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Zio Billy e i suoi amici. Il calcio e lo scolapasta (Alessandro Costacurta, Marco Cattaneo)

9788893818247_0_0_551_75Da quando un asteroide a forma di pallone è misteriosamente precipitato nel giardino di casa sua, Camillo ha un superpotere: è diventato il più grande esperto di calcio al mondo, o almeno così dice in giro.

Prendete un rampante giornalista, Marco Cattaneo, e affiancategli una leggenda del calcio, Billy Costacurta. Chiedete loro di scrivere una storia a quattro mani e quel che ne verrà fuori sarà uno spassoso romanzo che mescola sapientemente humour e pallone. “Zio Billy e i suoi amici. Il calcio e lo scolapasta” (edito da Salani) è un libro per ragazzi pronto a conquistare i lettori di qualsiasi età. Protagonista della storia è Camillo, un ragazzino dotato di un dono assai raro: conosce la storia di qualsiasi calciatore, dalla nascita di questo sport a oggi. Tutto merito di un asteroide precipitato nel giardino di casa che lo ha dotato di questo bizzarro superpotere.
Spettatrice degli interminabili racconti del ragazzino è Benedetta, una signorina dotata di grande pazienza – far tacere Camillo è pressoché impossibile – tuttavia animata da una grande curiosità.
La stessa che sembra aver spinto i due autori a raccontare, con grande ironia, le vicende sportive, ma soprattutto umane, di Leo Messi, Arrigo Sacchi e William Foulke e pazienza se – di tanto in tanto – quel che viene raccontato non corrisponde esattamente alla verità.
Non aggiungo altro e cedo la parola ai due autori.

Il calcio e lo scolapasta. Come è nato questo progetto? (Marco) Dall’amore per il calcio, da quello per la scrittura, e dal piacere inestimabile che si prova quando si arriva al cuore e alla curiosità dei più piccoli. “Il Calcio e lo scolapasta” è il primo volume di una serie (“Zio Billy e i suoi amici”) che spero possa essere la più lunga possibile.
Lo “Zio Billy” è Alessandro Costacurta, che in tanti anni di lavoro e trasferte a Sky Sport mi ha raccontato un’infinità di storie e aneddoti sulla sua straordinaria carriera. Billy aveva già provato, quando suo figlio Achille era piccolo, ad addormentarlo la sera romanzando le sue mirabolanti avventure di campo, col risultato che però non si addormentava mai, anzi rimaneva sveglio ad ascoltarlo con gli occhi sbarrati. Io ho provato a mettere ordine nei suoi pensieri, e da grande innamorato del calcio e del mondo dei bambini, mi son detto che avremmo potuto provare a trasmettere ai più piccoli il nostro amore per questo sport, che è un gioco meraviglioso, come del resto magici sono molti dei suoi protagonisti. Così, nell’ordine: ho sperimentato queste storie sui miei 3 figli, ho provato a scriverle, ho incontrato persone eccezionali in Salani, e ho avuto l’enorme fortuna di potermi confrontare con Pierdomenico Baccalario (n.d.r. autore di romanzi d’avventura per ragazzi), che mi ha insegnato come scrivere per i bambini. Rispetto alla scrittura televisiva, destinata a un altro pubblico, è stato un passaggio non banale.
Quanto c’è di Marco nel personaggio di Camillo? Anche tu sei un appassionato dell’aneddotica calcistica? E soprattutto anche a te piace – partendo da fatti realmente accaduti – inventare storie che abbiano come protagonisti i calciatori? (Marco) Ne parlavo pochi giorni fa con mia figlia, a cui mi sono ispirato scrivendo di Benedetta, una ragazzina delle scuole elementari decisamente sveglia e peperina, che nel “Calcio e lo Scolapasta” si sorbisce i racconti di Camillo, il protagonista della serie. Camillo è un simpatico “cacciaballe”, molto curioso e un po’ maldestro, a cui piace ritrovarsi al centro dell’attenzione, incantare gli amici con i suoi racconti, spesso ritrovandosi però in un mare di guai. Ecco, non so quanto ne fossi consapevole scrivendone, ma rileggendo le storie di Zio Billy ho notato quanto mi assomigli Camillo: del resto nel quarto volume, ambientato sulle piste da sci, i compagni lo prendono in giro per essere arrivato quarantasettesimo su quarantanove partecipanti alla gara scolastica, ma solo perché gli ultimi due erano caduti. A me è successo davvero, anni fa; e non avete idea di quante volte abbia raccontato questa storia, romanzandola. Lo stesso vale per le storie di calcio: si parte dal fatto accaduto, e si finisce a raccontare una favola, dove i calciatori recitano la parte dei supereroi, e la morale non può che essere istruttiva, educativa.
Le storie di Messi, Foulke e Sacchi hanno un comune denominatore: superare le difficoltà. Si tratti di chili di troppo, centimetri in meno o un curriculum non particolarmente altisonante, i tre protagonisti hanno superato i loro limiti e si sono affermati. Quali di queste tre storie ti ha maggiormente appassionato? (Marco) In ogni volume della serie raccontiamo tre tipi di storie: la prima legata a un personaggio conosciuto da tutti i bambini, come Messi appunto; la seconda legata a un personaggio che forse neanche i padri conoscono, come quella di William Foulke; e la terza è una storia che solo Billy può raccontare, in quanto basata sui suoi aneddoti. Mi ha divertito tantissimo la storia di Sacchi, perché i racconti di Billy sono esilaranti e molto buffi, ma ad appassionarmi di piùè stata quella di William Foulke, perché non la conoscevo: Foulke giocò a calcio, in porta, a cavallo tra l’ottocento e il novecento, e ancora oggi è considerato il calciatore più grosso nella storia di questo sport. Arrivò a pesare 150 kg, e grazie alla sua stazza pachidermica diventò pressoché imbattibile, perché copriva tutto lo specchio della porta. Ma il comune denominatore è esattamente quello di cui parli tu: prendere le proprie debolezze, e trasformarle in un punto di forza. Questo è il messaggio che vogliamo dare ai più piccoli.
Il cane di Camillo si chiama Pelé, in onore del calciatore più forte del mondo. Di Maradona – altra leggenda calcistica nonché tuo avversario – che ricordi hai? (Billy) Uno dei due giocatori più forti contro i quali abbia mai giocato. Il primo in assoluto era Ronaldo, il fenomeno. Di Diego ricordo quanto fosse impossibile buttarlo giù, e che le poche volte che ci riuscivi lui si rialzava con una facilità disarmante, senza protestare, senza fare scene inutili, e prendeva subito il pallone in mano per andare a battere la punizione, voleva ricominciare il gioco. Ecco, se dovessi raccontare Maradona, userei poche parole semplici: voleva giocare a calcio, sempre; era l’unico suo pensiero, la sua grande passione. La sua vita.
Quanto è divertente/emozionante raccontare la propria carriera attraverso un personaggio letterario? (Billy) Molto. Ma è molto emozionante farlo rivolgendosi ai bambini. Osservare il loro candore, il loro stupore, la loro meraviglia quando gli racconti di aver fatto un gol, di avere giocato una certa partita, di aver incontrato grandi campioni. Mi diverte raccontare loro le storie che ho vissuto, mi diverte rivedermi nelle splendide illustrazioni di Michele Monte, semplicemente mi divertono loro, quando alle presentazioni del libro prendono il microfono perché è il turno delle loro domande. A Milano, a maggio, in uno splendido teatro dell’ottocento appena ristrutturato, un vero gioiello in pieno centro, eravamo circondati da marmocchi di ogni età. Uno di loro a un certo punto alza una mano, perché deve fare una domanda. E così, all’improvviso, mi chiede: “E se durante una partita ti scappava una puzzetta?”.
Quanto è difficile parlare alle nuove generazioni di lettori, sempre più affezionate ai dispositivi digitali e sempre meno alle storie? (Marco) Ho scoperto recentemente di aver commesso un errore, considerando ogni bambino un potenziale lettore. Purtroppo invece non è così: molti di loro non sono mai stati educati e avvicinati alla lettura, e mi sembra sinceramente un grande peccato e un grosso torto che si fa loro, perché fantasia, curiosità, immaginazione, sensibilità. sono tutte cose che si rafforzano e si coltivano perdendosi in una storia, o tra le pagine di un libro.
I giovani lettori di oggi saranno i lettori adulti del futuro; e ogni giorno che passa mi sembra sempre più urgente la necessità di averne tanti.
Quali sono stati i primi feedback dei lettori? (Marco) Sono stati molto gratificanti: molti genitori ci hanno raccontato che “Zio Billy”è riuscito a catturare la curiosità dei loro figli, così dopo aver letto di Sacchi molti hanno voluto sapere chi fossero Gullit e Van Basten, o hanno chiesto di vedere foto di Messi da bambino per capire quanto fosse piccolo. Tenere vivo l’album dei ricordi del calcio, provare a trasferire i valori più positivi, che si trovano nelle vittorie come nelle sconfitte, mettere il divertimento, la passione, ma anche l’impegno per ottenere certi risultati al centro di tutto: sarebbe un enorme soddisfazione trasferire tutto questo ai bambini. Spiegando loro che tifare contro, prendersela eccessivamente per una sconfitta, trovare sempre e per forza un responsabile negativo, ha poco senso: dietro ogni giocatore c’è una storia di sogni e sacrifici che merita grande rispetto.
Cosa ti aspetti da questo romanzo? Camillo ritornerà? (Marco) Billy ricorda talmente tanti aneddoti che potremmo scriverne per tre o quattro generazioni di bambini. Di certo Camillo torna alla fine di agosto, con “Il calcio e la bicicletta scomparsa”, il secondo volume della serie, e a seguire con il terzo, ambientato in un salone di bellezza, dove Camillo è costretto ad accompagnare la mamma nel temutissimo tour di commissioni del sabato mattina (e questo è mooooolto autobiografico). E poi vedremo: io intanto sto scrivendo il sesto!
Un saluto ai lettori del nostro blog. (Marco) Ciao ragazzi, sono profondamente innamorato di questa nuova avventura, che mi sta facendo conoscere persone e realtà davvero affascinanti. Tra queste c’è anche il vostro blog, grazie al quale ho già segnato un paio di consigli molto interessanti per l’estate!

