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Signori, biglietti! (Gruppo 9)

gruppo9«Un reality show vero? Ma sei sicura, Balén?»
Una signora addobbata a festa con abito lungo nero e un pellicciotto bianco esordì incredula, alzandosi e muovendo le braccia a dire: «Gesù, Gesù, se lo sapevo prima che era per la televisione mi mettevo più sistemata. E non si fa così, che figura faccio se mi inquadrano?»

Il solo modo che trovo per definire “Signori, biglietti!”, il nuovo romanzo del Gruppo 9 (edito da Homo Scrivens), è: geniale.
La linea 1 della metropolitana di Napoli diventa, infatti, il set di un improbabile reality show: dieci concorrenti – a bordo di un treno che, dalla stazione Piscinola giungerà a quella di Garibaldi – dovranno affrontarsi in una serie di estenuanti prove (tra cui una surreale gara di rutti) ma, soprattutto, dovranno affrontare le proprie paure. Già, perché i concorrenti sono stati selezionati in base alla propria fobia.
C’è chi ha timore del papa, chi ha il terrore di camminare e chi ha la fobia dell’aglio. Dieci fobici pronti a tutto pur di ottenere l’ambitissimo premio: Molti Soldi!

Un romanzo dissacrante ma assolutamente piacevole, realizzato da uno dei collettivi letterari più prolifici e longevi d’Italia. Una storia che fa il verso a tutti, ma proprio a tutti i reality e a una TV sempre più spazzatura. Un romanzo che ha un obiettivo molto ambizioso: far ridere il pubblico.
Non aggiungo altro e cedo la parola a Gianluca Calvino, coordinatore del Gruppo 9.

Signori, biglietti!Come è nato questo progetto? L’idea era quella di staccarci, dopo un po’ di anni, dal genere del noir/thriller, “contenitore” storico dei romanzi di Gruppo 9, per scegliere, una volta tanto, la strada del disimpegno.
Il confronto con tutti i componenti del collettivo ha prodotto questa idea, che prende avvio dal genere surreale del reality TV portato alle sue conseguenze più grottesche e comiche. Per quanto possibile, visto che la maggior parte dei reality sono già molto grotteschi e involontariamente comici.
Convieni con noi che la linea 1 della metropolitana di Napoli può considerarsi non una semplice rete ferroviaria ma un vero e proprio contenitore di storie? Se vogliamo, non solo la linea 1. Anche la linea 2, per non parlare della Circumvesuviana, sono fucina inesauribile di spunti tragicomici.
Di certo, quella di prendere i mezzi pubblici in una grande città (come Napoli, ma come tante altre, in Italia soprattutto) è un’esperienza propedeutica per chi voglia trovare linfa per la propria vena narrativa.
I concorrenti del reality sono stati selezionati in base alle loro fobie, tutte scientificamente riscontrate. Quale di queste ti ha sorpreso di più? Mah, ce ne sono tante davvero singolari. L’intero collettivo si è messo in moto per cercare le paure più strambe – ma tutte assolutamente autentiche – che avrebbero afflitto i nostri personaggi.
Se proprio dovessi sceglierne una, forse mi soffermerei sulla papafobia. La paura del Pontefice e di tutte le simbologie a lui connesse mi fa veramente scompisciare.
Pensando al Gruppo 9 mi viene in mente un vecchio attore. Uno che ha interpretato mille ruoli, alternando parti drammatiche a momenti di grande ilarità. Questo collettivo letterario vanta un curriculum che comprende romanzi noir, distopici, umoristici. Insomma, la letteratura di genere proprio non vi va giù oppure c’è il desiderio continuo di cambiare pelle e mettersi alla prova? La stessa natura del Gruppo è, in effetti, mutevole. Ogni anno ci sono componenti che ci lasciano e altri che vengono a infoltire il contingente degli scrittori del collettivo.
In linea con questa identità, proviamo a cambiare ogni anno qualcosa. Fino allo scorso anno, si trattava della metodologia di lavoro (che però non può essere facilmente veicolata all’esterno). Con “Scacco al re” abbiamo già iniziato una prima minirivoluzione, passando dal genere del giallo a quello della fantascienza distopica. Quest’anno abbiamo imboccato invece una strada completamente diversa. E siamo ben felici di questa nuova sfida.
Da editor, ma soprattutto da docente di scrittura e coordinatore di un collettivo di scrittori, da’ tre suggerimenti a un aspirante narratore.
1. Non censurarti mai. Nel caso, lascia che lo faccia il tuo editor (perché di un editor tutti gli scrittori hanno assoluto bisogno).
2. Prendi spunto dalla realtà. Inventare di sana pianta ti porterà necessariamente a partorire storie poco plausibili.
3. Non ti arrendere alla prima sconfitta. La carriera di uno scrittore (e di ogni artista in generale, ma in realtà è una cosa che può essere applicata a qualunque campo) è fatta di tanti, tantissimi no. Ma poi il sì arriva. Se vali e ci credi, il sì arriva.
Dulcis in fundo, una domanda privata: se fossi tu il vincitore del reality e ottenessi i molti soldi messi in palio, quale regalo ti concederesti e cosa regaleresti al Gruppo 9? Comprerei il Napoli Calcio e farei acquisti faraonici, finalmente.Al Gruppo regalerei un viaggio a mo’ di gita in un bel posto in cui ambienteremo il prossimo romanzo.
Saluta i lettori del nostro blog. Non c’è bisogno di invitarvi a leggere, perché se seguite questo blog lo fate già. Ma se posso, cercate di limitare le cattive letture, perché vi fanno perdere solo tempo. Per citare l’immortale Troisi, di cui in questi giorni ricorrevano i 25 anni dalla scomparsa, è impossibile leggere tutto, perché “loro sono tanti, io sono uno solo”.Per cui, leggete tanto, ma bene.

Titolo: Signori, biglietti!
Autore: Gruppo 9
Casa editrice: Homo Scrivens
Genere: umoristico
Pagine: 146
Anno: 2019
Prezzo: € 14,00
Tempo medio di lettura: 2 giorni
Dopo aver letto questo libro: fare un viaggio a bordo della linea 1 della metropolitana di Napoli per comprendere quanto la realtà possa superare l’immaginazione.

L’autore
Gruppo 9 è il più numeroso collettivo letterario italiano, coordinato da Gianluca Calvino dal laboratorio di scrittura Homo Scrivens a Pompei. Ha pubblicato per Homo Scrivens i romanzi “Sono stato io” (2013), “Party per non tornare” (vincitore del Premio Speciale Carver 2014), “Hyde School” (2015), “Requiem” (2016), “Gli affamati” (2017) e “Scacco al Re” (2018)

Paquito

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Gaetano Scirea. Il gentiluomo (Darwin Pastorin)

Perrone - Scirea_MC+Ho voluto scrivere la tua storia a modo mio, senza obbligo di una biografia minuziosa. Con la semplice voglia di rivolgermi a te per ritrovare un percorso comune, quando il calcio sapeva aprirsi alla gente, all’amicizia.
Io, naufrago di passioni, ringrazio Dio per averti incontrato.

Ritengo che il termine giusto per raccontare sinteticamente “Gaetano Scirea. Il gentiluomo”, il nuovo libro di Darwin Pastorin edito da Giulio Perrone Editore, sia: delicato.
Poco meno di 100 pagine durante le quali l’autore schiude il cassetto dei ricordi e racconta la propria storia. Quella di un ragazzo con la passione per il giornalismo sportivo che incontra, sul suo cammino professionale, Gaetano Scirea, il calciatore della Juventus che, di lì a qualche anno, sarebbe diventato campione del mondo con la nazionale nel 1982.
Un calciatore simbolo del club bianconero, distintosi tanto in campo quanto fuori, per lo stile di gioco, il carisma ma soprattutto una correttezza che lo ha reso un idolo juventino ma pure uno stimatissimo avversario.
Pastorin ripercorre la propria giovinezza e gli inizi della carriera, intrecciando storie calcistiche a spaccati di vita che rappresentano l’essenza di un calcio ormai andato: non vi erano distanze tra calciatori e stampa e, soprattutto, era all’ordine del giorno che due professionisti potessero ritrovarsi a chiacchierare a cena di calcio, ma pure di altro, ad esempio i sogni. Quelli di Darwin, realizzati nel corso degli anni, e quelli di Gaetano, spezzati lungo un’autostrada polacca.
Non aggiungo altro. È il momento di lasciare la parola all’autore…

Caro Darwin, hai raccontato un grande campione ma, soprattutto, hai raccontato la tua vita attraverso il filo invisibile che legava (e lega ancora) la tua vita a quella di Scirea. C’è una cosa in particolare che ti manca del vostro rapporto? Mi manca tutto, tanto, troppo. Mi mancano la sua amicizia, il suo sorriso lieve, le sue parole giuste. Mi mancano i suoi silenzi, così preziosi. È stato l’Angelo Calciatore: un campione sul campo e nella vita. Era il pane in tavola.
Tecnicamente (e solo tecnicamente) parlando, chi ha raccolto in questi anni l’eredità calcistica di Scirea e la sua leadership in campo? Non esisterà mai più un altro Scirea. Sapeva fare tutto, giocando da libero. Il difensore, il centrocampista, l’attaccante. Come ha detto Beppe Furino, otto scudetti con la Juventus, il “capitano con l’elmetto”, nel corso della presentazione del mio libro, con Mariella Scirea e Salvatore Lo Presti, al Salone Internazionale del Libro di Torino “potevi metterlo terzino destro, stopper, ala: era davvero capace di coprire qualsiasi ruolo, sempre con talento e maestria”.
Hai immaginato Gaetano sulla panchina del Napoli. Una piazza che, a tuo parere, avrebbe reso onore allo Scirea professionista ma soprattutto all’uomo. Come mai? Perché ho sempre avuto un rapporto speciale con Napoli. Mio papà, veronese, tifava per i partenopei. I tifosi, mi diceva, gli ricordavano il calore e i colori della torcida brasiliana dei suoi anni a San Paolo. Poi, le stagioni maradoniane… Scirea era amatissimo anche a Napoli: e non poteva essere altrimenti! Impossibile, in qualsiasi anfratto del nostro Paese, non provare stima e ammirazione per questo gentiluomo del football.
Quale suggerimento vorresti dare a un giovane che aspira a diventare un cronista sportivo? E quali quelli che vorresti dispensare a un aspirante narratore? Di recuperare la forza del racconto. Di andare, vedere e scrivere. Di camminare. Non di osservare il mondo, anche quello del calcio, solo attraverso i social. Al giovane scrittore consiglio – con tutte le mie forze – di leggere, leggere e ancora leggere. La letteratura è vitale, è necessaria, è indispensabile: come l’aria che respiriamo.
Chiudiamo questa chiacchierata con una domanda prettamente calcistica: miglior allenatore della stagione, miglior calciatore e squadra che ti ha impressionato maggiormente. Massimiliano Allegri: cinque anni di trionfi sulla panchina della Juve. Fabio Quagliarella, bomber antico: ecco una bella vicenda sportiva e umana da raccontare! L’Atalanta di Gasperini: una stagione semplicemente da applausi, a scena aperta.

