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Città sommersa (Marta Barone)

9788845299421_0_0_551_75Non avrei saputo dire di preciso che cosa fosse successo, ma nei giorni seguenti continuai a sentire il cambiamento che mi accompagnava, impercettibile ma decisivo; era nel modo in cui guardavo la città, in cui alcune cose mi tornavano alla memoria; brandelli di conversazioni, espressioni dimenticate, un tono di voce.

Un viaggio nella memoria e nella Storia, così si può riassumere “Città sommersa” (edito da Bompiani), romanzo autobiografico di Marta Barone, finalista al Premio Strega 2020. Fin dalle prime pagine non si può resistere al fascino della narrazione dell’autrice, che dal presente ripercorre a ritroso i suoi passi, tornando al giorno in cui decise di indagare sui movimenti politici operai che videro il padre coinvolto negli anni ’70 – quando giovanissimo si avvicinò ai Brigatisti di Prima Linea – e lo portarono a scontare una breve pena in carcere per partecipazione a banda armata. Un percorso difficile, poiché padre e figlia non sono mai stati molto in sintonia e non si sono mai presi la briga di conoscersi e capirsi. I ricordi che coinvolgono entrambi sono descritti abilmente con tinte amare e nostalgiche, lo spettro del rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato aleggia sul lettore come un’ombra, accompagnandolo nella scoperta dell’uomo che Leonardo Barone era stato molto prima di divenire padre.
Alla densa narrazione dei flashback si alternano le indagini di Marta, dai toni più freddi e distaccati, ricostruzioni di un passato mai toccato con mano, che è giunto a lei disvelato dalla bocca di persone che in gioventù avevano conosciuto l’altro Leonardo, quello che fu poi processato: L.B.
“Città sommersa” è un bellissimo romanzo sull’assenza, sul desiderio di colmare un vuoto, di conoscere un padre sfuggente, il cui passato avvolto nel mistero può, finalmente, disvelarsi alla figlia e al lettore.
Lascio ora la parola all’autrice.

Qual è stata la sfida più grande nel raccontare una storia così personale? Sicuramente cercare di gestire le emozioni più forti (la rabbia, il dolore, il rimpianto) quando dovevo raccontare qualche episodio in particolare della vita con mio padre. Ho lavorato molto su quelle parti per asciugarle da qualsiasi sentimentalismo e anche dal rancore, per restituire una dimensione intima, il calore, la sofferenza e la tenerezza, senza trasformarla in una giaculatoria melensa. Ho tagliato molte scene, sfrangiato gli aggettivi, scelto le parole con più attenzione possibile.
In “Città sommersa” racconti una fase politica italiana assai delicata. Secondo te, è meno deleteria l’indifferenza di cui l’attuale popolo italiano viene accusato o il cieco fervore del passato che hai descritto? Non sono una sociologa e non ho scritto questo libro pensando di poter dare chissà quali risposte né sugli anni settanta né sull’oggi. Tutto è troppo cambiato per poter fare paragoni o dare giudizi così netti. Gli indifferenti ci sono sempre stati e sono sempre stati la stragrande maggioranza. E il mondo sta cambiando ancora verso qualcosa che facciamo fatica a capire. Sicuramente sarà meno deleterio cercare una via nuova in una dimensione che gli anni settanta nemmeno potevano contemplare.
Nel libro accenni al senso di colpa dei confronti di una storia lasciata a metà per cominciarne un’altra. Credi sia sempre un bene abbandonare una storia per un’altra più sentita o dipende dal caso? Non ho lasciato quella storia a metà, non l’ho neanche cominciata! Era solo un insieme di idee sparse, la storia non esisteva. Certo che è un bene abbandonare qualcosa che non ha nessun tipo di struttura e che non diventerà mai nulla. Se poi metà di una storia abbandonata è già scritta, se interesserà ancora all’autore, che so, dieci anni dopo, ci potrà rimettere mano. Non c’è niente di più libero della scrittura, in questo senso.
C’è una frase, nel romanzo, che mi ha colpito molto, una frase in cui affermi che le amicizie sono il materiale più trascurato dalla narrativa. Quale amicizia letteraria avresti voluto fosse approfondita dalla penna del suo autore? Il fatto che ci pensi da dieci minuti e non mi venga in mente niente forse è già una risposta. Per fortuna che i russi sono stati abbastanza prodighi in ricordi di amici trasformati in poesie e letteratura e almeno quel dono ci è rimasto.
Cosa vorresti che trovassero i lettori tra le tue pagine? Una grande, variegata, molteplice storia d’amore. E una storia di fantasmi, anche.
Ci troviamo in un periodo particolare, per alcuni demotivante sia per le letture che per la scrittura. Tu come stai vivendo la quarantena? Hai qualche consiglio per gli aspiranti scrittori colpiti dal blocco? Io sono la più grande esperta di blocchi dell’Europa occidentale, quindi non ho grandi consigli. È un momento molto duro, ottundente, e si fa fatica a scrivere e a pensare. Non conosciamo il finale, non sappiamo quando sarà, ed è questo secondo me che paralizza. Leggo poco, lavoro male. Speriamo che tutto passi in fretta e senza distruggere troppo dietro di sé.
Infine, hai menzionato nel romanzo l’amore di tuo padre per le citazioni. Provi a salutare i lettori con la citazione che senti più vicina a te? “E piace richiamare alla mente che la differenza tra il lato comico delle cose e il loro lato cosmico passa da una sibilante” (Nabokov, nel suo libro su Gogol’).

Titolo: Città sommersa
Autore: Marta Barone
Casa editrice: Bompiani
Genere: Autobiografico
Pagine: 304
Anno edizione: 2020
Prezzo: € 18,00
Tempo medio di lettura: 6 giorni

L’autrice
Marta Barone è nata a Torino nel 1987 e ha studiato Letterature Comparate. È traduttrice e consulente editoriale e ha pubblicato tre libri per ragazzi con Rizzoli e Mondadori.

Claudia

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Fidanzati dell’Inverno – L’Attraversaspecchi vol.1 (Christelle Dabos)

L'attraversaspecchi 1 - Fidanzati dell'InvernoInerpicato su un muraglione, un cammino di ronda avvolgeva la fortezza a spirale serpeggiando fino in cima. Città-cielo era molto più strana che bella. Torrette dalle forme diverse, alcune panciute, altre affusolate, altre ancora sbilenche, sputavano fumo da ogni comignolo. Le scale sospese scavalcavano maldestramente il vuoto e non comunicavano alcuna voglia di arrischiarvisi.

