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Ragazzo italiano (Gian Arturo Ferrari)

9788807033766_0_0_0_75Adesso scopriva che crescere non era la soluzione istantanea di tutto quello che lo aveva fin lì angustiato. Ma questo in un certo senso se lo aspettava, sapeva quante cose sarebbero restate immutabili in lui e intorno a lui. Quello che invece non si aspettava, e che guardando quella specie di uomo di latta nello specchio gli risultava chiaro, era che diventare grande voleva dire acquistare tante cose, ma nello stesso tempo perderne molte altre, cui era affezionato, molto affezionato.

Tutto comincia con un bambino che, a noi lettori, viene presentato come Ninni. Nasce sul finire della Seconda guerra mondiale e, mentre cresce nell’Italia del dopoguerra, attraverso il suo sguardo osserviamo il cambiamento: non solo quello del bambino che anno dopo anno diventa un ragazzino e poi un giovane uomo, ma quello di tutto un paese. Ninni (che a un certo punto della sua storia abbandonerà il nomignolo infantile) è un ragazzino sveglio ed estremamente sensibile; è legato alla madre e alla nonna le cui storie prima della sua nascita potrebbero essere il tema di un romanzo a sé; è un avido lettore (caratteristica che lo rende molto apprezzato da noi Lettori Medi), odia parlare in pubblico e ha un grande desiderio di riuscire: in cosa ancora non lo sa, ma si sta impegnando per crescere e scoprire chi è. Inizialmente, il punto di vista di Ninni è, ovviamente, quello di un bambino che da importanza alle piccole cose e che vive il divario tra il suo mondo, fatto di piccole libertà, giochi e sicurezza nella tenuta in campagna della nonna, e quello degli adulti, fatto di mezzi riferimenti al passato, verità sussurrate e storie complicate. Poi, con il crescere del protagonista, anche la sua storia si fa più complessa: il trasferimento in una grande città, i successi scolastici (che in quella fase storica sono l’unico strumento di riscatto sociale), le ansie per il proprio futuro, i primi amori, la scoperta di sé caratterizzano quell’insieme di esperienze che segnano lo scorrere dell’adolescenza. Sullo sfondo di questo percorso di formazione la ricostruzione del dopoguerra, il boom economico, la costante e inesorabile sparizione delle città rurali in favore di quelle industriali. Siamo nell’Italia del Nord, tra l’Emilia e la Lombardia e questa parte del paese si divide appunto tra industria e agricoltura.
“Ragazzo italiano” di Gian Arturo Ferrari (edito da Feltrinelli) è un romanzo che tocca temi molto importanti che vanno dalla storia d’Italia sotto il regime fascista, al fenomeno dell’immigrazione verso le grandi città industriali, alle relazioni familiari spesso problematiche. Eventi grandi e complessi che accompagnano la crescita del piccolo protagonista verso la maturazione e l’affermazione di sé.
La scrittura dell’autore è semplice, fluida e immediata: i personaggi sono tratteggiati con abilità ed è impossibile non affezionarsi a questa umanità così viva e reale. Ferrari riesce a esplorare con pari abilità la società del piccolo paese, dove tutti si conoscono e tutto si sa, così come quella della grande città, rendendo palpabili sentimenti intimi e personali che tutti possono aver sperimentato: l’insofferenza verso una situazione familiare soffocante, l’incomprensione dei propri talenti, i dubbi verso il futuro.

Titolo: Ragazzo italiano
Autore: Gian Arturo Ferrari
Genere: Romanzo di formazione
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine: 320
Anno: 2020
Prezzo: €18,00
Tempo medio di lettura: 5 giorni
Consiglio di lettura: Il libro è pieno di riferimenti a romanzi e musica del periodo storico del protagonista: non c’è modo migliore per calarsi nella storia di cercare questi riferimenti.

L’autore
Gian Arturo Ferrari (1944) ha perseguito per un certo tratto una doppia vita. Da un lato l’insegnamento universitario, come professore di Storia del pensiero scientifico presso l’Università di Pavia. Dall’altro l’apprendistato editoriale, prima con Edgardo Macorini alla Est Mondadori, poi per un decennio come stretto collaboratore di Paolo Boringhieri. Editor della Saggistica Mondadori nel 1984, direttore dei Libri Rizzoli nel 1986, rientrato in Mondadori nel 1988, con il 1989 ha scelto infine l’editoria libraria come propria unica vita e si è dimesso dall’Università. Direttore dei Libri Mondadori nei primi anni novanta, è stato dal 1997 al 2009 direttore generale della divisione Libri Mondadori. Dal 2010 al 2014 ha presieduto il Centro per il libro e la lettura, presso il ministero dei Beni e delle Attività culturali. Dal 2015 al 2018 è stato vicepresidente di Mondadori Libri. È editorialista del “Corriere della Sera”. È autore del libro “Libro”(Bollati Boringhieri, 2014). “Ragazzo italiano” è il suo primo romanzo.

Giovanna

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Almarina  (Valeria Parrella)

9788806230616_0_0_471_75Non può questa madre ricordarsi di tutti i suoi figli, ne ha troppi, qualcuno si salva, altri soccombono, altri uccidono i loro fratelli o li affamano: è la legge della natura, e più la città è grande più la natura si riappropria dei suoi numeri e vince.

Elisabetta Maiorano insegna matematica ai ragazzi del carcere di Nisida. Ha 50 anni e alle spalle un lutto da cui stenta a guarire.
Almarina ha 16 anni, è fuggita dal suo paese natale e a Nisida ci finisce quasi per fortuna, come direbbero gli altri insegnanti, perché così almeno non dovrà vivere per strada.
Le due, neanche a dirlo, finiranno per instaurare un legame più profondo di quello tra insegnante e allieva, basato sul desiderio di una vita nuova, di riscatto e famiglia. Almarina cerca una nuova vita, Elisabetta vorrebbe regalargliela ma, ovviamente, non sarà tutto facile e più di una volta le due dovranno fronteggiare degli ostacoli.
Quello che l’autrice ci racconta in questo romanzo breve ma intenso è l’incontro di due anime, un colpo di fulmine tra una donna in lutto che ha messo da parte molti sogni e una ragazza, una figlia perduta, costretta dalla vita a crescere in fretta. È la storia di come le ferite si rimarginano con l’amore, di come un incontro fortuito può cambiare il destino di molte persone. Con una scrittura limpida, forte ed evocativa Valeria Parrella ci porta all’interno delle mura del carcere minorile di Nisida, così vicino a Napoli ma, allo stesso tempo, un mondo a parte con regole e ritmi tutti suoi; ci porta a conoscere i ragazzi che ci vivono, le loro storie e l’impegno di chi vuole scrivere per loro un finale diverso da quello a cui sembrano destinati, spesso dovendo lottare con la loro diffidenza.
Ma adesso, lasciamo la parola all’autrice.

