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Il corpo dei ricordi (Daniela Montella)

9788898377992_0_0_0_75«Da soli potremmo essere qualunque cosa; ma finché non c’è un altro essere umano a testimoniare la nostra presenza, uno solo, noi non esistiamo davvero.»

In un futuro post bellico, lo Stato è l’unico luogo in cui la gente appare felice. La morte, infatti, è stata dichiarata illegale. La parola stessa è scomparsa dal vocabolario comune; al suo posto si parla di Termine (per sopraggiunti limiti di età), e in caso di incidente o altra fatalità si prospetta un Ritorno del soggetto attraverso un suo clone, al quale vengono impiantati i ricordi del soggetto appena terminato.
Yolande, donna tormentata da incubi agghiaccianti e frequenti amnesie, un giorno viene a sapere che il suo amato Krisztof è appena morto in un incidente, ma che in pochi giorni se lo ritroverà accanto, perfettamente identico all’originale e con gli stessi ricordi, come se nulla fosse successo. Ma sarà davvero il suo Krisztof, quello che lei ha sempre amato?
Ne “Il corpo dei ricordi” di Daniela Montella (Milena Edizioni) la fantascienza distopica diventa il pretesto per una più ampia e articolata discussione filosofica sul tema della morte. Nello Stato del romanzo, infatti, la morte è stata sconfitta attraverso la clonazione e la cancellazione dei ricordi; ma la vita, a questo punto, diventa davvero eterna?

Ho trovato all’interno del libro molti riferimenti al nazismo. A cominciare dai nomi dei personaggi (Krisztof, Szilagyi, Josef), che richiamano i luoghi dello sterminio come Polonia o Ungheria, fino ad arrivare alla soluzione al problema della morte grazie alla cancellazione dei ricordi passati; ecco allora che l’oblio diventa la Soluzione Finale, l’olocausto dei sentimenti, con un dottor Szilagyi nuovo Josef Mengele che, paradossalmente, anziché dispensare la morte diventa personificazione del terrore dispensando vita eterna. Una vita di cui, però, nessuno sentirà la mancanza.
Nome: Daniela
Cognome: Montella
Libro preferito e perché: “E l’asina vide l’angelo” di Nick Cave, nella traduzione della Sperti per la Mondadori. Credo sia uno dei romanzi più lirici, belli e tragici che siano mai stati scritti. È fuori catalogo e introvabile – se non usato e a prezzi stratosferici – ma spero ancora che qualcuno si faccia un esame di coscienza e ordini una ristampa. Sono solo quindici anni che aspetto di rivederlo in libreria…
Hai esordito nel mondo della letteratura con un romanzo di fantascienza distopica. Come mai? Perché non ci ho pensato. Se lo avessi fatto, forse non avrei esordito con questo… o meglio, non avrei esordito e basta! Starei ancora a rimuginarci su. L’ho scritto perché era diventato necessario, un impulso fisiologico simile al parto. L’ho sputato fuori. Era diventato troppo ingombrante, forte. Non l’ho mai visto come un romanzo di fantascienza però. Penso tuttora che non lo sia. Gli elementi fantascientifici sono un mezzo narrativo, ma nella storia generale contano relativamente poco.
Un’altra tua grande passione è la recitazione. Se e quanto il teatro ha influenzato il tuo stile di scrittura e in che modo può incidere sulla letteratura e confrontarsi con essa. Molti tendono a pensare che la scrittura narrativa e quella teatrale si somiglino; per me non c’è niente di più sbagliato. Per un motivo molto semplice: la narrativa dipende dalla parola, il teatro no. Teatro e narrativa hanno due linguaggi completamente diversi. Possono avvicinarsi, influenzarsi, intrecciarsi, ma bisogna conoscere entrambi i mondi per poter imparare qualcosa. Io sto ancora imparando. Sicuramente la vicinanza al teatro ha cambiato il mio modo di percepire certi testi – non solo teatrali, ma anche narrativi. Ha cambiato il mio modo di “sentire” le parole. Mi ha obbligata a raffinare l’aggressività che scagliavo nei testi. Non a reprimerla, attenzione, ma a concentrarla per farne arma potente, bella. E mi ha insegnato un trucco che credo dovrebbe conoscere ogni scrittore: leggere quello che si scrive ad alta voce. Non sono riuscita a farlo quanto avrei voluto con “Il Corpo dei Ricordi”, ma sto recuperando con tutto il resto.
Progetti letterari per il futuro? Ne ho moltissimi! Per ora mi sto concentrando solo su un romanzo, perché se mi ostino a lavorare su più cose rischio di rovinare tutto e fare un “mappazzone”. Ma sono in fermento. Una delle cose che vorrei riuscire davvero a fare è portare “Il Corpo dei Ricordi” a teatro. Non sarà facile, ma voglio provarci.