Dopo una lunga sequela di Young Adult parecchio deludenti, credevo di aver detto addio alle storie per ragazzi a tema fantastico, invece, a distanza di qualche anno, eccomi a parlare di “Fidanzati dell’Inverno”, il primo volume della saga francese “L’Attraversaspecchi” (edito in Italia da e/o), che di deludente, per fortuna, ha assai poco.
Catapultato fin dalle prime pagine in un mondo diviso in Arche, dove tutti hanno poteri magici e sono guidati da uno Spirito divino, il lettore fa subito la conoscenza di Ofelia, la classica eroina degli Young Adult, goffa e introversa, che ha il potere di leggere la storia degli oggetti toccandoli e di muoversi da un luogo all’altro attraversando gli specchi. Promessa in sposa a Thorn, un ricco funzionario del Polo, un’arca lontana e inospitale, Ofelia si ritrova a vivere in una società molto diversa dalla sua, tra nobili viziati e falsi, che non sono mai sinceri e non si fanno scrupoli a rovinarsi la vita l’un l’altro per ottenere i favori del loro Spirito divino, Faruk.
Ignara del perché sia stata scelta proprio lei come sposa del rude Thorn, Ofelia cerca di dipanare l’intricata matassa di misteri che la circonda e di capire quale persona a corte sia degna di fiducia e quale no.
“Fidanzati dell’Inverno” è un romanzo non perfetto, ma senza dubbio un ottimo punto di partenza per una storia a più puntate. Nonostante i ritmi all’inizio un po’ lenti e il non detto che talvolta risulta frustrante, questo primo capitolo trasmette bene il senso di confusione della protagonista, che, calata in un contesto sociale per lei incomprensibile e, soprattutto, pieno di intrighi e misteri, non capisce bene cosa succeda intorno a sé né quali siano le vere intenzioni dei personaggi.
L’autrice Christelle Dabos ha senza dubbio seminato elementi che torneranno utili nei successivi volumi della saga, descrivendo in maniera brillante e minuziosa questo mondo fantastico dai toni steampunk, in cui le tecnologie a vapore si affiancano allo stile della Belle Époque in modo assai accattivante, ricordando la nota saga fantasy di Philip Pullman, “Queste Oscure Materie”.
C’è da sperare che nei prossimi volumi ci siano maggiori informazioni sui personaggi, qui appena abbozzati, e che la dimessa Ofelia, acquisita più determinazione e sicurezza in se stessa, riesca a vederci chiaro in questa fitta e misteriosa nebbia e a essere l’eroina impavida e forte che, sono sicura, può diventare.

Titolo: Fidanzati dell’Inverno
Autore: Christelle Dabos
Casa editrice: Edizioni e/o
Genere: Fantastico, Young Adult
Pagine: 512
Anno edizione: 2018
Prezzo: € 16,00
Tempo medio di lettura: 6 giorni

L’autrice
Christelle Dabos è cresciuta a Cannes in una famiglia di musicisti e artisti. Scrive le prime storie all’università. Durante un periodo di convalescenza, si unisce al Silver Plume, una comunità di scrittori su internet che la incoraggia a partecipare a un concorso organizzato da Gallimard Jeunesse. Dal 2005 vive e lavora in Belgio. Nel 2013 ha vinto il Prix du Premier Roman Jeunesse Gallimard-RTL-Télérama per “Fidanzati dell’Inverno”. Nel 2016 i primi due libri della saga sono stati premiati con il Grand Prix de l’Imaginaire.

Claudia

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Cambiare l’acqua ai fiori (Valérie Perrin)

Cambiare l'acqua ai fioriMi chiamo Violette Toussaint. Facevo la guardiana di passaggio a livello, ora faccio la guardiana di cimitero. Assaporo la vita, la bevo a piccoli sorsi, come un tè al gelsomino con un po’ di miele. E la sera, quando il cancello del cimitero è chiuso e la chiave appesa alla porta del bagno, sono in paradiso.

Quando un libro colpisce, è difficile parlarne. Qual è la parola adatta a descrivere questo romanzo? Malinconico, misterioso, vivo? “Cambiare l’acqua ai fiori” (edito da e/o) è tutto ciò e molto altro ancora. È un viaggio nella memoria, nel dolore e nelle passioni, un intreccio di storie che non sempre hanno un lieto fine, ma che sanno comunque regalare un sorriso.
Non si può seguire Violette Toussaint, la protagonista, e non sentirsi travolti dalle sue emozioni, tanto forti quanto trattenute. Una donna all’apparenza mite, perfettamente a suo agio tra i morti, che si fa carico di alleviare le sofferenze degli altri, ma che non permette a nessuno di conoscere le sue. La vita di Violette, la vita che aveva prima di diventare la guardiana del cimitero di Branchion-en-Chalon, è avvolta nel mistero. I compaesani sanno che suo marito è scomparso poco dopo essere arrivati in Borgogna, che ama fare giardinaggio e parlare con le tombe dei defunti. Ma chi è questa donna solitaria che veste di colori scuri e non sorride mai?
Il lettore è l’unico ad avere accesso ai pensieri di Violette, che, dopo l’incontro con un affascinante commissario in lutto per sua madre, ripercorre i suoi passi e torna col pensiero all’adolescenza, a suo marito, ai dolori sopraggiunti col matrimonio. E, nel frattempo, altre storie si intrecciano a quella di Violette: gli amori, le amicizie, i tradimenti delle persone che si sono poste sul suo cammino, ma anche i segreti dei defunti di Branchion-en-Chalon, che continuano a vivere nei ricordi e nelle carte lasciate a chi li ha amati e vive ancora.
La scrittura di Valérie Perrin riesce in un’impresa per nulla semplice, tiene col fiato sospeso senza annoiare mai, affonda nelle emozioni più profonde senza scadere nella banalità. Tra le pagine c’è tutto: desiderio bruciante, malinconia, lutto, rinascita. Non mancano momenti in cui leggere fa male, in cui bisogna chiudere il libro e dedicarsi ad altro. La commozione, talvolta, è meravigliosamente insopportabile.
“Cambiare l’acqua ai fiori” è una storia di desideri inespressi, di amori trovati, perduti e ritrovati, di sogni infranti e resurrezioni. Valérie Perrin mostra che è possibile rinascere dalle proprie ceneri, che il dolore esiste ed è reale, ma che si può superare. Che per quanto sia lungo l’inverno, in primavera sbocceranno i fiori.

Titolo: Cambiare l’acqua ai fiori
Autore: Valérie Perrin
Casa editrice: e/o
Genere: Biografico, drammatico
Pagine: 480
Anno edizione: 2019
Prezzo: € 18,00
Tempo medio di lettura: 6 giorni

L’autrice
Valérie Perrin lavora da sempre nel mondo dell’arte e per anni è stata fotografa di scena delle più importanti produzioni cinematografiche francesi, tra cui quelle del marito Claude Lelouch. Il suo talento nel cogliere attraverso l’obiettivo situazioni, atmosfere, emozioni le ha fatto conquistare numerosi premi.

Claudia

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Anna Édes (Dezső Kosztolányi)

9788889076378_0_0_422_75Poteva fare di tutto ma non riusciva ad abituarsi al posto. Il suo olfatto, acuto come quello di un cane, si rifiutava. Quando da lontano scorgeva l’edificio al 238 di via Attila, rabbrividiva.

Budapest, 1919. Il terribile regime comunista di Bela Kun è finito e la borghesia ungherese può prendere, seppure per poco, un attimo di respiro. I coniugi Vizy, ansiosi di ostentare la ricchezza e lo status sociale tenuti a lungo nascosti, sono alla ricerca di una nuova cameriera, poiché tutte quelle avute finora sono pigre, ladre e donnacce. Venuto a sapere che il loro portinaio ha una nipote, tale Anna Édes, giovane volenterosa e virtuosa che fa la bambinaia presso un’altra famiglia, i signori Vizy fanno di tutto per convincere la ragazza a lavorare per loro, siccome all’inizio Anna è reticente a entrare in quella casa che, non sa bene perché, la mette a disagio.

