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La chiave segreta dell’universo (Stephen e Lucy Hawking)

9788804591894_0_0_0_75Esistono molti tipi di scienza e hanno molti usi diversi. Il mio in particolare riguarda il Come e il Perché. Com’è iniziato tutto? L’Universo, il Sistema Solare, il nostro pianeta, la vita sulla Terra? Come funziona? E perché? Questa è Fisica, George: l’eccitante, brillante, affascinante Fisica.

George è un ragazzino sveglio e vivace che vive nella fattoria di famiglia insieme ai suoi genitori e a Fred, il suo maiale. Si potrebbe dire che la sua vita sia prevedibile e tranquilla, se non fosse per alcuni piccoli dettagli: ad esempio, i suoi genitori sono ferventi ecologisti che rifiutano la tecnologia e cercano, in ogni modo, di avere uno stile di vita ecosostenibile, coinvolgendo ovviamente anche il figlio. George comprende le ragioni e le motivazioni dei suoi genitori per cui partecipa alle loro attività anche se non può fare a meno di porsi delle domande: la sua mente è curiosa di scoprire quello che succede sul pianeta e lì fuori, nello spazio. Come fare a saziare la sua sete di conoscenza? La risposta è una sola: un computer. È la cosa che vuole di più al mondo ma sa che i genitori sono contrari a qualsiasi innovazione tecnologica. Per fortuna, nella casa accanto, rimasta vuota per anni, si stabilisce il brillante scienziato Eric, con la figlia Annie, di poco più giovane del nostro protagonista. I nuovi vicini, come George scoprirà presto, hanno un piccolo segreto: un supercomputer, di nome Cosmo, dotato di una personalità ironica e irriverente che permette loro di viaggiare nell’universo e di scoprirne i segreti. Ma, ovviamente, George non è l’unico interessato alle meraviglie che Cosmo può mostrare: c’è qualcun altro che vorrebbe mettere le mani sul supercomputer e non per scopi nobili. Toccherà ai nostri tre eroi proteggere Cosmo e contemporaneamente svelare i segreti del nostro universo.

Stephen Hawking è una delle menti più brillanti del nostro secolo. Si è distinto in ambito scientifico per i suoi studi sulle origini dell’universo e, in generale, per la sua capacità di percepire il mondo esaltandone la bellezza e l’unicità. Nei suoi libri, anche in quelli destinati ad un pubblico adulto e specializzato, si è contraddistinto per una caratteristica, ovvero l’estrema chiarezza e semplicità con cui tratta argomenti spesso complessi. “La chiave segreta per l’universo” (edito da Mondadori) non fa eccezione. Scritto a quattro mani con la figlia Lucy, il romanzo si caratterizza per la presenza di personaggi simpatici e ben delineati, con cui i lettori possono facilmente identificarsi.
Gli autori usano un linguaggio semplice ma non banale e riescono con poche righe a esplorare concetti talvolta complessi. George, Annie e Eric guidano il lettore (che sia esso giovane o meno) in un viaggio attraverso i segreti dell’universo, un viaggio da cui si torna arricchiti e con il desiderio di conoscere ancora di più.

Titolo: La chiave segreta dell’universo
Autori: Stephen e Lucy Hawking
Genere: Avventura
Casa editrice: Mondadori
Pagine: 221
Anno: 2009
Prezzo: € 10,50
Tempo medio di lettura: 3 giorni
Musica consigliata: Rocket man – Elton John

Gli autori
Stephen Hawking
 è stato uno dei cosmologi più autorevoli e conosciuti del mondo, famoso per la sua teoria sulle origini dei buchi neri. Nonostante la grave forma di sclerosi che lo ha colpito, impedendogli progressivamente l’uso degli arti, non ha mai smesso di fare ricerca ad alto livello. È autore di testi scientifici che sono diventati dei veri e propri best seller come “Dal big bang ai buchi neri” e “L’universo in un guscio di noce”. Insieme alla figlia Lucy Hawking ha scritto una serie di libri per ragazzi con lo scopo di avvicinare i giovani alla scienza di cui “La chiave segreta dell’universo” è il primo volume.

Lucy Hawking è scrittrice di narrativa per professione e collabora con diverse testate giornalistiche.

Giovanna

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Le sfide dei campioni (Federico Vergari)

9788867903283_0_0_454_75Milano.
È un grigio pomeriggio invernale. Simone esce dal portone della scuola; ha sulle spalle uno zaino più grande di lui. Frequenta la terza elementare e oggi, nell’ora di matematica, la maestra ha iniziato a spiegare la prova del nove. Simone non è sicuro di averla capita, ma è certo di averne sentito parlare in televisione. Pensa si tratti di qualcosa da grandi.

Partiamo da un assunto: adoro la letteratura sportiva, pertanto ho letto con grandissimo piacere “Le sfide dei campioni. Emozionanti imprese tra i grandi dello sport” il volume curato da Federico Vergari edito da Tunué.
Quindici storie che parlano non soltanto di sport ma di persone divenute, loro malgrado, degli idoli, degli esempi oppure degli eroi per caso. Come Valerio, un ragazzo affetto dalla sindrome di down che – pur non avendo vinto alcuna medaglia olimpica – ha salvato la vita a una ragazzina che stava annegando, divenendo così alfiere della Repubblica italiana. Oppure Skull e Motorella che, in sella ai loro skateboard, sognano le Olimpiadi del 2020. C’è spazio anche per grandi campioni dello sport, come Gianluigi Buffon, messo a confronto con quel che sembra il suo naturale erede, Gianluigi Donnarumma; oppure la campionessa Valentina Vezzali, divenuta una vera leggenda in pedana. Storie di sportivi, ma pure di esseri umani fatti di virtù, vizi e scaramanzie.

Ho apprezzato parecchio il libro di Federico, un giovane giornalista che non intende osannare nessuno. Al contrario,il suo desiderio è quello di fissare la storia dei protagonisti in un’istantanea. Non è necessario – sembra dire l’autore – aver vinto un titolo mondiale,quel che conta è avere una storia da raccontare.
Ho trovato molto bella la parte dedicata alla città di Genova, colpita dalla tragedia del crollo del ponte Morandi lo scorso 14 agosto. Un segnale per far comprendere che un’intera comunità può ripartire e far rete attraverso lo sport.
Non aggiungo altro e lascio la parola all’autore…

Le sfide dei campioni. Da cosa nasce l’esigenza di raccontare storie del genere? Lo sport è un linguaggio universale e trasversale che raggiunge tutti: dai capi di stato ai ragazzini.Ma lo sport è anche un espediente narrativo con cui è possibile raccontare qualsiasi cosa. Non penso soltanto alle gesta epiche fatte di sudore e sacrificio, ma anche alla possibilità di poter dare una forma (attraverso la scrittura) a un racconto sociale e pop del mondo che ci cambia davanti agli occhi.
A mio parere, quel che viene fuori dai tuoi racconti è: non bisogna aver vinto tutto per essere degli eroi dello sport. Basta aver lasciato una propria traccia, purché sia indelebile. Condividi? C’è una domanda frequente che mi fanno spesso da quando è uscito libro. Ed è: per chi è questo libro?Io rispondo sempre che“Le sfide dei campioni” è per chi non si arrende mai e ci prova sempre. Per chi casca e si rialza. Che sia uno sportivo o un dipendente delle poste conta poco. Perché alla fine i campioni – gli eroi dello sport per usare le tue parole- si vedono lì: quando accettano un’altra sfida pure se nessuno glielo ha chiesto o pure se non era in quel momento qualcosa di previsto. A prescindere dal risultato – e per risponderti – questo per me significa lasciare una traccia della e nella propria vita.
Tra le pagine del tuo volume c’è spazio per piacevolissime storie a lieto fine, ma pure per numerosi momenti di riflessione. Lo sport, a quanto pare, non celebra soltanto i vincitori? È verissimo. Sarà perché da tifoso romanista sono abituato a vincere poco, ma ho la convinzione che le pagine più belle dello sport partano da una sconfitta. La sconfitta unisce più della vittoria e ha sicuramente un valore educativo più forte. Perdere può trasformarsi nella migliore delle benedizioni se sai come reagire.Invece una vittoria, se mal gestita, si tramuta quasi sempre in una maledizione.
Cosa ti ha spinto a raccontare la storia della Genova post ponte Morandi? Filippo Carossino e Andrea Giaretti, i due protagonisti dell’ultima storia Prove tecniche per un mondo migliore sono entrambi di Genova e li ho intervistati pochissimi giorni dopo il crollo del ponte. Loro il 14 agosto erano in trasferta con la nazionale di basket in carrozzina e hanno assistito a quel macabro spettacolo sui social. È stato naturale partire da lì, dall’ennesima caduta di una città che si è sempre rimessa subito in piedi.
Quali sono stati i primi feedback da parte dei lettori, specie quelli appassionati di sport? Sono stati i più disparati. Ogni lettore con cui ho avuto modo di parlare si è andato a pescare il “suo sport” e mi ha dato i suoi feedback. La storia sportiva è del resto davanti a tutti. La Storia, quella con la maiuscola che sta dietro una gara, a volte è meno conosciuta e per questo maggiormente apprezzata. In tanti non sapevano che Saronni vinse la sua prima gara al Giro il giorno che l’Italia dovette affrontare la morte di Aldo Moro e Peppino Impastato. Restano colpiti da questo fatto.
Poi devo dire che il feedback di un lettore speciale mi ha fatto particolarmente felice. Roberto Di Donna, oro ad Atlanta 96 nel tiro al bersaglio, pistola ad aria compressa, distanza 10 metri, mi ha taggato su Instagram ringraziandomi per l’emozione che gli ho fatto rivivere nel racconto che dedico a lui. E mi è uscito di getto un:«Tu hai vinto una medaglia d’oro alle olimpiadi e ringrazi me? Ma grazie a te!»
Prima di salutarci domanda marzulliana:se l’autore si rispecchia in quel che scrive, in quale dei protagonisti dei tuoi racconti ti identifichi meglio? Risposta difficile. Ci sono un paio di storie in cui io Federico Vergari – autore del libro e giornalista – compaioe non faccio nulla per nasconderlo. Una storia – quella in cui racconto il mondiale del volley del 1990 – è praticamente autobiografica. Quindi potrei dirti che ci sono già io come “protagonista”. Se però dovessi scegliere di essere uno dei protagonisti del libro, ecco, allora ti dico che vorrei essere senza ombra di dubbio Sandro Mazzinghi. Uomo semplice, ma di grande personalità. Toscano che, come tutti i suoi corregionali, sa essere diretto come un pugno, ma anche accogliente come un abbraccio. Sì, senza dubbio sceglierei lui. Lo dico sia per il processo di identificazione sia come romano trapiantato in terra toscana.
Saluta i lettori medi. Un saluto a tutti i lettori medi! Seguo il blog e la pagina Facebook ed è un piacere stavolta ritrovarmi oggetto della discussione. Se avrete modo di leggere il mio libro aspetto i vostri commenti e vi auguro una vita piena di letture interessanti e stimolanti.