Titolo: Il corpo dei ricordi
Autore: Daniela Montella
Genere: Fantascienza/horror
Casa editrice: Milena Edizioni
Pagine: 204
Anno: 2017
Prezzo: € 12,00
Tempo medio di lettura: 3 giorni.
Musica consigliata: Hans Zimmer, Enya
Film e serie tv consigliati: Orwell’s 1984, Fahrenheit 451, Equilibrium, Black Mirror (episodio “Torna da me”, stagione 2)

L’autrice:
Daniela Montella è nata a Napoli, e si occupa di narrativa, poesia e teatro. Scrive articoli e racconti brevi per il web. Con il collettivo artistico L’inguine di Daphne sperimenta la fusione tra musica e teatro. Il corpo dei ricordi è il suo romanzo d’esordio.

Giano

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Animal Factory (Edward Bunker)

9788806230739_0_0_1534_75“- La solita stronzata, – disse qualcuno. – Far entrare i negri mentre noi stiamo qui a congelarci il culo.
– 
Vuoi scommettere che quei bifolchi di sbirri li stanno pestando a sangue? – chiese Paul.
– Gli sbirri hanno paura di loro, – disse Bad Eye
– È da lì che viene l’odio, mio caro: dalla paura.”

Penitenziario di San Quentin, California. È la prima volta che Ron Decker entra in un carcere, e capisce subito di essere un pesce fuor d’acqua lì: figlio della Hollywood bene, uno yuppie di buon famiglia che si è messo nei guai vendendo droga.
La vita tra quelle mura si dimostra subito non facile tra faide razziali, condizioni igieniche pessime e detenuti che aspirano a violare la verginità del giovane. Finché non trova un’ancora di salvezza che risponde al nome di Earl Copen. Uno della vecchia guardia, che da quelle parti ci è arrivato ragazzino e adesso gode del rispetto e dei favori di tutti, secondini compresi. Earl spiega a Ron le regole per sopravvivere in quella “fabbrica di animali”: farsi rispettare senza mancare di rispetto, guardarsi le spalle da tutti, farsi i fatti propri e non accettare favori da nessuno.
Gli insegna, in poche parole, ad essere uomo; o, meglio, bestia.
La Animal Factory del titolo del romanzo di Edward Bunker (edizione Einaudi) parte come metafora per poi arrivare al cuore del lettore come realtà crudele e spietata. La ridondanza di riferimenti al mondo animale, quali “branco di lupi”, “bestie in gabbia”, “un puzzo tremendo”, “radunati come bestiame”, “cani randagi”, “leoni in gabbia”, diventa un faro accecante sparato negli occhi del lettore, testimoni di un mondo che solo chi l’ha vissuto (in primis l’autore stesso) può comprendere appieno.
Sottolineando spesso come la scena che si sta descrivendo apparirebbe, agli occhi dello “spettatore casuale” o “improvvisato”, diversa da come invece viene percepita da chi  quel contesto lo respira, lo osserva, lo vive, l’autore tende a rimarcare il concetto che soltanto chi dietro quelle sbarre c’è davvero stato può comprendere la realtà dei fatti.

Il punto di forza di tutto il romanzo è il realismo nudo e crudo con cui sono raccontati tutti gli avvenimenti. Bunker mette da parte ogni buonismo, a cominciare dal linguaggio che non risparmia volgarità e bestemmie, fino alla cronaca fredda e distaccata degli avvenimenti; è così che la rivolta dei detenuti, i continui episodi di violenza razziale, la sodomia, l’organizzazione in gang perdono quel sensazionalismo capace di colpire nello stomaco il lettore inesperto, entrando piuttosto a far parte di una routine che, nell’animo del detenuto comune, non suscita clamore.
La caratteristica che tuttavia spicca di più, e che probabilmente rappresenta il perno sul quale si regge tutta la narrazione, è il tema dell’odio. Gli avvenimenti si susseguono in un contesto storico-sociale in cui formalmente le leggi sulla segregazione razziale sono state abolite, ma dove in sostanza l’odio tra bianchi e neri non è mai del tutto scomparso. Anzi, andando avanti nella lettura, lo si sente crescere, alimentarsi dei continui pretesti che i membri della Fratellanza Ariana usano per scatenare violente risse, fino a diventare il vero leitmotiv della storia.
Ci ho messo qualche giorno a leggerlo tutto, ma con un sottofondo ora ispirato al rock anni ‘70, ora all’R&B, me lo sono goduto ancora di più.