“Anna Édes” (edito da Edizioni Anfora) è un romanzo che denuncia, senza mezzi termini, l’insensibilità e l’ipocrisia delle classi più alte della società nei confronti della servitù. Prigionieri delle loro vite vuote e prive di qualsivoglia scopo che non ruoti intorno alla ricchezza e al potere, i coniugi Vizy sfogano sulle domestiche le loro frustrazioni, pretendendo da loro un livello di efficiente perfezione inarrivabile a chiunque.
Eppure, la dolce Anna (Édes vuol dire proprio dolce in ungherese) appare fin da subito come la domestica dei loro sogni: silenziosa, dimessa, quasi invisibile, affronta il pesante carico di lavoro senza mai lamentarsi. I signori Vizy sono più che entusiasti di darle altre faccende da sbrigare, di vantarsi del suo carattere irreprensibile con amici e conoscenti, e mai una volta si chiedono perché Anna non mangi, perché appaia spesso triste e mai desiderosa di alcunché.
La ragazza è per loro un oggetto, uno dei tanti utensili per pulire la casa (lo stesso signor Vizy la paragona a una scopa) e a nessuno viene mai in mente che possa avere sentimenti o desideri come un qualunque altro essere umano. Sarà per questo che l’autore, con la sua scrittura fluida e la sua penna affilata, non fa mai entrare il lettore nella testa di Anna, ma ce la mostra per la maggior parte del tempo assumendo il punto di vista degli altri, dei borghesi amici dei Vizy, del giovane seduttore Jancsi, delle altre serve del condominio.
Forse perché Anna stessa, a furia di essere trattata come un oggetto, comincia a perdere la sua umanità, a sentirsi schiava e prigioniera di una casa che non le lascia via di scampo. E cosa accade quando una persona mette da parte i sogni e perde la sua umanità? Dezső Kosztolányi ce lo mostra in maniera brutale e quasi inaspettata, lasciando chi legge sgomento, ma, allo stesso tempo, vendicato.

Titolo: Anna Édes
Autore: Dezső Kosztolányi
Casa editrice: Edizioni Anfora
Genere: Realistico, drammatico
Pagine: 270
Anno edizione: 2018
Prezzo: € 17,00
Tempo medio di lettura: 5 giorni

L’autore
Dezső Kosztolányi è un maestro della letteratura del primo novecento ungherese, conosciuto e stimato in Italia grazie a Sellerio, Edizioni e/o, Rubettino, Castelvecchi e Mimesis. Il suo stile fu principalmente parnassiano e crepuscolare, comprendente elementi allusivi e sfumati, angoscia esistenziale e focalizzazione sull’individuo.
Anna Édes (1926) è considerato il suo miglior romanzo, presentato per la prima volta in Italia in edizione integrale nel 2014 (nel 1937 Baldini&Castoldi ne pubblicò una versione ridotta, forse per motivi di censura), e ha riscosso successo sia tra i critici sia tra i lettori.

Claudia

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Come fermare il tempo (Matt Haig)

Come fermare il tempoLa prima regola è non innamorarsi. Ce ne sono altre, ma questa è la principale. Non innamorarsi. Non amare. Non sognare l’amore. Se tieni fede a questa regola, andrà tutto bene.

Tom Hazard ha un segreto: soffre di Anagerìa, una rarissima malattia genetica che lo fa invecchiare molto lentamente. All’apparenza, dunque, dimostra circa quarant’anni, ma in realtà ne ha più di quattrocento. Afflitto dal peso dei suoi anni, stanco di una vita priva di significato e affetti, decide di lasciare il suo incarico presso la Società degli Albatros, un’organizzazione segreta che protegge le persone affette dalla sua stessa malattia, e di tornare in Inghilterra, paese in cui è cresciuto nel Sedicesimo secolo, in cui ha visto sua madre morire con l’accusa di stregoneria e conosciuto il suo primo e unico amore. Giunto a Londra, Tom si dedica all’insegnamento della Storia in un liceo, abbandonandosi ai ricordi delle sue molte vite passate, dei luoghi visitati e delle persone conosciute e perdute sul suo cammino. E in particolare, Tom pensa a sua figlia, come lui malata di Anagerìa, da cui si è dovuto separare secoli fa, perdendone completamente le tracce e che spera, un giorno, di ritrovare. Ma qualcuno all’interno della Società potrebbe ostacolare le sue ricerche e il suo desiderio di avere, finalmente, una vita e una famiglia normali.
“Come fermare il tempo” (edito da Edizioni e/o) è un romanzo avvincente ed emozionante, con un protagonista che sa narrare con grande capacità i fatti più dolorosi della sua lunga esistenza, trasmettendo al lettore il dispiacere della solitudine e il peso del segreto che si porta dietro da secoli. Ciò che più colpisce è il valore del tempo, che perde di significato se non è speso insieme alle persone che si amano, facendo ciò che si ama. Tom è stanco della vita, annoiato, gravato dai rimpianti e dai ricordi che non riesce a lasciare andare. Accuratissime le sue descrizioni storiche, il lettore può quasi percepire il fetore delle strade della Londra cinquecentesca, il caos del mercato cittadino, il senso di pericolo che lo perseguitava negli anni in cui la caccia alle streghe era all’ordine del giorno e la sua condizione non poteva assolutamente essere scoperta.
Matt Haig coglie perfettamente il fascino della Storia, mette sul percorso di Tom una serie di personaggi celebri in maniera mai banale, tesse una trama avvincente che cattura il lettore fin dalle prime pagine e riesce a tenerlo sulle spine fino alla fine. Una penna coraggiosa e scaltra la sua, capace di far viaggiare nel tempo e di far riflettere su cosa renda la vita veramente degna di essere chiamata tale.

Titolo: Come fermare il tempo
Autore: Matt Haig
Genere: Fantastico, Storico
Casa editrice: Edizioni e/o
Pagine: 368
Anno: 2018
Prezzo: € 18,00
Tempo medio di lettura: 4 giorni

L’autore
Matt Haig è scrittore e giornalista e collabora con le più importanti testate del Regno Unito. Apprezzato in tutto il mondo per la narrativa per adulti e per l’infanzia, nonché per le sue opere di saggistica, in Italia ha pubblicato con Einaudi i romanzi “Il Club dei padri estinti” (2008), “Il patto dei Labrador” (2009), “La famiglia Radley” (2010) e “Gli umani” (2014). Per i bambini ha invece scritto “La foresta d’ombra” (DeAgostini, 2009) e “Un bambino chiamato Natale” (Salani, 2016).

Claudia

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Domeniche da Tiffany (James Patterson e Gabrielle Charbonnet)

Domeniche da TiffanyNon dimenticherò mai quel giorno, come i sopravvissuti del Titanic non potranno mai dimenticare il giorno del naufragio. Le persone ricordano per sempre i giorni peggiori della loro vita. Diventano una parte di loro. Così io ricordo il mio nono compleanno con precisione lancinante.

