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Cometa (Gregorio Magini)

Cover_140x200+5mmI miei genitori scopavano sempre e mi piaceva guardarli. Il mio primo ricordo è mamma in ginocchio che sussulta sotto i colpi del bacino di papà. Mi godevo lo spettacolo e mi succhiavo le gengive.

Una scrittura diretta, ritmi serrati e due destini che, inevitabilmente, s’incrociano. Questi gli elementi alla base di “Cometa”, il nuovo libro di Gregorio Magini, edito da Neo.
La storia è quella di Raffaele e Fabio, due ragazzi completamente diversi tra loro, destinati a diventare amici.
La prima parte del romanzo racconta l’infanzia dei due, evidenziando la loro diversità.
Raffaele cresce in una visione del mondo espansionistica e col bisogno di affermarsi, mentre per Fabio il mondo è destinato a implodere, pertanto ritiene più saggio rifugiarsi nel mondo fantastico di internet.
I due s’incroceranno casualmente e, pur senza avvicinarsi troppo, creeranno un legame e tenteranno di affermare il proprio posto in società.

Un libro che ho trovato bello ma, allo stesso tempo, molto enigmatico. Spazio, adesso, alle parole dell’autore…

Cometa. Come e quando è nata una storia così articolata? In principio Raffaele e Fabio (i protagonisti)ero io. Volevo raccontare la storia della mia vita sentimentale. Non che vi sia niente di straordinario. Però mi era venuto voglia di andare incontro al voyeurismo del lettore, che spesso cerca, nel romanzo, almeno quanto il piacere di una storia, una finestra su una vita alternativa, che ama immaginare più interessante e significativa della sua. Mi misi a scrivere aneddoti buffi ispirati alle mie relazioni passate: donne, fidanzate, incontri fugaci, ecc., mentendo qua e là per rendere il racconto più interessante. Insomma, l’autofiction. Ma poi mi sono scontrato col fatto che (a) come dongiovanni sono fallitissimo; (b) anche se fossi un dongiovanni di successo, non avrei motivo di vantarmene, anzi ringrazio la sorte di avermi reso abbastanza insicuro da non smettere mai di percepire l’egoismo e la disumanità del predatore sessuale; (c) in ogni caso ho sempre preferito i videogiochi allo stress del corteggiamento amoroso. Non restava che inventarmi tutto, dunque far esplodere la fiction a discapito dell’auto(biografia). Ma inventarsi una buffa serie di conquiste? Che squallore. Quello che era iniziato come una ricerca di autenticità, si sarebbe ribaltato in una fiera dello sbrodolarsi addosso. E così mi è toccato fare a pezzi il progetto iniziale, mandare a monte l’autofiction e dividere le mie storie in due categorie: quelle che erano finite male, o non erano nemmeno cominciate, perché mi ero comportato male (Raffaele), e quelle che erano finite male perché non ci avevo capito niente, di solito perché pensavo ai videogiochi e ai miei mondi di fantasia (Fabio). Poi i personaggi hanno preso vita propria. Alla fine l’autofiction è rimasta nella prima e nella terza parte (quelle in prima persona),solo come parodia, come autofiction di qualcun altro.
Raffaele e Fabio(i due protagonisti)hanno caratteri diametralmente opposti. Ciò nonostante il loro legame diviene forte. Quale è il loro segreto? È giusto, hanno caratteri psicologicamente opposti.Ma come “soggetti” sono simili. Ovvero, uno è estroverso e l’altro è introverso, ma vivono la stessa impraticabilità del contatto con gli altri, la stessa alienazione, lo stesso ultimo scampolo di “blocco storico”: quello della classe media occidentale in decomposizione.
Quanto c’è di te in ognuno dei protagonisti e in quale dei due ti riconosci di più? Come dicevo prima, Raffaele e Fabio ero io. Francamente l’idea era di provare a guadagnare una prospettiva critica, e smettere di identificarmi con loro. È una condanna, essere costretti a comportarsi in un certo modo, perché “siamo fatti così”. Preferisco, adesso che il libro è finito, tornare nel vago, pensare ad altro. In perfetta incoerenza.
L’amicizia è uno dei temi portanti di questo libro, anche se qui ha un connotato enigmatico. Quanto è importante per te questo sentimento? L’amicizia è un’utopia politica. Non sono un fanatico della “distruzione della famiglia”, ma immagino o cerco d’immaginare un mondo in cui gli affetti familiari cedono parte del loro ruolo di fondamento della società a favore di una molteplicità di affetti amicali. Un ampliamento del campo di significati dell’amore senza riproduzione, insomma.
Ci sono aneddoti particolari legati alla stesura del libro che puoi raccontarci? Niente di particolarmente interessante, sennò l’avrei raccontato direttamente nel libro.
Hai avuto ripensamenti circa il tema o le parole da usare? A parte il fatto che ho riscritto tutto tre volte? Non proprio.
Cos’hai provato quando il tuo manoscritto è divenuto qualcosa di tangibile? Non molto. Impiego parecchio tempo immaginando cose che accadranno, potrebbero accadere o vorrei che accadessero, perciò avevo già scontato l’emozione di vedere il libro uscire dalla scatola, sfogliarlo, annusarlo, guardarlo in controluce, strusciarmelo sulla faccia ecc. decine di volte prima che accadesse nella realtà, assaporando molte diverse sfumature di soddisfazione, gratitudine, orgoglio, commozione, ansia, ecc.
Quali suggerimenti vorresti dire a chi desidera intraprendere la carriera di scrittore? Impara a mentire.
L’ultimo libro letto e il tuo romanzo preferito. Il congresso di futurologia di Stanislaw Lem, un romanzo breve straordinario che parte da un’idea semplice: come sarebbe un mondo in cui tutte le funzioni mentali sono alterabili tramite sostanze chimiche sintetiche? Inizia come una satira e finisce come un delirio psichedelico. Credo che il mio romanzo preferito sia La montagna incantata, perché è l’unico romanzo che ho mai avuto la pazienza di rileggere.
Progetti editoriali futuri? Sto contribuendo con un capitolo a un lavoro collettivo sulla figura del nerd nella storia e nella cultura contemporanea. Poi qualche articolo e racconto. Più in là, sto pensando una storia, una fiaba horror, interamente ambientata in una foresta, con una ragazza che si mette alla ricerca di un uomo scomparso e finisce per perdersi e mettersi in pericolo. La domanda è: il maschio occidentale merita compassione? c’è qualcosa in lui per cui vale la pena di salvarlo? o deve estinguersi?

Titolo: Cometa
Autore: Gregorio Magini
Genere: Romanzo di formazione
Casa editrice: Neo
Pagine: 248
Anno: 2018
Prezzo: € 15,00
Tempo lettura media: 3 giorni
Consigliato a chi: Desidera una lettura leggera ma incisiva, per chi vuole dei contrasti forti e spunti di riflessioni generazionali.

L’autore:
Gregorio Magini, classe 1980, vive e lavora a Firenze come programmatore di diversi siti web. La Famiglia di pietra è il suo primo romanzo pubblicato con Round Robin Editrice (2010). Insieme a Vanni Santoni ha fondato SIC – Scrittura Industriale Collettiva, tale progetto ha dato vita al romanzo Il territorio nemico pubblicato da Minimum Fax (2013).