Titolo: Zio Billy e i suoi amici. Il calcio e lo scolapasta
Autori: Alessandro Costacurta, Marco Cattaneo
Illustrazioni: Michele Monte
Casa editrice: Salani
Genere: narrativa sportiva per ragazzi
Pagine: 144
Anno: 2019
Prezzo: € 12,00
Tempo medio di lettura: 1 giorno
Dopo aver letto questo libro: mettere da parte qualsiasi supporto elettronico e uscire
all’aria aperta per giocare a pallone con gli amici, emulando i propri idoli calcistici.

Gli autori
Marco Cattaneo è un giornalista sportivo, e da quando tre piccoli asteroidi sono precipitati nella sua vita racconta loro tante storie legate al calcio, la sua grande passione. Ha condotto programmi di calcio per bambini su Disney Channel e ora è conduttore e telecronista per Sky Sport, ma se avesse avuto due piedi migliori, un fisico migliore, una visione di gioco migliore e capacità aerobiche migliori, probabilmente oggi avrebbe vinto tante Coppe quante quelle di Billy.

Alessandro Costacurta, detto Billy, è stato uno dei più grandi difensori della storia del calcio. Nel giardino di casa sua sono precipitati innumerevoli asteroidi a forma di trofeo: 7 Scudetti, 5 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali, e via dicendo. Con la maglia del Milan ha giocato quasi settecento partite e conquistato un record dopo l’altro, con quella della Nazionale italiana è stato vicecampione del mondo a USA 1994.

Paquito

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Mio padre, il pornografo (Chris Offutt)

9788833890142_0_0_551_75Mio padre crebbe in una capanna di tronchi nei pressi di Taylorsville, nel Kentucky. La casa aveva muri spessi trenta centimetri, con feritoie per difendersi da eventuali aggressori, prima gli indiani e poi i soldati, durante la guerra civile. A dodici anni papà scrisse un romanzo sul Vecchio West. Imparò a battere a macchina da solo, usando il metodo Columbus – trova il tasto e pestaci sopra – con un dito della mano sinistra e due della mano destra. Papà batteva a macchina velocemente e con entusiasmo. Alla fine avrebbe scritto e pubblicato più di quattrocento libri, usando diciotto pseudonimi diversi. C’erano sei romanzi di fantascienza, ventiquattro fantasy e un thriller. Il resto erano romanzi pornografici.

Questo libro è semplicemente straordinario. “Mio padre, il pornografo” di Chris Offutt (edito da minimum fax) è una delle biografie più belle che abbia mai letto.
L’autore americano racconta la storia di suo padre, Andrew Offutt – uno dei più celebri e prolifici autori di fantascienza e letteratura pornografica degli Stati Uniti – a distanza di pochi anni dalla sua morte (avvenuta nel 2013 a causa della cirrosi epatica).
Riordinando libri, lettere, appunti e manoscritti inediti appartenuti al padre, Chris Offutt comincia a raccontare la vita di un uomo dedito unicamente alla scrittura (abbandona, senza remore, il proprio lavoro di agente assicurativo) al punto di isolarsi dalla propria famiglia e circoscrivere il proprio mondo alla scrivania del suo ufficio. Quella che, metaforicamente, diventa una finestra che affaccia sull’immaginario.
Fervida è l’immaginazione di Andrew Offutt, autore (con una serie di pseudonimi) in grado di realizzare oltre trecento romanzi (l’obiettivo minimo era scrivere un libro al mese), all’interno dei quali la pornografia diventa materia viva in un periodo – la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 – nel quale il cinema a luci rosse non si è ancora diffuso.Romanzi del genere, ben presto, diventano oggetto di culto per onanisti (i suoi libri vengono definiti “romanzi da leggere con la mano sinistra”) e cultori.

Non una semplice biografia, quindi, ma un romanzo generazionale nel quale si racconta di un “match” padre contro figlio. Chris palesa tutta la sua sofferenza per l’assenza di un dialogo col padre:vorrebbe essere accettato da Andrew, ma questi sembra essere interessato unicamente alle sue storie.
L’autore non chiede il sostegno del lettore, al contrario. Chris Offutt vuole raccontare i fatti per quelli che sono (dal suo punto di vista, ovviamente). Non vi è acredine, ma solo il desiderio di aprire la propria scatola dei ricordi arricchendola con le righe rubate alle storie di un padre che, come una gigantesca ombra, oscura il figlio fino alla fine della propria vita.
Numerose sono le similitudini col capolavoro di Franz Kafka “Lettera al padre” e avendo apprezzato non poco quest’ultimo, non posso che promuovere a pieni voti la storia del pornografo più popolare degli USA.

Titolo: Mio padre, il pornografo
Autore: Chris Offutt
Traduttore: Roberto Serrai
Casa editrice: minimum fax
Genere: biografia
Pagine: 296
Anno: 2019
Prezzo: € 18,00
Tempo medio di lettura: 6 giorni
Suggerimenti di lettura: “Lettera al padre” di Franz Kafka; “Open” di Andre Agassi.

L’autore
Chris Offutt è nato a Lexington, Kentucky. Oltre a “Nelle terre di nessuno”, ha scritto un’altra raccolta di racconti “Out of the Woods”, un romanzo, “The Good Brother”, e tre memoir: “The Same River Twice”, “No Heroes: A Memoir of Coming Home”, e“My Father, the Pornographer”. Ha ricevuto, nel 1996, il Whiting Award per la narrativa e la saggistica, ed è stato incluso dalla rivista letteraria Grantatra i venti migliori narratori delle ultime generazioni.

Paquito

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La Vagabonda (Colette)

vagabondaPovero innamorato, come son stata cattiva con lui, però! Lo trovo amabile, corretto, ben pettinato, prestante come uno che non rivedrò più. Al mio ritorno infatti, l’avrò dimenticato e anche lui m’avrà dimenticata… con la piccola Jadin o con un’altra… piuttosto con la piccola Jadin.

Renée Neréè un’artista e in questa sua vita da vagabonda ha trovato il suo equilibrio.
Un giorno, però, nel suo camerino si presenta Max, un ricco ragazzo che resta ammaliato da lei e le dichiara subito il suo amore. Renée si sente presa alla sprovvista, non vuole cedere alle sue lusinghe, in passato ha avuto un marito che l’ha tradita e questo ha inevitabilmente lasciato un segno. Poi, messi da parte dubbi e insicurezze, Renée inizia pian piano a cedere, dando la possibilità a Max di amarla e, forse, regalando anche a se stessa l’occasione di amare nuovamente. E pure, Renée non è disposta a perdere la sua indipendenza, neanche a fronte della sicurezza economica che Max le assicura, per cui decide di partire per una tournée.
Inizierà così una corrispondenza fatta di frasi d’amore, dubbi e paure.

Colette, autrice de “La Vagabonda” (edito da Mondadori),conosce molto bene il mondo dei caffè-concerto e del teatro avendo lei stessa calcato quei palcoscenici. La protagonista del suo romanzo è una donna che cerca e crea la sua indipendenza. E nonostante una quota di fragilità di cui è perfettamente consapevole, Renée possiede comunque la forza necessaria per prendere decisioni tali da sbaragliare tutti.
Al giorno d’oggi sono molte le donne che contano su se stesse, sia lavorativamente che emotivamente,donne che spesso spaventano gli uomini e che generano invidia nelle altre donne.Ciò che mi ha maggiormente colpito della trama è il fatto che ci sia stato, invece, un uomo che abbia reputato tutto questo affascinante e motivo di sfida.D’altra parte, molto interessante è anche la presenza della solidarietà femminile come quella che intercorre tra Renée e la sua ex cognata, che le dispensa consigli di cui la ragazza si fida.
Ma seamor omnia vincit, in questo caso è lo spirito vagabondo di Renée a vincere.
Per questo, dopo aver finito il libro, mi è sorta una domanda: quanto siamo disposti a lasciarci sorprendere dalla vita?

Titolo: La Vagabonda
Autore: Colette
Genere: Narrativa
Casa editrice: Mondadori
Pagine: 198
Anno: 1982 (prima edizione 1910)
Prezzo: € 5
Tempo medio di lettura: 5 giorni
Autore e quadro consigliato: “Autoritratto nella Bugatti verde” (Tamara de Lempicka, olio su tela 1929)

L’autrice
Colette, pseudonimo di Sidonie-Gabrielle Colette (Saint-Sauver-en-Puisaye, 28 gennaio 1873- Parigi, 3 agosto 1954), è stata una scrittrice e attrice teatrale francese e una delle grandi protagoniste della sua epoca. Fu la prima donna nella storia della Repubblica francese a ricevere i funerali di Stato. La sua vita e la sua opera letteraria sono testimonianza del suo essere una donna libera, anticonformista ed emancipata.

Arianna

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Oltre il bosco (Melissa Albert)

Oltre il boscoCominciai a ripetermi frasi nel cervello, per mantenere i miei pensieri entro i limiti sicuri della ragione. L’indice delle canzoni dei miei album preferiti. I titoli di tutti i libri di Harry Potter nel loro ordine. I posti in cui ero vissuta, uno per uno. […] Manteneva la mia mente aggrappata a un filo sottile di sanità e scetticismo. Ma stava scivolando.

Alice e sua madre, Ella, non hanno mai avuto una casa. Fin da quando Alice ne ha memoria, si sono spostate di città in città, perennemente in cerca di qualcuno che le ospitasse, senza mai fermarsi per più di qualche mese nello stesso posto. È la sfortuna nera che le perseguita, così le ha detto sua madre. Eppure Alice non si spiega perché proprio a loro capitano brutte cose, perché gli sconosciuti le si avvicinano per portarla via lontano, perché Ella non vuole mai parlare di Althea Proserpine, sua nonna, scrittrice di fama mondiale che vive a Hazel Wood, una villetta in mezzo a un bosco ignoto, nascosta ai fan e anche alla nipote. Ma quando sua madre viene rapita, ad Alice non resta che mettersi sulle tracce del misterioso cottage ereditato dalla nonna, perché è lì – ne è sicura – che i suoi rapitori la stanno portando.