Titolo: Le sfide dei campioni. Emozionanti imprese tra i grandi dello sport
Autore: Federico Vergari
Genere: racconti sportivi
Casa editrice: Tunué
Pagine: 151
Anno: 2019
Prezzo: € 17,00
Tempo medio di lettura: 3 giorni
Suggerimenti di lettura: “Open” di André Agassi; “Michael Jordan, la vita” di Roland Lazenby.

L’autore
Federico Vergari è laureato in Scienze della comunicazione, presso la cattedra di Comunicazione politica dell’università di Roma “La Sapienza” (2005). Ha lavorato nella comunicazione di alcune campagne elettorali (2006). Attualmente è impiegato presso una società che organizza eventi culturali nel settore editoriale. Scrive e collabora con mensili e riviste free press (Il giornale della Libreria, L’occhio che…, REV).

Paquito

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Il diavolo nel cassetto (Paolo Maurensig)

9788806236663_0_0_503_75A pensarci bene, qual è il grimaldello capace di forzare l’animo di un aspirante scrittore che le ha tentate tutte senza risultato? Bisogna fare leva sulla sua vanità, riconoscere in lui il genio incompreso, presentarsi come un taumaturgo capace di proporre rimedi, di ridare speranze, di ricostruire illusioni… e per un aspirante scrittore chi più di un editore compiacente possiede tutte queste qualità?

Il romanzo si apre con uno sconosciuto narratore che, intento a fare ordine in una stanza della sua casa,trova in un cassetto un breve manoscritto intitolato “Il diavolo nel cassetto”. L’opera gli era giunta per posta tempo prima da uno sconosciuto autore che, per comodità, viene ribattezzato Friederich. A sua volta il contenuto dell’incartamento è altrettanto misterioso perché riporta un incontro, tra l’autore e un prete cattolico, padre Cornelius, che gli narra un fatto sconcertante di cui è stato testimone parecchi anni prima. Attraverso questo triplice espediente narrativo ci ritroviamo in un cantone svizzero agli inizi degli anni ottanta dove il nostro frate serve come vicario dell’anziano parroco. In questo paesino di poche centinaia di anime la vita scorre tranquilla e senza scossoni, gli abitanti sono persone semplici che vivono del loro lavoro e prosperano grazie al turismo della stagione estiva. Ma il piccolo centro di Dichtersruhe nasconde in realtà un segreto: tutti i suoi abitanti sono aspiranti scrittori. Pare che duecento anni prima il grande romanziere Goethe abbia soggiornato in una delle locande del paese e abbia lasciato un po’ del suo genio. Romanzieri, poeti, saggisti: tutti hanno (o credono di avere) talento letterario e, nonostante le molte lettere di rifiuto degli editori e i manoscritti rimandati indietro con poche laconiche righe, nessuno pensa di smettere questa attività che, in fin dei conti, è innocente e innocua… almeno finché il diavolo non ci mette lo zampino. Perché è esattamente quello che accade: e in quali vesti poteva presentarsi il diavolo se non in quelle del dottor Bernhard Fuchs, editore in cerca di nuovi talenti?

Questo piccolo romanzo ci presenta una elegante storia sul fascino della letteratura soffermandosi, in particolare, sul tema della vanità, di come possa essere una trappola spinosa sempre pronta a scattare avviluppando la sua prossima vittima, magari proprio uno scrittore che, più di altri artisti, sembra essere una facile preda. D’altronde, come lui stesso fa affermare al suo personaggio, padre Cornelius: “A differenza della pittura e della scultura, le quali restano ancorate a un soggetto materiale, e alla musica, che invece trascende tutta la materia, la letteratura può dominare entrambi i campi: il concreto e l’astratto, il terreno e l’ultraterreno.”
“Il diavolo nel cassetto” di Paolo Maurensig, edito dalla casa editrice Einaudi, si legge in un soffio, scorre veloce e lascia al lettore un’attenta riflessione sullo stato della letteratura e sul suo potere.

Titolo: Il diavolo nel cassetto
Autore: Paolo Maurensig
Genere: Narrativa
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 115
Anno: 2018
Prezzo:€ 13,50
Tempo medio di lettura: 2 giorni
Musica consigliata:Dance with the devil – Breaking Benjamin

L’autore
Paolo Maurensig
ha lavorato per diversi anni nell’ambito editoriale continuando a coltivare la sua passione per la scrittura. Nel 1993 pubblica con la casa editrice Adelphi il suo romanzo più conosciuto, “La variante di Luneburg” e con Mondadori “Canone inverso” da cui è stato tratto un film. “Il diavolo nel cassetto” è il suo primo romanzo pubblicato con la casa editrice Einaudi.

Giovanna

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La carta e il territorio (Michel Houellebecq)

9788845265815_0_0_0_75A Jed sarebbe stato chiesto in varie occasioni che cosa significasse, ai suoi occhi, il fatto di essere un artista. Non avrebbe trovato nulla di molto interessante né di molto originale da dire, a eccezione di una sola cosa, che avrebbe perciò ripetuto quasi a ogni intervista: essere artista, ai suoi occhi, significava innanzitutto essere sottomesso. Sottomesso a messaggi misteriosi, imprevedibili, che si dovevano dunque definire “intuizioni” in mancanza di meglio e in assenza di ogni credenza religiosa; messaggi che comunque comandavano in maniera imperiosa, categorica, senza lasciare la minima possibilità di sottrarvisi.

Nel caso in cui il personaggio principale de “La carta e il territorio” (edito da Bompiani), Jed Martin, vi dovesse raccontare la sua storia, probabilmente inizierebbe a parlarvi della rottura della propria caldaia, avvenuta un fatidico 15 dicembre. O forse vi racconterebbe di suo padre, architetto noto e stimato, con cui era solito trascorrere unicamente il giorno della vigilia di Natale. Ricorderebbe senza dubbio e con rammarico Olga, una donna russa estremamente affascinante incontrata all’inizio della sua carriera, in occasione di una mostra delle sue fotografie delle carte stradali della Michelin. Tutto questo avveniva prima che arrivasse il successo mondiale con la serie di opere dedicate ai mestieri, ritratti di personalità di diversa estrazione sociale (fra cui lo stesso Michel Houellebecq), colte nell’esercizio della loro professione. Dovrebbe dire anche come ha aiutato il commissario Jacelin a chiarire un’atroce storia criminale che ha sconvolto la polizia. Sul finire della sua vita, Jed Martin arriverà a una certa serenità ed emetterà esclusivamente dei mormorii, forse percepibili osservando le sue opere. L’arte, il denaro, l’amore, il rapporto col padre, la morte, il lavoro sono solo alcuni dei temi di questo romanzo, dalla struttura classica ma, al contempo, straordinariamente contemporanea, in cui Michel Houellebecq ritrae la condizione umana.

Ho approcciato a questo romanzo per sostenere un esame universitario e, da allora, lo considero uno dei miei libri del cuore tanto da averne approfondito più volte la lettura. A primo acchito, notando il titolo, il testo mi dava l’impressione di essere un saggio o uno scritto tecnico anziché narrativo. Successivamente, terminate le prime cinque pagine, mi sono riscoperta un po’ come i protagonisti del romanzo fantastico “Narnia”: come loro hanno conosciuto un mondo segreto aldilà dell’armadio, anche io ho scovato nuovi orizzonti guardando oltre la copertina ed immergendomi in ragionamenti e dinamiche narrative molto argute. La storia marcia su più fronti ed è il protagonista assoluto, Jed Martin, a rendere partecipe il lettore della moltitudine di avvenimenti che segnano profondamente la sua vita, stracolma di un pathos latente e rivelato al mondo solo mediante le sue opere d’arte. Durante il racconto la tacita sensibilità di Jed è spesso contrapposta alla società francese del XX secolo che, definita da Houellebecq arida e priva di contenuti, influenza e determina l’interessante crescita dell’artista ed alcuni cambi di prospettiva che lo spingono più volte a reinventare il suo modo di creare ed esprimersi. Oltre a ciò, credo siano due le caratteristiche principali che rendono questo libro degno di nota: l’ampia (ma mai confusionaria) gamma di temi affrontati, sia di natura introspettiva che sociale e politica e, in secondo luogo, lo stile assolutamente coinvolgente di Houellebecq. L’accuratezza nelle descrizioni e nella scelta del tipo di registro usato rendono il testo così scorrevole da far assomigliare l’intero romanzo ad un film, con immagini vivide, suoni e colori specifici. La penna dell’autore diviene così la bacchetta di un abile maestro d’orchestra, che armonizza coi suoi gesti l’amplesso totale del romanzo, nonostante la crudezza e la sfrontatezza accattivante di alcuni passi. Insomma, sarò di parte ma credo che “La carta e il territorio” riuscirebbe probabilmente a far sussultare anche lo spettatore più difficile e critico, quindi perché non immergersi in questa lettura?