La piccola Jane ha nove anni. Sua madre, Vivienne Margaux, una nota produttrice e commediografa di Broadway, è una donna egocentrica e insensibile che non si cura troppo della figlia e le dedica del tempo solo la domenica, quando insieme vanno ad ammirare i gioielli del famoso negozio Tiffany. Unico conforto di Jane è Michael, il suo amico immaginario, un uomo divertente e sensibile, che apprezza la sua intelligenza e la fa sentire al sicuro.
Purtroppo, però, la legge degli amici immaginari impedisce a Micheal di restare con la stessa persona oltre i nove anni di età, dunque è costretto a dirle addio il giorno del suo nono compleanno. Nessuno dei due si aspetta di incontrarsi di nuovo, quando Jane è ormai una donna adulta, ancora infelice e succube della madre, fidanzata con un attore di Broadway che la usa solo per ottenere contatti nel cinema.
“Domeniche da Tiffany” (edito da TEA) è un romanzo leggero e gradevole, che prende una fantasia e prova a trasformarla in realtà. L’idea che le donne vogliano l’uomo perfetto che esiste solo nei sogni è stata certamente il punto di partenza su cui i due autori hanno costruito questa storia. Michael appare fin da subito come l’uomo perfetto per Jane, che capisce le sue esigenze di adulta e fa di tutto per esserle accanto nei momenti di bisogno. E Jane, d’altro canto, non ha mai dimenticato il suo amico d’infanzia e mai, nemmeno per un secondo, ha dubitato della sua esistenza. Michael è vero per lei, poiché l’amore che prova per lui è reale.
Si potrebbe obiettare che tutti i personaggi di questo romanzo seguano dei cliché già visti ed è in un certo senso vero: Michael incarna il classico eroe fiabesco con pochissimi difetti e tanti pregi, Jane è la tipica donna insoddisfatta che dubita di se stessa e deve imparare a farsi rispettare dai suoi cari, Vivienne raffigura il genitore emotivamente assente che non sa come amare bene la propria figlia, anche se vorrebbe. Tuttavia, conoscere la destinazione non impedisce al viaggiatore di godere del viaggio. E chi legge questo romanzo passerà qualche ora in gradevole compagnia, senza doversi preoccupare di colpi di scena mozzafiato e trame complesse, abbandonandosi alla fantasia. A volte, c’è proprio bisogno di una lettura spensierata e di poche pretese.

Titolo: Domeniche da Tiffany
Autore: James Patterson e Gabrielle Charbonnet
Genere: Romantico, Fantastico
Casa editrice: TEA
Pagine: 258
Anno: 2011
Prezzo: € 4,99
Tempo medio di lettura: 2 giorni
Film Consigliato: Domeniche da Tiffany (2010)

Gli autori
James Patterson è uno scrittore eclettico quanto prolifico. Ha al suo attivo circa centocinquanta libri. È conosciuto, oltre che per i suoi gialli mozzafiato, anche come autore di libri per ragazzi e commedie romantiche. Tra i suoi successi, “Il collezionista”, “Il negoziatore” e “Il rapitore”, da cui sono stati tratti anche dei film.

Gabrielle Charbonnet scrive romanzi indirizzati a lettori adolescenti, basati solitamente sul genere magico. Il suo lavoro più popolare è la serie di Sweep (edita in Italia da Mondadori), i cui protagonisti sono dediti al culto Wicca della stregoneria.

Claudia

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Book Jumpers (Mechthild Gläser)

9788809807822_0_0_503_75La carta mi scivolò dolcemente sulle guance e sul dorso del naso, posandosi sugli occhi. Le lettere erano troppo vicine perché potessi leggere. Mi sparirono davanti agli occhi in un mulinello di inchiostro nero e turbinarono tra loro, deformandosi. […] Un istante dopo mi ritrovai in mezzo alle radici di una foresta vergine.

Nata e cresciuta in Germania da madre scozzese, la giovane Amy si ritrova a vivere un’avventura inaspettata quando scopre, durante un’estate sull’Isola di Stormsay, nell’antico castello della famiglia materna, di essere l’ultima discendente di una lunga stirpe di book jumpers, guardiani della letteratura, che possono saltare all’interno dei libri per proteggerne i personaggi e le storie.
Affascinata da questa scoperta, Amy dimostra fin da subito una grande attitudine ai salti, ma si accorge anche che il mondo della letteratura è in pericolo e che Stormsay nasconde molti segreti e, forse, traditori e assassini.
“Book Jumpers” (edito da Giunti) è un romanzo adatto ai giovani che si avvicinano per la prima volta alla letteratura e hanno voglia di mistero. Sono tanti i personaggi letterari che Amy incontra nei suoi salti, dal Giovane Werther alla tigre Shere Khan, e tanti i furti, a opera di un ladro senza volto, che le fanno temere per l’incolumità dei classici della letteratura.
Chi ha rubato la rosa del Piccolo Principe? Chi ha aggredito Gregor Samsa, l’uomo-scarafaggio delle “Metamorfosi” kafkiane? E chi ha ucciso Sherlock Holmes al di fuori della sua storia?
Ad aiutare Amy con questi interrogativi c’è Will, un book jumper di maggiore esperienza, che con l’arrivo della ragazza inizia a dubitare delle persone che conosce da una vita, della sua compagna di classe Betsy e dei guardiani più anziani, da secoli in lotta tra loro, che farebbero di tutto per primeggiare sugli altri.
La scrittura di Mechthild Gläser è sicuramente ancora acerba data la sua giovane età, ma appassiona con numerosi colpi di scena e con un finale inaspettato. Chi legge si perderà senza dubbio negli intrighi ben congegnati e nell’idea suggestiva del viaggio tra le pagine di ogni libro mai scritto.

Titolo: Book Jumpers
Autore: Mechthild Gläser
Casa editrice: Giunti
Genere: Young Adult, Fantastico
Pagine: 336
Anno edizione: 2019
Prezzo: € 12,00
Tempo medio di lettura: 6 giorni

L’autrice
Mechthild Gläser è nata nel 1986 a Essen, in Germania, e oggi vive e lavora nella Ruhr. È laureata in Scienze Politiche, ma le piace inventare storie e ha presto iniziato a scriverle. È considerata una delle più promettenti giovani autrici tedesche contemporanee. “Book Jumpers” ha catturato in pochissimo tempo l’attenzione del web e ha esaurito, in soli tre mesi, le prime due tirature, diventando in Germania un immediato bestseller.

Claudia

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Il senso di una fine (Julian Barnes)

9788806220808_0_0_0_75Non è affatto vero che la storia è fatta delle menzogne dei vincitori. È fatta più dei ricordi dei sopravvissuti, la maggior parte dei quali non appartiene né alla schiera dei vincitori né a quella dei vinti.

Tony Webster è il classico signore inglese che conduce una vita tranquilla e appartata. Da poco in pensione, divorziato, con una figlia ormai adulta che si tiene a distanza da lui, la sua monotona routine viene scossa dalla notifica di un’eredità, ricevuta dalla madre di una sua vecchia fiamma, Veronica Ford, che frequentava ai tempi dell’Università. Si tratta del diario di un suo carissimo amico, Adrian, morto suicida ad appena vent’anni; un diario che, però, la sua ex ha bruciato prima che potesse entrarne in possesso. Ossessionato dal ricordo dell’amico e dal contenuto del diario, Tony cerca di ottenere le risposte che cerca, ripensando agli eventi che lo portarono, tanti anni prima, ad allontanarsi dai suoi amici e dalla prima ragazza che avesse mai amato.

