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La vita moderna (Susan Vreeland)

9788865590546_0_0_316_75Forse quel quadro veniva ad annunciare il cambiamento, le nuove sfide che lo attendevano. Perché non era dato di rimanere fermi, nell’arte così come nella vita.

“Il pranzo del canottieri”è una delle opere più conosciute del periodo Impressionista. Nel quadro, dipinto nel 1881 da Pierre-Auguste Renoir, sono raffigurate quattordici persone riunite per un pranzo; si trovano su una terrazza che affaccia su un fiume: una compagnia allegra che chiacchiera, beve e scherza, tutti immortalati nella rappresentazione di un momento gioioso, di vita moderna.
Chi, osservando un quadro, non si è mai chiesto quale storia ci sia dietro la sua creazione, quali siano state le aspettative dell’autore per il suo lavoro o le rinunce e le fatiche da lui fronteggiate per realizzarlo?E ancora: chi sono le persone raffigurate, i modelli che con pazienza si sono prestati al duro lavoro della posa, coloro che hanno permesso al quadro di prendere vita? Ne “La vita moderna” (edito da Beat) si cerca di rispondere a queste e a molte altre domande.
All’inizio ci viene presentato colui che dipingerà “Il pranzo dei canottieri”, il pittore impressionista Pierre-Auguste Renoir che sta affrontando una fase delicata della sua vita e della sua carriera. Versa in gravi difficoltà economiche ma, oltre a essere spaventato dall’indigenza, desidera ardentemente creare quel capolavoro che lo consacrerà finalmente come artista, dandogli credibilità e fama, non soltanto presso i suoi coetanei ma verso i posteri.Desidera creare un’opera che sia la sintesi del movimento impressionista (di cui è uno dei maggiori esponenti e portavoce) ma che abbia, allo stesso tempo, la consistenza e la forza delle opere classiche: qualcosa che coniughi l’esperienza e la forza del passato con la leggiadria delle tecniche pittoriche della sua epoca. Oltre alle vicende (ovviamente romanzate) di Renoir, dei suoi amori e delle sue aspirazioni artistiche, ci vengono raccontate le storie della sua cerchia di amici e dei modelli che sceglieranno di seguire l’audace pittore nella sua titanica impresa. Così, attraverso i personaggi del quadro, siamo catapultati nella Parigi di fine ‘800, tra Montmartre e i suoi bohémien,la classe operaia dei manovali e delle sartine, fino al mondo patinato e luccicante dei nobili, dei collezionisti d’arte e degli aristocratici. Nel quadro di Renoir c’è posto per tutti, che siano prostitute o ricche ereditiere, canottieri o nobili, purché riescano nella loro missione: riportare sulla tela la gioia di vivere de la vie moderne.

Ciò che subito emerge dalla scrittura dell’autrice è la sua capacità di ricreare un’ambientazione credibile e una costruzione unica dei personaggi: ognuno di essi è perfettamente riconoscibile, ha una sua personalità e un modo di essere. Susan Vreeland aveva una profonda conoscenza del mondo dell’arte e dell’animo umano, unita a una grande capacità di descrivere i sentimenti e le passioni che animano i suoi soggetti.

Titolo: La vita moderna
Autrice: Susan Vreeland
Genere: Sentimentale/Storico
Casa editrice: Beat
Pagine: 507
Anno: 2007
Prezzo: € 9,00
Tempo medio di lettura: una settimana
Musica consigliata: “La vie en rose” di Edith Piaf

L’autrice
Susan Vreeland (1946 – 2017) nasce in una famiglia di artisti a Racine, nel Winsconsin. Studia all’Art Institute di Chicago e dopo gli studi, decide di coniugare le sue due più grandi passioni, l’arte e la letteratura, scrivendo art stories, romanzi storici che hanno per protagonisti esponenti del mondo dell’arte. Il romanzo che l’ha resa famosa è “Una ragazza in blu” incentrato su un immaginario dipinto di Veermer. Altro suo lavoro molto conosciuto (oltre ovviamente a “La vita moderna”) è “La passione di Artemisia” una biografia romanzata della pittrice del Seicento Artemisia Gentileschi.

Giovanna

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L’incubo di Hill House (Shirley Jackson)

9788845930959_0_0_428_75Hill House, che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno al buio; si ergeva così da ottant’anni e avrebbe potuto continuare per altri ottanta. Dentro, i muri salivano dritti, i mattoni si univano con precisione, i pavimenti erano solidi, e le porte diligentemente chiuse; il silenzio si stendeva uniforme contro il legno e la pietra di Hill House, e qualunque cosa si muovesse lì dentro, si muoveva sola.

Eleonore Vance è una donna che non ha conosciuto molto della vita: ha trascorso gli anni della sua giovinezza ad assistere la madre ammalata, mettendo sempre se stessa in secondo piano. Un giorno riceve una lettera proveniente dal misterioso professor Montague che la invita a trascorrere le vacanze estive in una casa di campagna, Hill House, nota per i misteriosi fenomeni che avvengono all’interno. Il professore è un antropologo interessato allo studio dei fenomeni paranormali che ha individuato in Hill House il suo più ambizioso progetto: riunire nella dimora alcuni soggetti che abbiano avuto in passato esperienze con il paranormale per provare e documentare l’esistenza di fenomeni spiritici. Eleonore è fra le persone che hanno risposto all’invito del professore insieme a Theodora e a Luke Sanderson, nipote dell’ultima proprietaria di Hill House. I quattro si troveranno quindi a trascorrere alcune settimane tra le mura dell’inquietante casa dove non tarderanno a manifestarsi fenomeni inspiegabili: Hill House ha una storia macabra alle spalle ed è una bizzarria architettonica che riflette la complessità del suo creatore, il fanatico religioso Hugo Crane. Con il tempo, la storia della casa viene alla luce in tutti i suoi lugubri dettagli, i fenomeni si intensificano e vanno a complicarsi i rapporti tra gli abitanti della casa, logorandone le menti.

Quello che più colpisce di questo romanzo è come contenga al suo interno tutti gli elementi della più classica storia di fantasmi senza per questo risultare banale: Shirley Jackson riesce con la sua scrittura a trasmettere la tensione e la paura, senza usare le soluzioni più scontate per questo genere di storia. I personaggi sono ben approfonditi, soprattutto quello di Eleonore, di cui percepiamo il desiderio di rivalsa su una vita di sacrifici e oppressione e il senso di colpa per il sogno di una esistenza diversa. Theodora, invece, è l’esatto opposto: se per Elonore Hill House rappresenta una via di fuga, un’occasione di rinascita, per Tehodora non è altro che la conferma del suo stile di vita anticonformista. Chi altri se non una come lei, sfrontata e diretta, potrebbe accettare di trascorrere le vacanze in una casa stregata? Luke Sanderson, invece, è un ereditiere, viziato e indolente per cui il soggiorno non costituisce altro che un affare di famiglia. Il professor Montague, infine vede in Hill House una ghiotta occasione professionale, per far valere le sue credenze in ambito accademico. Lo stile dell’autrice è ricercato ma allo stesso tempo scorrevole, tiene incollato il lettore alla pagina: non a caso la Jackson è riconosciuta per il suo talento come una maestra del genere horror e gotico.