Titolo: La carta e il territorio
Autore: Michel Houellebecq
Casa editrice: Bompiani
Genere: Narrativa
Pagine: 360
Prezzo: 23,00 €
Tempo medio di lettura: 7 giorni
Da leggere: Assolutamente all’aria aperta, se su un bel prato ancora meglio!
Brano consigliato: L’amour fou – Grand Blanc
Opera d’arte consigliata: “La condizione umana” di René Magritte

L’autore
Michel Houellebecq
dopo un’infanzia e un’adolescenza segnate dall’abbandono familiare e dalla vita di collegio, ha scoperto il proprio maestro in H.P. Lovecraft, al quale ha dedicato la sua prima opera, la biografia “H.P. Lovecraft. Contro il mondo, contro la vita”. Il suo primo testo pubblicato in Italia è la poesia “La fessura”, apparsa in “Panta. Amore in versi” (Bompiani, 1999). Nello stesso anno, il romanzo “Le particelle elementari”, il suo secondo, è premiato come migliore libro dell’anno dalla rivista francese Lire ed è tradotto in più di 25 paesi. Del 2005 è il romanzo “La possibilità di un’isola”. Nel 2009 esce il saggio, scritto con il filosofo Bernard-Henry Lévi “Nemici pubblici”, dissacrante dialogo epistolare tra il cattivo ragazzo della narrativa francese e uno dei filosofi più mediatici del nostro tempo. Del 2010 è il romanzo “La carta e il territorio”, con il quale lo stesso anno vince il prestigioso Premio Goncourt. Nel 2015 esce “Sottomissione”, romanzo ambientato in una ipotetica Francia del 2022. Bompiani sta inoltre pubblicando un’edizione completa delle sue opere, il cui primo volume è uscito nel settembre 2016.

Federica

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Come le storie che cominciano (Christian Capriello e Armando Grassitelli)

9788894393101_0_0_454_75Mi sono sempre chiesto: cosa accadrà il giorno che dovessi diventare padre?
Bene, ancora non lo so a dire il vero. So però cosa accade nel momento in cui tua moglie ti dice: sono incinta.
Sudorazione, speranza, gioia, terrore, affetto, amore, paura, e una serie interminabile di emozioni che trovano una magistrale sintesi nella parola: Marò.
Marò, da oggi sono un nascituro padre di un nascituro figlio.
Marò, da oggi devo mettere da parte i soldi per la culla.
Marò, un anno di matrimonio e già la luna di miele è finita.
Marò, sto mangiando il quarto panino, in questo momento ho un fiato capace di fermare la metro a Piazza Dante (non è che ci voglia poi molto, la metro è già piuttosto capace di suo), e non ho ancora ritelefonato ad Alessia. Questo è un problema.

Alessia è sposata con Andrea, Francesca è sposata con Marco. Giovani coppie di Napoli, ignote l’una all’altra. Nello stesso giorno, le due donne scoprono di essere in dolce attesa. Da questo momento, inizieranno una serie di situazioni spassose e ai limiti del grottesco. Nel corso della gravidanza si uniranno ai protagonisti tanti bizzarri personaggi che, intorno a un evento piuttosto ordinario come la nascita di un bambino, andranno a creare situazioni sempre più straordinarie, che muteranno giorno dopo giorno gli equilibri delle due coppie.
Un romanzo sulla vita? Non esattamente. “Come le storie che cominciano” di Christian Capriello e Armando Grassitelli (edito da La Bottega delle parole) è molto di più. Perché la vita in tutte le sue molteplici sfaccettature, quello che sembra il nucleo centrale di tutto il romanzo, è in realtà un espediente letterario per fare satira di costume e denuncia sociale. La vera domanda che gli autori si pongono è: che mondo stiamo lasciando nelle mani dei nostri figli? E lo fanno con una leggerezza e un umorismo che strizzano l’occhio al Ben Stiller de “I sogni segreti di Walter Mitty”, spaziando tra realtà e immaginazione con tuffi nel surreale e nel grottesco.
Raccontato in prima persona da più punti di vista, balzano subito all’occhio due stili di scrittura molto diversi tra loro: più fresco e comico Grassitelli, più riflessivo e sognatore Capriello. A rendere interessante la narrazione sono le innumerevoli citazioni cinematografiche e musicali (il titolo del romanzo è un verso di una canzone di Gianni Togni), oltre che una serie di metafore e paragoni esilaranti, come la scelta di accostare il momento del parto all’atterraggio su pista di un aereo.
Per gli amici del Lettore Medio li ho intervistati in questa simpatica intervista doppia.

Armando e Christian. Come e quando vi è venuta l’idea di scrivere un romanzo a quattro mani?
A: È nata a settembre del 2016, quando ci siamo rincontrati dopo alcuni anni, Christian ha apprezzato il mio esordio, e fu lui a lanciare l’idea. Io l’ho preso in parola, e dopo avere scambiato qualche chiacchiera a novembre venne la folgorazione.
C: Galeotto fu un incontro in un bar. Apparentemente innocuo, sulle prime. Deflagrante, in realtà. Caratteri diversi, modi di pensare talvolta diametralmente opposti. Due penne diverse, ma, come potrà notare chiunque ci farà l’onore di leggere il libro, un aspetto in comune. Ebbene sì, lo ammettiamo. Qualche rotella di normalità ci manca.
Perché il titolo ispirato proprio a Gianni Togni?
A: Il titolo è stata l’ultima cosa del libro, non perché la meno importante, ma perché eravamo partiti con tutt’altra idea: dare voce solo ai 6 protagonisti, le due coppie e i due bimbi; ma man mano il libro ha acquistato colori e personaggi nuovi, per cui abbiamo virato. La discussione sul titolo è durata tanto, e ancora dura. Gianni Togni è il cantante preferito di uno dei protagonisti, ma in realtà la frase ci è sembrata adattissima a narrare una serie di piccole storie che si incastrano l’una nell’altra.
C: Beh, nello sperare che Gianni Togni non si rivoltasse nella villa, alla fine del percorso di scrittura abbiamo concordato che dare quel titolo fornisse tono e connotazione appropriata a uno dei personaggi del racconto in particolare, e all’intero romanzo in generale. Anche la musica è una componente importante nel romanzo, e il sogno, la spensieratezza, l’umiltà che trasuda dai versi di alcune sue canzoni calzavano a pennello con il nostro narrato. Ah, a proposito: Gianni Togni ha il nostro libro! E dopo averlo letto ha gradito non poco.
Quali sono i vostri generi letterari preferiti e quali sono state le fonti d’ispirazione per questo libro?
A: Questa è facile. Scherzo. A me piace la letteratura umoristica, un poco british ma soprattutto spiazzante; per intenderci, tra i classici il mio modello è “Tre uomini in barca” di Jerome K. Jerome, tra i contemporanei adoro “La versione di Barney” di Mordecai Richler (che ho anche spudoratamente copiato in un capitolo del mio primo libro, anche se nessuno se ne è accorto).
C: Io leggo di tutto. Ho un amore per il fantasy, a patto che non sia di carattere bellico. Ma non mi fermo mica qui. Vado dai grandi classici alla letteratura contemporanea, dai quotidiani ai cruciverba, per finire dal manuale di istruzioni della pista delle Hot Wheels alla distribuzione degli ingredienti dei Pan di Stelle. Noi siamo quello che mangiamo, ma appariamo al prossimo soprattutto per quello che leggiamo.
Chi dei due è più:
Comico.
A: Io, ci sono dubbi?
C: Diamo a lui lo scettro, ci tiene assai. Sì, Armando fa ridere. E sa far ridere.
Bello.
A: Io, ci sono dubbi?
C: Propongo di lasciare libera scelta allo spettatore, come nei contest televisivi: Codice 01: Christian Capriello; Codice 02: NON Armando Grassitelli. Che dici? Che già stanno scoppiando i centralini?
Intelligente.
A: Qui ce la giochiamo; secondo me lui, ma io simulo bene, so poco di tante cose: sono il giocatore ideale di Trivial Pursuit.
C: Ahia, qui entri in un campo minato. Me la cavo dicendo che esistono diversi tipi di intelligenza. Ma ne esiste un tipo particolare che ho sperimentato in questo lasso di tempo in cui abbiamo scritto il libro insieme, ed è quello della sopportazione. Da questo punto di vista, direi che è più intelligente lui.
Acculturato.
A: Lui, senza dubbi.
C: Tu proprio vuoi creare la disturbata, eh? (Ride). Diciamo che ragioniamo su livelli socio-culturali diversi: lui proviene dall’associazionismo e ha una laurea di carattere legale. Io sono ingegnere e quindi superiore per definizione, ma la mia umiltà non mi consente di offenderlo oltremodo. Ah, a proposito, pure questa storia dell’ingegnere con la capa quadrata è una sciocchezza. Guarda me: se avessi solo quattro spigoli fra orecchie e capelli credi che ce la farei a essere così folle come sono?
Cosa invidi all’altro autore?
A: Il metodo e la costanza; io per tirare fuori tre pagine devo essere veramente ispirato, lui caschi il mondo ogni sera produce e sforna idee e spunti a getto continuo.
C: Per definizione, io non sono capace di invidiare. È un sentimento triste, negativo. Quanto ad Armando, parlerei assai più che altro di ammirazione. È uno che, a fronte di una apparente e solida scorza di perentorietà, ha gran cuore. Oltre a possedere, visibilmente, un gran talento narrativo. Gran capacità di associare eventi reali alle cose della vita, l’abilità di saper ricondurre le conseguenze dei medesimi a spunti di riflessione. Poi ha buona memoria. Ricorda un fiume di apparenti facezie, le mette insieme e ci tira fuori un racconto avvincente. Non si vince il Premio Massimo Troisi per caso. E lui se l’è meritato.
Cosa credi che lui invidi a te?
A: L’immediatezza della battuta, specie dal vivo, o comunque la voglia di ridere di me e degli altri senza remore.
C: Credo che lui riconosca e apprezzi in me la gran capa tosta. Sa che, quando mi cimento in una cosa, non la mollo se non le ho provate proprio tutte. La perseveranza, la pazienza, l’ottimismo. E poi, a prescindere, c’è stima reciproca: non si scrive un libro con qualcuno che non stimi. Certo, sono proprio curioso di conoscere la sua risposta alla stessa domanda. A proposito: nel dubbio, hai un battipanni da prestarmi?
Dal romanzo traspare un amore sconfinato per Napoli, ma soprattutto per la sua squadra di calcio. E se tuo figlio/a dovesse tifare per un’altra squadra?
A: Ne dubito. L’imprinting arriva dalla culla: a parte mamma e papà, la prima parola che ha imparato mia figlia Giorgia è stata marekhamsik!
C: Nessun problema, credo che lo sport debba accomunare e non dividere. Gli vorrò sempre bene, e ogni sera continuerò a rimboccargli amorevolmente le coperte, scendendo le scale, candela in una mano e catenaccio da tre chili e mezzo nell’altra, per portargli tutto il mio affetto nell’ambiente volutamente poco illuminato che, con tanto amore, gli avrò riservato nella parte più umida della nostra cantina. Scherzi a parte, per chiunque si ritroverà a tifare, l’importante è che lo faccia in modo oculato. Il calcio è passione, ma non mi piace la piega che sta prendendo.
Il romanzo avrà un seguito? Se sì, come si intitolerà e a quale cantante sarà ispirato stavolta il titolo?
A: Sinceramente, a me non piace la ciclicità, credo che i personaggi abbiano detto quello che dovevano dire, comunque mai dire mai.
Se ci dovesse essere una ispirazione musicale, avrei l’imbarazzo della scelta; la mia cultura è dichiaratamente pop, per cui, se fosse autobiografico, me la caverei con “I know this much is true” dei miei amati Spandau Ballet; in ambito italiano, amo quei cantanti in grado di costruire canzoni sulle quali ci si possa vestire, per cui saccheggerei tra i miei idoli Fossati, Vecchioni o De Gregori. Per dire, uno dei titoli in ballo era “Le storie siamo noi”, ma abbiamo scoperto che c’era già un libro con questo nome.
C: Se il libro avrà un seguito? Io spero di sì. C’è ancora tanto da dire, e non ti nascondo che in tanti ce l’hanno chiesto, o, per certi versi, addirittura commissionato. Io porrò in campo l’idea. Armando, lo so, già trema al solo pensiero di doversi impelagare in un altro anno e mezzo (previsione ottimistica!) di litigate con me. Ma – e promettimi di non dirglielo – io lo so che non vedrebbe l’ora di ricominciare. Del resto, “Come le storie che cominciano”, come dice il maestro Pino Imperatore «è un libro che non ha un inizio e non ha una fine». Un diario lasciato volutamente aperto. E, proprio per questo, possiamo ancora aggiungere a piacere.
A quale cantante sarà ispirato il titolo? Mmm… Gigi D’Alessio? No, “Non dirgli mai come le storie che continuano” non mi convince molto.