Intrigante e oscuro, “Oltre il bosco” (edito da Rizzoli) è un romanzo che affascina e tiene incollati alle sue pagine dall’inizio alla fine. Ricca di suspense e di mistero, l’intricata storia di Alice si dispiega davanti agli occhi del lettore in maniera inaspettata e assai godibile, a metà strada tra un horror e un fantasy, con una spruzzatina di fiaba e noir che non fa mai male.
Lontana dalle classiche eroine fiabesche, Alice è cinica, fredda, dominata spesso da una rabbia che fatica a controllare e che lei stessa non si spiega. Soltanto Finch, il ragazzo per cui ha una cotta, riesce a volte a sedare il suo livore, ma mai completamente e, soprattutto, non dopo che sua madre viene portata via con la forza e Alice ha bisogno di trovarla al più presto.
I due partono insieme per una missione di salvataggio, senza sapere che li attendono pericoli inimmaginabili e forze oscure che non sono preparati ad affrontare. Non mancano, durante il viaggio, i colpi di scena, che agitano il cuore di chi legge e lo appesantiscono del dolore della perdita e del tradimento.
La scrittura, abile, densa, a tratti onirica, avvolge il lettore in una spirale di eventi e parole che lascia senza fiato. Sogno e realtà si sovrappongono fino a fondersi, creando un effetto fin troppo disturbante che inquieta e sconvolge. Da Hazel Wood e dalla penna di Melissa Albert non si sfugge e già dalla prima pagina, chi legge, ne resta stregato.

Titolo: Oltre il bosco
Autore: Melissa Albert
Casa editrice: Rizzoli
Genere: Fantastico, Horror
Pagine: 329
Anno edizione: 2019
Prezzo: € 17,00
Tempo medio di lettura: 6 giorni

L’autrice
Melissa Albert, web editor, ha scritto per riviste prestigiose tra cui “McSweeney’s” e “Time out Chicago”. “Oltre il bosco” è il suo romanzo d’esordio, i cui diritti cinematografici sono stati acquisiti dalla Columbia Pictures, che ne ha affidato l’adattamento ai produttori di “Divergent”.

Claudia

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Gli spaesati (Mia Lecomte)

9788899931353_0_0_503_75È successo a diversi animali
tutt’a un tratto di cambiare paese,
per ragioni più o meno banali
si son persi la fine del mese.

Un bizzarro giro del mondo. Si potrebbe descrivere in questo modo “Gli spaesati”, il racconto di Mia Lecomte (illustrato da Andrea Rivola) edito da VerbaVolant.
Quindici animali lasciano la propria terra d’origine per recarsi all’altro capo del mondo o, più semplicemente, in un habitat completamente differente. Come reagiranno? Con quello spirito di adattamento che, da sempre, caratterizza le specie animali.
Il pappagallo Beto, ad esempio, lascia il Brasile per il Tibet, diventando un monaco che ripete mantra tutto il giorno; il bradipo Angel, invece, saluta le calde terre del Sudamerica per andare in Islanda a godersi, con la solita flemma, l’eruzione di un vulcano.
Dopo aver scavato cunicoli per un intero anno, la talpa Ling si lascia alle spalle la Cina per il nord Europa, dove scopre lo spettacolo dell’aurora boreale; la formica gigante Ribka, invece, indossa un kimono per adeguarsi agli usi e ai costumi giapponesi, così diversi da quelli del Burundi, il suo paese d’origine.

Ho apprezzato molto questo testo, innanzitutto, per le illustrazioni. Le istantanee con cui Andrea Rivola presenta i singoli personaggi sono esaustive e si rivolgono a un pubblico quanto mai variegato.
Altrettanto buono il lavoro della Lecomte che si affida alla rima baciata per raccontare le storie di Hans lo stambecco, Bharat il coccodrillo e degli altri personaggi.
In conclusione, un testo che promuovo soprattutto per il fine: raccontare, nel modo più divertente possibile, le diversità culturali che caratterizzano tutti i popoli della terra.

Titolo: Gli spaesati
Autrice: Mia Lecomte
Illustratore: Andrea Rivola
Casa editrice: VerbaVolant
Genere: racconto illustrato
Pagine: 40
Anno: 2019
Prezzo: € 15,00
Tempo medio di lettura: 30 minuti
Letture consigliate: “Il giro del mondo in 80 giorni” di Jules Verne

L’autrice
Mia Lecomte è una poetessa e scrittrice italiana di origine francese. Le sue poesie sono state tradotte in diverse lingue e pubblicate all’estero e in Italia in numerose riviste e raccolte antologiche; tra le sue pubblicazioni più recenti le sillogi poetiche “Intanto il tempo” (La Vita Felice, 2012), “For the Maintenance of Landscape” (antologia bilingue, Guernica, 2012), “Al museo delle relazioni interrotte” (LietoColle, 2016) e la raccolta di racconti “Cronache da un’impossibilità” (Quarup, 2015).
Come autrice per ragazzi ha pubblicato, tra gli altri, “Come un pesce nel diluvio” (Sinnos, 2008) e “L’Altracittà” (Sinnos, 2010), entrambi illustrati da Andrea Rivola. Traduttrice dal francese, svolge attività critica ed editoriale nell’ambito della letteratura transnazionale italofona, e in particolare della poesia, a cui ha dedicato il saggio “Di un poetico altrove” (Cesati, 2018). Tra i fondatori del trimestrale di letteratura della migrazione «El Ghibli», è redattrice del semestrale di poesia comparata “Semicerchio” e collabora all’edizione italiana de “Le Monde Diplomatique”.
Ha fondato la Compagnia delle poete (www.compagniadellepoete.com) e l’agenzia letteraria transnazionale Linguafranca (www.linguafrancaonline.org).

L’illustratore
Andrea Rivola è nato a Faenza nel 1975. Laureato al Dams Arte di Bologna, vive immerso tra i paesaggi campestri della Valle del Senio in compagnia di inseparabili e variegati personaggi creati dalle sue matite immaginifiche. Appassionato illustratore, collabora con il “Corriere della Sera” e ha pubblicato più di quaranta libri in Italia e all’estero: tra gli ultimi titoli “Il cammino dei diritti” (Fatatrac, 2014), “Pioggia di primavera” (Sinnos, 2015), “Mio!” (Fatatrac, 2016), “Girotondo” (Fatatrac, 2017).
Con Mia Lecomte ha pubblicato “Come un pesce nel diluvio” (Sinnos, 2008) e “L’Altracittà” (Sinnos, 2010). Tenace vignaiuolo, allieta le ugole assetate coi suoi vini tipici.

Paquito

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La persona giusta (Sandra Petrignani)

La persona giusta«Che caldo, vero?» dice, e non è per niente sicura che faccia caldo. Ma lui dice sì. Semplicemente “sì”, come fosse normale parlarsi in quel modo, loro due che nessuno ha presentato l’uno all’altra, loro due che si conoscono solo di vista. Cioè, lei lo conosce di vista, quanto a Michel chi lo sa se l’ha mai notata.

India e Michel frequentano lo stesso liceo classico. Lei ha 16 anni, una madre hippie, una sorella cinica e l’ossessione per i social; lui ha 18 anni, due genitori adottivi borghesi, un fratello maggiore che è più simile a un amico e una grande passione per la letteratura. Non si conoscono, se non di vista, e poi un giorno, così, con naturalezza, si parlano. Non hanno mai amato prima, eppure ora gli pare facilissimo innamorarsi. Comincia in questo modo la loro storia, fatta di momenti dolci e inaspettati, ma anche di incomprensioni, paure e incertezze che mettono a dura prova i loro sentimenti d’amore.

Con una scrittura semplice, ma efficace, Sandra Petrignani rievoca le emozioni del primo grande amore, affidando a Michel e a India, i protagonisti di “La persona giusta” (edito da Giunti), il compito di coinvolgere il lettore, di ricordargli come si è sentito negli anni dell’adolescenza, quando tutto sembrava eterno e fragile allo stesso tempo.
La successione d’eventi pare, in un primo momento, priva di problematiche e pathos, rendendo forse l’inizio un po’ lento. Ma la serenità lascia presto il posto ai turbamenti amorosi, ai segreti e ai litigi, coinvolgendo gli amici e i parenti di entrambi i ragazzi, senza però cadere nell’abusatissimo cliché alla Romeo e Giulietta dei familiari che si odiano, ma, anzi, dimostrando quanto sia importante, in un rapporto tra giovani, la collaborazione e il supporto dei genitori di entrambe le parti.
India e Michel non sanno ancora bene chi sono e cosa vogliono dalla vita: lei non è sicura di voler continuare gli studi, lui non crede di voler scoprire chi sia il suo vero padre. Capiscono insieme che crescere vuol dire affrontare le proprie paure e l’ignoto, che il futuro, a volte, ha in serbo delle sorprese a cui non si può essere pronti. E, soprattutto, imparano che per diventare adulti bisogna portare avanti le proprie idee con convinzione, senza farsi influenzare dai pareri degli altri.
“La persona giusta” è un romanzo per ragazzi che affronta temi importantissimi, quali l’amore, l’amicizia e la famiglia, ma anche il razzismo, la droga e l’adozione, senza però scendere in profondità in questi ultimi. Tale mancanza può essere avvertita, forse, da un lettore adulto, desideroso di calarsi nell’oscurità dell’animo umano e della società in cui vive, mentre un lettore giovane apprezzerà di certo la freschezza dei dialoghi, i momenti dolci e spontanei che fanno sognare e regalano qualche ora di leggerezza.

Titolo: La persona giusta
Autore: Sandra Petrignani
Casa editrice: Giunti
Genere: Young Adult
Pagine: 168
Anno edizione: 2019
Prezzo: € 14,00
Tempo medio di lettura:  3 giorni

L’autrice
Sandra Petrignani è nata a Piacenza, vive preferibilmente in campagna, in Umbria, con tre cani e quattro gatti, e un po’ a Roma, dove i cani e i gatti preferiscono non seguirla. Ha scritto molti racconti, qualche romanzo, alcuni libri di viaggio e ricostruzioni delle vite di scrittori e artisti del Novecento, tra cui ricordiamo “Addio a Roma”, “Marguerite” (dedicato alla Duras), “La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg”, finalista al Premio Strega 2018, Premi Dessì, Globo e The Bridge.

Claudia

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Batata (Graciela Beatriz Cabal)

9788857609713_0_0_551_75Ci sono case pulite, splendenti e profumate di pino. Case con le federe sulle poltrone per non impiastricciarle e le pattine di lana per non macchiare i pavimenti. Case dove le cose vecchie o bucate vanno a finire nella spazzatura. Sono case perfette.
In queste case perfette i cagnolini veri non possono entrare. Perché i cagnolini veri fanno la pipì e la cacca, nascondono gli ossi sotto i cuscini e fanno una serie di altre cose da far drizzare i capelli a certa gente.