Titolo: Gaetano Scirea. Il gentiluomo
Autore: Darwin Pastorin
Casa editrice: Giulio Perrone Editore
Genere: saggio sportivo
Pagine: 93
Anno: 2018
Prezzo: € 13,00
Tempo medio di lettura: 2 giorni
Suggerimenti di lettura: “I portieri del sogno”, “Tempi supplementari” e “Storia d’Italia ai tempi del pallone. Dal Grande Torino a Cristiano Ronaldo”, tutti scritti da Darwin Pastorin.

L’autore
Darwin Pastorin.Nato a San Paolo del Brasile nel 1955, è stato giornalista al Guerin Sportivo, inviato speciale e vicedirettore di Tuttosport, direttore di Tele+, Stream Tv e nuovi programmi di Sky Sport e Quartarete Tv. Oggi ha un blog su Huffington Post. Ha scritto numerosi libri mettendo insieme calcio, letteratura, memorie personali e collettive.

Paquito

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Con tanto affetto ti ammazzerò (Pino Imperatore)

9788851169350_0_0_502_75Elena De Flavis ne restò colpita: «Ispettore, mi erano giunte notizie del suo charme e io ne avevo preso atto con riserva. Non mi fido delle opinioni e dei giudizi altrui; preferisco verificare in prima persona. Ora posso confermarlo: lei è un uomo incantevole».

Missione compiuta. Pure stavolta Pino Imperatore riesce a conquistare il lettore con una commedia nella quale trovano spazio: sentimenti, risate, scorci meravigliosi ma pure un delitto. Anzi, una serie di delitti. “Con tanto affetto ti ammazzerò”, il nuovo romanzo dello scrittore napoletano (edito da DeA Planeta), vede il ritorno dell’ispettore Gianni Scapece costretto, questa volta, a indagare sulla scomparsa della baronessa de Flavis, un’attempata nobildonna, sparita nel nulla durante la sua festa di compleanno.
Ad aiutarlo il clan (con l’accezione più positiva che si può dare al termine) dei Vitiello, la famiglia che gestisce la trattoria Parthenope e che si prende cura del palato dell’affascinante poliziotto costretto, in questo nuovo episodio della serie, a fare i conti con una grana extraprofessionale: l’amore.
Un amore che permea tutte le pagine di questo romanzo e che viene rappresentato, fin dai titoli di testa del romanzo, dalla città di Napoli, sfondo di questa storia che mescola elementi comici e suspence, regalando al lettore un viaggio tra gli scorci più belli del territorio campano.
Non aggiungo altro per evitare spoiler e mi affido alle parole dell’autore.

“Con tanto affetto ti ammazzerò”. Come è nato questo romanzo? Dalla necessità di raccontare la vicenda di una donna che è metafora della vita sociale contemporanea; sarebbe meglio dire vita asociale, visto che oggi sembrano valere più i sentimenti di odio che i sentimenti di amore.
Dopo essere stata la più imprevedibile del pianeta, questa volta Napoli diventa la città più romantica al mondo. Sicuri che questo posto – bello e dannato – sappia tener testa a Venezia, Parigi e chissà a quante altre città? Ne sono sicurissimo. Senza nulla togliere alle città considerate “romantiche”, Napoli le supera tutte, perché coinvolge ed emoziona non solo per la sua oggettiva bellezza, ma anche per il cuore immenso degli abitanti.
Elemento fondamentale di questa storia sono i rapporti familiari. Da un lato i Vitiello, un vero e proprio clan (con l’accezione più nobile che si può dare a questo termine), dall’altro la famiglia della baronessa Elena De Flavis, nella quale non sembrano esservi vincoli se non quelli anagrafici. Quanto è difficile raccontare un contesto familiare come quest’ultimo? È stata una faticaccia, poiché ho dovuto muovermi in un microcosmo ben lontano dal mio modo di essere e di pensare. I figli della De Flavis sono quanto di peggio possa capitare a un genitore, e non fanno nulla per nascondere la loro malvagità e i loro rancori. Per fortuna ci sono i Vitiello, la cui scoppiettante umanità e intelligenza rappresenta un baluardo contro ogni tipo di odio.
Restando in tema, questo è il più sentimentale tra i tuoi romanzi. Gianni Scapece e gli altri (Zorro – il cane – compreso!) faranno i conti con sé stessi e comprenderanno quanto sia dura la vita senza una persona con cui condividere i momenti belli, ma pure quelli più delicati. Quanto è difficile parlare d’amore ma soprattutto di pene d’amore? Può essere molto facile se l’amore viene rappresentato in modo melenso, come se fosse un sentimento idilliaco, perfetto, esente da difetti. La faccenda si complica quando dev’essere raccontato, come è giusto che sia, con oggettività e realismo, tenendo conto dei suoi alti e bassi, dei suoi cedimenti e delle sue resurrezioni, della fragilità che esprime quando non se ne ha cura e lo si abbandona al suo destino. L’amore non è un’astrazione, ma qualcosa di molto concreto e complesso; per conservarlo in vita e proteggerlo da ogni disfacimento, gli esseri umani devono lavorare sodo; se lo fanno, ricevono ricompense straordinarie.
Pure stavolta, col tuo solito garbo e la tua ironia, affronti un tema delicato come la discriminazione razziale: Kiribaba, il maggiordomo della baronessa, è il primo a essere accusato della scomparsa della nobildonna, per mere ragioni di razza. Quanta rabbia ti fanno pregiudizi del genere? Mi irritano più che mai. Alcuni individui sono impregnati di una tale sottocultura, stupidità e ignoranza da poter essere catalogati in una specie a parte: quella degli Homo Insapiens. Con loro la storia ha fallito. Se non li fermiamo in tempo, la loro violenza ci farà precipitare in un abisso senza fondo.
Pino Imperatore e le scuole: quelle nelle quali, romanzo dopo romanzo, entri per lanciare messaggi positivi e per avvicinare i ragazzi alla lettura. Quanto è complicato fare l’operatore culturale, specie con le nuove generazioni? Per me è un’esperienza entusiasmante. I ragazzi vanno seguiti, incitati, incoraggiati. Spetta a noi adulti mostrare loro le strade giuste da seguire. Una di queste è rappresentata proprio dalla lettura, fonte inesauribile di scoperte e conoscenze. Negli ultimi anni ho incontrato migliaia di bambini e di giovani che spesso mi ringraziano per le emozioni e gli stimoli ricevuti dai miei libri. Ma sono io ad essere grato a loro per l’allegria e la creatività che mostrano in ogni occasione.
Pure stavolta regali al lettore degli scorci meravigliosi non soltanto di Napoli, ma pure dei territori limitrofi. Durante la realizzazione di “Con tanto affetto ti ammazzerò” quale location ti ha colpito maggiormente? La spettacolare Villa Lysis a Capri. Un posto magico, fuori dal mondo, che consiglio a tutti di visitare. È un luogo un po’ difficile da raggiungere, ma una volta arrivati alla meta, si ha la sensazione di stare in un paradiso.
Hai sempre ribadito che, per creare i tuoi personaggi, prendi spunto da persone reali. Ergo, esistono davvero due cuoche straordinarie come le sorelle Giaquinto? Se sì, potresti indicarci dove sono? Bettina e Cristina Giaquinto sono presenti in tutte le cucine delle trattorie tipiche partenopee e in tutte le famiglie napoletane che coltivano l’amore per i piatti genuini della tradizione. Cercatele, sono lì ad attendervi per deliziarvi. Quando le avrete trovate, non le mollerete più.
In questo romanzo c’è spazio pure per una divertente parentesi calcistica (non aggiungiamo altro). Ti chiedo di schierare l’undici ideale di “Con tanto affetto ti ammazzerò” con tanto di ruoli in campo. In porta Diego Vitiello. Difesa a tre con Angelina, Bettina e Cristina. Sulle fasce Scapece e Cafiero. Mediano Peppe Braciola. A centrocampo Isabella e Bigodina. Centravanti di sfondamento Rodolfo Wurzburger. In cabina di regia Zorro. Commissari tecnici Nonno Ciccio e Improta. Una squadra imbattibile.
Per quest’ultima domanda, manteniamo un tono più serio: cosa ti aspetti da questo romanzo? Quello che già sta avvenendo: le manifestazioni d’entusiasmo e le riflessioni di tantissimi lettori. Per un autore non c’è gioia più bella.
Noi lettori medi ci siamo meritati, pure stavolta, un saluto? Vi auguro un’infinita felicità. Con tanto, tantissimo affetto.

Titolo: Con tanto affetto ti ammazzerò
Autore: Pino Imperatore
Casa editrice: DeA Planeta
Genere: Umoristico
Pagine: 343
Anno: 2019
Prezzo: € 15,00
Tempo medio di lettura: 4 giorni
Visita guidata consigliata: Villa Lysis a Capri

L’autore
Pino Imperatore, nato a Milano nel 1961 da genitori emigranti napoletani, vive ad Aversa e lavora a Napoli. È la mente dietro il laboratorio di scrittura comica “Achille Campanille” nel quale si sono formati scrittori del calibro di Maurizio De Giovanni.
Tra i suoi successi editoriali: “Benvenuti in casa Esposito”, divenuto un fortunatissimo spettacolo teatrale, e “Bentornati in casa Esposito”, nei quali affronta con ironia e leggerezza il tema della camorra.

Paquito

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L’audace colpo dei quattro di Rete Maria… (Marco Marsullo)

9788806218881_0_0_551_75Qui ci chiamiamo tutti per soprannome.
È più veloce, più comodo. Ci viene più facile ricordare chi siamo.
Io mi chiamo Dino Agile (piacere: mio, voi vi ricrederete presto), ma tutti mi chiamano Agile.

Immaginate di essere anziani e di vivere in una casa di riposo gestita da suore più simili alla signorina Rottenmeier (chi ha guardato il cartone animato “Heidi” comprenderà la citazione, altrimenti cercatela su Google!) che a Madre Teresa di Calcutta. Immaginate che tra i vostri amici vi siano: un playboy in pensione, un guerrafondaio col Parkinson e un uomo perennemente felice. Dulcis in fundo, immaginate che un giorno le sopraccitate suore vi comunichino che, di lì a poche ore, andrete a Roma per la santificazione di Papa Giovanni Paolo II. Quale sarebbe il vostro unico pensiero? Recitare un rosario come Dio comanda in diretta televisiva sulle frequenze di Rete Maria. Questo, almeno, il proposito di Dino Agile e degli altri tre protagonisti de “L’audace colpo dei quattro di Rete Maria che sfuggirono alle Miserabili Monache”, romanzo di Marco Marsullo edito da Einaudi nel 2014. Tra fughe rocambolesche, amori datati, surreali incontri con barboni filosofi e un gruppo di attempati nemici pronti a metter loro i bastoni tra le ruote, riusciranno nell’impresa i protagonisti?