“Il senso di una fine” (edito da Einaudi) è un piccolo capolavoro di stile. Con una prosa densa e coinvolgente, trascina il lettore in una trama semplice, ma inaspettata, giocando con il presupposto che un narratore non è mai del tutto attendibile, soprattutto se anziano e dal carattere un po’ egocentrico. Tony Webster non è una cattiva persona, ma neanche una figura straordinaria. È un mediocre, come lui stesso ammette nelle prime pagine del romanzo, e della mediocrità ha fatto il suo rifugio. È forte il senso di straniamento del lettore quando Tony si rende conto, indagando sul passato e sulle sue relazioni, di aver plasmato la realtà a suo piacimento, trasformando le verità scomode della sua gioventù in ricordi più gradevoli e, forse, più facili da sopportare.
Quello che ricorda del suo passato è vero, ma non del tutto. Ha amato Veronica, ma poi si è stufato di lei. Teneva molto al suo amico Adrian, ma poi i rapporti si sono deteriorati. Queste sono verità, ma non tutta la verità, e continuando a scavare, riprendendo i contatti con alcuni vecchi amici e con la sua ex, Tony si rende conto di quanto sia inattendibile la realtà che viviamo ogni giorno, di come la sua versione dei fatti non corrisponda necessariamente alla verità oggettiva. E alla fine, un terribile segreto viene a galla, qualcosa di impensabile, che era proprio sotto i suoi occhi, ma che non aveva voluto vedere.
Julian Barnes mette alla prova chi legge con grande maestria e intensità. La sua penna è scaltra e abile, più simile a un pennello per il modo in cui delinea le emozioni umane e l’indeterminatezza della memoria. Nulla è certo, soprattutto ciò che è stato. Ogni evento ha più versioni e nessuna di queste è una verità oggettiva.

Titolo: Il senso di una fine
Autore: Julian Barnes
Casa editrice: Einaudi
Genere: Memoriale
Pagine: 150
Anno edizione: 2014
Prezzo: € 11,00
Tempo medio di lettura: 3 giorni

L’autore
Julian Barnes è uno scrittore britannico. I suoi romanzi e racconti sono esempi di postmodernismo in letteratura. Ha vinto il Man Booker Prize per “Il senso di una fine” nel 2011, ma è stato finalista del premio altre tre volte: nel 1984 per “Il pappagallo di Flaubert”, nel 1998 per “England, England” e nel 2005 per “Arthur e George”.
Ha scritto romanzi polizieschi sotto lo pseudonimo di Dan Kavanagh. L’altro pseudonimo usato è Edward Pygge, in collaborazione con Ian Hamilton, John Fuller, Clive James e Russell Davies per polemiche e critiche letterarie.

Claudia

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Il vangelo secondo Biff. Amico d’infanzia di Gesù (Christopher Moore)

9788869936319_0_0_454_75La folla si fermò sulla riva e lo acclamò. Persino noi rimanemmo stupefatti davanti a quel nuovo miracolo e, seduti sul fondo della barca, lo guardammo avvicinarsi a bocca aperta.
«Che c’è?» chiese lui. «Cosa?».
«Maestro, tu stai camminando sull’acqua» disse Pietro.
«Ho appena mangiato» rispose il Messia. «Bisogna aspettare un’ora prima di entrare. Potrebbero venirmi i crampi. Che c’è, nessuno di voi ha una madre?».

Duemila anni dopo la morte e resurrezione di Cristo, l’angelo Raziel viene mandato sulla Terra con una missione: resuscitare il migliore amico di Gesù, Levi detto Biff, affinché egli scriva un nuovo vangelo sulla vita del Messia. Così il povero Biff, tredicesimo apostolo di cui nessuna scrittura ha mai fatto menzione, si ritrova bloccato in una camera d’albergo con l’angelo per settimane, costretto a ricordare la sua vita al fianco del Salvatore, gli anni più spensierati dell’infanzia e i primi amori, poi i viaggi alla ricerca di risposte sulla religione e sul volere di Dio.

“Il vangelo secondo Biff” (edito da Elliot) è un romanzo umoristico che sa mettere in luce gli aspetti più divertenti legati alla religione e alla figura di Gesù senza risultare offensivo o blasfemo. Tra le sue pagine sono racchiuse la storia e l’anima delle religioni, ma soprattutto lo spettro completo dei sentimenti umani, di cui si fa portavoce Levi detto Biff.
Figura estremamente umana, che nasconde le sue fragilità dietro un pesante sarcasmo, Biff si contrappone in tutto e per tutto al suo migliore amico Gesù, virtuoso e saggio, che al lettore risulta spesso ingenuo e un po’ troppo idealista in un mondo corrotto e materiale. Divertentissimi gli scambi di opinioni tra i due, che si vogliono bene, ma non esitano a parlarsi con franchezza, anche quando la verità può fare male. L’amicizia che lega Biff e Gesù è sincera e forte, non vacilla mai, neanche quando è chiaro che entrambi sono innamorati della stessa ragazza, Maria Maddalena, non una prostituta, come riportato ingiustamente nelle Scritture, ma un’amica avventurosa e schietta, cotta di Gesù fin dall’infanzia, ma da lui tenuta sempre a debita distanza.
Questo romanzo è adatto a tutti, ai cristiani, agli atei, a chi professa una religione differente. Lo scopo dell’autore non è quello di convertire chi legge al cattolicesimo, ma di mostrare quanti elementi in comune abbiano le diverse religioni e di umanizzare un personaggio, quello di Gesù, che da millenni ha assunto caratteristiche più vicine al divino, facendoci dimenticare che era, innanzitutto, un uomo. E Christopher Moore compie questa operazione in maniera brillante, mai volgare né banale, rimaneggiando i più noti fatti delle Sacre Scritture con grande sagacia e ironia, affidando la narrazione a un personaggio che tutti vorremmo come amico, leale, schietto e intraprendente, che impreca come uno scaricatore di porto e non dice mai di no a un po’ di baldoria.

Titolo: Il vangelo secondo Biff. Amico d’infanzia di Gesù
Autore: Christopher Moore
Casa editrice: Elliot
Genere: Umoristico, Storico
Pagine: 432
Anno edizione: 2018
Prezzo: € 19,97
Tempo medio di lettura: 8 giorni

L’autore
Christopher Moore ha svolto i mestieri più disparati prima di dedicarsi completamente alla scrittura. I suoi romanzi sono best seller negli Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Germania e Giappone. Ha vinto numerosi premi, tra cui il prestigioso Quill Award per ben due volte consecutive (di cui una per “Un lavoro sporco”).

Claudia

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La vegetariana (Han Kang)

9788845934018_0_0_454_75Una stuoia di paglia sventola floscia davanti all’ingresso. La arrotolo verso l’alto e sono dentro; è dentro. Una lunga canna di bambù da cui pendono enormi quarti di carne rosso sangue, ancora gocciolanti di sangue. Cerco di passare oltre ma la carne… non c’è fine alla carne, e nessuna via d’uscita. Ho del sangue in bocca, i vestiti intrisi di sangue appiccicati alla pelle.

