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La canzone di Achille (Madeline Miller)

9788831780988_0_0_454_75“Lui suonava la lira di mia madre e io lo osservavo. Quando veniva il mio turno di suonare, le dita mi si impigliavano tra le corde e l’insegnante scuoteva la testa, scoraggiato. Non m’importava. «Suona ancora» gli dicevo. E lui suonava finché faticavo a scorgere le sue dita nell’oscurità.
E poi mi accorsi di quanto fossi cambiato. Non m’importava più di perdere quando correvamo o quando nuotavamo fino agli scogli o quando scagliavamo le lance o facevamo rimbalzare i sassi. Chi mai si sarebbe vergognato di essere battuto da tanta bellezza?”

L’Iliade è, probabilmente, uno dei poemi più conosciuti al mondo: un pilastro della letteratura classica, un mito senza tempo che ha ispirato scrittori e lettori di ogni epoca attraverso le gesta e le avventure degli eroi che ne sono protagonisti: la storia d’amore di Paride ed Elena, la vendetta di Menelao e la brama di potere di Agamennone, la tragica fine di Ettore, figlio prediletto di Priamo ed eroe della città di Troia. Ma, fra tutte queste storie una, in particolare, sembra esercitare un fascino al di sopra di ogni altra: quella di Achille, eroe e semidio, figlio del re di Ftia, Peleo, e della ninfa Teti.
Nel suo romanzo Madeline Miller, compie un’operazione che può essere considerata innovativa e pericolosa allo stesso tempo, ovvero approfondire la relazione tra Achille e Patroclo prima e durante la guerra di Troia. La storia è narrata dal punto di vista di Patroclo che ne è quindi narratore e protagonista. Attraverso i suoi occhi assistiamo al dipanarsi degli eventi che porteranno alla guerra e al progredire del suo legame con Achille, prima amico, poi therapon (compagno d’armi) e infine amante. L’autrice riesce a restituire due personaggi sviluppati con cura e dalla personalità ben definita, restando allo stesso tempo armoniosamente legata agli eventi e ai personaggi dell’Iliade. Achille è reso perfettamente nella sua duplice natura, sempre sospesa tra due mondi: quello dei mortali, a cui è ancorato grazie all’amore per Patroclo,e quello divino che gli fa ribollire il sangue e lo spinge a reclamare gloria e immortalità che gli spettano per diritto di nascita.
Patroclo, al contrario, è una creatura molto più semplice, profondamente umana: ama, odia, sbaglia e impara dai propri errori, si fa trarre in inganno, prova disgusto, desiderio e rimpianto, né più né meno di qualsiasi altra persona.Entrambi i personaggi prendono forma sotto gli occhi del lettore e vivono la loro esistenza riga dopo riga: Achille con la sua perfezione, la bellezza divina e l’abilità nell’arte della guerra che nessun maestro ha mai potuto insegnare o eguagliare; Patroclo, con tutte le sue meravigliose imperfezioni che lo rendono ancora più speciale, non solo agli occhi di noi lettori ma anche a quelli dell’uomo che lo ama. Insieme a loro, il coro degli altri personaggi dell’Iliade che assumono caratteristiche e forme nuove: lo scaltro Ulisse, la bella Elena, il coraggioso Ettore, la dolce Briseide; ognuno è, a modo suo, partecipe o testimone di una storia d’amore che travalica tutti i limiti, persino quelli della vita e della morte.

Titolo: La canzone di Achille
Autrice: Madeline Miller
Genere:Narrativa lgbt
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine: 384
Anno: 2019
Prezzo:€11,00
Tempo medio di lettura: 4 giorni
Consiglio di lettura: “Omero, Iliade” di Alessandro Baricco, per approfondire o rinfrescare la propria conoscenza del poema omerico.

L’autrice
Madeline Miller
è laureata in lettere classiche e ha insegnato per anni greco e latino, drammaturgia e adattamento teatrale per l’università di Yale. “La canzone di Achille” è il suo romanzo d’esordio pubblicato nel 2011 e grazie al quale ha vinto l’“Orange Prize for fiction”. Il suo secondo romanzo “Circe” è stato pubblicato dalla casa editrice Sonzogno.

Giovanna

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Dio di illusioni (Donna Tartt)

9788817106825_0_0_0_75“È una cosa terribile imparare da bambini che si è un essere separato dal resto del mondo, che niente e nessuno soffre i nostri medesimi dolori di scottature alla lingua o di sbucciature alle ginocchia: che ognuno è solo con i propri acciacchi e le proprie pene. Ancor più terribile, invecchiando, scoprire che nessuna persona – non importa quanto vicina – potrà mai capirci davvero. I nostri io sono ciò che ci rende più infelici, ed è per questo che bramiamo perderli, non credete?”

Siamo nel Vermont, verso la fine degli anni ’80 in un esclusivo college frequentato dalle giovani e promettenti menti della classe dirigente. La maggior parte degli studenti ha cospicui conti in banca e abitudini costose. Appartengono all’élite e come tale si comportano.
Tra loro arriva il giovane Richard Papen, californiano e figlio della classe operaia. Grazie ad una borsa di studio, è riuscito a scappare dalla soffocante realtà del borgo suburbano in cui viveva con la sua famiglia per realizzare il suo desiderio: studiare lettere. Appena arrivato all’Hampden College, viene subito attratto dalle voci che circolano sulle attività del professor Julian Marrow che insegna greco antico ed ha una selezione strettissima di studenti.Sono solo cinque tutti estremamente eccentrici: Bunny, Henry, Francis e i gemelli Charles e Camilla.Richard riesce a inserirsi nel corso e viene accettato dai ragazzi, sentendosi per la prima volta importante per qualcuno. Con i suoi nuovi amici sperimenta ogni tipo di esperienza, lecita e non, facendosi trascinare in situazioni troppo difficili da gestire. Alla fine, però, tutti dovranno fare i conti con le conseguenze delle loro azioni e delle loro illusioni.
Donna Tartt riesce, con questo romanzo, a restituire il ritratto di una generazione di giovani smarriti nelle proprie illusioni e in un mondo che troppo spesso li ha delusi, al punto da dover ricercare nuove strade di conoscenza e appartenenza. Il legame di amicizia e fratellanza, la complicità che si crea tra questi ragazzi, è qualcosa che sfiora la dipendenza: non pensano più come singoli ma come gruppo e, se si sentono minacciati, agiscono di conseguenza. Ciò che li accomuna è un senso di falsa superiorità e il bisogno di legarsi a qualcuno: quasi tutti loro hanno famiglie instabili che suppliscono alla carenza di affetti con il denaro, che pure è assente nel caso di Richard.
La storia è narrata in prima persona dal nostro protagonista che, a causa della sua giovane età e delle manipolazioni a cui viene sottoposto dai suoi compagni (ma, in particolar modo da Henry, il vero centro del gruppo),risulta molto inaffidabile. I ragazzi protagonisti di “Dio di illusioni” (edito in Italia per la casa editrice Bur) non possono essere definiti personaggi positivi, ma la bravura dell’autrice sta proprio qui: nonostanteil fastidioso snobismo, non si può fare a meno di tifare per loro e di sperare che, in qualche modo, tutto finisca per il meglio. La scrittura dell’autrice è limpida e asciutta, senza fronzoli, riesce a toccare momenti di poesia e filosofia con leggerezza e senza mai divagare dalla trama principale che rimane sempre molto accattivante e coinvolgente.

Titolo: Dio di illusioni
Autrice: Donna Tartt
Genere: Narrativa
Casa editrice: Bur – Rizzoli
Pagine: 622
Anno: 2014
Prezzo: €11,00
Tempo medio di lettura: 7 giorni
Soundtrack consigliata: “Another brick in the wall” Pink Floyd

L’autrice
Donna Tartt
non può dirsi un’autrice prolifica: al momento ha tre romanzi all’attivo. “Dio d’illusioni”, il suo romanzo d’esordio è uscito nel 1992 e l’ha consacrata come  autrice must degli anni ’90. Ha pubblicato, in seguito “Il piccolo amico” e “Il cardellino” con cui ha vinto il premio Pulitzer nel 2014.

