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La città del Vizio (Angela Bevilacqua)

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“La città è come un pendolo che oscilla incessantemente tra noia e dolore, con intervalli fugaci e per lo più illusori, di piacere e gioia.”

Esiste un luogo speciale in cui non vigono leggi o comportamenti morali. Questo moderno “Paese dei Balocchi” si chiama la Città del Vizio.
Nessuno conosce esattamente la sua ubicazione e non tutti possono accedervi, a meno che non si desideri perseguire i propri Peccati Capitali.
Peccati Capitali che qui divengono persone impegnate a reperire sempre nuovi abitanti.
A raggiungere questo paradiso corrotto è Elia, un giovane privato della donna e del proprio lavoro. Costretto a vivere come un barbone, riuscirà a incontrare Accidia, che lo convincerà a salire su una carrozza per raggiungere la Città del Vizio. Qui troverà un vero paradiso della dissoluzione, tra cibi in abbondanza, sesso e un fight-club nel quale sfogare la propria ira.
Ma in questa Città incontrerà pure Lucio, un uomo separato devoto alla lussuria, e Adina, costretta a lavorare come prostituta. Sarà quest’ultima a scoprire la verità sul luogo in cui si trovano, aprendo gli occhi e invitando alla riflessione il protagonista, il quale scoprirà che non esistono orologi ed è sempre notte.
Per i protagonisti comincia così la ricerca di una via di fuga, aiutati dalle virtù teologiche: Fede, Speranza e Carità. Ma pure queste tre sorelle non avranno vita facile: ognuna è separata dall’altra alla costante ricerca del loro ricongiungimento.

“Dimenticare non serve a niente. È sbagliato. È sbagliato perché ricordandoci degli errori compiuti in passato sarà più facile evitare di ripeterli in futuro”.

Un libro dalla trama interessante ed originale, del quale ho apprezzato il lato fortemente fantastico. Ma, ancor di più, sono stato attratto dalla seconda parte del romanzo in cui, tutto diviene più reale: i personaggi vengono svelati per ciò che sono realmente, sia nel bene che nel male, l’interazione tra umano, peccato e virtù viene resa in modo realistico, aprendo spiragli di ragionamento che vanno ben oltre il fantastico. Una moderna fiaba, con tanto di morale, che mi ha sorpreso e conquistato. A questo punto, la parola all’autrice…

Nome: Angela
Cognome: Bevilacqua
La città del Vizio: come è nata l’idea di questo romanzo? Le mie più grandi passioni sono tre: il cinema, la scrittura e il disegno. Proprio grazie a quest’ultimo è nata la mia prima fatica letteraria: un giorno mi sono divertita a immaginare come avrei potuto rappresentare i sette vizi capitali sotto forma di personificazioni e dopo averli disegnati ognuno con le proprie caratteristiche distintive ho pensato che sarebbe stato bello renderli i protagonisti di una storia.
Nel libro si parla di Peccati Capitali, da quale dei sette più noti, ti senti più attratta? Sono pigra. Purtroppo tendo a tergiversare davanti alle situazioni scomode e ad allontanare i problemi piuttosto che affrontarli. Devo dire però che mi sento anche un po’ golosa. Dormire e mangiare sono le attività che preferisco.
Come mai hai voluto lasciare la città d’appartenenza di Elia nell’anonimato? L’intera trama del libro si snoda per mezzo di metafore e simbolismi. Spiegare alcune cose non è importante ai fini della storia, omettere alcuni particolari ne fa risaltare altri. Ho voluto che in primo piano rimanessero solo i due scenari principali: La Città del Vizio, un’infernale gabbia dorata al di fuori dello spazio e del tempo, e Torino, città terrena con una sua ben precisa connotazione di bene e di male. Il fatto che le città d’appartenenza di Lucio e di Adina vengano specificate è una scelta puramente funzionale, di Elia ci basta sapere che è italiano.
Un aggettivo singolo per: Elia, Adina e Lucio? Definirei Elia coscienzioso, Adina pura e Lucio egoista.
Da chi o cosa detrai la tua ispirazione? Traggo ispirazione dalla letteratura, dal cinema e anche dal mondo dei fumetti e certamente le mie prime letture, “Alice nel paese delle meraviglie” e “Il ritratto di Dorian Gray”, mi hanno influenzata tantissimo e hanno formato il mio gusto verso il surreale e il realismo fantastico. Per quanto riguarda “La Città del Vizio” in particolare le mie ispirazioni letterarie sono state il “Faust” di Goethe e di Thomas Mann, “Il maestro e Margherita” di Bulgakov, “Pinocchio” di Collodi e “La Divina Commedia” di Dante, mentre le ispirazioni cinematografiche provengono dall’immaginario del visionario regista Terry Gilliam; anche la pittura ha avuto un ruolo di grande rilevanza e ad ispirarmi sono state soprattutto le pitture e le incisioni Medievali.
Hai raccontato una favola moderna. Lecito chiederti quale è la tua fiaba preferita: Hansel e Gretel. Attraverso i suoi simbolismi questa fiaba fantasiosa e intelligente tratta temi a me molto cari come il superamento della paura e il bisogno degli altri, la conquista della propria autonomia, l’evoluzione e la crescita, le difficoltà della vita rappresentate dalle luci e le ombre del bosco che accoglie e respinge, così come la casetta di marzapane della strega che attrae e spaventa al tempo stesso.
Nel tuo zaino non può mai mancare: Un’agendina, una penna e una matita per prendere appunti e fare schizzi, ma importantissime sono anche le cuffiette per ascoltare la musica dal cellulare. Ammirare un paesaggio o semplicemente attraversare la strada avvolta dalle note di una canzone o di una melodia strumentale, può cambiare il modo di vedere il mondo, anche a seconda dello stato d’animo del momento. Lasciarmi ispirare da questa combinazione di musica, immagini e sensazioni è una delle cose che amo di più.
Solitamente il romanzo d’esordio è quello con cui ci si galvanizza. Forte dell’entusiasmo che ti stai regalando, sei al lavoro per un nuovo romanzo? Devo ammettere che sono molto elettrizzata: “La Città del Vizio” mi sta dando tante soddisfazioni. I commenti positivi dei lettori e i premi ai concorsi letterari mi danno sempre più carica, infatti sono già a lavoro su un altro libro e ho da poco ultimato la sceneggiatura di quello che, dopo “Il Teatro dei Ricordi”, sarà il mio secondo cortometraggio.