Durante una fredda notte d’inverno la mite Yeong-hye viene svegliata da un sogno terribile, un incubo pieno di sangue e oscurità che pare risvegliare qualcosa dentro di lei, un senso di orrore che fino a quel momento aveva sepolto nelle profondità di se stessa. Decide, di punto in bianco, di non mangiare mai più carne. Una decisione per lei semplice, ma che condiziona inevitabilmente la vita di chi le sta intorno e che finisce, a lungo andare, col cancellare la realtà che conosceva.
Narrata da tre punti di vista differenti, “La vegetariana” (edito da Adelphi) è la storia di un malessere all’apparenza immotivato e folle, ma che nasconde un indicibile dolore. Attraverso le parole del marito di Yeong-hye, del cognato e della sorella, conosciamo la protagonista del romanzo senza avere la possibilità di entrarle in testa. Come i suoi affetti più cari, non riusciamo mai veramente a comprenderla. Eppure, con grande abilità e raffinatezza, l’autrice Han Kang semina degli indizi, piccoli frammenti che alla fine della lettura, messi insieme, possono dare un’idea delle reali motivazioni della donna.
C’è una grande fragilità nell’apparente vigore di Yeong-hye, nella sua irrevocabile decisione di non mangiare più carne. E c’è una grande forza nella sua lotta contro le figure più importanti della sua vita, che la schiacciano, la cancellano e non comprendono la sua scelta di diventare vegetariana. Quella della protagonista è una disperata ricerca della libertà e di riscatto, ma soprattutto di empatia. Una ricerca che, purtroppo, sfocia presto nella malnutrizione e nella follia, portando i membri della sua famiglia a mettere in discussione il passato e, più di tutto, il futuro.
“La vegetariana” è uno di quei romanzi che cattura, pur non avendo molta azione o una trama particolarmente rocambolesca. È un libro che merita di essere letto per la sua prosa densa e cruda, per la sua capacità di emozionare con dialoghi oculati e descrizioni suggestive. La penna di Han Kang è senza dubbio capace di grandi cose e io non vedo l’ora di leggerle tutte.

Titolo: La vegetariana
Autore: Han Kang
Casa editrice: Adelphi
Genere: Narrativa, drammatico
Pagine: 177
Anno edizione: 2016
Prezzo: € 18,00
Tempo medio di lettura: 3 giorni

L’autrice
Han Kang è nata nel 1970 a Gwangju, nella Corea del Sud. Figlia dello scrittore Han Seung-Wonm è stata insignita come lui del prestigioso Yi Sang Literary Award. Apparso per la prima volta nel 2007, “La vegetariana” è stato tradotto in nove lingue e ha ottenuto nel 2016 il Man Booker International Prize, che lo ha scelto fra 155 romanzi definendolo «di una potenza e un’originalità indimenticabili».

Claudia

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After (Jessica Warman)

9788804613435_0_221_0_75La polizia ha chiamato i sommozzatori. Quando arrivano, vedo che sono due uomini e due donne e tutti indossano la muta. Scendono in acqua dalla scaletta di poppa e insieme lavorano per liberare il mio corpo dallo spazio tra il legno del pontile e la vetroresina della barca. […] Una volta trasportato il mio corpo fuori dall’acqua, lo infilano in un sacco per cadaveri nero e lucente.

La sera del suo diciottesimo compleanno, al termine della festa sullo yacht di famiglia insieme agli amici più intimi, Elizabeth Valchar, ragazza bella e popolare, è morta. Risvegliatasi accanto al suo cadavere galleggiante sull’acqua, il fantasma di Liz si interroga sulle misteriose circostanze che hanno portato alla sua fine e sui motivi per cui è bloccata sulla Terra con Alex, ex compagno di scuola, deceduto proprio l’anno prima in circostanze altrettanto sospette.
Insieme, i due ragazzi assistono alle vicende e alle indagini che seguono la morte di Elizabeth, ripercorrono gli eventi passati in cui potrebbero celarsi degli indizi significativi e provano a capire chi, tra gli affetti della ragazza, potrebbe essere il suo assassino.

“After” (edito da Mondadori) è un noir per adolescenti davvero ben scritto. Fin dalle prime pagine il lettore si ritrova accattivato dalle oscure circostanze del delitto, intrigato dai personaggi che spesso appaiono sfuggenti e mai del tutto sinceri. Tante ombre si nascondono nel passato di Elizabeth, protagonista egocentrica, a tratti insensibile, che si rivela via via una ragazza fragile, ferita nell’animo da una madre malata di anoressia e da un padre assente, che si è risposato troppo presto una volta rimasto vedovo. Amata dagli amici, dal suo fidanzato e dalla sorellastra, detestata dal resto dei compagni di scuola per la sua presunzione, Liz si ritrova bloccata dopo la morte proprio con il compagno che più l’aveva odiata, ma s’impegna per comprendere gli errori commessi in vita e prova a fare ammenda, per quanto possibile.
Quello tra lei e Alex è un rapporto d’odio-amore, seppure non inteso in senso romantico. I due fantasmi dovranno imparare a comprendersi, a stare l’uno nei panni dell’altro, e dovranno affrontare le loro peggiori paure insieme, come solo i veri amici possono fare.
Il romanzo mette in luce le ombre che si nascondono nella vita di ognuno di noi, presenta personaggi che non sono del tutto come appaiono, adolescenti con segreti inconfessabili, corrotti dall’invidia e dal denaro, e adulti con colpe che è impossibile cancellare. Ogni filo della trama s’intreccia in maniera perfetta, avvince il lettore dalla prima all’ultima pagina, in maniera mai scontata, districando infine ogni nodo e portando a una risoluzione chiara e inaspettata del mistero. Chi ha ucciso Elizabeth? Chi ha ucciso Alex? Tutti i tasselli sono messi, alla fine del romanzo, al posto giusto, lasciando chi legge soddisfatto come accade raramente ormai nella lettura di Young Adult.

Titolo: After
Autore: Jessica Warman
Casa editrice: Mondadori
Genere: Young Adult, Noir
Pagine: 414
Anno edizione: 2011
Prezzo: € 8,50
Tempo medio di lettura: 4 giorni

L’autrice
Jessica Warman, pluripremiata scrittrice di romanzi per ragazzi, vive a Pittsburgh, in Pennsylvania. Ha studiato alla Seton Hill University, laureandosi in scrittura creativa. Ha scritto “After” ispirandosi a un episodio vissuto da bambina: un ragazzo del suo paese era scomparso dopo una festa su uno yacht (ma poi era stato ritrovato vivo).

Claudia

Lettore medio

“The Help” (Kathryn Stockett)

The HelpOra dopo ora, nella cucina di Aibileen, lei legge e io batto a macchina: aumentano i particolari, i visi dei bambini prendono sempre più forma. […] Aibileen scrive in modo chiaro e sincero, e glielo dico. Ridacchia: «Be’, pensi un po’ a chi scrivo sempre: mica posso raccontare frottole a Dio».