Titolo: Animal Factory
Autore: Edward Bunker
Genere: Pulp/noir
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 219
Anno: 2016 (originale 1977)
Prezzo: € 12,00
Tempo medio di lettura: 3 giorni.
Musica consigliata: “The house of the rising sun” The Animal; “Starway to heaven” Led Zeppelin”; “Gangsta’s Paradise” Coolio.

L’autore:
Edward Bunker (1933 – 2005) è uno dei più grandi esponenti del genere pulp. È entrato nel penitenziario di San Quentin per la prima volta a diciassette anni; lì ha cominciato a frequentare corsi di scrittura creativa, scegliendo così di cambiare vita e di raccontare la violenza e il degrado degli ambienti carcerari nelle sue opere.
A San Quentin è diventato molto amico di Danny Trejo, attore feticcio di Robert Rodriguez, che lo ha introdotto nel mondo di Hollywood permettendogli di recitare in diversi film (tra i ruoli più famosi ricordiamo il Mr. Blue de Le Iene e il capitano Holmes in Tango & Cash, nonché diversi cammei nelle trasposizioni cinematgrafiche dei suoi romanzi come Animal Factory e Vigilato speciale (tratto da Come una bestia feroce).

Giano

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Le intolleranze elementari (Serena Venditto)

9788832780307_0_0_0_75«Aspetta, ma perché porti quel maglione rosso? […] Avrà almeno cinque anni e lascia un sacco di pelini rossi in giro…»
«Che significa? Beatrice ne ha ventinove, lascia in giro milioni di capelli rossi e a New York me la porto lo stesso. E non mi tiene nemmeno calda».

Beatrice, eterna studentessa di lingue sempre in procinto di laurearsi; Marzia, ragazza precisa e programmatrice che cerca da anni la casa dei sogni senza mai trovarla; Elena, pigra e disordinata pubblicitaria perennemente alle prese con colloqui di lavoro che puntualmente hanno esito negativo.
Tre amiche del cuore, che lavorano nello stesso bar, l’Hearts (in inglese “cuori”), nei pressi del reparto di cardiochirurgia del Policlinico. Coincidenze? Pare quasi di sì, perché il leitmotiv del romanzo è la travagliata storia d’amore di Beatrice con un cardiologo dell’ospedale, Valerio, che le ha spezzato il cuore. Lo stesso cuore che tuttavia potrebbe diventare il deus ex machina e sbrogliare le matasse di questo intricato romanzo sentimentale.
Il rosa non è il mio genere preferito, eppure ho divorato questo libro in appena due giorni (e solo per la concomitanza di altri impegni). Perché “Le intolleranze elementari” di Serena Venditto (edito da Homo Scrivens per la collana “direzioni immaginarie”) è un romanzo piacevole da leggere, che ti coinvolge senza che te ne accorga grazie a un ritmo narrativo scorrevole e allo stile divertente e mai noioso di una scrittrice che a prescindere dal genere, rosa o giallo che sia, non disdegna virate nell’umorismo puro, con trovate che non mancheranno di strapparvi più di una risata.

Nome: Serena
Cognome: Venditto
Genere letterario preferito: il giallo, senza dubbio. È una sfida, quindi tiene svegli, ma al contempo è un genere rassicurante, sai sempre che l’assassino sarà punito. Forse per questo si legge d’estate, quando vogliamo rilassarci: non avremo sorprese.
Come mai per il tuo romanzo d’esordio hai scelto proprio il genere rosa? Mah, in realtà non ho scelto un genere, ho scelto una storia. O lei ha scelto me, più probabilmente.
E poi la decisione di passare al giallo, con la trilogia di Mycroft. Sì, perché sono le letture a influenzare ciò che scrivi, quindi temo fosse inevitabile. il gatto detective è un personaggio nato nel laboratorio di scrittura Homo Scrivens e funzionava bene, poi è venuto tutto molto naturale.
Una scelta vincente, visto che, a partire da quest’anno, i tre romanzi verranno ripubblicati da Mondadori. Com’è successo e che emozione hai provato quando l’hai saputo? Non credo sia descrivibile, mi sentivo e tuttora mi sento su una nuvoletta se ci penso! Aldo Putignano (direttore editoriale di Homo Scrivens, ndr) me lo ha detto in dosi omeopatiche, quasi alla fine della trattativa per evitare che mi affezionassi troppo all’idea e poi non se ne facesse nulla, ma quando è stato ufficiale me lo ha detto il giorno del mio compleanno, mostrandomi la mail. ho pianto per cinque minuti senza riuscire a parlare, mia madre che continuava a chiedermi «Ma che è successo? Parla, parla!» e io che singhiozzavo. Insomma, una bella scena!
Progetti futuri? Sto lavorando al nuovo editing di Aria di neve, in uscita a maggio 2018, e contemporaneamente al quarto volume della serie. Insomma, non mi annoio!