Dirò poco sulla trama, lasciando al lettore il piacere di godersi una commedia all’italiana sotto forma di romanzo. Marsullo, pure stavolta, è dissacrante e si distacca dal cliché dell’anziano che perde colpi e si rassegna al countdown della propria esistenza o del nonno che racconta storielle al proprio nipotino. Dino Agile, Rubirosa, Brio e Guttalax sono quattro personaggi fortemente motivati a raggiungere il proprio scopo: ritrovarsi in diretta a recitare un rosario, ma pure a mettere da parte (anche solo per un giorno) una routine fatta di visite mediche, ricordi annebbiati e angherie da subire per la propria condizione di anziano e chiudere i conti col proprio passato, riscoprendosi eroi per un giorno.
Non aggiungo altro e lascio all’autore la parola.

L’audace colpo dei quattro di Rete Maria… Come è nato questo romanzo?Tanti anni fa ero in auto, non ricordo dove fossi diretto. Quando guido io penso molto, soprattutto a cosa scrivere, e quel giorno la radio era sulla famosa emittente vaticana che si prende pure sotto al traforo del Monte Bianco. Be’, ascoltando una loro trasmissione pensai: “Sai che bello se adesso irrompono quattro vecchietti arrabbiati e la occupano in un atto di protesta?”. Ecco: L’audace colpo dei quattro di Rete Maria.
Quali sono state le fonti d’ispirazione per creare i personaggi di Brio, Agile, Guttalax e Rubirosa? Non saprei, l’anima del romanzo è quasi fumettistica in alcuni passaggi, eppure ho provato a ragionare come una persona di ottant’anni, per rendere giustizia a un’età che, spesso, viene raccontata meno, se non ignorata. Volevo raccontare quattro emarginati alle prese con la loro, probabilmente ultima, rivincita.
Il taglio di questo romanzo è decisamente cinematografico, pertanto ipotizziamo la trasposizione del libro. Scegli gli attori per i seguenti personaggi: Agile, Capitan Findus e padre Anselmo da Procida (in questo caso si tratterebbe di un cammeo, pertanto puoi sparare anche un nome grosso!) Parlando di Dino Agile mi viene in mente Gigi Proietti, per quella capacità comica di essere anche malvagio, sarcastico, al momento giusto. Capitan Findus, il suo arcirivale, Lando Buzzanca: elegante, fiero, belloccio. Padre Anselmo da Procida, magari Terence Hill. Anche se lo preferivo quando faceva il pistolero, più che il prete.
Oltre all’amicizia, un sentimento che sembra non temere lo scorrere del tempo, il tema portante di questa storia è il gioco di squadra. Quanto conta per un autore questo discorso?Fondamentale. Senza un buon lavoro di editing (io sono fortunato a lavorare fin dal primo libro in Einaudi con la “mia” Rosella Postorino) e di lancio del romanzo, si va poco lontani. In più io ci metto anche i miei amici, che se anche non fanno niente di concreto per la scrittura, sono l’energia e il motore della mia allegria.
Tutti i protagonisti della storia hanno un nome di battaglia. Quale sarebbe il tuo? I miei amici, sempre loro, mi chiamano Marsi, storpiando il mio cognome. Direi questo, mi piace molto. Poi, in inglese, misericordia si dice mercy, ma si legge “marsi”. Mi piace come suona la cosa, potrei essere io il quinto di Rete Maria tra qualche anno.
Quando ti abbiamo intervistato la prima volta, in occasione dell’uscita di Due come loro, eri da poco sbarcato su Instagram, pertanto volevamo sapere come vivevi il rapporto coi social network. Giusto chiederti adesso: meglio Instagram o Facebook, considerando che il secondo è visto come “una cosa da vecchi”?Sono diversi, mi piacciono entrambi, ma non li vivo come una schiavitù. Pubblico pochi contenuti, detesto annoiare chi mi segue. Instagram è più veloce, tende a raggiungere più facilmente persone che non sanno neanche chi sei. Facebook è più intimo, mirato. Lì si conservano anche dei bei rapporti con tanta gente; magari persone che mi hanno letto e che si sono affezionate a me, e io a loro.
Qualche tempo fa hai condiviso sui social network la gioia per la conclusione di un nuovo lavoro editoriale. Senza svelare troppo, potresti darci qualche indicazione sul nuovo romanzo (che ovviamente recensiremo!)?Uscirà a ottobre per Einaudi Stile Libero. Dopo “Due come loro”, dello scorso anno, questo sarà un romanzo più intimo, dolce, per certi versi simile al mio fortunato “I miei genitori non hanno figli”. Stiamo a vedere, sono curioso, ci ho lavorato tantissimo.
Infine, saluta nuovamente i lettori medi. Ciao lettori medi, lo scrittore medio vi vuole bene. Non ve lo dimenticate mai.

Titolo: L’audace colpo dei quattro di Rete Maria che sfuggirono alle Miserabili Monache
Autore: Marco Marsullo
Genere: Commedia
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 216
Anno: 2014
Prezzo: € 16,50
Tempo medio di lettura: 5 giorni
Film suggeriti: “L’audace colpo dei soliti ignoti” (1959) diretto da Nanni Loy; “Cocoon” (1985) diretto da Ron Howard.

L’autore
Marco Marsullo
è nato a Napoli nel 1985. Nel 2009 esce il suo primo libro Ho Magalli in testa, ma non riesco a dirlo (Nobus Edizioni), una raccolta di racconti dal tema surreale e grottesco. Nel 2013 pubblica il suo romanzo d’esordio Atletico Minaccia Football Club (Einaudi Stile Libero), che riceve nello stesso anno il “Premio Hermann Geiger Opera prima”. Tra gli altri suoi libri ricordiamo: L’audace colpo dei quattro di Rete Maria che sfuggirono alle Miserabili Monache (Einaudi Stile Libero), Dio si è fermato a Buenos Aires (Laterza Editore), I miei genitori non hanno figli (Einaudi Stile Libero) e Il tassista di Maradona. Collabora come editorialista alla Gazzetta dello Sport.

Paquito

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Gli occhi di Firenze (Paolo Ciampi)

9788899368425_0_0_503_75È vero: non c’è niente come il cielo di Firenze in primavera. Se non forse il cielo di Firenze in autunno.

Partiamo da un assunto: “Gli occhi di Firenze”, il nuovo libro di Paolo Ciampi (edito da Bottega Errante Edizioni) non è una guida turistica né un diario di viaggio. È un gioco letterario tra un editore e uno scrittore. Il primo affida al secondo il compito di realizzare un libro dedicato al capoluogo toscano; il secondo prova a raccontare la città attraverso quei luoghi che, solitamente, non finiscono sulle guide turistiche né vengono immortalati sulle cartoline.
Nasce così un libro fatto di aneddoti, nel quale trovano spazio testimonial d’eccezione – Dante Alighieri su tutti – ma pure nomi meno blasonati, come Zoroastro da Peretola, semisconosciuto nobile fiorentino che testò la macchina volante realizzata da Leonardo da Vinci.
Non di sola arte vive la città, ed ecco che Ciampi propone dei piatti tipici – il lampredotto su tutti – attraverso i quali gustare una Firenze tanto rinascimentale quanto contemporanea.

Quel che ho più apprezzato di questo libro è il desiderio, da parte dell’autore, di raccontare una città vissuta con l’occhio del turista in casa propria: Ciampi ne sottolinea, talvolta, anche i difetti. Non cicatrici, ma graffi sul volto di una città che, col passare del tempo, vede il proprio volto solcato da rughe che non ne intaccano la bellezza. Non aggiungo altro e lascio la parola all’autore…

Gli occhi di Firenze. Da cosa nasce l’esigenza di scrivere questo libro? L’idea, devo dire, non è farina del mio sacco, mi è stato suggerita dall’editore, a conclusione di una bella cena al Pisa Book Fest. All’inizio ero titubante, avevo l’impressione che su Firenze fosse già stato detto e scritto tutto. L’unico modo era provare a modo mio, facendo quello che mi piace fare: camminare, magari senza una meta, andare dietro alle mie curiosità. E sì, usando occhi diversi per una città che non smette di reinventarsi. Firenze, il posto dove ho sempre abitato, è diventato il mio viaggio più lontano.
Giornalista, scrittore, turista, semplice passeggiatore: quante anime convivono in te e quale spirito ti ha animato durante la stesura di questo volume? Anche se forse dirlo è una forma di presunzione, non mi piace definirmi turista, il turista è colui che si muove senza accettare l’esperienza di cambiamento. Preferisco dirmi viaggiatore, perché il viaggiatore si mette in gioco e riesce a essere tale anche sotto casa. E poi mi piace considerarmi una persona che si mette in ascolto delle storie che un luogo è sempre in grado di consegnarti.
Firenze non è solo monumenti e storia, è pure cibo. Suggerisci un piatto che – in maniera quasi “proustiana” – ci riporti alla mente questa città ogni volta che l’assaggeremo. Troppo facile dire la bistecca alla fiorentina, ma la bistecca è un piatto troppo importante, eccessivo, oserei dire divisivo, a prescindere da come la si pensi sulla carne. Preferirei dire l’umile lampredotto, lo street-food di Firenze da sempre, da prima ancora che la parola street-food circolasse: cibo da chiosco, da consumare in piedi, con un bicchiere di vino e una chiacchiera gomito a gomito. E per chi non gradisce, ecco, raccomando la schiacciata all’uva, che in autunno ci riporta alle nostre radici, nella terra che ci circonda: la mia madeleine.
Quali sono stati i primi feedback da parte dei lettori? Anche gli amici per ora non hanno avuto niente da ridire e questo è sorprendente: noi siamo quella città, scrivo nel libro, che nel calcio aspetta a gloria il terzo scudetto, ma una volta conquistato farebbe spallucce: era meglio il secondo. Scherzi a parte, la cosa più bella è che in diversi mi stanno chiamando da fuori Firenze e mi dicono: si verrebbe da te a camminare.
Numerose sono le citazioni all’interno del libro, non soltanto tratte dai classici e dalle pietre miliari della letteratura, ma pure da capolavori del secolo appena trascorso. Quale aforisma (presente nel libro o uno che ti sovviene adesso), a tuo parere, racchiude l’essenza di questa città? In fondo ci starebbe bene l’Italo Calvino con le sue “Città invisibili”, quando dice che le città sono fatte di desideri e paure. Mi piace poter pensare che Firenze sia ancora fatta più di desideri che di paure.
Non solo i “luoghi da cartolina”, ma anche e soprattutto posti nei quali apprezzare la bellezza delle piccole cose. È questa la Firenze che preferisci? Assolutamente sì. Mi piace la Firenze che non si deve vedere per forza, la Firenze fuori dal terribile imbuto che ingoia comitive su comitive. La Firenze dove i ritmi si allentano e la folla si rarefa, dove a volte c’è perfino silenzio. E poi ci sono tanti scorci di bellezza, tante storie da raccontare, persino in periferia. Mi piacerebbe che questo libro fosse inteso come un suggerimento anche per chi non è fiorentino e persino per chi non ha affatto intenzione di venire a Firenze. Che possa essere usato per passi e parole su altre città, ispirando cammini che arrivano alla meta perché non hanno una meta.
Saluta i lettori medi. Che dirvi, se non che è meravigliosa questa rete che unisce lettori e letture? Anche questo è un modo per tenere a galla ciò che di migliore c’è nel nostro Paese. E allora buone parole, buoni passi a tutti.