Titolo: Come le storie che cominciano
Autori: Christian Capriello e Armando Grassitelli
Genere: umoristico
Casa editrice: La Bottega delle parole
Pagine: 265
Anno: 2018
Colonna sonora: John Lennon e Fabio Concato
Film consigliato: “I sogni segreti di Walter Mitty” – Ben Stiller.
Tempo medio di lettura: 3 giorni.

Gli autori
Christian Capriello (Napoli, 1976) è ingegnere civile e scrittore. Sposato con Lorenza e padre di Giuseppe, ha pubblicato con Tullio Pironti Editore “Derek Dolphyn e il varco incantato” (2015) e “Derek Dolphyn e l’Emig-Mago” (2018), primi due capitoli di una saga fantasy.

Armando Grassitelli (Napoli, 1973) si occupa di amministrazioni condominiali e ha fondato l’associazione GuapaNapoli. Ex avvocato, è sposato con Marta ed è il papà di Giorgia e Silvia. Ha pubblicato “La forma imperfetta” (2016), “Dagli undici metri” (2017) e “La bambina dai capelli neri” (2018, LFA Publisher).

Giano

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Occhio di gatto (Margaret Atwood)

9788833310046_0_0_492_75“Se mi capitasse di incontrare di nuovo Cordelia, che cosa le direi di me? La verità, oppure qualcosa per far bella figura? Probabilmente quello di far bella figura è un bisogno che sento ancora.”

Elaine Risley, nota pittrice canadese e protagonista di “Occhio di gatto” (edito da Ponte alle Grazie), ritorna nella città dov’è cresciuta in occasione di un’importante mostra dei suoi quadri e si prepara ad affrontare i fantasmi del suo passato, che per anni ha cercato di relegare negli angoli più remoti della sua memoria. Camminando per le vie di Toronto, Elaine rievoca gli episodi più traumatici della sua infanzia e della sua adolescenza, tornando spesso con il pensiero a Cordelia, figura onnipresente e ambigua, talvolta amica, quasi sempre aguzzina.
Combattuta tra il desiderio di rivedere la sua più vecchia amica e la paura di essere nuovamente al centro della sua attenzione, Elaine riflette sul modo in cui il rapporto con Cordelia ha segnato per sempre la sua vita e la sua personalità, giungendo a una verità inaspettata, che smuoverà la sua coscienza e, forse, porterà via con sé il rimorso.

“Occhio di gatto” è un romanzo che emoziona come poche letture sanno fare. Margaret Atwood, impeccabile nel trasmettere sensazioni potenti attraverso una narrazione lenta e dettagliata, guida il lettore in un viaggio nel tempo della memoria, ma anche nella coscienza umana.
Dando voce a una protagonista che si dimostra fin da subito dolorosamente ancorata al passato, l’autrice mette in scena il dramma delle amicizie sbagliate, del rifiuto e della vendetta, mostrando come sia facile passare da vittima a carnefice, quando si permette alla rabbia di prendere il sopravvento sulla sofferenza e quando il vuoto dato da un trauma non viene colmato con l’amore. Chi legge la storia di Elaine non può fare a meno di sentirsi vicino a lei, di comprendere alcune sue scelte, seppure sbagliate, e di compatirla. Meno esplicita, invece, risulta la figura di Cordelia, volutamente misteriosa, poiché mai del tutto compresa dalla protagonista e voce narrante, eppure magnetica; il lettore arriva alla fine del romanzo con un gravoso senso di irrisolutezza, che trova riscontro nella realtà quotidiana e disperde il dolore nel tempo passato, facendo venire voglia di ricominciare tutto da capo.

Titolo: Occhio di gatto
Autore: Margaret Atwood
Casa editrice: Ponte alle Grazie
Genere: romanzo biografico
Pagine: 463
Anno edizione: 2018
Prezzo: € 18,00
Tempo medio di lettura: 6 giorni

L’autrice
Margaret Atwood
è una delle voci più note della narrativa contemporanea. Laureata ad Harvard, ha esordito a diciannove anni. Ha pubblicato oltre venticinque libri tra romanzi, racconti, raccolte e saggi. Più volte candidata al Premio Nobel per la letteratura, ha vinto il Booker Prize nel 2000 per “L’assassino cieco” e nel 2008 il premio Principe delle Asturie. Tra i suoi titoli più importanti, ricordiamo “L’altra Grace” e “Il racconto dell’ancella”.

Claudia

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Mr. Sbatticuore (Alice Clayton)

9788804643524_0_0_1542_75“Buona parte delle notti dormivamo insieme. Lui, dalla sua parte, metteva un disco di Duke Ellington o Glenn Miller, mentre io, dalla mia, lo ascoltavo senza pudore. (…) Eppure quella calma e quel silenzio erano davvero troppo belli per durare e, infatti, qualche notte dopo, tornò a scatenarsi l’inferno.”

Caroline Reynolds ha ventisei anni, è una designer d’interni di successo e ha appena traslocato insieme al suo gatto Clive in un bellissimo appartamento nel centro di San Francisco.
Nonostante la sua vita vada a gonfie vele, due cose la tengono sveglia di notte: la frustrazione causata dalla mancanza di sesso e i fastidiosi rumori provenienti dall’alloggio del suo vicino, che fa tremare i muri della sua stanza da letto, intrattenendosi con una partner diversa ogni sera, senza prendersi neanche la briga di farlo a bassa voce.
Dopo alcune nottate insonni, Caroline decide di affrontare a muso duro il misterioso Simon, ignara che quello che immagina come un uomo rozzo, insensibile e dongiovanni abbia tutte le carte in regola per diventare uno dei suoi più cari amici e, forse, anche qualcosa di più.

“Mr. Sbatticuore” (edito da Mondadori) è un romanzo erotico che non si prende troppo sul serio. Dotato di una scrittura leggera e divertente, fluisce senza problemi, intrattenendo il lettore con gradevoli siparietti comici che bene si alternano alle scene più piccanti.
I personaggi, credibili e coerenti, sono il vero punto di forza di questo libro: Caroline, la protagonista, è una donna forte e intelligente che, pur desiderando un compagno, non ha bisogno di un uomo al proprio fianco per sentirsi realizzata e soddisfatta di se stessa; Simon, alias Mr. Sbatticuore, è un fotografo dotato di una profonda sensibilità artistica e un amico leale, che sa conquistare l’ammirazione e la simpatia di chi gli sta intorno con estrema facilità.
Molto interessanti risultano anche gli amici di Caroline e Simon, che non ricoprono soltanto un ruolo strumentale nella vicenda, ma sono parte attiva della storia, bloccati in un bizzarro e inconsapevole “quadrato amoroso” su cui non mancheranno episodi divertenti. E infine il gatto Clive, inaspettata spalla comica della protagonista, si dimostra anche lui fonte di ilarità e simpatia.
“Mr. Sbatticuore” è il romanzo ideale per chi cerca una lettura sbarazzina. Non adatto a un target molto giovane dati i suoi contenuti espliciti, è perfetto per un pubblico adulto e consapevole, che desidera passare qualche ora in allegria, pensando di meno e sognando di più.

Titolo: Mr. Sbatticuore
Autore: Alice Clayton
Casa editrice: Mondadori
Genere: commedia erotica
Pagine: 331
Anno edizione: 2015
Prezzo: € 12,00
Tempo medio di lettura: 2 giorni

L’autrice
Dopo aver lavorato per molto tempo nel settore dei cosmetici, a trentatré anni Alice Clayton ha deciso di dedicarsi a una nuova carriera, quella di scrittrice. Nel 2010 è stata candidata ai Goodreads Awards come miglior autrice con i suoi romanzi d’esordio, i primi due libri della serie “Redhead”. La sua popolarità è letteralmente esplosa nel web dopo l’edizione self-publishing di “Mr. Sbatticuore”, i cui diritti sono poi stati acquisiti da Gallery Books, un’etichetta appartenente a Simon & Schuster, una delle più grandi case editrici statunitensi.