Com’è nato questo libro?Era da tanto tempo che andavo a Nisida insieme a un gruppo di scrittori (Maurizio De Giovanni, Patrizia Rinaldi, Masimiliano Virgilio) per fare un laboratorio di scrittura creativa. Uscendo ci chiedevamo sempre: “Com’è che non riusciamo a scrivere un romanzo su questa esperienza?” Sì, scrivevamo delle piccole cose che finivano su “Il Mattino” e poi venivano vendute in beneficenza affinché i soldi potessero tornare a Nisida, però nessuno scriveva mai un romanzo. Forse la risposta è che Nisida, come tutti i mondi, diventa imprendibile, non può essere presanel suo insieme: puoi prenderne un filo. Io aspettavo il filo giusto.
Elisabetta e Almarina sono entrambe, a modo loro, due donne ferite dalla vita (anche se per motivi diversi) che hanno avuto modo di salvarsi l’una con l’altra. Ti sei ispirata a qualcuno per le due protagoniste e la loro storia?La figura ispiratrice di Elisabetta Maiorano è una mia amica, si chiama Imma e la ringrazio anche alla fine del libro. Un giorno, nel periodo di Natale, eravamo in chat e tutte quante ci lamentavamo dei parenti e lei a un certo punto disse: “Non vi lamentate che a me mancano anche quelle cesse delle mie cognate!”. In questa frase (che poi ho riportato anche nel libro) vidi due cose: una solitudine da raccontare, quella di una persona vedova che affronta il Natale da sola, ma anche il grande spirito delle donne, perché quella battuta ironica mi ha fatto pensare che Imma ce l’avrebbe fatta e io volevo creare un personaggio così, solo sì, ma che ce la poteva fare. Almarina, invece, mi è stata ispirata da una ragazza che ho visto a Nisida, una detenuta albanese che non era bella anzi, la notai perché era brutta e questa cosa mi fece male. Ovviamente non conoscevo niente della storia di quella ragazza, nemmeno il nome,per cui ho deciso che potevo inventare una storia. Ho studiato tutta la vicenda delle rotte dei Balcani, aiutandomi anche con video e inchieste giornalistiche i cui riferimenti si trovano in appendice al libro. Così sono nate queste due donne di generazioni diverse che si potessero in qualche modo parlare.
Attraverso la storia di Almarina che messaggio volevi lasciare ai tuoi lettori?Non lascio mai messaggi ai lettori, possono fare quello che vogliono del libro perché quando scrivo non lo faccio per gli altri ma per me. Siccome i messaggi spero sempre di trovarli nei libri che leggo, allo stesso modo spero che i miei lettori trovino i loro.
Sei soddisfatta delle attenzioni che sta ricevendo il tuo lavoro?Molto. “Almarina” è stato accolto bene, in qualche modo per me è stato un libro di crescita perché mi sono staccata un po’dal lato fiction, è come se avessi innestato l’esperienza dei racconti nel romanzo breve. Adesso è tra i dodici finalisti allo Strega e dopo quattordici anni torno in gara in un premio con cui ho un rapporto altalenante di amore e odioessendo io stessa giurata dello Strega (ovviamente quest’anno ho dovuto restituire la tessera). Sarà uno Strega un po’ strano, un po’ pandemico, però sono contenta perché anche gli altri libri in gara sono tutti validissimi.
A seguito di tutto quello che sta capitando, come e quanto cambierà l’editoria italiana?Stavo leggendo uno scritto di una persona di cui mi fido molto che è Riccardo Cavallero che conobbi quando lavorava per Einaudi mentre ora è editore di SEM. È un uomo avventuroso, come molti editori, ad esempio Giangiacomo Feltrinelli, lo stesso Giulio Einaudi, persone che hanno fondato le loro case editrici subito dopo la proclamazione delle leggi razziali, o dopo la Seconda guerra mondiale, in tempi difficili; è storia come Giangiacomo Feltrinelli abbia portato in Italia“Il dottor Zivago” cucito all’interno della fodera del cappotto per non farsi fermare dalla censura. Credo che le grandi crisi della storia all’editoria possono portare sì un gran male dal punto di vista del mercato, ma anche un gran bene dal punto di vista della letteratura. Come andrà non lo so, ma io sono una persona positiva e mi auguro che vada nel migliore dei modi possibili.
Sei al lavoro su qualche nuovo progetto editoriale?Sto scrivendo una cosa ma non posso parlarne ancora.
Oltre che autrice sei docente di scrittura creativa. Quale consiglio daresti a un aspirante narratore e quale romanzo non può mancare nella sua biblioteca personale?Secondo me tre libri non possono mancare nella biblioteca personale dell’aspirante scrittore: “Resurrezione” di Tolstoj, “Il mare non bagna Napoli” di Anna Maria Ortese e “Le memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar che rappresentano tutte le variazioni possibili sulla scrittura del ‘900. Ad un aspirante scrittore consiglierei di raccontare qualcosa di cui ha veramente voglia e non mettersi mai a scrivere senza sapere come va a finire.

Titolo: Almarina
Autore: Valeria Parrella
Genere: Romanzo di formazione
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 136
Anno: 2019
Prezzo: €17,00
Tempo medio di lettura: 1 giorno
Consiglio di lettura: Armarsi di post-it, matite o evidenziatori (quello che si preferisce) per segnare le parti più belle.

L’autrice
Valeria Parrella è scrittrice, drammaturga e giornalista. Nel 2003 esordisce in ambito letterario con la raccolta di racconti “Mosca più balena” che le ha fatto vincere il Premio Campiello. Nel 2005 arriva tra i primi cinque finalisti al Premio Strega con un’altra raccolta di racconti “Per grazia ricevuta” e nel 2008 pubblica il suo primo romanzo “Lo spazio bianco” da cui verrà tratto un film. Collabora con diverse testate giornalistiche ed è molto attiva in politica e nel sociale. Ha pubblicato con diverse case editrici italiane: Minimum fax, Einaudi, Rizzoli e Bompiani.

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Christine – La macchina infernale (Stephen King)

9788868361518_0_0_422_75I poeti fraintendono l’amore continuamente e qualche volta in buona fede. L’amore è il più antico degli assassini. L’amore è cieco. L’amore è un cannibale con una vista estremamente acuta. L’amore è un insetto che ha sempre fame.

Arnie Cunningham e Daniel Guilder sono amici da tutta la vita: vivono nella stessa città e fanno sempre tutto insieme. Daniel è un atleta, è intelligente, forte e si prende cura di Arnie che non è meno sveglio dell’amico, ma viene spesso bullizzato a causa del suo aspetto, un corpo gracile e un viso segnato dall’acne. Hanno diciassette anni quando, all’improvviso, tutto nella loro vita cambia perché Arnie si innamora. Non di una ragazza (quella arriverà in un secondo momento) ma di un’auto: una Plymonth Fury del ’58, Christine. Dal momento in cui il giovane Cunningham entra in possesso dell’auto, una serie di eventi tragici comincia a innescarsi, e mentre si fa strada nella mente di Daniel la consapevolezza che tutto sia collegato all’auto del suo migliore amico, la gente, in quella piccola città di provincia, comincia a morire.
Stephen King ha scritto “Christine – La macchina infernale” (Sperling&Kupfer editore)nel 1983 e, da allora, non è mai sparito dagli scaffali delle librerie e per diversi buoni motivi. Il primo è che è un buon romanzo dell’orrore, ricco di suspence, ben congeniato e con scene che rimangono impresse nella mente del lettore. Il secondo è che King riesce in modo magistrale a descrivere il mondo degli adolescenti, quel periodo di transizione tra l’infanzia e l’età adulta, in cui ogni sensazione e sentimento è di importanza vitale e totalizzante. Che si sia vicini per età ai protagonisti o un po’ più grandi, il lettore non può fare a meno di solidarizzare con loro, di condividerne le ansie per il futuro e le imprevedibili strade che si snodano davanti a loro, sospesi tra il desiderio di andare via dal piccolo borgo ma, allo stesso tempo, non voler abbandonare la rassicurante routine. Con questa storia di ossessione e orrore, King ci riporta indietro agli inizi degli anni ’80 quando tutto era diverso,tranne alcune cose che non sono di certo cambiate: ad esempio, la vita nelle piccole province, che King conosce e ha sempre descritto con maestria, viene ancora una volta proposta al lettore attraverso le sue caratteristiche più peculiari e un tempo scandito da piccoli rituali: l’inizio dell’anno scolastico, le partite della squadra di football del liceo, i festeggiamenti per il giorno del ringraziamento, il Natale… tutto è parte di consuetudini consolidate e rassicuranti che possono essere sconvolte in un batter d’occhio perché, come ci insegna il Re, non sai mai quando l’orrore viene a sfondare la tua porta.
I protagonisti rappresentano due tipici ragazzi americani della classe media con i propri sogni e desideri;in particolare, ciò che contraddistingue Arnie è l’ironia e la rabbia repressa per essere stato troppo spesso vittima sia dei bulli che dei genitori, troppo oppressivi e rigidi. In Daniel (che nel romanzo si assume il ruolo di narratore) invece, c’è uno spiccato senso di protezione verso il suo amico intelligente e fragile, troppo spesso incompreso.
Nei libri di King l’amicizia è il sentimento più puro, a volte, anche più dell’amore. Basti pensare ad altre grandi storie di amicizia da lui raccontate come quella tra i membri del Club dei Perdenti in “It”, o a quelle dei racconti “Il Corpo” e  “Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank”, entrambi presenti nella raccolta “Stagioni diverse”.
Il Re è bravo a raccontare il calore dell’amicizia, così come quello dell’amore, e anche se spesso c’è un finale amaro, perché le amicizie – come ogni altra relazione – possono finire, rimane sempre il dolce ricordo del passato.

Titolo: Christine – La macchina infernale
Autore: Stephen King
Genere: Horror
Casa editrice: Sperling & Kupfer
Pagine: 650
Anno: 2014
Prezzo: 12,90
Tempo medio di lettura: 6 giorni
Musica consigliata: “Highway to Hell” degli AC/DC

L’autore
Stephen King è un autore che non ha bisogno di presentazioni. Nato nel 1947 a Portland nel Maine è ad oggi uno degli autori più rinomati (e prolifici) della letteratura di genere. Nonostante sia stato consacrato come “Il Re” del genere horror King si è cimentato in tutti i tipi di genere letterario, dal fantasy alla saggistica. Tra i suoi titoli più famosi nel genere horror ci sono ad esempio “It”, “Carrie” o “Shining” da cui sono stati tratte trasposizioni cinematografiche di successo, come anche la saga della Torre Nera che rappresenta l’incursione dell’autore nel genere fantasy oppure, per quanto riguarda la saggistca, “Danse Macabre” o “On Writing – autobiografia di un mestiere”.

Giovanna

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Luna nera – Le città perdute (Tiziana Triana)

9788845400810_0_0_471_75«Capirai come trasformare la paura in forza, la debolezza in potenza e a renderti conto che le risposte non servono mai e che le domande, quando sono giuste, generano altre domande. Forse ancora più giuste. Quindi non chiederti se sei una strega, chiediti semplicemente chi sei. Se tutto questo credi che faccia di noi delle streghe, allora lo siamo.»