Titolo: L’incubo di Hill House
Autore: Shirley Jackson
Genere: Gotico
Casa editrice: Adelphi
Pagine: 233
Anno: 2016
Prezzo: € 12,00
Tempo medio di lettura: 3 giorni
Consiglio di lettura: consigliato a chi ama le ghost stories sul genere “il giro di vite” di Henry James.

L’autrice
Shilrey Jackson è stata una scrittrice e giornalista statunitense. La sua specialità sono le storie brevi, con una tendenza verso il genere gotico: uno dei suoi lavori più famosi, La Lotteria, rientra in questa descrizione. È stata un’autrice molto prolifica e spesso le sue storie toccavano tematiche sociali, sopratutto sul ruolo della donna nella società americana tra gli anni ‘50 e ‘60.

Giovanna

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Il segreto della libreria sempre aperta (Robin Sloan)

9788850251124_0_0_0_75Immaginate la forma e le dimensioni di una normale libreria, ma adagiata su una parete. Quel posto era spaventosamente stretto e vertiginosamente alto, con gli scaffali che arrivavano fino al soffitto: tre piani i volumi e forse anche di più. Piegai il collo all’indietro (perché le librerie ti obbligano sempre ad assumere posizioni scomodissime con il collo?). I ripiani si confondevano con le ombre, sembrando proseguire all’infinito.

C’è una piccola libreria nel cuore di San Francisco, nascosta e poco conosciuta se non da una ristretta cerchia di curiosi clienti. La libreria sempre aperta del signor Penumbra è un luogo raro e magico: è un santuario dedicato ai libri e alla letteratura che resiste all’aggressione massiccia della tecnologia e ai colossi dell’informazione. Così almeno appare al nuovo commesso della libreria, Clay Jannon, un giovane e rampante web designer disoccupato a causa della recessione, costretto a ridimensionare le sue aspettative lavorative. Quasi per caso si imbatte nella libreria sempre aperta e nella sua singolare offerta di lavoro: commesso nelle ore notturne. Come Clay scoprirà presto, la libreria in sé non vanta una grande clientela: sembra, infatti, avere un ulteriore scopo. All’interno del negozio ci sono libri destinati alla vendita e libri “speciali” che fanno parte di un catalogo segreto e che solo alcuni clienti selezionati, in possesso di una speciale tessera possono prendere in prestito. Ben presto il giovane commesso improvvisato si troverà a dover svelare alcuni misteri legati alla libreria e all’enigmatico Mr. Penumbra che lo porteranno a rivalutare se stesso e tutte le sue certezze.

“Il segreto della libreria sempre aperta”,edito dalla casa editrice Tea,è un romanzo fresco e divertente: si legge in un soffio, lo stile è diretto, semplice e gioca con una serie di riferimenti; il protagonista, Clay, è un nerd e come tale cita tutta una serie di prodotti, dai film fantasy ai fumetti Marvel che rendono la lettura molto gradevole e creano un legame diretto con il lettore. Inoltre, il tema centrale del libro è un argomento molto attuale: trovare il punto di equilibrio tra analogico e digitale nel campo della conoscenza, soprattutto per gli amanti dei libri. Che si ami la carta o si legga in digitale, il romanzo cerca di trovare un punto di mediazione: non si può negare il progresso ma nemmeno rinnegare il passato. Sta quindi al lettore trovare la soluzione giusta per sé. Nel frattempo, niente impedisce di godersi le (dis)avventure del giovane commesso e del suo misterioso titolare e di tutto il gruppo di personaggi stravaganti che li accompagnano.

Titolo: Il segreto della libreria sempre aperta
Autore: Robin Sloan
Genere: Giallo/umoristico
Casa editrice: Tea
Pagine: 306
Anno: 2018
Prezzo: € 5,00
Tempo medio di lettura: tre giorni
Consiglio di lettura: da leggere al rientro dalle ferie estive, per alleggerire il ritorno alla routine quotidiana.

L’autore
Robin Sloan vive a San Francisco ed è un ex manager di Twitter. É a suo agio sia con le nuove tecnologie (di cui è un grande appassionato), sia con i supporti più tradizionali… come quelli che profumano di carta e inchiostro. Entrambi i mondi convergono quasi sempre nelle sue storie come ne Il segreto della libreria sempre aperta oppure Il magico pane dei fratelli Mazg. Ha inoltre pubblicato (solo in formato ebook) Una piccola libreria di San Francisco, una novella prequel a Il segreto della libreria sempre aperta che ha per protagonista un giovane Mr. Penumbra.

Giovanna

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L’ombra di Pietra (Lorenzo Beccati)

9788851157388_0_0_507_75La donna gli si avvicina e con voce puntuta sussurra: «Io sono Pietra» […] Con la rabdomanzia si guadagna da vivere ma non ci crede realmente. La bacchetta è solo uno stupido pezzo di legno. È una donna intelligente, scaltra e, conosce il mondo e preferisce nascondersi dietro all’arte dei rabdomanti e dare a essa tutti i suoi meriti.

Siamo a Genova nell’estate del 1606. In questa città vive la nostra protagonista, Pietra la rabdomante. È una donna forte e indipendente, in un’epoca in cui queste due caratteristiche non sono viste di buon occhio. Pietra ha una mente acuta ed è un’ottima osservatrice: riesce con uno sguardo a leggere i comportamenti delle persone e a comprenderne i desideri ma, ovviamente, queste sue abilità vanno tenute nascoste. Vive in un mondo dove gli uomini dettano legge e non può in alcun modo mettersi troppo in mostra, per questo usa la rabdomanzia come escamotage per esercitare le sue capacità. Perfino il nome con cui si presenta al mondo è mitigato: “Si fa chiamare Petra perché crede che il suo vero nome, Pietra, appaia troppo forte, una provocazione, se non una sfida”. Così, si nasconde agli occhi del mondo, vivendo ai margini finché, un giorno, i suoi servigi vengono richiesti dal Doge in persona. La rabdomante scopre che in città qualcuno si aggira di notte commettendo efferati omicidi e spaventando i cittadini. Ufficialmente le indagini sono affidate al capitano delle guardie Giacomo Basso, detto Il Bargello, perciò Pietra dovrà agire con molta discrezione per aiutare a consegnare l’assassino alla giustizia. Negli stessi giorni, un noto pittore di origine fiamminga, Pieter Paul Rubens, ospite di una delle famiglie più in vista della città, gli Spinola Doria, sparisce senza lasciare traccia poco dopo aver portato a termine il dipinto della nobildonna Brigida. Ambrogio Spinola, generale della Repubblica e patriarca della casata chiederà aiuto a Pietra per ritrovare l’amico scomparso prima che le voci sulla sua sparizione comincino a diffondersi gettando vergogna sul buon nome della famiglia. La giovane donna quindi si troverà suo malgrado a dover risolvere ben due misteri nello stesso tempo e, come se non bastasse, a fronteggiare nuove rivelazioni sul suo passato e sulla sua famiglia.

