornano più, ma soprattutto è uno sprone a guardare avanti, a cercare il buono che c’è nel presente, senza restare bloccati con lo sguardo all’indietro, verso un passato che non si può cambiare o un sogno che non si è mai avverato. È un romanzo che invita a rinascere, come fanno le onde, quando s’infrangono sugli scogli e ritornano al mare.

Titolo: La casa delle onde
Autore: Jojo Moyes
Genere: romantico – sentimentale
Casa editrice: Mondadori
Pagine: 404
Anno edizione: 2017
Prezzo: 12,50 euro
Tempo medio di lettura: 3 giorni
Da leggere: in riva al mare

L’autrice:
Jojo Moyes, nata a Londra nel 1969, ha lavorato come giornalista per dieci anni presso il giornale londinese The Indipendent e come Assistant News Editor presso il Sunday Morning Post ad Hong Kong. Dal 2002 si dedica alla scrittura di romanzi a tempo pieno ed è diventata una delle più affermate scrittrici internazionali grazie al romanzo “Io prima di te”, di cui è stato realizzato un film nel 2016. Attualmente, vive in una fattoria a Saffron Walden, nell’Essex, con il marito, il giornalista Charles Arthur, e i loro tre figli.

Claudia

Lettore medio

Wild. Una storia selvaggia di avventura e rinascita (Cheryl Strayed )

39441451_1620602968069378_260271509149319168_n“Era un mondo sconosciuto, un mondo in cui avevo fatto ingresso esitante, addolorata e confusa, con timore e speranza. Un mondo che pensavo avrebbe potuto fare di me la donna che sapevo di poter diventare e al tempo stesso risvegliare la ragazza che ero stata una volta. Un mondo che misurava sessanta centimetri di larghezza ed era lungo 4.260 chilometri. Un mondo chiamato Pacific Crest Trail.”

Quando nei primi anni ’90 Cheryl perde la madre per colpa di un cancro, la sua vita va in mille pezzi. Il dolore dato dal lutto la spinge ad allontanarsi dai suoi cari e a intraprendere un pericoloso cammino di autodistruzione, fatto di droghe, alcool e scelte lavorative sbagliate.
Così, a soli ventisei anni, Cheryl si ritrova senza nulla: divorziata, senza una casa, distrutta, ma con un profondo desiderio di ricostruirsi, di tornare a riconoscere la propria immagine riflessa nello specchio.
Proprio quando arriva a toccare il fondo, adocchia, nella vetrina di un negozio, una guida per l’escursione del Pacific Crest Trail (PCT), un sentiero panoramico che dal Canada attraversa tutti gli Stati Uniti fino al Messico, e decide di mettere alla prova se stessa e affrontare i suoi demoni.

Leggere “Wild” (edizione Piemme, 2016) è un’esperienza catartica. Cheryl Strayed, autrice e protagonista della vicenda, sa dipingere abilmente con le parole i paesaggi visti in prima persona durante il suo personale percorso di redenzione sul PCT, trascinando il lettore sul sentiero insieme a lei, costringendolo a rivivere la bellezza dei luoghi, del silenzio, ma soprattutto il dolore che per tre mesi l’ha accompagnata giorno e notte sui monti e nel deserto.
Cheryl racconta, attraverso numerosi flashback che scorrono fluidi anziché rallentare la narrazione, di tutti gli eventi drammatici che hanno preceduto e seguito la morte della madre e che l’hanno portata a sentirsi guasta, irreparabile, con una crudezza che mozza il fiato e appesantisce lo stomaco. Ma con altrettanta dolcezza racconta delle persone incontrate sul percorso di trekking, delle sfide che la natura ha posto sul suo cammino e che lei ha saputo affrontare, e di come tutte queste cose l’abbiano condotta alla guarigione, alla pace interiore.
Leggere “Wild” è come ritrovarsi, affogare nel dolore per un po’ e poi riemergere, con la consapevolezza di essere più forti di prima, più consapevoli di quanta bellezza ci sia nel mondo, anche nella cose brutte. Insieme a Cheryl il lettore impara il valore del silenzio e della solitudine, ma anche l’importanza di saper ascoltare la natura e i suoi segnali, che possono raggiungerci in molti modi, se soltanto si apre il cuore e si presta attenzione.

Titolo: Wild – Una storia selvaggia di avventura e rinascita
Autore: Cheryl Strayed
Genere: Biografia di viaggio
Casa editrice: Piemme
Pagine: 416
Anno edizione: 2016
Prezzo: 10,90 euro
Tempo medio di lettura: 4 giorni
Da leggere: immersi nella natura
Film consigliato: “Wild”, trasposizione cinematografica del romanzo diretta da Jean-Marc Vallée con protagonista Reese Witherspoon.