Cosa significa essere una strega? Nel diciassettesimo secolo strega poteva essere qualunque donna considerata strana, fuori dagli schemi, che non si adattava alla morale e alle regole comuni. Streghe erano le donne che curavano con le erbe, che studiavano e leggevano, che espandevano i loro orizzonti, che superavano gli uomini nelle arti che fino ad allora erano state loro precluse.
In “Le città perdute”, primo capitolo della serie “Luna nera”, di Tiziana Triana (edito da Sonzogno), la strega è Adelaide, Ade, che vive a Torre Rossa nelle campagne del Lazio. Adeha imparato dalla nonna a preparare infusi per alleviare piccoli e grandi malanni e ad aiutare le donne durante il travaglio. Quando però uno sfortunato evento le si ritorce contro, ecco che sul suo capo pende l’accusa di stregoneria che può portarla dritta al rogo. Così, per la sopravvivenza sua e di suo fratello Valente, Ade accetta la protezione di alcune donne che vivono nascoste nel bosco e che si dice pratichino arti oscure. Da queste donne Ade imparerà molto più di quanto si aspettava scoprendo un universo di conoscenza e forza che le permetterà di guardare con occhi nuovi il mondo nel quale fino ad allora aveva vissuto. Ma, ovviamente, la presenza di queste donne indipendenti, libere da qualsiasi controllo e legge che non sia la propria, non passa inosservata ad un gruppo di uomini forti sostenuti dalla chiesa cattolica: sono i Benandanti, che daranno la caccia ad Ade e alle sue compagne.
“Luna nera” è una storia di empowerment femminile nella quale il tema della stregoneria e della magia si scontra sempre con i dettami della religione, che a sua volta si trova in contrapposizione a quello della scienza: è il mondo nuovo, quello delle donne streghe (intese come donne libere e indipendenti) e della scienza che si oppone al vecchio, quello della chiesa, inteso nella sua accezione più negativa e ottusa, rappresentata dall’Inquisizione. Tiziana Triana ha creato un mondo di opposti e scontri: uomini contro donne, libertà contro sottomissione, scienza contro religione, ignoranza contro conoscenza; ma, ancor di più, ha creato un mondo di uomini e donne in perenne contrasto soprattutto con se stessi, in lotta tra quanto è stato loro insegnato a credere e il sogno di un mondo migliore e più giusto.

Luna Nera – Le Città Perdute, è il suo esordio come scrittrice e, si può dire, è stato un esordio con il botto. Prima ancora dell’uscita del libro si era già sparsa la voce della produzione della serie tv targata Netflix. Ti aspettavi che questo lavoro avrebbe avuto un successo così immediato? Impossibile potersi aspettare una cosa del genere. Anche perché non era nei programmi neanche la pubblicazione del libro. Nella vita faccio un altro mestiere, sono la direttrice editoriale di Fandango Libri e “Luna Nera” era un po’ il mio segreto ben custodito fino a tre anni fa, appunto. Poi ho trovato un editore molto bravo e paziente (con me), Sonzogno, e il libro è finalmente uscito, poco dopo la serie.
I personaggi del hanno tutti delle peculiarità e una personalità ben delineata. Hai tratto ispirazione da qualche personaggio storico o immaginario per delinearli? La maggior parte dei personaggi, degli ambienti e delle back stories devono molto agli anni di letture, studi e approfondimenti sulla storia della stregoneria e sulla storia delle donne nell’era moderna. Saggistica storica per lo più, ma anche tante biografie e racconti. Ci sono delle relazioni facilmente riconoscibili Aquileia/Artemisia Gentileschi e altre meno immediate.
Come sono nate Le Città Perdute o meglio, l’idea di riunire un gruppo di donne con uno scopo comune sotto questo nome? È stata una delle idee fondatrici del romanzo, insieme alla lettura dei Benandanti di Carlo Ginzburg. Mi piaceva l’idea di immaginare un gruppo di donne emarginate che avesse trovato il modo di vivere nascosto nelle pieghe della Storia ritagliandosi un ruolo da protagonista, almeno del proprio destino. Qualcosa che le donne, a un certo livello hanno sempre fatto. Qui ho radicalizzato la possibilità e inserito un po’ di magia.
Ora, una curiosità: l’ultimo libro letto? Un libro sul Noce di Benevento, l’albero sacro delle Janare.
A un lettore che ha apprezzato il tuo romanzo, quali altri libri consiglieresti? Se vuole continuare a leggere delle saghe che mescolano il fantastico con la storia sicuramente la trilogia delle anime di Deborah Harkness, per approfondire il tema della stregoneria i meravigliosi studi di Carlo Ginzburg, per conoscere le streghe di oggi Morgana di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri, per libri che non riesci a smettere di leggere I Leoni di Sicilia di Stefania Auci e tutta la tetralogia dell’Amica Geniale di Elena Ferrante, per spaventarsi con stile Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson e Magia Nera di Loredana Lipperini. Infine per capire come si scrive un vero romanzo storico avvincente L’Architettrice di Melania Mazzucco e La Chimera di Sebastiano Vassalli. Potrei continuare per ore. Mi fermo.
Ci racconti il romanzo in 300 battute? In un mondo spietato, una giovane levatrice, Ade, viene accusata di stregoneria e trova rifugio in una comunità di donne ribelli.  A questa comunità danno una caccia spietata i benandanti, capitanati da Sante, il padre di Pietro: una congrega di uomini che ha un solo nemico – le streghe –, e un potente sostenitore – la Chiesa. Solo che Pietro non crede nelle streghe, e soprattutto si è innamorato di Ade dal primo momento in cui l’ha vista.
Un saluto ai lettori medi. Ciao lettori e lettrici medi, grazie a voi la media di lettura in Italia si alza considerevolmente e questa non può essere che una splendida notizia. Da una lettrice media appassionata, un abbraccio virtuale.

Titolo: Luna Nera – Le città perdute
Autrice: Tiziana Triana
Genere: Fantasy
Casa editrice: Sonzogno
Pagine: 527
Anno: 2019
Prezzo: € 19,00
Tempo medio di lettura: 5 giorni
Consiglio di lettura: “Le nebbie di Avalon” di Marion Zimmer Bradley (per leggere la recensione clicca qui)
Filmografia consigliata:Dalla trilogia “Luna nera” è stata tratta la serie tv omonima disponibile su Netflix.

L’autrice
Tiziana Triana vive e lavora a Roma dove svolge il ruolo di direttrice editoriale per Fandango Libri. “Le città perdute” è il primo volume della trilogia della “Luna nera” ed è il suo romanzo d’esordio.

Giovanna

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La Lega degli Straordinari Gentlemen (Alan Moore e Kevin O’Neill)

9788832732580_0_0_471_75L’Impero Britannico ha sempre avuto difficoltà a distinguere i suoi eroi dai suoi mostri.

Tutto inizia con un incontro: quello che avviene tra Campion Bond, membro dei servizi segreti britannici,e una giovane donna: Wilhelmina “Mina” Murray, ex signora Harker. Il motivo del loro incontroè una missione: l’intelligence (capitanata da un uomo che si nasconde dietro l’iniziale M.) ha bisogno che venga riunita una squadra di persone, ognuna dotata a suo modo di abilità fuori dal comune, per riuscire in imprese che ad altri sono precluse. Il compito di scovarle e riunirle è affidato proprio alla giovane Mina che parte in compagnia del Capitano Nemo a bordo del suo Nautilus per recuperare gli altri membri della Lega degli Straordinari Gentlemen: Allan Quatermain, prode cacciatore e già eroe dell’impero; Hawley Griffin, diventato invisibile dopo un esperimento andato male e, infine, il dottor Henry Jekyll/Mr Hyde. Loro malgrado e un po’ attratti dai benefici che il governo può offrire, questi gentiluomini uniranno le forze, non senza intoppi e battibecchi, per fronteggiare i pericoli che si presenteranno e proteggere la nazione dai suoi nemici.

Per realizzare “La Lega degli Straordinari Gentlemen” (edito da Bao Publishing), Alan Moore e Kevin O’Neill hanno ricreato attraverso questo fumetto le ambientazioni tetre della Londra vittoriana dove i vizi dei suoi abitanti la fanno da padrona: una pungente ironia sull’imperialismo britannico domina tutto il fumetto, abbonda il linguaggio scurrile e la violenza. L’atmosfera è resa perfettamente dallo spettro di colori scelto per le tavole, scuri e cupi, che si alternano con rossi e ocra brillanti nelle scene più esplicite: insomma, in questa storia non cisono mezze misure ed è proprio questo che la rende così affascinante. Gli autori sradicano dai più famosi romanzi dell’Ottocento i loro protagonisti e,pur mantenendo il background originale, li rimodellano in base alle loro esigenze, dando loro personalità meno edulcorate e più adatte al lettore moderno: Mina Murray (“Dracula”) è divorziata dal marito Johnatan Harker; Allan Quatermain (“Le miniere di re Salomone”) è dipendente dall’oppio; Hawley Griffin (“L’uomo invisibile”) ha trascorso anni a molestare le studentesse di un collegio femminile e infine, il dottor Jekyll (“Lo strano caso del dottor Jekyll e Mr Hyde”) ha permesso alla sua controparte, Mr Hyde, di prendere il sopravvento per anni. Questo, solo per quanto riguarda i componenti de la Lega,ma ci sono moltissimi riferimenti anche ad altri personaggi letterari come Mr Dupin (“I delitti della Rue Morgue”) e Sherlock Holmes, con una strizzata d’occhio alle opere di Charles Dickens. Un lavoro ambizioso, una storia di avventura e mistero condita da molta ironia e british humor con protagonisti i più grandi personaggi della letteratura mondiale.