In questo romanzo l’arte e la storia si intrecciano con le vicende di una protagonista forte, con una mente moderna, di indole libera e indipendente. L’autore gioca con i ritmi serrati del thriller e un linguaggio scorrevole che rendono la lettura accattivante e piacevole.

Titolo: L’ombra di Pietra
Autore: Lorenzo Beccati
Genere: storico – thriller
Casa editrice: Dea Planeta
Pagine: 286
Anno: 2018
Prezzo: € 16,00
Tempo medio di lettura: tre giorni
Consiglio di lettura: perfetto da leggere in spiaggia o durante una breve vacanza.

L’autore
Lorenzo Beccati è un autore televisivo: ha collaborato a programmi come Striscia la notizia, Drive-in e Paperissima ed è autore di diversi romanzi e saggi. In particolare si è dedicato al genere dei thriller storici: L’ombra di Pietra è il seguito di Pietra è il mio nome, pubblicato nel 2014.

Giovanna

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Macerie Prime. Sei mesi dopo (Zerocalcare)

9788832730760_0_0_0_75La Crisi.
’Sta parola tornava sempre, di continuo. Voi c’avevate un futuro davanti, quando vi siete imbattuti in questa parola. Loro dentro a quella parola ci sono nati. Li ha cullati. Plasmati.
Insomma, quella luce di speranza che c’avevate voi negli occhi quando pensavate al domani… che io un po’ vi invidiavo e un po’ mi schifava… ecco, i ragazzini miei quella luce non sanno manco che è. Per questo mi trovo bene con loro. Siamo uguali. Nativi delle macerie.

Sono passati sei mesi dalle vicende raccontate in “Macerie Prime” (ed. Bao Publishing). In questo arco di tempo i protagonisti del primo volume, Zerocalcare e i suoi amici, si sono persi di vista, ognuno preso dalla sua vita e dai suoi problemi. Li ritroviamo in occasione della nascita del figlio dell’amico Cinghiale, e il lieto evento diventa l’occasione per il protagonista di riallacciare i rapporti col gruppo, dando modo al lettore di conoscere gli sviluppi lavorativi e personali delle vite di: Cinghiale, Katia, Sara, Secco e Deprecabile. Parallelamente alle loro vicende c’è poi la storia allegorica, nella quale i nostri protagonisti sono rappresentati come sopravvissuti in costante lotta con i grandi “demoni” della vita e dei loro tentativi di non lasciarsi sopraffare.
Amori che finiscono, prese di coscienza, speranze, famiglia, fallimento e vittorie: sono i temi che emergono in questo volume. Le vicende che l’autore racconta sono, in sostanza, storie di crescita: per troppo tempo un’intera generazione di giovani ha visto i propri sogni e i desideri per il futuro sgretolarsi contro una società, e una realtà, lavorativa che li ha consumati. Se a questo non si può porre rimedio, una sola cosa c’è da fare: non permettere all’insoddisfazione di renderci esseri umani peggiori.
Zerocalcare propone una forma di resilienza che può tradursi in “insieme siamo più forti”. E anche se un piccolo gruppo di amici non può aiutarti a ottenere il lavoro dei sempre sognato, la vita che desideri, una famiglia oppure l’amore può sempre essere lì per te, farti sentire meno solo, parte di qualcosa.

Il tratto di Zerocalcare è inconfondibile e le sue vignette colpiscono per la semplicità e l’immediatezza con cui riescono a trasmettere il messaggio dell’autore che si fa, ancora una volta, portavoce di un’intera generazione, dei suoi dubbi e fallimenti, dei suoi desideri e delle sue paure, e lo fa in un modo sempre irriverente, cercando di strappare una risata ma pure una riflessione.

Titolo: Macerie Prime. Sei mesi dopo
Autore: Zerocalcare
Genere: graphic novel – autobiografico
Casa editrice: Bao Publishing
Pagine:190
Anno: 2018
Prezzo: € 17
Tempo medio di lettura: 2 ore
Consiglio di lettura: seguire il suggerimento dell’autore, ovvero, non rileggere la prima parte, MaceriePrime. “I personaggi della storia si sono persi di vista per sei mesi ed è giusto che anche tu li ritrovi come stanno per ritrovarsi loro.”

L’autore
Michele Rech, in arte Zerocalcare è nato a Arezzo nel 1983. Nel novembre 2011 apre un piccolo blog a fumetti dove racconta storie a sfondo autobiografico e nello stesso anno viene pubblicato il suo primo libro La profezia dell’armadillo. Nel 2012 vince il premio Macchianera Awards come “miglior disegnatore – vignettista”, nel 2015 è secondo al Premio Strega giovani per il libro Dimentica il mio nome. Nel 2016 viene pubblicato Kobane Calling un volume che raccoglie il reportage pubblicato a puntate su L’Internazionale e che racconta l’esperienza di Zerocalcare con i combattenti della resistenza curda che si battono contro l’Isis sul confine turco – siriano.

Giovanna

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Non è te che aspettavo (Fabien Toulmé)

9788865439869_0_0_0_75“Non è te che aspettavo… Ma sono contento tu sia arrivata”.

Fabien Toulmé e la sua compagna Patricia attendono con ansia la nascita della piccola Julia, la loro secondogenita. La gravidanza procede molto bene e senza complicazioni, tant’è che la coppia, insieme alla figlia Louise, sceglie di trasferirsi dal Brasile alla Francia, il paese d’origine di Fabien. Arriva finalmente il giorno della nascita della bambina ed ecco che, in poche ore, tutto cambia: Julia ha la trisomia 21 – ovvero la sindrome di Down – e un problema cardiaco a essa collegata che la costringono a un lungo ricovero. Superato lo shock iniziale, i due genitori hanno reazioni molto diverse: Patricia è preoccupata per la salute di Julia, mentre Fabien non riesce a provare affetto per la figlia né a instaurare un legame. È un vero e proprio rifiuto il suo, dettato dalla paura e dal non sapere cosa aspettarsi da quella bambina “estranea”, diversa da quella tanto attesa.
Così Fabien diviene vittima di conflitto interiore: vorrebbe essere un buon padre, all’altezza della situazione, ma allo stesso tempo si sente fragile e impotente. Quello che non mette in conto è quanto la piccola Julia diverrà importante per lui: anche se non è lei che aspettava, alla fine la sua dolcezza e voglia di vivere uniranno la famiglia più di prima, insegnando loro a gioire delle piccole vittorie e a fronteggiare le sfide del futuro.

“Non è te che aspettavo” (edito da Bao Publishing) è un graphic novel che colpisce per la sua spietata sincerità. L’autore non nasconde i suoi sentimenti nei confronti della figlia, non cerca di apparire migliore, non omette pensieri e sensazioni: sono lì, messe su carta. Fabien non è buono né cattivo, è solo un uomo, o meglio, è un padre che si ritrova a dover fronteggiare una delle sue più grandi paure: un figlio diverso da quel che aveva immaginato. Ed è proprio per questo che il suo cambiamento, dalla nascita di Julia al termine del racconto, è tanto più sorprendente: lascia al lettore un messaggio di speranza.