Titolo: Gli occhi di Firenze
Autore: Paolo Ciampi
Illustrazioni: Elisabetta Damiani
Casa editrice: Bottega Errante Edizioni
Genere: saggistica
Pagine: 240
Anno: 2019
Prezzo: € 14,00
Tempo medio di lettura: 5 giorni
Dopo aver letto questo romanzo: Prendere il primo treno (ma pure l’auto o l’aereo) e concedersi una vacanza a Firenze.

L’autore
Giornalista e scrittore fiorentino, Paolo Ciampi ha lavorato per diversi quotidiani e oggi è direttore dell’Agenzia di informazione e comunicazione “Toscana Notizie”. Si divide tra la passione per i viaggi e la curiosità per i personaggi dimenticati nelle pieghe della storia. Ha all’attivo oltre venti libri, tra i quali: “L’uomo che ci regalò i numeri” (Mursia),dedicato al matematico Fibonacci; “Tre uomini a piedi” (Ediciclo) e “Per le Foreste sacre” (Edizioni dei Cammini). Con Tito Barbini è uscito per Clichy con “I sogni vogliono migrare”. Ha due blog, ilibrisonoviaggi.blogspot.ite passieparole.blog

Paquito

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Silenzio! (Céline Claire &Magali Le Huche)

9788867995684_0_0_502_75Al signor Martin piaceva moltissimo la tranquillità.
Bere il suo caffè con calma…
Leggere il giornale senza essere disturbato…
Schiacciare un pisolino in santa pace.
Ebbene sì, il signor Martin era un uomo che amava soprattutto il…
SILENZIO!

Il signor Martin ama il silenzio. Adora, in assenza di rumori, gustare un caffè sfogliando le pagine di un quotidiano. Per non parlare del riposino pomeridiano. Una ritualità che influisce sul suo benessere fisico e mentale. Una ritualità messa in discussione dagli abitanti della cittadina che popolano le pagine di “Silenzio!”, il racconto di Céline Claire illustrato da Magali Le Huche, pubblicato in Italia da Edizioni Clichy.
A nulla valgono le proteste del mite signore: le macchine continuano a sfrecciare sotto la sua finestra; le persone proprio non riescono a fare a meno di una conversazione; per non parlare del circo che – tra prove e spettacoli – continua a far rumore. Troppo rumore.
Al signor Martin non resta che rivolgersi a una ferramenta per trovare un rimedio efficace contro il frastuono cittadino: un’enorme bolla di sapone che avvolge casa sua, rendendola impenetrabile al rumore. Acquista, così, un prodotto magico che gli permette di realizzare una gigantesca bolla di sapone in grado di insonorizzare l’intera abitazione.
Ma cosa accadrebbe se tutto questa totale assenza di rumori portasse l’uomo all’isolamento totale dal resto della comunità?

Ho apprezzato molto questa storia che parla di desideri, ma pure di rapporti umani. Rapporti quanto mai importanti se non si vuole correre il rischio di rimanere isolati all’interno di una bolla (vera o fittizia, il senso di straniamento è il medesimo). Ho apprezzato molto il linguaggio (semplice e alla portata di tutti), con una serie di ripetizioni che non infastidiscono affatto, anzi, funzionali alla caratterizzazione del protagonista e dei comprimari della storia.
Una storia arricchita dal talento di Magali Le Huche (ormai presenza fissa sulle pagine del nostro blog) che, ancora una volta, lavora in modo impeccabile sulle espressioni dei personaggi. Volti che dicono molto – spesso tutto – senza la necessità di ricorrere alle parole.
Un racconto, insomma, che promuovo a pieni voti e che suggerisco a piccoli e grandi lettori.

Titolo: Silenzio!
Autrice: Céline Claire
Illustrazioni: Magali Le Huche
Casa editrice: Edizioni Clichy
Genere: narrativa per l’infanzia
Pagine: 60
Anno: 2019
Prezzo: € 19,00
Tempo medio di lettura: 1 ora
Consigli di lettura: Leggere questo racconto assicurandosi del silenzio circostante, così da lasciarsi suggestionare completamente dalla storia.

Gli autori
Céline Claire è nata vicino agli abeti dei Vosgi e ha trascorso parte della sua infanzia giocando a nascondino nel fienile e mangiando mandarini all’angolo della stufa. Ha iniziato a insegnare alle elementari, ma raccontare storie ogni giorno le faceva venir voglia di inventarne di nuove. Dieci anni e tre figli più tardi, si dedica interamente alla scrittura. Tra le storie di maggior successo “La tempesta” (2018) edito da La margherita.

Magali Le Huche è nata nel 1979 a Parigi, da piccola si inventava delle storie che la facevano stare sveglia tutta la notte, allora ha iniziato a disegnare per ritrovare il sonno. Da grande, la voglia di inventare storie e di disegnare non l’ha abbandonata, così è partita alla volta di Strasburgo per frequentare l’Accademia di Arti decorative. È una delle illustratrici di riferimento di Clichy, con la quale ha pubblicato, tra gli altri, “La grande ruota” (2018) e “Il tango di Antonella” (2018).

Paquito

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Il Mostro della vasca da bagno (Colin Boyd& Tony Ross)

9788867995653_0_0_454_75Vi siete mai chiesti dove va a finire
l’acqua sporca dopo che avete fatto il bagno?

Jackson è un ragazzino come tanti. Con gli amici ama giocare, divertirsi, ma soprattutto sporcarsi. Fango, terriccio, fogliame e tutto quel che può lasciare traccia sul corpo e sui vestiti diventano per Jackson un gioco al pari del nascondino, ruba bandiera o chissà quale altra attività da svolgere all’aria aperta.
Una volta a casa, a Jackson tocca confrontarsi con la mamma la quale, dopo aver constatato le condizioni del figlio, ripete sempre: «Guarda come ti sei ridotto!Vai subito a fare il bagno o il Mostro della vasca verrà a prenderti». Già, il Mostro della vasca da bagno: una creatura che si nasconde tra gli scarichi e che si nutre di fango, lerciume e quanto di meglio hanno da offrire le tubature di casa nostra.
Ogni sera il ragazzino tiene lontano il Mostro prendendosi cura del proprio corpo, ma cosa accadrebbe se, un giorno, Jackson decidesse di non lavarsi?
Ai lettori il compito di scoprire la risposta. “Il Mostro della vasca da bagno”, edito da Edizioni Clichy, è una spassosa storia educativa. I messaggi sono due: innanzitutto prendersi cura, fin da piccoli, del proprio corpo; inoltre ascoltare sempre i consigli degli adulti.

Oltre ad avermi divertito, questa storia mi ha permesso di confrontarmi con un gruppo di piccoli lettori che frequentano la prima elementare: i bambini hanno sì paura dei mostri, ma soprattutto temono le ramanzine dei propri genitori, pertanto la storia di Jackson ha ricordato loro quanto sia importante rispettare le regole e non contraddire mamma e papà. Contemporaneamente, però, gli allievi si sono divertiti non poco a dar vita al proprio personalissimo mostro – al quale è stato attribuito un nome bizzarro (ognuno ha scelto il proprio) – e una descrizione che, irrimediabilmente, ha fatto nascere delle sonore risate a conferma della sterminata fantasia di cui dispongono i bambini. Fantasia che storie del genere non fa che nutrire.
Tornando alla storia, Colin Boyd – al suo debutto da narratore – racconta la storia di un ragazzino tanto audace quanto ingenuo. Un personaggio, quello di Jackson, nel quale ogni bambino riuscirà a identificarsi specie nei moti di ribellione verso gli adulti.
Il punto di forza di questa storia è senz’altro nella parte grafica, affidata a un veterano del genere: l’illustratore britannico Tony Ross, infatti, ribalta qualsiasi cliché realizzando un Mostro che, invece di terrorizzare, fa affezionare il lettore alle sue sorti e al suo mostruoso appetito.

Titolo: Il Mostro della vasca da bagno
Autore: Colin Boyd
Illustrazioni: Tony Ross
Genere: narrativa per l’infanzia
Casa editrice: Edizioni Clichy
Pagine: 32
Anno: 2019
Prezzo: € 17,00
Tempo medio di lettura: 1 ora
Film consigliato: “Monsters & Co.”(Disney Pixar).

Gli autori
Colin Boyd vive nel Regno Unito con la sua giovane famiglia. “Il Mostro della vasca da bagno” è il suo primo libro, ispirato al tempo trascorso in bagno con suo figlio, illustrato dal suo famosissimo suocero Tony Ross.

Tra i più grandi illustratori contemporanei, Tony Ross ha illustrato oltre ottocento libri pubblicati in tutto il mondo, tra i quali: “Paolona musona” (2007), “Il principe antipatico” (2016), “Buon compleanno boa!” (2015) tutti editi da Il Castoro.

Paquito

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Le case di Luca (Roberto Piumini)

9788862668170_0_0_503_75Caro Dario,
lo so che sei solo un diario, ma la maestra Giovanna ha detto che un diario è come un amico che c’è sempre e ti ascolta senza perdere la pazienza, così ho deciso di toglierti la “i”, metterti la maiuscola,
e farti diventare Dario, che suona meglio e fa più compagnia.

Toccante. Credo sia questo l’aggettivo giusto per definire “Le case di Luca. Diario segreto di un affido”, racconto di Roberto Piumini illustrato da Stefania Vincenzi, edito da Manni.
Luca, il protagonista della storia, è un ragazzino come tanti:due genitori, un fratellino e una sorellina, una scuola da frequentare ogni giorno. Tutto ordinario, o forse no. Già, perché le cose non vanno poi così bene. La madre spesso rimane silenziosa, assorta in chissà quale pensiero, mentre il papà sembra lasciarsi andare più alla rabbia che al raziocinio nei momenti di difficoltà (su tutte la perdita del lavoro).
“Serve aiuto” si dicono i genitori e quest’aiuto arriva dagli assistenti sociali, dagli psicologi e da Isabella e Renato una coppia di coniugi che decide di accogliere Luca presso la propria casa e di regalargli quella serenità con cui affrontare il periodo più spensierato della propria vita.

Confesso di essermi emozionato nella lettura di una storia nella quale tanto l’autore quanto l’illustratrice sono riusciti a toccare alcune corde dell’animo che credevo sopite. Il tratto di Stefania Vincenzi è delicato, una carezza per lo sguardo del lettore; Piumini, invece, dà voce a un bambino che, a dispetto della giovane età, sta sbocciando e, di conseguenza, sta aprendo gli occhi sul mondo circostante con la consapevolezza che i giorni non saranno tutti senza nuvole.
Non aggiungo altro e cedo la parola a Grazia Manni, editore e presidente dell’ANFAA (Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie) di Lecce.