Una ragazzina molto curiosa e dotata di una fervida immaginazione, un cane combinaguai e una mamma che proprio non vuol saperne di ritrovarsi animali in casa. Sono questi gli ingredienti di “Batata” (edito da #logosedizioni), il racconto di Graciela Beatriz Cabal illustrato da Giulia Pintus.
Giulietta, la protagonista della storia, vorrebbe tanto possedere un cane, ma sua madre – ossessionata dalle pulizie – non vuol proprio saperne. L’abitazione deve essere sempre linda e profumata. Alla ragazzina non resta che creare un cane di pezza con cui trascorrere le giornate. Una monotonia che viene interrotta dall’incontro fortuito con Batata, un piccolo meticcio che non vuol saperne affatto di separarsi dalla ragazzina.

Una bella storia di sogni e di amicizia quella raccontata dalla Cabal. Grazie a Batata, Giulietta inizia a comprendere il significato della parola responsabilità: il cane non è un giocattolo, ma un essere vivente del quale prendersi cura. Inoltre la padroncina dovrà educare Batata affinché limiti il numero di guai.
Il vero punto di forza di questa storia sono le illustrazioni: il tratto delicato e i colori pastello con cui Giulia Pintus ha animato le pagine del racconto permettono ai lettori di qualsiasi età di sognare a occhi aperti e vivere pienamente una storia rivolta a un pubblico di giovani lettori, ma pure a quelli coi capelli bianchi.
Non aggiungo altro e cedo la parola all’illustratrice di queste pagine…

Batata. Quali sono state le tue prime impressioni da lettrice e quali quelle da illustratrice? Quando ho letto “Batata”per la prima volta mi ha incuriosito la semplicità della storia. Ho pensato che Graciela Cabal avesse trovato il modo giusto di rivolgersi ai bambini, usando le loro parole e i loro pensieri. Per illustrarla ho provato a utilizzare la stessa tecnica: sono tornata bambina e – inutile dirlo – mi sono divertita moltissimo.
Hai dedicato questo lavoro a Senape, il tuo cagnolino. Lecito chiederti: che tipo di rapporto hai con lui e quanto ti ha ispirato la tua quotidianità per illustrare questa storia?Senape ed io siamo molto legati, migliori amici. Viviamo insieme, solo io e lui. Quando illustravo Batata lui era con me da meno di un anno, quindi mi ricordavo bene i primi disastri che faceva in casa e tutto l’impegno che c’è voluto per insegnargli le cose. Mi sono molto immedesimata in Giulietta anche per questo!
Quali sono stati i primi feedback da parte dei lettori? Non c’è niente da fare, a tutti piacciono le storie con i cagnolini! Ai bambini, soprattutto. Infatti, un sacco di volte, dopo che i bambini leggono “Batata”, li sento dire “Mamma, possiamo prendere un cagnolino?”. Spero sempre che la mamma ci pensi un po’ e poi risponda di sì.
Al fine di conoscerti un po’ meglio: quando e in che modo hai capito che la passione per l’illustrazione doveva diventare un lavoro? Disegnare è sempre stato il mio gioco preferito. Le bambole, la TV non mi interessavano molto. Quando poi ho dovuto scegliere le scuole, i miei genitori mi hanno sempre incoraggiata;in fondo anche loro fanno un lavoro artistico, pertanto l’idea di lavorare con quel che mi è sempre piaciuto è sempre stata molto chiara.
Il libro che rileggeresti senza mai annoiarti e quello che, ultimamente, giace sul tuo comodino. Quando mi piace tanto un libro ho il vizio di ricomprarmelo in varie edizioni. Ad esempio“Le Streghe” di Roal Dahl, del quale ho tutte le versioni. Ultimamente ascolto audiolibri mentre lavoro, mi viene comodo e faccio due cose insieme.Adesso sto iniziando “Momenti di trascurabile felicità” di Francesco Piccolo.
Raccontaci il tuo 32esimo Salone Internazionale del Libro, da addetta ai lavori, ma soprattutto da lettrice. Io amo le fiere del libro. Mi piace tutto: girare tra gli stand e anche fare le dediche tutto il tempo; mi piacciono le persone, si fanno sempre conoscenze nuove e belle. Anche quest’anno ho sentito una bella atmosfera e me la sono portata a casa insieme a una valigia di libri.
Domanda marzulliana: cosa ti aspetti da questa storia? Io sono positiva di natura. Mi aspetto il meglio e non vedo l’ora. Intanto mi godo il viaggio.

Titolo: Batata
Autrice: Graciela Beatriz Cabal
Illustratrice: Giulia Pintus
Casa editrice: #logosedizioni
Genere: racconto illustrato
Pagine: 48
Anno: 2018
Prezzo: € 7,00
Tempo medio di lettura: 1 ora
Dopo aver letto questo libro: prendere seriamente in considerazione la possibilità di adottare un cagnolino.

L’autrice
Graciela Beatriz Cabal (1939–2004) è stata una scrittrice e giornalista argentina. Accanita lettrice, è stata studentessa di Jorge Luis Borges. Trovava noiose le Cenerentole e le case perfette, mentre le piaceva moltissimo collezionare premi e viaggiare per l’Argentina con la sua valigia carica di racconti. Ha avuto figli, nipoti, un marito, un cane, un gatto, pappagalli e una casa tanto, ma tanto, strana. Ha scritto più di sessanta libri per ragazzi, e anche qualcuno per adulti, tutti finora inediti in Italia. “Batata” è stato pubblicato per la prima volta nel 1998. Della stessa autrice #logosedizioni ha pubblicato anche “Giacinto” (2018), il suo primo racconto.

L’illustratrice
Giulia Pintus è un’illustratrice freelance e all’occorrenza una scrittrice strampalata. Vive tra Piacenza e Bologna, ma spera di abitare in tutto il mondo. Le piace usare la matita come i bambini e ama accostare il verde salvia al rosa. Quando è felice disegna ortaggi. Quando è triste disegna barattoli. Lavora in uno studio a righe e pois che si chiama Foglie al Vento. Il suo cagnolino si chiama Senape.Per #logosedizioni ha pubblicato “Attilio” (2017), “Giacinto” e “Batata” (2018).

Paquito

Lettore medio

Invidia (Muriel Spark)

Invidia“No, no, non è possibile; questa è roba buona, scritta da mano esperta. Non può essere opera di Chris; non è plausibile che abbia creato un’ambientazione così perfetta. Qualcosa deve andare storto. Va troncato sul nascere. «Dio mio», pensò «che cosa mi viene in mente?».”

Svizzera, metà degli anni ’80. Rowland Mahler, giovane inglese di bella presenza, gestisce una scuola di buone maniere, il College Sunrise, insieme a sua moglie Nina, donna paziente e schietta.
Il loro rapporto, personale e lavorativo, viene messo a dura prova dall’arrivo di Chris, fascinoso diciassettenne dai capelli rossi, brillante e capriccioso, che sta scrivendo un romanzo su Maria Stuarda e non dubita minimamente del suo successo futuro.
Il talento e la sicurezza di Chris suscitano subito l’ammirazione di tutti gli studenti del College Sunrise, ma anche di Rowland, che si sente nel contempo minacciato dal grande potenziale del ragazzo. In lui, che ha velleità di scrittore ma non riesce a portare a termine un suo romanzo, si agitano l’astio, la smania e l’invidia, che crescono fino a diventare la sua ossessione.

“Invidia” (edito da Adelphi) è un romanzo che parla di follia, che esplora il desiderio umano e le ragioni nascoste al suo interno. Con grande abilità l’autrice coinvolge il lettore nella vicenda, seminando piccoli indizi sulle motivazioni che realmente spingono i personaggi ad agire come fanno, ma senza dire troppo, affidando a chi legge il compito di ordinare i tasselli del puzzle, una volta giunto fino alla fine. Ed è proprio la psicologia dei personaggi ad affascinare di più, così cruda e senza fronzoli, così vera e priva di ipocrisie.
Perché Rowland è ossessionato dal romanzo di Chris? E perché il ragazzo gode tanto nel provocarlo? Sono queste alcune delle domande che il lettore si pone leggendo, a cui l’autrice dà una risposta per nulla scontata. Spiace un po’ che, a differenza di altri romanzi della Sparks – in cui tutti i personaggi, anche quelli secondari, hanno il loro peso nell’intreccio della trama – qui si abbia la sensazione di stare incontrando persone di contorno, una mera ambientazione o un pretesto per ridere, poiché tutta l’attenzione è focalizzata su Rowland, Chris e il loro rapporto ossessivo.
Ma con il suo ritmo cadenzato e l’uso minuzioso dei dettagli narrativi, Muriel Sparks dà comunque prova di grande abilità stilistica, dimostrando che anche una trama semplice può accattivare il lettore, se si posseggono gli strumenti giusti per narrarla.

Titolo: Invidia
Autore: Muriel Spark
Genere: Satira
Casa editrice: Adelphi
Pagine: 126
Anno edizione: 2004
Prezzo: € 13,50
Tempo medio di lettura: 3 giorni

L’autrice
Muriel Spark è stata una scrittrice scozzese. Nata da padre ebreo e madre cristiana, insegnò brevemente inglese e successivamente lavorò come segretaria in un grande magazzino. Durante la Seconda Guerra Mondiale lavorò per i servizi segreti britannici. La sua carriera letteraria ebbe inizio dopo la guerra, quando iniziò a scrivere poesie e pezzi di critica letteraria. Dopo aver vissuto a New York per alcuni anni, si trasferì in Italia, prima a Roma, poi in Toscana.
Vinse il premio US Ingersoll Foundation TS Eliot Award nel 1992 e il British Literature Prize nel 1997. Fu fatta Dama Comandante dell’Impero Britannico nel 1993, in riconoscimento dei servigi resi al paese con la sua produzione letteraria.

Claudia

Lettore medio

Signori, biglietti! (Gruppo 9)

gruppo9«Un reality show vero? Ma sei sicura, Balén?»
Una signora addobbata a festa con abito lungo nero e un pellicciotto bianco esordì incredula, alzandosi e muovendo le braccia a dire: «Gesù, Gesù, se lo sapevo prima che era per la televisione mi mettevo più sistemata. E non si fa così, che figura faccio se mi inquadrano?»

Il solo modo che trovo per definire “Signori, biglietti!”, il nuovo romanzo del Gruppo 9 (edito da Homo Scrivens), è: geniale.
La linea 1 della metropolitana di Napoli diventa, infatti, il set di un improbabile reality show: dieci concorrenti – a bordo di un treno che, dalla stazione Piscinola giungerà a quella di Garibaldi – dovranno affrontarsi in una serie di estenuanti prove (tra cui una surreale gara di rutti) ma, soprattutto, dovranno affrontare le proprie paure. Già, perché i concorrenti sono stati selezionati in base alla propria fobia.
C’è chi ha timore del papa, chi ha il terrore di camminare e chi ha la fobia dell’aglio. Dieci fobici pronti a tutto pur di ottenere l’ambitissimo premio: Molti Soldi!