Titolo: Non è te che aspettavo
Autore: Fabien Toulmé
Genere: graphic novel – autobiografico
Casa editrice: Bao Publishing
Pagine: 250
Anno: 2018
Prezzo: 20 euro
Tempo medio di lettura: 1 giorno
Consiglio di lettura: “Avrai” di Claudio Baglioni è una colonna sonora perfetta per accompagnare la lettura.

L’autore
Fabien Toulmé nasce nel 1980 a Orléans; da sempre un grande appassionato di fumetti, si laurea in Ingegneria Civile e Urbanistica e per diversi anni vive e lavora ai Tropici. Nel 2009 torna in Francia e comincia a pubblicare illustrazioni e fumetti su varie riviste. Non è te che aspettavo è il suo primo graphic novel.

Giovanna

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Il peso dei segreti (Aki Shimazaki)

“Il sole scalda rapidamente. I campi intorno alla chiesa sono coperti di astragali rosa. Distesa sull’erba, guardo il cielo. Una coppia di rondini passa sotto le nuvole bianche. Sono tornate dal paese caldo dove erano emigrate. Si seguono alla stessa velocità. Volano in alto, poi molto in basso, rasoterra. Risalgono e si appollaiano un momento sul tetto di una casa. Penso: “Se fosse possibile rinascere, vorrei rinascere uccello”.9788807032103_0_0_1567_75

Il peso dei segreti” di Aki Shimazaki (edito da Feltrinelli) è un romanzo corale che si snoda attraverso il punto di vista di diversi personaggi. Ognuno di loro ha avuto un ruolo nella storia principale e ogni racconto aggiunge un tassello in più al quadro generale.
L’evento che dà inizio alla narrazione è la morte di Yukiko, una donna di origine giapponese sopravvissuta alla bomba nucleare sganciata su Nagasaki nel 1945. Lascia a sua figlia Namiko un diario in cui le rivela quella parte della sua vita che le ha sempre tenuta nascosta.
Con questo primo racconto vengono gettate le basi per i successivi e il segreto che Yukiko ha così gelosamente custodito è solo uno dei tanti che emergeranno con l’intrecciarsi delle storie e delle voci: infatti, il volume è composto da cinque romanzi brevi, ognuno narrato da uno dei personaggi chiave della vicenda – introdotta dal diario di Yukiko – che contribuirà ad arricchire la trama.
L’elemento chiave che accomuna i protagonisti e le loro storie è questo: tutti loro hanno un segreto da mantenere e devono fare i conti con le conseguenze della loro scelta che, spesso, si riversa anche sugli altri, che a loro volta devono sostenere “il peso dei segreti”. Questo fardello, sia esso sostenuto in modo consapevole o meno, crea delle reazioni a catena che condizionano la vita di tutti.
Altro elemento interessante è il modo in cui la storia del Giappone s’intreccia con quella dei singoli protagonisti: non ci sono soltanto la seconda guerra mondiale e gli effetti disastrosi della bomba nucleare ma, andando a ritroso nel tempo, il terremoto del 1923, appellato “Kantō-daishinsai”. Inoltre vengono raccontate le persecuzioni che il popolo coreano ha subito in Giappone, le discriminazioni e le ingiustizie sociali e personali.

Aki Shimazaki riesce con una scrittura semplice e diretta a raccontare più storie e a fare in modo che esse s’intreccino: ogni racconto è il capitolo di una storia più grande, non solo dei singoli protagonisti, ma di un’intera nazione. Alla fine i segreti e gli errori del passato si trasformeranno nelle basi per un futuro più solido, che permetta di evitare il ripetersi di certi sbagli.

Titolo: Il peso dei segreti
Autori: Aki Shimazaki
Genere: romanzo familiare – storico
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine: 400
Anno: 2018
Prezzo: € 9,90
Tempo medio di lettura: 4 giorni
Consiglio di lettura: da leggere con calma e, se è possibile, con la giusta atmosfera, magari accendendo una candela profumata.

L’autrice
Aki Shimazaki è originaria di Gifu, in Giappone, ma vive in Canada ormai da molti anni. É autrice della pentalogia Il peso dei segreti pubblicata in Italia in un unico volume dalla casa editrice Feltrinelli. Con questo ciclo di romanzi ha vinto il Prix du Gouverneur-Général nel 2005.

Giovanna

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Requiem per un’ombra

requiem«E così ne esci pulito anche stavolta, bella mossa scaricare le responsabilità sugli altri. Non vale la pena farsi troppi scrupoli per loro, giusto? Com’è che diceva il tuo socio?».
«Siamo ombre,» sibilò Puglise lasciando uscire il fiato «ombre, non santi».
«Esatto amico».

Sal Puglise è un’ombra. O almeno è così che lui definisce se stesso e tutti i suoi colleghi, una specie ormai in via d’estinzione: gli investigatori privati. In una Torino grigia e piovosa, si muove Puglise che sembra uscito da un vecchio film noir. Incarna perfettamente l’ideale del detective con il trench e la sigaretta incollata alle labbra, nel suo ambiente è quasi una leggenda, uno dei pochi della vecchia scuola ancora in circolazione. Sente ormai di aver fatto il suo tempo e sta pensando di chiudere la sua agenzia e andare in pensione. Ciò che lo separa dall’agognato riposo, magari su una piccola barca in qualche paradiso tropicale, è il denaro: ha bisogno di un caso importante e remunerativo per chiudere l’attività e potersi ritirare senza preoccupazioni. La sua gallina dalle uova d’oro, il caso che tanto aspettava, non tarderà ad arrivare: Lorenzo Santamaria, tabaccaio irascibile e violento, deve difendersi dall’accusa di tentato omicidio ai danni di Michele Villa, un giovane tossicodipendente che ha cercato di rapinarlo. A Puglise spetta il compito di dimostrare l’innocenza di Santamaria, cosa che sarà molto più complessa del previsto. Allo stesso tempo il nostro investigatore dovrà occuparsi anche di altri casi che lo coinvolgeranno personalmente, come quello di Dalia Soriano, una donna misteriosa e bellissima, che chiederà il suo aiuto per ritrovare il fratello che non vede più da anni; e anche quello di Anna Nobili, una giovane insegnante che Puglise sta tenendo d’occhio e che sembra avere legami con il suo passato.
Mario Pistacchio e Laura Toffanello creano un personaggio unico, attingendo dal genere noir in modo intelligente e non banale. Il loro Sal Puglise incarna solo in apparenza l’investigatore privato tutto d’un pezzo, freddo e sempre pronto a tutto: in realtà è un uomo con un passato colmo di drammi e rimpianti, con le sue passioni (tra cui il jazz e il suo pappagallo Rico) e le sue idiosincrasie. Lo stile asciutto, senza fronzoli dei due autori si adegua perfettamente al ritmo del racconto che è veloce, incalzante, con frasi brevi e d’effetto che svelano in poche righe l’intero piccolo mondo di Salvatore Puglise.