L’autrice:
Cheryl Strayed vive a Portland, Oregon. Le sue storie e i suoi articoli sono stati pubblicati su The New York Times Magazine, The Washington Post Magazine, The Best American Essays.
Dal suo libro “Wild”, che ha raggiunto il n.1 nelle classifiche ed è stato tradotto con successo in 28 lingue, è stato tratto l’omonimo film con la regia di Jean-Marc Vallée (Dallas Buyers Club) e la sceneggiatura di Nick Hornby. Il ruolo di Cheryl è stato interpretato da Reese Whiterspoon, candidata poi agli Oscar come migliore attrice protagonista.

Claudia

Lettore medio

Le assaggiatrici (Rosella Postorino)

9788807032691_0_0_0_75“Il mio corpo aveva assorbito il cibo del Führer, il cibo del Führer mi circolava nel sangue. Hitler era salvo. Io avevo di nuovo fame.”

Nell’autunno del 1943 Rosa Sauer si trasferisce nella casa di campagna dei suoceri per sfuggire ai bombardamenti nella sua città natale, Berlino, e con essi attende il ritorno del marito Gregor, che combatte sul fronte russo. A pochi giorni dal suo arrivo, le SS la prelevano con la forza, la trascinano nel quartier generale di Hitler a Gross-Partsch e le intimano di mangiare. È questo il suo nuovo lavoro, la informano senza mezze misure: assaggiare qualsiasi cibo sia destinato al Führer per assicurarsi che non sia stato avvelenato.
Ogni giorno, nell’ambiente chiuso della mensa, Rosa è costretta a ingurgitare piatti pregevoli, ben sapendo che anche un solo morso potrebbe ucciderla. Con il passare dei mesi, la paura la unisce alle altre assaggiatrici sedute al suo tavolo, donne che, come lei, non hanno altra scelta se non obbedire e che arrivano a condividere con Rosa alcuni dei loro segreti. Ma quando in caserma arriva il tenente Ziegler, un uomo freddo e calcolatore che pare aver sviluppato un interesse nei suoi confronti, Rosa non confida alle altre donne quello che fanno insieme, tutte le notti, nascosti al mondo intero.

“Le assaggiatrici” (edito da Feltrinelli) è un romanzo difficile, non per la complessità della scrittura, ma per la gravosità delle emozioni raccontate. In maniera superba, l’autrice mette in scena il desiderio di sopravvivere, proprio dell’essere umano, e tutto ciò che ne consegue, in relazione al drammatico scenario di guerra e morte in cui, paradossalmente, i vivi continuano a vivere e sono disposti a tutto pur di continuare a farlo. È giusto continuare a mangiare, mentre altri muoiono di fame? È onesto innamorarsi nel bel mezzo della sofferenza? E, soprattutto, è lecito non ribellarsi alla tirannia, accettare passivamente qualsiasi sopruso, proprio quando il resto del mondo è pronto a rischiare la vita nel nome della libertà?
Sono queste le domande che tormentano Rosa e che permeano l’intero romanzo. Ogni pagina possiede una particolare fragilità, bella, umana ed estremamente ardua da digerire. Ogni personaggio viene scandagliato dagli occhi della protagonista senza tuttavia essere colto fino in fondo, rispecchiando il clima di terrore tipico della guerra, in cui nessuno si fida di nessuno e tutti sono nemici di tutti.

Titolo: Le assaggiatrici
Autrice: Rosella Postorino
Genere: Dramma storico
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine: 285
Anno edizione: 2018
Prezzo: 17,00 euro
Tempo medio di lettura: 2 giorni
Da leggere: a digiuno, per meglio sentire il vuoto

L’autrice:
Rosella Postorino, cresciuta in provincia di Imperia, vive e lavora a Roma. Ha esordito con il racconto “In una capsula”, incluso nell’antologia “Ragazze che dovresti conoscere” (Einaudi Stile Libero, 2004), pubblicando poi i romanzi “La stanza di sopra” (Neri Pozza, 2007), “L’estate che perdemmo Dio” (Einaudi Stile Libero, 2009) e “Il corpo docile” (Einaudi Stile Libero, 2013), “Il mare in salita” (Laterza, 2011). Il suo romanzo “Le assaggiatrici” ha vinto il Premio Rapallo, il Premio Pozzale di Empoli e Pozzale Luigi Russo.

Claudia