Titolo: La città del Vizio
Autore: Angela Bevilacqua
Genere: fantastico
Casa editrice: Guida Editori
Pagine: 372
Anno: 2017
Prezzo: € 15,00
Tempo medio di lettura: 2 giorni
Consigliato con: uno spuntino a base di cioccolata calda e biscotti.

L’autrice
Angela Bevilacqua, napoletana classe 1996, da sempre innamorata del disegno e della scrittura, a diciassette anni ha scritto un cortometraggio “Il teatro dei ricordi” proiettato poi al festival di Giffoni. Attualmente studia presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli e “La Città del Vizio” è il suo primo romanzo.

Ivan

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L’uomo del labirinto (Donato Carrisi)

9788830448278_0_0_0_75«La storia del ritrovamento, in realtà, non corrisponde completamente alla versione che hanno fatto trapelare» affermò Quimby. «La pattuglia che l’ha notata sul ciglio della strada, senza vestiti e con una gamba rotta, non passava di lì per caso…»

Donato Carrisi torna a tingere di giallo le menti dei suoi lettori, e lo fa con“L’uomo del labirinto”, un romanzo che riserva non poche sorprese ai fan più affezionati.
L’inquietudine si percepisce fin da subito: a causa di problemi atmosferici, infatti, la vita cittadina, mai nominata ma presumibilmente americana, viene riorganizzata secondo un nuovo ordine. Siccome le alte temperature di giorno possono causare forti danni, tutte le attività quotidiane di lavoro e servizi pubblici, vengono spostate nelle ore serali.
L’attenzione dei media si sposta dal meteo a un importante caso di cronaca, quando, la giovane Samantha Andretti viene ritrovata viva, con una gamba rotta ed in stato di shock, dopo essere scomparsa per 15 anni. Il dottor Green e l’investigatore Bruno Genko indagano su questo mistero. Il primo assiste la donna durante la convalescenza, cercando con metodi specialistici di entrare nella sua mente per ricostruire i fatti a lei accaduti, ma soprattutto dimenticati. Il secondo segue la pista dell’ indagine a tappeto, tentando di risalire all’identità del rapitore.
Carrisi riesce a mantenere alta l’attenzione del lettore, poiché entrambi conducono due tipologie diverse d’indagine e di scoperte, senza mai incontrarsi e potersi confrontare. Intanto la  vittima si sforza di scavare nella propria memoria, ma nonostante alcuni flashback, non ottiene risposte, nutrendo inoltre forti sospetti su Green. I suoi ricordi sono svaniti a causa di alcuni psicofarmaci e nonostante il dottore cerchi di aiutarla mostrandosi amichevole e professionale, percepisce gesti e segnali strani.
Bruno, invece, aggirandosi per la città riesce in poco tempo a tracciare un profilo del rapitore, imbattendosi però in molteplici personaggi che creano nuove piste o sospetti. Dal suo passato emerge l’essere stato ingaggiato, quindici anni prima, dai genitori di Samantha proprio per ritrovarla. Il suo si dimostra essere un tentativo disperato e contro il tempo, non solo nei confronti del rapitore ma anche nei suoi stessi riguardi, come a voler realizzare un ultimo obiettivo.