Giovanna

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La chiave segreta dell’universo (Stephen e Lucy Hawking)

9788804591894_0_0_0_75Esistono molti tipi di scienza e hanno molti usi diversi. Il mio in particolare riguarda il Come e il Perché. Com’è iniziato tutto? L’Universo, il Sistema Solare, il nostro pianeta, la vita sulla Terra? Come funziona? E perché? Questa è Fisica, George: l’eccitante, brillante, affascinante Fisica.

George è un ragazzino sveglio e vivace che vive nella fattoria di famiglia insieme ai suoi genitori e a Fred, il suo maiale. Si potrebbe dire che la sua vita sia prevedibile e tranquilla, se non fosse per alcuni piccoli dettagli: ad esempio, i suoi genitori sono ferventi ecologisti che rifiutano la tecnologia e cercano, in ogni modo, di avere uno stile di vita ecosostenibile, coinvolgendo ovviamente anche il figlio. George comprende le ragioni e le motivazioni dei suoi genitori per cui partecipa alle loro attività anche se non può fare a meno di porsi delle domande: la sua mente è curiosa di scoprire quello che succede sul pianeta e lì fuori, nello spazio. Come fare a saziare la sua sete di conoscenza? La risposta è una sola: un computer. È la cosa che vuole di più al mondo ma sa che i genitori sono contrari a qualsiasi innovazione tecnologica. Per fortuna, nella casa accanto, rimasta vuota per anni, si stabilisce il brillante scienziato Eric, con la figlia Annie, di poco più giovane del nostro protagonista. I nuovi vicini, come George scoprirà presto, hanno un piccolo segreto: un supercomputer, di nome Cosmo, dotato di una personalità ironica e irriverente che permette loro di viaggiare nell’universo e di scoprirne i segreti. Ma, ovviamente, George non è l’unico interessato alle meraviglie che Cosmo può mostrare: c’è qualcun altro che vorrebbe mettere le mani sul supercomputer e non per scopi nobili. Toccherà ai nostri tre eroi proteggere Cosmo e contemporaneamente svelare i segreti del nostro universo.

Stephen Hawking è una delle menti più brillanti del nostro secolo. Si è distinto in ambito scientifico per i suoi studi sulle origini dell’universo e, in generale, per la sua capacità di percepire il mondo esaltandone la bellezza e l’unicità. Nei suoi libri, anche in quelli destinati ad un pubblico adulto e specializzato, si è contraddistinto per una caratteristica, ovvero l’estrema chiarezza e semplicità con cui tratta argomenti spesso complessi. “La chiave segreta per l’universo” (edito da Mondadori) non fa eccezione. Scritto a quattro mani con la figlia Lucy, il romanzo si caratterizza per la presenza di personaggi simpatici e ben delineati, con cui i lettori possono facilmente identificarsi.
Gli autori usano un linguaggio semplice ma non banale e riescono con poche righe a esplorare concetti talvolta complessi. George, Annie e Eric guidano il lettore (che sia esso giovane o meno) in un viaggio attraverso i segreti dell’universo, un viaggio da cui si torna arricchiti e con il desiderio di conoscere ancora di più.

Titolo: La chiave segreta dell’universo
Autori: Stephen e Lucy Hawking
Genere: Avventura
Casa editrice: Mondadori
Pagine: 221
Anno: 2009
Prezzo: € 10,50
Tempo medio di lettura: 3 giorni
Musica consigliata: Rocket man – Elton John

Gli autori
Stephen Hawking
 è stato uno dei cosmologi più autorevoli e conosciuti del mondo, famoso per la sua teoria sulle origini dei buchi neri. Nonostante la grave forma di sclerosi che lo ha colpito, impedendogli progressivamente l’uso degli arti, non ha mai smesso di fare ricerca ad alto livello. È autore di testi scientifici che sono diventati dei veri e propri best seller come “Dal big bang ai buchi neri” e “L’universo in un guscio di noce”. Insieme alla figlia Lucy Hawking ha scritto una serie di libri per ragazzi con lo scopo di avvicinare i giovani alla scienza di cui “La chiave segreta dell’universo” è il primo volume.

Lucy Hawking è scrittrice di narrativa per professione e collabora con diverse testate giornalistiche.

Giovanna

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Il diavolo nel cassetto (Paolo Maurensig)

9788806236663_0_0_503_75A pensarci bene, qual è il grimaldello capace di forzare l’animo di un aspirante scrittore che le ha tentate tutte senza risultato? Bisogna fare leva sulla sua vanità, riconoscere in lui il genio incompreso, presentarsi come un taumaturgo capace di proporre rimedi, di ridare speranze, di ricostruire illusioni… e per un aspirante scrittore chi più di un editore compiacente possiede tutte queste qualità?

Il romanzo si apre con uno sconosciuto narratore che, intento a fare ordine in una stanza della sua casa,trova in un cassetto un breve manoscritto intitolato “Il diavolo nel cassetto”. L’opera gli era giunta per posta tempo prima da uno sconosciuto autore che, per comodità, viene ribattezzato Friederich. A sua volta il contenuto dell’incartamento è altrettanto misterioso perché riporta un incontro, tra l’autore e un prete cattolico, padre Cornelius, che gli narra un fatto sconcertante di cui è stato testimone parecchi anni prima. Attraverso questo triplice espediente narrativo ci ritroviamo in un cantone svizzero agli inizi degli anni ottanta dove il nostro frate serve come vicario dell’anziano parroco. In questo paesino di poche centinaia di anime la vita scorre tranquilla e senza scossoni, gli abitanti sono persone semplici che vivono del loro lavoro e prosperano grazie al turismo della stagione estiva. Ma il piccolo centro di Dichtersruhe nasconde in realtà un segreto: tutti i suoi abitanti sono aspiranti scrittori. Pare che duecento anni prima il grande romanziere Goethe abbia soggiornato in una delle locande del paese e abbia lasciato un po’ del suo genio. Romanzieri, poeti, saggisti: tutti hanno (o credono di avere) talento letterario e, nonostante le molte lettere di rifiuto degli editori e i manoscritti rimandati indietro con poche laconiche righe, nessuno pensa di smettere questa attività che, in fin dei conti, è innocente e innocua… almeno finché il diavolo non ci mette lo zampino. Perché è esattamente quello che accade: e in quali vesti poteva presentarsi il diavolo se non in quelle del dottor Bernhard Fuchs, editore in cerca di nuovi talenti?

Questo piccolo romanzo ci presenta una elegante storia sul fascino della letteratura soffermandosi, in particolare, sul tema della vanità, di come possa essere una trappola spinosa sempre pronta a scattare avviluppando la sua prossima vittima, magari proprio uno scrittore che, più di altri artisti, sembra essere una facile preda. D’altronde, come lui stesso fa affermare al suo personaggio, padre Cornelius: “A differenza della pittura e della scultura, le quali restano ancorate a un soggetto materiale, e alla musica, che invece trascende tutta la materia, la letteratura può dominare entrambi i campi: il concreto e l’astratto, il terreno e l’ultraterreno.”
“Il diavolo nel cassetto” di Paolo Maurensig, edito dalla casa editrice Einaudi, si legge in un soffio, scorre veloce e lascia al lettore un’attenta riflessione sullo stato della letteratura e sul suo potere.

