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Un caso speciale per la ghostwriter (Alice Basso)

9788811602620_0_0_454_75«Vani, secondo te è meglio accontentarsi in fretta di un lavoro che si avvicina a quello che sogni di fare nella vita, o è meglio mettere tutte le energie nel cercare di fare proprio soltanto quello che vuoi?»

Vani Sarca, ghostwriter che lavora per le Edizioni L’Erica, già protagonista di altri romanzi firmati Alice Basso, si ritrova stavolta immischiata in un caso davvero speciale. Enrico Fuschi, il suo editore, ossia l’uomo più insopportabile e tirannico che lei conosca, è misteriosamente scomparso. Per quanto possa detestarlo, Vani tiene a lui ed è molto preoccupata per la sua incolumità. Così, per scoprire dove sia finito, decide di metter su una vera e propria task-force, insieme al commissario Berganza, suo compagno, a Riccardo, l’autore di punta della casa editrice, ad Antonia, la segretaria di Enrico che lo tratta come un figlio, e ad Olga, la nuova stagista.
Le indagini si rivelano presto un vero e proprio puzzle; man mano che tutti i pezzi vengono messi al proprio posto, Vani capisce che il suo editore ha molti segreti da nascondere e che da questo dipendono le vite dei suoi colleghi.
In “Un caso speciale per la ghostwriter” (edito da Garzanti), l’ultimo capitolo della saga sull’astuta Vani, Alice Basso porta il suo personaggio all’evoluzione finale: da cinica menefreghista a cinica altruista. Vani, la dark lady dell’editoria, che capisce al volo le persone e grazie a questo riesce a mettersi perfettamente nei panni dei suoi autori, si ritrova a confrontarsi con sé stessa, fino a superare quei limiti che si era imposta, rivalutando le sue priorità proprio in seguito alle circostanze difficili che si trova ad affrontare.

Questa recensione fa parte di un blog tour sensoriale ideato da“Chili di libri” e con noi giunge al termine. Sono solita associare un quadro alle mie recensioni e questa volta spiegherò il perché della mia scelta. Per questo romanzo ho scelto “La metamorfosi di Narciso” di Salvador Dalì (olio su tela, 1937). L’artista mette alla prova lo spettatore con la trasformazione del protagonista, facendo in modo che la sua scomparsa si noti gradualmente, fino al raggiungimento della massima metamorfosi. E in questo dipinto io ho rivisto Vani, che subisce la stessa metamorfosi, inaspettata e radicale, sotto gli occhi dei lettori che ne sono, dunque, spettatori.

Titolo: Un caso speciale per la ghostwriter
Autore: Alice Basso
Genere: Mistery
Casa editrice: Garzanti
Pagine: 384
Anno: 2019
Prezzo: € 17,90
Autore e quadro consigliato: “La metamorfosi di Narciso” (Salvador Dalì, olio su tela 1937)

L’autore
Alice Basso è nata a Milano nel 1979, lavora per diverse case editrici come redattrice, traduttrice e valutatrice di proposte editoriali.
Le altre opere che hanno come protagonista Vani Sarca sono: “L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome” (2015), “Scrivere è un mestiere pericoloso” (2016), “Non ditelo allo scrittore” (2017) e “La scrittrice del mistero” (2018).

Arianna

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Il pieno di felicità (Cecilia Ghidotti)

9788833890012_0_0_503_75La cosa giusta per diventare adulti era rinunciare ai privilegi che derivano dal vivere in luoghi familiari: trovare una strada senza dover tutte le volte impostare un indirizzo su una mappa, avere una macchina a disposizione senza necessariamente possederne una, avere amici di amici che conoscono un idraulico e un falegname a un prezzo sensato, e i genitori vicini quando c’è bisogno di essere aiutati; o di aiutarli.

Cecilia ha trent’anni e una vita da fuori sede. È di Brescia, ma ha deciso di studiare a Bologna, per poi trasferirsi prima a Torino e in un secondo tempo a Coventry. La domanda che tutti le pongono è: perché Coventry? L’ha fatto per amore di Simone e, non essendo una persona che sa stare con le mani in mano, decide di lavorare e tentare di proseguire la carriera universitaria contemporaneamente. Tuttavia, vivere lì non le piace, per questo non perde occasione di ritornare in Italia appena può, di andare in giro per l’Europa e di fare la spola tra Coventry e Londra per un tirocinio, nonostante le ore di treno che le separano.
“Il pieno di felicità” (edito da Minimum fax) raccoglie i pensieri di Cecilia Ghidotti, l’autrice, che ad oggi vive ancora a Coventry, pur essendo in procinto di trasloco in una città – citata nel libro – che, però, non vi svelerò!
Potremmo definirlo un libro che parla ad un’intera generazione, la nostra, perché ora più che mai noi ragazzi viviamo la necessità di partire, allontanandoci dalle nostre origini, per cercare un futuro, soprattutto lavorativo, che possa appartenerci appieno.
All’inizio il cambiamento è sempre un po’ traumatico e, se si sente la nostalgia di casa, non bisogna pensare di essere dei deboli: stiamo prendendo in mano la nostra vita. Stiamo diventando grandi e sta accadendo proprio a noi.
In questo romanzo, l’autrice dà voce a tutte le ansie per il futuro, utilizzando talvolta l’ironia e facendoci pensare che, in fondo, le cose che ci capitano sono le occasioni che decidiamo di cogliere e che “possiamo prendercela un po’ come viene, come abbiamo sempre fatto. Finora ha funzionato, no?”
A questo punto non aggiungo altro e lascio la parola all’autrice.