Ivan

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La teoria di Camila (Gabriella Genisi)

9788860044631_0_0_0_75“Cercai ovunque, frugai ogni cartellina, lessi ogni carta, aprii ogni scatola o cassetto, guardai ogni foto. Non c’era niente per me. In quegli ultimi mesi della sua vita mio padre mi aveva dimenticato. Fu allora che piansi la sua morte.”

Gabriella Genisi dopo il grande successo del commissario Lolita Lobosco, ha deciso di accantonare momentaneamente il poliziesco e di tentare un genere nuovo, infatti per Giulio Perrone Editore ha pubblicato La teoria di Camila.
Marco Bufalino in una sera di giugno riceve un sms dalla badante del padre, Camila, ed apprende la tragica notizia della sua morte. Il libro si incentra su uno dei momenti più brutti che ognuno di noi è costretto ad affrontare; la perdita di un genitore: per Marco si prospetta una delle notti più lunghe e sofferte della sua vita. Girovagando nella casa in cui è cresciuto, è costretto a fare i conti col proprio passato e soprattutto con quello del padre. L’autrice scrive con uno stile unico e d’impatto, ogni sensazione di Marco viene trasmessa con la massima empatia: impossibile non immaginarsi le stanze della casa o la forte premura di Camila nei confronti di questo figlio che oramai è diventato adulto. Marco ha, negli anni, posposto l’amore per il padre agli impegni personali, rendendosene conto soltanto quando ormai è troppo tardi.
Altro tema è la presenza delle badanti, ragazze straniere che vivono nelle nostre città, che non solo accudiscono i genitori al posto dei figli ma diventano veri e propri membri della famiglia. Un libro che parla di morte ma allo stesso tempo di rinascita, Marco rivaluta la propria vita privata: i suoi due matrimoni, il rapporto con i figli e soprattutto Camila, perché spesso una famiglia non è determinata da un legame di sangue ma da un legame d’amore.
A distanza di giorni dopo aver letto questo romanzo, ancora non trovo termini per poterne esprimere le emozioni che mi ha trasmesso: le parole sono dirette, ti colpiscono senza pause in un libro di meno di 200 pagine, caratterizzato da una scrittura semplice e priva di infiorettature letterarie.
Per chi si chiedesse qual è la teoria di Camila, vi dirò: è un gesto molto semplice ma che si tende a sottovalutare… ovviamente spetta a voi leggerla, ma nel frattempo sentiamo l’autrice cosa ci può dire di questo piccolo gioiello…

Nome: Gabriella
Cognome: Genisi
La teoria di Camila. Come è nata l’idea di questo libro? Le idee di un nuovo libro arrivano per caso. Attraverso un viaggio, un libro letto, una persona che incontri. La teoria di Camila arriva in seguito a una lettera pubblicata sul Corriere della Sera molti anni fa. L’emozione che produsse generò il bisogno di scriverne.
Ti conosciamo per la serie del commissario Lolita Lobosco, adesso invece un protagonista maschile. Quanto è stato divertente/difficile/emozionante dar vita a un personaggio del genere? Nel mio primo libro, Come quando fuori piove, senza neanche rendermene conto, diedi voce a un personaggio maschile. Raccontare di Marco è stato un ritorno.
Perché proprio Roma come set di questa storia? In questo libro Roma è solo fondale. La storia che racconto potrebbe accadere in qualsiasi città. Per questo ho scelto una città universale. Al contrario, nella serie del Commissario Lobosco, Bari è protagonista, oltre che teatro della storia.
Il personaggio che maggiormente mi ha colpito è quello di Camila, ma esiste realmente? No, Camila è un personaggio completamente inventato. Eppure ragazze come lei ci passano accanto ogni giorno, abitano le nostre case, si prendono cura dei nostri anziani. Ma sono invisibili, e non ce ne accorgiamo.
Quali feedback hai avuto dai nuovi lettori? E da quelli abituali? Questo libro è stata una scommessa. La maggior parte dei miei lettori mi ha conosciuta con la serie poliziesca. Ma a parte due lettori poco convinti del cambio di registro, sto ricevendo riscontri commoventi.
Un libro (chiaramente non dire il tuo, altrimenti non vale!) che deve assolutamente essere letto? Patrimonio di Philip Roth. Ne La teoria di Camila, in un certo senso c’è traccia di quella lettura.
Il tuo genere preferito? Letteratura, e poesia.
Qualche accenno su progetti editoriali futuri? Una nuova serie noir con un nuovo personaggio, la carabiniera salentina Chicca Lopez.
Saluta i lettori medi: un abbraccio a tutti e buone letture sempre. Abbiamo bisogno di leggere per comprendere la vita.

Titolo: La teoria di Camila
Autore: Gabriella Genisi
Genere: Formazione
Casa editrice: Giulio Perrone editore
Pagine: 157
Anno: 2018
Prezzo: € 13,00
Tempo medio di lettura: 2 giorni
Consigliato: a chi ha dei genitori adulti, a chi è preso troppo dalla propria vita e spesso dimentica che un genitore (ahimè) non è per sempre.

L’autore
Gabriella Genisi è nata nel 1965. Vive tra Bari e Parigi, amante dell’arte e della cucina, grande appassionata di Andrea Camilleri ed è conosciuta nel mondo letterario grazie alla serie di Lolita Lobosco pubblicata da Sonzogno, inoltre ha pubblicato altri libri come; Come quando fuori piove, Fino a quando le stelle, Il pesce rosso non abita più qui.

Ivan

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A Parigi (Carlo Saffioti)

9788876066092_0_0_699_75“Quanti libri aveva letto su quella città? Quanti personaggi aveva seguito con la fantasia, mentre si aggiravano per il Quartiere Latino, alle Halles, al Louvre, sui grandi boulevards pieni di gente, di luci, di negozi di ogni genere? Quante volte aveva fantasticato di viverci? Adesso la grande capitale lo stava aspettando là fuori…”

Carlo Saffioti ci proietta nella Parigi degli anni ‘60, una città protagonista di arte, bellezza e rivoluzione, vista con gli occhi di un giovane italiano.
Filippo, studente di giurisprudenza dell’università di Pisa, stanco della sua città natia, sente il bisogno di cambiare, crescere e comprendere quale sia la sua vera strada. Inizia così la sua avventura a Parigi, città che a lui sembra il centro del mondo, tra musei e mercati, artisti di strada e studenti provenienti dall’estero.
Il viaggio si rivela essere una forte esperienza non solo turistica, ma anche e soprattutto umana. L’amicizia con Stephan, giovane pittore americano, gli apre le porte al mondo dell’arte, mettendolo in contatto con le culture più disparate, facendo riaffiorare nella mente del protagonista il ricordo del suo pittore preferito: Amedeo Modigliani. Filippo si rammarica di non aver intrapreso la strada della pittura e ben presto inizia a trascrivere tutte le sue avventure su un taccuino, oggetto che diventerà onnipresente nella quotidianità.
Di grandissima rilevanza sono i personaggi femminili che il protagonista incontra nella capitale transalpina. Tra queste Jeanine, della quale Filippo si proclamerà suo insegnante d’italiano, salvo poi divenire non solo partner ma pure compagna di viaggio.
Bretagna, Asturie, Galizia e altri luoghi caratteristici diventano le tappe del viaggio di un ragazzo che comprenderà presto di essere cambiato radicalmente dal giorno della partenza dall’Italia.