Titolo: Il diavolo nel cassetto
Autore: Paolo Maurensig
Genere: Narrativa
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 115
Anno: 2018
Prezzo:€ 13,50
Tempo medio di lettura: 2 giorni
Musica consigliata:Dance with the devil – Breaking Benjamin

L’autore
Paolo Maurensig
ha lavorato per diversi anni nell’ambito editoriale continuando a coltivare la sua passione per la scrittura. Nel 1993 pubblica con la casa editrice Adelphi il suo romanzo più conosciuto, “La variante di Luneburg” e con Mondadori “Canone inverso” da cui è stato tratto un film. “Il diavolo nel cassetto” è il suo primo romanzo pubblicato con la casa editrice Einaudi.

Giovanna

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Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey (Mary Ann Shaffer e Annie Barrows)

9788898713769_0_0_300_75Quella sera, quando vennero a casa mia per scegliere i libri, coloro che normalmente si limitavano alle Sacre Scritture, ai cataloghi di sementi e alla “Gazzetta del porcaro” scoprirono un genere totalmente diverso. Fu qui che Dowsey trovò il suo Charles Lamb e Isola incappò in Cime Tempestose. Per quanto mi riguarda scelsi Il Circolo Pickwick, pensando che avrebbe potuto risollevarmi il morale e così fu.

È il 1946 e la Seconda Guerra Mondiale è appena finita: tutto il mondo sta facendo i conti con le conseguenze del lungo conflitto. Gli strascichi degli anni di guerra si fanno sentire anche nella capitale inglese che, a fatica, sta cercando di tornare a una vita normale. Proprio a Londra vive Juliet Ashton, una giovane e promettente giornalista di satira impegnata nel tour promozionale del libro che raccoglie tutti i suoi articoli. Durante i suoi viaggi tiene una fitta corrispondenza con diverse persone, tra cui il suo editore Sidney e sua sorella Sophie. Un giorno, riceve una lettera molto particolare: viene da Dowsey Adams un fattore dell’isola di Guernsey, nel Canale della Manica. L’uomo ha acquistato dei libri che sono appartenuti a Juliet e le scrive incuriosito dalle annotazioni sugli stessi e dai gusti letterari che hanno in comune. Così la giornalista entra in contatto con una realtà completamente diversa dalla sua:attraverso la corrispondenza con Dowsey scopre l’esistenza di un club con un nome molto singolare,Il club del libro e della torta di buccia di patata e, poco alla volta, inizia una fitta corrispondenza con tutti i suoi membri raccogliendone le storie.
“Il club del libro e della torta di buccia di patata di Guernsey” (edito da Astoria) è un romanzo epistolare in cui le due autrici Mary Ann Shaffer e Annie Barrows riescono a creare,all’interno di una solida struttura, una narrazione che scorre fluida. I vari personaggi che affidano alla carta le loro parole sono ben riconoscibili per lo stile e la voce: proprio per questo è impossibile non affezionarsi a ognuno di loro. Ci raccontano non solo le storie delle loro vite ma anche e soprattutto i ricordi degli anni di guerra, ponendo l’attenzione sull’esperienza del vivere per un lunghissimo periodo sotto l’occupazione nemica e tutto ciò che questo comporta: lo stare perennemente in allerta, sentirsi sempre sotto sorveglianza e essere consapevoli che un qualunque gesto, anche il più innocente, potrebbe essere considerato sovversivo e perciò severamente punito.
Le due autrici ci regalano un libro autentico dove hanno saputo mescolare in modo sapiente tutti quegli elementi che rendono un romanzo irresistibile: amore e odio, ironia e divertimento, tristezza e rabbia. Ovviamente, considerato anche il titolo, l’elemento che accomuna tutti i membri (e anche il lettore) è evidente: l’amore per i libri e la letteratura.

Titolo:Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey
Autrici: Mary Ann Shaffer e Annie Barrows
Genere: Epistolare – storico
Casa editrice: Astoria
Pagine: 292
Anno: 2017
Prezzo: € 17,00
Tempo medio di lettura: 2 giorni
Consiglio cinematografico (pre o post lettura a seconda delle preferenze): Il film omonimo prodotto dalla piattaforma streaming Netflix.

Le autrici
Mary Ann Shaffer
è stata libraia, bibliotecaria e editor in una casa editrice ma, il suo desiderio più grande “era scrivere un libro che piacesse abbastanza a qualcuno da volerlo pubblicare”. Cominciò a interessarsi all’isola di Guernsey quando vi rimase bloccata verso la fine degli anni settanta: una fitta nebbia impedì al suo aereo di decollare e la libreria dell’aeroporto era ben fornito di titoli sulla storia dell’isola: in particolare abbondavano i libri sul periodo dell’Occupazione. Così le nacque l’idea per Il Club del libro e della torta di buccia di patata, a cui si dedicò alacremente. Purtroppo morì pochi mesi prima dell’uscita del libro. È stata sua nipote, Annie Barrows, autrice di libri per bambini, a dare gli ultimi ritocchi al romanzo.

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Le nebbie di Avalon (Marion Zimmer Bradley)

9788869053696_0_0_300_75Ai miei tempi sono stata chiamata in molti modi: sorella, amante, sacerdotessa, maga, regina. Ora in verità sono una maga e forse verrà un giorno in cui queste cose dovranno essere conosciute. Ma credo che saranno i cristiani a narrare l’ultima storia. Il mondo della magia si allontana sempre di più dal mondo dove regna il Cristo. E ora che il mondo è cambiato e Artù, mio fratello e amante, che fu re e che sarà re, giace morto nell’Isola Sacra di Avalon, la storia dev’essere narrata com’era prima che i preti del Cristo Bianco venissero a costellarla di santi e leggende.

Tutti almeno una volta nella vita hanno sentito nominare Re Artù, i cavalieri della tavola rotonda e le avventure che li vedono protagonisti. Si può dire che le leggende legate al regno di Camelot siano profondamente radicate nell’immaginario comune. C’è però una grande lacuna in queste storie: le donne. All’interno del ciclo bretone(ovvero il corpus di leggende legate a Artù e al suo seguito) non viene concesso molto spazio alle figure femminili, salvo poche eccezioni: Ginevra, la moglie fedifraga, e Morgana, la maga nonché sorellastra del re. Donne incatenate ai loro ruoli, ridotte a comparse, destinate a stare sullo sfondo mentre gli uomini agiscono. Ovviamente le leggende su Camelot rispecchiano la conformazione della società dell’epoca tardo medievale motivo per cui questo tipo di impostazione è stata sempre accettata. Poi, nel corso degli anni Ottanta, l’autrice Marion Zimmer Bradley decide di colmare questa lacuna con il suo romanzo “Le nebbie di Avalon”(in Italia edito dalla Tea)proponendo una riscrittura delle avventure di Artù e dei suoi cavalieri che dà voce alle figure femminili. Già dalle prime righe del romanzo questa impostazione narrativa è molto evidente: è Morgana, infatti, a raccontare la sua storia. Mentre nel ciclo bretone Morgana trama alle spalle del re per conquistarne il trono, nel romanzo è una sacerdotessa dell’ordine di Avalon, una congrega matriarcale che pratica il culto della grande dea, legato alla natura e alla magia che da essa proviene. Morgana sa che con la diffusione della religione cristiana gli antichi culti a cui lei ha dedicato tutta la sua esistenza sono destinati a sparire e  l’isola sacra di Avalon a sprofondare nelle nebbie del lago, isolata dal resto del mondo. La sua missione è quella di garantire la sopravvivenza della sua fede, consigliando il fratello, re Artù Pendragon. Quello che Morgana non sospetta è come l’influenza della moglie di Artù, la giovane e bella Ginevra, devota cristiana, risulterà determinante per le sorti di Avalon. Una serie di intrighi, piani e avventure, si intrecciano per tutta la durata del romanzo, creando un mondo complesso e ben strutturato in cui i personaggi si muovono ed evolvono.