Cosa ti ha spinto a scrivere la tua storia? Non è che io abbia deciso tutto d’un colpo di mettermi a scrivere un libro prevalentemente incentrato sulla mia esperienza personale. È stato un avvicinamento progressivo, prima ho scritto dei racconti brevi su alcune mie esperienze che sono finiti in “Abbiamo le Prove” (rivista online fondata da Violetta Bellocchio, ndr) un progetto di scrittura collettivo che raccoglieva storie autobiografiche di ragazze più o meno della mia età. Questo mi ha dato lo slancio e il coraggio per mettere da parte il pudore e iniziare a scrivere esplicitamente dei fatti miei. Poi bisogna anche dire che ogni storia reca traccia di chi l’ha creata, c’è tutto uno spettro che va da chi si nasconde e quasi scompare nelle pieghe del testo a quanti dicono “se volete, io sono qui”. Questa volta ho optato per una scrittura scopertamente, spudoratamente referenziale, non è detto che questa sia una scelta definitiva.
Leggendo il tuo libro troviamo spesso termini in inglese, come mai questa scelta? Molto del libro è ambientato a Coventry, in Inghilterra. Anche se per lo più io frequento persone italiane e parlo italiano, vivo ormai da anni in un contesto in cui l’italiano non è la lingua principale. L’inglese mi consentiva di mettere in scena una tensione tra la mia lingua madre e la lingua d’uso nelle interazioni al di fuori dell’ambiente domestico. L’inglese è una lingua che più o meno ormai in molti padroneggiamo, tuttavia mi interessava mettere in evidenza che questo padroneggiare non è automatico, non è neutro, richiede uno sforzo e poi ci sono delle parole o delle espressioni che smettono di esistere o non sono mai esistite in italiano, esistono solo in inglese, hanno quel suono lì e quindi andavano messe in inglese. Insieme ad Alessandro Gazoia, l’editor che ha lavorato con me a questo libro, ci siamo chiesti l’inglese quanto potesse ostacolare la comprensione, tuttavia abbiamo concluso che valeva la pena di correre il rischio, non solo per una questione di resa mimetica dell’ambiente ma perché la storia parla anche di fare i conti con una lingua che senti un po’ imposta e questa dinamica non andava solo raccontata, andava anche mostrata.
Si può dire che abbia anche una colonna sonora perché citi spesso gruppi musicali; quanto ti ha aiutata la musica non solo nella stesura del libro, ma anche nei momenti da fuori sede? Tornando all’inglese di cui sopra, aver iniziato ad un certo punto – molto più tardi della media, sospetto – ad ascoltare parecchia roba in inglese, dopo anni di autarchia per lo più involontaria, mi ha consentito di fare un po’ pace con la lingua. Per il resto la rilevanza della musica all’interno del libro non è stata qualcosa decisa a priori, se l’è presa strada facendo. Come è chiaro a chi legge il libro, io tendo a fissarmi in maniera piuttosto decisa su alcune band e/o canzoni e molte di quelle che poi ho usato sono lì perché mi sembrava potessero aggiungere un livello al libro. Nel senso: c’è una tale canzone che probabilmente ha, per chi l’ha scritta, un certo significato, poi ci sono io che la prendo e la piego a quello che mi interessava dire nell’economia del libro e, infine, c’è il senso che già aveva per un lettore. Secondo me dall’incrocio di queste tre direttrici possono uscire delle cose interessanti. Poi la musica e il consumo di musica, soprattutto nella forma dei festival è uno dei temi su cui torno di continuo, i festival sono visti come uno di quei momenti che consentono di fare un po’ pace col presente, per cui episodi come quello del Primavera Festival sono centrali. Io di solito ascolto musica mentre scrivo tuttavia dev’essere musica che conosco bene se no mi distrae, ma nello stesso tempo non può essere del tutto ancorata ad un periodo preciso. Per dire, il disco di PJ Harvey di due o tre anni fa, The Hope Six Demolition Project è talmente legato al pendolarismo da Coventry a Londra quando lavoravo in casa editrice che non posso più nemmeno ascoltarlo. Recentemente sono ossessionata dai video in cui Sharon Van Etten suona dal vivo Seventeen perché è una performance vocale potentissima, in cui mi pare che lei sia completamente in controllo del pezzo, ma anche costantemente a disagio nel trovarsi più esposta perché non sta suonando la chitarra, quindi probabilmente se stessi scrivendo qualcosa in questo momento costruirei qualcosa a partire da questa canzone.
Come stile narrativo, chi senti ti abbia influenzata? Per questo libro credo di aver saccheggiato “Piove all’insù” di Luca Rastello (Bollati Boringhieri 2007) anche se in maniera magari non esplicita. Purtroppo lui non c’è più quindi non posso andare a chiedergli di persona cosa ne pensa di questa mia affermazione. La struttura di “Piove all’insù”, libro dalla natura meno scopertamente autobiografica del mio, ma comunque basato sulla vicenda personale dell’autore, fatta di brevi capitoletti che non si susseguono in ordine cronologico ma organizzati attorno a nuclei tematici, mi ha molto influenzato nella struttura (nel senso che io e il mio editor siamo, ad un certo punto, impazziti nel tentare di restituire un andamento cronologico almeno superficialmente coerente a quello che avevo scritto). Per il resto Chimamanda Ngozi Adichie, Zadie Smith, Caitlin Moran, Viv Albertine, Ferrante e Starnone. Tondelli. Celati per lo sguardo sul paesaggio padano. Gli Offlaga Disco Pax. Per fortuna ho letto Sally Rooney quando la maggior parte del libro era già scritta.
Per finire, lasceresti un saluto o un consiglio ai Lettori Medi? Innanzitutto grazie di aver letto fino qui. Io, che sono una che si affida tantissimo ai consigli altrui, suggerirei a quelle come me di fare un po’ più di testa loro.