Un romanzo dissacrante ma assolutamente piacevole, realizzato da uno dei collettivi letterari più prolifici e longevi d’Italia. Una storia che fa il verso a tutti, ma proprio a tutti i reality e a una TV sempre più spazzatura. Un romanzo che ha un obiettivo molto ambizioso: far ridere il pubblico.
Non aggiungo altro e cedo la parola a Gianluca Calvino, coordinatore del Gruppo 9.

Signori, biglietti!Come è nato questo progetto? L’idea era quella di staccarci, dopo un po’ di anni, dal genere del noir/thriller, “contenitore” storico dei romanzi di Gruppo 9, per scegliere, una volta tanto, la strada del disimpegno.
Il confronto con tutti i componenti del collettivo ha prodotto questa idea, che prende avvio dal genere surreale del reality TV portato alle sue conseguenze più grottesche e comiche. Per quanto possibile, visto che la maggior parte dei reality sono già molto grotteschi e involontariamente comici.
Convieni con noi che la linea 1 della metropolitana di Napoli può considerarsi non una semplice rete ferroviaria ma un vero e proprio contenitore di storie? Se vogliamo, non solo la linea 1. Anche la linea 2, per non parlare della Circumvesuviana, sono fucina inesauribile di spunti tragicomici.
Di certo, quella di prendere i mezzi pubblici in una grande città (come Napoli, ma come tante altre, in Italia soprattutto) è un’esperienza propedeutica per chi voglia trovare linfa per la propria vena narrativa.
I concorrenti del reality sono stati selezionati in base alle loro fobie, tutte scientificamente riscontrate. Quale di queste ti ha sorpreso di più? Mah, ce ne sono tante davvero singolari. L’intero collettivo si è messo in moto per cercare le paure più strambe – ma tutte assolutamente autentiche – che avrebbero afflitto i nostri personaggi.
Se proprio dovessi sceglierne una, forse mi soffermerei sulla papafobia. La paura del Pontefice e di tutte le simbologie a lui connesse mi fa veramente scompisciare.
Pensando al Gruppo 9 mi viene in mente un vecchio attore. Uno che ha interpretato mille ruoli, alternando parti drammatiche a momenti di grande ilarità. Questo collettivo letterario vanta un curriculum che comprende romanzi noir, distopici, umoristici. Insomma, la letteratura di genere proprio non vi va giù oppure c’è il desiderio continuo di cambiare pelle e mettersi alla prova? La stessa natura del Gruppo è, in effetti, mutevole. Ogni anno ci sono componenti che ci lasciano e altri che vengono a infoltire il contingente degli scrittori del collettivo.
In linea con questa identità, proviamo a cambiare ogni anno qualcosa. Fino allo scorso anno, si trattava della metodologia di lavoro (che però non può essere facilmente veicolata all’esterno). Con “Scacco al re” abbiamo già iniziato una prima minirivoluzione, passando dal genere del giallo a quello della fantascienza distopica. Quest’anno abbiamo imboccato invece una strada completamente diversa. E siamo ben felici di questa nuova sfida.
Da editor, ma soprattutto da docente di scrittura e coordinatore di un collettivo di scrittori, da’ tre suggerimenti a un aspirante narratore.
1. Non censurarti mai. Nel caso, lascia che lo faccia il tuo editor (perché di un editor tutti gli scrittori hanno assoluto bisogno).
2. Prendi spunto dalla realtà. Inventare di sana pianta ti porterà necessariamente a partorire storie poco plausibili.
3. Non ti arrendere alla prima sconfitta. La carriera di uno scrittore (e di ogni artista in generale, ma in realtà è una cosa che può essere applicata a qualunque campo) è fatta di tanti, tantissimi no. Ma poi il sì arriva. Se vali e ci credi, il sì arriva.
Dulcis in fundo, una domanda privata: se fossi tu il vincitore del reality e ottenessi i molti soldi messi in palio, quale regalo ti concederesti e cosa regaleresti al Gruppo 9? Comprerei il Napoli Calcio e farei acquisti faraonici, finalmente.Al Gruppo regalerei un viaggio a mo’ di gita in un bel posto in cui ambienteremo il prossimo romanzo.
Saluta i lettori del nostro blog. Non c’è bisogno di invitarvi a leggere, perché se seguite questo blog lo fate già. Ma se posso, cercate di limitare le cattive letture, perché vi fanno perdere solo tempo. Per citare l’immortale Troisi, di cui in questi giorni ricorrevano i 25 anni dalla scomparsa, è impossibile leggere tutto, perché “loro sono tanti, io sono uno solo”.Per cui, leggete tanto, ma bene.

Titolo: Signori, biglietti!
Autore: Gruppo 9
Casa editrice: Homo Scrivens
Genere: umoristico
Pagine: 146
Anno: 2019
Prezzo: € 14,00
Tempo medio di lettura: 2 giorni
Dopo aver letto questo libro: fare un viaggio a bordo della linea 1 della metropolitana di Napoli per comprendere quanto la realtà possa superare l’immaginazione.

L’autore
Gruppo 9 è il più numeroso collettivo letterario italiano, coordinato da Gianluca Calvino dal laboratorio di scrittura Homo Scrivens a Pompei. Ha pubblicato per Homo Scrivens i romanzi “Sono stato io” (2013), “Party per non tornare” (vincitore del Premio Speciale Carver 2014), “Hyde School” (2015), “Requiem” (2016), “Gli affamati” (2017) e “Scacco al Re” (2018)

Paquito

Lettore medio

Dancing Paradiso (Stefano Benni)

9788807033445_0_0_454_75“Guardate che bella insegna blu
Questo locale si chiama Paradiso
Non sta in cielo ma quaggiù
Non bisogna essere buoni per entrare
Accettano anche le carogne
E qualche volta le fanno cambiare.”

In una città buia e crudele vivono Amina, rimasta orfana di madre; Elvis, un hacker chiuso in casa da sei anni; Bill il Bello, un batterista che in ospedale aspetta di morire, il suo amico Stan il pianista, il quale vuole preparare un ultimo concerto per il suo amico e, infine, Lady, una poetessa che non sa scegliere tra cantare e morire.
Cinque voci diverse più una sesta fuori dal coro, quella dell’Angelo angelica, un angelo sceso sulla Terra, con il più impensabile degli aspetti, quello dello straccione, ultimo tra gli ultimi. Anche se diversi tra loro tutti hanno una precisa destinazione: il Dancing Paradiso. Qui ognuno di loro potrà cantare il proprio blues. Sarà l’ultimo primo della morte o il primo di una nuova vita?

Anche gli angeli capita a volte sai si sporcano, così cantavano Dalla e Morandi in “Vita” ed è così che l’Angelo angelica, voce narrante di “Dancing Paradiso” (edito da Feltrinelli), si presenta: come un angelo custode del tutto simile agli esseri umani.
Questa volta Stefano Benni sceglie di usare la poesia per raccontare i dolori dei protagonisti al lettore. Per quest’ultimo, avventurarsi tra le pagine di questo libro sarà come assistere ad un concerto ben sapendo che ci sarà sicuramente quella canzone che parla proprio a lui e di lui.
Che si tratti di versi o di prosa, l’autore riesce sempre a centrare i problemi che più affliggono il presente: in questo caso, i temi fondamentali sono l’odio per il diverso che si fa sempre più spazio nella società, l’indifferenza verso il prossimo e l’inquietudine dell’animo. Il suo stile inconfondibile, fatto soprattutto di ironia, viene messo momentaneamente da parte per lasciare il posto a versi pieni di accensioni liriche e musicalità che catturano la nostra attenzione invitandoci a riflettere più che a ridere.
Quindi cuffie alle orecchie, ragazzi! Per iniziare questo viaggio non vi resta che premere il tasto play!

Titolo: Dancing Paradiso
Autore: Stefano Benni
Genere: Poesia
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine: 76
Anno: 2019
Prezzo: € 10,00
Tempo medio di lettura: 1 giorno
Autore e quadro consigliato: Senza titolo dalla serie “Nuagessines” (Luca Matti, dibond in tecnica mista, 2016)

L’autore
Stefano Benni
(Bologna, 12 agosto 1947) è uno scrittore, giornalista e poeta. I suoi romanzi e i suoi racconti contengono una forte satira della società italiana degli ultimi decenni. Da anni tiene seminari sull’immaginazione e sul reading.

Arianna

Lettore medio

La terra è blu come un’arancia (Luca Delgado)

9788897905356_0_0_0_75“Il chiasso, i rumori, le urla erano così forti che non si vedeva nulla. Un treno in fiamme era riverso sul lato destro, come dormiente sulla spalla di Bagnoli. Una pioggia di fili bruciacchiati scivolava sulla schiena grigia di un vagone. Il muso del treno aveva la faccia di uno spettro, lo spettro di una guerra che aveva avuto inizio perché qualcuno potesse raccontarla, perché qualcuno potesse scriverne articoli da prima pagina.”