Un libro che ho apprezzato per la sua semplicità. L’autore, attraverso il suo alter ego Filippo, non solo ha raccontato di sé ma ha anche narrato le vicende storiche di quegli anni. La presentazione di Parigi ha qualcosa di straordinario: le descrizioni dei luoghi sono dettagliate ma non stucchevoli, affidate a immagini che stimolano il desiderio di di visitare certi luoghi.
La stessa leggerezza viene adottata per raccontare i momenti difficili affrontati da Filippo. Aneddoti e riflessioni utilizzati come stimolo a una crescita personale e caratteriale.
Infine la descrizione della gioventù dell’epoca mi ha permesso un confronto con quella attuale. Un giudizio negativo o positivo? Ai lettori, medi e non, l’ardua sentenza.

Titolo: A Parigi
Autore: Carlo Saffioti
Genere: Narrativa
Casa editrice: Il Foglio
Pagine: 310
Anno: 2016
Prezzo: € 15,00
Consigliato a chi: Vuole osservare la città di Parigi con l’occhio di un atipico turista.
Tempo medio lettura: 4 giorni

L’autore
Carlo Saffioti nato a Livorno nel 1940 è un giornalista pubblicista. Con il Foglio editore ha pubblicato Mi ricordo, In Maremma si dice così, I pensieri degli altri e diversi racconti.

 

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Io Confesso. Stanza 23 (Anna Maria Alessandra Petrelli)

9788893754712_0_0_0_75Quelle tende di lino grezzo erano diventate il palco di teatro per un’opera della discordia, uno spettacolo muto, per chi assisteva dall’altra parte, ma che dava tutta l’impressione di essere un litigio. “Peter, vieni, te lo avevo detto che c’era qualcosa che mi incuriosiva, lo vedi anche tu? Quei due tipi che stanno litigando? Quella ragazza con la sciarpa lunga che abbiamo incontrato…Peter, Peter, mi stai ascoltando?”

“Io confesso. Stanza 23” di Anna Maria Alessandra Petrelli, edito da Kimerik, è un libro che racchiude in sé un mix di generi letterari.
Roxy ragazza scozzese che vive a Londra è una giovane cantante sull’onda del debutto, incontra per caso Thomas, un banchiere con una profonda cicatrice sul volto e dallo sguardo bellicoso. Il romanzo assume fin da subito un tono leggero e dall’impronta romantica, viene descritto l’inizio del loro percorso amoroso che ben presto si trasforma, lasciando spazio ad aloni di mistero e a una scrittura sicuramente più ambigua. Il punto di svolta è l’entrata in scena della famiglia di Rosemary, la migliore amica di Roxy.
Da qui l’autrice cambia totalmente registro, mettendo da parte i sentimenti in favore della suspense. Il passato riemerge dalla memoria dei personaggi, permettendo al lettore di guardare con occhi diversi una serie di avvenimenti misteriosi, come la morte di Kate, madre di Rosmeray ed il suo stesso padre David, forse un po’ troppo affezionato a Roxy.
La tensione che influisce sulla storia d’amore tra i due protagonisti, mette a dura prova il lettore che, pagina dopo pagina, è spinto a scoprire la verità sulla storia ma soprattutto il messaggio celato tra le righe di questo romanzo.

I punti di forza di questo libro sono la scrittura, semplice ma nient’affatto banale, e una trama elaborata ma molto deduttiva, grazie a una serie di elementi disseminati tra le pagine. Un gioco d’incastri narrativi che ho molto apprezzato insieme a un finale che ritengo assolutamente sorprendente. Ma è giunto il momento di rivolgere qualche domanda all’artefice di questo lavoro…

Nome: Anna Maria Alessandra (nome d’arte AMA)
Cognome: Petrelli
Come è nata l’idea di questo tuo secondo romanzo? Una mattina, mentre ero a casa, ho pensato che avevo voglia di scrivere ma, francamente, questo lavoro non è nato per essere pubblicato, è frutto della fantasia, del voler creare un personaggio che, come la maggior parte dei personaggi descritti nei libri, racconta sempre qualcosa dell’autore. Anche solo una piccola somiglianza, un modo di fare, un’aspirazione, una vicenda, un vissuto.
Per quale motivo hai voluto ambientare la storia nel Regno Unito? Quando ho iniziato a scrivere, avevo già in mente di cambiare genere, lasciando comunque spazio all’amore, che, per me, non deve mancare mai. Da sempre, ma negli ultimi anni ancor di più, mi sono appassionata al genere giallo; Poi ho letto un po’ di libri di Jo Nesbø, scrittore norvegese di thriller, un genere forte, che mi ha preso. È nata così l’idea di ambientare le vicende del mio romanzo nel Regno Unito, poiché mi riportava a un’atmosfera grigia, misteriosa, dai paesaggi freddi ma avvolgenti. Ho viaggiato molto, ma del Regno Unito conosco solo Londra. Per descrivere i luoghi, quindi, ho fatto delle ricerche e questo è stato molto impegnativo ma anche molto piacevole. Credo che il mio prossimo viaggio lo farò nella terra da me descritta, per conoscere quei luoghi e viverli attraverso i miei occhi.
Il personaggio a cui sei più affezionata? Roxy, la protagonista. Una ragazza dolce, semplice e determinata, al punto da rinunciare alla carriera d’insegnante di musica per vivere il suo sogno: cantare in giro per locali, continuamente a contatto col pubblico.
Un aggettivo per descrivere: Roxy, Thomas, Rosmary, David. Roxy è semplice, ma allo stesso tempo particolare; Thomas è tenebroso, Rosmary elegante e David affascinante.
Hai avuto la capacità di passare da una trama quasi romantica ad un vero e proprio giallo, quanto è stato difficile? Hai mai pensato  di scrivere un finale diverso? (no spoiler!) È stato semplice perché questa era l’idea che avevo, sviluppata poi mentre scrivevo. La trama era questa, compreso il finale: una storia d’amore arricchita con la suspense, poi la rassegnazione. Lascio, poi, ai lettori la possibilità di immaginare un seguito dopo l’ultimo rigo.
Quando scrivi ti ispiri a qualcuno in particolare? Dipende dalla storia e dipende se parliamo di altri scrittori o di persone. Amo molto il tipo di scrittura della Mazzantini e lei è un po’ la mia guida letteraria. Per quanto riguarda i personaggi, in ognuno di loro c’è un’ispirazione a persone reali.
Cosa non deve mai mancare a uno scrittore per poter scrivere una buona storia? La descrizione accurata dei luoghi, dei personaggi, dei sapori. Riuscendo a trasmettere al lettore “la sensazione”, si ha modo di farlo “entrare” nella storia e renderlo partecipe.
Qualche anticipazione su futuri lavori editoriali? Al momento mi sto concentrando sulla promozione di quest’ultimo lavoro, portandolo in giro in tutta Italia. Non nascondo la speranza che, da questo romanzo, possa essere tratto un copione cinematografico. Al momento sono in contatto con un regista validissimo, insieme al quale sto provando a far diventare il mio sogno realtà.

Titolo: Io Confesso. Stanza 23
Autore: Anna Maria Alessandra Petrelli
Genere: Thriller
Casa editrice: Kimerik
Pagine: 165
Anno: 2017
Prezzo: € 12,00
Tempo medio lettura: 1 giorno
Consigliato: Per chi vuole una lettura veloce ma coinvolgente.

L’autrice:
Anna Maria Alessandra Petrelli, in arte AMA è mediatrice familiare ed interculturale, collabora con la Filca-Cisl di Bari. Ha iniziato a scrivere a 12 anni e nel 2008 ha pubblicato la sua prima raccolta L’anima catturata, hanno poi seguito altre opere in versi: Eclissi e AMAnti. Nel 2013 nasce il suo primo romanzo Mai sola e nel 2017 pubblica Io Confesso.