Titolo: Requiem per un’ombra
Autori: Mario Pistacchio e Laura Toffanello
Genere: noir
Casa editrice: 66thand2nd
Pagine: 268
Anno: 2017
Prezzo: € 16,00
Tempo medio di lettura: 3 giorni
Consiglio di lettura: da leggere ascoltando i pezzi jazz consigliati dal protagonista, in particolare John Coltrane e Ella Fitzgerald.

Gli autori
Mario Pistacchio è nato a Cerignola nel 1979, Laura Toffanello a Torino nel 1970. Con la casa editrice 66thand2nd hanno pubblicato il loro primo romanzo L’estate del cane bambino che ha vinto il Premio Letterario Città di Rieti nel 2015. Il premio è stato consegnato ai due autori dall’ospite d’onore della serata, lo scrittore cileno Luis Sepúlveda.

Giovanna

 

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Io non mi chiamo Miriam (Majgull Axelsson)

Miriam

Ma quel giorno Miriam non aveva intenzione di sorridere. Lo sapeva senza bisogno di parole. Quella vigilia di mezz’estate sarebbe solo stata se stessa. Era il giorno in cui si sarebbe finalmente concessa di ammettere quanto era faticoso essere tutto il tempo un’estranea, un’esclusa, una che in realtà non c’entrava.

Miriam è una dignitosa signora di buona famiglia, di origine ebraica, sopravvissuta a due campi di concentramento che vive a Nässjö, in Svezia, dalla fine della guerra. Il giorno del suo 85° compleanno la sua famiglia si riunisce per festeggiarla. É una matrona, un punto fermo per il figlio e la nipote, e sopporta la convivenza con la nuora, con la classe e l’eleganza che la contraddistinguono da sempre. Perché è questo che è Miriam: una donna posata e gentile, mai una risposta sgarbata, mai che abbia perso il controllo… Fino al mattino del compleanno quando, aprendo il suo regalo, un bracciale d’argento, un pezzo di artigianato zingaro con su inciso il suo nome, pronuncia la frase che cambierà tutto: “Io non mi chiamo Miriam”. Perché la distinta signora che veste sempre di blu, non è chi dice di essere. Il suo vero nome è Malika, di origine rom, una zingara, deportata anche lei nel campo di concentramento di Auschwitz. Quando verrà poi trasferita nel campo di Ravensbrück, assumerà per caso l’identità di Miriam Goldber, una ragazza ebrea deceduta durante il viaggio. E da qui, per i successivi 60 anni la vita di Miriam sarà un continuo intessersi di bugie e strategie per sopravvivere. Perché se è vero che la guerra è finita, i pregiudizi nei confronti del popoli rom non hanno mai cessato di esistere e Malika sa che la stessa pietà destinata ai sopravvissuti ebrei e polacchi non sarebbe destinata a lei, una zingara. Così Miriam sceglie di rinunciare a se stessa, alle sue origini per diventare un’altra, per vivere un esistenza che altrimenti le sarebbe stata preclusa, con la consapevolezza che un piccolo sbaglio le avrebbe portato via tutti quelli che ama. Fino al giorno in cui la memoria riemerge prepotente e pretende di essere assecondata. Dopotutto, il passato non si può cancellare ma solo accettarlo.
Io non mi chiamo Miriam è un libro molto accurato nella ricostruzione storica e nel tratteggiare la personalità della protagonista, il suo eterno conflitto tra il desiderio di sopravvivere e conservare la vita che si è costruita e il senso di colpa per aver rinnegato le proprie origini. Inoltre nel romanzo si mette a nudo quanto alcuni pregiudizi siano ancora radicati nell’animo umano: questo lo rende un libro molto forte per la storia che tratta ma anche necessario.

Titolo: Io non mi chiamo Miriam
Autore: Majgull Axelsson
Genere: storico
Casa editrice: Iperborea
Pagine: 332
Anno: 2016
Prezzo: € 19,50
Tempo medio di lettura: 5-6 giorni
Consiglio di lettura: Da leggere con molta calma, prendersi il tempo necessario per apprezzarlo al meglio, magari accompagnando la lettura con un po’ di musica classica.

L’autrice: Majgull Axelsson è una giornalista e scrittrice svedese. É conosciuta per aver svolto inchieste che si focalizzano su tematiche di ingiustizia sociale come la prostituzione infantile nel Terzo mondo e la povertà in Svezia. É stata premiata in patria con l’ambito premio “Augustpriset”.

Giovanna

Lettore medio

Ray Bradbury – Shadow show (Aa.Vv.)

COVER-Shadow-Show-low-res-RGB-oer-webQuesto scrittore si innamorò della scrittura. Il motivo? La risposta è “l’amore”. Bisogna alzarsi al mattino e scrivere qualcosa che si ama, bisogna scrivere qualcosa per essere vivi. E fortunatamente ci sono i lettori – molti di voi, Dio vi benedica – che hanno tenuto in vita le visioni di un ragazzo espatriato dalla Green Town. E se i vostri sogni continuano a vivere, non siete forse vivi anche voi?

Ray Bradbury è uno dei più grandi autori di fantascienza, noto per libri come Fahrenheit 451 o Cronache marziane, non ha quindi bisogno di ulteriori presentazioni come ben sanno i suoi colleghi scrittori: Joe Hill, Neil Gaiman, Audrey Niffenegger e molti altri. Ray Bradbury -ShadowShow è un graphic novel con una missione molto particolare: riuscire a trasmettere al lettore quanto i lavori di Bradbury siano stati significativi per un’intera generazione di scrittori, di come li abbiano ispirati a diventare ciò che sono. Nove storie, ognuna scritta da un autore diverso e poi rappresentata in chiave fumettistica; ognuna, a modo proprio, è una sensazione, un ricordo o un’emozione che il lavoro di Bradbury ha suscitato.
Con questi racconti ci spostiamo in terre e storie una più diversa dall’altra, avanti e indietro nel tempo e nello spazio: andiamo alla ricerca di mostri sulle rive del lago Champlain, visitiamo la terra del futuro ormai ridotta a un negozio di souvenir, o ai giorni nostri dove possiamo conoscere una intrepida adolescente che, grazie al suo intuito e all’amore per i libri, uscirà da una situazione pericolosa.
Spicca per grafica e trama il racconto Altenmoor, dove i cani ballano di Mort Castle dedicato al potere salvifico della parola scritta e dell’immaginazione: anche le peggiori esperienze possono essere superate se si ha speranza e fantasia. Oppure ancora la storia scritta da Neil Gaiman, L’uomo che dimenticò Ray Bradbury, forse l’omaggio più delicato e riuscito che un autore possa fare a un altro.
Ray Bradbury è il filo conduttore di tutte queste storie: se non ne è il protagonista, le sue opere vengono citate spesso, in modo esplicito o meno.

Un volume curato, che rende omaggio a un autore cult e che permette una full immersion nella fantascienza e nelle sue accezioni, apprezzabile sia dagli amanti del genere ma anche dai neofiti.

Titolo: Ray Bradbury – Shadow show
Autore: Aa.Vv.
Genere: Graphic novel – fantascienza
Casa editrice: NPE – Nicola Pesce Editore
Pagine: 130
Anno: 2017
Prezzo: € 19,90
Tempo medio di lettura: 1 giorno
Consiglio di lettura: Per entrare nel mood suggerisco di vedere (o rivedere) Fahrenheit 451 il film diretto da  François Truffaut tratto dal capolavoro di Ray Bradbury. A breve inoltre sul canale HBO debutterà un nuovo adattamento del romanzo sotto forma di serie tv.