Due parole, infine, per l’edizione: la casa editrice Bao Publishing, che da un po’ di anni detiene i diritti della serie, ha ripubblicato a partire da metà del 2019 questo primo volume e i successivi in una nuova edizione estremamente curata: alla fine del fumetto ci sono diversi inserti con illustrazioni riguardanti la storia e un intero racconto con protagonista Allan Quotermain scritto e illustrato dagli autori. Un valore aggiunto e una piccola chicca per i fan vecchi e nuovi di questa storia e dei suoi personaggi.

Titolo: La Lega degli Straordinari Gentlemen
Autrice: Alan Moore e Kevin O’Neill
Genere: Fumetto
Casa editrice: Bao Publishing
Pagine: 176
Anno: 2019
Prezzo: € 21,00
Tempo medio di lettura: 1 giorno
Filmografia consigliata: Da questa storia è stato tratto un film nel 2003 “La leggenda degli uomini straordinari”. Per i lettori del fumetto le differenze con la versione cinematografica sono abbastanza evidenti ma è comunque un film godibile ed è ricordato anche per essere l’ultima apparizione cinematografica di Sean Connery.

Gli autori
Alan Moore, di origine britannica, è un artista completo: scrive fumetti, romanzi, musica e canzoni. È autore di alcuni dei fumetti più famosi e premiati, riconosciuti universalmente come capolavori: “Watchman”, “V per Vendetta”, “From Hell”, e “Batman: The Killing Joke” oltre, ovviamente, alla serie de “La lega degli Straordinari Gentlemen”.

Kevin O’Neill
, fumettista, conosciuto soprattutto per essere il co-creatore della serie “Nemesis the Warlock” e “La Lega degli Straordinari Gentlemen”.

Giovanna

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Lungo petalo di mare (Isabel Allende)

9788807033438_0_0_471_75Oltre alla musica nelle sue forme più varie, Marcel Luis trasmise ai figli la curiosità per la scienza e la passione per la giustizia sociale. La prima spinse Victor a studiare Medicina, mentre la seconda fu l’ideale assoluto di Guillem.

Victor Dalmau è un giovane studente di medicina che, nel mezzo della Guerra civile spagnola, si trova impegnato prima sul fronte e successivamente come aiutante medico negli ospedali di Barcellona. Vede la sua vita e il suo paese cambiare giorno dopo giorno, in modo inevitabile e doloroso, come solo la guerra riesce a fare. La sua famiglia è composta da resilienti: suo fratello Guillemche combatte sul fronte; i suoi genitori che cercano a modo loro di fronteggiare la guerra civile con piccoli atti di coraggio e disobbedienza civile; e, infine, Roser Bruguera, una giovane allieva di suo padre, una pianista di straordinario talento che vive in casa loro come una figlia. Quando in Spagna si allunga anche l’ombra della Seconda guerra mondiale, Victor capisce che l’unica scelta per sopravvivere è quella più dolorosa: lasciare la Spagna e fuggire con la sua famiglia. Quasi come un segno del destino, questa sua decisione viene favorita dalla Storia stessa: il poeta Pablo Neruda ottiene dal suo governo di poter acquistare e armare una nave per portare i civili spagnoli nella sua terra natia, il Cile. Inizia così una raccolta di fondi per acquistare e preparare la nave, ribattezzata Winnipeg. Per coloro che faranno richiesta e otterranno il permesso di partire inizierà un viaggio fino all’altro capo del mondo per ricominciare.

Il vero motore della narrazione è la Storia stessa e come i grandi eventi spesso travolgano le vite delle persone comuni, costringendole a fare scelte difficili dalle quali non si può tornare indietro.
Isabel Allende, autrice cilena conosciuta in tutto il mondo,con “Lungo petalo di mare” (edito in Italia da Feltrinelli)sfrutta un tema molto attuale: quello dell’immigrazione e della fuga dalla guerra per ricordarci – come se ce ne fosse bisogno – che alcuni eventi purtroppo sono sì destinati a ripetersi, ma sta a noi imparare dagli errori del passato per non commetterli nuovamente.
L’autrice, dopo molto tempo, ritorna alle sue origini raccontando una storia che riguarda non solo la guerra e i suoi strascichi, ma anche e soprattutto la vita, in tutte le sue sfaccettature, e come può essere imprevedibile, strana e preziosa. Torna a raccontare della sua terra natia in un periodo storico molto delicato giocando spesso con personaggi realmente esistiti, come Pablo Neruda, che l’autrice ebbe modo di conoscere durante la sua carriera giornalistica. In questo romanzo recupera temi a lei carie spesso presenti nei suoi precedenti lavori: la ciclicità con cui si ripresentano alcuni eventi e la passione per le storie familiari. La Allende riesce a curare la crescita dei suoi personaggi facendoli maturare in base agli eventi della propria vita, rendendoli vivi e umani, persone con difetti e virtù propri; li racconta attraverso grandi atti di coraggio ma anche piccole azioni quotidiane attingendo, spesso, anche dalla propria esperienza personale.

Titolo: Lungo petalo di mare
Autrice: Isabel Allende
Genere: Romanzo storico
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine: 348
Anno: 2019
Prezzo: € 19,50
Tempo medio di lettura: 3 giorni
Consiglio di lettura: Della stessa autrice da leggere è il suo primo romanzo,“La casa degli spiriti” da cui è stato tratto l’omonimo film del 1993, con Meryl Streep, Winona Ryder e Jeremy Irons.

L’autrice
Isabel Allende tra le più affermate scrittrici latinoamericane, poi naturalizzata statunitense. È cresciuta tra la Bolivia l’Europa e in Cile fino al 1973 quando, dopo il golpe di Pinochet (dove morì l’allora presidente del Cile Salvador Allende, cugino di suo padre) si trasferì in Venezuela e poi in America. Ha una bibliografia di tutto rispetto: nei suoi romanzi usa le sue protagoniste per rivivere aspetti importanti della sua vita come ne “La casa degli spiriti”; poi ci sono i libri apertamente autobiografici come “Il mio paese inventato” e “Paula”, un memoir dedicato alla figlia scomparsa e, i romanzi storici: “Lungo petalo di mare” si colloca in questa categoria insieme, ad esempio, a “Ines dell’anima mia” e “L’isola sotto il mare”, tutte storie che hanno come protagoniste donne forti che scoprono le loro potenzialità.

Giovanna

Lettore medio

La quinta stagione (N.k. Jemisin)

9788804710288_0_0_471_75Ciò che devi ricordare è questo: la fine di una storia è solo l’inizio di un’altra. È già accaduto, dopo tutto. La gente muore. I vecchi ordini passano. Nascono nuove società. Quando diciamo: “È la fine del mondo”, di solito è una bugia, perché in realtà il pianeta sta bene.
Ma è così che finisce il mondo.
È così che finisce il mondo.
È così che finisce il mondo.Per l’ultima volta.

Il mondo è un unico insieme, l’Immoto. Un grande continente squassato da eventi sismici che variano per intensità. La terra trema spesso ma solo i grandi terremoti provocano cambiamenti climatici rilevanti, le Stagioni, periodi più o meno lunghi in cui la catastrofe sismica libera polveri che oscurano il sole, con conseguenze tragiche: pioggia di cenere, interruzione del regolare corso delle stagioni, freddo glaciale.
Gli abitanti dell’Immoto hanno imparato a convivere da tempo con l’imprevedibilità della loro terra e, per garantirsi la sopravvivenza,fanno riferimento a delle regole che permettono loro di superare le Stagioni. Un esempio è la suddivisione (più o meno rigida) in caste, che attribuisce a ognuno una propria funzione nella società. Tra queste caste ce n’è una, temuta e spesso discriminata, dalla quale non c’è possibilità di uscire, quella degli orogeni. Costoro hanno la capacità innata di percepire gli eventi sismici della terra e di controllarli: possono gestire e smorzare una scossa o scatenarne tutta la potenza. In un mondo dove la terra trema, chi detiene il potere di controllarla, e quindi di provocare una Stagione, è visto con sospetto e, pertanto, gli orogeni vengono reclutati fin da bambini per essere portati a Yumenes, la capitale dell’Immoto. È lì che si trova il Fulcro, il centro di addestramento degli orogeni, dove imparano a controllare il loro potere che viene messo al totale servizio della comunità, a discapito di qualsiasi diritto o libertà personale.
In questo mondo si muovono tre protagoniste, ognuna con la sua storia: c’è Essun che è in cerca della figlia scomparsa; Damaya, una giovane orogena in addestramento al Fulcro;infine,Syenite, orogena superiore in missione per avanzare di livello: le tre narrazioni assumono volta per volta punti di vista differenti cosicché diventa più semplice distinguerle l’una dall’altra.
“La quinta stagione” (edito da Mondadori) è il primo volume che compone la trilogia de “La Terra spezzata”. L’autrice, Nora K. Jemisin, ha creato un mondo articolato e complesso, caratterizzato da una società suddivisa in caste, regole e limiti da rispettare, diseguaglianza sociale, ingiustizia e strumentalizzazione della casta degli orogeni. Un romanzo ricco di sfaccettature quindi che fornisce al lettore ottimi spunti di riflessione su tematiche estremamente attuali, come l’emarginazione del diverso e i cambiamenti climatici.
Nelle prime duecento pagine l’autrice si lancia nella descrizione del mondo da lei creato, spesso usando parole e dialetti inventati che possono confondere il lettore, creando un effetto che in un primo momento è estraniante, ma che poi diventa coinvolgente perché la curiosità di comprendere le leggi di questo mondo tiene il lettore incollato alle pagine impegnato in una lettura che diventa via via sempre più fluida: basta lasciarsi trasportare dalla storia e tutto poi assume la giusta prospettiva e viene ampiamente spiegato, come in un puzzle in cui l’ultimo tassello svela una trama più ampia e articolata.