Estate 1962, Jackson, Mississipi. La giovane Eugenia Phelan, detta Skeeter torna a vivere nella fruttuosa fattoria di famiglia dopo l’università. I suoi genitori vorrebbero che usasse la sua laurea per accalappiare un uomo ricco e rispettabile come le sue compagne di scuola, ma lei desidera più diventare una scrittrice di successo che una moglie casalinga e devota. Su suggerimento di una famosa giornalista newyorchese, Skeeter si rivolge a Aibileen, la domestica di una sua amica, per avere una testimonianza di come sia essere una donna di colore al servizio dei bianchi in uno stato in cui le leggi razziali sono ancora fortemente sentite. Dopo una iniziale reticenza, la donna accetta di raccontare le sue esperienze lavorative e coinvolge la sua amica Minny, cuoca irriverente e leale.
Insieme, le tre donne raccontano una parte della medesima storia, che si intreccia e si complica con il passare dei mesi, poiché, come ben sanno, quello che hanno intenzione di fare è illegale e inconcepibile.

“The Help” (edito da Mondadori) è una storia fatta di tante storie, mette in scena non soltanto il razzismo in tutte le sue sgradevoli sfumature, ma le discriminazioni in generale, che possono condannare, sia chi ne è vittima sia chi ne è carnefice, a una vita di infelicità e insoddisfazione.
Aibileen e Minny sono discriminate per il colore della pelle, che per la società dell’epoca (ma, per alcune mentalità retrograde, ancora oggi) decreta la loro inferiorità sociale e intellettiva, ma talvolta sono discriminate anche dai membri della loro stessa razza in quanto donne. Ed è lo stesso trattamento che viene riservato a Skeeter dagli altri bianchi, che vedono nel suo rifiuto di conformarsi al ruolo casalingo riservato al suo genere un comportamento riprovevole e degno di beffa. Non importa di quale colore sia la loro pelle, le tre donne non sono libere, ma attraverso la parola scritta troveranno, ognuna a modo suo, la propria indipendenza, seppure a caro prezzo.
“The Help” è un romanzo che amareggia e allo stesso tempo dona speranza. È un romanzo che educa all’amicizia, all’empatia e al coraggio di essere se stessi, senza piegarsi ai soprusi e alle opinioni altrui, soprattutto se sbagliate. Tra le sue pagine si nascondono una incredibile forza e lo struggente desiderio di libertà d’espressione.

Titolo: The Help
Autore: Kathryn Stockett
Casa editrice: Mondadori
Genere: Romanzo storico
Pagine: 526
Anno edizione: 2017
Prezzo: € 13,00
Tempo medio di lettura: 3 giorni

L’autrice
Kathryn Stockett è nata a Jackson, in Mississipi, nel 1969. Dopo la laurea in Inglese e Scrittura Creativa all’Università dell’Alabama, ha vissuto a New York, lavorando nel settore pubblicitario di settimanali e quotidiani. È divorziata e ha una figlia, attualmente vive ad Atlanta.
Stockett ha impiegato cinque anni a scrivere il suo primo libro, “The Help”, che dopo il rifiuto di 60 agenti letterari venne accettato da Susan Ramer. Il libro è poi diventato un bestseller ed è stato pubblicato in 35 paesi e tre lingue. Da esso è stato tratto il film omonimo, vincitore di un premio Oscar.

Claudia

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“Prenditi cura di lei” (Kyung-Sook Shin)

Prenditi cura di leiQuanti ricordi hai di tua madre? Da quando hai saputo della sua scomparsa non riesci a concentrarti su un solo pensiero, sei assalita dai ricordi lontani che riaffiorano all’improvviso. E dal rammarico che ha sempre accompagnato ogni ricordo.

In un pomeriggio qualsiasi nella stazione della metropolitana di Seul, l’anziana Park So-nyo, moglie, madre, nonna, scompare tra la folla senza denaro né documenti. La ricerca della donna mette a dura prova i suoi tre figli e il marito, che fanno di tutto per rintracciarla il prima possibile, gravati dal senso di colpa e dai rimpianti, consapevoli dell’indifferenza rivolta per tutta la vita alla donna che si è sempre presa cura di loro.

“Prenditi cura di lei” (edito da BEAT) è un romanzo originale e difficile da leggere, non soltanto per l’insolito uso della narrazione in seconda persona singolare, ma anche per gli avvenimenti in esso contenuti e per le emozioni, così oscure e incontenibili da porsi come pesanti macigni sul cuore di chi legge. L’autrice denuncia la noncuranza con cui spesso si trattano gli affetti più cari, il disinteresse dei figli verso le figure genitoriali e dei partner che dimenticano cosa voglia dire la vita di coppia. In un viaggio a ritroso tra i ricordi dei tre figli e del marito di Park So-nyo, impariamo a conoscere questa donna che non è mai stata capita dai suoi cari né adeguatamente amata, scopriamo quanta forza, ma anche quanto dolore, si celassero dietro il suo sorriso testardo.
Park So-nyo è stata una persona sola, piena di segreti e di rimpianti, ma sempre pronta ad aiutare il prossimo, pur non ricevendo un briciolo di attenzione o comprensione dalla famiglia. È un personaggio fragile e allo stesso tempo forte, che non si può fare a meno di rispettare e amare.
Fa male accorgersi, insieme ai suoi cari, di quanto poco sarebbe bastato per dimostrarle apprezzamento, per farla sentire amata e voluta. Il trattamento che i figli e il marito le hanno riservato tutta la vita, alla stregua di una serva molesta, amareggia non poco, soprattutto perché non troppo lontano dal modo in cui a volte, nel quotidiano, può capitare di trattare quelli che ci sono vicini, dando le loro cure per scontate e dimenticando di ricambiarne l’attenzione.
E fa male accorgersi che, talvolta, capiamo quale sia il valore delle persone che ci sono accanto quando è troppo tardi per cambiare le cose, che il passato non può tornare e le parole dette – o non dette – non si possono cancellare. Una lezione che l’autrice Kyung-Sook Shin illustra con grande maestria e densità di linguaggio.

Titolo: Prenditi cura di lei
Autore: Kyung-Sook Shin
Casa editrice: BEAT
Genere: Drammatico
Pagine: 219
Anno edizione: 2019
Prezzo: € 9,90
Tempo medio di lettura: 4 giorni

L’autrice
Kyung-Sook Shin è nata nel 1963 in una remota regione montuosa nella Corea del Sud. Ha esordito come scrittrice nel 1985 con il racconto “Fiaba d’inverno”, seguito poi nel 1993 dalla raccolta di racconti “Dov’era un tempo l’harmonium”. Con “Prenditi cura di lei” ha ottenuto uno strepitoso successo internazionale, diventando la prima e unica donna a vincere il Man Asian Literary Prize. Nel 2019 è uscito il suo ultimo romanzo “La danzatrice di Seul”, accolto con stupore e ammirazione dalla critica mondiale.

Claudia

Lettore medio

“Cate, io” (Matteo Cellini)

Cate, ioCammino e ho il mio costume indosso: un panneggiato, indolente, fluttuante manto di grasso. Sono una supereroina e risolvo problemi. Salvo il mondo. Sono la possibilità ambulante di un paragone che salva; che toglie dalle mani la palma della più brutta, della più grassa, della più sola.