Ivan

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Le ferite originali (Eleonora C. Caruso)

 

9788804685555_0_0_0_75– Lei ha idea delle cose che faccio?
– So quello che mi racconta lei.
– Ci sono un mucchio di cose che non le racconto. Cose orribili. Faccio cose terribili a persone che non…Mi dica che sono pazzo! La faccia finita e mi dica che sono pazzo!
– Mi spiace, Christian. Non lo è.

Christian Negri è colui che entra nelle vita delle persone stravolgendone l’esistenza. Scava a fondo con empatia e arriva alle ferite più profonde che aleggiano nel cuore degli individui. È, a suo modo, un ragazzo intelligente, bello (ha un passato da fotomodello), ma ciò che lo rende unico è la sua mente. Disturbo bipolare, questo la diagnosi dei medici.
Tre persone ruotano intorno a lui: Dafne, Dante e Davide. Dafne, fidanzata di Christian da una vita, la ragazza perfetta che studia medicina, colei che cerca di seguire le orme dei genitori, entrambi medici e missionari all’estero. Qualcosa turba la sua esistenza: sente il peso delle colpe dell’umanità su di lei. Si sforza di essere amata, ma fatica a comprendere che la sua relazione sta per terminare.
Davide, giovane studente vicentino, trasferitosi a Milano per studiare ingegneria ha una personalità ad oggi forte ma costruita su un passato da martire. Sarà un incontro fortuito e la sua patologia, il cuore organicamente posizionato a destra, a farlo entrare nella vita di Christian.
Dante è l’uomo d’affari che tutti temono: cinico ed egoista, sembra non avere cuore per nessuno, tranne che per sua figlia Diletta e forse, per la sua ex moglie. Datore di lavoro di Christian, intraprenderà con lui una relazione sessuale, e sarà in parte confidente del ragazzo, riguardo le sue situazioni sentimentali e familiari.
Il racconto si focalizza tra le visite dal terapista di  Christian e il susseguirsi degli eventi che coinvolgono i protagonisti. Un libro crudo che offre la realtà dei fatti, sarà inevitabile odiare o amare uno dei personaggi, poiché tutti mostreranno la loro vera natura.

Apprezzabile la costruzione di Christian che, vittima del bipolarismo, abbatte le mille barriere della società e tra amori forti e avventure sessuali porta il lettore ad un’alternanza di sensazioni.
L’amore è visto in ogni sua forma, non solo quella fisica o quella per un uomo o una donna, ma anche quello familiare, l’amore di un padre distorto o di un sentimento incestuoso nei confronti di un fratello. Un libro che rimane fortemente impresso per chi sa apprezzare tutte le sfumature della vita, qualsiasi esse siano. Ma lasciamo che sia l’autrice a raccontarci come è nata questa storia…

Nome: Eleonora
Cognome: Caruso
Le ferite originali: come è nata l’idea di questo secondo romanzo? Una cosa che mi interessa, narrativamente, è la complessità delle relazioni. Noi tendiamo per comodità a dividere in compartimenti, “amori” “famigliari” “amici”, ma la realtà è molto più fluida e complicata e mutaforme di così. Mi piaceva l’idea di un romanzo che raccontasse proprio questo.
È stato difficile scrivere un racconto con un argomento come il disturbo bipolare? Difficile no, ma è stato impegnativo tener fede al principio di farlo bene, non risparmiando niente, ma al contempo non strumentalizzando la malattia per ottenere effetti scioccanti gratuiti. Non era quello che volevo fare, tant’è che credo che Christian sia un personaggio a tutto tondo, non caratterizzato unicamente dal disturbo bipolare.
La prima cosa che colpisce un lettore vedendo il tuo libro, è sicuramente la copertina, noi della redazione ci siamo chiesti cosa significasse il fiore sul volto del soggetto nel disegno. Il ragazzo nel disegno è bellissimo, ma sotto il fiore, se si guarda bene, è ben visibile uno sfregio, una ferita, forse addirittura una deformità. Credo che sia questo, il punto, e il motivo per cui abbiamo tutti pensato che fosse la copertina più adatta. Anche Christian è così, nasconde qualcosa di inquietante sotto la bellezza.
Un aggettivo per: Christian, Dante, Davide, Dafne. Dafne è intrappolata. Dante è un dissimulatore. Davide è confortante. Christian è disarmante.
Quale è stato il personaggio più difficile da costruire? Hanno avuto tutti le loro difficoltà. Dafne perché toccava cose che toccavo poco volentieri, Dante perché mi piace troppo ed è stato complesso bilanciare le parti su di lui con il resto della storia (erano troppe, ne avrò tagliato il 40%!), Davide perché temevo fosse sotto tono rispetto agli altri, ma non volevo “esagerarlo”. Paradossalmente, costruire Christian è stato semplice. Faticoso, quello sì, ma sapevo esattamente che personaggio doveva essere. Quello è il più del lavoro.
Preferiresti che il tuo libro ispirasse un film cinematografico o una serie tv? Una serie tv, ha esattamente quel ritmo nello scandire gli eventi.
Sappiamo che hai iniziato a scrivere fan-fiction con il nickname CaskaLangley: come mai questo nick? Molto semplicemente, sono due personaggi che amo molto: Caska di Berserk e Asuka Langley di Evangelion.
Hai in progetto qualche altro romanzo? Puoi accennarci qualcosa? Ne sto già scrivendo un altro, molto diverso nella forma e ambientato in parte a Tokyo, una città che conosco e amo molto.

Tempo medio di lettura: 4 giorni
Consigliato da leggere a letto o sul divano, con una luce soffusa per quietare il cervello e assorbire le forti sensazioni di questo libro.

Titolo:  Le ferite originali
Autore:  Eleonora C. Caruso
Genere: Thriller
Casa editrice: Mondadori
Pagine: 352
Anno: 2018
Prezzo: €  19,00

L’autrice:
Eleonora C. Caruso, classe 1986,  è conosciuta sul web con il nickname di CaskaLangley, autrice di diverse fan fiction ha poi debuttato con un primo romanzo: Comunque vada non importa (Indiana Editore- 2012), ad oggi lavora con case editrici di fumetti ed è un’appassionata di manga.

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Fiori sopra l’inferno (Ilaria Tuti)

9788830449817_0_0_0_75“Teresa fissò il crocifisso che gli pendeva dal collo. Evitò di dirgli che gli assassini erano figli del suo Dio tanto quanto i santi, e venivano alla luce ovunque, anche a Travenì”.