Titolo: La quinta stagione
Autore: N. K. Jemisin
Genere: Fantascienza
Casa editrice: Mondadori
Pagine: 490
Anno: 2019
Prezzo: € 15,00
Tempo medio di lettura: 4 giorni
Consiglio di lettura: Un’altra autrice che nei suoi lavori ha trattato temi simili è Margaret Atwood in particolare ne “L’ultimo degli uomini” e “Il racconto dell’ancella”.

L’autrice
N.K. Jemisin è una rinomata autrice di fantascienza, che ha all’attivo otto romanzi e diverse raccolte di racconti. Ha ricevuto numerosi premi per le sue opere ma in particola per la trilogia della Terra spezzata per cui ha vinto per tre volte consecutive il premio Hugo: nel 2016 per “La quinta stagione”, nel 2017 per “The obelisk gate”, e nel 2018 per “The stone sky”. Gli ultimi due volumi sono al momento inediti in Italia ma la casa editrice Mondadori ne ha confermato l’uscita.

Giovanna

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Una famiglia americana (Joyce Carol Oates)

9788842820192_0_0_0_75Eravamo i Mulvaney, vi ricordate di noi?
Per parecchio tempo ci avete invidiato, poi ci avete compianto.
Per parecchio tempo ci avete ammirato, poi avete pensato “Bene! È quello che si meritano”.
«Troppo esplicito Judd!» direbbe mia madre, torcendosi le mani a disagio. Ma io credo nel dire la verità, anche se dolorosa. Soprattutto se dolorosa.

Stati Uniti d’America, metà degli anni ’70. I Mulvaney vivono in una proprietà chiamata High Point Farm nella parte settentrionale dello stato di New York.La loro vita è perfetta: vivono in una casa da fiaba, con un esercito di animali domestici e da fattoria, sono molto uniti tra loro e tutta la comunità li rispetta e li invidia. Michael John Mulvaney Sr ha fondato la sua ditta di costruzioni – la “Mulvaney tetti & coperture” –che, dopo tanti sacrifici e duro lavoro, è diventata un’impresa forte e produttiva; Corinne, sua moglie, è una donna iperattiva e allegra, dalla forte fede cattolica; poi, ci sono i loro quattro figli, Michael John Jr, Patrick, Marianne e Judd, tutti diversi tra loro ma ognuno in grado di farsi apprezzare per una propria peculiarità: Michael, per esempio, è stato la star della squadra di football al liceo; Patrick è portato per gli studi scientifici; Marianne è popolare per la sua gentilezza e Judd è semplicemente il piccolo di casa. La vita scorre serena per i Mulvaney finché in una sera del 1976, la notte di San Valentino, alla diciassettenne Marianne capiterà un incidente che cambierà per sempre la sua vita e quella della sua famiglia.
Voce narrante di “Una famiglia americana” (edito da Il Saggiatore) è Judd, ormai adulto e affermato giornalista, che si appresta a ricordare gli avvenimenti che portarono al disfacimento di tutto ciò che conosceva. Attraverso le parole di Judd, l’autrice, Joyce Carol Oates, tratteggia dei personaggi molto umani e, per questo, fallaci: tutti commettono degli errori, sia per eccesso di zelo, sia per paura e mancanza di coraggio.La storia dei Mulvaney, il loro arrancare cercando un significato agli eventi, in un primo momento provocano nel lettore rabbia per le ingiustizie subìte; poi, però, lo spingono a riflettere sullìipocrisia della nostra società e su come, spesso, le persone ti sono vicine solo per interesse. La fragilità dei personaggi si rivela con prepotenza nell’attimo in cui tutto quello che hanno costruito si sgretola sotto i loro piedi, proprio il momento in cui, invece,essi avrebbero dovuto dimostrarsi forti.Pagina dopo pagina,i Mulvaney si dirigeranno inesorabilmente verso un punto di rottura che, però, non riuscirà a spezzare i legami esistenti tra di loro: oltre la rabbia e il dolore, al di là delle necessarie separazioni, le ferite guariranno, la vita continuerà a fare il suo corso e quello che un tempo i Mulveney sono stati, potranno tornare ad essere.
L’autrice, con il suo stile asciutto, che ricorda quello di un giornalista di cronaca, riesce a riportare sentimenti ed emozioni con molta facilità e, contemporaneamente, conduce i suoi lettori attraverso tematiche evidentemente a lei molto care, come l’ipocrisia della società americana, soprattutto della classe borghese e benestante, sulla disparità sociale e sui percorsi di crescita interiori, su come alcune volte la vita ci metta in situazioni difficili da cui sembra impossibile uscire ma, quando ci si riesce, si può guardare a se stessi e alla vita con occhi nuovi.

Titolo: Una famiglia americana
Autore: Joyce Carol Oates
Genere: Romanzo familiare/di formazione
Casa editrice: Il Saggiatore
Pagine: 502
Anno: 2014
Prezzo:€ 16,00
Tempo medio di lettura: 7 giorni
Consiglio di lettura: “Pastorale americana” di Philip Roth

L’autrice
Joyce Carol Oates è conosciuta come una delle più prolifiche autrici americane della letteratura contemporanea. Oltre ad aver scritto numerosi romanzi e raccolte di racconti, è autrice di opere teatrali, sceneggiature, raccolte di poesie e saggistica. Vincitrice di numerosi premi è stata più volte finalista al National Book Award, al National Book Critics Circle Award e al premio Pulitzer.

Giovanna

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Il Mago M. (René Barjavel)

9788899793784_0_0_503_75Più di mille anni fa, in Bretagna, viveva un mago di nome Merlino. Era giovane e bello, aveva lo sguardo vivace e malizioso, un sorriso vagamente beffardo, le mani sottili, la grazia di un ballerino, la noncuranza di un gatto, la vivacità di una rondine. Lo scorrere del tempo non lo sfiorava, sua era la giovinezza eterna delle foreste.

Ci sono alcune storie che, nonostante il trascorrere del tempo, non smettono mai di esercitare il loro fascino sui lettori. Alcune di queste storie sono quelle che riguardano Artù e i suoi cavalieri. Fanno parte dell’immaginario comune e i loro nomi sono noti a tutti: Merlino, Viviana, Ginevra, Morgana, Lancillotto. Non si può pensare a loro senza rievocare lo splendore delle armature, i candidi destrieri e tanta magia. “Il Mago M.” di René Barjavel (edito da L’Orma) si concentra su un aspetto molto particolare delle avventure dei cavalieri della Tavola Rotonda, un filone molto specifico, quello della ricerca del Sacro Graal: all’inizio della narrazione facciamo conoscenza con quello che è il personaggio che dà il via a tutti gli eventi, il mago Merlino, una creatura potente ed eterna, in perenne lotta con il suo essere, a metà tra bene e male e che cerca in ogni modo di perseguire la via della luce. Se in altri romanzi che raccontano il Ciclo Bretone Merlino è rappresentato come un vegliardo saggio a dalla lunga barba bianca, in questa versione è un uomo giovane, che può però mutare e mascherare il proprio aspetto e la propria età a piacimento. La sua storia viene raccontata a partire dal concepimento fino a conoscerlo,oltre che per gli straordinari prodigi che accompagnano ogni fase della sua vita,anche per il suo amore proibito: quello con la bella Viviana, la Dama del Lago che lui stesso istruisce nell’arte della magia. Nel racconto tutte le azioni di Merlino sono finalizzate ad un unico scopo: il ritrovamento del Graal, la coppa benedetta usata per raccogliere il sangue di Cristo crocifisso che, si dice, porterà pace nel mondo. Solo un cavaliere dal cuore puro però è destinato a riuscire nell’impresa e la creazione della Tavola Rotonda servirà a scoprire il prescelto. La ricerca del Graal è quindi la spina dorsale di tutto il romanzo e da essa si diramano tutte le storie degli altri personaggi, cavalieri e non: tra questi troviamo la storia di Lancillotto, dilaniato tra la devozione per il suo sovrano e l’amore per la regina Ginevra, e Morgana, la strega che mira al trono del fratellastro Artù.
In questo romanzo c’è un perfetto connubio tra i personaggi descritti nel Ciclo Bretone e la potenza narrativa del romanzo moderno: i personaggi mantengono i tratti caratteristici delle leggende ma hanno uno spettro più ampio di personalità, pensieri e emozioni. In particolare, l’aspetto più innovativo del romanzo è proprio la scrittura dell’autore: un linguaggio semplice ma non banale che oscilla tra l’epica e l’umorismo. René Barjavel attinge a piene mani alle leggende senza però stravolgerle ma le consegna in una nuova veste ai lettori che possono avvicinarsi a questi racconti e contribuire alla diffusione delle storie di Artù e dei suoi cavalieri.