Le case di Luca. Da cosa è nata l’esigenza di raccontare questa storia? 
Nasce da un progetto rivolto alle scuole per raccontare cosa è l’affido in un linguaggio adatto e comprensibile ai bambini, senza fraintendimenti, cercando di dare una corretta informazione.
I bambini: un territorio sconfinato nel quale proporre idee, stimoli nuovi. Una tela bianca da riempire inculcando nelle nuove generazioni passioni e prospettive per il futuro. Quanto è stato difficile lavorare a una storia del genere immaginando lettori così giovani? Si è partiti dalle norme e dalla realtà: è venuto poi immediato impostare il racconto sotto forma di diario, per essere liberi di scavare nelle emozioni del piccolo protagonista.
Storie come quella di Luca sono all’ordine del giorno, tuttavia è lecito chiedere se un Luca esiste davvero. Luca esiste, è sempre esistito e anche, purtroppo, esisterà. Si dovrebbe lavorare di più sulla diffusione della cultura dell’affido famigliare perché sempre più Luca siano aiutati a farcela, ad avere le pari opportunità degli altri bambini.
Il libro si arricchisce delle illustrazioni di Stefania Vincenzi. Ci si è affidati al suo talento oppure c’è stato un dialogo tra autore e illustratrice? Ci siamo affidati al suo tratto, sempre puntuale ed allegro. Ma anche alla sua sensibilità di madre adottiva, che si è calata nella storia in maniera egregia.
Quali sono stati i feedback da parte dei lettori, specie quelli più giovani? Il libro è stato divorato dai bambini di 9/11 anni, che lo hanno anche utilizzato in progetti specifici (come quello dell’Ambito di Zona di Nardò, in provincia di Lecce, dove è stato regalato ad oltre 800 bambini). Si sono immedesimati nel piccolo personaggio e hanno creato numerose storie di tanti Luca del nostro tempo.
Un saluto per i lettori medi. Leggetelo con i vostri figli, nipoti, alunni: vi sorprenderanno le loro riflessioni perché dai bambini si impara sempre.

Titolo: Le case di Luca. Diario segreto di un affido
Autore: Roberto Piumini
Illustrazioni: Stefania Vincenzi
Genere: narrativa per l’infanzia
Casa editrice: Manni editori
Pagine: 63
Anno: 2017
Prezzo: € 9,00
Tempo medio di lettura: 1 giorno
Suggerimenti di lettura: “Oliver Twist” di Charles Dickens.

L’autore
Roberto Piumini, nato a Edolo in Valcamonica, vive tra Milano e Buonconvento presso Siena. È autore di libri dal 1978: romanzi, racconti, poemi, poesie e traduzioni. È tra gli scrittori italiani per bambini e ragazzi più conosciuti e suoi testi sono tradotti all’estero. Per i lettori adulti è autore di romanzi, tra i quali: “L’amorosa figura” (Skira, 2013) e “Il dio delle donne” (EdiLet, 2010), scritto con Milva M. Cappellini; e di fortunate raccolte di poesia, tra le quali: “I silenziosi strumenti d’amore” (Interlinea, 2014).

Paquito

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Il tango di Antonella (Magali Le Huche)

9788867994854_0_0_503_75Questa storia si svolge a Buenos Aires,
nel periodo della fioritura,
quando gli alberi traboccano in tutta la città.
Antonella vive in una casetta,
arroccata in cima a un palazzo molto alto,
circondato da alberi dove gli uccelli si fermano a cantare a centinaia.

Benvenuti nel meraviglioso mondo di Antonella, una ragazza dai lunghi capelli rossi che, ogni mattina, comincia a danzare guardando il cielo. “Il tango di Antonella” di Magali Le Huche, edito da Edizioni Clichy, è una favola moderna raccontata a tempo di musica: quella di un tango argentino che fa da sottofondo a ogni pagina. La musica del tango accompagna la protagonista, una ragazza spensierata con la passione per il più celebre dei balli, tra i vicoli di Buenos Aires ma soprattutto tra le nuvole della capitale argentina.
Già perché, un giorno, la danzante routine di Antonella viene sconvolta dall’arrivo di Helmut, un giovane aviatore che precipita col suo velivolo a pochi passi dal terrazzo della giovane. Sarà vero amore tra i due? Ai lettori l’ardua sentenza.

Ho apprezzato non poco il lavoro di Le Huche tanto dal punto di vista grafico – ho già recensito in maniera entusiasta il suo precedente lavoro “La grande ruota” – ma anche e soprattutto dal punto di vista del soggetto e della sceneggiatura. “Il tango di Antonella”, infatti, è un omaggio all’Argentina e alla sua cultura, ma è anche e soprattutto un romantico sogno a occhi aperti. Antonella ed Helmut si piacciono, s’innamorano ma si vedono costretti pure a fronteggiare certe difficoltà quotidiane (non posso dire quali altrimenti non c’è gusto a leggere questa storia) che minano la serenità di qualsiasi coppia. L’assenza di spigoli e la cura maniacale alle espressioni del viso – tanto degli esseri umani, quanto degli animali – sono il tratto distintivo delle illustrazioni della Le Huche che, fin da subito, regala al lettore la possibilità di danzare lungo le pagine della storia, permeandola di leggerezza tanto nel tratto quanto nei colori, tenui e particolarmente suggestivi.
Un racconto per immagini che suggerisco a tutti: piccoli, così da poter sognare; grandi, così da poter tornare bambini e concedersi qualche sorridente divagazione sulle note di un tango.

Titolo: Il tango di Antonella
Autrice e illustratrice: Magali Le Huche
Genere: narrativa per l’infanzia
Casa editrice: Edizioni Clichy
Pagine: 32
Anno: 2018
Prezzo: € 17,00
Tempo medio di lettura: 1 ora
Film consigliati: “Il favoloso mondo di Amelie”scritto e diretto da Jean-Pierre Jeunet.
Soundtrack consigliata: “Libertango” (Astor Piazzolla)

L’autrice
Magali Le Huche è nata nel 1979 a Parigi, da piccola si inventava delle storie che la facevano stare sveglia tutta la notte, allora ha iniziato a disegnare per ritrovare il sonno. Da grande, la voglia di inventare storie e di disegnare non l’ha abbandonata, così è partita alla volta di Strasburgo per frequentare l’Accademia di Arti decorative. È una delle illustratrici di riferimento di Clichy, con la quale ha pubblicato il racconto illustrato “La grande ruota” (2018).

Paquito

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Le sfide dei campioni (Federico Vergari)

9788867903283_0_0_454_75Milano.
È un grigio pomeriggio invernale. Simone esce dal portone della scuola; ha sulle spalle uno zaino più grande di lui. Frequenta la terza elementare e oggi, nell’ora di matematica, la maestra ha iniziato a spiegare la prova del nove. Simone non è sicuro di averla capita, ma è certo di averne sentito parlare in televisione. Pensa si tratti di qualcosa da grandi.

Partiamo da un assunto: adoro la letteratura sportiva, pertanto ho letto con grandissimo piacere “Le sfide dei campioni. Emozionanti imprese tra i grandi dello sport” il volume curato da Federico Vergari edito da Tunué.
Quindici storie che parlano non soltanto di sport ma di persone divenute, loro malgrado, degli idoli, degli esempi oppure degli eroi per caso. Come Valerio, un ragazzo affetto dalla sindrome di down che – pur non avendo vinto alcuna medaglia olimpica – ha salvato la vita a una ragazzina che stava annegando, divenendo così alfiere della Repubblica italiana. Oppure Skull e Motorella che, in sella ai loro skateboard, sognano le Olimpiadi del 2020. C’è spazio anche per grandi campioni dello sport, come Gianluigi Buffon, messo a confronto con quel che sembra il suo naturale erede, Gianluigi Donnarumma; oppure la campionessa Valentina Vezzali, divenuta una vera leggenda in pedana. Storie di sportivi, ma pure di esseri umani fatti di virtù, vizi e scaramanzie.

Ho apprezzato parecchio il libro di Federico, un giovane giornalista che non intende osannare nessuno. Al contrario,il suo desiderio è quello di fissare la storia dei protagonisti in un’istantanea. Non è necessario – sembra dire l’autore – aver vinto un titolo mondiale,quel che conta è avere una storia da raccontare.
Ho trovato molto bella la parte dedicata alla città di Genova, colpita dalla tragedia del crollo del ponte Morandi lo scorso 14 agosto. Un segnale per far comprendere che un’intera comunità può ripartire e far rete attraverso lo sport.
Non aggiungo altro e lascio la parola all’autore…