“Le nebbie di Avalon” è un romanzo che si presta a differenti interpretazioni: oltre a essere un esperimento di riscrittura interessante, offre una gamma di personaggi femminili variegati e peculiari: Morgana non è la rabbiosa e vendicativa maga delle leggende, ma una donna che spesso sente il peso di un destino che non ha scelto ma a cui si sente legata; Ginevra, solitamente presentata come una fanciulla ingenua e devota, è perennemente combattuta tra i dettami della sua religione e il suo cuore: ama Lancillotto ma la ripugna il tradimento che consumerebbe agli occhi di Dio;a causa di ciò, la fragile regina cela le sue insicurezze dietro una fede granitica e spesso ottusa in nome della quale non si farà scrupoli a manipolare le sorti del regno. Gli uomini del romanzo sono anch’essi una parte importante ma non monopolizzano l’attenzione del lettore: fanno parte della storia ma non la dominano, partecipano agli eventi ma spesso non ne comprendono l’esatta natura come invece Morgana, la cui voce spesso interviene nella narrazione, riesce a fare.

Titolo: Le Nebbie di Avalon
Autori: Marion Zimmer Bradley
Genere:Fantasy
Casa editrice: Tea
Pagine: 652
Anno: 2005
Prezzo: € 8,50
Tempo medio di lettura: 7 giorni
Consiglio di lettura: si consiglia l’ascolto del podcast Morgana di Michela Murgia. Nella prima puntata fa un’analisi del romanzo molto interessante.

L’autrice
Marion Zimmer Bradley (1930 – 1999) è stata un’autrice statunitense molto prolifica: ha pubblicato oltre 60 romanzi in cui spazia tra diversi generi letterari anche se viene considerata da molti come la “regina del fantasy”. “Le nebbie di Avalon” è considerato il punto più alto della sua narrativa e inaugura una serie di volumi che compongono il “ciclo di Avalon”. Ha pubblicato inoltre il “ciclo di Darkover” una serie fantascientifico-fantasy composta da 25 volumi tra romanzi e antologie di racconti per cui le sono stati conferiti numerosi premi.

Giovanna

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L’ultima dei Neanderthal (Claire Cameron)

9788807891366_0_0_300_75Il dubbio su quale sia lo scopo della mia esistenza mi tormenta da sempre. Il giorno in cui ho trovato lei, una Neanderthal sepolta da moltissimo tempo nella terra, ho avuto la risposta. Quando la trovai, capii finalmente cosa ci facevo al mondo: volevo conoscere i suoi segreti.

Ragazza è una giovane donna appartenete alla specie dei Neanderthal.
La dottoressa Rosamunde Gale è una paleontologa dei nostri giorni.
Le due donne sono unite, a quasi quarantamila anni di distanza, da un’esperienza che trascende il tempo e l’evoluzione: la maternità.
Ragazza vive con la sua famiglia e, insieme a loro, si dedica alle incombenze legate alla sopravvivenza: va a caccia, si occupa della Grande Madre e prepara le provviste per l’imminente viaggio verso il raduno. Ogni anno, infatti, con l’inizio della primavera, tutte le famiglie si riuniscono in un punto vicino al fiume per condividere insieme il tepore della primavera e dell’estate; si pescano salmoni e si concludono unioni formando così nuove famiglie. All’improvviso, però,Ragazza si ritrova sola e incinta ed è quindi costretta ad affrontare una lotta per proteggere se stessa e il figlio che porta in grembo.
Rosamunde vive in Francia e sta lavorando ad uno scavo quando fa una scoperta importante: nel sito in cui sta riportando alla luce una donna Neanderthal, c’è qualcun’altro, un uomo della specie Homo Sapiens. L’idea che le due specie abbiano convissuto sulla terra per un periodo di tempo, prima che i Sapiens predominassero, é diffusa nella comunità scientifica ma senza una prova concreta. Questa prova adesso si trova sotto gli occhi dell’attonita Rose. Oltre all’importanza implicita del ritrovamento, c’è un’altra cosa che preoccupa la dottoressa: è incinta di quasi tre mesi e l’idea di non riuscire a portare a termine il suo lavoro a causa della gravidanza l’atterrisce.
Due storie che corrono parallele a migliaia e migliaia di anni di distanza l’una dall’altra: cosa è cambiato? Ragazza e Rose condividono l’esperienza della maternità e, ovviamente, la vivono su due piani diversi: per la prima è un rito di passaggio ovvio e doveroso; per la seconda è una condizione che, pur essendo molto desiderata, è potenzialmente invalidante: Rose, infatti, ha dedicato la sua vita allo studio dei Neanderthal e vuole che nulla possa influire sul suo lavoro.

Proprio quest’ultimo aspetto del romanzo offre uno spaccato estremamente interessante su un argomento d’attualità, ovvero come viene vista la maternità e la gravidanza in alcuni ambiti lavorativi: spesso le donne si sentono isolate e discriminate, sono portate a dimostrare di potercela fare a gestire gravidanza e lavoro, perché anche un minimo segno di cedimento, emotività in eccesso, scatto di rabbia, può essere interpretato come debolezza.
Oltre a ciò, fin dalle prime righe un messaggio sembra arrivare forte e chiaro: non concentrarsi  sulle differenze ma su ciò che ci accomuna.Soldi, lavoro, carriera, egocentrismo, sono aspetti che nella nostra epoca hanno assunto un’importanza sempre maggiore agli occhi degli altri e della società: la tendenza a prevalere ci fa dimenticare che, alla fine, non c’è molta differenza tra noi e i primi abitanti delle caverne che comparvero sulla terra centinaia di migliaia di anni fa. Siamo sì tecnologicamente più evoluti, viviamo in società complesse e con un bagaglio culturale pesante, ma nei nostri geni è scritta la nostra storia e, esattamente come i nostri progenitori,conosciamo l’importanza del far parte di una comunità, del non essere soli.É quello che desidera Ragazza, è quello che, alla fine, comprende anche Rose. La forza sta nell’accettare la mano che ci viene tesa anche quando pensiamo di non averne bisogno, è trovare il calore di una famiglia anche se diversa da quella che ci aspettiamo, è il restare umani nonostante le difficoltà.

Titolo: L’ultima dei Neanderthal
Autrice: Claire Cameron
Genere: Storico – drammatico
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine: 287
Anno: 2018
Prezzo: € 9,90
Tempo medio di lettura: 3 giorni
Consiglio di lettura: Da leggere con carta e penna a portata di mano: il libro offre molti spunti di riflessione sulla natura umana.

L’autrice
Claire Cameron è canadese, laureata in storia e istruttrice di rock climbing e rafting. Oltre a “L’ultima dei Neanderthal” è autrice del best seller “L’Orso” attualmente nel catalogo della casa editrice SEM.

Giovanna

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La mia cosa preferita sono i mostri (Emil Ferris)

B10YAmro0iSOggi la nostra vicina del piano di sopra, la signora Anka Silverberg, è morta in circostanze misteriose. Le hanno sparato al cuore in salotto, ma è stata ritrovata a letto con le coperte in ordine, come se si fosse messa a dormire.
Nella sua vita Anka Silverberg ne aveva schivate di pallottole… allora perché avrebbe scelto di morire stando ferma sulla traiettoria di quella lì? Ma poiché le due porte di casa erano chiuse dall’interno la polizia ha detto che si è suicidata…
Ma io non ci credo!