Titolo: Il mago M.
Autore: René Barjavel
Genere: Fantastico
Casa editrice: L’Orma
Pagine: 400
Anno: 2019
Prezzo: €20,00
Tempo medio di lettura: 4 giorni

Consiglio di lettura:“Le nebbie di Avalon” ripercorre le gesta di Artù e dei suoi cavalieri narrate dal punto di vista di Morgana. Potete trovare la recensione al seguente link
https://illettoremedio.wordpress.com/2019/02/09/le-nebbie-di-avalon-marion-zimmer-bradley/

L’autore
René Barjavel è stato uno scrittore, giornalista, sceneggiatore e dialoghista francese, considerato in patria uno degli autori di punta della fantascienza moderna francese. Il mago M., contrariamente ai suoi romanzi precedenti, è una riscrittura del ciclo bretone, una vera incursione nell’epica, pubblicato in Francia nel 1984 poco prima della morte dell’autore e da molti considerato il suo “testamento letterario”. Le opere di Barjavel in Italia hanno avuto poca risonanza, tant’è che il Mago M. è rimasto inedito in Italia fino alla pubblicazione da parte de L’Orma editore.

Giovanna

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Il silenzio delle ragazze (Pat Barker)

9788806241025_0_0_454_75Il grande Achille. Il luminoso, splendido Achille; Achille simile a un dio. Montagne di epiteti che le nostre labbra non hanno mai pronunciato. Per noi era solo un macellaio. Il piè veloce Achille. Ecco, questo sì che è interessante. Più di ogni altra qualità era la velocità a definirlo […] Con lui nessuno poteva avere l’ultima parola: neppure un dio.

Della guerra di Troia si è sempre scritto tanto: che si tratti di studi storici, letterari o di altro genere, il mito di questo lungo conflitto e degli eroi che lo combatterono non smette di affascinarci ancora oggi. Il perché è abbastanza semplice da spiegare: è uno dei più grandi racconti della nostra cultura occidentale. Non il primo, e nemmeno il più antico, ma sicuramente uno dei più affascinanti. A causa dei dettami dell’epoca, però, c’è una parte importante che manca quasi sempre nei poemi antichi: la voce delle donne. O almeno, questa è limitata alle loro competenze e alle loro funzioni narrative e sociali. Ovviamente, ci sono delle eccezioni: già nella letteratura antica Euripide aveva restituito la voce alle donne, rendendole protagoniste della guerra con la sua tragedia “Le Troiane”. Nella tradizione omerica, tuttavia,le donne rispecchiano la prima tipologia e sono, quasi sempre, elementi silenziosi, dei complementi d’arredo, e se questo è vero per quelle di nobili natali, lo è ancora di più per le schiave di guerra, considerate parte di un bottino, alla stregua delle armi e del vasellame e, in quanto oggetti, non dotate di voce o possibilità di scelta.Sono le donne del romanzo di Pat Barker, “Il silenzio delle ragazze” (edito Einaudi). Tra queste troviamo la protagonista del romanzo, Briseide, regina di Lirnesso e poi schiava di Achille. Già dalle prime righe del romanzo si evince l’odio di Briseide per il suo padrone. Odia Achille come uomo e come nemico della sua patria ma, per la sua sopravvivenza, deve accettarne la convivenza, impararne le abitudini, servirlo in tutto. Achille che le ha tolto il suo status di regina, la sua famiglia e la sua dignità, Achille che versa ogni giorno il sangue della sua gente, Achille il macellaio, sempre e costantemente alla ricerca di onore e gloria. Dalla sua prospettiva analizziamo con gli occhi delle donne i momenti più significativi della guerra. Con le altre schiave Briseide si confida, trova conforto e aiuto, in una rete sotterranea di lealtà e amicizia e sarà lei, a conservare e tramandare le storie delle donne troiane, sopravvissute alla loro patria e disperse in altri paesi.
Pat Barker non solo ha dato voce alle sue donne: le fa urlare di rabbia anche se in un modo sommesso, sotterraneo, senza destare sospetti. Il suo è un romanzo crudo ed esplicito, ogni situazione anche la più sgradevole è raccontata senza mezzi termini, in modo diretto. L’ambientazione è molto specifica, ricreata alla perfezione e risulta molto affascinante, ma, al di là delle armature, dei cavalli, degli dei e degli eroi, una considerazione viene spontanea: che quelle ragazze di cui parla e racconta la Parker esistono ancora: sono in ogni parte del mondo in cui c’è ancora la guerra e in cui ancora il corpo delle donne è un oggetto di scambio. L’autrice quindi è riuscita in un duplice intento: sotto l’aspetto letterario, ha raccontato gli effetti che la guerra ebbe sulle donne di Troia, in uno dei poemi più famosi della nostra letteratura; sotto quello sociale,invece, ha spostato l’attenzione sul lato umano facendoci riflettere sul fatto che da qualche parte nel mondo, ancora oggi, per alcune donne questa non è finzione ma realtà.

Titolo: Il silenzio delle ragazze
Autore: Pat Barker
Genere: Epico-storico
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 344
Anno: 2019
Prezzo: € 18,50
Tempo medio di lettura: 4 giorni
Consiglio di lettura: Armarsi di post-it, matite o evidenziatori, qualsiasi cosa si preferisca per segnare le parti più significative.

L’autrice
Pat Barker è una scrittrice inglese già vincitrice del Man Booker Prize nel 1995. Ha insegnato storia ed è sempre stata attirata dal tema della guerra; infatti, il libro che le fece vincere il premio, “The Ghost Road”, è l’ultimo della trilogia della “Rigenerazione”, incentrata su alcuni veterani della Prima guerra mondiale e sulle conseguenze che ebbe su di loro.

Giovanna

Lettore medio

Nos4a2 (Joe Hill)

9781473226418_0_0_0_75Sarebbe felice per sempre a Christmasland. Lassù il mondo non può fargli niente, perché non è un posto nel mondo. È nella mia testa. Sono tutti al sicuro nella mia testa. L’ho sognato, sai, Christmasland. L’ho sognato e cammino, cammino, ma non riesco ad arrivare in fondo al tunnel. Sento i bambini che cantano per me, ma il tunnel non ha fine. Mi serve lo Spettro, mi serve un passaggio.

Victoria, Vic,McQueen ha otto anni quando scopre di possedere una straordinaria abilità: riesce a attraversare il ponte coperto tra lo Smarrito e il Ritrovato. In altre parole, può trovare tutto quello che si smarrisce: oggetti, animali domestici e, in alcune circostanze, persone. Questa sua abilità la espone spesso a situazioni rischiose che la mettono in bilico tra follia e sanità mentale. È lei per prima a dubitare delle sue capacità ogni volta che non ne fa uso. Tutto cambia quando, qualche anno dopo, incrocia sulla sua strada lo Spettro, alias Charles Talent Manx, un altro speciale come lei. Ma, a differenza di Vic, Manx è stato traviato dal suo potere: ha creato un luogo, sospeso tra lo spazio e il tempo, Christmasland, dove si nutre delle anime delle sue piccole vittime. Victoria si troverà quindi ad essere l’unica a poter fronteggiare Manx, soprattutto quando la vita di qualcuno a lei molto caro si troverà in pericolo.
Per chi non lo sapesse, Joe Hill è il figlio di Stephen King e, ora più che mai, è palesemente vero che la mela non è caduta lontana dall’albero. In Nos4a2 (edito da Sperling&Kupfer),viene rimessa in gioco la più antica creatura della notte su cui siano mai state scritte pagine o raccontate leggende: il Nosferatu, il vampiro. Hill rimescola le carte in gioco attingendo dal passato ma, nel contempo, costruendo un proprio mondo narrativo, abitato da creature dotate di poteri stravaganti, doni che spesso richiedono il pagamento di un prezzo proporzionato. Così nasce Charles Talent Manx, il vampiro moderno della nostra storia, una creatura corrotta dal suo potere e dalla sua stessa immaginazione. Un altro punto di forza della storia è, senza dubbio, Christmasland: la terra immaginaria frutto della fantasia malata di Manx. Joe Hill riesce a prendere ciò che è sempre stato associato alle festività natalizie con tutto il bagaglio di purezza e candore per trasformarlo in paura. Nessuno guarderà più un bastoncino di zucchero o un albero di Natale allo stesso modo!
La nostra protagonista, Victoria, è tanto dotata quanto problematica: le conseguenze legate al suo dono la portano a sprofondare sempre più spesso in problemi di varia natura. Non è un’eroina nel vero senso del termine, anzi: vengono messe spesso in evidenza le sue fragilità e debolezze, le stesse che ha un comune essere umano, come anche i suoi pregi tra cui quello per cui si è fatta apprezzare di più: la capacità di riuscire a trasformare tutto il male della propria vita in qualcosa di creativo oltre, ovviamente, al suo coraggio e alla temerarietà nell’affrontare anche l’ignoto per salvare chi ama.Con questo romanzo Joe Hill ha creato un mondo: ben costruito, solido, con personaggi ben fatti e vividi.
Ultima nota di apprezzamento: tutti i fan di Stephen King sanno dei collegamenti che intercorrono tra un romanzo e l’altro del Re (spesso palesi, altre volte meno). A quanto pare anche Joe Hill ha seguito questo filo conduttore: all’interno del romanzo ci sono citazioni riguardanti sia un suo lavoro precedente sia quelli del padre, oltre a diversi omaggi alla madre, Tabitha King, anche lei scrittrice. Al lettore il compito di scovarli tutti (oppure no).