Caterina ha diciassette anni e vive in provincia di Urbino. Obesa come tutti i membri della sua famiglia, non si sente uguale ai suoi coetanei. Le discriminazioni che subisce ogni giorno l’hanno portata a dividere il mondo in persone e non-persone, basandosi esclusivamente sulla loro taglia. E lei è una non-persona, quando esce di casa non è mai se stessa: è Cate-ciccia, Cater-pillar, Cate-bomba, una tutina stretta su un corpo ingombrante, che le persone non mancano di prendere in giro per la sua diversità.

Diffidente e disillusa, Cate vive la sua quotidianità nell’attesa dell’insulto successivo, senza mai aspettarsi una parola gentile e sincera da chicchessia, e nell’angoscia dell’approssimarsi del suo diciottesimo compleanno, giorno che sancirà il tanto desiderato eppure temuto ingresso nell’età adulta, che i suoi genitori insistono col festeggiare pubblicamente, insieme alle persone che Cate teme più di tutti, i suoi compagni di classe.

“Cate, io” (edito da Fazi Editore) è un romanzo duro da leggere, scuote la coscienza e fa riflettere sull’importanza di sentirsi amati, ma, soprattutto, di amarsi. Nelle parole ciniche di Cate, nella sua chiusura al mondo, nella sua circospezione verso gli altri c’è un profondo odio per se stessa. È cieca all’affetto e alla simpatia di quelli che la circondano, perché non riesce a concepire che qualcuno possa amarla per quello che è. Convinta che la gentilezza dei suoi compagni sia mossa dalla pietà e da un secondo fine, Cate tiene tutti a distanza di sicurezza, armandosi di sarcasmo e finta noncuranza, condannandosi a una vita di solitudine.
Non si accorge che la sua compagna di banco Anna, da lei soprannominata l’Annoievole, vuole davvero esserle amica, né che il timido Giacomo, che la guarda di soppiatto dal suo banco, ha una cotta per lei. È bloccata nell’autocommiserazione e nel disprezzo per il suo corpo, che le impediscono di godersi i rapporti umani e la quotidianità.
Unica persona da cui pare accettare affetto e ammirazione è la professoressa Mazzantini, sua docente di italiano, che la incoraggia a usare la sua passione per la letteratura, a osare, pur ferendola qualche volta, anche se in maniera involontaria.
Leggere “Cate, io” è una prova di forza, soprattutto per chi, come Cate, ha vissuto la propria infanzia e adolescenza odiando il proprio corpo e tutto ciò che rappresenta. L’autore si cala in modo straordinario e verosimile nei panni di un’adolescente obesa e depressa, descrive bene le insidie del sentirsi indegni di qualsiasi tipo di amore e traccia per la sua protagonista un percorso di accettazione e redenzione che fa quasi male al cuore. La sua scrittura, densa e a tratti disturbante, cattura come di rado accade, toglie il fiato ed emoziona nella sua semplice crudezza.

Titolo: Cate, io
Autore: Matteo Cellini
Casa editrice: Fazi Editore
Genere: Biografico
Pagine: 216
Anno edizione: 2013
Prezzo: € 16,00
Tempo medio di lettura: 2 giorni

L’autore
Matteo Cellini è nato a Urbino, vive a Urbania dove svolge l’attività di docente di Lettere in una scuola media. Nel 2010 esordisce con il racconto “Cate, io” che, distribuito gratuitamente in sette metropolitane, ottiene il Premio Subway-Letteratura. In seguito, Cellini trae dal suo racconto il romanzo omonimo, che vince il Premio Campiello 2013 nella sezione Opera Prima e giunge finalista al Premio Strega. Nel 2016 ha pubblicato il secondo romanzo, “La primavera di Gordon Copperny jr.”. Nel 2018 è uscita la sua terza fatica letteraria, la favola “I segreti delle nuvole”.

Claudia

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Oltre il bosco (Melissa Albert)

Oltre il boscoCominciai a ripetermi frasi nel cervello, per mantenere i miei pensieri entro i limiti sicuri della ragione. L’indice delle canzoni dei miei album preferiti. I titoli di tutti i libri di Harry Potter nel loro ordine. I posti in cui ero vissuta, uno per uno. […] Manteneva la mia mente aggrappata a un filo sottile di sanità e scetticismo. Ma stava scivolando.

Alice e sua madre, Ella, non hanno mai avuto una casa. Fin da quando Alice ne ha memoria, si sono spostate di città in città, perennemente in cerca di qualcuno che le ospitasse, senza mai fermarsi per più di qualche mese nello stesso posto. È la sfortuna nera che le perseguita, così le ha detto sua madre. Eppure Alice non si spiega perché proprio a loro capitano brutte cose, perché gli sconosciuti le si avvicinano per portarla via lontano, perché Ella non vuole mai parlare di Althea Proserpine, sua nonna, scrittrice di fama mondiale che vive a Hazel Wood, una villetta in mezzo a un bosco ignoto, nascosta ai fan e anche alla nipote. Ma quando sua madre viene rapita, ad Alice non resta che mettersi sulle tracce del misterioso cottage ereditato dalla nonna, perché è lì – ne è sicura – che i suoi rapitori la stanno portando.

Intrigante e oscuro, “Oltre il bosco” (edito da Rizzoli) è un romanzo che affascina e tiene incollati alle sue pagine dall’inizio alla fine. Ricca di suspense e di mistero, l’intricata storia di Alice si dispiega davanti agli occhi del lettore in maniera inaspettata e assai godibile, a metà strada tra un horror e un fantasy, con una spruzzatina di fiaba e noir che non fa mai male.
Lontana dalle classiche eroine fiabesche, Alice è cinica, fredda, dominata spesso da una rabbia che fatica a controllare e che lei stessa non si spiega. Soltanto Finch, il ragazzo per cui ha una cotta, riesce a volte a sedare il suo livore, ma mai completamente e, soprattutto, non dopo che sua madre viene portata via con la forza e Alice ha bisogno di trovarla al più presto.
I due partono insieme per una missione di salvataggio, senza sapere che li attendono pericoli inimmaginabili e forze oscure che non sono preparati ad affrontare. Non mancano, durante il viaggio, i colpi di scena, che agitano il cuore di chi legge e lo appesantiscono del dolore della perdita e del tradimento.
La scrittura, abile, densa, a tratti onirica, avvolge il lettore in una spirale di eventi e parole che lascia senza fiato. Sogno e realtà si sovrappongono fino a fondersi, creando un effetto fin troppo disturbante che inquieta e sconvolge. Da Hazel Wood e dalla penna di Melissa Albert non si sfugge e già dalla prima pagina, chi legge, ne resta stregato.

Titolo: Oltre il bosco
Autore: Melissa Albert
Casa editrice: Rizzoli
Genere: Fantastico, Horror
Pagine: 329
Anno edizione: 2019
Prezzo: € 17,00
Tempo medio di lettura: 6 giorni

L’autrice
Melissa Albert, web editor, ha scritto per riviste prestigiose tra cui “McSweeney’s” e “Time out Chicago”. “Oltre il bosco” è il suo romanzo d’esordio, i cui diritti cinematografici sono stati acquisiti dalla Columbia Pictures, che ne ha affidato l’adattamento ai produttori di “Divergent”.

Claudia