Claudia

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Il mistero della torta scomparsa (Claudia Boldt)

9788867995462_0_0_503_75«Oggi è il giorno perfetto per risolvere misteri e mangiare un po’ di formaggio» pensa Harold al calduccio sotto le coperte.
Anche se, per Harold, ogni giorno era il giorno perfetto per risolvere misteri e mangiare formaggio.
Non era certo una volpe nella media.

Benvenuti nel mondo di Harold, la volpe detective protagonista de “Il mistero della torta scomparsa”, il racconto scritto e illustrato da Claudia Boldt, pubblicato da Edizioni Clichy.
Teatro della vicenda è il compleanno di Donkey, un asinello che decide di festeggiare in compagnia dei propri amici la ricorrenza, organizzando una festa in maschera. Balli, giochi, una sfilata di costumi, poi la proposta del festeggiato di giocare ad “acchiappa il mostro”: rincorrere gli avversari e tentare di acchiapparli rigorosamente al buio.
Il gioco fila liscio, ma al riaccendersi delle luci ecco il dramma: qualcuno ha mangiato la torta di compleanno di Donkey. Ma chi?
Al prode Harold – travestito da occhio gigante – il compito di scoprire l’autore, o gli autori, della scorpacciata. Tra i sospettati: due maialini, abili nelle coreografie, un gatto, un topo, un grosso uccello travestito da coccodrillo e pure un coccodrillo autentico. Tutti col medesimo movente, la passione smodata per le torte.

Un racconto per immagini estremamente divertente. Credo sia il modo migliore per recensire questa storia, adatta a un pubblico quanto mai variegato, che ha per protagonista Harold, l’investigavolpe (giunto alla sua seconda esperienza letteraria) che fa il verso a Sherlock Holmes e agli altri brillanti detective della letteratura.
Il tono della storia è leggero e ironico, tuttavia diventa necessario ragionare alla maniera di un investigatore per scoprire chi ha mangiato la torta di Donkey.
Dal punto di vista stilistico Claudia Boldt si affida a una gamma cromatica molto ampia. Colori che sembrano stimolare l’occhio umano e la creatività dei lettori. Non vi sono, tanto per i personaggi quanto per gli oggetti scenici e le ambientazioni, spigoli, pertanto ogni immagine diventa accogliente.
Concludo aggiungendo che, a mio parere, questa storia sia un ottimo viatico – per i lettori più giovani – per avvicinarsi alle detective stories.

Titolo: Il mistero della torta scomparsa
Autrice e illustratrice: Claudia Boldt
Genere: racconto illustrato
Casa editrice: Edizioni Clichy
Pagine: 32
Anno: 2018
Prezzo: € 15,00
Tempo medio di lettura: 1 ora
Suggerimenti di lettura: “L’investigavolpe” di Claudia Boldt, prima avventura di Harold.

L’autrice
Claudia Bold tè ormai considerata una delle più importanti illustratrici per l’infanzia inglesi.Ha già all’attivo numerosi volumi, tutti di grande successo. La cosa che più la appassiona è dare nomi e caratteri agli animali che ama e che disegna.Tra le sue opere, Edizioni Clichy ha pubblicato “L’Investigavolpe”(2018).

Paquito

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Lucky (Alice Sebold)

9788866329244_0_0_541_75“Nella galleria in cui fui violentata, ex ingresso sotterraneo di un anfiteatro da cui gli attori irrompevano sulla scena passando sotto le gradinate del pubblico, una ragazza era stata uccisa e smembrata. Me lo disse la polizia. Al confronto, dissero, io ero stata fortunata.”

In una calda sera primaverile del 1981, mentre camminava nel suo campus universitario, Alice Sebold, autrice di “Lucky” (edito da Edizioni e/o) è stata violentata e picchiata da uno sconosciuto. Provata dal dolore e dall’ingiustizia dell’evento, ci ha messo quasi vent’anni prima di riuscire a mettere per iscritto la sua terribile esperienza, sperando che potesse aiutare chi, come lei, ha subito una violenza fisica e chi, invece, vorrebbe comprendere e alleviare la sofferenza di coloro che ci sono passati.

“Lucky” è un’autobiografia molto difficile da leggere, non importa se si è donna o uomo, se si ha avuto un’esperienza simile oppure no. Alice Sebold sa come usare le parole per suscitare emozioni forti nei suoi lettori. Adoperando toni talvolta cruenti, talvolta delicati e semplici, tesse sulla carta una trama dolorosa nella schiettezza con cui ogni momento della sua esperienza viene raccontato.
Al centro della storia c’è il suo stupro e la ricerca dell’uomo che le ha fatto violenza, ma il tema portante del libro è il dolore. Come reagiscono le vittime di un simile trauma? E come cambia il modo in cui le persone interagiscono con loro una volta saputo dell’orribile esperienza vissuta?
Nei mesi successivi allo stupro, Alice ha dovuto fare i conti con diversi cambiamenti avvenuti in lei, ma anche nella sfera dei suoi affetti più cari: nei genitori, che non capivano come lei non avesse potuto difendersi in qualche modo dal suo aggressore; in sua sorella, che portava con sé il senso di colpa dato dall’essere “immacolata”; negli amici, che ne evitavano la compagnia, temendo quasi di essere contagiati dal suo stato di vittima.
Potenti sono le domande che Alice si pone nel rievocare non soltanto i dettagli dello stupro, ma anche quelli del lungo processo che ha seguito la cattura del suo aggressore: perché è capitato proprio a lei? E perché le persone tendono a dare la colpa alla vittima per la violenza subita?
“Lucky” è un libro che viene letto con un groppo in gola e lascia molta amarezza, nonostante il fascino della sua scrittura. È un testo che mette a nudo il dolore e che incoraggia il dialogo. Questo libro è la prova che bisogna parlare delle violenze subite, poiché il silenzio alimenta la vergogna e il senso di colpa, e non avere paura di coinvolgere le autorità. Anche nelle situazioni più traumatiche si può essere fortunati, se ancora si è vivi e desiderosi di riemergere dall’oscurità.

Titolo: Lucky
Autore: Alice Sebold
Genere: autobiografia
Casa editrice: Edizioni e/o
Pagine: 333
Anno edizione: 2018
Prezzo: 9,90 euro
Tempo medio di lettura: 4 giorni

L’autrice
Alice Sebold è una scrittrice statunitense. Nel 2002, pochi anni dopo l’uscita del suo primo libro “Lucky”, ha pubblicato “Amabili resti”, un successo editoriale senza precedenti, che ha portato poi alla realizzazione di un film omonimo, candidato a diversi premi. Il suo terzo romanzo è “La quasi luna”, pubblicato nel 2007. Alice vive attualmente in California con il marito, lo scrittore Glen David Gold.

Claudia

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Storie di grandi uomini e delle grandi donne che li hanno resi tali (Roberta Balestrucci Fancellu & Susanna Gentili)

9788897698401_0_0_492_75Sono state compagne di grandi scrittori, statisti o pittori e,in qualche modo (spesso determinante), hanno contribuito a crearne il successo. Hanno coltivato l’amore con il desiderio di realizzazione, in virtù di quella cura, tutta femminile,che trasforma un’idea in progetto e lavora ai fianchi, con pazienza, per farlo crescere e sfondare.

Vero, anzi verissimo il detto “Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”. Ed è da questo assunto che è cominciato il lavoro di Roberta Balestrucci Fancellu e Susanna Gentili, autrici di “Storie di grandi uomini e delle grandi donne che li hanno resi tali”, edito da Hop! per la collana Hopini.

Un volume che raccoglie le storie di una serie di personaggi illustri del mondo della politica, della cultura e della scienza e delle loro compagne di vita. Si scopre così cheil nome di Mickey Mouse (nella versione italiana: Topolino) si deve a Lillian Marie Bounds, moglie del celebre Walt Disney. Il geniale autore di fumetti, infatti, avrebbe voluto chiamare il suo personaggio cult Mortimer.
Non meno importanti, per il successo dei propri mariti, è stato il contributo di Anna Eleanor Roosevelt, moglie del presidente degli Stati Uniti Theodor, che si batté al fianco del consorte per i diritti umani.
Su questa scia vengono raccontate venti biografie di donne che, pur non essendo state bambine ribelli, hanno avuto un peso determinante nella storia dei loro compagni.

Al di là delle storie, quel che ho apprezzato maggiormente di questo libro è l’aver scelto un momento particolare della vita di queste donne. Non sempre si parla di successi, ma di eventi che irrimediabilmente hanno mutato la vita di queste donne e dell’uomo che avevano al fianco. Tecnicamente parlando, il tratto semplice dei disegni si sposa perfettamente con le storie rendendo il libro molto gradevole anche all’occhio.
Non aggiungo altro e lascio la parola alle autrici.