Titolo: Nos4a2
Autore: Joe Hill
Genere: Horror
Casa editrice: Sperling&Kupfer
Pagine: 657
Anno: 2013
Prezzo: € 17,90
Tempo medio di lettura: 5 giorni
Musica consigliata: Higway to Hell degli AC/DC

L’autore
Joseph Hillstrom King è scrittore e fumettista. Il suo primo romanzo “La scatola a forma di cuore” viene pubblicato nel 2007 sempre dalla casa editrice Sperling&Kupfer. É anche autore di una serie a fumetti “Locke e Key” illustrata da Gabriel Rodríguez.

Giovanna

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Circe (Madeline Miller)

9788845400346_0_0_454_75Percepii le correnti muoversi. I granelli di sabbia bisbigliare tra loro. La creatura stava sollevando le ali. Nell’oscurità intorno a noi rilucevano nubi del suo sangue dorato. Sotto i miei piedi riposavano ossa antiche di migliaia di anni. Non posso sopportare questo mondo un solo momento di più, pensai.
Allora, bambina, creane un altro.

Chi era Circe? Secondo Omero, che per primo presentò al mondo la figura di questa donna potente e bellissima, altri non era che una strega, capace di tramutare gli uomini in bestie. Viveva isolata su una splendida e lussureggiante isola, un paradiso terrestre creato apposta per ingannare e intrappolare gli sventurati marinai che, inconsapevoli del pericolo, cercavano un rifugio dalle intemperie del mare. È l’isola su cui approda anche Ulisse, che di Circe diviene l’amante dopo averla convinta a ritrasformare gli uomini del suo equipaggio, tramutati impietosamente in un branco di maiali. Questo, per la tradizione omerica, è quello che sappiamo di lei: compare nell’Odissea e poi viene riconsegnata all’oblio quando l’eroe di cui seguiamo le gesta riprende il mare verso la sua casa, Itaca.
Ma chi era davvero Circe? Da quale progenie è nata, qual è il suo passato, l’origine del suo potere, i suoi desideri e sogni? E il suo futuro dopo la partenza dell’amato Ulisse? A queste domande cerca di rispondere l’autrice Madeline Miller che si fa quindi carico di uno scomodo peso: quello di prendere una figura concepita da una mente e una fantasia tanto diversa da quella dei lettori moderni e di trasformarla in una creatura pulsante, viva e reale, fatta di sogni e speranze. Circe è un personaggio che evolve nel corso del romanzo, passa dall’essere sparuta e triste all’incarnare una donna forte e potente. Tale trasformazione non è legata strettamente alla magia, ma alla nuova consapevolezza di sé e alla strada che intraprende per diventare quello che lei intuisce di poter essere: qualcuno che non deve sottostare alle regole o alle punizioni della sua natura divina ma che può, invece, assecondare quella parte di sé che tanto la rende straordinariamente umana. Circe è la figlia maggiore di Elios, il titano dio del sole, e di una ninfa del mare, Perseide. Nella versione raccontata da Madeline Miller non ha ereditato né la bellezza della madre né il potere del padre, ma è una creatura nuova, in costante mutamento in un mondo di divinità statiche e litigiose: così, la seguiamo per tutta la sua vita e con lei riviviamo tutti i momenti più importanti dell’opera omerica. Insieme a lei conosciamo Dedalo e suo figlio Icaro, la bella e sfortunata Arianna, la risoluta Medea e tutto quel vasto corollario di divinità con cui entra in contatto senza però lasciarsi influenzare da loro. Circe sa di non appartenere a quel mondo: è per questo che dedica ogni suo sforzo per ritagliarsi un suo spazio, per affermare il suo essere e il suo potere di donna libera e padrona della sua vita.

Con “Circe” (edito da Sonzogno), l’autrice Madeline Miller è riuscita a dar vita a un personaggio con una personalità e una mentalità straordinariamente moderna senza snaturare il contesto storico: come Circe quasi tutte le figure mitologiche femminili nelle opere omeriche sono poco approfondite, la maggior parte della scena è degli uomini e delle loro avventure mentre le donne sono spesso relegate in un ruolo prestabilito: la strega, la moglie devota, la madre scellerata.
Con questo romanzo, invece, la Miller restituisce la scena alle figure femminili, dà loro voce e personalità che sia essa buona o cattiva.

Titolo: Circe
Autrice: Madeline Miller
Genere: Romanzo mitologico
Casa editrice: Sonzogno
Pagine: 416
Anno: 2019
Prezzo: € 19
Tempo medio di lettura: 4 giorni
Consiglio di lettura: prima di Madeline Miller c’è stata un’altra autrice che ha rivisitato il mito omerico attraverso il punto di vista femminile: Christa Wolf con i due romanzi “Cassandra” e “Medea”.
Madeline Miller ha pubblicato anche il romanzo “La canzone di Achille” la cui recensione potete trovare al seguente link
https://illettoremedio.wordpress.com/2019/06/13/la-canzone-di-achille-madeline-miller/

L’autrice
Madeline Miller è laureata in lettere classiche e ha insegnato per anni greco e latino, drammaturgia e adattamento teatrale per l’università di Yale. “La canzone di Achille” è il suo romanzo d’esordio pubblicato nel 2011 e grazie al quale ha vinto l’Orange Prize for fiction. Il suo secondo romanzo “Circe” è stato pubblicato dalla casa editrice Sonzogno.
Giovanna

Lettore medio

La canzone di Achille (Madeline Miller)

9788831780988_0_0_454_75“Lui suonava la lira di mia madre e io lo osservavo. Quando veniva il mio turno di suonare, le dita mi si impigliavano tra le corde e l’insegnante scuoteva la testa, scoraggiato. Non m’importava. «Suona ancora» gli dicevo. E lui suonava finché faticavo a scorgere le sue dita nell’oscurità.
E poi mi accorsi di quanto fossi cambiato. Non m’importava più di perdere quando correvamo o quando nuotavamo fino agli scogli o quando scagliavamo le lance o facevamo rimbalzare i sassi. Chi mai si sarebbe vergognato di essere battuto da tanta bellezza?”

L’Iliade è, probabilmente, uno dei poemi più conosciuti al mondo: un pilastro della letteratura classica, un mito senza tempo che ha ispirato scrittori e lettori di ogni epoca attraverso le gesta e le avventure degli eroi che ne sono protagonisti: la storia d’amore di Paride ed Elena, la vendetta di Menelao e la brama di potere di Agamennone, la tragica fine di Ettore, figlio prediletto di Priamo ed eroe della città di Troia. Ma, fra tutte queste storie una, in particolare, sembra esercitare un fascino al di sopra di ogni altra: quella di Achille, eroe e semidio, figlio del re di Ftia, Peleo, e della ninfa Teti.
Nel suo romanzo Madeline Miller, compie un’operazione che può essere considerata innovativa e pericolosa allo stesso tempo, ovvero approfondire la relazione tra Achille e Patroclo prima e durante la guerra di Troia. La storia è narrata dal punto di vista di Patroclo che ne è quindi narratore e protagonista. Attraverso i suoi occhi assistiamo al dipanarsi degli eventi che porteranno alla guerra e al progredire del suo legame con Achille, prima amico, poi therapon (compagno d’armi) e infine amante. L’autrice riesce a restituire due personaggi sviluppati con cura e dalla personalità ben definita, restando allo stesso tempo armoniosamente legata agli eventi e ai personaggi dell’Iliade. Achille è reso perfettamente nella sua duplice natura, sempre sospesa tra due mondi: quello dei mortali, a cui è ancorato grazie all’amore per Patroclo,e quello divino che gli fa ribollire il sangue e lo spinge a reclamare gloria e immortalità che gli spettano per diritto di nascita.
Patroclo, al contrario, è una creatura molto più semplice, profondamente umana: ama, odia, sbaglia e impara dai propri errori, si fa trarre in inganno, prova disgusto, desiderio e rimpianto, né più né meno di qualsiasi altra persona.Entrambi i personaggi prendono forma sotto gli occhi del lettore e vivono la loro esistenza riga dopo riga: Achille con la sua perfezione, la bellezza divina e l’abilità nell’arte della guerra che nessun maestro ha mai potuto insegnare o eguagliare; Patroclo, con tutte le sue meravigliose imperfezioni che lo rendono ancora più speciale, non solo agli occhi di noi lettori ma anche a quelli dell’uomo che lo ama. Insieme a loro, il coro degli altri personaggi dell’Iliade che assumono caratteristiche e forme nuove: lo scaltro Ulisse, la bella Elena, il coraggioso Ettore, la dolce Briseide; ognuno è, a modo suo, partecipe o testimone di una storia d’amore che travalica tutti i limiti, persino quelli della vita e della morte.