Ilaria Tuti debutta nel mondo editoriale con “I fiori sopra l’inferno” edito da Longanesi. Protagonista indiscusso è il luogo in cui si svolge la storia, un piccolo paese situato ai piedi delle Alpi, un luogo reale che l’ autrice maschera con il nome di Travenì.
Gli abitanti trascorrono una normale vita da paesani, fino a quando la possibile presenza di un serial killer non rischia di alterare questa tranquillità.
L’indagine viene affidata al commissario Teresa Battaglia, che sarà supportata dai suoi collaboratori e da Massimo Marino, un ispettore arrivato da poco dalla città.
Il rapporto tra i due non sembra iniziare con il piede giusto, a causa dell’abitudine di Teresa di rendere non facile la vita degli ultimi arrivati.
La storia entra nel vivo quando viene ritrovato un uomo senza vita e da qui a seguire si susseguono una serie di avvenimenti tra corpi scorticati e presenze che spiano i  movimenti degli abitanti. Si evince la presenza di un killer con problemi mentali, le indagini partono a tappeto cercando non solo nella zona abitata ma anche nei folti boschi montanari. Il  lettore ha la possibilità di seguire anche la vita privata di Teresa e Massimo. Lei, una donna ormai avanti con l’età, malata di diabete e con l’aggravante di una malattia mentale degenerativa; lui, invece, sembra in fuga dal proprio passato, probabilmente da una donna. La storia si alterna tra presente e passato, alcuni flashback riportano la narrazione all’anno 1988. In un  orfanotrofio vengono accuditi dei bambini unici, tale narrazione, che si distacca dalla storia principe, spinge alla lettura compulsiva per capire dove sia il punto d’incontro delle due storie.
Si denota anche una forte impronta psicologica da parte di Teresa, la quale dimostra più volte il suo forte interesse per la criminologia ed è questo fattore a spingerla nella mente del ricercato di turno. La storia viene arricchita dalle forti descrizioni delle montagne friulane, tra una scoperta e l’altra, anche l’ambiente deturpato dalla costruzione di impianti sciistici ha la sua dose di protagonismo.

Trovo questo libro un’ottima opera prima. La scrittrice è riuscita ad utilizzare tutti gli elementi basilari per realizzare un thriller, creandone qualcosa di unico. Ho apprezzato la descrizione ambientale: particolare, dettagliata e pungente con quel tocco di amore per la propria regione che lascia affascinati.
Senz’altro, il plus di questo libro sta nell’empatia che instaura Teresa, protagonista descritta in modo impeccabile, nei confronti del nemico. Inoltre la rappresentazione della comunità di un piccolo paesino ha un ruolo fondamentale. Essa, infatti, si dimostra unita e diffidente nei confronti della polizia, tra intrighi e segreti che nessuno ammette. Anzi, si preferisce celare i segreti anziché rompere l’abitudinaria calma apparente, un modo di fare, purtroppo, tipico della nostra società.

Titolo: Fiori sopra l’inferno
Autore: Ilaria Tuti
Genere: Thriller
Casa editrice: Longanesi
Pagine: 366
Anno: 2018
Prezzo: €  16,90
Tempo medio di lettura: 4 giorni
Consigliata la lettura in giornate di pioggia e tenebrose, se fosse possibile, meglio ancora in montagna tra la neve.

L’autrice
Ilaria Tuti residente in provincia di Udine, vive in montagna ed ha una forte passione per la pittura, voleva fare la fotografa ma si è ritrovata a studiare Economia, ama Donato Carrisi e nel 2014 ha vinto il Premio Gran Giallo Città Cattolica. “Fiori sopra l’inferno” edito Longanesi, è il suo libro d’esordio.

Ivan

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La città del Vizio (Angela Bevilacqua)

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“La città è come un pendolo che oscilla incessantemente tra noia e dolore, con intervalli fugaci e per lo più illusori, di piacere e gioia.”

Esiste un luogo speciale in cui non vigono leggi o comportamenti morali. Questo moderno “Paese dei Balocchi” si chiama la Città del Vizio.
Nessuno conosce esattamente la sua ubicazione e non tutti possono accedervi, a meno che non si desideri perseguire i propri Peccati Capitali.
Peccati Capitali che qui divengono persone impegnate a reperire sempre nuovi abitanti.
A raggiungere questo paradiso corrotto è Elia, un giovane privato della donna e del proprio lavoro. Costretto a vivere come un barbone, riuscirà a incontrare Accidia, che lo convincerà a salire su una carrozza per raggiungere la Città del Vizio. Qui troverà un vero paradiso della dissoluzione, tra cibi in abbondanza, sesso e un fight-club nel quale sfogare la propria ira.
Ma in questa Città incontrerà pure Lucio, un uomo separato devoto alla lussuria, e Adina, costretta a lavorare come prostituta. Sarà quest’ultima a scoprire la verità sul luogo in cui si trovano, aprendo gli occhi e invitando alla riflessione il protagonista, il quale scoprirà che non esistono orologi ed è sempre notte.
Per i protagonisti comincia così la ricerca di una via di fuga, aiutati dalle virtù teologiche: Fede, Speranza e Carità. Ma pure queste tre sorelle non avranno vita facile: ognuna è separata dall’altra alla costante ricerca del loro ricongiungimento.

“Dimenticare non serve a niente. È sbagliato. È sbagliato perché ricordandoci degli errori compiuti in passato sarà più facile evitare di ripeterli in futuro”.

Un libro dalla trama interessante ed originale, del quale ho apprezzato il lato fortemente fantastico. Ma, ancor di più, sono stato attratto dalla seconda parte del romanzo in cui, tutto diviene più reale: i personaggi vengono svelati per ciò che sono realmente, sia nel bene che nel male, l’interazione tra umano, peccato e virtù viene resa in modo realistico, aprendo spiragli di ragionamento che vanno ben oltre il fantastico. Una moderna fiaba, con tanto di morale, che mi ha sorpreso e conquistato. A questo punto, la parola all’autrice…

Nome: Angela
Cognome: Bevilacqua
La città del Vizio: come è nata l’idea di questo romanzo? Le mie più grandi passioni sono tre: il cinema, la scrittura e il disegno. Proprio grazie a quest’ultimo è nata la mia prima fatica letteraria: un giorno mi sono divertita a immaginare come avrei potuto rappresentare i sette vizi capitali sotto forma di personificazioni e dopo averli disegnati ognuno con le proprie caratteristiche distintive ho pensato che sarebbe stato bello renderli i protagonisti di una storia.
Nel libro si parla di Peccati Capitali, da quale dei sette più noti, ti senti più attratta? Sono pigra. Purtroppo tendo a tergiversare davanti alle situazioni scomode e ad allontanare i problemi piuttosto che affrontarli. Devo dire però che mi sento anche un po’ golosa. Dormire e mangiare sono le attività che preferisco.
Come mai hai voluto lasciare la città d’appartenenza di Elia nell’anonimato? L’intera trama del libro si snoda per mezzo di metafore e simbolismi. Spiegare alcune cose non è importante ai fini della storia, omettere alcuni particolari ne fa risaltare altri. Ho voluto che in primo piano rimanessero solo i due scenari principali: La Città del Vizio, un’infernale gabbia dorata al di fuori dello spazio e del tempo, e Torino, città terrena con una sua ben precisa connotazione di bene e di male. Il fatto che le città d’appartenenza di Lucio e di Adina vengano specificate è una scelta puramente funzionale, di Elia ci basta sapere che è italiano.
Un aggettivo singolo per: Elia, Adina e Lucio? Definirei Elia coscienzioso, Adina pura e Lucio egoista.
Da chi o cosa detrai la tua ispirazione? Traggo ispirazione dalla letteratura, dal cinema e anche dal mondo dei fumetti e certamente le mie prime letture, “Alice nel paese delle meraviglie” e “Il ritratto di Dorian Gray”, mi hanno influenzata tantissimo e hanno formato il mio gusto verso il surreale e il realismo fantastico. Per quanto riguarda “La Città del Vizio” in particolare le mie ispirazioni letterarie sono state il “Faust” di Goethe e di Thomas Mann, “Il maestro e Margherita” di Bulgakov, “Pinocchio” di Collodi e “La Divina Commedia” di Dante, mentre le ispirazioni cinematografiche provengono dall’immaginario del visionario regista Terry Gilliam; anche la pittura ha avuto un ruolo di grande rilevanza e ad ispirarmi sono state soprattutto le pitture e le incisioni Medievali.
Hai raccontato una favola moderna. Lecito chiederti quale è la tua fiaba preferita: Hansel e Gretel. Attraverso i suoi simbolismi questa fiaba fantasiosa e intelligente tratta temi a me molto cari come il superamento della paura e il bisogno degli altri, la conquista della propria autonomia, l’evoluzione e la crescita, le difficoltà della vita rappresentate dalle luci e le ombre del bosco che accoglie e respinge, così come la casetta di marzapane della strega che attrae e spaventa al tempo stesso.
Nel tuo zaino non può mai mancare: Un’agendina, una penna e una matita per prendere appunti e fare schizzi, ma importantissime sono anche le cuffiette per ascoltare la musica dal cellulare. Ammirare un paesaggio o semplicemente attraversare la strada avvolta dalle note di una canzone o di una melodia strumentale, può cambiare il modo di vedere il mondo, anche a seconda dello stato d’animo del momento. Lasciarmi ispirare da questa combinazione di musica, immagini e sensazioni è una delle cose che amo di più.
Solitamente il romanzo d’esordio è quello con cui ci si galvanizza. Forte dell’entusiasmo che ti stai regalando, sei al lavoro per un nuovo romanzo? Devo ammettere che sono molto elettrizzata: “La Città del Vizio” mi sta dando tante soddisfazioni. I commenti positivi dei lettori e i premi ai concorsi letterari mi danno sempre più carica, infatti sono già a lavoro su un altro libro e ho da poco ultimato la sceneggiatura di quello che, dopo “Il Teatro dei Ricordi”, sarà il mio secondo cortometraggio.