Storie di grandi uomini e delle grandi donne che li hanno resi tali. Come è nato questo volume?
RB – Il volume è nato da un’esigenza di unire e far risaltare il concetto di “coppia”. Donne che lavorano sodo, che per alcuni casi sono state nell’ombra e che hanno aiutato i loro mariti a diventare uomini importanti, e che in altri invece sono state poi riconosciute senza troppi problemi come reale punto di svolta all’interno di un progetto, come ad esempio il caso Hitchcock nel film “Psyco”. Ci piaceva raccontare storie di donne accanto ai loro mariti, o semplicemente colleghe, sottolineare in qualche modo che i lavori e i successi più importanti della nostra Storia sono avvenuti grazie a un gioco di squadra. Tutti hanno il diritto di veder riconosciuto il proprio lavoro senza però sopraffare l’altro perché alle volte si fa fatica anche solo a vedere chi accanto a noi ci accompagna nelle fasi importanti della nostra vita, e specialmente dal punto di vista professionale. Quando Davide Calì mi ha parlato del progetto, quello su cui ci siamo trovati subito d’accordo era proprio affrontare “l’argomento donne” in maniera differente, e ci sembrava interessante mettere proprio in risalto quest’aspetto.
SG – È importante lasciarsi guidare dai momenti determinanti delle vite delle protagoniste. Trovare la chiave per rappresentare visivamente spaccati di vita fondamentali, conformi ad accompagnare queste grandi donne e loro affascinanti storie.
Mi piace definire questo volume una “raccolta di cartoline”. Per ogni protagonista avete scelto un momento chiave della loro esistenza. A volte bastano poche parole per raccontare una vita intera?
RB – In realtà non è stato semplicissimo, ma ci siamo resi conto che raccontare i punti fondamentali delle coppie ci avrebbe permesso di arrivare direttamente al lettore, sia con il testo che con l’illustrazione. È stato divertente.
Mi piace vedere queste donne  accanto ai loro compagni, perché in realtà metterli uno davanti all’altro mi fa pensare a un superamento della persona, delle capacità di uno o dell’altro. Vederli in maniera paritaria, mi ha fatto godere molto di più le loro storie, e raccontare i loro percorsi, in alcuni casi purtroppo denigranti, certo, però secondo me questa formula ha rafforzato anche il riscatto di alcune di queste donne negli anni. Insomma ricevere una “cartolina” del genere credo possa incuriosire i più!
SG – È facile raccontare con più elementi. Più un’immagine è carica di situazioni e più può risultare descrittiva. Ma anche un singolo simbolo può racchiudere e raccontare un’intera storia. Il messaggio custodito in quest’ultimo deve però essere immediato e rapidamente comprensibile.
È stato difficile lavorare insieme oppure è scattato un feeling immediato?
RB – Lavorare con Susanna è stato davvero un piacere, è una professionista attenta e scrupolosa. Inoltre è riuscita a dare un’anima alle donne del libro, e creare la sintonia che già a parole avevo cercato di raccontare ai nostri lettori.
SG – Il feeling è stato immediato. I testi di Roberta erano carichi di tutte le informazioni necessarie per offrire uno scenario figurativo adeguato. È stato bello plasmare i nostri lavori in un unico volume.
Quali sono stati i feedback dei lettori?
RB – Al momento molto positivi. Gli adulti che hanno letto il libro restano soddisfatti dall’immediatezza del testo, e i ragazzi lo consigliano tra loro. Direi che posso ritenermi molto soddisfatta di questo.
SG – Positivi, soprattutto da parte del pubblico femminile, ovviamente aggiungerei. Nelle più piccole subentra un desiderio di riconoscimento, mi dicono, “da grande voglio essere come…” proseguono citando il nome della loro Grande Donna preferita. Le donne adulte, si sentono appagate da un senso di validità ma anche riscatto personale, nei confronti di una società che ancora oggi riesce con fatica nella comparazione dei due sessi.
La scelta delle storie, immagino, sia stata complicata. Con quale criterio avete scelto le protagoniste del volume?
RB – Per quanto riguarda la scelta è stato un bel lavoro di gruppo tra me, Davide Calì e Lorenza Tonani. Abbiamo valutato le storie di queste donne e dei loro mariti, e da lì siamo partiti. Una volta scelte, più andavo avanti nelle mie ricerche più restavo incantata da queste donne. Forti, sfacciate, provocanti, pacate, realiste, insomma delle vere e proprie forze della natura. In realtà ognuna di loro ha lasciato il segno, ed è bello rileggere ciò che hai scritto e scoprire che ognuno dei tuoi personaggi ti ha insegnato qualcosa.
SG – Studiando e approfondendo, in una fase primordiale, il loro percorso di vita. Bisogna intravedere più sfumature possibili per avvicinarsi al personaggio in questione, ogni dettaglio è fondamentale e può fare la differenza. Oltre che rappresentativo, il disegno ha anche il difficile compito di racchiudere l’essenza del soggetto, perciò è la conoscenza è necessaria.
Cosa vi aspettate da questo libro?
RB – Sicuramente di coinvolgere il più possibile i lettori che l’avranno tra le mani, e soprattutto risvegliare in loro una curiosità innata che ci appartiene. Mi auguro che li aiuti a non fermarsi a idolatrare il primo, colui che arriva e ce la fa, ma che imparino a cercare e conoscere quello che sta dietro ogni singola storia, ogni singola, chiamiamola così, vittoria. Il nostro successo arriva perché qualcuno dietro di noi è stato lì a incoraggiarci, a motivarci, ad aiutarci nei momenti di crisi, e proprio grazie a quel qualcuno una soluzione si trova, e qui abbiamo ben venti testimonianze che lo possono provare!
SG – Che trasmetta un messaggio costruttivo, che allontani la figura femminile dai classici stereotipi, che dia coraggio e che lasci un sapore progressista nella bocca del lettore.
Siete già al lavoro sul sequel del libro? In caso contrario, avete qualche idea per rinnovare questo felice connubio?
RB – Al momento sì, c’è un altro progetto dove parleremo di un altro genere di donne, molto più “agguerrite” se mi passi il termine. Racconteremo delle donne che sono passate alla storia per il loro essere “perfide”, per aver raggiunto i loro obiettivi senza fermarsi davanti a niente, donne che si sono fatte dispensatrici di vita o di morte.
Questa volta non sarò in compagnia di Susanna, ma di un’altra bravissima illustratrice. Spero però di lavorare nuovamente con la Gentili, è un’illustratrice che sa dare un’anima ai suoi personaggi, è stato davvero un piacere poter fare questo pezzo di strada insieme a lei.

Titolo: Storie di grandi uomini e delle grandi donne che li hanno resi tali
Autrice: Roberta Balestrucci Fancellu
Illustrazioni: Susanna Gentili
Genere: Racconti biografici
Casa editrice: Hop!
Pagine: 65
Anno: 2018
Prezzo: € 15,00
Tempo medio di lettura: 1 giorno
Suggerimenti di lettura: Storie della buonanotte per bambine ribelli. 100 vite di donne straordinarie.

Le autrici
Roberta Balestrucci Fancellu è nata a Macomer, dove vive e lavora, anche se spesso ha la testa tra le nuvole. Appassionata da sempre di letteratura per l’infanzia è narratrice e scrittrice  per professione, fa parte del progetto “Omero. Gli scrittori raccontano i libri” dove si occupa del progetto letteratura e legalità, letteratura e sport e segue il progetto “Anche Antigone portava i jeans”, formazione rivolta ad adulti e ragazzi sulla letteratura contro la violenza di genere e bullismo.

Susanna Gentili ha sempre amato disegnare, fin da quando ha memoria. È un’illustratrice e designer e nell’ottobre del 2016 ha creato Happycup Studio.

Paquito

Lettore medio

C’era una volta… HOMO (Flavia Salomone)

9788899847166_0_0_300_75.jpgCiao a tutti! Eccomi sono l’ultimo arrivato nelle scoperte paleontologiche.
Scusate mi presento. Piacere Homo naledi o Uomo stella!

Una vera e propria favola. Quella del genere umano. Ritengo sia questo il modo migliore per presentare “C’era una volta… Homo”, il volume realizzato da Flavia Salomone per Espera Edizioni.
Senza lasciarsi ingannare dalle illustrazioni, questo libro non si rivolge soltanto ai bambini ma a un pubblico quanto mai variegato e desideroso di saperne di più sul cammino evolutivo dell’uomo.
Un’evoluzione che dura da milioni di anni e che viene raccontata, in modo leggero e avvincente da una antropologa e divulgatrice scientifica che, ormai da anni, spende parte del suo tempo nelle scuole per promuovere lo studio di queste discipline.

Il rigore è il pregio principale di questo volume. In modo sintetico, ma assolutamente esaustivo, Flavia Salomone racconta le fasi salienti dell’evoluzione umana. Lo fa immaginando bambini curiosi di apprendere ma pure un uditorio più vasto costituito da appassionati e semplici lettori che desiderano saperne di più. Ottimo anche il lavoro di Fabio Tafani che, con le sue tavole, supporta in modo impeccabile un racconto destinato a riscontrare successo soprattutto in ambito scolastico. Non aggiungo altro e lascio la parola all’autrice.

C’era una volta… Homo. Come, quando e perché è nato questo volume? Questo volume ha una storia antica, come quella che narra. Credo che questo libro abitasse in me da tempo immemore. La decisione di prendere “carta e penna” è maturata da un’esigenza di colmare un vuoto editoriale.I libri di testo scolastici purtroppo non sono aggiornati e riportano nozioni ormai superate. Quindi ho deciso di realizzare qualcosa che non esisteva: un libro che fosse scientifico ma allo stesso tempo accattivante e divertente per i bambini. La sfida è stata proprio questa: avvicinare i più piccoli a concetti complessi come quello di evoluzione in modo semplice. I disegni, i fossili famosi che si raccontano sono stati alcuni espedienti per avvicinare un tempo remoto come quello della preistoria e renderlo familiare, quasi contemporaneo.
Convieni con noi che c’è una sorta di pregiudizio nei confronti di discipline come l’antropologia, la paleontologia e altre ancora, considerate noiose a prescindere? Cosa si potrebbe fare per vincere questo pregiudizio? Non so se vengano considerate noiose o se sia questione di pregiudizio. Certo è che vengono scarsamente insegnate nella scuola. La preistoria è un momento fondamentale. Racconta delle nostre radici più profonde di come e perché siamo diventati umani. Conoscere il cammino della nostra specie ci aiuta a capire perché oggi la terra è abitata da popolazioni così diverse. Ma non solo. Guardare al passato remoto della nostra storia ci aiuta a riscoprire il nostro essere creature all’interno di un mosaico molto complesso: per poter vivere dobbiamo rimanere in equilibrio con l’ambiente e con le altre creature che lo abitano.
Nei ringraziamenti hai citato Fabio, tuo figlio, il cui aiuto è stato molto prezioso dal punto di vista tecnico. Vorrei sapere, invece, quali suggerimenti ti ha fornito da lettore? I figli sono sempre critici feroci. Fabio non è da meno. Devo dire però che ha una capacità obbiettiva nel valutare e offre sempre spunti di riflessione molto interessanti. Il suo aiuto è stato prezioso per calibrare in modo giusto cosa raccontare e come farlo. Parlare di evoluzione non è proprio una cosa semplicissima soprattutto quando ci si rivolge ai bambini della primaria.
Quali sono stati i feedback dei lettori? Quello che posso dirti è che fino ad ora ogni incontro nelle scuole nei musei nelle librerie e nei parchi tematici ha riscosso sempre un grandissimo interesse. Le insegnanti, le famiglie ma soprattutto i bambini hanno “vissuto” il libro e questa è una grande gioia per me.
Cosa ti aspetti da questo libro? Mi aspetto il sogno! Sì vorrei che si cominciasse a parlare di antropologia, di biodiversità umana, di evoluzione in tutte le scuole di ogni ordine e grado e non solo. Vorrei che questi argomenti raggiungessero la gente comune e non fossero più confinati agli ambienti accademici. Sarebbe bello se attraverso questo testo sempre più persone, sia grandi che piccini, si possano appassionare alla meraviglia del come e perché siamo diventati umani.Mi aspetto che stuzzichi curiosità e voglia di scoprire.
Stai lavorando a un nuovo progetto editoriale? Se sì quale? Sì, sto lavorando ad un nuovo progetto editoriale che questa volta riguarderà i bambini dai 4 anni in su. Sarà una bella sorpresa che per scaramanzia non voglio svelare.
Saluta i lettori medi. Cari Lettori Medi non abbiatemene ma vorrei lasciarvi con qualche interrogativo: sapete davvero chi siete? Da dove venite? Dove andate?