Titolo: La canzone di Achille
Autrice: Madeline Miller
Genere:Narrativa lgbt
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine: 384
Anno: 2019
Prezzo:€11,00
Tempo medio di lettura: 4 giorni
Consiglio di lettura: “Omero, Iliade” di Alessandro Baricco, per approfondire o rinfrescare la propria conoscenza del poema omerico.

L’autrice
Madeline Miller
è laureata in lettere classiche e ha insegnato per anni greco e latino, drammaturgia e adattamento teatrale per l’università di Yale. “La canzone di Achille” è il suo romanzo d’esordio pubblicato nel 2011 e grazie al quale ha vinto l’“Orange Prize for fiction”. Il suo secondo romanzo “Circe” è stato pubblicato dalla casa editrice Sonzogno.

Giovanna

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Dio di illusioni (Donna Tartt)

9788817106825_0_0_0_75“È una cosa terribile imparare da bambini che si è un essere separato dal resto del mondo, che niente e nessuno soffre i nostri medesimi dolori di scottature alla lingua o di sbucciature alle ginocchia: che ognuno è solo con i propri acciacchi e le proprie pene. Ancor più terribile, invecchiando, scoprire che nessuna persona – non importa quanto vicina – potrà mai capirci davvero. I nostri io sono ciò che ci rende più infelici, ed è per questo che bramiamo perderli, non credete?”

Siamo nel Vermont, verso la fine degli anni ’80 in un esclusivo college frequentato dalle giovani e promettenti menti della classe dirigente. La maggior parte degli studenti ha cospicui conti in banca e abitudini costose. Appartengono all’élite e come tale si comportano.
Tra loro arriva il giovane Richard Papen, californiano e figlio della classe operaia. Grazie ad una borsa di studio, è riuscito a scappare dalla soffocante realtà del borgo suburbano in cui viveva con la sua famiglia per realizzare il suo desiderio: studiare lettere. Appena arrivato all’Hampden College, viene subito attratto dalle voci che circolano sulle attività del professor Julian Marrow che insegna greco antico ed ha una selezione strettissima di studenti.Sono solo cinque tutti estremamente eccentrici: Bunny, Henry, Francis e i gemelli Charles e Camilla.Richard riesce a inserirsi nel corso e viene accettato dai ragazzi, sentendosi per la prima volta importante per qualcuno. Con i suoi nuovi amici sperimenta ogni tipo di esperienza, lecita e non, facendosi trascinare in situazioni troppo difficili da gestire. Alla fine, però, tutti dovranno fare i conti con le conseguenze delle loro azioni e delle loro illusioni.
Donna Tartt riesce, con questo romanzo, a restituire il ritratto di una generazione di giovani smarriti nelle proprie illusioni e in un mondo che troppo spesso li ha delusi, al punto da dover ricercare nuove strade di conoscenza e appartenenza. Il legame di amicizia e fratellanza, la complicità che si crea tra questi ragazzi, è qualcosa che sfiora la dipendenza: non pensano più come singoli ma come gruppo e, se si sentono minacciati, agiscono di conseguenza. Ciò che li accomuna è un senso di falsa superiorità e il bisogno di legarsi a qualcuno: quasi tutti loro hanno famiglie instabili che suppliscono alla carenza di affetti con il denaro, che pure è assente nel caso di Richard.
La storia è narrata in prima persona dal nostro protagonista che, a causa della sua giovane età e delle manipolazioni a cui viene sottoposto dai suoi compagni (ma, in particolar modo da Henry, il vero centro del gruppo),risulta molto inaffidabile. I ragazzi protagonisti di “Dio di illusioni” (edito in Italia per la casa editrice Bur) non possono essere definiti personaggi positivi, ma la bravura dell’autrice sta proprio qui: nonostanteil fastidioso snobismo, non si può fare a meno di tifare per loro e di sperare che, in qualche modo, tutto finisca per il meglio. La scrittura dell’autrice è limpida e asciutta, senza fronzoli, riesce a toccare momenti di poesia e filosofia con leggerezza e senza mai divagare dalla trama principale che rimane sempre molto accattivante e coinvolgente.

Titolo: Dio di illusioni
Autrice: Donna Tartt
Genere: Narrativa
Casa editrice: Bur – Rizzoli
Pagine: 622
Anno: 2014
Prezzo: €11,00
Tempo medio di lettura: 7 giorni
Soundtrack consigliata: “Another brick in the wall” Pink Floyd

L’autrice
Donna Tartt
non può dirsi un’autrice prolifica: al momento ha tre romanzi all’attivo. “Dio d’illusioni”, il suo romanzo d’esordio è uscito nel 1992 e l’ha consacrata come  autrice must degli anni ’90. Ha pubblicato, in seguito “Il piccolo amico” e “Il cardellino” con cui ha vinto il premio Pulitzer nel 2014.

Giovanna

Lettore medio

La chiave segreta dell’universo (Stephen e Lucy Hawking)

9788804591894_0_0_0_75Esistono molti tipi di scienza e hanno molti usi diversi. Il mio in particolare riguarda il Come e il Perché. Com’è iniziato tutto? L’Universo, il Sistema Solare, il nostro pianeta, la vita sulla Terra? Come funziona? E perché? Questa è Fisica, George: l’eccitante, brillante, affascinante Fisica.

George è un ragazzino sveglio e vivace che vive nella fattoria di famiglia insieme ai suoi genitori e a Fred, il suo maiale. Si potrebbe dire che la sua vita sia prevedibile e tranquilla, se non fosse per alcuni piccoli dettagli: ad esempio, i suoi genitori sono ferventi ecologisti che rifiutano la tecnologia e cercano, in ogni modo, di avere uno stile di vita ecosostenibile, coinvolgendo ovviamente anche il figlio. George comprende le ragioni e le motivazioni dei suoi genitori per cui partecipa alle loro attività anche se non può fare a meno di porsi delle domande: la sua mente è curiosa di scoprire quello che succede sul pianeta e lì fuori, nello spazio. Come fare a saziare la sua sete di conoscenza? La risposta è una sola: un computer. È la cosa che vuole di più al mondo ma sa che i genitori sono contrari a qualsiasi innovazione tecnologica. Per fortuna, nella casa accanto, rimasta vuota per anni, si stabilisce il brillante scienziato Eric, con la figlia Annie, di poco più giovane del nostro protagonista. I nuovi vicini, come George scoprirà presto, hanno un piccolo segreto: un supercomputer, di nome Cosmo, dotato di una personalità ironica e irriverente che permette loro di viaggiare nell’universo e di scoprirne i segreti. Ma, ovviamente, George non è l’unico interessato alle meraviglie che Cosmo può mostrare: c’è qualcun altro che vorrebbe mettere le mani sul supercomputer e non per scopi nobili. Toccherà ai nostri tre eroi proteggere Cosmo e contemporaneamente svelare i segreti del nostro universo.

Stephen Hawking è una delle menti più brillanti del nostro secolo. Si è distinto in ambito scientifico per i suoi studi sulle origini dell’universo e, in generale, per la sua capacità di percepire il mondo esaltandone la bellezza e l’unicità. Nei suoi libri, anche in quelli destinati ad un pubblico adulto e specializzato, si è contraddistinto per una caratteristica, ovvero l’estrema chiarezza e semplicità con cui tratta argomenti spesso complessi. “La chiave segreta per l’universo” (edito da Mondadori) non fa eccezione. Scritto a quattro mani con la figlia Lucy, il romanzo si caratterizza per la presenza di personaggi simpatici e ben delineati, con cui i lettori possono facilmente identificarsi.
Gli autori usano un linguaggio semplice ma non banale e riescono con poche righe a esplorare concetti talvolta complessi. George, Annie e Eric guidano il lettore (che sia esso giovane o meno) in un viaggio attraverso i segreti dell’universo, un viaggio da cui si torna arricchiti e con il desiderio di conoscere ancora di più.

Titolo: La chiave segreta dell’universo
Autori: Stephen e Lucy Hawking
Genere: Avventura
Casa editrice: Mondadori
Pagine: 221
Anno: 2009
Prezzo: € 10,50
Tempo medio di lettura: 3 giorni
Musica consigliata: Rocket man – Elton John

Gli autori
Stephen Hawking
 è stato uno dei cosmologi più autorevoli e conosciuti del mondo, famoso per la sua teoria sulle origini dei buchi neri. Nonostante la grave forma di sclerosi che lo ha colpito, impedendogli progressivamente l’uso degli arti, non ha mai smesso di fare ricerca ad alto livello. È autore di testi scientifici che sono diventati dei veri e propri best seller come “Dal big bang ai buchi neri” e “L’universo in un guscio di noce”. Insieme alla figlia Lucy Hawking ha scritto una serie di libri per ragazzi con lo scopo di avvicinare i giovani alla scienza di cui “La chiave segreta dell’universo” è il primo volume.

Lucy Hawking è scrittrice di narrativa per professione e collabora con diverse testate giornalistiche.

Giovanna