Giovanna

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L’anno della lepre (Arto Paasilinna)

9788870910407_0_0_999_75Sull’automobile viaggiavano due uomini depressi. Il sole al tramonto, battendo sul parabrezza polveroso, infastidiva i loro occhi. Era l’estate di San Giovanni […] prossimi alla quarantina erano ormai lontani dalle illusioni e dai sogni della gioventù, che non erano mai riusciti a realizzare. Sposati, delusi, traditi, entrambi con un inizio di ulcera e una quotidiana razione di problemi di ogni genere con cui fare i conti.

Kaarlo Vataten è un giornalista finlandese di quasi quarant’anni, infelicemente sposato e professionalmente insoddisfatto.
Insieme a un collega fotografo sta rientrando in auto a Helsinki dopo un lungo viaggio di lavoro: nella fretta i due investono una lepre. Vataten scende dall’auto per sincerarsi delle condizioni dell’animale mentre il suo collega, spazientito, va via lasciandolo sulla strada. L’incontro tra il giornalista e la piccola creatura, che non ha riportato ferite gravi, segna un punto di non ritorno nella sua vita. Da quel momento in poi, infatti, il suo unico scopo è prendersi cura dell’animale, trascurando il resto: moglie, lavoro, amici, barca. Con in braccio la lepre, l’uomo inizia un viaggio alla riscoperta di se stesso. Si troverà spesso coinvolto in avventure tragicomiche e talvolta surreali, durante le quali farà la conoscenza di persone di ogni tipo: nuovi amici, che gli offriranno spesso aiuto, o nemici da cui dovrà difendersi, complottisti, fanatici religiosi, o altri che, proprio come lui, hanno scelto di vivere ai margini della società.
Vataten vivrà senza radici, spostandosi da un posto all’altro, libero e indipendente come non lo era mai stato, senza nessuna certezza, a parte la costante e silenziosa compagnia della sua piccola lepre senza nome.

Arto Paasilinna ha creato un romanzo umoristico ma allo stesso tempo profondo in cui riesce in modo semplice a raccontare il contrasto tra l’uomo e la società, che si manifesta nell’insoddisfazione per una vita troppo complicata e il desiderio di ritornare a un’esistenza più semplice, di maggior contatto con la natura che, in realtà, è la vera protagonista della storia: la natura selvaggia delle foreste del Nord, in cui c’è tanta bellezza ma anche pericolo.

Titolo: L’anno della lepre
Autore: Arto Paasilinna
Genere: umoristico
Casa editrice: Iperborea
Pagine: 208
Anno: 1994
Prezzo: € 13,00
Tempo medio di lettura: 3 giorni
Consiglio di lettura: da leggere all’aria aperta, circondati dal verde.

L’autore
Arto Paasilinna è un giornalista, poeta e ex guardaboschi. Nella sua vasta produzione letteraria spicca L’anno della lepre che per lo stile e i temi trattati è diventato un libro cult non solo nel suo paese d’origine ma anche all’estero. In Italia, ad esempio, ha vinto il premio letterario “Giuseppe Acerbi” e tutta la sua produzione è pubblicata dalla casa editrice Iperborea.

Giovanna

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La sovrana lettrice (Alan Bennett)

bc26970c6fae533bff24cd7e6c694cb5_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyL’attrattiva della lettura, rifletté, consisteva nella sua indifferenza, nella sua totale mancanza di deferenza. I libri se ne infischiavano di chi li leggeva; se nessuno li apriva, loro stavano bene lo stesso. Un lettore valeva l’altro e lei non faceva eccezione. La letteratura, pensò, è un Commonwealth; le lettere sono una repubblica.

È un giorno come tanti a Buckingam Palace. La routine quotidiana della regina è interrotta dall’arrivo della biblioteca circolante del distretto di Westminster, ovvero un grosso furgone dei traslochi stracolmo di libri. Superata la sorpresa iniziale, la sovrana si presenta al bibliotecario, il signor Hutchingse a Norman Seakins, un ragazzo dai capelli rossi, unico frequentatore della biblioteca.
La sovrana decide di prendere in prestito un romanzo: non immagina le conseguenze che quel gesto provocherà col tempo. I libri,che in passato aveva considerato semplici elementi decorativi,ora le si rivelano come qualcosa di nuovo e stupefacente, veicoli di storie, emozioni e idee. E così, un libro dopo l’altro, la regina comincia a prendere coscienza di tutta una serie di verità e realtà che prima aveva ignorato.
I suoi consiglieri e ministri cercano di sabotare questo nuovo e pericoloso interesse: che la regina legga non costituisce un grande problema, ma lo diventa quando questo svago inizia a incidere sui suoi impegni pubblici o addirittura le mette in testa strane idee. Ciò diviene inaccettabile. E così vengono raccontati tutti i tragicomici espedienti a cui l’arzilla sovrana dovrà ricorrere per procurarsi i suoi preziosi testi, ma anche per risolvere il problema che da sempre attanaglia chi condivide questa passione: dove trovare il tempo per leggere?

L’idea su cui si basa questo breve romanzo umoristico, “La sovrana lettrice” edito da Adelphi, è tanto semplice quanto efficace: “La sovrana lettrice” è un inno all’amore per la parola scritta e i suoi benefici, di come una mente a lungo atrofizzata e risparmiata dal gravoso peso di formulare pensieri e idee, sia richiamata all’attività da un gesto tanto semplice come quello di aprire un libro. Il tutto è condito da una buona dose di ironia e houmor britannico di cui l’autore Alan Bennett è portatore sano.

Titolo: La sovrana lettrice
Autore: Alan Bennett
Genere: Umoristico
Casa editrice: Adelphi
Pagine: 95
Anno: 2007
Prezzo: € 8,00
Tempo medio di lettura: 2 giorni
Consiglio di lettura: Rispettare le tradizioni britanniche, non rinunciando al tè coi biscotti.

L’autore
Alan Bennett oltre a essere scrittore è anche drammaturgo, sceneggiatore e attore. Si è laureato in storia all’Exeter College ad Oxford dove è rimasto diversi anni come insegnante e ricercatore prima di decidersi a dedicarsi completamente alla scrittura e al teatro. La maggior parte della sua produzione letteraria è caratterizzata da uno spiccato senso dell’umorismo e da una sottile critica sociale ed è pubblicata in Italia dalla casa editrice Adelphi.

Giovanna

 

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Il porto proibito (Teresa Radice & Stefano Turconi)

9788865438107_0_0_1371_75“Possa la strada venirti incontro,possa il vento essere sempre alle tue spalle. Possa il sole splendere caldo sul tuo viso, la pioggia cadere dolcemente sui tuoi campi…
… e fino a quando, di nuovo, ci incontreremo, possa Dio portarti sul palmo della sua mano”.