Titolo: La città del Vizio
Autore: Angela Bevilacqua
Genere: fantastico
Casa editrice: Guida Editori
Pagine: 372
Anno: 2017
Prezzo: € 15,00
Tempo medio di lettura: 2 giorni
Consigliato con: uno spuntino a base di cioccolata calda e biscotti.

L’autrice
Angela Bevilacqua, napoletana classe 1996, da sempre innamorata del disegno e della scrittura, a diciassette anni ha scritto un cortometraggio “Il teatro dei ricordi” proiettato poi al festival di Giffoni. Attualmente studia presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli e “La Città del Vizio” è il suo primo romanzo.

Ivan

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Cronache dalla Repubblica delle Fiabe (Marco Improta)

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“Perché tutti parlando di misericordia e perdono, ma poi quando c’è da perdonare chi ti sta sulle palle, allora non c’è nessuna pietà. Sembra che il perdono debba essere per tutti, tranne per chi ne ha davvero bisogno”.

Alzi la mano chi non conosce le fiabe. Quelle più classiche che ci hanno accompagnato durante la crescita o quelle che, negli ultimi anni, hanno ottenuto consensi grazie a trasposizioni cinematografiche, con versioni talvolta completamente riscritte. Vi siete mai chiesti però, cosa accadrebbe se alcune delle più celebri fiabe fossero riviste in chiave del tutto moderna?
Ci ha provato Marco Improta, con il libro “Cronache dalla Repubblica delle Fiabe” edito da L’Erudita. Questo giovane scrittore napoletano, dopo una lunga sessione davanti alla X-box, ha deciso di sedersi a tavolino e a stilare una lista di probabili racconti che si potrebbero facilmente adattare ai giorni nostri. Da lì ha generato un processo di “metamorfosi dei racconti” che, per quanto irrazionale e assurdo possa sembrare, pare abbia funzionato.
Innanzitutto i protagonisti. Principi, principesse e cattivi, sono stati svuotati dei loro caratteri originali per poi essere riempiti con dissolutezze e abitudini moderne, così da ottenere un risultato nuovo. La Repubblica delle fiabe rappresenta il punto di giunzione di tutti i racconti che Marco ha voluto inserire in questo gioco di ricostruzione. I personaggi sono molti e assai variegati. Tra questi il Brucaliffo, quello di “Alice nel paese delle meraviglie”, divenuto il più importante spacciatore di stupefacenti di tutto il reame e impegnato, tra una vendita e l’ altra, a far pedinare il povero lupo cattivo, antagonista di Cappuccetto Rosso, trasformatosi in tossicodipendente altamente indebitato.
Assistiamo alla lunga avventura di Ulisse: peccato che in questa versione non sia poi così epico, ma solo un figlio di papà con un vascello che punta verso Troia, per una settimana di vacanza con gli amici. Il ritorno verso Itaca si prospetta, chiaramente, tutt’altro che eroico.
I personaggi incarnano alla perfezione i caratteri e le mode più influenti degli ultimi anni: come la Sirenetta Alida (e non Ariel, come nella più nota fiaba), pronta a tutto pur di piacere al suo Principe Eric, rimediando un inaspettato “due di picche”; intanto Mangiafuoco è divenuto un manager televisivo pronto a sfruttare la speciali caratteristiche del bimbo di legno.
Particolarità che si apprezza durante la lettura, è la vena volutamente ironica del testo, ma allo stesso tempo, emerge pure una denuncia contro i vizi moderni che permettono una riflessione sulla nostra quotidianità. Cronache dalla Repubblica delle Fiabe è un libro che non richiede un tempo di lettura ben preciso e soprattutto non si è vincolati all’indice. Quelle che ho apprezzato maggiormente sono le fiabe di apertura e chiusura, scelte non a caso dall’ autore. Entrambe narrano di Capitan Uncino, che dopo la conquista dell’Isola che non c’è, con tanto sgomento, decide di cambiare vita. Altro punto focale su cui si concentra l’ autore è proprio il cambiamento, il progresso, le scelte personali e tutto ciò che comporta uno stravolgimento dell’ abitudinario, la paura inconscia di non farcela, ma la voglia di provarci comunque, proprio come fa Uncino.
Un libro, nato quasi per gioco, che con leggerezza e avvalendosi dei ricordi della nostra infanzia riesce porci nuove domande sul senso della vita.

Titolo: Cronache dalla Repubblica delle Fiabe
Autore: Marco Improta
Genere: Umoristico
Casa editrice: L’Erudita
Pagine: 100
Anno: 2017
Prezzo: € 18,00
Tempo medio di lettura: 2 giorni o anche tutta la vita.
Consigliata la lettura: Durante le attività di riposo o attività defecanti (consigliato più volte dall’autore).