Titolo: C’era una volta… HOMO
Autrice: Flavia Salomone
Disegni: Fabio Tafani
Casa editrice: Edizioni Espera
Genere: saggio antropologico
Pagine: 67
Anno: 2018
Prezzo: € 13,90
Tempo medio di lettura: 1 giorno
Dopo aver letto questo libro: visitare un museo, poi un altro, poi un altro ancora per saperne di più sulla nostra evoluzione fisica, ma soprattutto intellettuale.

L’autrice
Flavia Salomone
è biologa, antropologa e fisica. È autrice di alcune pubblicazioni scientifiche e del libro, edito da Espera Edizioni, “Sulle tracce dei nostri antenati…”

Paquito

Lettore medio

La ragazza del convenience store (Murata Sayaka)

9788833570020_0_0_300_75In fondo era uno spasso vedere tutti quegli studenti, ragazzi che suonavano in rock band, freeters, casalinghe e allievi delle scuole serali indossare la divisa del konbini e trasformarsi in commessi perfetti. Alla fine della giornata di training ognuno si liberava di quella tenuta e tornava alla situazione di partenza. Era come un cambiamento di pelle, una muta temporanea.

Keiko Furukuraha trentasei anni, è single e lavora nello stesso konbini, un supermarket aperto 24/7, da diciotto anni,sempre nello stesso ruolo di commessa part-time. A lei però questo non dispiace, anzi! Grazie alla formazione e a regole ferree da seguire,Keiko ha capito come poter essere normale agli occhi di tutti. Quello è diventato il suo mondo e non ha nessuna intenzione di cambiarlo. L’arrivo di Shiraha, un nuovo collega trentacinquenne dai modi strani e in cerca di moglie, farà smuovere finalmente qualcosa?

La protagonista de “La ragazza del convenience store” (edito da e/o) desidera essere accettata da tutti quelli che hanno una vita normale, visto che lei, sin da piccola,è sempre stata additata come quella strana. Il suo desiderio scaturisce dal voler essere lasciata libera di vivere la vita a modo suo, visto che i suoi familiari e i suoi amici non fanno altro che preoccuparsi del fatto che lei abbia trentasei anni, sia ancora single e lavori sempre nello stesso posto, con lo stesso ruolo e con lo stesso contratto da diciotto anni.Ma non si chiedono mai se, in realtà, lei sia felice così.

Credo che questo libro possa dividere i lettori in due fazioni: da un lato, coloro che vedranno nella protagonista quella pigrizia che la induce a restare sempre nella stessa condizione senza mai volerla migliorare; dall’altro, tutti quelli che, invece, si sentiranno dalla sua parte e crederanno che la sua scelta di vita sia la più giusta perché, infondo, è quella che la fa sentire meglio.
Da parte mia, non credo che ci sia una fazione giusta o sbagliata. Piuttosto, credo che si possa aderire all’una o all’altra spinti dalle sensazioni del momento, proprio perché ognuno di noi vive la normalità a modo suo.

Titolo: La ragazza del convenience store (titolo originale: Konbininingen)
Autore: Murata Sayaka
Genere: Narrativa
Casa editrice: Edizioni e/o
Pagine: 160
Anno: 2018
Prezzo: € 15
Tempo medio di lettura: 1 giorno
Pittore e quadro consigliato: “City Glow” (ChihoAoshima, stampa cromogenica, 2005)

L’autrice
Murata Sayaka è nata nel 1979 nel prefettura di Chiba. Debutta come scrittrice nel 2003 con un racconto intitolato “L’allattamento” e con il quale si aggiudica il premio Gunzō. Tra il 2009 e il 2014 riceve altri premi. Anche nel 2016, anno d’uscita in Giappone de “La ragazza del convenience store”, ispirato alla sua storia personale di commessa presso un konbini, ottiene il premio Akutagawa.

Arianna

Lettore medio

Come fare amicizia con un fantasma (Rebecca Green)

9788867903290_0_0_300_75Se i fantasmi ti hanno sempre terrorizzato, l’idea di fare amicizia con uno di loro potrebbe sembrare estremamente spaventosa.

Mettete da parte tutto quel che conoscete in materia di fantasmi e preparatevi a leggere questo splendido racconto illustrato che parla di entità spettrali ma soprattutto di sentimenti.
“Come fare amicizia con un fantasma”, questo il titolo del libro scritto e illustrato da Rebecca Green (edito da Tunué), è una guida per riconoscere gli spettri (attraverso un vero e proprio identikit), vincere l’iniziale diffidenza – i fantasmi sono molto sensibili e potrebbero offendersi qualora scappassimo una volta incontrati – e diventare loro amici.
Inoltre l’autrice fornisce anche un manuale per prendersi cura degli spettri: ad esempio cucinando per loro gustosi (almeno per gli spiriti) manicaretti come la zuppa di tempesta o i biscotti ammuffiti con marmellata di piedi; oppure raccontando delle barzellette – i fantasmi adorano ridere – o magari sussurrando loro una ninna nanna fatta di versi terrificanti, capaci di conciliare il sonno delle entità ectoplasmatiche.
Il tutto arricchito da un tratto molto delicato. La Green sceglie pochi colori tenui e un costante richiamo alla natura e all’autunno in particolare. Immagini molto suggestive per un pubblico quanto mai variegato.

Confesso di essermi emozionato durante la lettura di questo racconto che sembra essere un inno all’amicizia, ma pure un invito ad accettare gli altri così come sono.
Un fantasma, in fondo, potrebbe essere la metafora di qualsiasi razza che si integra in un nuovo contesto; oppure quella di una persona timida che non riesce a farsi apprezzare per ciò che è.
“Diamo la possibilità agli altri” sembra dire l’autrice “di farsi conoscere, accogliendoli nella nostra vita. Abbattiamo i pregiudizi e diamoci la possibilità di vincere le nostre paure”.
E proprio sulla parola “pregiudizi” ho riflettuto con grande attenzione: che siano questi i veri fantasmi? Ai lettori l’ardua sentenza, specie a quelli che avranno il privilegio di leggere questa storia ai più piccoli, insegnando loro cosa significhi la parola amicizia.

Titolo: Come fare amicizia con un fantasma
Autrice: Rebecca Green
Casa editrice: Tunué
Genere: Racconto illustrato
Pagine: 40
Anno: 2019
Prezzo: € 16,00
Tempo medio di lettura: 30 minuti
Film consigliati: “Casper”, pellicola del 1995 diretta da Brad Silberling.
Canzoni suggerite: “La vendetta del fantasma formaggino” degli Elio e le storie tese.

L’autrice
Rebecca Green, illustratrice e pittrice canadese, con una schiera enorme di fan accaniti, lavora per molte riviste e gallerie d’arte. Vive a Osaka, in Giappone.

Paquito

Lettore medio

Genesi 3.0 (Angelo Calvisi)

9788896176641_0_0_300_75Per le varie specie di invertebrati sono il boia. Per i grilli e le formiche sono l’oscuro deterrente. Io mi considero il sovrano dei pidocchi delle foglie.

Dirompente. Ritengo sia questo l’aggettivo giusto per recensire “Genesi 3.0”, il nuovo romanzo di Angelo Calvisi edito da Neo edizioni, il più apocalittico dei romanzi di formazione che abbia mai letto.
Simon è un ragazzo che vive a Peppenhoven, in Germania, minuscola realtà ai margini del bosco e del mondo civilizzato. Le sue sole compagnie sono il Polacco, un ex militare col quale il giovane vive un rapporto di odio e amore, la gallina Mitropa e il sesso. Già, perché Simon è ossessionato dalle donne, dall’autoerotismo e dalla ricerca costante del piacere. Cosa accadrà al giovane quando raggiungerà la Capitale?