Luglio 1807: è una calda mattina d’estate quando Abel, un giovane di circa quindici anni, viene trovato privo di sensi su una spiaggia, sulle coste del Siam. Non ha memoria di chi sia e del perché si trovi lì, né tantomeno se fosse imbarcato. La sola cosa che ricorda è il suo nome.
Viene accolto a bordo della nave della Regia Marina, la Explorer, e la sua presenza diventa ben presto motivo di discussione: il primo ufficiale William Roberts ne fa il suo protetto mentre alcuni membri dell’equipaggio s’insospettiscono per le sue conoscenze nautiche e i modi fin troppo raffinati.
Il viaggio della nave ammiraglia si conclude nella cittadina di Plymouth. Lì Abel trova accoglienza all’Albatross Inn, la locanda gestita da tre giovani sorelle: Helen, Heather e Harriet Stevenson, figlie del capitano dell’Explorer. Su quest’ultimo grava una pesante accusa: la notte prima del ritrovamento di Abel, Stevenson era scomparso insieme al tesoro della nave Cartagena.
Abel cerca di condurre una vita serena ma una serie di eventi lo costringono a fare i conti con la sua amnesia. Ricostruire, pezzo dopo pezzo, il suo passato non è impresa semplice, specie quando alcuni indizi raccolti lo portano verso una rivelazione inaspettata che getta nuova luce sulla sua situazione.
Frutto del lavoro congiunto dei due autori, Teresa Radice e Stefano Turconi, questo graphic novel ha tutte le caratteristiche che un lettore può desiderare: è avvincente, i personaggi sono ben delineati e la storia scorre fluida. Il tratto del disegno è semplice e delicato, ma allo stesso tempo minuzioso nei dettagli: è evidente che il testo è frutto di un lungo periodo di studio e ricerca.

“Il porto proibito” è una storia che colpisce al cuore perché al di là della semplice trama (di per sé molto originale) parla di contrasti: amore e vendetta, vita e morte, ma pure di seconde occasioni perché come dice l’affascinante Rebecca: “La tua esistenza non è stata che un soffio, è vero… ma hai seminato meraviglie. Ora non lasciare che si disperdano nel vento”.
Nell’epigrafe de Il porto proibito sono citati una serie di autori che hanno scritto opere sul mare e che vi hanno ispirato. Qual è stato però il romanzo (o il fumetto) che per primo vi ha fatto nascere la passione per questo genere di storie? (Teresa) Senz’altro “L’Isola del Tesoro” di Stevenson, il primo romanzo che ricordo di aver letto (e riletto, e riletto, e riletto) da bambina.
Stefano: Idem. Al secondo posto “Moby Dick”.
Quando iniziate un progetto nasce prima la storia o il disegno? Prima nasce la voglia di affrontare insieme un nuovo tema, un periodo o personaggio storico, una nuova ambientazione. Non di rado è proprio un bisogno, una necessità che portiamo dentro magari da un po’, esattamente come per il vecchio marinaio di Coleridge, spinto a buttar fuori la storia che cova nel profondo da tempo e in cerca di qualcuno che l’ascolti. Decisa quale sarà la meta del nuovo viaggio che affronteremo, la suddivisione del lavoro è quella classica: prima la storia, sotto forma di soggetto e quindi di sceneggiatura, e poi il disegno.
L’ultimo libro letto? (Teresa) Il segreto del bosco vecchio di Dino Buzzati.
L’ultimo fumetto letto? (Stefano) “Opération Copperhead” di Jean Harambat, un delizioso “roman graphic” edito da Dargaud.
Nel vostro zaino non manca mai: (Teresa) Un quadernetto per scrivere, una matita o penna, un libro da leggere e chewing-gum alla menta.
Stefano: La scatola degli acquerelli, pennelli, matita, un taccuino Moleskine e il binocolo.
C’è un genere musicale o un artista che preferite e che ascoltate quando scrivete/disegnate? (Teresa) Il silenzio. Quando scrivo ho bisogno di concentrazione totale: possiedo addirittura un paio di cuffie da “martello pneumatico” per le “emergenze rumorose”.
Stefano: non ho un artista preferito (ho anche delle serie difficoltà a rispondere quando mi chiedono qual è il mio film preferito, o libro, o musicista). Quello che ascolto varia a seconda di quello che sto disegnando: mentre lavoravo a “Il porto proibito” la colonna sonora era quella legata all’atmosfera di quel viaggio: folk iralndese, “sea chanties” (canzoni marinaresche inglesi), Loreena McKennit, Ludovico Einaudi, Mozart e tanto altro.
Quale autore consigliereste a un lettore che non ha mai letto graphic novel? Una storia qualsiasi di Gipi, “Dimentica il mio nome” o “Kobane Calling” di Zerocalcare, “La Generazione” di Flavia Biondi, “Blankets” di Craig Thompson e “Tre Ombre” o “Portugal” di Cyril Pedrosa.
Riuscite a leggere un fumetto da semplici lettori o, irrimediabilmente, finite a valutare un lavoro del genere con l’occhio critico dell’addetto ai lavori? Se il fumetto ci coinvolge scatta inevitabilmente la “volontaria sospensione dell’incredulità” che ci accompagna fino in fondo e ci fa godere della storia senza deformazioni professionali. Poi, è chiaro, “usciti dall’avventura” viene naturale analizzare cosa ci ha particolarmente colpito e perché.
Raccontate, in 300 battute, questo graphic novel: Il giovane Abel si ritrova su una spiaggia in Siam, agli inizi dell’Ottocento, senza ricordare nulla di sé, se non il nome. Per capire quale direzione prendere nel futuro, dovrà mettere insieme i pezzi del suo passato.
Un saluto ai lettori medi: Ciao lettori medi, non stancatevi di cercare nuove storie che vi appassionano e di farne partecipi altri lettori. Speriamo di incontrarvi prima o poi anche tra le pagine dei nostri libri!

Titolo: Il porto proibito
Sceneggiatura: Teresa Radice
Disegni: Stefano Turconi
Genere: Graphic novel – avventura
Casa editrice: Bao Pulishing
Pagine: 319
Anno: 2017
Prezzo:€ 27,00
Tempo medio di lettura: 2 giorni
Consiglio di lettura:accompagnare la lettura con l’ascolto dei “Sea shanties” indicati nel testo, in particolare Thedrunkensailor.

Gli autori
Teresa Radice e Stefano Turconi sono una coppia sul lavoro e nella vita. Si sono conosciuti quando entrambi lavoravano nella redazione di Topolino, rispettivamente come sceneggiatrice e disegnatore. A loro si deve la saga di Pipporeporter e l’adattamento disneyano de “L’isola del tesoro”.
Per la casa editrice Bao Publishing, oltre a “Il porto proibito”, hanno pubblicato “Non stancarti di andare”. Con l’editore Tunué hanno realizzato la saga di “Viola Giramondo”.

Giovanna

Lettore medio

Piccole donne (Louisa May Alcott)

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“Credo che le grandi signore non si divertano la minima parte di quello che ci divertiamo noi, nonostante tutte le nostre sfortune: capelli bruciati, vestiti vecchi, guanti a cui manca il compagno e scarpette troppo alte che fanno prendere storte alle persone abbastanza sciocche da portarle” disse Jo, e credo che avesse perfettamente ragione.