Le sfide dei campioni. Da cosa nasce l’esigenza di raccontare storie del genere? Lo sport è un linguaggio universale e trasversale che raggiunge tutti: dai capi di stato ai ragazzini.Ma lo sport è anche un espediente narrativo con cui è possibile raccontare qualsiasi cosa. Non penso soltanto alle gesta epiche fatte di sudore e sacrificio, ma anche alla possibilità di poter dare una forma (attraverso la scrittura) a un racconto sociale e pop del mondo che ci cambia davanti agli occhi.
A mio parere, quel che viene fuori dai tuoi racconti è: non bisogna aver vinto tutto per essere degli eroi dello sport. Basta aver lasciato una propria traccia, purché sia indelebile. Condividi? C’è una domanda frequente che mi fanno spesso da quando è uscito libro. Ed è: per chi è questo libro?Io rispondo sempre che“Le sfide dei campioni” è per chi non si arrende mai e ci prova sempre. Per chi casca e si rialza. Che sia uno sportivo o un dipendente delle poste conta poco. Perché alla fine i campioni – gli eroi dello sport per usare le tue parole- si vedono lì: quando accettano un’altra sfida pure se nessuno glielo ha chiesto o pure se non era in quel momento qualcosa di previsto. A prescindere dal risultato – e per risponderti – questo per me significa lasciare una traccia della e nella propria vita.
Tra le pagine del tuo volume c’è spazio per piacevolissime storie a lieto fine, ma pure per numerosi momenti di riflessione. Lo sport, a quanto pare, non celebra soltanto i vincitori? È verissimo. Sarà perché da tifoso romanista sono abituato a vincere poco, ma ho la convinzione che le pagine più belle dello sport partano da una sconfitta. La sconfitta unisce più della vittoria e ha sicuramente un valore educativo più forte. Perdere può trasformarsi nella migliore delle benedizioni se sai come reagire.Invece una vittoria, se mal gestita, si tramuta quasi sempre in una maledizione.
Cosa ti ha spinto a raccontare la storia della Genova post ponte Morandi? Filippo Carossino e Andrea Giaretti, i due protagonisti dell’ultima storia Prove tecniche per un mondo migliore sono entrambi di Genova e li ho intervistati pochissimi giorni dopo il crollo del ponte. Loro il 14 agosto erano in trasferta con la nazionale di basket in carrozzina e hanno assistito a quel macabro spettacolo sui social. È stato naturale partire da lì, dall’ennesima caduta di una città che si è sempre rimessa subito in piedi.
Quali sono stati i primi feedback da parte dei lettori, specie quelli appassionati di sport? Sono stati i più disparati. Ogni lettore con cui ho avuto modo di parlare si è andato a pescare il “suo sport” e mi ha dato i suoi feedback. La storia sportiva è del resto davanti a tutti. La Storia, quella con la maiuscola che sta dietro una gara, a volte è meno conosciuta e per questo maggiormente apprezzata. In tanti non sapevano che Saronni vinse la sua prima gara al Giro il giorno che l’Italia dovette affrontare la morte di Aldo Moro e Peppino Impastato. Restano colpiti da questo fatto.
Poi devo dire che il feedback di un lettore speciale mi ha fatto particolarmente felice. Roberto Di Donna, oro ad Atlanta 96 nel tiro al bersaglio, pistola ad aria compressa, distanza 10 metri, mi ha taggato su Instagram ringraziandomi per l’emozione che gli ho fatto rivivere nel racconto che dedico a lui. E mi è uscito di getto un:«Tu hai vinto una medaglia d’oro alle olimpiadi e ringrazi me? Ma grazie a te!»
Prima di salutarci domanda marzulliana:se l’autore si rispecchia in quel che scrive, in quale dei protagonisti dei tuoi racconti ti identifichi meglio? Risposta difficile. Ci sono un paio di storie in cui io Federico Vergari – autore del libro e giornalista – compaioe non faccio nulla per nasconderlo. Una storia – quella in cui racconto il mondiale del volley del 1990 – è praticamente autobiografica. Quindi potrei dirti che ci sono già io come “protagonista”. Se però dovessi scegliere di essere uno dei protagonisti del libro, ecco, allora ti dico che vorrei essere senza ombra di dubbio Sandro Mazzinghi. Uomo semplice, ma di grande personalità. Toscano che, come tutti i suoi corregionali, sa essere diretto come un pugno, ma anche accogliente come un abbraccio. Sì, senza dubbio sceglierei lui. Lo dico sia per il processo di identificazione sia come romano trapiantato in terra toscana.
Saluta i lettori medi. Un saluto a tutti i lettori medi! Seguo il blog e la pagina Facebook ed è un piacere stavolta ritrovarmi oggetto della discussione. Se avrete modo di leggere il mio libro aspetto i vostri commenti e vi auguro una vita piena di letture interessanti e stimolanti.

Titolo: Le sfide dei campioni. Emozionanti imprese tra i grandi dello sport
Autore: Federico Vergari
Genere: racconti sportivi
Casa editrice: Tunué
Pagine: 151
Anno: 2019
Prezzo: € 17,00
Tempo medio di lettura: 3 giorni
Suggerimenti di lettura: “Open” di André Agassi; “Michael Jordan, la vita” di Roland Lazenby.

L’autore
Federico Vergari è laureato in Scienze della comunicazione, presso la cattedra di Comunicazione politica dell’università di Roma “La Sapienza” (2005). Ha lavorato nella comunicazione di alcune campagne elettorali (2006). Attualmente è impiegato presso una società che organizza eventi culturali nel settore editoriale. Scrive e collabora con mensili e riviste free press (Il giornale della Libreria, L’occhio che…, REV).

Paquito

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Il mistero della torta scomparsa (Claudia Boldt)

9788867995462_0_0_503_75«Oggi è il giorno perfetto per risolvere misteri e mangiare un po’ di formaggio» pensa Harold al calduccio sotto le coperte.
Anche se, per Harold, ogni giorno era il giorno perfetto per risolvere misteri e mangiare formaggio.
Non era certo una volpe nella media.

Benvenuti nel mondo di Harold, la volpe detective protagonista de “Il mistero della torta scomparsa”, il racconto scritto e illustrato da Claudia Boldt, pubblicato da Edizioni Clichy.
Teatro della vicenda è il compleanno di Donkey, un asinello che decide di festeggiare in compagnia dei propri amici la ricorrenza, organizzando una festa in maschera. Balli, giochi, una sfilata di costumi, poi la proposta del festeggiato di giocare ad “acchiappa il mostro”: rincorrere gli avversari e tentare di acchiapparli rigorosamente al buio.
Il gioco fila liscio, ma al riaccendersi delle luci ecco il dramma: qualcuno ha mangiato la torta di compleanno di Donkey. Ma chi?
Al prode Harold – travestito da occhio gigante – il compito di scoprire l’autore, o gli autori, della scorpacciata. Tra i sospettati: due maialini, abili nelle coreografie, un gatto, un topo, un grosso uccello travestito da coccodrillo e pure un coccodrillo autentico. Tutti col medesimo movente, la passione smodata per le torte.

Un racconto per immagini estremamente divertente. Credo sia il modo migliore per recensire questa storia, adatta a un pubblico quanto mai variegato, che ha per protagonista Harold, l’investigavolpe (giunto alla sua seconda esperienza letteraria) che fa il verso a Sherlock Holmes e agli altri brillanti detective della letteratura.
Il tono della storia è leggero e ironico, tuttavia diventa necessario ragionare alla maniera di un investigatore per scoprire chi ha mangiato la torta di Donkey.
Dal punto di vista stilistico Claudia Boldt si affida a una gamma cromatica molto ampia. Colori che sembrano stimolare l’occhio umano e la creatività dei lettori. Non vi sono, tanto per i personaggi quanto per gli oggetti scenici e le ambientazioni, spigoli, pertanto ogni immagine diventa accogliente.
Concludo aggiungendo che, a mio parere, questa storia sia un ottimo viatico – per i lettori più giovani – per avvicinarsi alle detective stories.

Titolo: Il mistero della torta scomparsa
Autrice e illustratrice: Claudia Boldt
Genere: racconto illustrato
Casa editrice: Edizioni Clichy
Pagine: 32
Anno: 2018
Prezzo: € 15,00
Tempo medio di lettura: 1 ora
Suggerimenti di lettura: “L’investigavolpe” di Claudia Boldt, prima avventura di Harold.

L’autrice
Claudia Bold tè ormai considerata una delle più importanti illustratrici per l’infanzia inglesi.Ha già all’attivo numerosi volumi, tutti di grande successo. La cosa che più la appassiona è dare nomi e caratteri agli animali che ama e che disegna.Tra le sue opere, Edizioni Clichy ha pubblicato “L’Investigavolpe”(2018).

Paquito

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Storie di grandi uomini e delle grandi donne che li hanno resi tali (Roberta Balestrucci Fancellu & Susanna Gentili)

9788897698401_0_0_492_75Sono state compagne di grandi scrittori, statisti o pittori e,in qualche modo (spesso determinante), hanno contribuito a crearne il successo. Hanno coltivato l’amore con il desiderio di realizzazione, in virtù di quella cura, tutta femminile,che trasforma un’idea in progetto e lavora ai fianchi, con pazienza, per farlo crescere e sfondare.

Vero, anzi verissimo il detto “Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”. Ed è da questo assunto che è cominciato il lavoro di Roberta Balestrucci Fancellu e Susanna Gentili, autrici di “Storie di grandi uomini e delle grandi donne che li hanno resi tali”, edito da Hop! per la collana Hopini.

Un volume che raccoglie le storie di una serie di personaggi illustri del mondo della politica, della cultura e della scienza e delle loro compagne di vita. Si scopre così cheil nome di Mickey Mouse (nella versione italiana: Topolino) si deve a Lillian Marie Bounds, moglie del celebre Walt Disney. Il geniale autore di fumetti, infatti, avrebbe voluto chiamare il suo personaggio cult Mortimer.
Non meno importanti, per il successo dei propri mariti, è stato il contributo di Anna Eleanor Roosevelt, moglie del presidente degli Stati Uniti Theodor, che si batté al fianco del consorte per i diritti umani.
Su questa scia vengono raccontate venti biografie di donne che, pur non essendo state bambine ribelli, hanno avuto un peso determinante nella storia dei loro compagni.

Al di là delle storie, quel che ho apprezzato maggiormente di questo libro è l’aver scelto un momento particolare della vita di queste donne. Non sempre si parla di successi, ma di eventi che irrimediabilmente hanno mutato la vita di queste donne e dell’uomo che avevano al fianco. Tecnicamente parlando, il tratto semplice dei disegni si sposa perfettamente con le storie rendendo il libro molto gradevole anche all’occhio.
Non aggiungo altro e lascio la parola alle autrici.