Karen ha dieci anni e vive con sua madre e suo fratello Deeze a Uptown, un quartiere di Chicago: è il 1968 un periodo di forti cambiamenti politici e sociali. La nostra protagonista è una ragazzina sveglia e vivace che ama l’arte, le riviste e i film dell’orrore ma, soprattutto, ha una passione per i mostri: licantropi, vampiri e zombi sono in assoluto il suo argomento preferito.L’altra sua passione è il disegno: la struttura stessa del libro è il quaderno in cui Karen rappresenta il suo piccolo mondo e anche se stessa, con le fattezze di un piccolo lupo mannaro che vestirà i panni del detective (con tanto di impermeabile e borsalino) quando deciderà di indagare sulla morte della sua vicina di casa, la fragile e bellissima Anka. Per la polizia non c’è dubbio che si tratti di un suicidio ma Karen non ci crede: fra un’indagine e l’altra ci permette, attraverso i suoi disegni e le sue descrizioni irriverenti e spesso sgrammaticate, di addentrarci sempre di più nel suo universo e di conoscere i curiosi personaggi che lo abitano. Com’è da subito evidente, Karen è un’outsider: non si adegua alla massa e le sue passioni la rendono facile preda delle angherie dei compagni di scuola; per questo ricorre spesso a dei piccoli meccanismi di sopravvivenza quando il mondo intorno a lei diventa gretto e violento. La ragazzina, tra le indagini, la scuola e le incursioni al museo con il fratello, trova anche il tempo per scavare nel passato della sua famiglia, facendo riaffiorare segreti scomodi e terribili, che la portano a riflettere su se stessa e sui suoi desideri. Ciò che maggiormente colpisce è la grande varietà di tematiche trattate e la spontaneità con cui queste emergono come il lutto, la guerra e i suoi orrori, la diversità, tematiche lgbt, l’immigrazione, l’amore e l’amicizia.
“La mia cosa preferita sono i mostri” (edito da Bao Publishing) si presenta come un’opera decisamente sui generis già nella sua forma: è, a tutti gli effetti, il quaderno su cui Karen disegna costantemente. Le tavole spesso sono irregolari, non incasellate nei classici riquadri, sono frequenti le illustrazioni a tutta pagina che riportano scritte e prese in giro, frasi e didascalie grammaticalmente scorrette o neologismi. Le tavole sono disegnate a matita o con i materiali che normalmente ha a disposizione una bambina di dieci anni; nonostante ciò, il tratto del disegno è molto peculiare, carico e ricco di particolari e ombreggiature. L’autrice Emil Ferris ha una grande padronanza della sua arte; ogni tratto, ogni disegno o sfumatura di colore è appositamente studiato per dare quella sensazione di spontanea genuinità.

Titolo: La mia cosa preferita sono i mostri
Autori: Emil Ferris
Genere: graphic novel fantastico/di formazione
Casa editrice: Bao Publishing
Pagine:416
Anno: 2018
Prezzo: € 29
Tempo medio di lettura: 3 giorni
Consiglio di lettura:Una volta terminata la lettura consiglio di prendersi un giorno per raccogliere le idee e poi rileggerlo per afferrare meglio alcuni concetti.

L’autrice
Emil Ferris è laureata all’Art Institute of Chicago, ha lavorato come illustratrice e creatrice di giocattoli. A 40 anni contrae il virus del West Nile e si ritrova temporaneamente paralizzata dalla vita in giù con una figlia piccola di cui prendersi cura. Deve imparare nuovamente a fare alcune cose tra cui disegnare visto che la paralisi ha colpito anche la mano destra.Decide di riprendere un vecchio progetto ed è così che nasce “La mia cosa preferita sono i mostri”; il libro diventa un caso editoriale non solo per la storia personale dell’autrice ma anche per un altro singolare aneddoto: le prime copie della graphic novel, edite dalla casa editrice americana Fantagraphics Book, rimasero bloccate nel Canale di Panama a cause del fallimento dell’azienda di spedizioni che si occupava del trasporto.

Giovanna

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Il circo della notte (Erin Morgenstern)

_Ilcircodellanotte_1327604246Con l’incendiarsi dell’ultima lampadina, una volta dissolti fumo e scintille, l’insegna incandescente è finalmente completa. Inclinando la testa per una visuale migliore, leggi: le Cirque des Rêves.
Alcuni sorridono, altri si accigliano interrogando chi sta loro intorno. Un bambino accanto a te dà uno strattone alla manica della madre, chiede che vuol dire.
«Il Circo dei Sogni» è la risposta. Poi i cancelli di ferro si aprono con un sussulto, quasi spinti da volontà propria. In un abbraccio verso l’esterno che invita la folla all’interno.
Adesso il circo è aperto.
Adesso puoi entrare.

Il circo della notte non è uno spettacolo come gli altri: apre al crepuscolo e chiude all’aurora, non ha tendoni con colori sgargianti o clown, niente musiche di organetto o presentatori con il cilindro. È un labirinto di tende, di dimensioni diverse ma tutte con gli stessi colori, nero, bianco e grigio; ciascuna ospita un artista diverso, ognuno a suo modo unico. Si può passare tutta la notte a esplorarlo e la sera dopo ritrovarlo completamente diverso, con nuovi prodigi. Il circo cambia continuamente, quasi fosse un’entità dotata di vita propria.Ma cosa lo anima? Cosa lo rende così speciale? La risposta va ricercata molti anni addietro, prima della sua creazione: il circo è nato per uno scopo. È una scacchiera, il terreno di una battaglia tra due sfidanti dotati di capacità eccezionali; una sfida magica che non tiene conto dell’unico sentimento più potente della magia stessa: l’amore. E sarà proprio questo a sovvertire tutte le regole e a creare nuovi scenari possibili: i due protagonisti, Celia e Marco, sono stati scelti fin da bambini per questa sfida, addestrati e cresciuti all’ombra di questo compito. Il circo è stato creato per loro, perché possano fronteggiarsi dimostrando le loro abilità.
Nessuno però avrebbe potuto mai immaginare che il circo sarebbe diventato importante non solo per chi ci vive e lavora, ma anche per gli spettatori: la storia dei due giovani maghi, infatti, si intreccia con quella di molti altri, per esempio dei gemelli Murrey, dell’orologiaio Herr Friederick Thiessen così intimamente legato al circo da diventarne il cronista,delle sorelle Burgess, Tara e Lainie, ex bibliotecarie e ora artisti circensi, fino al mecenate del circo, il produttore Chandresh Christophe Lefèvre.
Quando “Il circo della notte” (in Italia edito da Rizzoli) è stato pubblicato, il New York Times lo ha definito un bestseller e ha avuto un grande successo presso i lettori. Il perché è abbastanza evidente: la trama è ben costruita (nonostante alcuni trascurabili buchi nella trama) e i personaggi sono tutti caratterizzati in modo molto specifico, ognuno è unico a suo modo: quasi nessuno all’interno del romanzo è una persona comune, a parte colui che poi si rivelerà decisivo per il futuro del circo stesso. La narrazione si muove su due linee temporali che si alternano fino a ricongiungersi in un punto specifico, un evento decisivo. L’autrice, muovendosi tra tra passato e presente, racconta la storia di Celia e Marco, di come sono stati scelti e addestrarti e della loro storia d’amore; assistiamo alla nascita del circo e alle vicende di tutti gli altri personaggi. Ciò che subito si nota è il modo in cui l’elemento magico all’interno del romanzo sia stato ben dosato e mostrato più come una tendenza verso l’illusionismo: non stanca e non risulta mai banale. Inoltre, a Erin Morgenstern va il merito di essere riuscita a creare un’atmosfera onirica e misteriosa che costituisce l’elemento portante di tutta la storia.

Titolo: Il circo della notte
Autrice: Erin Morgenstern
Genere: Fantasy
Casa editrice: Rizzoli
Pagine: 460
Anno: 2011
Prezzo: € 18,50
Tempo medio di lettura: 4 giorni
Soundtrack consigliata: “Carnival of Rust” dei Poets of the Fall

L’autrice
Erin Morgenstern vive nel Massachusetts, è un’artista multimediale e una scrittrice. “Il circo della notte” è il suo primo romanzo, pubblicato in più di dodici lingue diverse, vincitore di diversi premi e in cima alla classifica dei bestseller del New York Times per diverse settimane dalla sua uscita.