Samuele D., giornalista de Il Mattino, ha un’ossessione: la freschezza, la freschezza degli abiti che indossa, del cibo che mangia, delle donne che incontra, dei fatti di cronaca nera di cui scrive. Samuele D. ha un’ambizione. Diventare il più grande giornalista al mondo, nel più breve tempo possibile. Il suo segreto? Inconfessabile.
E poi c’è Zeno Zanetti, ispettore di Polizia. Zeno ha un compito. Fermare la spirale di violenza che si è abbattuta su Napoli. Il suo problema? Non ha nessuna voglia di farlo.
Un romanzo thriller-noir, un racconto breve, una pièce teatrale, un film, un fumetto, un mondo in cui non bisogna credere alla verità, ma soltanto alle parole.
Confinare “La terra è blu come un’arancia” di Luca Delgado (editore Homo Scrivens, collana Scout) entro la definizione di romanzo è assai riduttivo. Un po’ romanzo, un po’ storyboard cinematografico, copione teatrale, fumetto, quella dell’autore napoletano è una vera opera d’arte metadisciplinare. È proprio in questo alternare la cronaca degli eventi alle relative ricostruzioni cinematografiche, teatrali e fumettistiche che ho trovato nel romanzo un geniale sperimentalismo che strizza l’occhio a capolavori come “Dogville” di Lars Von Trier.
Delgado si erge a degno prosecutore della tradizione noir napoletana, intrisa di mistero ma soprattutto di ironia e umorismo tipicamente partenopei, che nel cinema ha avuto esempi di grande spessore come “Giallo Napoletano” e “No grazie, il caffè mi rende nervoso”. La città ai piedi del Vesuvio prende forma davanti agli occhi del lettore staccandosi completamente dall’immagine da cartolina cui siamo abituati: il sole si cela dietro le tinte fredde e sbiadite del tramonto e dell’alba invernali, il panorama sul golfo lascia spazio alle strade pittoresche del centro storico, le canzoni del repertorio classico napoletano vanno in fade out al cospetto delle voci di popolo dei quartieri di Montesanto e della Pignasecca.
I due piani narrativi che seguono da vicino Samuele e Zeno permettono al lettore di addentrarsi in una Napoli underground in cui, come nella miglior tradizione del genere, anche se c’è un colpevole nessuno è davvero innocente.
Uno stile narrativo originale che si regge su flashback, termini dialettali e sperimentazioni a 360 gradi e che rendono il romanzo un piccolo capolavoro, da leggere in pochi giorni accompagnati dal sassofono di James Senese in sottofondo.

Titolo: La terra è blu come un’arancia
Autore: Luca Delgado
Genere: Noir
Casa editrice: Homo Scrivens (collana Scout)
Pagine: 128
Prezzo: € 12,00
Anno: 2013
Tempo medio di lettura: 2 giorni
Colonna sonora: “Habanera”, “Napoli Centrale” (album) entrambi di James Senese
Film: “Giallo Napoletano” (1979) di S. Corbucci, “No grazie, il caffè mi rende nervoso” (1982) di L. Gasparini, “Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti” (1986) di L. Wertmuller, “Polvere di Napoli” (1998) di A. Capuano

L’autore
Luca Delgado è nato a Napoli nel 1979. Insegna lingua e letteratura inglese alle superiori e italiano per stranieri. Ha pubblicato “Daniel di Waterford” (Otma, 2009), “Dubliners” di James Joyce(Ferraro, 2010) e il dramma teatrale “Il Muro di Roma” (Otma, 2011). Si occupa di traduzione teatrale ed ha collaborato con i registi Peter Brook (“The Suit”, “Lo Spopolatore”), Peter Sellars (“Desdemona”), Luca De Fusco (“Antigone”). Si occupa di regia teatrale e ha curato di recente la regia di spot pubblicitari. Con Homo Scrivens ha pubblicato i romanzi  “La terra è blu come un’arancia” (2013) e “081” (2014).

Giano

Lettore medio

La canzone di Achille (Madeline Miller)

9788831780988_0_0_454_75“Lui suonava la lira di mia madre e io lo osservavo. Quando veniva il mio turno di suonare, le dita mi si impigliavano tra le corde e l’insegnante scuoteva la testa, scoraggiato. Non m’importava. «Suona ancora» gli dicevo. E lui suonava finché faticavo a scorgere le sue dita nell’oscurità.
E poi mi accorsi di quanto fossi cambiato. Non m’importava più di perdere quando correvamo o quando nuotavamo fino agli scogli o quando scagliavamo le lance o facevamo rimbalzare i sassi. Chi mai si sarebbe vergognato di essere battuto da tanta bellezza?”

L’Iliade è, probabilmente, uno dei poemi più conosciuti al mondo: un pilastro della letteratura classica, un mito senza tempo che ha ispirato scrittori e lettori di ogni epoca attraverso le gesta e le avventure degli eroi che ne sono protagonisti: la storia d’amore di Paride ed Elena, la vendetta di Menelao e la brama di potere di Agamennone, la tragica fine di Ettore, figlio prediletto di Priamo ed eroe della città di Troia. Ma, fra tutte queste storie una, in particolare, sembra esercitare un fascino al di sopra di ogni altra: quella di Achille, eroe e semidio, figlio del re di Ftia, Peleo, e della ninfa Teti.
Nel suo romanzo Madeline Miller, compie un’operazione che può essere considerata innovativa e pericolosa allo stesso tempo, ovvero approfondire la relazione tra Achille e Patroclo prima e durante la guerra di Troia. La storia è narrata dal punto di vista di Patroclo che ne è quindi narratore e protagonista. Attraverso i suoi occhi assistiamo al dipanarsi degli eventi che porteranno alla guerra e al progredire del suo legame con Achille, prima amico, poi therapon (compagno d’armi) e infine amante. L’autrice riesce a restituire due personaggi sviluppati con cura e dalla personalità ben definita, restando allo stesso tempo armoniosamente legata agli eventi e ai personaggi dell’Iliade. Achille è reso perfettamente nella sua duplice natura, sempre sospesa tra due mondi: quello dei mortali, a cui è ancorato grazie all’amore per Patroclo,e quello divino che gli fa ribollire il sangue e lo spinge a reclamare gloria e immortalità che gli spettano per diritto di nascita.
Patroclo, al contrario, è una creatura molto più semplice, profondamente umana: ama, odia, sbaglia e impara dai propri errori, si fa trarre in inganno, prova disgusto, desiderio e rimpianto, né più né meno di qualsiasi altra persona.Entrambi i personaggi prendono forma sotto gli occhi del lettore e vivono la loro esistenza riga dopo riga: Achille con la sua perfezione, la bellezza divina e l’abilità nell’arte della guerra che nessun maestro ha mai potuto insegnare o eguagliare; Patroclo, con tutte le sue meravigliose imperfezioni che lo rendono ancora più speciale, non solo agli occhi di noi lettori ma anche a quelli dell’uomo che lo ama. Insieme a loro, il coro degli altri personaggi dell’Iliade che assumono caratteristiche e forme nuove: lo scaltro Ulisse, la bella Elena, il coraggioso Ettore, la dolce Briseide; ognuno è, a modo suo, partecipe o testimone di una storia d’amore che travalica tutti i limiti, persino quelli della vita e della morte.

Titolo: La canzone di Achille
Autrice: Madeline Miller
Genere:Narrativa lgbt
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine: 384
Anno: 2019
Prezzo:€11,00
Tempo medio di lettura: 4 giorni
Consiglio di lettura: “Omero, Iliade” di Alessandro Baricco, per approfondire o rinfrescare la propria conoscenza del poema omerico.

L’autrice
Madeline Miller
è laureata in lettere classiche e ha insegnato per anni greco e latino, drammaturgia e adattamento teatrale per l’università di Yale. “La canzone di Achille” è il suo romanzo d’esordio pubblicato nel 2011 e grazie al quale ha vinto l’“Orange Prize for fiction”. Il suo secondo romanzo “Circe” è stato pubblicato dalla casa editrice Sonzogno.

Giovanna

Lettore medio

Gaetano Scirea. Il gentiluomo (Darwin Pastorin)

Perrone - Scirea_MC+Ho voluto scrivere la tua storia a modo mio, senza obbligo di una biografia minuziosa. Con la semplice voglia di rivolgermi a te per ritrovare un percorso comune, quando il calcio sapeva aprirsi alla gente, all’amicizia.
Io, naufrago di passioni, ringrazio Dio per averti incontrato.

Ritengo che il termine giusto per raccontare sinteticamente “Gaetano Scirea. Il gentiluomo”, il nuovo libro di Darwin Pastorin edito da Giulio Perrone Editore, sia: delicato.
Poco meno di 100 pagine durante le quali l’autore schiude il cassetto dei ricordi e racconta la propria storia. Quella di un ragazzo con la passione per il giornalismo sportivo che incontra, sul suo cammino professionale, Gaetano Scirea, il calciatore della Juventus che, di lì a qualche anno, sarebbe diventato campione del mondo con la nazionale nel 1982.
Un calciatore simbolo del club bianconero, distintosi tanto in campo quanto fuori, per lo stile di gioco, il carisma ma soprattutto una correttezza che lo ha reso un idolo juventino ma pure uno stimatissimo avversario.
Pastorin ripercorre la propria giovinezza e gli inizi della carriera, intrecciando storie calcistiche a spaccati di vita che rappresentano l’essenza di un calcio ormai andato: non vi erano distanze tra calciatori e stampa e, soprattutto, era all’ordine del giorno che due professionisti potessero ritrovarsi a chiacchierare a cena di calcio, ma pure di altro, ad esempio i sogni. Quelli di Darwin, realizzati nel corso degli anni, e quelli di Gaetano, spezzati lungo un’autostrada polacca.
Non aggiungo altro. È il momento di lasciare la parola all’autore…

Caro Darwin, hai raccontato un grande campione ma, soprattutto, hai raccontato la tua vita attraverso il filo invisibile che legava (e lega ancora) la tua vita a quella di Scirea. C’è una cosa in particolare che ti manca del vostro rapporto? Mi manca tutto, tanto, troppo. Mi mancano la sua amicizia, il suo sorriso lieve, le sue parole giuste. Mi mancano i suoi silenzi, così preziosi. È stato l’Angelo Calciatore: un campione sul campo e nella vita. Era il pane in tavola.
Tecnicamente (e solo tecnicamente) parlando, chi ha raccolto in questi anni l’eredità calcistica di Scirea e la sua leadership in campo? Non esisterà mai più un altro Scirea. Sapeva fare tutto, giocando da libero. Il difensore, il centrocampista, l’attaccante. Come ha detto Beppe Furino, otto scudetti con la Juventus, il “capitano con l’elmetto”, nel corso della presentazione del mio libro, con Mariella Scirea e Salvatore Lo Presti, al Salone Internazionale del Libro di Torino “potevi metterlo terzino destro, stopper, ala: era davvero capace di coprire qualsiasi ruolo, sempre con talento e maestria”.
Hai immaginato Gaetano sulla panchina del Napoli. Una piazza che, a tuo parere, avrebbe reso onore allo Scirea professionista ma soprattutto all’uomo. Come mai? Perché ho sempre avuto un rapporto speciale con Napoli. Mio papà, veronese, tifava per i partenopei. I tifosi, mi diceva, gli ricordavano il calore e i colori della torcida brasiliana dei suoi anni a San Paolo. Poi, le stagioni maradoniane… Scirea era amatissimo anche a Napoli: e non poteva essere altrimenti! Impossibile, in qualsiasi anfratto del nostro Paese, non provare stima e ammirazione per questo gentiluomo del football.
Quale suggerimento vorresti dare a un giovane che aspira a diventare un cronista sportivo? E quali quelli che vorresti dispensare a un aspirante narratore? Di recuperare la forza del racconto. Di andare, vedere e scrivere. Di camminare. Non di osservare il mondo, anche quello del calcio, solo attraverso i social. Al giovane scrittore consiglio – con tutte le mie forze – di leggere, leggere e ancora leggere. La letteratura è vitale, è necessaria, è indispensabile: come l’aria che respiriamo.
Chiudiamo questa chiacchierata con una domanda prettamente calcistica: miglior allenatore della stagione, miglior calciatore e squadra che ti ha impressionato maggiormente. Massimiliano Allegri: cinque anni di trionfi sulla panchina della Juve. Fabio Quagliarella, bomber antico: ecco una bella vicenda sportiva e umana da raccontare! L’Atalanta di Gasperini: una stagione semplicemente da applausi, a scena aperta.