Titolo: Le intolleranze elementari
Autrice: Serena Venditto
Genere: Rosa/sentimentale
Casa editrice: Homo Scrivens
Pagine: 179
Anno: 2017
Prezzo: € 14,00
Colonna sonora: 4 Non Blondes – What’s Up.
Tempo medio di lettura: 2 giorni.

L’autrice:
Serena Venditto è nata a Napoli nel 1980. Giornalista sportiva e grande tifosa del Napoli oltre che scrittrice, cura la rubrica Bar Sport sul sito Napoliclick.it. Dopo il romanzo d’esordio Le intolleranze elementari, si è affermata come autrice di gialli con la trilogia di Mycroft, il gatto detective (Aria di neve, C’è una casa nel bosco, Al Sassofono Blu), edita prima da Homo Scrivers e, dal 2018, da Mondadori.

Giano

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Cuentos frìos – racconti freddi (Virgilio Piñera)

9788876066924_0_0_0_75“L’uomo va a letto presto. Non riesce a prendere sonno. Si rigira […]. Accende una sigaretta. Legge un poco. Torna a spegnere la luce. Ma non riesce a dormire. […] Alle sei della mattina carica una pistola e si fa saltare le cervella. L’uomo è morto ma non ha potuto addormentarsi. L’insonnia è una cosa molto persistente.”

Ventidue racconti brevi, alcuni brevissimi, mi sono bastati per delineare la personalità letteraria di un autore controcorrente quale è stato Virgilio Piñera. Controcorrente e scomodo. Perché nei suoi “Cuentos Frìos” (Edizioni Il Foglio) già dalle prime pagine emerge la sua trasgressività, la voglia di rottura dagli schemi classici della letteratura buonista, la reazione al “bavaglio” con cui il regime zittiva le voci degli intellettuali con idee diverse da quelle della Rivoluzione.
Racconti freddi come il tono distaccato con cui vengono narrati, nonostante i contenuti violenti, talvolta raccapriccianti. Perché anche quando il protagonista parla in prima persona sembra limitarsi a raccontare anaffettivamente ciò che accade.
Storie surreali che parlano soprattutto di corpi, mutilati o dilaniati – il che mi ha fatto subito pensare al cinema di David Cronenberg -, eppure non vi è nessun coinvolgimento emotivo, nessun dolore; e allora cavarsi gli occhi o mangiare la propria carne diventano nelle pagine di Piñera episodi ordinari, quasi scontati.
Una narrazione di fatti e persone che sembrerebbero distanti anni luce dal mondo se non vi fossero diversi punti d’ancoraggio alla vita quotidiana; a cominciare dai protagonisti delle storie, spesso fenomeni da baraccone, storpi e pieni di difetti, proprio a testimonianza della crudezza della realtà che rappresentano, fino ad arrivare al tema della morte, spesso presente, che ho interpretato come allegoria della liberazione dall’ostracismo del regime.
Racconti freddi in cui convergono tematiche bollenti, come l’omosessualità e il sesso, che dunque appaiono quasi un ossimoro, ma vengono trattate con garbo e dignità letteraria, senza essere mai espliciti, come se Piñera volesse lasciare al lettore la facoltà di interpretarli come tali.

Titolo: Cuentos frìos – racconti freddi
Autore: Virgilio Piñera (traduzione di Gordiano Lupi)
Genere: Grottesco/surreale
Casa editrice: Edizioni Il Foglio
Pagine: 150
Anno: 2017
Prezzo: € 15,00
Tempo medio di lettura: 2 giorni.
Sottofondo musicale consigliato: la chitarra di Compay Segundo.