Giovanna

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L’uomo illustrato (Ray Bradbury)

9788804678816_0_0_0_75Le immagini si muovevano a turno, ognuna solo per una o due minuti. Sotto la luna, piccoli pensieri sussurrati e voci lontane come il mare (così mi sembrava) rappresentavano quei drammi in miniatura. Non so dire se ci volle un’ora oppure tre prima che fossero recitati tutti. So soltanto che rimasi a guardare affascinato e non mi mossi più, sotto le stelle che giravano in cielo.
Diciotto illustrazioni, diciotto racconti. Li contai a uno a uno.

Un uomo misterioso si aggira per le campagne del Wisconsin: l’estate è ormai agli sgoccioli,è il periodo delle fiere per la festa del Labor Day e lui è in cerca di un impiego. Sono diversi anni ormai che non trova un lavoro che duri più di qualche mese, a causa della sua maledizione: lui è l’uomo illustrato. Ogni centimetro del suo corpo è ricoperto di tatuaggi che durante il giorno non destano particolare clamore o sospetto. Ma non appena cala il sole, i disegni prendono vita: a chiunque abbia la sfortuna di guardare il suo corpo addormentato vengono raccontate delle storie. Un anonimo viaggiatore incontrerà l’uomo illustrato e, durante la notte, assisterà all’animarsi dei suoi tatuaggi che gli racconteranno storie dal futuro, a volte terribili, altre piene di speranza.
Passando da una storia all’altra, Ray Bradbury ci presenta la sua idea di umanità: nonostante i racconti siano tutti ambientati nel futuro, alcuni tratti tipicamente umani sono sempre riconoscibili. Così, sulla pelle del suo uomo illustrato, trovano spazio le emozioni più caratteristiche della nostra specie: dalla crudeltà alla tenerezza, dall’odio all’amore, dalla speranza alla disperazione.
Ciò che più emerge da questi racconti è quanto spesso si cada in errore definendo la fantascienza e le sue derivazioni (distopia, fantapolitica e ucronia, per citarne alcune) come letteratura di serie B, da tenere in poca considerazione. In realtà, questi racconti trattano una serie di tematiche che sono sempre attuali: come il razzismo e la diversità, oppure la vendetta e il perdono, l’amore e l’amicizia, gli orrori della guerra e il desiderio di conquista, oppure ancora, i comportamenti spesso devianti dovuti ad un abuso di tecnologia, argomenti che non si trovano solo in letteratura ma fanno parte della vita quotidiana. Non manca, inoltre, un bellissimo racconto, “Gli esuli”,tutto dedicato alla letteratura e all’importanza del rapporto tra l’autore e la sua opera, di come nella scrittura di un testo si riversi una parte di sé destinata a vivere per sempre.

“L’uomo illustrato”(edito da Mondadori)è decisamente una delle raccolte migliori di Ray Bradbury che riesce ancora una volta a creare un mondo attraverso la sua penna. I racconti sono la sua forma di narrazione prediletta ed è evidente: in poche pagine, con maestria e sapienza, riesce a tratteggiare la realtà con idee semplici al contempo ricche di significato.

Titolo: L’uomo illustrato
Autore: Ray Bradbury
Genere: Fantascienza/Classico
Casa editrice: Mondadori
Pagine:283
Anno:2017
Prezzo: € 13,00
Tempo medio di lettura: 4 giorni
(S)Consiglio di lettura: Da non leggere sui mezzi pubblici. Nonostante si tratti di racconti le tematiche e le storie sono così coinvolgenti che si rischia di saltare la fermata.

L’autore
Ray Bradbury è considerato, a pieno titolo, uno degli innovatori del genere fantascientifico. Nacque nel 1920 a Waukegan, nell’Illinois ma a 14 anni si trasferì con la famiglia in California dove ebbe il primo approccio con il mondo della fantascienza e del cinema. Cominciò a scrivere racconti che vennero pubblicati su riviste specializzate nel genere e successivamente nel 1950 pubblicò la raccolta “Cronache marziane”, che lo fece conoscere al grande pubblico. “Fahrenheit 451” è considerato il suo capolavoro di cui François Truffaut ha diretto il film.

 

Giovanna

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La vita moderna (Susan Vreeland)

9788865590546_0_0_316_75Forse quel quadro veniva ad annunciare il cambiamento, le nuove sfide che lo attendevano. Perché non era dato di rimanere fermi, nell’arte così come nella vita.

“Il pranzo del canottieri”è una delle opere più conosciute del periodo Impressionista. Nel quadro, dipinto nel 1881 da Pierre-Auguste Renoir, sono raffigurate quattordici persone riunite per un pranzo; si trovano su una terrazza che affaccia su un fiume: una compagnia allegra che chiacchiera, beve e scherza, tutti immortalati nella rappresentazione di un momento gioioso, di vita moderna.
Chi, osservando un quadro, non si è mai chiesto quale storia ci sia dietro la sua creazione, quali siano state le aspettative dell’autore per il suo lavoro o le rinunce e le fatiche da lui fronteggiate per realizzarlo?E ancora: chi sono le persone raffigurate, i modelli che con pazienza si sono prestati al duro lavoro della posa, coloro che hanno permesso al quadro di prendere vita? Ne “La vita moderna” (edito da Beat) si cerca di rispondere a queste e a molte altre domande.
All’inizio ci viene presentato colui che dipingerà “Il pranzo dei canottieri”, il pittore impressionista Pierre-Auguste Renoir che sta affrontando una fase delicata della sua vita e della sua carriera. Versa in gravi difficoltà economiche ma, oltre a essere spaventato dall’indigenza, desidera ardentemente creare quel capolavoro che lo consacrerà finalmente come artista, dandogli credibilità e fama, non soltanto presso i suoi coetanei ma verso i posteri.Desidera creare un’opera che sia la sintesi del movimento impressionista (di cui è uno dei maggiori esponenti e portavoce) ma che abbia, allo stesso tempo, la consistenza e la forza delle opere classiche: qualcosa che coniughi l’esperienza e la forza del passato con la leggiadria delle tecniche pittoriche della sua epoca. Oltre alle vicende (ovviamente romanzate) di Renoir, dei suoi amori e delle sue aspirazioni artistiche, ci vengono raccontate le storie della sua cerchia di amici e dei modelli che sceglieranno di seguire l’audace pittore nella sua titanica impresa. Così, attraverso i personaggi del quadro, siamo catapultati nella Parigi di fine ‘800, tra Montmartre e i suoi bohémien,la classe operaia dei manovali e delle sartine, fino al mondo patinato e luccicante dei nobili, dei collezionisti d’arte e degli aristocratici. Nel quadro di Renoir c’è posto per tutti, che siano prostitute o ricche ereditiere, canottieri o nobili, purché riescano nella loro missione: riportare sulla tela la gioia di vivere de la vie moderne.

Ciò che subito emerge dalla scrittura dell’autrice è la sua capacità di ricreare un’ambientazione credibile e una costruzione unica dei personaggi: ognuno di essi è perfettamente riconoscibile, ha una sua personalità e un modo di essere. Susan Vreeland aveva una profonda conoscenza del mondo dell’arte e dell’animo umano, unita a una grande capacità di descrivere i sentimenti e le passioni che animano i suoi soggetti.