L’autore
Marco Improta nasce a Napoli nel 1987. Laureato in Scienze politiche con aggiuntivo di master in scritture creativa. Oggi lavora come copywriter e vive a Roma. Cronache dalla Repubblica delle Fiabe è il suo primo libro e potete seguirlo anche sul sito ufficiale del libro: http://www.repubblicadellefiabe.it/

Ivan

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L’uomo del labirinto (Donato Carrisi)

9788830448278_0_0_0_75«La storia del ritrovamento, in realtà, non corrisponde completamente alla versione che hanno fatto trapelare» affermò Quimby. «La pattuglia che l’ha notata sul ciglio della strada, senza vestiti e con una gamba rotta, non passava di lì per caso…»

Donato Carrisi torna a tingere di giallo le menti dei suoi lettori, e lo fa con“L’uomo del labirinto”, un romanzo che riserva non poche sorprese ai fan più affezionati.
L’inquietudine si percepisce fin da subito: a causa di problemi atmosferici, infatti, la vita cittadina, mai nominata ma presumibilmente americana, viene riorganizzata secondo un nuovo ordine. Siccome le alte temperature di giorno possono causare forti danni, tutte le attività quotidiane di lavoro e servizi pubblici, vengono spostate nelle ore serali.
L’attenzione dei media si sposta dal meteo a un importante caso di cronaca, quando, la giovane Samantha Andretti viene ritrovata viva, con una gamba rotta ed in stato di shock, dopo essere scomparsa per 15 anni. Il dottor Green e l’investigatore Bruno Genko indagano su questo mistero. Il primo assiste la donna durante la convalescenza, cercando con metodi specialistici di entrare nella sua mente per ricostruire i fatti a lei accaduti, ma soprattutto dimenticati. Il secondo segue la pista dell’ indagine a tappeto, tentando di risalire all’identità del rapitore.
Carrisi riesce a mantenere alta l’attenzione del lettore, poiché entrambi conducono due tipologie diverse d’indagine e di scoperte, senza mai incontrarsi e potersi confrontare. Intanto la  vittima si sforza di scavare nella propria memoria, ma nonostante alcuni flashback, non ottiene risposte, nutrendo inoltre forti sospetti su Green. I suoi ricordi sono svaniti a causa di alcuni psicofarmaci e nonostante il dottore cerchi di aiutarla mostrandosi amichevole e professionale, percepisce gesti e segnali strani.
Bruno, invece, aggirandosi per la città riesce in poco tempo a tracciare un profilo del rapitore, imbattendosi però in molteplici personaggi che creano nuove piste o sospetti. Dal suo passato emerge l’essere stato ingaggiato, quindici anni prima, dai genitori di Samantha proprio per ritrovarla. Il suo si dimostra essere un tentativo disperato e contro il tempo, non solo nei confronti del rapitore ma anche nei suoi stessi riguardi, come a voler realizzare un ultimo obiettivo.

Ho apprezzato molto questo libro, l’idea dell’ambientazione un po’ anomala ha sicuramente portato aria di novità, mentre la caratterizzazione dei personaggi è ottimizzata per gli intrecci che si sciolgono verso la fine. Geniale è la trama apparentemente lineare, due indagini di una stessa storia, Bruno che svela l’individuo dalla testa a coniglio, mentre con Green si capisce cosa sia accaduto nel labirinto, ma è realmente così lineare la storia? Assolutamente no! Ahimè non posso dirvi altro, ma posso dirvi che compariranno anche vecchie conoscenze incontrate in “Il suggeritore” e la loro presenza, non sarà così superficiale.

Titolo: L’ uomo del labirinto
Autore: Donato Carrisi
Genere: Thriller
Casa editrice: Longanesi
Pagine: 400
Anno: 2017
Prezzo: € 19,00 (brossura) – € 11,99 (ebook)
Tempo medio di lettura: 3 giorni
Consigliata la lettura: di sera, possibilmente con pioggia e luce soffusa, magari con una tazza di cioccolata calda a portata di mano.

L’autore
Donato Carrisi, nato a Martina Franca nel 1975. Sceneggiatore, regista, giornalista e scrittore, ha debuttato nel mondo editoriale con “Il suggeritore” (2009 – Longanesi), vincendo il Premio Bancarella. Sempre con la stessa casa editrice ha poi pubblicato “L’ipotesi del male”, “Il tribunale delle anime”, “Il cacciatore nel buio”, “Il maestro delle ombre”, “La ragazza nella nebbia”, dal quale è stato tratto un film diretto dallo scrittore stesso.

Ivan

Lettore medio

Stanze segrete (Francesco Mario Passaro)

Le persone sbirciavano tra le nostre macerie e la compassione nei loro sguardi ci rendeva ancora più tristi, sfigurandoci, mettendoci in crisi. Alice, a modo suo, subito reagì, chiedendomi di non parlare più di quella tragedia”.

Le stanze del cervello hanno infinite porte e corridoi: ogni stanza contiene un ricordo, ogni corridoio è un collegamento. Quando però le porte si aprono, i ricordi invadono prepotenti i nostri spazi vitali e anche quando pensiamo di aver superato certi momenti, succede sempre qualcosa che riporta in vita un dolore con cui bisogna convivere perché la vita, tanto nel bene quanto nel male, procede sempre diritta, proprio come il tempo.
Alfonso Maniscalco, avvocato penalista napoletano è un uomo in continua lotta con le stanze segrete del suo cervello. Una relazione giunta al termine porta scompiglio tra le sue memorie. Il ricordo della sua ex moglie Alice, torna sempre più frequente, nonostante conduca ormai una vita diversa, lontana da Parigi, città in cui ha vissuto felicemente e nella quale, se le cose fossero andate diversamente,  sarebbe diventato padre.

Napoli segna l’inizio della sua seconda vita, quella della quale fa parte la nuova compagna Francesca, tuttavia non pochi sono i grattacapi e lo stress legati alla professione forense, tra la difesa di malviventi e le udienze giudiziarie.
L’avvocato è infatti chiamato a difendere una sua lontana conoscenza: Gigi Imbimbo, ex investigatore, trasferitosi a Milano, accusato di aver compiuto l’omicidio di Achille Buonocore in un noto club privè nel cuore di Milano, un luogo frequentato da personaggi in vista. Nonostante tutti i testimoni di quella notte vengano citati in giudizio, poiché il delitto è avvenuto in un luogo affollato e chiunque potrebbe essere l’assassino, per una serie di circostanze da verificare e accertare è Imbimbo ad essere accusato.
Alfonso, viaggiando tra Napoli e Milano, con astuzia, cerca d’infiltrarsi nella vita privata di tutti i presenti di quella sera, comprendendo il ruolo di ognuno e la rete che li unisce.
Un altro pensiero fisso dell’avvocato è legato ai recenti avvenimenti terroristici rivendicati dall’Isis. Documentari, libri e film a riguardo, sono il suo nuovo passatempo, alimentando quelle stanze segrete del cervello e riportandogli alla mente atti brutali che l’hanno coinvolto personalmente durante uno degli attentati.
Personaggio fondamentale della storia è Francesca, capace di accettare, non senza remore, i lati nascosti di Alfonso. La donna sa bene che oltre alla perdita della moglie c’è qualcosa che ancora tormenta il suo uomo.

Il romanzo riesce a catturare l’attenzione dall’incipit alla fine. Apprezzata la creazione di diverse storie parallele, che si alternano creando curiosità sia sul lato investigativo, sia nella vita privata del protagonista. La caratterizzazione di Alfonso Maniscalco è  quasi empatica: si riesce a entrare in sintonia con ciò che sente, non solo nella sfumatura del dolore, ma anche nelle note di passione per la sua compagna e nei ricordi intrisi delle immagini e dei suoni dei vicoli di Napoli.
Passaro, infine, utilizza con grande attenzione il tema del terrorismo: non emette, infatti, giudizi politico-religioso, ma mostra gli atteggiamenti di una mente segnata da ideologie antiumanistiche.