Titolo:
Il pieno di felicità
Autore: Cecilia Ghidotti
Genere: Romanzo autobiografico/di formazione
Casa editrice: Minimum fax
Pagine: 218
Anno: 2019
Prezzo: € 16
Tempo medio di lettura: 4 giorni
Autore e quadro consigliato: “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?” (Paul Gauguin, olio su tela 1897)

L’autrice
Cecilia Ghidotti, classe 1984, è nata a Brescia, si trasferisce a Bologna per studiare, poi a Torino per frequentare la Scuola Holden. Ha scritto per il teatro e pubblicato racconti. Vive a Coventry in Inghilterra.

Arianna

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La cattiva strada (Sébastien Japrisot)

9788845933103_0_0_454_75L’importante era Dio. Così pensava Denis. Non c’è nient’altro al di fuori di Dio. Denis recitava le preghiere, scacciava i cattivi pensieri sulle ragazze e le cose che i ragazzi fanno con le ragazze, faceva la comunione tre volte alla settimana, quando c’era la messa all’istituto, e si confessava tutte le settimane. Dio l’amava, lui amava Dio. Non era cambiato niente.

La Francia occupata dai tedeschi durante la Seconda guerra mondiale è il teatro di una storia d’amore i cui protagonisti hanno una cosa in comune: Dio.
C’è Denis, un ragazzino un po’ scapestrato di quattordici anni che studia in un istituto religioso, e Clotilde, una suora bella e dolce che di anni ne ha ventisei. È un amore travolgente ma allo stesso tempo puro e delicato perché è un sentimento che non hanno mai provato fino ad allora.
Dopo un incontro fortuito i due diventeranno inseparabili in un crescendo di emozioni che li spingerà, con una scusa, a recarsi nel piccolo paese d’origine di suor Clotilde. Qui però verranno scoperti diventando oggetto di pettegolezzi e battute derisorie.
I due amanti dovranno quindi affrontare la dura realtà: verranno richiamati immediatamente in città da parte della madre superiora anche se ciò non fermerà Denis e suor Clotilde che faranno di tutto per poter rimanere insieme.

In “La cattiva strada” (edito da Adelphi), Japrisot usa un registro aggraziato per descrivere questo primo approccio all’amore. Come spesso accade le apparenze devono essere salvate e qui c’è un doppio scandalo in atto perché non solo lei è una suora, ma è anche molto più grande di lui. E se è pur vero che Denis, a volte, non sembra nemmeno avere quattordici anni, mostrandosi più maturo di quello che potremmo aspettarci, è suor Clotilde quella che ha più da perdere nel momento in cui si lascia sopraffare da questo sentimento che rompe tutte le sue certezze.
Tante volte abbiamo sentito dire che quando s’incontra la persona giusta la si riconosce subito e, a quanto pare, Denis e suor Clotilde hanno saputo riconoscersi rischiando il tutto per tutto per il loro legame. Leggendo il romanzo potremmo provare ammirazione e sostenere anche noi questo amore, ma quanto ci scandalizzeremmo apprendendo la notizia riguardante un ragazzino e una donna, nonché suora, che dicono di amarsi?

Titolo: La cattiva strada
Autore: Sébastien Japrisot
Genere: Romanzo di formazione
Casa editrice: Adelphi
Pagine: 220
Anno: 2018 (prima edizione 1950)
Prezzo: € 18
Tempo medio di lettura: 5 giorni
Autore e quadro consigliato: “La Meditazione” (Francesco Hayez, olio su tela 1851)

L’autore
Sébastien Japrisot è lo pseudonimo di Jean-Baptiste Rossi (Marsiglia, 4 luglio 1931 – Vichy, 4 marzo 2003) è stato uno scrittore, sceneggiatore e traduttore francese.

Arianna

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Felici i felici (Yasmina Reza)

9788845928260_0_0_454_75Lui si è di nuovo proteso per dire, sei felice? Ho detto, sì, e ho pensato, che faccia tosta. Ha annuito e assunto un’aria vagamente intenerita, sei felice, brava. Mi è venuta voglia di tirargli uno schiaffo. Trent’anni di tranquillità emotiva spazzati via in dieci secondi.

La domanda che subito possiamo porci è: chi sono i felici? In questo romanzo corale è come se tutti i protagonisti, che fino a quel momento hanno vissuto una vita perfetta (anche se solo in apparenza) si fermassero per riflettere su ciò che sta accadendo loro.
Ad esempio, Pascaline e Lionel agli occhi di tutti sono la coppia perfetta, ma in realtà nascondono i problemi psichici del proprio figlio per paura di essere derisi dai loro amici; il giovane e stimato dottor Chemla, invece, vive una sessualità complicata dovuta agli abusi subiti da parte del fratello maggiore quando era piccolo.
Malgrado accadano episodi che segnano un punto di rottura nella routine dei protagonisti, essi preferiscono non abbandonare il loro stile di vita perché non è facile uscire dalla propria comfort zone, anche se questa rende infelici.