Titolo: La vita moderna
Autrice: Susan Vreeland
Genere: Sentimentale/Storico
Casa editrice: Beat
Pagine: 507
Anno: 2007
Prezzo: € 9,00
Tempo medio di lettura: una settimana
Musica consigliata: “La vie en rose” di Edith Piaf

L’autrice
Susan Vreeland (1946 – 2017) nasce in una famiglia di artisti a Racine, nel Winsconsin. Studia all’Art Institute di Chicago e dopo gli studi, decide di coniugare le sue due più grandi passioni, l’arte e la letteratura, scrivendo art stories, romanzi storici che hanno per protagonisti esponenti del mondo dell’arte. Il romanzo che l’ha resa famosa è “Una ragazza in blu” incentrato su un immaginario dipinto di Veermer. Altro suo lavoro molto conosciuto (oltre ovviamente a “La vita moderna”) è “La passione di Artemisia” una biografia romanzata della pittrice del Seicento Artemisia Gentileschi.

Giovanna

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L’incubo di Hill House (Shirley Jackson)

9788845930959_0_0_428_75Hill House, che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno al buio; si ergeva così da ottant’anni e avrebbe potuto continuare per altri ottanta. Dentro, i muri salivano dritti, i mattoni si univano con precisione, i pavimenti erano solidi, e le porte diligentemente chiuse; il silenzio si stendeva uniforme contro il legno e la pietra di Hill House, e qualunque cosa si muovesse lì dentro, si muoveva sola.

Eleonore Vance è una donna che non ha conosciuto molto della vita: ha trascorso gli anni della sua giovinezza ad assistere la madre ammalata, mettendo sempre se stessa in secondo piano. Un giorno riceve una lettera proveniente dal misterioso professor Montague che la invita a trascorrere le vacanze estive in una casa di campagna, Hill House, nota per i misteriosi fenomeni che avvengono all’interno. Il professore è un antropologo interessato allo studio dei fenomeni paranormali che ha individuato in Hill House il suo più ambizioso progetto: riunire nella dimora alcuni soggetti che abbiano avuto in passato esperienze con il paranormale per provare e documentare l’esistenza di fenomeni spiritici. Eleonore è fra le persone che hanno risposto all’invito del professore insieme a Theodora e a Luke Sanderson, nipote dell’ultima proprietaria di Hill House. I quattro si troveranno quindi a trascorrere alcune settimane tra le mura dell’inquietante casa dove non tarderanno a manifestarsi fenomeni inspiegabili: Hill House ha una storia macabra alle spalle ed è una bizzarria architettonica che riflette la complessità del suo creatore, il fanatico religioso Hugo Crane. Con il tempo, la storia della casa viene alla luce in tutti i suoi lugubri dettagli, i fenomeni si intensificano e vanno a complicarsi i rapporti tra gli abitanti della casa, logorandone le menti.

Quello che più colpisce di questo romanzo è come contenga al suo interno tutti gli elementi della più classica storia di fantasmi senza per questo risultare banale: Shirley Jackson riesce con la sua scrittura a trasmettere la tensione e la paura, senza usare le soluzioni più scontate per questo genere di storia. I personaggi sono ben approfonditi, soprattutto quello di Eleonore, di cui percepiamo il desiderio di rivalsa su una vita di sacrifici e oppressione e il senso di colpa per il sogno di una esistenza diversa. Theodora, invece, è l’esatto opposto: se per Elonore Hill House rappresenta una via di fuga, un’occasione di rinascita, per Tehodora non è altro che la conferma del suo stile di vita anticonformista. Chi altri se non una come lei, sfrontata e diretta, potrebbe accettare di trascorrere le vacanze in una casa stregata? Luke Sanderson, invece, è un ereditiere, viziato e indolente per cui il soggiorno non costituisce altro che un affare di famiglia. Il professor Montague, infine vede in Hill House una ghiotta occasione professionale, per far valere le sue credenze in ambito accademico. Lo stile dell’autrice è ricercato ma allo stesso tempo scorrevole, tiene incollato il lettore alla pagina: non a caso la Jackson è riconosciuta per il suo talento come una maestra del genere horror e gotico.

Titolo: L’incubo di Hill House
Autore: Shirley Jackson
Genere: Gotico
Casa editrice: Adelphi
Pagine: 233
Anno: 2016
Prezzo: € 12,00
Tempo medio di lettura: 3 giorni
Consiglio di lettura: consigliato a chi ama le ghost stories sul genere “il giro di vite” di Henry James.

L’autrice
Shilrey Jackson è stata una scrittrice e giornalista statunitense. La sua specialità sono le storie brevi, con una tendenza verso il genere gotico: uno dei suoi lavori più famosi, La Lotteria, rientra in questa descrizione. È stata un’autrice molto prolifica e spesso le sue storie toccavano tematiche sociali, sopratutto sul ruolo della donna nella società americana tra gli anni ‘50 e ‘60.

Giovanna

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Il segreto della libreria sempre aperta (Robin Sloan)

9788850251124_0_0_0_75Immaginate la forma e le dimensioni di una normale libreria, ma adagiata su una parete. Quel posto era spaventosamente stretto e vertiginosamente alto, con gli scaffali che arrivavano fino al soffitto: tre piani i volumi e forse anche di più. Piegai il collo all’indietro (perché le librerie ti obbligano sempre ad assumere posizioni scomodissime con il collo?). I ripiani si confondevano con le ombre, sembrando proseguire all’infinito.

C’è una piccola libreria nel cuore di San Francisco, nascosta e poco conosciuta se non da una ristretta cerchia di curiosi clienti. La libreria sempre aperta del signor Penumbra è un luogo raro e magico: è un santuario dedicato ai libri e alla letteratura che resiste all’aggressione massiccia della tecnologia e ai colossi dell’informazione. Così almeno appare al nuovo commesso della libreria, Clay Jannon, un giovane e rampante web designer disoccupato a causa della recessione, costretto a ridimensionare le sue aspettative lavorative. Quasi per caso si imbatte nella libreria sempre aperta e nella sua singolare offerta di lavoro: commesso nelle ore notturne. Come Clay scoprirà presto, la libreria in sé non vanta una grande clientela: sembra, infatti, avere un ulteriore scopo. All’interno del negozio ci sono libri destinati alla vendita e libri “speciali” che fanno parte di un catalogo segreto e che solo alcuni clienti selezionati, in possesso di una speciale tessera possono prendere in prestito. Ben presto il giovane commesso improvvisato si troverà a dover svelare alcuni misteri legati alla libreria e all’enigmatico Mr. Penumbra che lo porteranno a rivalutare se stesso e tutte le sue certezze.

“Il segreto della libreria sempre aperta”,edito dalla casa editrice Tea,è un romanzo fresco e divertente: si legge in un soffio, lo stile è diretto, semplice e gioca con una serie di riferimenti; il protagonista, Clay, è un nerd e come tale cita tutta una serie di prodotti, dai film fantasy ai fumetti Marvel che rendono la lettura molto gradevole e creano un legame diretto con il lettore. Inoltre, il tema centrale del libro è un argomento molto attuale: trovare il punto di equilibrio tra analogico e digitale nel campo della conoscenza, soprattutto per gli amanti dei libri. Che si ami la carta o si legga in digitale, il romanzo cerca di trovare un punto di mediazione: non si può negare il progresso ma nemmeno rinnegare il passato. Sta quindi al lettore trovare la soluzione giusta per sé. Nel frattempo, niente impedisce di godersi le (dis)avventure del giovane commesso e del suo misterioso titolare e di tutto il gruppo di personaggi stravaganti che li accompagnano.

Titolo: Il segreto della libreria sempre aperta
Autore: Robin Sloan
Genere: Giallo/umoristico
Casa editrice: Tea
Pagine: 306
Anno: 2018
Prezzo: € 5,00
Tempo medio di lettura: tre giorni
Consiglio di lettura: da leggere al rientro dalle ferie estive, per alleggerire il ritorno alla routine quotidiana.