Titolo: Gaetano Scirea. Il gentiluomo
Autore: Darwin Pastorin
Casa editrice: Giulio Perrone Editore
Genere: saggio sportivo
Pagine: 93
Anno: 2018
Prezzo: € 13,00
Tempo medio di lettura: 2 giorni
Suggerimenti di lettura: “I portieri del sogno”, “Tempi supplementari” e “Storia d’Italia ai tempi del pallone. Dal Grande Torino a Cristiano Ronaldo”, tutti scritti da Darwin Pastorin.

L’autore
Darwin Pastorin.Nato a San Paolo del Brasile nel 1955, è stato giornalista al Guerin Sportivo, inviato speciale e vicedirettore di Tuttosport, direttore di Tele+, Stream Tv e nuovi programmi di Sky Sport e Quartarete Tv. Oggi ha un blog su Huffington Post. Ha scritto numerosi libri mettendo insieme calcio, letteratura, memorie personali e collettive.

Paquito

Lettore medio

Con tanto affetto ti ammazzerò (Pino Imperatore)

9788851169350_0_0_502_75Elena De Flavis ne restò colpita: «Ispettore, mi erano giunte notizie del suo charme e io ne avevo preso atto con riserva. Non mi fido delle opinioni e dei giudizi altrui; preferisco verificare in prima persona. Ora posso confermarlo: lei è un uomo incantevole».

Missione compiuta. Pure stavolta Pino Imperatore riesce a conquistare il lettore con una commedia nella quale trovano spazio: sentimenti, risate, scorci meravigliosi ma pure un delitto. Anzi, una serie di delitti. “Con tanto affetto ti ammazzerò”, il nuovo romanzo dello scrittore napoletano (edito da DeA Planeta), vede il ritorno dell’ispettore Gianni Scapece costretto, questa volta, a indagare sulla scomparsa della baronessa de Flavis, un’attempata nobildonna, sparita nel nulla durante la sua festa di compleanno.
Ad aiutarlo il clan (con l’accezione più positiva che si può dare al termine) dei Vitiello, la famiglia che gestisce la trattoria Parthenope e che si prende cura del palato dell’affascinante poliziotto costretto, in questo nuovo episodio della serie, a fare i conti con una grana extraprofessionale: l’amore.
Un amore che permea tutte le pagine di questo romanzo e che viene rappresentato, fin dai titoli di testa del romanzo, dalla città di Napoli, sfondo di questa storia che mescola elementi comici e suspence, regalando al lettore un viaggio tra gli scorci più belli del territorio campano.
Non aggiungo altro per evitare spoiler e mi affido alle parole dell’autore.

“Con tanto affetto ti ammazzerò”. Come è nato questo romanzo? Dalla necessità di raccontare la vicenda di una donna che è metafora della vita sociale contemporanea; sarebbe meglio dire vita asociale, visto che oggi sembrano valere più i sentimenti di odio che i sentimenti di amore.
Dopo essere stata la più imprevedibile del pianeta, questa volta Napoli diventa la città più romantica al mondo. Sicuri che questo posto – bello e dannato – sappia tener testa a Venezia, Parigi e chissà a quante altre città? Ne sono sicurissimo. Senza nulla togliere alle città considerate “romantiche”, Napoli le supera tutte, perché coinvolge ed emoziona non solo per la sua oggettiva bellezza, ma anche per il cuore immenso degli abitanti.
Elemento fondamentale di questa storia sono i rapporti familiari. Da un lato i Vitiello, un vero e proprio clan (con l’accezione più nobile che si può dare a questo termine), dall’altro la famiglia della baronessa Elena De Flavis, nella quale non sembrano esservi vincoli se non quelli anagrafici. Quanto è difficile raccontare un contesto familiare come quest’ultimo? È stata una faticaccia, poiché ho dovuto muovermi in un microcosmo ben lontano dal mio modo di essere e di pensare. I figli della De Flavis sono quanto di peggio possa capitare a un genitore, e non fanno nulla per nascondere la loro malvagità e i loro rancori. Per fortuna ci sono i Vitiello, la cui scoppiettante umanità e intelligenza rappresenta un baluardo contro ogni tipo di odio.
Restando in tema, questo è il più sentimentale tra i tuoi romanzi. Gianni Scapece e gli altri (Zorro – il cane – compreso!) faranno i conti con sé stessi e comprenderanno quanto sia dura la vita senza una persona con cui condividere i momenti belli, ma pure quelli più delicati. Quanto è difficile parlare d’amore ma soprattutto di pene d’amore? Può essere molto facile se l’amore viene rappresentato in modo melenso, come se fosse un sentimento idilliaco, perfetto, esente da difetti. La faccenda si complica quando dev’essere raccontato, come è giusto che sia, con oggettività e realismo, tenendo conto dei suoi alti e bassi, dei suoi cedimenti e delle sue resurrezioni, della fragilità che esprime quando non se ne ha cura e lo si abbandona al suo destino. L’amore non è un’astrazione, ma qualcosa di molto concreto e complesso; per conservarlo in vita e proteggerlo da ogni disfacimento, gli esseri umani devono lavorare sodo; se lo fanno, ricevono ricompense straordinarie.
Pure stavolta, col tuo solito garbo e la tua ironia, affronti un tema delicato come la discriminazione razziale: Kiribaba, il maggiordomo della baronessa, è il primo a essere accusato della scomparsa della nobildonna, per mere ragioni di razza. Quanta rabbia ti fanno pregiudizi del genere? Mi irritano più che mai. Alcuni individui sono impregnati di una tale sottocultura, stupidità e ignoranza da poter essere catalogati in una specie a parte: quella degli Homo Insapiens. Con loro la storia ha fallito. Se non li fermiamo in tempo, la loro violenza ci farà precipitare in un abisso senza fondo.
Pino Imperatore e le scuole: quelle nelle quali, romanzo dopo romanzo, entri per lanciare messaggi positivi e per avvicinare i ragazzi alla lettura. Quanto è complicato fare l’operatore culturale, specie con le nuove generazioni? Per me è un’esperienza entusiasmante. I ragazzi vanno seguiti, incitati, incoraggiati. Spetta a noi adulti mostrare loro le strade giuste da seguire. Una di queste è rappresentata proprio dalla lettura, fonte inesauribile di scoperte e conoscenze. Negli ultimi anni ho incontrato migliaia di bambini e di giovani che spesso mi ringraziano per le emozioni e gli stimoli ricevuti dai miei libri. Ma sono io ad essere grato a loro per l’allegria e la creatività che mostrano in ogni occasione.
Pure stavolta regali al lettore degli scorci meravigliosi non soltanto di Napoli, ma pure dei territori limitrofi. Durante la realizzazione di “Con tanto affetto ti ammazzerò” quale location ti ha colpito maggiormente? La spettacolare Villa Lysis a Capri. Un posto magico, fuori dal mondo, che consiglio a tutti di visitare. È un luogo un po’ difficile da raggiungere, ma una volta arrivati alla meta, si ha la sensazione di stare in un paradiso.
Hai sempre ribadito che, per creare i tuoi personaggi, prendi spunto da persone reali. Ergo, esistono davvero due cuoche straordinarie come le sorelle Giaquinto? Se sì, potresti indicarci dove sono? Bettina e Cristina Giaquinto sono presenti in tutte le cucine delle trattorie tipiche partenopee e in tutte le famiglie napoletane che coltivano l’amore per i piatti genuini della tradizione. Cercatele, sono lì ad attendervi per deliziarvi. Quando le avrete trovate, non le mollerete più.
In questo romanzo c’è spazio pure per una divertente parentesi calcistica (non aggiungiamo altro). Ti chiedo di schierare l’undici ideale di “Con tanto affetto ti ammazzerò” con tanto di ruoli in campo. In porta Diego Vitiello. Difesa a tre con Angelina, Bettina e Cristina. Sulle fasce Scapece e Cafiero. Mediano Peppe Braciola. A centrocampo Isabella e Bigodina. Centravanti di sfondamento Rodolfo Wurzburger. In cabina di regia Zorro. Commissari tecnici Nonno Ciccio e Improta. Una squadra imbattibile.
Per quest’ultima domanda, manteniamo un tono più serio: cosa ti aspetti da questo romanzo? Quello che già sta avvenendo: le manifestazioni d’entusiasmo e le riflessioni di tantissimi lettori. Per un autore non c’è gioia più bella.
Noi lettori medi ci siamo meritati, pure stavolta, un saluto? Vi auguro un’infinita felicità. Con tanto, tantissimo affetto.

Titolo: Con tanto affetto ti ammazzerò
Autore: Pino Imperatore
Casa editrice: DeA Planeta
Genere: Umoristico
Pagine: 343
Anno: 2019
Prezzo: € 15,00
Tempo medio di lettura: 4 giorni
Visita guidata consigliata: Villa Lysis a Capri

L’autore
Pino Imperatore, nato a Milano nel 1961 da genitori emigranti napoletani, vive ad Aversa e lavora a Napoli. È la mente dietro il laboratorio di scrittura comica “Achille Campanille” nel quale si sono formati scrittori del calibro di Maurizio De Giovanni.
Tra i suoi successi editoriali: “Benvenuti in casa Esposito”, divenuto un fortunatissimo spettacolo teatrale, e “Bentornati in casa Esposito”, nei quali affronta con ironia e leggerezza il tema della camorra.