«Felici gli amati e gli amanti e coloro che possono fare a meno dell’amore. Felici i felici»: è da questa citazione di Borges che Yasmina Reza prende spunto per il suo romanzo “Felici i felici” (edito da Adelphi) nel quale più protagonisti danno voce ai loro segreti e ai loro pensieri. Attraverso di essi scopriamo che, in questo romanzo, la vera protagonista è l’infelicità, sentimento onnipresente che, però, non crea empatia per i personaggi, tutt’altro. Invita il lettore a riflettere sull’ipocrisia che non solo ci circonda, ma che viviamo in prima persona quando preferiamo non essere onesti con noi stessi.
Grazie alla sua abilità nel cambiare registro, l’autrice riesce a farci osservare da spettatori queste esistenze fatte di vite parallele e a farci riflettere anche sulla nostra vita. Ogni capitolo non è a sé stante perché troviamo i racconti di persone che si conoscono tra loro chi per grado di parentela, chi perché marito, moglie o amante di qualcuno e quindi sono le facce, anzi le doppie facce, della stessa medaglia.
La caratteristica preponderante di questo romanzo è l’assenza di dialogo e di confronto, dato che ciascun personaggio tende a disinnescare qualsiasi bomba per non rovinare l’equilibrio precario che è riuscito a creare con tanta fatica.
Non esisteranno le istruzioni per essere felice, ma la Reza afferma che essere felici è un talento.Da parte mia, credo invece che si inizi ad essere felici quando ci si rende conto di cosa si vuole davvero.

Titolo: Felici i felici
Autore: Yasmina Reza
Genere: Letteratura francese
Casa editrice: Adelphi
Pagine: 163
Anno: 2013
Prezzo: € 18,00
Tempo medio di lettura: 4 giorni
Autore e quadro consigliato: “Gli amanti” (René Magritte, olio su tela 1928)

L’autrice
Yasmina Reza (Parigi, 1 maggio 1959) è una drammaturga, sceneggiatrice, attrice e scrittrice francese. La prima pièce da lei scritta, “Conversations après un enterrement”, rappresentata per la prima volta nel 1987, le vale il Premio Molière come miglior autore. Il successo internazionale arriva con “Art” (1994) opera tradotta in molte lingue e che le ha fatto vincere molti premi non solo letterari ma anche teatrali. Dal suo libro “Il dio del massacro” (2011) è stato tratto il film “Carnage” di Roman Polański.

Arianna

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La Vagabonda (Colette)

vagabondaPovero innamorato, come son stata cattiva con lui, però! Lo trovo amabile, corretto, ben pettinato, prestante come uno che non rivedrò più. Al mio ritorno infatti, l’avrò dimenticato e anche lui m’avrà dimenticata… con la piccola Jadin o con un’altra… piuttosto con la piccola Jadin.

Renée Neréè un’artista e in questa sua vita da vagabonda ha trovato il suo equilibrio.
Un giorno, però, nel suo camerino si presenta Max, un ricco ragazzo che resta ammaliato da lei e le dichiara subito il suo amore. Renée si sente presa alla sprovvista, non vuole cedere alle sue lusinghe, in passato ha avuto un marito che l’ha tradita e questo ha inevitabilmente lasciato un segno. Poi, messi da parte dubbi e insicurezze, Renée inizia pian piano a cedere, dando la possibilità a Max di amarla e, forse, regalando anche a se stessa l’occasione di amare nuovamente. E pure, Renée non è disposta a perdere la sua indipendenza, neanche a fronte della sicurezza economica che Max le assicura, per cui decide di partire per una tournée.
Inizierà così una corrispondenza fatta di frasi d’amore, dubbi e paure.

Colette, autrice de “La Vagabonda” (edito da Mondadori),conosce molto bene il mondo dei caffè-concerto e del teatro avendo lei stessa calcato quei palcoscenici. La protagonista del suo romanzo è una donna che cerca e crea la sua indipendenza. E nonostante una quota di fragilità di cui è perfettamente consapevole, Renée possiede comunque la forza necessaria per prendere decisioni tali da sbaragliare tutti.
Al giorno d’oggi sono molte le donne che contano su se stesse, sia lavorativamente che emotivamente,donne che spesso spaventano gli uomini e che generano invidia nelle altre donne.Ciò che mi ha maggiormente colpito della trama è il fatto che ci sia stato, invece, un uomo che abbia reputato tutto questo affascinante e motivo di sfida.D’altra parte, molto interessante è anche la presenza della solidarietà femminile come quella che intercorre tra Renée e la sua ex cognata, che le dispensa consigli di cui la ragazza si fida.
Ma seamor omnia vincit, in questo caso è lo spirito vagabondo di Renée a vincere.
Per questo, dopo aver finito il libro, mi è sorta una domanda: quanto siamo disposti a lasciarci sorprendere dalla vita?

Titolo: La Vagabonda
Autore: Colette
Genere: Narrativa
Casa editrice: Mondadori
Pagine: 198
Anno: 1982 (prima edizione 1910)
Prezzo: € 5
Tempo medio di lettura: 5 giorni
Autore e quadro consigliato: “Autoritratto nella Bugatti verde” (Tamara de Lempicka, olio su tela 1929)

L’autrice
Colette, pseudonimo di Sidonie-Gabrielle Colette (Saint-Sauver-en-Puisaye, 28 gennaio 1873- Parigi, 3 agosto 1954), è stata una scrittrice e attrice teatrale francese e una delle grandi protagoniste della sua epoca. Fu la prima donna nella storia della Repubblica francese a ricevere i funerali di Stato. La sua vita e la sua opera letteraria sono testimonianza del suo essere una donna libera, anticonformista ed emancipata.