La risposta è contenuta nelle pagine di un libro che ho adorato. Una scrittura spigolosa e diretta, fatta di dialoghi senza filtri e scene forti (tanto quelle di sesso quanto quelle legate alla violenza) che non vengono offerte gratuitamente al lettore ma che fanno parte di un processo evolutivo che ingloba l’intera comunità descritta nella storia. Inoltre, la cura maniacale che l’autore dedica ai personaggi rende questi facilmente riconoscibili attraverso pochi, ma preziosi dettagli.
Non aggiungo altro e lascio la parola all’autore…

Genesi 3.0. Come è nato questo romanzo? Sul “come” non saprei cosa dire. La dimensione onirica è nel testo così marcata che per rispondere a questa domanda e sciogliere tutti i nodi logici e motivazionali ci vorrebbe un analista! So però che è nato in un paesino della valle del Reno, Peppenhoven, dove ho vissuto fino a qualche tempo fa in una condizione di grande isolamento emotivo e sociale. Nonostante non sia per nulla un racconto realistico, a me sembra che “Genesi 3.0”sia il libro più autobiografico che abbia mai scritto, perché, pur essendo inverosimile, grottesco e a tratti molto comico, riflette lo stato d’animo che mi attraversava in quel periodo e l’insopportabile solitudine di cui sopra.
Nel futuro distopico che hai immaginato, qualunque città potrebbe diventare il set di questa storia. Tuttavia c’è un posto in particolare al quale hai pensato per ispirarti? Ogni villaggio, ogni città o metropoli della Germania. L’interpretazione che do io di quel Paese (dopo averci vissuto, come accennavo, per qualche anno) è che sia un posto di pazzi, disperati e asociali che non aspettano altro che un altro invasato con i baffetti per annettersi di nuovo l’Österreich. La landa della desolazione, dove c’è una regola per tutto (anche per rispondere al telefono, e non scherzo: nei libri di grammatica per stranieri ti insegnano che quando rispondi al cellulare è buona norma aspettare il terzo squillo, perché se rispondessi immediatamente il tuo interlocutore, dall’altro capo del “filo”, potrebbe spaventarsi!), dove l’ordine è maniacale, dove i guanti non si chiamano guanti, ma “scarpe per le mani” e dove, infine, il cielo è azzurro non più di venti giorni all’anno. Tutto questo non poteva che riflettersi nel mio scritto.
Simon e il Polacco: una straordinaria complementarietà, ma pure un rapporto molto controverso. Da un lato un allievo desideroso di apprendere tanto dal suo mentore, dall’altro una potenziale vittima che vuol ribellarsi al suo probabile carnefice. Che tipo di rapporto c’è tra i due? Il Polacco, come tutti i militari, è un sadico, un prevaricatore e un violento. Simon, come tutte le vittime, anela all’emancipazione, come dici tu, ma è anche un masochista. Insieme formano una famiglia: sui generis, certo, ma pur sempre tale. Anche questo aspetto (l’idea della famiglia come istituzione infernale) è abbastanza autobiografico, nel senso che è una mia idea fissa. Benedetto XVI (tedesco, non a caso) ha detto che la famiglia è il primo mattone della società. E se la società è quella che è significa che anche la famiglia tradizionalmente intesa (di cui la coppia Simon-Polacco è una parodia) qualche problemino lo veicola.
E ora parliamo di sesso. Numerose sono le occasioni in cui Simon si masturba e altrettante le occasioni in cui pensa al sesso. Necessità fisiologica, ossessione o altro? Psicanaliticamente la compulsione masturbatoria è un elemento che ci riporta non solo alla noia, ma anche alla necessità di Essere, di riuscire a “sentire” il rumore distante della propria vita. Insomma: Simon si masturba per provare a sé stesso di esistere.
Quale messaggio hai voluto comunicare con questa storia? Non ragionerei in termini di messaggio, ma in termini di visione della realtà (seppure in forma allegorica). E allora ecco qui: a me pare che il mondo sia in mano ai pazzi. Mi pare che, a livello globale, l’alternanza politica preveda il fronteggiarsi di due schieramenti: i prepotenti da una parte e gli incapaci (con sfumature di idiozia) dall’altra. A volte, pensa: in certi Paesi dei Balocchi capita che con un incredibile gioco di prestigio questi schieramenti si alleino, non è strano? In sostanza: mettendo in scena tale meccanismo di conflitto/alleanza – meccanismo visto dagli occhi di un alienato, isolato, disadattato (Simon, appunto) – Genesi 3.0 è fondamentalmente una satira irriverente, claustrofobica, divertita (e mi auguro divertente) sul Potere.
Quali sono stati i primi feedback da parte dei lettori? Negativi, perché non sono stato ancora chiamato dall’Accademia svedese per la candidatura al Nobel. Scherzi a parte, in realtà non lo so. Il papà di un mio carissimo amico ha detto che è il libro migliore da lui letto negli ultimi tempi. Spero che non sia uno di quei lettori da un libro ogni decennio.
Prima di salutarci domanda marzulliana: se l’autore si rispecchia in quel che scrive, quali sono i punti in comune con: Simon, il Polacco e la Madre? A tratti, come Simon, presento caratteri tipici di quei soggetti che gli psicanalisti definiscono passivi-aggressivi. Come il Polacco, invece, tendo ad avere spropositati attacchi d’ira, soprattutto guardando le partite della mia squadra del cuore, il Genoa Cricket and Football Club 1893 (scrivilo per esteso, gentilmente). Come la Madre manipolo, in modo più o meno consapevole, chi mi sta intorno e riesco facilmente a portarlo dalla mia parte. O forse sono solo un poveretto che è convinto, come certi malati di mente, di poterlo fare.
Saluta i lettori medi:lettore medio, uno, nessuno, centomila: ti abbraccio e ti invito alla lettura: forse non sembra, ma ti garantisco che questo libro parla anche di te.

Titolo: Genesi 3.0
Autore: Angelo Calvisi
Casa editrice: Neo edizioni
Genere: distopico
Pagine: 155
Anno: 2019
Prezzo: € 15,00
Tempo medio di lettura: 3 giorni
Suggerimenti di lettura: Qualsiasi romanzo di Philip K. Dick.

L’autore
Angelo Calvisi genovese, nella vita ha svolto mestieri disparati: il giornalista, l’attore, il responsabile di un negozio di dischi e, tra il 2007 e il 2015, il cooperatore sociale. Dal 2015 al 2017 ha vissuto a Bonn, dove ha insegnato Italiano. Ha pubblicato saggi, graphic novel e diversi romanzi. Per “Il geometra sbagliato”(secondo episodio della sua “Trilogia dei Matti”) è stato paragonato ad autori come Volponi, Villaggio e Gogol. Nel 2018 è uscito al cinema “Lazzaro”, film che lo ha visto impegnato come attore e, assieme al regista Paolo Pisoni, come sceneggiatore. Con “Adieu moncœur” (CasaSirio, 2016) ha vinto il premio “Quel libro nel cassetto”. Genesi 3.0 è il suo ultimo romanzo.

Paquito

Lettore medio

Le Cosmicomiche (Italo Calvino)

9788804667988_0_0_1551_75Nell’universo ormai non c’erano più un contenente e un contenuto, ma solo uno spessore generale di segni sovrapposti e agglutinati che occupava tutto il volume dello spazio, era una picchiettatura continua, minutissima, un reticolo di linee e graffi e rilievi e incisioni, l’universo era scarabocchiato da tutte le parti, lungo tutte le dimensioni. Non c’era più modo di fissare un punto di riferimento: la Galassia continuava a dar volta ma io non riuscivo più a contare i giri, qualsiasi punto poteva essere quello di partenza, qualsiasi segno accavallato agli altri poteva essere il mio, ma lo scoprirlo non sarebbe servito a niente, tanto era chiaro che indipendentemente dai segni lo spazio non esisteva e forse non era mai esistito.

“Le Cosmicomiche” (edito da Mondadori) è una raccolta di dodici racconti fantastici ed umoristici relativi all’universo, all’evoluzione ed alla dilatazione spazio-temporale. I testi di questa raccolta sono una vera e propria esplosione di fantasia e, nonostante prendano spunto da nozioni scientifiche, perlopiù astronomiche, si presentano come racconti surreali i cui protagonisti sono primordiali forme di vita o, più semplicemente, atomi.

Ogni qualvolta che scelgo di leggere uno scritto di Calvino, so già per certo che il libro mi piacerà, mi divertirà e mi farà riflettere. In questo caso, la raccolta “Le Cosmicomiche” non ha deluso le mie aspettative: non mi è sembrata essere semplice massa cartacea, ma piuttosto un inconsueto caleidoscopio che lascia percepire la realtà esterna che è stata ed immaginare quella che invece non sarà mai. Infatti, è proprio la componente surreale a conferire alle narrazioni vividezza e profondità; peculiarità che la produzione calviniana acquisisce grazie alla scrittura densa e trasversale dell’autore, che attraversa le tre dimensioni dello spazio. Non manca, poi, il filtro umoristico che lo scrittore applica alle narrazioni percorse da continui equivoci ed anacronismi che si scontrano con fenomeni come la velocità della luce, l’espansione dell’universo ed il moto terrestre, dando vita a dimensioni paradossali all’interno di altre, già per loro natura, surreali. Questa denotazione fantastica dei testi calviniani sembrerebbe non accennare ad alcuna forma di lirismo o possibilità di immedesimazione del lettore nelle vicende trascritte. D’altra parte, il linguaggio usato offre l’opportunità di adottare vari punti di vista e cogliere sfaccettature particolari ed intime, immerse in paesaggi mesozoici o nel punto più lontano dell’Universo meno conosciuto. Luoghi, insomma, in cui non ci si ritrova facilmente a fare i conti col proprio passato o con il proprio inconscio. Proprio per questo, lo scrittore regala al lettore un viaggio temporalmente lungo (se non eterno), in spazi più che larghi, a profondità letterarie in cui è più semplice respirare grazie alla forza delle parole.

Titolo: Le Cosmicomiche
Autore: Italo Calvino
Casa editrice: Mondadori
Genere: Raccolta di racconti
Pagine: 142
Anno: 2017
Prezzo: € 12,00
Tempo medio di lettura: 3 giorni
Brano suggerito: “Alone time” – Explosions in the sky, David Wingo

L’autore
Italo Calvino è stato uno dei narratori più significativi del Novecento italiano, nella costellazione letteraria disegnata dalle sue numerose opere si ibridano compiutamente vocazioni e temi diversi, dall’impronta neorealistica degli scritti iniziali a quella allegorico-fiabesca della produzione più matura. Nella sua prosa, dove sono accolte e filtrate le più alte suggestioni del panorama letterario coevo e dove lo scrittore si rivela spregiudicato sperimentatore di linguaggi e generi, alla lucidità della descrizione analitica fanno da costante contrappunto il lirismo e l’ironia, sostanziati da una riflessione profonda e disingannata sul senso ultimo dell’esistenza umana. Tra le sue opere principali: Il visconte dimezzato (1952); Il barone rampante (1957); Il cavaliere inesistente (1959); Le città invisibili (1972); Sotto il sole giaguaro (1986).

Federica