Paquito

Lettore medio

Non leggerai (Antonella Cilento)

Non leggerai«Ripetete il decalogo!», ordinò.
La classe, balbettando, ripeté: «NON LEGGERAI…».
Cernecchia ora aveva le lacrime agli occhi:  «Sono cresciuta senza la mia mamma a causa dei libri e del suo errore. Perché lei credeva che lottare per un’idea fosse importante. E invece le idee sono il male! Non ve lo dirò mai abbastanza: voi NON dovete avere idee!».

In un futuro non troppo remoto, nei Mondi Occidentali la lettura è assolutamente vietata. Editori e giornali non esistono più e gli studenti frequentano le Scuole Riassunto, dove le lezioni si tengono in video e i compiti vanno svolti con l’uso del cellulare. In una di queste scuole, a Napoli, Help Sommella, sedicenne ribelle e spericolata, fa amicizia con una nuova allieva, Farenàit Lopez, ragazza timida e con uno strano interesse per i morti.
Le due adolescenti, protagoniste di “Non leggerai” (edito da Giunti), rubano un giorno una bara di strada al cimitero, credendo di trovarci dentro un morto da ammirare e scoprendo al suo interno, invece, un centinaio di quei libri di cui hanno sentito parlare, ma non hanno mai visto.
Inizia così la loro passione per i romanzi, segreta e crescente, un vizio che viene presto scoperto da Mariano Sparano, detto Cazzimma, figlio di un potente boss della camorra, adolescente come loro insoddisfatto della vita e alla ricerca di qualcosa, senza sapere bene cosa.

“Non leggerai” è un romanzo che fa riflettere, amareggia ma allo stesso tempo dona speranza; la realtà descritta dall’autrice risulta talvolta difficile da digerire perché vicina alla nostra quotidianità. La diffusa noncuranza verso la cultura, l’istruzione intesa come mero strumento per trovare lavoro, la totale assenza di privacy causata dai social network: sono tutti aspetti di un’esistenza che ci appare familiare e per nulla impossibile. Eppure le sue protagoniste, giovani affamate di vita e di sogni, sanno fungere da faro in un mondo distopico dominato dall’ignoranza e dalla ricerca di mondanità, nutrendosi dei grandi classici, delle loro parole e delle idee, pericolose e accattivanti.
Antonella Cilento riesce, con lo stile ricco che la contraddistingue, a far rivivere al lettore quel momento in cui si è avvicinato alla lettura per la prima volta e se n’è innamorato. Tra le pagine è forte e chiara l’eco dei grandi classici della letteratura, assumendo quasi la forma di una personale lettera d’amore ai libri, che scuotono le coscienze, fanno sognare, pensare e, a volte, persino redimono. Chi legge si lascia volentieri trasportare in un turbine di eventi, di caos e misteri, guidato dall’elettrizzante stimolo che solo un’ottima lettura, come questa, sa dare.
Lascio ora la parola all’autrice.

Com’è nato “Non leggerai”? “Non leggerai” è nato al tavolino di un bar accanto alla stazione di Santa Maria Novella a Firenze. Manuela La Ferla, editor di lunghissima esperienza, e Beatrice Fini, che ha la più profonda e antica cultura editoriale sul mondo dei ragazzi in Italia, mi hanno coinvolto nell’avventura di una nuova collana. Volevano un libro che parlasse ai ragazzi da un punto di vista non distante, che ritraesse la realtà in cui vivono, che avesse Napoli per sfondo, ma ritraesse il mondo, che includesse alcuni fenomeni di delinquenza minorile. Napoli più baby gang rischiava di diventare il solito libro della città delinquenziale, ma io avevo in quelle settimane risposto a un’intervista dove dicevo che l’unico modo per far leggere sarebbe vietare per legge la lettura. E così ho proposto questa storia. In pratica il plot è nato al bar e la scrittura è durata pochi mesi (per me un’eresia, impiego anni a rifinire i romanzi), ma l’argomento che è al centro di “Non leggerai” è pratica quotidiana, poiché da ventisei anni insegno a scrivere e, dunque, a leggere letteratura e conosco da vicino diverse generazioni di bambini e ragazzi, oltre che di adulti. E ho sempre detto (e l’ho scritto in “Asino chi legge”, pubblicato da Guanda alcuni anni orsono) che l’unico modo di diffondere la lettura è la trasgressione, è l’epidemia: se una cosa è vietata tutti la vogliono fare. Chiunque di noi abbia studiato greco sa che in mezzo al vocabolario Rocci erano nascosti Mallarmé, Balzac, Bulgakov, Stevenson. Stai studiando?, chiedevano dall’altra stanza, Certo!
Lo scenario distopico che descrivi nel tuo romanzo appare vicino al nostro presente in modo allarmante. Credi si possa evitare una realtà in cui nessuno legge più? Se sì, come? L’unico modo è smettere di giocare al ribasso: più andiamo incontro ai gusti (presunti) dei lettori meno si riesce a conquistare nuovi lettori: Kafka è difficile? Ma come: non hai mai sognato di svegliarti ridotto a uno schifoso insetto nel tuo letto? Non hai mai sognato che la tua famiglia ti schifa, che lo studio e il lavoro ti angosciano? Non hai mai sognato di restare settimane nel tuo letto? Mi pare che il rap più depressivo e Kafka dicano la stessa cosa, solo che Kafka la dice milioni di volte meglio e dunque fa molta più paura. Ai bambini piace aver paura, la letteratura fa paura, bisogna aver paura per crescere. In un mondo dove nessuno legge nessuno fa più esperienza, nessuno vive, nessuno cerca risposte alle proprie domande: è un mondo morto. E’ inevitabile che avvenga una rivoluzione, a qualsiasi costo. Help e Farenàit non sono dei geni ma sono disponibili a rischiare: a stare fermi si rischia quanto e più che a muoversi. Un messaggio da inculcare a genitori e figli oggi. Rischiate di più.
Help e Farenàit, le due protagoniste, hanno il loro primo approccio alla lettura per puro caso. Cosa ha avvicinato te, invece, alla lettura? Lunghe ore di solitudine e noia intervallate da una madre che appariva solo la sera per leggere libri ad alta voce: fino ai cinque anni, quando ho imparato a leggere e scrivere da sola, il libro era l’amore che arrivava la sera. Dopo, è stato il mondo di immaginazione che veniva dai fumetti, dai romanzi, dalle fiabe. Ammalarsi da bambini aiuta: la febbre e il mal di pancia esigono distrazioni e la letteratura è lì. Poi la vera malattia diventa leggere: tutto, dai bugiardini dei medicinali alle insegne per strada. Come si può vivere senza raccontarsi storie?
In una scena del romanzo, una professoressa mette in guardia l’intera classe dall’avere idee. Cosa credi sia più pericoloso: inculcare le proprie idee negli allievi, come alcuni insegnanti fanno, o educarli a non pensare affatto? Educare al non pensiero è un reato che per me andrebbe punito con severità assoluta: se qualcuno ti inculca un’idea sbagliata potrai ribellarti e se sei curioso prima o poi accadrà; ma se ti convincono che non pensare ti facilita la vita questa è una dose letale. Avere un pensiero proprio e metterlo continuamente in discussione con letture e confronti è la base della felicità o almeno di una infelicità variata e avventurosa. A non pensare si vegeta: bisogna fuggire da chi ci insegna a vegetare. L’insegnante del romanzo è sotto shock, pensa che la sua esperienza debba valere per tutti. Nessuna esperienza è mai valida per tutti e tutte le esperienze insegnano: leggere è fare esperienza.
Se dovessi promuovere la lettura a qualcuno che davvero non ha idea di cosa sia un libro, cosa gli diresti? Comincerei a leggergli una storia a voce alta, con una bella voce accattivante, ricordando esattamente tutte le volte in cui da bambini si ascoltavano le voci dei personaggi per superare la paura del buio, del viaggio, della malattia, della solitudine. La lettura (fatta bene) è droga: una seduzione assoluta.
C’è un monologo molto bello, alla fine del romanzo, in cui un personaggio rievoca la perdita del valore della scrittura in quanto moda accessibile a tutti. Cosa, a tuo giudizio, rende uno scrittore tale? La ferita che ci portiamo dentro e l’ossessione quotidiana per affinare i mezzi che rendono produttiva (e non distruttiva) quella ferita ci rendono scrittori. Una venerazione assoluta per l’arte che si pratica. La responsabilità morale ed estetica di quel che si scrive. Il bisogno di far sempre meglio piuttosto che il bisogno di apparire e far soldi. Un talento autentico. Se ci sono queste cose c’è uno scrittore.
Quali diresti che sono gli autori che hanno fatto di te la persona – e la scrittrice – che sei oggi? Nel romanzo un ruolo importante lo gioca Il Maestro e Margherita di Bulgakov. Bulgakov, Hoffmann, Stevenson hanno avuto molta influenza sulla mia immaginazione ma scrivo a causa di Anna Maria Ortese, letta con Ignazio Silone e Cesare Pavese in prima media. Poi, gli scrittori fondamentali sono tanti, da Cervantes a Kafka, da Balzac a Flaubert, da Cechov a Borges. E una consistente mole di scrittrici: Elsa Morante, fra le tante, e Marguerite Yourcenar.
Infine, ti va di lasciare un consiglio o un augurio ai Lettori? Ai Lettori auguro di sprofondare in letture così appassionanti da dimenticarsi la vita ordinaria: perdere la fermata dell’autobus, dimenticarsi un appuntamento, ignorare ogni savio consiglio pur di finire un libro è indice di malattia grave. Ammalatevi. E godete.

Titolo: Non leggerai
Autore: Antonella Cilento
Casa editrice: Giunti
Genere: Distopico
Pagine: 197
Anno edizione: 2019
Prezzo: € 14,00
Tempo medio di lettura: 2 giorni

L’autrice
Antonella Cilento scrive e insegna scrittura creativa presso l’associazione culturale Lalineascritta, che ha ideato e fondato nel 1993. Ha collaborato con «Il Mattino», «L’Indice dei libri del mese» e «Grazia», ha scritto numerosi testi per il teatro e cortometraggi per Mario Martone e Sandro Dionisio. Tra le sue pubblicazioni: “Il cielo capovolto” (Avagliano, 2000), “Una lunga notte” (Guanda, 2002), “Neronapoletano” (Guanda, 2004), “Isole senza mare” (Guanda, 2009), “La paura della lince” (Rogiosi, 2012), “Morfisa o l’acqua che dorme” (Mondadori 2018). Il suo romanzo “Lisario o il piacere infinito delle donne” (Mondadori, 2014) è stato finalista al Premio Strega 2014 e vincitore del Premio Boccaccio.

Claudia