Arianna

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Dancing Paradiso (Stefano Benni)

9788807033445_0_0_454_75“Guardate che bella insegna blu
Questo locale si chiama Paradiso
Non sta in cielo ma quaggiù
Non bisogna essere buoni per entrare
Accettano anche le carogne
E qualche volta le fanno cambiare.”

In una città buia e crudele vivono Amina, rimasta orfana di madre; Elvis, un hacker chiuso in casa da sei anni; Bill il Bello, un batterista che in ospedale aspetta di morire, il suo amico Stan il pianista, il quale vuole preparare un ultimo concerto per il suo amico e, infine, Lady, una poetessa che non sa scegliere tra cantare e morire.
Cinque voci diverse più una sesta fuori dal coro, quella dell’Angelo angelica, un angelo sceso sulla Terra, con il più impensabile degli aspetti, quello dello straccione, ultimo tra gli ultimi. Anche se diversi tra loro tutti hanno una precisa destinazione: il Dancing Paradiso. Qui ognuno di loro potrà cantare il proprio blues. Sarà l’ultimo primo della morte o il primo di una nuova vita?

Anche gli angeli capita a volte sai si sporcano, così cantavano Dalla e Morandi in “Vita” ed è così che l’Angelo angelica, voce narrante di “Dancing Paradiso” (edito da Feltrinelli), si presenta: come un angelo custode del tutto simile agli esseri umani.
Questa volta Stefano Benni sceglie di usare la poesia per raccontare i dolori dei protagonisti al lettore. Per quest’ultimo, avventurarsi tra le pagine di questo libro sarà come assistere ad un concerto ben sapendo che ci sarà sicuramente quella canzone che parla proprio a lui e di lui.
Che si tratti di versi o di prosa, l’autore riesce sempre a centrare i problemi che più affliggono il presente: in questo caso, i temi fondamentali sono l’odio per il diverso che si fa sempre più spazio nella società, l’indifferenza verso il prossimo e l’inquietudine dell’animo. Il suo stile inconfondibile, fatto soprattutto di ironia, viene messo momentaneamente da parte per lasciare il posto a versi pieni di accensioni liriche e musicalità che catturano la nostra attenzione invitandoci a riflettere più che a ridere.
Quindi cuffie alle orecchie, ragazzi! Per iniziare questo viaggio non vi resta che premere il tasto play!

Titolo: Dancing Paradiso
Autore: Stefano Benni
Genere: Poesia
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine: 76
Anno: 2019
Prezzo: € 10,00
Tempo medio di lettura: 1 giorno
Autore e quadro consigliato: Senza titolo dalla serie “Nuagessines” (Luca Matti, dibond in tecnica mista, 2016)

L’autore
Stefano Benni
(Bologna, 12 agosto 1947) è uno scrittore, giornalista e poeta. I suoi romanzi e i suoi racconti contengono una forte satira della società italiana degli ultimi decenni. Da anni tiene seminari sull’immaginazione e sul reading.

Arianna

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L’annusatrice di libri (Desy Icardi)

9788893254779_0_0_454_75“La ragazza iniziò a far scorrere l’indice sui dorsi dei volumi nella speranza che uno di essi le risultasse familiare; poi, d’un tratto, ecco di nuovo la fragranza salmastra che poco prima l’aveva investita. Possibile che quell’odore provenisse da un libro? Prese a ricercarne l’origine e, una volta individuata, estrasse il libro dal quale sembrava emanare il sentore, lo aprì e tuffò il naso tra le pagine; al fresco odore di fiume si aggiunse un effluvio tiepido, più tenue ma altrettanto liquido: lacrime!”

In una Torino alle soglie degli anni ’60, in casa Peyran vive, ospitata da sua zia Amalia, Adelina,un’adolescente che è stata mandata a studiare nella migliore scuola superiore della città per assicurarsi così un futuro migliore rispetto a quello della semplice vita di campagna.
Zia e nipote hanno una cosa in comune: un rapporto difficoltoso con i libri. Se per la zia la lettura è solo una perdita di tempo, Adelina si sforza di leggere,ma le parole si accavallano perdendo ogni senso e facendola sentire inadeguata. Tutto cambia però quando la ragazzina va a studiare a casa della sua compagna di classe Luisella. Lì si accorge che riesce a leggere i libri in un modo alquanto singolare, cioè annusandoli. Adelina cerca di mantenere questo segreto fino a quando il padre di Luisella, il notaio Vergnano, e padre Kelley, suo insegnante di lettere – entrambi amanti di manoscritti antichi – vengono a conoscenza di questa sua abilità e decidono di utilizzarla per decifrare un antico codice indecifrabile.
“L’annusatrice di libri” di Desy Icardi (Fazi Editore) è una piccola supereroina, con un potere semplice che fa gola a chi vuole sfruttarlo per i suoi interessi. Adelina,infatti,annusando i libri, riesce a captare le emozioni e le sensazioni dei personaggi, così come di tutti coloro che li hanno letti,diventando in questo modo una divoratrice di libri.
L’ironia che avvolge questo romanzo, tra consigli amorosi e uno sguardo all’Italia che fu, non fa perdere di vista il punto centrale, cioè la passione per i libri. I vari personaggi si approcciano in maniera diversa alla lettura e ai libri, ma tutti, chi prima, chi dopo, non possono fare a meno di questo fidato amico. Questo romanzo è un omaggio ai lettori appassionati, a coloro i quali senza un libro si sentono persi e non ne hanno mai abbastanza.
La dote di Adelina però fa sorgere una domanda: è meglio saper annusare un libro o saperlo leggere per poterne cogliere tutte le sfumature?