L’autore:
Virgilio Piñera (1912-1979) è stato un autore cubano di racconti brevi, poesie e opere teatrali, soprattutto nell’ambito del teatro dell’assurdo, prima ancora che lo stesso acquistasse notorietà grazie alle commedie di Ionesco.
Oltre all’attività di scrittore, è stato direttore di riviste e ha collaborato con testate giornalistiche anche in Argentina.
Inviso al regime e costantemente vittima della censura, sia per i contenuti controrivoluzionari delle sue opere sia per la sua omosessualità, solo dopo la morte Cuba gli ha riconosciuto la meritata grandezza letteraria e lo ha consacrato come uno dei più grandi esponenti della letteratura del suo Paese.

Giano

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Il paradosso di Schrödinger (Raffaele Formisano)

9788899304713_0_0_1466_75“Ogni alter ego fittizio differiva dall’altro per qualche dettaglio, colore dei capelli, espressione degli occhi, abbigliamento, stazza. Ciascuno di loro ebbe la sensazione di trovarsi al centro delle proprie infinite possibilità.”

Taylor Donovan è un ricercatore universitario sottovalutato dagli studenti e dal rettore, con una fidanzata totalmente in antitesi rispetto alla sua personalità. Quando il Professor Weaver, il suo titolare di cattedra con cui stava portando avanti degli studi sul multiverso e le realtà alternative, si suicida, Taylor resta l’unico possessore della chiave d’accesso a mondi paralleli, in cui ognuno può essere come desidera e scegliersi la vita perfetta.

Ben presto, però, l’uomo si rende conto che quel progetto scotta: gli alter ego rischiano di prendere il sopravvento sulla vita reale. E se si sostituissero davvero alla realtà? Quale sarebbe, a quel punto, la vita vera e quale l’alternativa?
Ne Il paradosso di Schrödinger (edito da Homo Scrivens per la collana: direzioni immaginarie) di Raffaele Formisano, il gatto del fisico austriaco diventa il pretesto per tessere la trama di un thriller che mi ha appassionato sin dai primi capitoli, grazie allo stile asciutto e moderno. Un romanzo dal ritmo dinamico e arricchito da intelligenti trovate che alimentano la curiosità e la suspense giuste in grado di spingere il lettore a finire il libro in poco tempo, restandone alla fine piacevolmente colpito. A questo punto, sotto con le domande…

Nome: Raffaele
Cognome: Formisano
Come ti è venuta l’idea di un romanzo che avesse come tema centrale proprio il paradosso di Schrödinger? Ero in cerca di un’idea piuttosto originale per un romanzo di fantascienza, non qualcosa di già visto tipo alieni, viaggi spaziali o nel tempo ecc. Cercando in rete mi imbattei casualmente in quella del fisico austriaco premio Nobel Erwin Schrödinger, il cui esperimento mentale del gatto era l’ideale come punto di partenza per lo sviluppo di una vicenda incentrata sul multiverso.
Da appassionato del genere non ho potuto fare a meno di notare le citazioni cinematografiche e letterarie presenti all’interno del romanzo. Quali romanzi o film ti hanno ispirato? Mi sono divertito ad associare ai miei protagonisti nomi di personaggi o attori di film di fantascienza. Il cognome di Taylor Donovan, ad esempio, può ricondurre a un personaggio principale della serie TV “Visitors”, oppure quello di Newton Weaver all’attrice Sigourney Weaver (il capitano Ellen Ripley in “Alien”). Per il resto non ho avuto particolari modelli ispiratori, mi sono preoccupato di creare atmosfere e dialoghi molto vicini a un copione cinematografico più che ad un romanzo.
È in arrivo il tuo nuovo romanzo. Senza spoilerare nulla, ci dai qualche anticipazione sulla trama e sull’uscita? Mi piace pensare che anche noi di oggi potremmo considerarci fantascienza per l’uomo di ieri (basti pensare a quanto fosse inimmaginabile avere uno smartphone e comunicare in maniera multimediale con tutto il mondo), quindi alla base del romanzo c’è l’influenza sempre più marcata della tecnologia sulla vita dell’uomo in un futuro prossimo.
Il protagonista sarà un cinico ingegnere informatico che ha sviluppato una tecnologia multimediale avanzata di cui tutti gli altri personaggi cadranno vittime.
Ho parlato con la casa editrice e dovremmo essere, credo, già a buon punto. Di sicuro uscirà nel 2018.

Titolo: Il paradosso di Schrödinger
Autore: Raffaele Formisano
Genere: Fantascienza/thriller
Casa editrice: Homo Scrivens
Pagine: 229
Anno: 2016
Prezzo: € 16,00
Soundtrack consigliata: “Blade Runner End Theme” Vangelis.
Tempo medio di lettura: 4 giorni.