Ho apprezzato molto questo libro, l’idea dell’ambientazione un po’ anomala ha sicuramente portato aria di novità, mentre la caratterizzazione dei personaggi è ottimizzata per gli intrecci che si sciolgono verso la fine. Geniale è la trama apparentemente lineare, due indagini di una stessa storia, Bruno che svela l’individuo dalla testa a coniglio, mentre con Green si capisce cosa sia accaduto nel labirinto, ma è realmente così lineare la storia? Assolutamente no! Ahimè non posso dirvi altro, ma posso dirvi che compariranno anche vecchie conoscenze incontrate in “Il suggeritore” e la loro presenza, non sarà così superficiale.

Titolo: L’ uomo del labirinto
Autore: Donato Carrisi
Genere: Thriller
Casa editrice: Longanesi
Pagine: 400
Anno: 2017
Prezzo: € 19,00 (brossura) – € 11,99 (ebook)
Tempo medio di lettura: 3 giorni
Consigliata la lettura: di sera, possibilmente con pioggia e luce soffusa, magari con una tazza di cioccolata calda a portata di mano.

L’autore
Donato Carrisi, nato a Martina Franca nel 1975. Sceneggiatore, regista, giornalista e scrittore, ha debuttato nel mondo editoriale con “Il suggeritore” (2009 – Longanesi), vincendo il Premio Bancarella. Sempre con la stessa casa editrice ha poi pubblicato “L’ipotesi del male”, “Il tribunale delle anime”, “Il cacciatore nel buio”, “Il maestro delle ombre”, “La ragazza nella nebbia”, dal quale è stato tratto un film diretto dallo scrittore stesso.

Ivan

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L’amico immaginario (Matthew Dicks)

9788809791220_0_0_762_75“Ecco quello che so: Mi chiamo Budo. Esisto da cinque anni. Cinque anni è una vita lunghissima, per uno come me. È stato Max a darmi questo nome. Max è l’unico essere umano che riesce a vedermi. I genitori di Max mi chiamano l’amico immaginario. Voglio molto bene alla signora Gosk, la maestra di Max. Invece l’altra maestra, la signora Patterson, non mi piace per niente. Non sono immaginario.”

Inizia così questo romanzo particolarissimo, il cui narratore è nientedimeno che un amico immaginario, Budo, che poi così immaginario non è. Creato da Max, un bambino autistico con molte difficoltà a relazionarsi col mondo esterno, incompreso dai genitori e vittima di bullismo dei compagni di scuola, Budo può essere visto soltanto dal suo creatore e da altri amici immaginari e non può in alcun modo interagire con il mondo reale.
La sua incapacità di entrare in contatto con altri esseri umani diventa un’autentica disgrazia il giorno in cui Max viene rapito dalla sua maestra di sostegno e nessuno, tranne Budo, sa chi sia il colpevole della scomparsa. Inizia così la sua missione, scoprire dov’è stato portato Max e aiutarlo a liberarsi da solo. Ad aiutarlo nell’impresa tanti amici immaginari, tutti diversi e con abilità particolari che porteranno Budo sempre più vicino al nascondiglio del rapitore.
Ma attuare il piano è tutt’altro che facile, non solo per i deficit relazionali e motori del bambino, ma anche perché Budo sospetta che, insegnando a Max a cavarsela da solo, a essere coraggioso e indipendente, potrebbe non avere più bisogno di lui e, dunque, cesserebbe di esistere.

Con uno stile semplice, ma arguto, e un’immaginazione fuori dal comune, l’autore ci trascina in un giallo senza precedenti, guidati dagli occhi innocenti e attenti di un protagonista invisibile. Capitolo dopo capitolo, il ritmo dell’azione è sempre più serrato, portando a un climax che toglie il fiato e commuove enormemente.

Titolo: L’amico immaginario
Autore: Matthew Dicks
Genere: Narrativa contemporanea
Casa editrice: Giunti
Pagine: 383
Anno: 2012
Prezzo: € 12,00
Tempo medio di lettura: 3 giorni
Da leggere: all’aperto, con liquirizie, lecca-lecca e caramelle alla frutta.

L’autore
Matthew Dicks è uno scrittore e maestro di scuola elementare. Ha pubblicato due romanzi: “Something missing” e “Unexpectedly Milo”. Vive a Newington, Connecticut, con la moglie e la figlia.

Claudia