Titolo: L’annusatrice di libri
Autore: Desy Icardi
Genere: Romanzo di formazione
Casa editrice: Fazi Editore
Pagine: 408
Anno: 2019
Prezzo: € 16,00
Tempo medio di lettura: 6 giorni
Quadro consigliato: “Lettrice (Clara)” (Federico Faruffini, olio su tela 1865)

L’autrice
Desy Icardi
, nata a Torino dove vive ancora oggi, opera come formatrice aziendale, scrittrice, cabarettista e copywriter. Dal 2006 lavora come cabarettista, è autrice di testi teatrali comici e ha firmato alcune regie. Nel 2013 crea il blog “Patataridens”, il primo dedicato alla comicità al femminile.

Arianna

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Anna (Niccolò Ammaniti)

9788806227753_0_0_503_75Le labbra spalancate risucchiavano la stoffa sottile. La bottiglia di gin. Il pianto senza più lacrime e i singhiozzi ruvidi come carta vetrata. L’odore terroso del muschio. Foglie che fremevano al ritmo del suo respiro. Il vestito viola della mamma.
Il resto era sofferenza che la colmava e traboccava come acqua da un vaso pieno.

La Rossa sta invadendo il mondo e non lascia scampo. Questo virus è latente e inizia a mostrarsi dopo lo sviluppo o in età adulta. A causa sua sono molti i bambini e i ragazzini rimasti soli. Tra questi ci sono anche Anna, di tredici anni, e suo fratello Astor, di otto,che, in una Sicilia martoriata da incendi, negozi e case saccheggiate, cercano di raggiungere il continente nella speranza di incontrare adulti sopravvissuti che abbiano trovato una cura.
Il cammino sarà lungo e pieno di ostacoli, una vera e propria lotta interiore e per la sopravvivenza. Durante questo viaggio la speranza muore e rinasce ogni giorno ma non li abbandona mai.

In“Anna” (edito da Einaudi), Niccolò Ammaniti racconta di una ragazzina che è riuscita a gustare ben poco della dolcezza della vita scoprendo quasi subito il suo lato amaro. La sua testardaggine e gli insegnamenti che la madre le ha lasciato in un quaderno prima di morire, la portano a essere un’instancabile sognatrice con i piedi per terra. Anche se sa che potrebbe restare delusa, Anna continua imperterrita ad andare avanti e a sperare che ci sia qualcuno, oltre il suo piccolo e martoriato mondo, che possa salvare lei e suo fratello.
Credo che in questo libro il viaggio che affronta Anna sia lo specchio di ciò che si affronta durante l’adolescenza: prime delusioni, prime responsabilità, primi amori.
Nonostante la morte sia una presenza costante, queste pagine restano un inno alla vita perché, come si suol dire,non importa quante volte cadi, ma quante volte cadi e ti rialzi.

Titolo: Anna
Autore: Niccolò Ammaniti
Genere: Fantascienza
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 304
Anno: 2015
Prezzo: €13
Tempo medio di lettura: 4 giorni
Autore e quadro consigliato: “La torre rossa” (Giorgio De Chirico, olio su tela 1913)

L’autore
Niccolò Ammaniti
(Roma, 25 settembre 1966) non è solo scrittore, ma anche sceneggiatore. Tra i suoi libri più celebri si ricorda “Io non ho paura” uscito nel 2001 e trasposto cinematograficamente da Gabriele Salvatores due anni dopo e grazie al quale riceve il Premio Flaiano per la sceneggiatura.
Nel 2007 vince il Premio Strega grazie a “Come Dio comanda” e anche questo libro verrà nuovamente adattato per il grande schermo da Salvatores.

Arianna

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La ragazza del convenience store (Murata Sayaka)

9788833570020_0_0_300_75In fondo era uno spasso vedere tutti quegli studenti, ragazzi che suonavano in rock band, freeters, casalinghe e allievi delle scuole serali indossare la divisa del konbini e trasformarsi in commessi perfetti. Alla fine della giornata di training ognuno si liberava di quella tenuta e tornava alla situazione di partenza. Era come un cambiamento di pelle, una muta temporanea.

Keiko Furukuraha trentasei anni, è single e lavora nello stesso konbini, un supermarket aperto 24/7, da diciotto anni,sempre nello stesso ruolo di commessa part-time. A lei però questo non dispiace, anzi! Grazie alla formazione e a regole ferree da seguire,Keiko ha capito come poter essere normale agli occhi di tutti. Quello è diventato il suo mondo e non ha nessuna intenzione di cambiarlo. L’arrivo di Shiraha, un nuovo collega trentacinquenne dai modi strani e in cerca di moglie, farà smuovere finalmente qualcosa?