L’autore
Raffaele Formisano, nato a Castellammare di Stabia (NA) nel 1974, è un ingegnere gestionale. Più volte premiato per la sua narrativa fantascientifica, ha partecipato a numerose antologie. Il paradosso di  Schrödinger, il suo romanzo d’esordio, ha ottenuto riconoscimenti e critiche positive in molti concorsi letterari.
Fa parte del collettivo letterario Gruppo 9.

Giano

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La svastica sul sole (Philip K. Dick)

9788834734209_0_0_0_75“I marziani non possono fornire una documentazione da cui risulti che i loro nonni sono ariani. E così il maggiore tedesco riferisce a Berlino che Marte è popolato da ebrei.”

Anno 1962. La Seconda Guerra Mondiale ha sancito la sconfitta degli Alleati, consegnando il mondo intero nelle mani delle potenze del Patto Tripartito; anche gli Stati Uniti sono divisi in un lato orientale, dominato dai nazisti, e uno occidentale, sotto il controllo dei giapponesi. Le decisioni più difficili vengono prese consultando l’I Ching, un libro cinese vecchio di 3000 anni ma che sembra straordinariamente vivo, poiché in grado di dare risposte esaustive a qualsiasi quesito.
In questo scenario si alternano le vite di diversi personaggi: il signor Tagomi, alto funzionario del governo giapponese; Childan, titolare di un negozio che vende oggetti d’arte americana; Frank, operaio dotato di creatività artistica e la sua ex moglie Juliana, affascinante donna esperta di arti marziali.
La vita scorre monotona nel ferreo immobilismo voluto dal Regime finché un manoscritto, La cavalletta non si alzerà più, mette a soqquadro le convinzioni di tutti. L’autore del libro, infatti, racconta una versione alternativa degli eventi storici precedenti secondo cui la Seconda Guerra Mondiale sarebbe in realtà stata vinta da U.S.A. e Gran Bretagna. Per qualcuno l’autore è un semplice fanatico, ma se davvero in quel folle libro fosse racchiusa la verità? Se i fatti narrati non fossero fantascienza, e quello che tutti credono un mondo reale fosse solo un’enorme menzogna ordita dai nazisti per tenere il popolo all’oscuro del vero epilogo del conflitto più distruttivo della storia?

Ho avuto qualche difficoltà, all’inizio, ad ambientarmi nel contesto ucronico del romanzo, perdendomi tra i vari nomi fittizi di luoghi, partiti e personaggi, anche perché non aiutato da un ritmo poco veloce e da un linguaggio un po’ datato. Tuttavia, superato lo scoglio del primo capitolo, mi sono dovuto ricredere: la narrazione si fa sempre più scorrevole, la trama si infittisce e un crescente dinamismo spinge ad andare avanti per scoprire cosa succederà di lì a poco. Ho “divorato” i capitoli successivi in pochi giorni, grazie a uno stile narrativo che segue da vicino le vicende dei protagonisti, le alterna in continuazione e le riprende dopo poche pagine, in modo che la narrazione non risulti mai monotona rischiando di stancare il lettore.
Un classico della fantascienza distopica in grado di appassionare non solo i cultori del genere, ma anche i lettori medi. Perché dopotutto, con certi personaggi al potere, un futuro del genere non sarebbe affatto un’ipotesi così remota.

Titolo: La svastica sul sole
Autore: Philip K. Dick
Genere: Fantascienza/ucronia
Casa editrice: Fanucci
Pagine: 316
Anno: 2015 (originale 1962)
Prezzo: € 13,60
Lettura consigliata con: Mappamondo o planisfero, per capire meglio la suddivisione alternativa del mondo.
Soundtrack consigliata: “1492: Conquest of Paradise” (Vangelis); “Honor Him” (Hans Zimmer).
Tempo medio di lettura: 7 giorni.

L’autore: Philip Kindred Dick (1928-1982) è uno dei più importanti autori di fantascienza. Molti tra i tanti romanzi e racconti pubblicati sono stati oggetto di adattamenti cinematografici, come Il cacciatore di androidi (da cui è stato tratto Blade Runner), Rapporto di Minoranza (Minority Report) e Ricordiamo per voi (Atto di Forza). Nel 1969 scrive il suo capolavoro letterario, Ubik, dal quale lui stesso trae una sceneggiatura cinematografica che, per complessità ed eccessiva lunghezza, non verrà mai portata su celluloide.

Giano