Storie di grandi uomini e delle grandi donne che li hanno resi tali. Come è nato questo volume?
RB – Il volume è nato da un’esigenza di unire e far risaltare il concetto di “coppia”. Donne che lavorano sodo, che per alcuni casi sono state nell’ombra e che hanno aiutato i loro mariti a diventare uomini importanti, e che in altri invece sono state poi riconosciute senza troppi problemi come reale punto di svolta all’interno di un progetto, come ad esempio il caso Hitchcock nel film “Psyco”. Ci piaceva raccontare storie di donne accanto ai loro mariti, o semplicemente colleghe, sottolineare in qualche modo che i lavori e i successi più importanti della nostra Storia sono avvenuti grazie a un gioco di squadra. Tutti hanno il diritto di veder riconosciuto il proprio lavoro senza però sopraffare l’altro perché alle volte si fa fatica anche solo a vedere chi accanto a noi ci accompagna nelle fasi importanti della nostra vita, e specialmente dal punto di vista professionale. Quando Davide Calì mi ha parlato del progetto, quello su cui ci siamo trovati subito d’accordo era proprio affrontare “l’argomento donne” in maniera differente, e ci sembrava interessante mettere proprio in risalto quest’aspetto.
SG – È importante lasciarsi guidare dai momenti determinanti delle vite delle protagoniste. Trovare la chiave per rappresentare visivamente spaccati di vita fondamentali, conformi ad accompagnare queste grandi donne e loro affascinanti storie.
Mi piace definire questo volume una “raccolta di cartoline”. Per ogni protagonista avete scelto un momento chiave della loro esistenza. A volte bastano poche parole per raccontare una vita intera?
RB – In realtà non è stato semplicissimo, ma ci siamo resi conto che raccontare i punti fondamentali delle coppie ci avrebbe permesso di arrivare direttamente al lettore, sia con il testo che con l’illustrazione. È stato divertente.
Mi piace vedere queste donne  accanto ai loro compagni, perché in realtà metterli uno davanti all’altro mi fa pensare a un superamento della persona, delle capacità di uno o dell’altro. Vederli in maniera paritaria, mi ha fatto godere molto di più le loro storie, e raccontare i loro percorsi, in alcuni casi purtroppo denigranti, certo, però secondo me questa formula ha rafforzato anche il riscatto di alcune di queste donne negli anni. Insomma ricevere una “cartolina” del genere credo possa incuriosire i più!
SG – È facile raccontare con più elementi. Più un’immagine è carica di situazioni e più può risultare descrittiva. Ma anche un singolo simbolo può racchiudere e raccontare un’intera storia. Il messaggio custodito in quest’ultimo deve però essere immediato e rapidamente comprensibile.
È stato difficile lavorare insieme oppure è scattato un feeling immediato?
RB – Lavorare con Susanna è stato davvero un piacere, è una professionista attenta e scrupolosa. Inoltre è riuscita a dare un’anima alle donne del libro, e creare la sintonia che già a parole avevo cercato di raccontare ai nostri lettori.
SG – Il feeling è stato immediato. I testi di Roberta erano carichi di tutte le informazioni necessarie per offrire uno scenario figurativo adeguato. È stato bello plasmare i nostri lavori in un unico volume.
Quali sono stati i feedback dei lettori?
RB – Al momento molto positivi. Gli adulti che hanno letto il libro restano soddisfatti dall’immediatezza del testo, e i ragazzi lo consigliano tra loro. Direi che posso ritenermi molto soddisfatta di questo.
SG – Positivi, soprattutto da parte del pubblico femminile, ovviamente aggiungerei. Nelle più piccole subentra un desiderio di riconoscimento, mi dicono, “da grande voglio essere come…” proseguono citando il nome della loro Grande Donna preferita. Le donne adulte, si sentono appagate da un senso di validità ma anche riscatto personale, nei confronti di una società che ancora oggi riesce con fatica nella comparazione dei due sessi.
La scelta delle storie, immagino, sia stata complicata. Con quale criterio avete scelto le protagoniste del volume?
RB – Per quanto riguarda la scelta è stato un bel lavoro di gruppo tra me, Davide Calì e Lorenza Tonani. Abbiamo valutato le storie di queste donne e dei loro mariti, e da lì siamo partiti. Una volta scelte, più andavo avanti nelle mie ricerche più restavo incantata da queste donne. Forti, sfacciate, provocanti, pacate, realiste, insomma delle vere e proprie forze della natura. In realtà ognuna di loro ha lasciato il segno, ed è bello rileggere ciò che hai scritto e scoprire che ognuno dei tuoi personaggi ti ha insegnato qualcosa.
SG – Studiando e approfondendo, in una fase primordiale, il loro percorso di vita. Bisogna intravedere più sfumature possibili per avvicinarsi al personaggio in questione, ogni dettaglio è fondamentale e può fare la differenza. Oltre che rappresentativo, il disegno ha anche il difficile compito di racchiudere l’essenza del soggetto, perciò è la conoscenza è necessaria.
Cosa vi aspettate da questo libro?
RB – Sicuramente di coinvolgere il più possibile i lettori che l’avranno tra le mani, e soprattutto risvegliare in loro una curiosità innata che ci appartiene. Mi auguro che li aiuti a non fermarsi a idolatrare il primo, colui che arriva e ce la fa, ma che imparino a cercare e conoscere quello che sta dietro ogni singola storia, ogni singola, chiamiamola così, vittoria. Il nostro successo arriva perché qualcuno dietro di noi è stato lì a incoraggiarci, a motivarci, ad aiutarci nei momenti di crisi, e proprio grazie a quel qualcuno una soluzione si trova, e qui abbiamo ben venti testimonianze che lo possono provare!
SG – Che trasmetta un messaggio costruttivo, che allontani la figura femminile dai classici stereotipi, che dia coraggio e che lasci un sapore progressista nella bocca del lettore.
Siete già al lavoro sul sequel del libro? In caso contrario, avete qualche idea per rinnovare questo felice connubio?
RB – Al momento sì, c’è un altro progetto dove parleremo di un altro genere di donne, molto più “agguerrite” se mi passi il termine. Racconteremo delle donne che sono passate alla storia per il loro essere “perfide”, per aver raggiunto i loro obiettivi senza fermarsi davanti a niente, donne che si sono fatte dispensatrici di vita o di morte.
Questa volta non sarò in compagnia di Susanna, ma di un’altra bravissima illustratrice. Spero però di lavorare nuovamente con la Gentili, è un’illustratrice che sa dare un’anima ai suoi personaggi, è stato davvero un piacere poter fare questo pezzo di strada insieme a lei.

Titolo: Storie di grandi uomini e delle grandi donne che li hanno resi tali
Autrice: Roberta Balestrucci Fancellu
Illustrazioni: Susanna Gentili
Genere: Racconti biografici
Casa editrice: Hop!
Pagine: 65
Anno: 2018
Prezzo: € 15,00
Tempo medio di lettura: 1 giorno
Suggerimenti di lettura: Storie della buonanotte per bambine ribelli. 100 vite di donne straordinarie.

Le autrici
Roberta Balestrucci Fancellu è nata a Macomer, dove vive e lavora, anche se spesso ha la testa tra le nuvole. Appassionata da sempre di letteratura per l’infanzia è narratrice e scrittrice  per professione, fa parte del progetto “Omero. Gli scrittori raccontano i libri” dove si occupa del progetto letteratura e legalità, letteratura e sport e segue il progetto “Anche Antigone portava i jeans”, formazione rivolta ad adulti e ragazzi sulla letteratura contro la violenza di genere e bullismo.

Susanna Gentili ha sempre amato disegnare, fin da quando ha memoria. È un’illustratrice e designer e nell’ottobre del 2016 ha creato Happycup Studio.

Paquito

Lettore medio

C’era una volta… HOMO (Flavia Salomone)

9788899847166_0_0_300_75.jpgCiao a tutti! Eccomi sono l’ultimo arrivato nelle scoperte paleontologiche.
Scusate mi presento. Piacere Homo naledi o Uomo stella!

Una vera e propria favola. Quella del genere umano. Ritengo sia questo il modo migliore per presentare “C’era una volta… Homo”, il volume realizzato da Flavia Salomone per Espera Edizioni.
Senza lasciarsi ingannare dalle illustrazioni, questo libro non si rivolge soltanto ai bambini ma a un pubblico quanto mai variegato e desideroso di saperne di più sul cammino evolutivo dell’uomo.
Un’evoluzione che dura da milioni di anni e che viene raccontata, in modo leggero e avvincente da una antropologa e divulgatrice scientifica che, ormai da anni, spende parte del suo tempo nelle scuole per promuovere lo studio di queste discipline.

Il rigore è il pregio principale di questo volume. In modo sintetico, ma assolutamente esaustivo, Flavia Salomone racconta le fasi salienti dell’evoluzione umana. Lo fa immaginando bambini curiosi di apprendere ma pure un uditorio più vasto costituito da appassionati e semplici lettori che desiderano saperne di più. Ottimo anche il lavoro di Fabio Tafani che, con le sue tavole, supporta in modo impeccabile un racconto destinato a riscontrare successo soprattutto in ambito scolastico. Non aggiungo altro e lascio la parola all’autrice.

C’era una volta… Homo. Come, quando e perché è nato questo volume? Questo volume ha una storia antica, come quella che narra. Credo che questo libro abitasse in me da tempo immemore. La decisione di prendere “carta e penna” è maturata da un’esigenza di colmare un vuoto editoriale.I libri di testo scolastici purtroppo non sono aggiornati e riportano nozioni ormai superate. Quindi ho deciso di realizzare qualcosa che non esisteva: un libro che fosse scientifico ma allo stesso tempo accattivante e divertente per i bambini. La sfida è stata proprio questa: avvicinare i più piccoli a concetti complessi come quello di evoluzione in modo semplice. I disegni, i fossili famosi che si raccontano sono stati alcuni espedienti per avvicinare un tempo remoto come quello della preistoria e renderlo familiare, quasi contemporaneo.
Convieni con noi che c’è una sorta di pregiudizio nei confronti di discipline come l’antropologia, la paleontologia e altre ancora, considerate noiose a prescindere? Cosa si potrebbe fare per vincere questo pregiudizio? Non so se vengano considerate noiose o se sia questione di pregiudizio. Certo è che vengono scarsamente insegnate nella scuola. La preistoria è un momento fondamentale. Racconta delle nostre radici più profonde di come e perché siamo diventati umani. Conoscere il cammino della nostra specie ci aiuta a capire perché oggi la terra è abitata da popolazioni così diverse. Ma non solo. Guardare al passato remoto della nostra storia ci aiuta a riscoprire il nostro essere creature all’interno di un mosaico molto complesso: per poter vivere dobbiamo rimanere in equilibrio con l’ambiente e con le altre creature che lo abitano.
Nei ringraziamenti hai citato Fabio, tuo figlio, il cui aiuto è stato molto prezioso dal punto di vista tecnico. Vorrei sapere, invece, quali suggerimenti ti ha fornito da lettore? I figli sono sempre critici feroci. Fabio non è da meno. Devo dire però che ha una capacità obbiettiva nel valutare e offre sempre spunti di riflessione molto interessanti. Il suo aiuto è stato prezioso per calibrare in modo giusto cosa raccontare e come farlo. Parlare di evoluzione non è proprio una cosa semplicissima soprattutto quando ci si rivolge ai bambini della primaria.
Quali sono stati i feedback dei lettori? Quello che posso dirti è che fino ad ora ogni incontro nelle scuole nei musei nelle librerie e nei parchi tematici ha riscosso sempre un grandissimo interesse. Le insegnanti, le famiglie ma soprattutto i bambini hanno “vissuto” il libro e questa è una grande gioia per me.
Cosa ti aspetti da questo libro? Mi aspetto il sogno! Sì vorrei che si cominciasse a parlare di antropologia, di biodiversità umana, di evoluzione in tutte le scuole di ogni ordine e grado e non solo. Vorrei che questi argomenti raggiungessero la gente comune e non fossero più confinati agli ambienti accademici. Sarebbe bello se attraverso questo testo sempre più persone, sia grandi che piccini, si possano appassionare alla meraviglia del come e perché siamo diventati umani.Mi aspetto che stuzzichi curiosità e voglia di scoprire.
Stai lavorando a un nuovo progetto editoriale? Se sì quale? Sì, sto lavorando ad un nuovo progetto editoriale che questa volta riguarderà i bambini dai 4 anni in su. Sarà una bella sorpresa che per scaramanzia non voglio svelare.
Saluta i lettori medi. Cari Lettori Medi non abbiatemene ma vorrei lasciarvi con qualche interrogativo: sapete davvero chi siete? Da dove venite? Dove andate?

Titolo: C’era una volta… HOMO
Autrice: Flavia Salomone
Disegni: Fabio Tafani
Casa editrice: Edizioni Espera
Genere: saggio antropologico
Pagine: 67
Anno: 2018
Prezzo: € 13,90
Tempo medio di lettura: 1 giorno
Dopo aver letto questo libro: visitare un museo, poi un altro, poi un altro ancora per saperne di più sulla nostra evoluzione fisica, ma soprattutto intellettuale.