La protagonista de “La ragazza del convenience store” (edito da e/o) desidera essere accettata da tutti quelli che hanno una vita normale, visto che lei, sin da piccola,è sempre stata additata come quella strana. Il suo desiderio scaturisce dal voler essere lasciata libera di vivere la vita a modo suo, visto che i suoi familiari e i suoi amici non fanno altro che preoccuparsi del fatto che lei abbia trentasei anni, sia ancora single e lavori sempre nello stesso posto, con lo stesso ruolo e con lo stesso contratto da diciotto anni.Ma non si chiedono mai se, in realtà, lei sia felice così.

Credo che questo libro possa dividere i lettori in due fazioni: da un lato, coloro che vedranno nella protagonista quella pigrizia che la induce a restare sempre nella stessa condizione senza mai volerla migliorare; dall’altro, tutti quelli che, invece, si sentiranno dalla sua parte e crederanno che la sua scelta di vita sia la più giusta perché, infondo, è quella che la fa sentire meglio.
Da parte mia, non credo che ci sia una fazione giusta o sbagliata. Piuttosto, credo che si possa aderire all’una o all’altra spinti dalle sensazioni del momento, proprio perché ognuno di noi vive la normalità a modo suo.

Titolo: La ragazza del convenience store (titolo originale: Konbininingen)
Autore: Murata Sayaka
Genere: Narrativa
Casa editrice: Edizioni e/o
Pagine: 160
Anno: 2018
Prezzo: € 15
Tempo medio di lettura: 1 giorno
Pittore e quadro consigliato: “City Glow” (ChihoAoshima, stampa cromogenica, 2005)

L’autrice
Murata Sayaka è nata nel 1979 nel prefettura di Chiba. Debutta come scrittrice nel 2003 con un racconto intitolato “L’allattamento” e con il quale si aggiudica il premio Gunzō. Tra il 2009 e il 2014 riceve altri premi. Anche nel 2016, anno d’uscita in Giappone de “La ragazza del convenience store”, ispirato alla sua storia personale di commessa presso un konbini, ottiene il premio Akutagawa.

Arianna

Lettore medio

E adesso, pover’uomo? (Hans Fallada)

9788838923388_0_0_277_75La povertà non è soltanto miseria, la povertà è punibile, la povertà è macchia, stonatura, la povertà è sinonimo di sospetto.

Germania, 1933. Gianni ed Emma sono due giovani innamorati che presto diventeranno genitori e che per questo decidono di sposarsi.Il matrimonio, però, pur essendo l’inizio di una nuova vita insieme, è anche sinonimo di problemi e difficoltà da affrontare,a cominciare dalle precarie condizioni economiche, a causa delle quali i due giovani possono permettersi soltanto un appartamento in affitto nella periferia del paesino in cui vive Gianni.
Di fronte ad una situazione che non accenna a migliorare, Emma decide di chiedere aiuto alla madre di Gianni, la quale si trova a Berlino. Ma neanche il trasferimento nella grande città e l’inizio di un nuovo lavoro danno tregua ai due ragazzi: anche a Berlino, infatti, le cose dopo un po’ iniziano a complicarsi; la nascita del bambino, poi,li sottopone a nuove prove. Riusciranno i due giovani a rimanere uniti di fronte a tutte le difficoltà della vita?

Nonostante sia ambientato in una nazione e in un’epoca diversa, “E adesso, pover’uomo?” di Hans Fallada (edito da Sellerio) può essere senza dubbio considerato un libro senza tempo. Le difficoltà e i timori che affrontiamo noi oggi sono le stesse che hanno affrontato i nostri genitori da giovani, così come i nostri nonni. In questo libro i due ragazzi affrontano tutto insieme, cercando di farsi forza l’un l’altro perché sono diventati grandi e devono mettere da parte i loro egoismi.
In ogni pagina si percepisce la paura del fallimento ma ciò non deve spaventare il lettore, la fiammella della speranza è sempre accesa. Non siamo mai veramente soli se decidiamo di non esserlo.

Titolo: E adesso, pover’uomo?
Autore: Hans Fallada
Genere: Narrativa
Casa editrice: Sellerio (I° edizione Mondadori 1932)
Pagine: 577
Anno: 2008
Prezzo: € 15
Tempo medio di lettura: 5 giorni
Pittore e quadro consigliato: “Colourful Dance” (Ernst Ludwig Kirchner, olio su tela, 1932)

L’autore
Hans Fallada
pseudonimo di Rudolf Wilhelm Friedrich Ditzen (Griefswald, 21 luglio 1893 – Berlino, 5 febbraio 1947) è stato uno scrittore tedesco e le sue opere sono per lo più incentrate su racconti a sfondo sociale. La sua è stata una giovinezza travagliata, dovuta soprattutto alla conflittualità con il padre. Fece abuso di alcool e sostanze stupefacenti e trascorse anche periodi più o meno lunghi in carcere.
In Italia quest’opera è conosciuta anche grazie alla trasposizione televisiva fatta nei primi anni Sessanta, con il titolo Tutto da rifare pover’uomo.

Arianna

Lettore medio

Caffè amaro (Simonetta Agnello Hornby)

9788807031830_0_0_502_75.jpgPreferirei non prendere marito e far sì che i fratelli frequentino una buona università, aveva detto, pronta a immolarsi come Rosalie, e a sostenere i maschi di casa. Ignazio si disprezzava come padre. Vorrei lavorare e guadagnare. Maria era una ragazza moderna, merito della madre. Ma l’isola rimaneva antica.