L’autore
Robin Sloan vive a San Francisco ed è un ex manager di Twitter. É a suo agio sia con le nuove tecnologie (di cui è un grande appassionato), sia con i supporti più tradizionali… come quelli che profumano di carta e inchiostro. Entrambi i mondi convergono quasi sempre nelle sue storie come ne Il segreto della libreria sempre aperta oppure Il magico pane dei fratelli Mazg. Ha inoltre pubblicato (solo in formato ebook) Una piccola libreria di San Francisco, una novella prequel a Il segreto della libreria sempre aperta che ha per protagonista un giovane Mr. Penumbra.

Giovanna

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L’ombra di Pietra (Lorenzo Beccati)

9788851157388_0_0_507_75La donna gli si avvicina e con voce puntuta sussurra: «Io sono Pietra» […] Con la rabdomanzia si guadagna da vivere ma non ci crede realmente. La bacchetta è solo uno stupido pezzo di legno. È una donna intelligente, scaltra e, conosce il mondo e preferisce nascondersi dietro all’arte dei rabdomanti e dare a essa tutti i suoi meriti.

Siamo a Genova nell’estate del 1606. In questa città vive la nostra protagonista, Pietra la rabdomante. È una donna forte e indipendente, in un’epoca in cui queste due caratteristiche non sono viste di buon occhio. Pietra ha una mente acuta ed è un’ottima osservatrice: riesce con uno sguardo a leggere i comportamenti delle persone e a comprenderne i desideri ma, ovviamente, queste sue abilità vanno tenute nascoste. Vive in un mondo dove gli uomini dettano legge e non può in alcun modo mettersi troppo in mostra, per questo usa la rabdomanzia come escamotage per esercitare le sue capacità. Perfino il nome con cui si presenta al mondo è mitigato: “Si fa chiamare Petra perché crede che il suo vero nome, Pietra, appaia troppo forte, una provocazione, se non una sfida”. Così, si nasconde agli occhi del mondo, vivendo ai margini finché, un giorno, i suoi servigi vengono richiesti dal Doge in persona. La rabdomante scopre che in città qualcuno si aggira di notte commettendo efferati omicidi e spaventando i cittadini. Ufficialmente le indagini sono affidate al capitano delle guardie Giacomo Basso, detto Il Bargello, perciò Pietra dovrà agire con molta discrezione per aiutare a consegnare l’assassino alla giustizia. Negli stessi giorni, un noto pittore di origine fiamminga, Pieter Paul Rubens, ospite di una delle famiglie più in vista della città, gli Spinola Doria, sparisce senza lasciare traccia poco dopo aver portato a termine il dipinto della nobildonna Brigida. Ambrogio Spinola, generale della Repubblica e patriarca della casata chiederà aiuto a Pietra per ritrovare l’amico scomparso prima che le voci sulla sua sparizione comincino a diffondersi gettando vergogna sul buon nome della famiglia. La giovane donna quindi si troverà suo malgrado a dover risolvere ben due misteri nello stesso tempo e, come se non bastasse, a fronteggiare nuove rivelazioni sul suo passato e sulla sua famiglia.

In questo romanzo l’arte e la storia si intrecciano con le vicende di una protagonista forte, con una mente moderna, di indole libera e indipendente. L’autore gioca con i ritmi serrati del thriller e un linguaggio scorrevole che rendono la lettura accattivante e piacevole.

Titolo: L’ombra di Pietra
Autore: Lorenzo Beccati
Genere: storico – thriller
Casa editrice: Dea Planeta
Pagine: 286
Anno: 2018
Prezzo: € 16,00
Tempo medio di lettura: tre giorni
Consiglio di lettura: perfetto da leggere in spiaggia o durante una breve vacanza.

L’autore
Lorenzo Beccati è un autore televisivo: ha collaborato a programmi come Striscia la notizia, Drive-in e Paperissima ed è autore di diversi romanzi e saggi. In particolare si è dedicato al genere dei thriller storici: L’ombra di Pietra è il seguito di Pietra è il mio nome, pubblicato nel 2014.

Giovanna

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Macerie Prime. Sei mesi dopo (Zerocalcare)

9788832730760_0_0_0_75La Crisi.
’Sta parola tornava sempre, di continuo. Voi c’avevate un futuro davanti, quando vi siete imbattuti in questa parola. Loro dentro a quella parola ci sono nati. Li ha cullati. Plasmati.
Insomma, quella luce di speranza che c’avevate voi negli occhi quando pensavate al domani… che io un po’ vi invidiavo e un po’ mi schifava… ecco, i ragazzini miei quella luce non sanno manco che è. Per questo mi trovo bene con loro. Siamo uguali. Nativi delle macerie.

Sono passati sei mesi dalle vicende raccontate in “Macerie Prime” (ed. Bao Publishing). In questo arco di tempo i protagonisti del primo volume, Zerocalcare e i suoi amici, si sono persi di vista, ognuno preso dalla sua vita e dai suoi problemi. Li ritroviamo in occasione della nascita del figlio dell’amico Cinghiale, e il lieto evento diventa l’occasione per il protagonista di riallacciare i rapporti col gruppo, dando modo al lettore di conoscere gli sviluppi lavorativi e personali delle vite di: Cinghiale, Katia, Sara, Secco e Deprecabile. Parallelamente alle loro vicende c’è poi la storia allegorica, nella quale i nostri protagonisti sono rappresentati come sopravvissuti in costante lotta con i grandi “demoni” della vita e dei loro tentativi di non lasciarsi sopraffare.
Amori che finiscono, prese di coscienza, speranze, famiglia, fallimento e vittorie: sono i temi che emergono in questo volume. Le vicende che l’autore racconta sono, in sostanza, storie di crescita: per troppo tempo un’intera generazione di giovani ha visto i propri sogni e i desideri per il futuro sgretolarsi contro una società, e una realtà, lavorativa che li ha consumati. Se a questo non si può porre rimedio, una sola cosa c’è da fare: non permettere all’insoddisfazione di renderci esseri umani peggiori.
Zerocalcare propone una forma di resilienza che può tradursi in “insieme siamo più forti”. E anche se un piccolo gruppo di amici non può aiutarti a ottenere il lavoro dei sempre sognato, la vita che desideri, una famiglia oppure l’amore può sempre essere lì per te, farti sentire meno solo, parte di qualcosa.

Il tratto di Zerocalcare è inconfondibile e le sue vignette colpiscono per la semplicità e l’immediatezza con cui riescono a trasmettere il messaggio dell’autore che si fa, ancora una volta, portavoce di un’intera generazione, dei suoi dubbi e fallimenti, dei suoi desideri e delle sue paure, e lo fa in un modo sempre irriverente, cercando di strappare una risata ma pure una riflessione.

Titolo: Macerie Prime. Sei mesi dopo
Autore: Zerocalcare
Genere: graphic novel – autobiografico
Casa editrice: Bao Publishing
Pagine:190
Anno: 2018
Prezzo: € 17
Tempo medio di lettura: 2 ore
Consiglio di lettura: seguire il suggerimento dell’autore, ovvero, non rileggere la prima parte, MaceriePrime. “I personaggi della storia si sono persi di vista per sei mesi ed è giusto che anche tu li ritrovi come stanno per ritrovarsi loro.”

L’autore
Michele Rech, in arte Zerocalcare è nato a Arezzo nel 1983. Nel novembre 2011 apre un piccolo blog a fumetti dove racconta storie a sfondo autobiografico e nello stesso anno viene pubblicato il suo primo libro La profezia dell’armadillo. Nel 2012 vince il premio Macchianera Awards come “miglior disegnatore – vignettista”, nel 2015 è secondo al Premio Strega giovani per il libro Dimentica il mio nome. Nel 2016 viene pubblicato Kobane Calling un volume che raccoglie il reportage pubblicato a puntate su L’Internazionale e che racconta l’esperienza di Zerocalcare con i combattenti della resistenza curda che si battono contro l’Isis sul confine turco – siriano.

Giovanna