Titolo: Stanze segrete
Autore: Francesco Mario Passaro
Genere: Narrativa
Casa editrice: Rogiosi editore
Pagine: 208
Anno: 2017
Prezzo: € 14,00
Tempo medio di lettura: 2 giorni
Soundtrack consigliata: “Bohemian Rapsody” (Queen), “Nun è giusto” (Enzo Avitabile)

L’autore
Francesco Mario Passaro, napoletano verace, esercita la professione di avvocato penalista. Finalista del premio letterario “Lupus in Fabula” nel 2009 con “Oz Viaggio in Australia”, nel 2013 ha pubblicato il suo primo romanzo “Attesa di giudizio” (Iris 4 edizioni), mentre nel 2016 si è classificato terzo al Premio  “Narratori della sera” con “La città dei sangui”. Ha scritto diversi racconti e nel 2013 ha vinto il Premio Nazionale Letteratura Italiana di Laura Capone Editore, con il racconto “Bevo lacrime” inserito nell’antologia Il sentiero del narrare.

Ivan 

Lettore medio

Terapia d’amore (Daniel Glattauer)

L’amore in una coppia non è sempre rose e fiori, questo è oramai noto, ma arriva il giorno in cui, qualcosa all’ interno si spacca ed è li che scatta quel campanello d’allarme.

“La vostra non è una relazione d’amore, la vostra è una relazione da lotta”.

Joana e Valentin, dopo 17 anni di vita coniugale, decidono di rivolgersi a un terapeuta di coppia: il dottor Harald, un uomo semplice e soprattutto comprensivo. La terapia inizia ponendo al centro di tutto i punti di vista di entrambi: da un lato c’è Joana, moglie e mamma a tempo pieno, dall’altro Valentin, direttore tecnico di un’azienda che costruisce aerei. I due, seguendo un ormai noto cliché, iniziano ad incolparsi: lui ritiene lei troppo presa dai figli; lei lo accusa di essere sempre troppo impegnato con il lavoro.
Harald oramai cosciente della situazione, decide di ricorrere a una terapia di coppia per trovare un punto d’incontro, un intreccio su cui ricostruire un rapporto. Peccato, però, che nessuno dei due decida di collaborare.
Durante le sedute il dottore propone dei semplici giochi: lo scambio di personalità, per mostrare loro come si vedono reciprocamente; la tecnica dei ricordi, per far riemergere istantanee del loro primo incontro, di ciò che pensavano l’uno dell’altro e delle ragioni liete che li hanno portati al matrimonio.
I tentativi sono molteplici, ma qualsiasi cosa faccia il dottore, non riesce riavvicinare i due. Sicuramente una cosa balza agli occhi del lettore: la complicità. Nonostante le forti divergenze tra i due, infatti, in alcuni momenti riescono a essere d’accordo, addirittura sentenziando contro il terapeuta stesso.

“Il terapeuta si gode il momento di concordia e di armonia. L’atmosfera però è destinata a guastarsi”.

Il colpo di scena, sta nel passaggio da una terapia di coppia a una di gruppo: Harald, infatti, proprio durante la seduta, diviene egli stesso paziente, aprendosi sulla sua vita privata.

Opinione
L’autore, come oramai di suo consueto nei suoi romanzi, riesce a contestualizzare problematiche moderne e reali, con un linguaggio molto spigliato. L’intera circostanza viene descritta con un alone d’ironia, porgendo sul piano umoristico una situazione che normalmente sarebbe l’opposto.
Alcuni capitoli sono accompagnati da semplici disegni stilizzati a mano libera, che riassumono in modo semplice la situazione descritta.

Titolo: Terapia d’amore
Autore: Daniel Glattauer
Genere: Narrativa
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine: 128
Anno: 2017
Prezzo: € 13,00 brossura
Tempo medio lettura: 1 giorno
Consigliato: A chi vuole trascorrere qualche ora, con il sorriso costante sul volto.

L’autore
Daniel Glattauer nato a Vienna nel 1960, di professione giornalista e dal 1989 scrive per il noto giornale austriaco Der Standard. Nel 2006 compie il suo esordio con il bestseller: Le ho mai raccontato del vento del Nord (in Italia nel 2010 edito Feltrinelli), scalando le classifiche internazionali e portando alla nascita del suo seguito: La settima onda (2009).

Ivan

Lettore medio

La fragilità è un pregio (Arcangelo Caiazzo)

“Nessuno è in grado di esternare i suoi veri pensieri. La paura di essere giudicato è più forte della voglia di essere liberi e sinceri.”

Tenacia, ostinazione e perseveranza, per Alessandro questi sono i metodi per ottenere qualsiasi cosa si voglia, purtroppo nel percorso della vita, nulla è mai facile e niente si può programmare con assoluta certezza.
La vita è insieme di vicende, che spesso nessuno può comandare come i fili di un burattino e proprio i due protagonisti Alessandro e Clara rappresentano il percorso formativo del carattere e delle proprie paure, ognuno con una storia diversa ma che, per uno strano gioco del destino, sono destinati a intrecciarsi. Alessandro, giovane napoletano appassionato di oggettistica d’antiquariato e tassidermia, si trasferisce a Roma per lavoro. Trascorre le sue giornate tra il lavoro, il pugilato e le amicizie. Apparentemente un ragazzo dall’ animo duro, ma dietro quella corazza si nasconde un carattere segnato da una perdita importante nella sua vita. Il caso gli mette di fronte una sua vecchia conoscenza scolastica: Clara, una ragazza dalla chioma bionda, apparentemente allegra e pragmatica, anche lei trasferitasi a Roma per coronare il suo sogno di studiare danza. Una relazione oramai giunta al termine, influenza fortemente il modo di vivere della giovane, chiusa in se stessa per atti di violenza subiti dal suo ex compagno Michele.
“La gelosia non è amore, deriva da qualcosa di subdolo e malato: il possesso”.
Tutto inizia per caso, poi quell’incontro fortuito di una sera che si ripete nel tempo. Alessandro e Clara nella loro frequentazione sono costretti a mettersi a nudo, paure diverse che vanno a incastrarsi per poter venirne fuori reciprocamente. Le vicende si susseguono tra alti e bassi, tra i fantasmi del cervello e le anime dei sentimenti, pronti a scatenare una battaglia o a porre pace là dove ce n’è bisogno. Oltre i diverbi caratteriali, gli scontri e le gelosie, sono posti d’ innanzi a incidenti del destino, che rischiano di mettere a repentaglio sia la loro felicità ma soprattutto la loro vita, ed in quei momenti, lottano uniti per non perdersi, ma a volte la sola volontà non basta.
“La fragilità è un pregio, ma soprattutto un’ opportunità di crescita”

Il racconto si presenta facile e scorrevole, si apprezza la semplicità con cui si riesce a spiegare due diverse tipologie di sofferenze e tutto ciò che ne consegue. Ogni capitolo si conclude con una frase riassuntiva, esprimendo la morale principale e dando così modo di argomentare le diverse tematiche, indipendentemente dal testo.

Titolo: La fragilità è un pregio
Autore: Arcangelo Caiazzo
Genere: Young adult
Casa editrice: Spring Edizioni
Pagine: 176
Uscita: anno 2017
Prezzo: € 15,00
Tempo medio di lettura: 2 giorni
Soundtrack consigliato: “L’amore rubato” (Luca Barbarossa); “L’ immenso” (Negramaro).

L’autore
Arcangelo Caiazzo, nato a Napoli nel 1992. Nel 2016 pubblica un  primo romanzo online “Il meglio di ciò che sei”, nel 2017 pubblica “L’ amore è un pregio” con la Spring Edizioni. Riscuote molto successo sui suoi canali social, vetrine di molti suoi lavori.

Ivan