Nello studio dell’avvocato Ignazio Marra, Pietro Sala un quasi quarantenne ricco, donnaiolo e poco affidabile, si innamora di Maria, una bella adolescente – nonché figlia dell’avvocato – e la chiede in moglie. L’unione, economicamente conveniente per la famiglia di Maria, viene osteggiata sin dall’inizio dalle cognate che non ritengono la giovane all’altezza della loro famiglia e di Pietro. Maria però è forte e intelligente e dalla sua parte non solo ha il suocero e la sua famiglia, ma anche Giosuè, un giovane con il quale Maria è cresciuta e che le sarà sempre vicino, anche dopo aver intrapreso la carriera militare. Solo con il tempo Maria capirà che il vero amore è lui: Giosuè.
L’arrivo della Seconda Guerra Mondiale metterà a repentaglio la loro relazione, perché essendo Giosuè ebreo, sarà costretto a nascondersi, nonostante sia sempre stato molto apprezzato e rispettato da tutti. Grazie a molti aiuti, i due giovani però riusciranno sempre a vedersi e a mantenersi in contatto. Fino alla fine i due sentiranno il bisogno l’uno dell’altra.

In “Caffè amaro” (edito da Feltrinelli), la forza di Maria spicca in ogni singola riga del romanzo. Si intuisce subito quanto non sia la tipica donna dell’epoca arrendevole al volere dei maschi di famiglia dal momento che, pur decidendo di sposare Pietro per il bene economico e sociale della famiglia, non rinuncia a se stessa e alla sua personalità: facendo appello alla sua educazione e al senso di responsabilità, infatti, Maria riesce a portare avanti il suo nuovo nucleo familiare e a diventare una donna ancora più forte e caparbia.
L’amore che la lega a Giosuè, è un amore che affronta mille ostacoli, ma che rinvigorisce e si cementa anche quando sembra che stia per finire tutto. Non si può rimanere indifferenti davanti a questo sentimento che coinvolge e travolge.
La Sicilia di quegli anni non fa solo da sfondo ma è essa stessa una protagonista. Viene descritta in tutta la sua bellezza iniziale e fino alla distruzione dei bombardamenti, come se andasse di pari passo con la vita di Maria.

Titolo: Caffè amaro
Autore: Simonetta Agnello Hornby
Genere: narrativa
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine: 339
Anno: 2016
Prezzo: € 18
Tempo medio di lettura: 5 giorni
Autore e quadro consigliato: “Al sole” (Ettore De Maria Bergler, olio su tela 1881)

L’autrice
Simonetta Agnello Hornby (Palermo 1945) vive dal 1972 a Londra. Laureata in giurisprudenza all’Università di Palermo, ha esercitato la professione di avvocato a Brixton in uno studio legale che si occupava di diritto di famiglia e minori. Tutti i suoi libri sono stati bestseller e spesso è ospite alla radio, alla televisione e sulle maggiori testate giornalistiche. Ha anche girato un docu-film con suo figlio George intitolato “Nessuno può volare da solo”, il quale è anche il titolo del suo ultimo libro.

Arianna

Lettore medio

Puerto Escondido (Pino Cacucci)

9788807885709_0_0_0_75Sembrano tutti così occupati a vivere da non accorgersi di niente, da non avvertire l’orrore che suscitano visti dall’esterno. Penso di non sapere che farmene di una vita come la loro; e dentro so che è solo l’invidia di un disadattato.

Maschio, un lavoro saltuario e una ferita d’arma da fuoco, è quello che sappiamo del protagonista. Dopo le dimissioni dall’ospedale inizia la sua fuga. Ma da chi? Dal commissario Schiassi che inizia a dargli la caccia perché si è trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato, o da se stesso?
Questa partenza precipitosa lo porta prima sull’isola d’Elba dove fa la conoscenza dei tre pirati Aivly, Rubén e Brom, e poi in Spagna, dove è Pill, giovane fumettista sgangherata quanto lui, il suo punto di riferimento.
Ma la corsa è ancora ben lontana dal terminare: all’orizzonte c’è il Messico, dove il protagonista incontra Elio con il quale instaura una singolare amicizia. Sembra proprio che dovunque vada non riesca a stare lontano dai guai! Tuttavia, forse, è proprio il Messico a regalargli la sua dimensione ideale, un luogo da poter chiamare casa.

Il protagonista di “Puerto Escondido” (edito da Feltrinelli) è un vero e proprio antieroe perché tutto quello che fa è al di fuori dei confini della legge. E nonostante ciò, non si può fare a meno di sentirsi a lui vicini.
Mentre si legge questo libro, se è vero che ci si ritrova immersi nei vividi e accecanti colori dei luoghi che ne fanno da sfondo, è anche vero che a predominare sono le tinte fosche e cupe dell’anima del protagonista.
E arrivati all’ultima pagina, ciò che resta è un po’ di amaro in bocca, tante domande e la voglia di prenotare il primo volo per Puerto Escondido.

Titolo: Puerto Escondido
Autore: Pino Cacucci
Genere: Commedia
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine: 398
Anno: 2015 (I° edizione 1990)
Prezzo: € 10
Tempo medio di lettura: 5 giorni
Pittore e quadro consigliato: “Il festival del mais” (Diego Rivera affresco 1923-24)

L’autore
Pino Cacucci (Alessandria, 1955) è un giornalista, scrittore, traduttore e viaggiatore. Nel 1992 grazie a Gabriele Salvatores, “Puerto Escondido” diventa un film.

Arianna