Meg, Jo, Beth e Amy sono le quattro famosissime protagoniste di questo romanzo, le “Piccole donne” del titolo (l’edizione che ho letto è quella edita da Salani).
Siamo in America verso la metà dell’Ottocento e il paese è in guerra: il signor March, padre delle ragazze, è partito come volontario al fronte e le donne della famiglia vanno avanti come possono. La signora March cresce le sue ragazze con amore e fermezza impartendo loro le lezioni necessarie per migliorare i propri difetti e coltivarne i pregi. Ognuna delle ragazze ha il proprio carattere che si afferma sempre più col progredire della storia.
La primogenita è Meg: dolce, bella, più delle altre rimpiange gli agi perduti dalla famiglia durante questo periodo di ristrettezze economiche.
Jo invece è la ribelle, il maschiaccio, sempre pronta a lanciarsi in qualche avventura. Ama i libri e la scrittura. Beth è la più timida, ha una passione per il pianoforte e cerca sempre di prendersi cura di tutti. Infine c’è Amy, la piccola di casa; vanitosa, un po’ egoista e con una grande passione per la pittura.
L’arco narrativo dura un anno, durante il quale le ragazze affronto i piccoli, grandi problemi della vita. Un anno durante il quale crescono e cambiano, combattendo contro i propri limiti caratteriali, superando ostacoli, proteggendosi e cementando il loro rapporto.

Cosa si può dire di un classico che, ancora oggi, non smette di affascinare i suoi lettori? È senz’altro un romanzo destinato a tutti. La storia si basa sui valori semplici della vita: lavoro, rispetto, onore e l’apprezzare quel che si ha. Ma è sopratutto un racconto sul cambiamento, sull’idea che lavorando su se stessi, si possa diventare persone migliori. Un romanzo sempre attuale, il cui messaggio arriva al cuore di un lettore che non può fare a meno di affezionarsi alle giovani protagoniste e alle loro vicende.
Louisa May Alcott riesce nell’intento di raccontare una storia con valori che non perdono mai il loro spessore, e lo fa mantenendo un tono ironico e uno stile semplice capaci di rendere la lettura gradevole.

Titolo: Piccole donne
Autore: Louisa May Alcott
Genere: Classici per ragazzi
Casa editrice: Salani – collana Ape Junior
Pagine: 220
Anno: 2010
Prezzo: 6,00
Tempo medio di lettura: 3 giorni
Consiglio di lettura:Da recuperare la bellissima trasposizione cinematografica del 1994 e la più recente miniserie targata BBC.

L’autrice
Louisa May Alcott (1832-1888) è famosa per la sua tetralogia dedicata alle sorelle March. Molte delle esperienze raccontate nei suoi libri hanno un fondamento di realtà: come le protagoniste dei suoi romanzi, anche lei e le sue sorelle hanno dovuto lavorare per mantenere la famiglia che versava in gravi difficoltà economiche dopo che il padre, insegnante e filosofo, perse il lavoro a causa delle sue idee troppo “moderne”.
Cominciò a scrivere e pubblicare racconti su alcune riviste già all’età di sedici anni finché non raggiunse il successo e poté mantenere tutta la famiglia. A Piccole donne fanno seguito Piccole donne crescono, I ragazzi di Jo, Piccoli uomini. La Alcott è autrice di molti altri romanzi, scritti anche sotto lo pseudonimo di A.M. Barnard.

Giovanna

Lettore medio

Pollo alle prugne (Marjane Satrapi)

91Wno7ofGdL“Arrivò la sera e Nasser Ali Khan aveva molta fame. Era normale, visto che ormai non mandava giù niente da due giorni. Passò mentalmente in rassegna tutto ciò che gli piaceva. Alla fine, si fissò sul suo piatto preferito: il pollo alle prugne”.

È il Novembre 1958 e Nasser Ali Khan ha deciso di morire.
Vive a Teheran, è un musicista molto conosciuto e apprezzato fino a quando la sua vita cambia, a seguito di un evento “tragico”. Sua moglie, durante un litigio, gli rompe il tar, lo strumento musicale col quale si esibisce e al quale è molto legato.
Nonostante gli sforzi per trovarne uno nuovo, Ali Khan fallisce nell’impresa e arriva a comprendere che il vero problema non risiede nel tar ma dentro sé stesso, nel fatto che non trae più alcun piacere né conforto dalla musica, la sua unica ragione di essere.
E ora non riesce più a suonare: senza l’arte,  sente di non avere più nulla per cui valga la pena vivere. È intrappolato in un matrimonio palesemente infelice e nemmeno il resto della sua famiglia costituisce un valido motivo per restare attaccato alla vita: crede che i suoi figli non lo amino e che i vecchi rancori con suo fratello gli impediscano di vederne l’affetto e l’ammirazione.
Lasciarsi morire è quindi l’ultima e risolutiva soluzione, a cui si attacca con disperazione, diventando sordo a qualsiasi richiamo al buonsenso. Durante i cinque giorni che precedono la sua dipartita, ripercorrerà i momenti più importanti della sua storia in un continuo alternarsi tra passato e presente: come ha conosciuto la musica e i sacrifici fatti in suo nome; l’amore perduto e la frustrazione per un matrimonio imposto; il dolore per un paese che va allo sbando senza poter far nulla per evitarne il tracollo.
“Pollo alle prugne” è più breve e conciso rispetto al precedente lavoro di Marjane Satrapi, il celebre “Persepolis”. Non racconta una storia autobiografica né richiama apertamente alla situazione politica dell’Iran, ma non per questo ha meno valore.
È una storia forse inverosimile ed estrema, ma non per questo meno appassionante. Con il suo tratto essenziale e i dialoghi diretti Marjane Satrapi restituisce con precisione sensazioni e impressioni: il dolore come la gioia, la necessità della memoria e tutte quelle emozioni che compongono una vita.

Titolo: Pollo alle prugne
Autore: Marjane Satrapi
Genere: Graphic novel
Casa editrice: Sperling e Kupfer
Pagine: 96
Anno: 2009
Prezzo: € 15,00
Tempo medio di lettura: 1 ora
Consiglio di lettura: Cimentarsi nella preparazione, e relativa degustazione, del piatto preferito del protagonista.

L’autrice
Marjane Satrapi ha raggiunto la fama grazie a “Persepolis”, il primo graphic novel della storia iraniana. Nata a Rasht in Iran, è cresciuta a Teheran ma a causa della guerra nel suo paese. Ha vissuto a Vienna, tornando in patria per completare gli studi, scontrandosi però con la durezza del regime e, da allora, ha vissuto a Strasburgo prima e a Parigi poi, dove risiede tutt’ora. Sono state realizzate versioni cinematografiche di entrambi i suoi lavori a cui ha lavorato come sceneggiatrice e regista: “Persepolis” è stato candidato al Premio Oscar nel 2008 mentre “Pollo alle prugne” è stato presentato alla sessantottesima edizione della Mostra Internazionale del cinema di Venezia.

Giovanna