L’autrice
Flavia Salomone
è biologa, antropologa e fisica. È autrice di alcune pubblicazioni scientifiche e del libro, edito da Espera Edizioni, “Sulle tracce dei nostri antenati…”

Paquito

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Come fare amicizia con un fantasma (Rebecca Green)

9788867903290_0_0_300_75Se i fantasmi ti hanno sempre terrorizzato, l’idea di fare amicizia con uno di loro potrebbe sembrare estremamente spaventosa.

Mettete da parte tutto quel che conoscete in materia di fantasmi e preparatevi a leggere questo splendido racconto illustrato che parla di entità spettrali ma soprattutto di sentimenti.
“Come fare amicizia con un fantasma”, questo il titolo del libro scritto e illustrato da Rebecca Green (edito da Tunué), è una guida per riconoscere gli spettri (attraverso un vero e proprio identikit), vincere l’iniziale diffidenza – i fantasmi sono molto sensibili e potrebbero offendersi qualora scappassimo una volta incontrati – e diventare loro amici.
Inoltre l’autrice fornisce anche un manuale per prendersi cura degli spettri: ad esempio cucinando per loro gustosi (almeno per gli spiriti) manicaretti come la zuppa di tempesta o i biscotti ammuffiti con marmellata di piedi; oppure raccontando delle barzellette – i fantasmi adorano ridere – o magari sussurrando loro una ninna nanna fatta di versi terrificanti, capaci di conciliare il sonno delle entità ectoplasmatiche.
Il tutto arricchito da un tratto molto delicato. La Green sceglie pochi colori tenui e un costante richiamo alla natura e all’autunno in particolare. Immagini molto suggestive per un pubblico quanto mai variegato.

Confesso di essermi emozionato durante la lettura di questo racconto che sembra essere un inno all’amicizia, ma pure un invito ad accettare gli altri così come sono.
Un fantasma, in fondo, potrebbe essere la metafora di qualsiasi razza che si integra in un nuovo contesto; oppure quella di una persona timida che non riesce a farsi apprezzare per ciò che è.
“Diamo la possibilità agli altri” sembra dire l’autrice “di farsi conoscere, accogliendoli nella nostra vita. Abbattiamo i pregiudizi e diamoci la possibilità di vincere le nostre paure”.
E proprio sulla parola “pregiudizi” ho riflettuto con grande attenzione: che siano questi i veri fantasmi? Ai lettori l’ardua sentenza, specie a quelli che avranno il privilegio di leggere questa storia ai più piccoli, insegnando loro cosa significhi la parola amicizia.

Titolo: Come fare amicizia con un fantasma
Autrice: Rebecca Green
Casa editrice: Tunué
Genere: Racconto illustrato
Pagine: 40
Anno: 2019
Prezzo: € 16,00
Tempo medio di lettura: 30 minuti
Film consigliati: “Casper”, pellicola del 1995 diretta da Brad Silberling.
Canzoni suggerite: “La vendetta del fantasma formaggino” degli Elio e le storie tese.

L’autrice
Rebecca Green, illustratrice e pittrice canadese, con una schiera enorme di fan accaniti, lavora per molte riviste e gallerie d’arte. Vive a Osaka, in Giappone.

Paquito

Lettore medio

Genesi 3.0 (Angelo Calvisi)

9788896176641_0_0_300_75Per le varie specie di invertebrati sono il boia. Per i grilli e le formiche sono l’oscuro deterrente. Io mi considero il sovrano dei pidocchi delle foglie.

Dirompente. Ritengo sia questo l’aggettivo giusto per recensire “Genesi 3.0”, il nuovo romanzo di Angelo Calvisi edito da Neo edizioni, il più apocalittico dei romanzi di formazione che abbia mai letto.
Simon è un ragazzo che vive a Peppenhoven, in Germania, minuscola realtà ai margini del bosco e del mondo civilizzato. Le sue sole compagnie sono il Polacco, un ex militare col quale il giovane vive un rapporto di odio e amore, la gallina Mitropa e il sesso. Già, perché Simon è ossessionato dalle donne, dall’autoerotismo e dalla ricerca costante del piacere. Cosa accadrà al giovane quando raggiungerà la Capitale?

La risposta è contenuta nelle pagine di un libro che ho adorato. Una scrittura spigolosa e diretta, fatta di dialoghi senza filtri e scene forti (tanto quelle di sesso quanto quelle legate alla violenza) che non vengono offerte gratuitamente al lettore ma che fanno parte di un processo evolutivo che ingloba l’intera comunità descritta nella storia. Inoltre, la cura maniacale che l’autore dedica ai personaggi rende questi facilmente riconoscibili attraverso pochi, ma preziosi dettagli.
Non aggiungo altro e lascio la parola all’autore…

Genesi 3.0. Come è nato questo romanzo? Sul “come” non saprei cosa dire. La dimensione onirica è nel testo così marcata che per rispondere a questa domanda e sciogliere tutti i nodi logici e motivazionali ci vorrebbe un analista! So però che è nato in un paesino della valle del Reno, Peppenhoven, dove ho vissuto fino a qualche tempo fa in una condizione di grande isolamento emotivo e sociale. Nonostante non sia per nulla un racconto realistico, a me sembra che “Genesi 3.0”sia il libro più autobiografico che abbia mai scritto, perché, pur essendo inverosimile, grottesco e a tratti molto comico, riflette lo stato d’animo che mi attraversava in quel periodo e l’insopportabile solitudine di cui sopra.
Nel futuro distopico che hai immaginato, qualunque città potrebbe diventare il set di questa storia. Tuttavia c’è un posto in particolare al quale hai pensato per ispirarti? Ogni villaggio, ogni città o metropoli della Germania. L’interpretazione che do io di quel Paese (dopo averci vissuto, come accennavo, per qualche anno) è che sia un posto di pazzi, disperati e asociali che non aspettano altro che un altro invasato con i baffetti per annettersi di nuovo l’Österreich. La landa della desolazione, dove c’è una regola per tutto (anche per rispondere al telefono, e non scherzo: nei libri di grammatica per stranieri ti insegnano che quando rispondi al cellulare è buona norma aspettare il terzo squillo, perché se rispondessi immediatamente il tuo interlocutore, dall’altro capo del “filo”, potrebbe spaventarsi!), dove l’ordine è maniacale, dove i guanti non si chiamano guanti, ma “scarpe per le mani” e dove, infine, il cielo è azzurro non più di venti giorni all’anno. Tutto questo non poteva che riflettersi nel mio scritto.
Simon e il Polacco: una straordinaria complementarietà, ma pure un rapporto molto controverso. Da un lato un allievo desideroso di apprendere tanto dal suo mentore, dall’altro una potenziale vittima che vuol ribellarsi al suo probabile carnefice. Che tipo di rapporto c’è tra i due? Il Polacco, come tutti i militari, è un sadico, un prevaricatore e un violento. Simon, come tutte le vittime, anela all’emancipazione, come dici tu, ma è anche un masochista. Insieme formano una famiglia: sui generis, certo, ma pur sempre tale. Anche questo aspetto (l’idea della famiglia come istituzione infernale) è abbastanza autobiografico, nel senso che è una mia idea fissa. Benedetto XVI (tedesco, non a caso) ha detto che la famiglia è il primo mattone della società. E se la società è quella che è significa che anche la famiglia tradizionalmente intesa (di cui la coppia Simon-Polacco è una parodia) qualche problemino lo veicola.
E ora parliamo di sesso. Numerose sono le occasioni in cui Simon si masturba e altrettante le occasioni in cui pensa al sesso. Necessità fisiologica, ossessione o altro? Psicanaliticamente la compulsione masturbatoria è un elemento che ci riporta non solo alla noia, ma anche alla necessità di Essere, di riuscire a “sentire” il rumore distante della propria vita. Insomma: Simon si masturba per provare a sé stesso di esistere.
Quale messaggio hai voluto comunicare con questa storia? Non ragionerei in termini di messaggio, ma in termini di visione della realtà (seppure in forma allegorica). E allora ecco qui: a me pare che il mondo sia in mano ai pazzi. Mi pare che, a livello globale, l’alternanza politica preveda il fronteggiarsi di due schieramenti: i prepotenti da una parte e gli incapaci (con sfumature di idiozia) dall’altra. A volte, pensa: in certi Paesi dei Balocchi capita che con un incredibile gioco di prestigio questi schieramenti si alleino, non è strano? In sostanza: mettendo in scena tale meccanismo di conflitto/alleanza – meccanismo visto dagli occhi di un alienato, isolato, disadattato (Simon, appunto) – Genesi 3.0 è fondamentalmente una satira irriverente, claustrofobica, divertita (e mi auguro divertente) sul Potere.
Quali sono stati i primi feedback da parte dei lettori? Negativi, perché non sono stato ancora chiamato dall’Accademia svedese per la candidatura al Nobel. Scherzi a parte, in realtà non lo so. Il papà di un mio carissimo amico ha detto che è il libro migliore da lui letto negli ultimi tempi. Spero che non sia uno di quei lettori da un libro ogni decennio.
Prima di salutarci domanda marzulliana: se l’autore si rispecchia in quel che scrive, quali sono i punti in comune con: Simon, il Polacco e la Madre? A tratti, come Simon, presento caratteri tipici di quei soggetti che gli psicanalisti definiscono passivi-aggressivi. Come il Polacco, invece, tendo ad avere spropositati attacchi d’ira, soprattutto guardando le partite della mia squadra del cuore, il Genoa Cricket and Football Club 1893 (scrivilo per esteso, gentilmente). Come la Madre manipolo, in modo più o meno consapevole, chi mi sta intorno e riesco facilmente a portarlo dalla mia parte. O forse sono solo un poveretto che è convinto, come certi malati di mente, di poterlo fare.
Saluta i lettori medi:lettore medio, uno, nessuno, centomila: ti abbraccio e ti invito alla lettura: forse non sembra, ma ti garantisco che questo libro parla anche di te.

Titolo: Genesi 3.0
Autore: Angelo Calvisi
Casa editrice: Neo edizioni
Genere: distopico
Pagine: 155
Anno: 2019
Prezzo: € 15,00
Tempo medio di lettura: 3 giorni
Suggerimenti di lettura: Qualsiasi romanzo di Philip K. Dick.

L’autore
Angelo Calvisi genovese, nella vita ha svolto mestieri disparati: il giornalista, l’attore, il responsabile di un negozio di dischi e, tra il 2007 e il 2015, il cooperatore sociale. Dal 2015 al 2017 ha vissuto a Bonn, dove ha insegnato Italiano. Ha pubblicato saggi, graphic novel e diversi romanzi. Per “Il geometra sbagliato”(secondo episodio della sua “Trilogia dei Matti”) è stato paragonato ad autori come Volponi, Villaggio e Gogol. Nel 2018 è uscito al cinema “Lazzaro”, film che lo ha visto impegnato come attore e, assieme al regista Paolo Pisoni, come sceneggiatore. Con “Adieu moncœur” (CasaSirio, 2016) ha vinto il premio “Quel libro nel cassetto”. Genesi 3.0 è il suo ultimo romanzo.

Paquito